Categorie
narrativa italiana Ragazzi tra le pagine Recensioni

La parola magica di Anna Siccardi

Ciao lettori e lettrici per passione, un altro giorno di quarantena è passato. Adesso ansia, stress e tensione iniziano a farsi sentire per bene. Cercherò di distrarvi, parlando della lettura, fatta a marzo con il progetto Ragazzi tra le pagine, dal titolo La parola magica di Anna Siccardi edito NN Editore.

Anna Siccardi, La parola magica, NN Editore

Si tratta di una raccolta di racconti in cui si intrecciano, accavallano, incontrano le vite di sette personaggi diversi fra loro per età, sesso, ceto sociale, stile di vita ma accomunate da un elemento che farà da fil rouge per tutto il testo e cioè la fragilità umana e, nello specifico, la dipendenza. La parola magica, infatti, contiene dodici racconti che si rifanno ai Dodici Passi, ossia una guida che accompagna gli alcol dipendenti nel loro percorso di guarigione.

Scorrendo i Dodici passi sentì odore di comandamenti […]. Ne dedusse che i comandamenti erano preventivi, come un libretto di istruzioni da consultare prima di cominciare a giocare, mentre passi erano retrospettivi, come un manuale di riparazione per il giocattolo rotto. Se i comandamenti erano il navigatore, e Dodici Passi erano il carro attrezzi.

A. Siccardi, La parola magica, NN Editore, pagg. 176-177.

Ogni racconto presente ne La parola magica è lungo mediamente 12/10 pagine. L’autrice, però, in queste poche pagine riesce a trasmettere il messaggio forte e chiaro. Attraverso le storie di Irene, Leo, Chiara e degli altri quattro personaggi principali, la Siccardi, pone l’accento sulla natura dell’uomo, sull’essenza grezza (mi spingo a dire) che lo caratterizza. L’essere umano è, per sua natura o per suo bisogno, almeno una volta nel corso della vita, dipendente da qualcuno o da qualcosa. Quando ci sentiamo in mezzo ad una tempesta, tendiamo ad aggrapparci ad una persona, ad un oggetto o ad un gesto ripetuto che ci da conforto, ed è così che nascono le dipendenze.

L’autrice, però, da anche un messaggio di speranza: l’uomo, nella sua fragilità, trova la forza di reagire. Quella presente ne La parola magica sono, infatti, storie di rinascita, di consapevolezza e coraggio di ricominciare. La Siccardi crea un percorso che, partendo dalla prima storia attraverso una situazione di tensione e disperazione, arriva all’ultima storia in cui c’è un cambiamento, la presa di posizione nel voler rinascere.

Devo essere sincera, io di solito non leggo racconti; preferisco il romanzo. La parola magica, però, mi ha fatto ricredere. Sono rimasta colpita profondamente da questi dodici pezzi di vita, scritti in maniera semplice ed evocativa. La scrittura della Siccardi, infatti, riesce a toccare le corde più intime del lettore, facendolo rispecchiare nelle vicende personali di Irene, Chiara, Leo o Armen.

La parola magica è un libro che fa bene, leggetelo.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La parola magica

AUTORE: Anna Siccardi

EDITORE: NN Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2020

PAGINE: 192 (cartaceo)

GENERE: Racconti

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

In una Milano attuale e senza tempo sette personaggi attraversano le dodici storie di questo libro, affacciandosi ognuno alla vita dell’altro di corsa o in punta di piedi. Il passato li ha traditi in maniera sbadata e casuale, e ora tentano di riparare il giocattolo rotto che è la loro esistenza. I demoni con cui fanno i conti sono alcol, serie tv, droghe, relazioni sbagliate e illusioni. Dipendenze che sono diventate malattia e cura insieme, bolle in cui il tempo si ferma, li consola e li inganna. Come capita a Leo, che si risveglia dopo una nottata alcolica e scopre di dovere dei soldi a un malavitoso giapponese; ad Anna e Chiara, che non possono fare a meno di prendersi cura di un padre assente finito in carcere; e a Irene, che cerca nell’ultima seduta dalla psicologa la soluzione alla sua incapacità di amare.
Ispirato ai Dodici Passi degli Alcolisti Anonimi, La parola magica intreccia storie di uomini e donne che si inseguono e si perdono come i personaggi di America oggi. Con un tocco ironico e surreale, Anna Siccardi mette le relazioni sotto la lente dei desideri e delle passioni, e mostra come la felicità si nasconda nel saper accettare e perdonare le cose della vita, lasciandole finalmente andare.

Questo libro è per chi vede i suoi ricordi come un puzzle a cui manca una tessera, per chi preferisce i dialoghi immaginari a quelli reali, per chi crede nel potere magico di certe parole, e per chi cerca una guida per affrontare il buio e lanciarsi nel vuoto, come un trapezista sicuro di trovare una mano ad afferrarlo.

La parola magica

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Dove cade la luce di Alison ed Owen Pataki

Che rapporto avete con la storia? Io l’ho sempre amata, fin dai primi anni della scuola elementare. Perché vi faccio questa domanda? Perché nel libro di cui vi parlerò oggi, la storia fa da prima donna. Il romanzo in questione è “Dove cade la luce” di Allison ed Owen Pataki edito BEAT Edizioni.

A. Pataki, O. Pataki, Dove cade la luce, BEAT Edizioni

Dove cade la luce è un romanzo ambientato negli anni successivi alla rivoluzione francese, fino ad arrivare alla salita al trono di Napoleone Bonaparte. Seguiamo l’evoluzione di due storie in parallelo. Da una parte assistiamo alle vicende di Andrè Valiere, nato in una famiglia nobile, che decide di rinunciare ai propri titoli nobiliari per servire la nazione. Dall’altra parte, invece, vediamo muovere Jean-Luc Saint-Claire, giovane avvocato, marito e padre di famiglia, con fervidi ideali di uguaglianza e fraternità, che crede veramente nel potere della rivoluzione. Le vite di questi due personaggi si intrecciano in circostanze tragiche e dolorose. Ma davvero un popolo abituato per decenni alla monarchia riuscirà a governarsi da solo? E ancora, qual è stato il prezzo da pagare?

Inizio col dire che Dove cade la luce è un romanzo storico abbastanza impegnativo. Può risultare pesante per chi non è particolarmente propenso al genere. Più che le vicende narrate, assume una posizione importante la storia francese. La rivoluzione viene descritta attraverso un punto di vista originale, diverso dal solito. Quello che descrive è un periodo particolarmente violento e drammatico. Mostra come gli anni della ragione, in cui Chiesa e Monarchia erano messe al bando, non siano poi stati veramente senza macchia; sono anni, infatti, che celano soprusi, sangue e violenze.

“Lo sapete con me hanno preso a chiamare Robespierre?” Merignac inclinò la testa. “L’incorruttibile. Ma io non ne sono così sicuro. Il mio datore di lavoro crede che nessuna virtù umana, sia a prova di corruzione. Si tratta semplicemente di individuare la debolezza di ciascuno.”

A. Pataki, O. Pataki, Dove cade la luce, BEAT Edizioni, pag. 110

La vicenda narrata è abbastanza carina. Il punto di forza del romanzo è l’intreccio delle vite dei vari personaggi che si incontrano e si separano in un gioco armonico.

Dove cade la luce è un libro che approfondisce in maniera esaustiva quegli anni particolari della storia francese, ma che mi sento di consigliare esclusivamente agli amanti del genere.

Voto: 3/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Dove cade la luce.

Titolo originale: Where the light falls

AUTORE: Allison ed Owen Pataki

Traduzione italiana a cura di Chiara Ujka

EDITORE: Beat edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo storico

PAGINE: 395 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Tre anni dopo la caduta della Bastiglia, le strade di Parigi sono ancora in fermento per la Rivoluzione. I cittadini di Francia sono animati dagli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità. La monarchia di Luigi XVI e Maria Antonietta è stata smantellata – con l’aiuto della ghigliottina – e al suo posto sta sorgendo una nuova nazione. Jean-Luc, un giovane avvocato idealista, si trasferisce con la moglie e il figlio da Marsiglia a Parigi, nella speranza di unirsi alla causa. André, figlio di un nobile denunciato, è sfuggito all’esecuzione unendosi al nuovo esercito francese. Sophie, una giovane vedova aristocratica, intraprende la sua lotta per l’indipendenza contro il suo potente e vendicativo zio. Mentre il caos minaccia di annullare i progressi della Rivoluzione e la richiesta di giustizia genera instabilità e paranoie, le vite di questi personaggi si incrociano. Jean-Luc, André e Sophie si troveranno a dover unire le forze in un mondo in cui la sopravvivenza sembra molto difficile, la loro e quella della Nazione stessa.

Categorie
narrativa italiana Recensioni

I fiori nascosti nei libri di Silvia Montemurro

Ciao a tutti lettori e lettrici per passione, nonostante oggi sia una giornata un po’ particolare per tutti noi, voglio provare a distrarvi e distrarmi, parlando de “I fiori nascosti dei libri“ di Silvia Montemurlo edito Rizzoli; un libro che ho finito di leggere settimane fa e che finalmente riesco a recensire.

I fiori nascosti nei libri è la storia di due donne vissute in epoca molto diverse. Da una parte c’è Chiara, un aspirante stilista fiorentina, finita per caso in una tenuta Svizzera, villa Garbald. Chiara, in questo posto, si troverà di fronte a strani avvenimenti e racconti. Dall’altra parte, invece, troviamo Irena, una donna polacca vissuta negli anni della seconda guerra mondiale; periodo in cui, come tutti sappiamo, c’era una feroce “caccia agli ebrei”. Cosa avranno in comune due donne così diverse e lontane nel tempo e nello spazio?

I fiori nascosti nei libri è un romanzo estremamente delicato, ma al tempo stesso profondo a denso di significato. L’intera storia raccontata si basa sul potere evocativo dei fiori che ne rappresenta il filo conduttore. Ogni capitolo, infatti, è intitolato con un nome di un fiore particolare e il significato che questo ha. Le varie fasi della vita delle due protagoniste sono accompagnate proprio dai fiori, quindi in un certo senso, questi, sono la conferma di ciò che è e ciò che è stato.

In quanti, come me avete conservato un fiore all’interno di un libro per farlo seccare?

[…] non c’è fiore che possa appassire, se nascosto in un luogo sicuro. Bisogna proteggerlo come un amore appena nato.

S. Montemurro, I fiori nascosti nei libri, pag. 58

A mio avviso, quello che l’intero romanzo vuole trasmettere, oltre a ricordare un periodo molto triste e sofferto della nostra storia, è il significato dell’amore, visto nella forma forse più pura; un amore che va oltre il sentimento reciproco e ricambiato, un amore verso l’altro che comporta rinuncia e privazione dello stesso, con la consapevolezza che nessuno potrà mai più prendere quel posto preciso.

La scrittura della Montemurro è semplice ma diretta, ha una forte potenza evocativa; riesce ad attirare lettore come una calamita tenendolo incollato alla storia fino all’ultima pagina.

I fiori nascosti nei libri di Silvia Montemurro è un romanzo che fa bene al cuore ed in un momento in cui non ci possono essere carezze fisiche, facciamoci coccolare almeno dalle le sue parole.

Voto: 4,5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: I fiori nascosti nei libri

AUTORE: Silvia Montemurro

EDITORE: Rizzoli

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 304 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,50

Chiara è una giovane e promettente stilista che vive a Firenze. Quando il direttore di un hotel di lusso di Sankt Moritz la invita a organizzare una sfilata per i suoi ospiti, si sente baciata dalla fortuna. Così si mette in viaggio, ma per una bufera di neve arrivare a destinazione diventa impossibile. Alla dogana le consigliano di fermarsi a Villa Garbald, dove Chiara arriva e incontra prima il vecchio custode, Arold, e poi il figlio, Thomas. Entrambi sembrano turbati dalla sua presenza, forse per via della straordinaria somiglianza tra Chiara e la donna di un ritratto appeso in uno dei corridoi, che misteriosamente nottetempo svanisce. Il dipinto ritrae Irena, una ragazza polacca che, per sfuggire alla Seconda guerra mondiale, si è finta cittadina svizzera ed è stata accolta da un’amica della madre a Villa Garbald: lì, insieme ad altre giovani di buona famiglia, impara l’arte della tessitura e conosce Toni, un contrabbandiere. E il loro sarà un incontro che le cambierà per sempre la vita. Silvia Montemurro ci racconta di due donne lontane nel tempo e nello spazio ma legate da un unico destino e compone, tassello dopo tassello, una narrazione appassionante, che ci fa assaporare appieno il potere dei sentimenti, la magia dell’amore, la potenza delle storie.

https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/i-fiori-nascosti-nei-libri/

Categorie
narrativa straniera Ragazzi tra le pagine Recensioni

Uomini di poca fede di Nickolas Butler

Ciao a tutti, il romanzo che vi presento oggi, parla di fede, religione e fanatismo, ma anche amore incondizionato e razionalità.

Il libro in questione è “Uomini di poca” fede di Nickolas Butler edito Marsilio.

I protagonisti di questa storia appartengono a due generazioni diverse: da una parte abbiamo Lyle e Peg, una coppia di anziani, che seguono la religione più per abitudine che per convinzione e dall’altra parte Shiloh, figlia adottiva di Lyle e Peg, una ragazza da sempre ribelle e attiva partecipante di un gruppo “fanatico” religioso e fermamente convinta del loro credo. Al centro di tutta la storia c’è un bambino, Isaak, figlio di Shiloh, ritenuto da quest’ultima portatore di poteri sovrannaturali e miracolosi. Peg e Lyle, in quanto nonni, sono preoccupati, ma al tempo stesso accondiscendenti, per il forte amore che li lega alla figlia e al nipote. Tutto si capovolgerà, però, quando succederà qualcosa di critico e irreparabile.

N. Butler, Uomini di poca fede, Marsilio

La storia in sé e per sé è molto lineare. Nessuna svolta, nessun evento inaspettato, ma comunque ben strutturata; fatta eccezione per qualche pezzo, in cui cade troppo nel romanzato, a mio avviso, tendenzialmente l’ho trovata ben scritta ed interiorizzabile.

Uomini di poca fede è sicuramente un libro che porta alla riflessione: il messaggio che fa da sfondo a tutta la vicenda arriva forte e chiaro. Un messaggio che, però, indubbiamente viene rapportato all’esperienza di ciascuno, e perciò assimilato. Il lettore si pone quesiti, mette anche in discussione il proprio rapporto con la fede e la religione: lo fa proprio, lo cala sul proprio vissuto, ed in base a ciò che emerge, da un giudizio di valore su ciò che il romanzo gli ha dato.

Il mondo è pieno di una serie forse infinita di misteri e una quantità ancora più infinita di ipotesi, imbrogli, bugie, ciance e qui e là, seminascosta, una minuscola, intoccabile manciata di risposte.

N. Butler, Uomini di poca fede, pag. 48

Il linguaggio è molto semplice e quotidiano; avvicina sicuramente alla personalità dei protagonisti, li fa sentire più veri, più vissuti. Il tutto è avvolto in un alone utopico, quasi surreale.

Quello che, invece, mi ha lasciato un po’ perplessa è il finale; con questo non voglio dire che non è ben strutturato, ma che io non sono riuscita a comprenderlo appieno. Non ho capito cosa l’autore ha voluto dire e lasciare al lettore con l’epilogo del romanzo, e questo, ahimè, mi ha lasciata con l’amaro in bocca (tra l’altro non amo particolarmente i finali aperti, preferisco conoscere “come vanno a finire“ le varie situazioni narrate).

Concludo dicendo che “Uomini di poca fede“ è un romanzo importante per la riflessione che, indubbiamente, spinge il lettore a fare. Il tema affrontato non è tra i più semplici e Butler è riuscito ad affrontarlo abbastanza bene. Consigliato.

Voto: 3,5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Uomini di poca fede

Titolo originale: Little Faith

AUTORE: Nickolas Butler

Traduzione italiana a cura di Fabio Cremonesi

EDITORE: Marsilio Editori

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

http://www.marsilioeditori.it/lista-autori/scheda-libro/2970347-uomini-di-poca-fede/uomini-di-poca-fede

Ps. Per sapere cosa ne pensano gli altri ragazzi tra le pagine, seguite:

https://instagram.com/a_tuttovolume_libri_con_gabrio?igshid=qft87305pjra


https://instagram.com/labibliotecadelcorsini?igshid=v2kjf1nr33l1


https://instagram.com/libridimarmo?igshid=1dr9a9sfredig


https://instagram.com/luca_massignani?igshid=pddhwshvfkr1


https://instagram.com/matteo_zanini?igshid=1ui9tlja1au1z


https://instagram.com/readeat_libridamangiare?igshid=ru5uu5xpyp73


https://instagram.com/viaggiletterari?igshid=1eepbx9nex48

Categorie
narrativa straniera Ragazzi tra le pagine Recensioni

Il museo delle promesse infrante di Elizabeth Buchan

Ciao a tutti, il romanzo di cui vi parlerò oggi è “Il museo delle promesse infrante” di Elizabeth Buchan edito Casa Editrice Nord.

Il libro racconta la storia di Laure, proprietaria di un particolare museo parigino delle promesse infrante, appunto. Qual è la peculiarità di questo museo? All’interno possiamo trovare conservati tutti quelli oggetti che le persone considerano l’emblema di una loro speranza infranta, di una promessa disillusa, insomma di tutte quelle aspettative che la realtà non ha visto realizzare. La stessa Laure ha degli oggetti all’interno, simboli di qualcosa che, in un modo nell’altro, l’hanno cambiata per sempre.

La vicenda si snoda in due dimensioni spaziotemporali differenti: da una parte la Parigi dei giorni nostri con il suo museo delle promesse infrante, dall’altra parte, la Praga comunista, quella degli anni Ottanta.

Al contrario di come si pensa, infatti, il romanzo è incentrato quasi completamente sulla parte storica praghese; se dovessi azzardare direi che questo libro è una critica al regime comunista; primo elemento che mi ha messo in continuazione.

Ci si aspetterebbe, infatti, come suggerisce il titolo, che il lettore si debba trovare immerso nella vita di questo museo originale, ascoltando le storie dei vari clienti e riflettendo su di esse; invece, togliendo l’alternanza della prima parte, il romanzo si concentra sul periodo buio della Praga degli anni Ottanta, dov’era il comunismo a decidere le azioni, i pensieri e gli atteggiamenti delle persone.

Devo, però, ammettere che tutta la parte storica è sviluppata con partecipazione, profondità ed anche meticolosità. Si percepisce chiaramente che l’autrice sente molto questo particolare il capitolo della storia umana. L’unico problema è che presenta il libro focalizzando l’attenzione su un aspetto, secondo me, poco approfondito.

Un discorso a sé va fatto per la scrittura di ritmo. Io trovo che la Buchan abbia uno stile molto delicato ed armonico che però, secondo la mia personale impressione, manca di quel pathos che rende la narrazione accattivante e coinvolgente. Questo ha reso il ritmo della storia un po’ lento da un lato ma ha dato più spazio, così facendo, alla drammaticità degli eventi e al dolore sordo della protagonista, dall’altro lato.

Concludendo posso dire che è un libro che mi sento di consigliare, ma con riserva; adatto a tutti coloro che vogliono trovare un contenuto che prescinda dall’apparente presentazione del romanzo. Inoltre, se siete amanti dei romanzi con una forte connotazione storica, questo può fare per voi.

Voto: 3-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il museo delle promesse infrante

Titolo originale: The museum of Broken Promises

AUTORE: Elizabeth Buchan

Traduzione italiana a cura di Valentina Zaffagnini

EDITORE: Casa Editrice Nord

GENERE: Narrativa straniera

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

PAGINE: 396 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,60

Esiste un museo, a Parigi, dove non sono custoditi né quadri né statue. In questo museo si conservano emozioni: ogni oggetto – un vecchio telefono, una scarpetta bianca, un biglietto del treno – è infatti il segno concreto di un amore perduto, di una fiducia svanita, di una perdita. Cimeli donati da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso: quello della notte in cui ha dovuto dire addio al suo vero amore.
 
Quando Laure lascia la Francia e arriva a Praga, nell’estate del 1986, ha l’impressione di essere stata catapultata in un mondo in cui i colori sono meno vivaci, le voci meno squillanti, le risate meno sincere. Poi capisce: lì, la gente è stata costretta a dimenticare cosa sia la libertà. Eppure qualcuno non si rassegna. Come l’affascinante Tomas, incontrato per caso a uno spettacolo di marionette. Per lui, Laure è pronta a mentire, lottare, tradire. Ma ancora non sa di cosa è capace il regime, né fin dove lei dovrà spingersi per salvarsi la vita.
 
Laure si è pentita amaramente della scelta che ha dovuto compiere tanti anni prima ed è convinta che non avrà mai l’occasione per sistemare le cose. Eppure ben presto scoprirà che il Museo delle Promesse Infrante è un luogo in cui le storie prendono nuovo slancio, spiccano il volo verso mete inaspettate. E magari ricuciono i fili strappati dal destino. Come quelli che la legano a un uomo che aspetta solo un cenno per mantenere la sua promessa…

https://www.editricenord.it/libro/elizabeth-buchan-il-museo-delle-promesse-infrante-9788842932529.html

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Anja. La segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un libro che ho amato alla follia e di cui su Instagram, per tutto il tempo di lettura, non ho fatto altro che ribadirlo.

Il romanzo in questione è “Anja. La segretaria di Dostoevskij” di Giuseppe Manfridi edito La Lepre Edizioni. Racconta la storia di una ragazzina di nome Anja, che studia presso una scuola per stenografe, a cui viene affidato il compito di aiutare il grande Maestro Fëdor Michajlovič Dostoevskij a stenografare, appunto, l’ultima sua opera che avrebbe dovuto consegnare da lì a trenta giorni. Inizia così in maniera turbolenta, prima, e sempre più complice, dopo, un rapporto fatto principalmente di stima e di fiducia che sfocerà in amore reciproco, tanto da portare i due protagonisti ad unirsi in matrimonio.

Stavolta voglio parlare di questo romanzo iniziando dalla fine e, cioè, dal voto. A mio personalissimo parere, Anja. La segretaria di Dostoevskij, merita cinque stelle piene. Vi spiego perché.

Salta subito all’occhio la scrittura. L’autore riesce a conferire al romanzo una certa musicalità che avvolge tutto in un’atmosfera quasi fuori dal tempo. Avvolge il lettore in una coccola che accompagna per tutto il romanzo (e considerando che sono ben 600 pagine, tanto di cappello!).

Anja è un personaggio realmente esistito ed è anche stata effettivamente la moglie di Dostoevskij. Manfridi partendo da questo avvenimento storico, ha mosso i fili della sua storia; ha creato cioè la versione romanzata del loro rapporto è della loro relazione: quello che succedeva all’interno dello studio dello scrittore, gli scambi di opinioni più o meno accesi tra i due protagonisti, la famosa cerimonia tradizionale del “chiedere la mano”…

Curious fact: Nella realtà Anja aveva, oltre alla sorella Marija, un altro fratello morto prematuramente ed in maniera tragica di cui l’autore non ne ha voluto fare cenno all’interno del romanzo per far risaltare maggiormente il personaggio della ragazzina.

Per spiegare un altro aspetto che ho particolarmente apprezzato devo fare una piccola premessa. Il narratore nel romanzo è onnisciente, quindi sa a priori tutto quello che nella storia succede e non ne fa mistero. Ho trovato quindi, molto gradevole il modo in cui Manfridi fa uscire di scena i personaggi (complice credo l’ottima preparazione teatrale!). Riesce a far capire (delle volte dicendolo anche esplicitamente), quando un personaggio non sarebbe più comparso e avrebbe continuato a condurre la sua vita in maniera parallela a quella della nostra Anja.

Anja. La segretaria di Dostoevskij è un libro che mi sento di consigliare a tutti indistintamente. È uno scrigno che contiene emozioni che comprendono l’autenticità delle vite veramente vissute, la meraviglia di un amore, non molto convenzionale, fatto di fiducia, rispetto ed ammirazione ed il coraggio di prendere delle posizioni e fare delle scelte che mettano tutto in gioco.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Anja. La segretaria di Dostoevskij

AUTORE: Giuseppe Manfridi

EDITORE: La Lepre Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 604 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 25,00

Pietroburgo 1866. Lo scrittore, quasi cinquantenne, Fedor Michajlovich Dostoevskij è afflitto dall’epilessia e reduce dall’aver firmato un contratto capestro col suo mefistofelico editore: si è impegnato  a consegnare un nuovo romanzo nell’arco di un mese. In caso contrario perderà i diritti su tutte le sue opere passate e future. Consigliato dagli amici, si rivolge a una scuola di stenografia che gli mette a disposizione la migliore delle sue allieve: Anja Grigor’evna, una graziosa adolescente curiosa del mondo, che ha ereditato dal padre la passione per la letteratura. Fra i due, in ventisei giorni, nascerà un amore estremo a dispetto dello scandaloso divario di età. Anja rimarrà la fedele custode dell’opera di Dostoevskij fino alla propria morte, avvenuta trentasette anni dopo quella del marito.

Vera Macchina del Tempo, questo romanzo sonda il mistero del legame profondo che si stabiliì tra Dostoevskij e Anja nel breve tempo della stesura del “Giocatore”, restituendoci, con una scrittura straordinariamente evocativa, atmosfere, clima, e persino odori e rumori della Pietroburgo del XIX secolo.

http://www.lalepreedizioni.com/catalogo_visualizza.php?Id=134

Categorie
narrativa straniera Ragazzi tra le pagine Recensioni

La terza inquilina di C. L. Pattison

Salve lettori e lettrici per passione! Oggi sono qui a parlarvi del primo libro letto per il progetto “Ragazzi tra le pagine“: La terza inquilina di C. L. Pattison edito Fabbri Editori.

Come penso che già sappiate, Ragazzi tra le pagine è un progetto che porto avanti con altri sette bookblogger ed ha lo scopo di diffondere la passione per la lettura. Ogni mese affronteremo insieme a voi un libro diverso esaminandolo a 360 gradi.

In particolare, questo mese abbiamo letto La terza inquilina, una novità della casa editrice Fabbri, nonché il romanzo di esordio di C. L. Pattison.

La terza inquilina è un thriller psicologico che racconta la storia di due migliori amiche, Megan e Chloe, che decidono di cercare una casa in affitto in cui andare a vivere insieme. Dopo vari tentativi, finalmente, trovano la casa dei loro sogni: spaziosa, confortevole e ben posizionata. C’è, però, un unico problema, costa troppo! Motivo per cui decidono di cercare una terza ragazza con cui dividere l’affitto. Entra così in scena Samantha, per gli amici Sammi, una ragazza riservata e misteriosa che sconvolgerà la vita di tutti i protagonisti.

“Non sapevi nulla di lei.

Ma l’hai fatta entrare.”

Il romanzo di C. L. Pattison è un thriller psicologico ambientato a Londra. È un libro che risente molto della struttura del tipico thriller inglese! La struttura e la dinamica è pressoché simile ad altri romanzi del genere. Questo comunque non significa che sia scontato e banale ma soltanto che si sente marcata l’appartenenza inglese.

La terza inquilina è però un romanzo che mi lascia perplessa. Cercherò di spiegarvi in maniera chiara il perché.

Innanzitutto c’è da dire che come ogni buon thriller che si rispetti, non manca il colpo di scena e il finale inaspettato. Soprattutto nelle ultime pagine tutto prende una diversa piega che fino a qualche pagina prima era del tutto impensabile.

Ho trovato il ritmo, invece, un po’ lento nella prima parte (si sofferma tanto su un arco di tempo relativamente breve), per poi prendere una rapita impennata negli ultimi capitoli. Ho avuto infatti la sensazione che, proprio quando la vicenda inizia a farsi interessante ed il ritmo accelera, la narrazione “perda dei pezzi”; cioè come se non prestasse attenzione ai vari dettagli e si limitasse a descrivere sommariamente la nuova situazione che si è delineata.

La terza inquilina è un romanzo che semina indizi qua e là durante lo svolgimento della storia. Ho però avuto la sensazione che, nonostante siano stati ben messi, cosa che ho molto apprezzato, poi non siano stati spiegati chiaramente quando ormai tutte le carte erano state scoperte. Mi sento di definirlo un thriller molto soft, nel senso che i toni non si caricano di elevato pathos.

In conclusione, La terza inquilina, è una lettura senz’altro piacevole ed adatta ad un pubblico di adolescenti ma anche a coloro che col genere non hanno molta confidenza!

Vi invito inoltre a leggere le recensioni degli altri miei compagni di avventura e farvi un’idea sempre più completa del romanzo!

https://instagram.com/a_tuttovolume_libri_con_gabrio?igshid=qft87305pjra

https://instagram.com/labibliotecadelcorsini?igshid=v2kjf1nr33l1

https://instagram.com/libridimarmo?igshid=1dr9a9sfredig

https://instagram.com/luca_massignani?igshid=pddhwshvfkr1

https://instagram.com/matteo_zanini?igshid=1ui9tlja1au1z

https://instagram.com/readeat_libridamangiare?igshid=ru5uu5xpyp73

https://instagram.com/viaggiletterari?igshid=1eepbx9nex48s

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La terza inquilina

Titolo originale: The Housemate

AUTORE: C. L. Pattison

Traduzione italiana a cura di Elena Cantoni

EDITORE: Fabbri Editori

GENERE: Thriller psicologico

DATA DI PUBBLICAZIONE: Novembre 2019

PAGINE: 288 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

All’apparenza disponibile e cordiale, Sammi inizia a manifestare inaspettati scatti d’ira e qualche segreto di troppo, chiuso gelosamente in una scatola di ritagli di giornali e vecchie fotografie…

Megan e la sua migliore amica Chloe hanno traslocato nella loro casa dei sogni, ma sono costrette a prendere una terza inquilina per riuscire a pagare l’affitto. Quando incontrano Samantha, gentile, affascinante, premurosa, si convincono che sia la persona perfetta per condividere l’appartamento e che tra loro potrebbe nascere una vera amicizia. Ma c’è qualcosa in lei che stona, e Megan è la prima ad accorgersene: all’apparenza disponibile e cordiale, Sammi inizia a manifestare inaspettati scatti d’ira e qualche segreto di troppo, chiuso gelosamente in una scatola di ritagli di giornali e vecchie fotografie. Chloe però è troppo presa dai suoi problemi di lavoro per rendersi conto che qualcosa non va: assorbita dall’allestimento di un importante spettacolo teatrale, ricomincia a essere tormentata dagli stessi problemi di ansia da cui Megan l’aveva salvata anni prima. E Megan, da parte sua, viene travolta da una passionale storia d’amore che non le lascia tempo ed energie per occuparsi dell’amica in difficoltà. È in questo spiraglio che lentamente si apre tra le due, fatto di incomprensioni e di attenzioni mancate, che Sammi inizia a insinuarsi, con un’abilità melliflua e inquietante. In fondo, né Chloe né Megan la conoscono davvero, ma ormai le hanno aperto la porta di casa, e l’hanno lasciata entrare. Non sanno cosa sta nascondendo. Non sanno cosa vuole davvero. Ma una cosa è certa: Sammi è lì per restare.

Categorie
Recensioni

La casa delle voci di Donato Carrisi

[…] ma l’ipnotista riteneva che gli eventi che ci capitano – anche i peggiori – contribuiscano a renderci ciò che siamo. Sono parte di noi, anche se facciamo di tutto per dimenticarli.

Questo estratto fa parte dell’ultimo thriller di Donato Carrisi, La casa delle voci, edito Longanesi.

Prima di parlarvi di questo libro, voglio farvi una premessa: prima d’ora non avevo mai letto nulla di Carrisi!

Perché ve lo dico?

Innanzitutto per chiedere la vostra clemenza (già ho fatto mea culpa!!), e poi perché ritengo corretto essere onesta con voi, in quanto la recensione sarà frutto di quello che mi ha dato questo singolo romanzo e non un confronto con gli altri libri dell’autore.

Detto questo, entriamo nel vivo della discussione!

La casa delle voci racconta la storia di Pietro Gerber, un affermato psicologo infantile di Firenze, specializzato in ipnosi e soprannominato anche l’addormentatore di bambini, che si ritrova improvvisamente tra le mani un caso di una paziente, Hanna Hall, che durante una seduta da un’altra specialista, ha tirato fuori, dai meandri della memoria, il ricordo di un omicidio; il caso gli viene posto dalla stesa psicologica australiana che ritiene lui come l’unica persona in grado di aiutare questa donna sfortunata.

Pietro, nonostante la titubanza iniziale, deciderà di accettare e si troverà invischiato in una vicenda in cui sarà coinvolto in toto e dove nulla, ma proprio NULLA, è come sembra.

Regola numero due: gli estranei sono il pericolo.

Regola numero uno: fidati solo di mamma e papà.

La prima caratteristica che salta all’occhio leggendo questo romanzo è sicuramente l’effetto magnete che trasmette la narrazione; il ritmo, il linguaggio usato, il modo di descrivere luoghi e personaggi, conferiscono all’intera storia una potente forza attrattiva. Una volta che si inizia a leggere la prima pagina, non ci si potrà più fermare!

I personaggi sono molto introspettivi. La loro personalità e, di conseguenza, le loro azioni, sono molto influenzate dal processo interiore che li accompagna per tutta la narrazione.

L’enigma ed il mistero sono preponderanti. Leggendo La casa delle voci si ha la sensazione che ci sia sempre qualcosa di non detto, di non accaduto. Questo mi spingeva a continuare la lettura capitolo dopo capitolo; ma non solo, mi faceva scervellare in una maniera tale da entrarmi, il racconto, come un tarlo nel cervello, un pensiero fisso che mi faceva chiedere costantemente: ma come è possibile?

Il ritmo della narrazione è accelerato sicuramente dalla presenza di capitoli brevi e frasi ad effetto alla fine di quasi ogni capitolo. Inoltre, Carrisi, riesce a far tenere il filo logico della vicenda attraverso varie ripetizioni di elementi importanti riportati nei capitoli successivi all’evento scatenante.

Nel complesso posso dire che mi è piaciuto tanto tanto e Carrisi non mi ha deluso. Credo proprio che recupererò qualcos’altro di suo. Intanto vi consiglio di leggere questo thriller scervellante ed adrenalinico. Promosso a pieni voti!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La casa delle voci

AUTORE: Donato Carrisi

EDITORE: Longanesi

DATA DI PUBBLICAZIONE: Dicembre 2019

GENERE: Thriller

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: 22,00 €

Gli estranei sono il pericolo. Fidati soltanto di mamma e papà.
Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso protagonisti di eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui la polizia si serve per le indagini.
Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini.
Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un’adulta.
Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha un disperato bisogno di Pietro Gerber.
Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci».
Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio.
O forse non ha semplicemente visto.
Forse l’assassina è proprio lei.

https://www.illibraio.it/libri/donato-carrisi-la-casa-delle-voci-9788830448292

Categorie
Recensioni

Fuori dal mondo di Ragnar Jónasson

Ciao amici lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un romanzo giallo pieno di suspense ed intrecci: “Fuori dal mondo” di Ragnar Jónasson edito Marsilio Editori.

Un detective di una piccola cittadina islandese, Ari Pór, si trova a dover indagare su un caso di molti anni prima (una cinquantina) riguardante la morte di una giovane donna. Tutto farebbe pensare ad un omicidio, ma qualcosa non convince il poliziotto che cercherà di scoprire la verità scovando foto e ricordi risalenti a quel periodo.

Jónasson racconta la storia attraverso i vari personaggi. Esamina, cioè, in ogni capitolo, la vicenda analizzando il vissuto di ogni personaggio, le azioni e reazioni che lo hanno portato a vivere quei determinati eventi.

Fuori dal mondo riesce a mettere al lettore una curiosità sempre crescente; spesso ci si trova spaesati, credendo di aver capito quale sia il filo conduttore di tutto ed invece, basta un singolo atteggiamento, una singola risposta, per rimettere tutto in discussione.

Il romanzo di Jónasson è un giallo poliziesco degno di essere riprodotto in film. La scrittura dell’autore, infatti, riesce a riprodurre le scene, i diversi paesaggi, creando quasi l’illusione di stare vedendo un album di fotografie.

Consiglio Fuori dal mondo a tutti coloro che sono amanti dei cold case, in cui passato non è poi così passato!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Fuori dal mondo

Titolo originale: Rof

AUTORE: Ragnar Jónasson

Traduzione italiana a cura di Silvia Cosimini

EDITORE: Marsilio Editori

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Romanzo giallo

PAGINE: 256 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

VOTO: 3,5/5

Il ritrovamento di una vecchia foto riapre un caso di morte sospetta che risale a quando, nel 1955, due giovani coppie decisero di trasferirsi in un fiordo isolato e apparentemente deserto, nell’estremo Nord dell’Islanda. Una delle due donne morì poco dopo in circostanze misteriose e l’avventura finì per tutti. Negli anni, nessuno è mai riuscito a spiegare cosa fosse realmente successo. Davvero quell’aspro paradiso naturale pieno di promesse era disabitato come tutti credevano? E davvero si può morire per la solitudine e la paura del buio?
Alla stazione di polizia di Siglufjörður, mentre il villaggio è colpito da un violento contagio che ha costretto alla quarantena tutti gli abitanti, Ari Þór, necessariamente in servizio, si appassiona a quella storia che per lunghi anni è stata sulla bocca di tutti, e che per qualcuno sembra rappresentare ancora una minaccia.
Immerso nel silenzio opprimente di una comunità barricata in casa, e incalzato a percorrere luoghi sperduti, inospitali e allo stesso tempo di incredibile bellezza, dominati da un’oscurità senza fine o dalla luce più abbagliante, il giovane poliziotto cerca di ricostruire una vicenda che, a quanto pare, non è affatto conclusa.

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970083/fuori-dal-mondo

Categorie
Recensioni

Un altro tamburo di William Melvin Kelley

Un altro tamburo di William Melvin Kelley edito Enne Enne Editore, affronta una tematica delicata e, per molti versi, ancora attuale: il razzismo, e nello specifico, la lotta delle popolazioni afroamericane per aver riconosciuti i propri diritti al pari di ogni altro essere umano.

Un altro tamburo è ambientato nella seconda metà degli anni 50 in una cittadina immaginaria dell’America. Il protagonista è Tucker Caliban, un nero da sempre al servizio di una famiglia di “bianchi” benestanti, i Wilson. Tucker ad un certo punto decide di comprare tre ettari di terra, proprietà del padrone, per trasferircisi con la famiglia. Tempo dopo, questo terreno sarà distrutto dallo stesso Tucker, che successivamente partirà per altre città più tolleranti. Questo gesto cambierà le sorti dell’intera cittadina. Tutti gli abitanti neri, infatti, seguiranno le orme di Tucker e lasceranno i bianchi a fare i conti con una vita che non sanno vivere.

Questo romanzo parte da un evento specifico (che è l’esodo dei neri) e da questo descrive l’origine di questa situazione paradossale ed originale. L’autore collega eventi, anche molto distanti tra loro, e li fa confluire tutti in un unico filo conduttore. Un altro tamburo descrive le vicende attraverso differenti punti di vista. Ogni capitolo, infatti, esamina diversi personaggio, con diverse emozioni, con un diverso bagaglio culturale ed appartenente ad un diverso ceto sociale; tutti elementi, questi, che inevitabilmente cambiano la visione di tutta la storia. Ogni personaggio, cioè descrive, secondo il proprio metodo di giudizio, la vicenda in maniera differente.

Un discorso a parte va fatto per il finale. La conclusione del romanzo è sicuramente inaspettata. L’ultima parte prende una svolta che fa quasi trasalire (leggendo ho pensato: aspetta, ho capito bene?), succede l’impensabile. È un finale che fa male, si verifica qualcosa che non avrei mai immaginato, che lascia l’amaro in bocca ed un senso di ingiustizia. È un finale, devo ammettere, che mi ha un po’ fatto storcere il naso; voltando l’ultima pagina ho avuto la sensazione che fosse rimasto qualcosa di incompiuto, che non ha nulla a che vedere con un finale aperto, ma è come se ancora si dovessero scoprire tutte le carte in tavola.

Ciononostante, è un libro che mi ha emozionato e fatto riflettere molto. Mi sento sicuramente di consigliarlo a tutti coloro che vogliono immergersi in una storia forte ed affrontare la tematica delicata del pregiudizio e del razzismo.

VOTO: 4-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Un altro tamburo

Titolo originale: A different Drummer

AUTORE: William Melvin Kelley

Traduzione italiana a cura di Martina Testa

EDITORE: Enne Enne Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 256 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Alla fine degli anni Cinquanta, in uno stato immaginario dell’America segregazionista, Tucker Caliban vive e lavora nella piantagione della famiglia Willson, come suo padre e i suoi antenati; ma, diversamente da loro, Tucker è riuscito a comprarne una parte.
Finché un giorno, davanti agli increduli abitanti della città vicina, sparge sale sul raccolto, uccide il bestiame e dà fuoco alla propria casa, partendo poi con la famiglia senza voltarsi indietro. Ben presto la popolazione bianca capisce che è solo l’inizio: tutti insieme, come in un corteo interminabile, i neri abbandonano le case e i lavori, prendono automobili e treni, si trasferiscono altrove, a nord. E i bianchi si ritrovano soli con il loro benessere improvvisamente interrotto, incapaci di capire e perfino di immaginare una vita futura che non sanno più come vivere.
William Melvin Kelley ha scritto Un altro tamburo più di cinquant’anni fa, nel momento più aspro della lotta per i diritti civili. E con le voci dei personaggi bianchi, ora dolorose e impotenti, ora attonite e rabbiose, racconta di ineguaglianza e ingiustizia, ma soprattutto di coraggio e amor proprio, consegnando ai lettori un indimenticabile inno alla libertà, a quell’aspirazione senza tempo che ha il potere di cambiare le vite personali e il corso della Storia.

https://www.nneditore.it/libri/un-altro-tamburo/

Categorie
Recensioni

Il soffitto di cristallo di Gianni Perrelli

Livia era ormai perfettamente consapevole che come opinionista Beppe lo stagnato, una figura emblematica da lei inventata, aveva molta più influenza coi suoi blog stralunati degli editorialisti più accreditati con le loro analisi ponderate. In termini di like umiliava le menti più acute e le penne più raffinate.

Il soffitto di cristallo di Gianni Perrelli edito Di Renzo Editore, racconta alcune vicende di Livia Serantoni, la prima donna a diventare Presidente del Consiglio. La narrazione alterna il punto di vista della protagonista, con quello di Paolo, ex amante e compagno politico di Livia ormai “fuori dal giro” dopo un giochetto architettato dalla controparte.

La figura di Paolo è emblematica; con il suo guardare la scena politica da fuori, rappresenta l’altro piatto della bilancia. Non essendo più invischiato nei meandri della politica, può valutare la situazione con sguardo critico di “chi sa”. Da al lettore la possibilità di farsi un’idea priva di condizionamenti.

La protagonista, Livia, invece è una donna animata da forti ideali umanitari e da un forte senso morale, che però rischia di perdere in maniera direttamente proporzionale al grado di potere che raggiunge. Il potere, infatti, rischia di disorientare anche coloro che sono mossi dai propositi più ammirevoli. Livia però non riveste un ruolo convenzionale, adatto cioè alla carica che riveste. Lei è una donna che non ama i vincoli e le “catene”, che vuole vivere la sua vita osando e soprattutto approfittando della sua sensualità. Non è la classica donna portata per la famiglia, per un amore stabile. Vive di incontri passionali fini a se stessi. Questo suo aspetto però contrasta con la figura pulita e trasparente di primo ministro. Fin quando riuscirà a mantenere questa “doppia vita”? Riuscirà a mantenere intatti i suoi buoni ideali o li venderà per la poltrona?

Ho trovato molto interessante Il soffitto di cristallo per quello che si legge sopra le righe. Credo che sia un saggio sulla situazione italiana, ma non solo, dei nostri tempi. Si affrontano tematiche quali la religione, la situazione femminile, le nuove tecnologie e l’utilizzo sempre più massiccio dei social.

Ogni argomento è trattato sotto forma di riflessione o dialogo e la cosa che più mi ha convinta è stata il constatare che mentre leggevo il libro, mi ritrovavo io stessa a riflettere su questioni etiche e attuali che riguardano la nostra società.

È un romanzo che mi sento di consigliare a tutti coloro che vogliono pensare in maniera critica alla società in cui ci troviamo. Credo, infatti, che si debba leggere questo libro per avere un quadro più completo sulla situazione attuale.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il soffitto di cristallo

AUTORE: Gianni Perrelli

EDITORE: Di Renzo Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 216 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO: 4-/5

Livia Serantoni è la prima donna a ricoprire la carica di presidente del Consiglio della Repubblica italiana. La prima ad aver superato il soffitto di cristallo. Un traguardo diventato oggi la norma in Europa, ma quasi utopistico in un Paese machista come il nostro. Giorgio Recalcati è un giovane giornalista in promettente ascesa. Paolo Rizzi è un segretario di partito ormai dimenticato. Ognuno di loro ha pagato un prezzo. Forse troppo alto. Cosa e chi hanno sacrificato in nome della scalata al potere? Intorno a loro, il teatro della politica con i suoi intrighi di palazzo, le oscure battaglie di partito, le ipocrite compiacenze, le illusioni mediatiche e le sirene dei social. L’attualità è l’ennesimo capitolo di una ragion di Stato ormai esausta, sopravanzata dalla propaganda populista. La prospettiva è la paura di perdere tutto che induce all’errore o alla facile promessa. Come resistere? Livia lo sa: questa è l’ultima occasione che ha per convincere e convincersi che la politica non s’improvvisa, si costruisce. Giorno dopo giorno.

Categorie
narrativa straniera Recensioni

La città delle ragazze di Elizabeth Gilbert

[…] Che la vita non è lineare. Da piccolo credi che le cose siano sempre in un certo modo. Che esistano delle regole. Che la vita debba seguire un binario preciso. E ti sforzi di percorrerlo. Ma la vita se ne infischia delle tue regole o di ciò che credi. Lei non segue un unico binario, Vivian. Non è mai come te l’aspetti. Per lei le nostre regole sono fumo. A volte la vita capita, questo penso. E noi dobbiamo continuare a viverla, al meglio delle nostre possibilità.

Vivian, un’arzilla vecchietta quasi novantenne, è la protagonista dell’ultimo romanzo di Elizabeth Gilbert, “La città delle ragazze” edito Rizzoli. Un romanzo che si discosta per toni ed argomento da Mangia Prega Ama, ma che riesce comunque a trasmettere la profondità delle emozioni umane.

Il romanzo inizia con Vivian che decide di raccontare ad Angela, attraverso una lunghissima lettera, come ha conosciuto l’uomo più importante della sua vita: Frank, il padre di Angela. Ripercorrendo quasi cinquant’anni di storia, la protagonista, rievoca tutti gli eventi che hanno portato all’incontro di questo uomo, segnato da un passato di atrocità belliche.

La città delle ragazze è, infatti, ambientato negli anni Quaranta, proprio quegli anni segnati dal secondo conflitto mondiale e Frank quella guerra l’ha combattuta, riuscendo a sopravvivere ad un attacco kamikaze da parte del nemico; privilegio che però non è stato concesso ai suoi compagni.

[…] Devi imparare a prendere la vita con più leggerezza, mia cara. Tutto cambia di continuo. È importante non aggrapparsi troppo alle cose. Qualcuno ti fa una promessa e poi non la mantiene. I critici parlano bene di uno spettacolo e poi lo condannano al fallimento. Un matrimonio sembra solito e poi finisce in divorzio. Per un po’ c’è una pace e poi un’altra guerra. A preoccuparsi troppo si diventa stupidi e infelici. A che pro?

Nonostante il tema della guerra faccia da sfondo all’intero romanzo, il tono di La città delle ragazze è molto più frivolo e leggero. Vivian, infatti, è una ragazza molto indipendente ed intraprendente rispetto alle altre sue coetanee; mostra una grande libertà sessuale, cosa che contestualizzata al periodo era giudicata alquanto scandalosa e “socialmente inaccettabile”. Questo aspetto della sua vita le ha provocato non pochi problemi e guai, complice il fatto che si è formata ed è cresciuta negli ambienti di un teatro un po’ sgangherato formato da personaggi bizzarri e originali, in cui predominava la baldoria e il disordine.

Crescendo Vivian, metterà la testa a posto, ma non tanto da rinunciare alla propria libertà e legarsi definitivamente ad una persona, o almeno non nel senso comune del termine!

Devo dire che all’inizio ho trovato un po’ di difficoltà ad ingranare la marcia. Avevo in mente lo stile di mangia prega ama, quindi mi aspettavo un tono più “serio” anche se già sapevo che sarebbe stato più leggero. Quindi essendo io una accanita fan di romanzi strong, ho impiegato qualche giorno per prendere dimestichezza con questo stile un po’ fuori dalla mia portata. Posso dire però che una volta abituata, è stato una grande scoperta.

I toni frivoli e spensierati della prima parte si smorzano e diventano più maturi nella seconda. Quasi come se lo stile della narrazione si evolvesse di pari passo alla crescita personale della protagonista. E questo, a mio parere, è segno di una grande bravura di fondo nello scrivere (ma d’altronde stiamo parlando della Gilbert!).

Ho trovato La città delle ragazze per niente stucchevole. Non cade mai nel banale e nello sdolcinato, nemmeno quando inizia a parlare di Frank, l’unico uomo che Vivian abbia riuscito ad amare. Quello che si evince è invece una particolare attenzione alle emozioni umane in tutte le loro sfaccettature. Un sentimento viene mostrato per quello che è senza essere esasperato; perché in fondo non ce n’è bisogno, un sentimento riesce a mostrare tutta la potenza con la sua stessa essenza.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La città delle ragazze

Titolo originale: City of girls

AUTORE: Elizabeth Gilbert

Traduzione a cura di Elena Cantoni

EDITORE: Rizzoli

GENERE: Narrativa straniera

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 496 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 20,00

Feste strepitose, attori seducenti, dive egocentriche e poi musica, risate, luci che si accendono. Vivian Morris ha novantacinque anni, ma se chiude gli occhi torna a essere la diciannovenne che dopo un fallimentare tentativo al college si è ritrovata a sbirciare dietro le quinte del vivace e sgangherato tea-tro gestito da sua zia Peg. L’anno è il 1940, la città New York, gli ambienti sono quelli del Lily Playhouse, un odeon pazzo dove le ragazze in cerca di fortuna si offrono al mondo, all’arte, agli uomini. Vivian inciampa in questo fiume in piena e ne è trascinata via, complice il fascino di Celia, soubrette dal corpo meraviglioso e con la voce cupa da gatta randagia. Mentre la ragazza scopre di avere un talento come costumista, zia Peg la accoglie nel suo regno esploso, al centro della città più sognata e ai margini della sua ricchezza. Dove bisogna scrollarsi di dosso la provincia impressa nel passo e negli occhi. La città delle ragazze è la storia di un’educazione sentimentale gioiosa, la rappresentazione di un universo che non teme di mostrarsi famelico, rumoroso, fragile e mosso da un’inquietudine costante. Amato dalla migliore critica americana, che ha trovato in questa scrittura uno sguardo illuminante e onesto sulla natura e il carattere del desiderio femminile, ecco il nuovo romanzo di Elizabeth Gilbert.

https://rizzoli.rizzolilibri.it//libri/la-citta-delle-ragazze/

Categorie
Recensioni

Tutto questo tempo di Nicola Ravera Rafele

Ciao a tutti lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un libro devastante; un libro che sicuramente non lascia indifferenti. Sto parlando di Tutto questo tempo di Nicola Ravera Rafele edito Fandango.

Ho avuto il piacere di condividere questa lettura con altre otto persone belle belle. È stata un’esperienza molto costruttiva per me e per questo li ringrazio ad uno ad uno!

Adesso, però, bando alle ciance e parliamo del romanzo.

Tutto questo tempo racconta la storia di una famiglia composta da Giovanni Luna, la moglie Elisa e dai figli Clara e Dario. In un lasso di tempo che va da metà degli anni Ottanta ai giorni nostri, l’autore descrive l’evoluzione dei meccanismi interni a questo nucleo; un nucleo disgregato, un nucleo che forse non si riconosce come parte di un tutto.

[…] Eppure, anche se le conseguenze indubbiamente ci furono, e cariche di dramma, non sarebbe corretto definirle come qualcosa di più specifico e più consistente del destino stesso, quella intricata composizione di linee che, per paradosso o presbiopia, è perfettamente visibile da lontano, e sfocata da vicino.

Il romanzo è diviso in tre parti. Nella prima parte sono esaminati i rapporti tra i due capostipiti della famiglia, Giovanni ed Elisa, che si muovono come in una danza tra il lasciarsi e il ritrovarsi. Nella seconda parte, invece, viene data voce a Clara, la figlia, che inevitabilmente continua a percorrere il sentiero psicologico tracciato dai genitori; questo la porta ad essere una persona affettivamente insicura ma non solo. Nella terza parte, infine, sentiamo la voce di Dario, il figlio minore, che fino ad ora è stato quasi di sfondo alla storia; lui riuscirà a collegare tutti i pezzi di questo puzzle un po’ sgangherato in una parvenza di armonia.

Prima di parlarvi delle sensazioni che ho provato leggendo questo libro, credo sia interessante analizzare i singoli personaggi.

Partiamo da Giovanni ed Elisa; li analizzo volutamente insieme perché si possono benissimo descrivere uno come il completamento dell’altra. Questa caratteristica li accompagnerà sempre, sino alla fine della storia, anche quando avranno periodi di “burrasca”. Giovanni è un uomo cinico, per niente convenzionale, che affronta la realtà che lo riguarda come da spettatore, senza mai affrontare direttamente la questione se non aggirando il problema. Elisa, invece, è una donna passiva, con un carattere debole e, se vogliamo, incapace di far emergere i propri sentimenti reali, prendendo una posizione.

Clara e Dario, subiscono le conseguenze inevitabili di questo “vortice” creato dai genitori. Clara è una ragazza prima, ed una donna dopo, emotivamente instabile che cerca costantemente di colmare, attraverso relazioni non proprio salutati, il vuoto creato dai genitori troppo impegnati a fare i conti con i loro fantasmi. Dario, infine, è forse il personaggio più razionale della famiglia; lui ha la capacità di esaminare in maniera più razionale e critica le dinamiche relazionali della sua famiglia e di adottare tecniche di autodifesa e (perché no) di salvezza.

Ci sono, poi, tanti altri personaggi che si andranno ad incastrare nella vita di questa famiglia creando risvolti del tutto inaspettato.

Tutto questo tempo è un libro che ho amato molto! La prima parte, per me, è stata sensazionale; è presente una così forte intensità emotiva da riuscire a darti uno schiaffo dritto in faccia. Il dolore, il dramma sono preponderanti. L’angoscia traspare in ogni singola riga. Il forte impatto emotivo è assicurato. Nella seconda parte, invece, i toni di placando ed emerge una grande tristezza consapevole, come se l’evoluzione non sarebbe potuta essere altrimenti; perdiamo quindi quel forte pathos, per trovare quel sentimento definitivo che definirà la natura stessa dei protagonisti.

Questo è un romanzo che consiglio assolutamente a tutti coloro che vogliono leggere (e vivere) una storia profonda e carica di emotività. Le vite di Giovanni, Elisa, Clara e tutti gli altri sapranno scuotervi, arrabbiare, ma anche emozionare.

Per finire ci tengo a dirvi di seguire gli altri miei compagni di viaggio, che hanno tanto da darvi!!

https://instagram.com/a_tuttovolume_libri_con_gabrio?igshid=c46bjn227eeg

https://instagram.com/libridimarmo?igshid=n39uu6d55xkz

https://instagram.com/readeat_libridamangiare?igshid=1ral33trhloi4

https://instagram.com/bookislifeoriginal?igshid=14dehymhzeaax

https://instagram.com/labibliotecadelcorsini?igshid=1ry8d694w9mx

https://instagram.com/viaggiletterari?igshid=1t7wiz0humn4o

https://instagram.com/matteo_zanini?igshid=168isx33kfps1

https://instagram.com/luca_massignani?igshid=q2fnp7jyia6q

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Tutto questo tempo

AUTORE: Nicola Ravera Rafele

EDITORE: Fandango

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

PAGINE: 298 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Giovanni ed Elisa si conoscono a un punto di svolta delle loro vite, lei ha superato i trent’anni, lui ha scritto molto tempo prima un unico libro di successo e si trascina per festival letterari. Ma il loro amore, improvviso, totalizzante, sembra rimettere in moto il tempo. Tutto sembra funzionare, la loro felicità li illumina. Finché un giorno Giovanni, in viaggio per lavoro, decide di non prendere l’aereo per tornare a casa, incapace di affrontare le responsabilità che la vita con Elisa e la nascita della loro primogenita Clara comportano. Dopo cinque giorni ricompare ma, nonostante ogni cosa sembri tornare al proprio posto, sottili crepe si aprono tra loro, fratture che diventano sempre più profonde e li allontanano. Un susseguirsi di tradimenti, distacchi e ripicche segna la loro storia, quella dei loro figli e dei loro amici. Sullo sfondo dell’Italia nel passaggio dalla Prima alla Terza Repubblica, Nicola Ravera Rafele racconta la crisi di una generazione e della sua idea di futuro, confermandosi uno scrittore in grado di legare la storia individuale a quella collettiva del nostro paese. Un romanzo corale che ricorda la grande narrativa americana, attraversa due generazioni e tratteggia con un linguaggio netto e mai scontato le incrinature che come vene sotterranee arrivano al cuore di ognuno di noi.

https://www.fandangoeditore.it/shop/marchi-editoriali/fandango-libri-2/tutto-questo-tempo/

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Cosa resta di Male di Gianmarco Soldi

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un libro molto discusso e che ha smosso pareri contrastanti.

Il libro in questione è “Cosa resta di Male” di Gianmarco Soldi edito Rizzoli.

Perché ha smosso così tante opinioni contrastanti?

Perché affronta una tematica scomoda; il protagonista infatti esplora ed attraversa il mondo delle perversioni.

Amato, questo è il nome del protagonista, avverte fin da bambino, un moto interno, che gli fa provare qualcosa che ancora non si sa spiegare ma che avverte di essere sbagliato.. crescendo Amato prende consapevolezza di queste pulsioni e le vive come un problema; lui sa che quello che prova è sbagliato.. ma non riesce a farne a meno. Durante questo percorso di consapevolezza, accettazione e/o negazione (questo sta a voi scoprirlo) incontra una ragazza, taciturna, solitaria e sempre vestita di nero, Malena (Male), che lo “prenderà per mano” creando un effetto magnete che influenzerà Amato per tutta la vita…

Si può cambiare casa, città o nazione, ma è impossibile trovare la pace se prima non si fa pace con se stessi.

Capite bene, che Cosa resta di Male è un romanzo scomodo e ad alcuni ha fatto storcere il naso, perché esplora sentieri oscuri della vita umana.

Qui vi parlo di quello che ha trasmesso a me.. e vi garantisco che è tanta roba.

Innanzitutto, inutile negarlo, certe scene descritte hanno indignato anche me. Non è quello che ci si aspetta di leggere in un romanzo. Le pulsioni sessuali che emergono già nell’infanzia del bambino, non sono facili da digerire. Credo anche, però, che sia riduttivo fermarsi solo a questo. Mi spiego meglio. Secondo me, l’intento di Gianmarco Soldi è proprio questo: scuotere le coscienze, accendere una lampadina su sentieri rocciosi e poco praticati. Io ho avvertito chiaramente l’intenzione, ho sentito quasi la voce che dice: “esiste anche questo!”.

Cosa resta di Male è passione, rabbia, tenerezza, complicità, indignazione.. leggendo questo libro il lettore si trova avvolto in un turbine di emozioni che molto spesso cozzano tra loro, ma che lo portano inevitabilmente a riflettere.

Cosa resta di Male è anche riscatto; una grande voglia di emergere e di amare ed essere amati per quello che si è. Perché alla fine si sa, l’amore o salva o fa sprofondare ancora di più.

Come mi è capitato di dire spesso, ho amato molto Cosa resta di Male, proprio per il forte carico emotivo che traspare dalle righe di questo romanzo. Io credo che sia un libro da leggere, anche solo per farsi un’idea su come è variegata ed unica la natura umana.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Cosa resta di Male

AUTORE: Gianmarco Soldi

EDITORE: Rizzoli

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2019

PAGINE: 336 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Mi voltai di scatto. C’era una ragazzina esile e pallida, con i capelli neri e gli occhi ancora più neri. «Ti va di unire le nostre solitudini?»È un torrido pomeriggio d’agosto, il sole picchia sulla pianura Padana seccando l’erba e il granturco. Amato è nascosto in macchina con la cuginetta Gioia, che ha appena schiacciato una lucertola sotto la scarpa. «Ora devi fare una cosa» gli dice, «altrimenti schiaccerò anche te. Devi baciarmi i piedi, come a una principessa.»Amato è ancora un bambino, eppure una scintilla buia gli si accende dentro. Desiderio, vergogna, paura: sentimenti che non sa come gestire né con chi condividere. Finché nella sua vita non arriva Malena, detta Male, una ragazzina con la pelle di luna e l’oscurità in fondo agli occhi. Capelli neri, felpa nera, scarpe nere. Ad Amato basta uno sguardo per capire che da quel momento non sarà più solo: gli amici, la musica, la nebbia malinconica del cielo di Cremona, tutto resta sullo sfondo per fare spazio a questo nuovo mondo a due. Lui e Male si scoprono, si ascoltano, si riconoscono l’uno nell’altra togliendosi ogni giorno un pezzo di corazza mentre la loro affinità si trasforma, col tempo, in una tenera e feroce educazione sentimentale. Con questo sorprendente romanzo d’esordio, Gianmarco Soldi racconta la storia di una passione giovane ma potentissima, nata in una provincia senza orizzonti e senza certezze in cui l’amore è l’unico futuro davvero possibile.

https://rizzoli.rizzolilibri.it//libri/cosa-resta-di-male/

Categorie
narrativa italiana Recensioni

L’estate dell’incanto di Francesco Carofiglio

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di una tra le ultime novità di Piemme Edizioni. Mi riferisco a “L’estate dell’incanto” di Francesco Carofiglio.

È un romanzo ambientato nella campagna toscana, tra Firenze e Pistoia, e la protagonista è una vecchia signora ben messa che ricorda e racconta un’estate particolare della sua infanzia, un’estate che avrebbe segnato per sempre la sua vita..

“[…] Era bellissima in quel girotondo forsennato, un impasto felice di popoli aguzzi, di occhi celesti, di denti che luccicavano, di suoni che tintinnavano come posate e bicchieri, di profumi di menta e gelsomino”.

L’estate dell’incanto è raccontato in prima persona direttamente dalla protagonista, Miranda, e questo (come mi è capitato di dire spesso) è un aspetto che amo molto. Mi permette di avvicinarmi maggiormente alla storia narrata.

È forte il riferimento al passato. È vivida, infatti, l’immagine della vita nelle cascine di un tempo e appare come riprodotta attraverso una vecchia cinepresa. Quello che ho visto in queste pagine è qualcosa di bello: la gioia, la spensieratezza, i fiori, gli animali.. il tutto va a comporre un quadro armonico e sereno. Prima che tutto cambi…

Come mi è capitato più volte di dire, la prima cosa di cui mi sono innamorata, prima ancora di conoscere la storia, è il modo di scrivere e raccontare di Carofiglio. È una scrittura che trasporta, che catapulta nel tempo e nel luogo come un vortice da cui non vuoi uscire. Staccarmi dalle pagine mi è venuto molto difficile.

In conclusione posso dire che L’estate dell’incanto, nonostante sia stato un romanzo in cui mi aspettavo di trovare altro, è riuscito a sorprendermi in positivo facendomi perdere nei ricordi di Miranda, che poi sono un po’ quelli di ognuno di noi.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’estate dell’incanto

AUTORE: Francesco Carofiglio

EDITORE: Piemme Edizioni

GENERE: Narrazione Italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,50

È l’estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull’orlo dell’abisso.
Ma lei non lo sa. Quell’estate sarà la più bella della sua vita.
Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove.
La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio.
Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l’anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare.
C’è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto.
È l’incantesimo di una giovinezza improvvisa.
Francesco Carofiglio ci conduce per mano all’ultima estate di innocenza. E lo fa con ciò che, più di ogni altra cosa, contraddistingue la sua poetica, la fragilità incorruttibile del ricordo e lo sguardo innocente di chi può ancora essere salvato.

http://www.edizpiemme.it/libri/lestate-dellincanto

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Tempesta di Arif Anwar

Ciao lettori e lettrici per passione!!

Oggi vi parlo di un libro che ho letto un po’ di tempo fa. Ahimè ho giusto un po’ di recensioni in arretrato, quindi ho pensato che un giorno alla settimana lo dedicherò alla recensione dei libri che ho letto in questi mesi di assenza ma che non sono riuscita a parlarvene.

Iniziamo oggi con Tempesta di Arif Anwar edito SEM.

Recensire Tempesta non è una cosa semplice. Comincio col dire che è un romanzo che mi è piaciuto davvero molto.

Tempesta parla di cultura, di scelte sofferte, di guerra e lacrime, di relazioni, di amore. Ecco, se mi chiedessero di descrivere questo libro in poche parole, direi che è tutto questo!

Mussulmani, indù, buddisti, giainisti, bramini, ebrei o cristiani – qualunque sia il loro Dio, si dice che la troppa fede rovini l’uomo, ma in realtà sono gli uomini che rovinano la fede, e questo da sempre. L’uomo abbraccia la religione con tutta la sua individualità è tutto il marciume che ha dentro, tutto il suo male. Infetta la fede. Le rivolte a cui assistiamo, le uccisioni insensate, non sono imputabili alla religione, ma agli uomini che la praticano.

Il romanzo di Anwar ha una storia particolare; ci racconta la vita di due generazioni di uomini e di diverse famiglie. Questi uomini e queste famiglie si scopriranno legate da un aspetto che li renderà parte integrante di uno stesso filo conduttore che attraverserà i confini del tempo e dello spazio.

La difficoltà nella recensione sta proprio in questo: data la trama molto complessa ed articolata, il rischio che si corre è quello di svelare troppo oppure non dire nulla.

Ho deciso quindi di parlarvi delle sensazioni che ho provato io nel leggerlo.

Ho apprezzato molto la storia narrata all’interno del romanzo; ho trovato i personaggi molto “umani”, i protagonisti sono, cioè, persone vissute, persone che hanno il carattere forgiato dalle vicende vissute, dagli sbagli commessi.

Chi leggerà questo libro, dovrà però tenere in considerazione che la trama è molto intrecciata e quindi necessità maggiore attenzione nella lettura. Credo, infatti, che Tempesta sia un romanzo che vuole il suo momento e la predisposizione giusta.

Lo stile è molto fluido e la lettura molto scorrevole. Nella struttura del romanzo il passato e il presente si incontrano, creando una perfetta armonia. Lo consiglio pienamente!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Tempesta

Titolo originale: The storm

AUTORE: Arif Anwar

Traduzione a cura di Eleonora Gallitelli

EDITORE: SEM

DATA DI PUBBLICAZIONE: Aprile 2019

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 298 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 20,00

In un villaggio della costa del Bangladesh una donna osserva il mare. C’è qualcosa di strano nell’aria e nel colore dell’acqua, una minaccia incombente. Lei sa di che cosa si tratta, l’ha visto succedere altre volte. È in arrivo una tempesta. Quello che non sa è che la tempesta sarà terribile, che spazzerà interi villaggi, vite umane, che niente sarà come prima. Ispirato al disastro del ciclone Bhola, che nel 1970 causò la morte di mezzo milione di persone in una notte, Tempesta intreccia cinque storie d’amore che, insieme, raccontano la storia del Bangladesh e la guerra di liberazione dal Pakistan. Shahryar, padre della piccola Anna, deve lasciare gli Stati Uniti, dove lavora come ricercatore all’università, perché il suo visto è in scadenza. Durante le ultime settimane che trascorrono insieme, il padre racconta alla figlia la storia del suo paese d’origine, iniziando da un villaggio nel golfo del Bengala, dove un povero pescatore si sta preparando con la moglie, una indù convertita all’Islam per amore, ad affrontare una tempesta di proporzioni storiche. Oltre il tempo e i confini, la loro storia si intreccia con quelle di altre quattro famiglie, il cui destino è stato ugualmente mutato da eventi imprevedibili. Una narrazione forte e avvincente che ci racconta i tanti modi in cui le persone amano, tradiscono, si onorano e si sacrificano le une per le altre nei momenti decisivi della vita. Un romanzo che esplora ciò che ci unisce al di là delle differenze di etnia, religione e nazionalità.

https://www.semlibri.com/book/tempesta-arif-anwar/

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Galateo per ragazze da marito

Ben trovati cari lettori e lettrici per passione. Quella che vi propongo oggi vuole essere una riflessione.

Il Galateo per ragazze da marito di Irene Soave edito Bompiani, ci offre uno spaccato della condizione di “signorina” nel corso dell’ultimo secolo. Attraverso una attenta ricerca, l’autrice, ci mostra una raccolta di galatei che trattano diversi aspetti della vita di una donna, tutti aventi uno stesso denominatore, e cioè, l’aspirazione a diventare donne.

La Soave analizza ogni singolo aspetto di questi galatei per signorine e li rapporta ai giorni nostri tracciando un filo logico e continuativo. In altre parole posso dire che ci accompagna per mano in questa interessante riflessione su un aspetto che è, in un certo senso, incardinato nella nostra società e che possiamo racchiudere in una sola domanda: ma quando ti sposi?

Leggendo questo libro si evince una grandissima bravura intanto nella ricerca di tutti questi manuali del “galateo per donne da accasare” nei vari secoli della storia umana, ma soprattutto (ed è la cosa che mi ha affascinato di più) nel collegare ed esaminare ogni singolo aspetto, con l’ironia che la contraddistingue, con perfetta armonia.

Sì, perché l’aspetto che più caratterizza questo manuale è la vena ironica utilizzata. L’autrice, infatti, nel raccontare le varie regole che una signorina “per bene” deve rispettare per essere considerata tale, usa un tono ironico; un’ironia che però non urta e non offende.

Infatti, Irene Soave, in questo suo lavoro non vuole assolutamente giudicare, né tantomeno criticare, colei che aspira, nella propria vita, a sposarsi; vuole però mandare un messaggio, e cioè, vuole far capire che anche se una ragazza non si sposa, per scelta, non deve essere “declassata” dalla società.

La lettura di Galateo per ragazze da marito, mi ha fatto venire in mente una serie di domande: ma davvero una donna per la società può definirsi tale solo se assolve il ruolo di moglie sposandosi? Oppure c’è davvero parità di genere nei rapporti interpersonali?

Io credo sia giusto che ognuno si faccia una propria idea riguardo questa questione. Voglio solo aprire una piccola parentesi: la donna purtroppo ancora nel 2019 (quasi 2020) vive sotto “l’occhio di bue”, deve costantemente stare attenta a quello che fa e che dice per evitare di essere messa alla gogna (e senza volermi addentrare negli episodi di femminicidio che non dovrebbero esistere). Quindi forse questa parità non l’abbiamo poi tanto raggiunta?!

Concludo dicendo che questo manuale, questo galateo 2.0 (mi permetto di dire!) è un interessante lavoro di ricerca e di analisi che consiglio vivamente di leggere! Posso affermare con sicurezza che a me ha fatto bene!!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Galateo per ragazze da marito

AUTORE: Irene Soave

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 384 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

Cos’hanno in comune le ragazze da marito di oggi e quelle di ieri? Non poco: la “donna di una volta” è una mitologia attualissima, e il beau mariage un sogno riportato in voga dalla crisi. Tanto vale allora studiarne le regole alla fonte: una collezione di manuali per signorine e signore pubblicati fra l’Unità d’Italia e il Sessantotto.Non ci sarebbe poi molto da ridere, in quei manuali che nel corso della modernità hanno cercato di codificare la figura di una ragazza ideale: timorata delle tradizioni, ben disposta alla repressione dei propri istinti e tesa alla soddisfazione dell’unico desiderio che le è concesso – un buon matrimonio. Quando però gli stessi manuali arrivano a configurare le civetterie di una “bellissima donna dell’età della pietra” si intuisce che per renderli un deposito fossile a grande potenziale umoristico basta farne una lettura contemporanea: fresca, pratica, colta, critica ma affettuosa. È la lettura che Irene Soave ha dato a questi testi: lei è la Lettrice Modello che da Monsignor della Casa a Donna Letizia queste pagine hanno atteso per decenni, se non secoli. Una ragazza arrivata al mondo quando ognuna delle norme tradizionali era già stata trasgredita e molte erano anzi rientrate in vigore più o meno tacitamente; e una ragazza che usa il suo sense of humour per comparare la passata normativa all’almeno apparente deregulation attuale. Matrimonio, verginità, reputazione, prostituzione, dignità, libertà, lavoro, sesso e piacere: questioni colossali che la briosa scrittura di Irene Soave attraversa senza banalità, snocciolando i dilemmi della sua amletica leggera. Non: essere o non essere; ma: esserci o farci? Cercarlo o non cercarlo (il marito)? Visitare i luoghi comuni vecchi e nuovi per scegliere quali rifuggire e quali invece adottare e adattare, per farli propri. Le ragazze da marito esistono ancora. E i ragazzi da moglie?

https://www.giunti.it/catalogo/galateo-per-ragazze-da-marito-9788830100930

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Mar ghe gera: c’era il mare.

Mar ghe gera pensa Luana Bertelli e vorrebbe tanto che fosse l’etimologia del paese in cui vive e che ama tanto.

Le rotte degli aerei guarda ogni sera Stucky a Treviso, immaginando il loro itinerario.

Bertelli e Stucky sono due commissari che operano in due posti diversi e a due casi di omicidio diversi. La prima, ispettrice del commissariato di Marghera, investiga sulla morte di un ex sindacalista ucciso nella sua abitazione; il secondo, ispettore di Treviso, indaga sulla morte di un ex giornalista trovato morto in un banchina alle mura della città.

Due casi all’apparenza distinti e separati fino a quando un terzo omicidio non farà ricredere i due ispettori e i confini di tutte queste vicende non saranno più così delineati (ma proprio in tutti i sensi!).

C’era il mare è un tipico romanzo giallo. Leggendolo si ha la sensazione di star guardando una ben riuscita serie televisiva poliziesca. I commissari astuti ci sono, gli omicidi ci sono, le indagini ci sono. Tutto in regola dunque per un romanzo di tutto rispetto!

I due protagonisti principali, la Bertelli e Stucky, hanno due caratteri diversi ma che spiccano all’interno della narrazione.

L’ispettore trevigiano è un tipo pragmatico, con un’indole tendente all’ironia (a tratti satira). Dall’atteggiamento scanzonato ma dalla mente molto astuta. L’ispettrice Bertelli invece ha un animo più cinico, scettico, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno ma dentro di se risiede un velo di tristezza che le permette di miscelare quel sempre presente cinismo con un affetto verso gli ultimi della società.

Il romanzo inizia in maniera molto lenta ed ho avuto la sensazione di doverlo tirare a forza. A partire dalla metà più o meno della vicenda il ritmo si incalza, le pagine iniziano a voltarsi più velocemente ed il racconto, quindi, diventa più fluido.

Il carico di adrenalina e suspense sale fino a convergere in un finale di tutto rispetto in cui il niente e il tutto si mescolano.

Lo stile e la struttura di C’era il mare sono molto pensati ed attenzionati. Il voto che mi sento di dare però è 3/5 proprio per l’inizio che non mi ha molto convinto. È comunque un romanzo che mi sento di consigliare a chiunque voglia investigare assieme ai due ispettori!

[…] il rancore è una calamita moschicida, attrae chiunque gli si avvicina e avvinghia soprattutto chi la usa.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: C’era il mare

AUTORE: Fulvio Ervas

EDITORE: Marcos y Marcos

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo giallo/ poliziesco

PAGINE: 366 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Il primo morto è a Treviso: unico indizio un foglio bianco.
Il secondo è a Marghera: qui invece campeggia una scritta rossa.
Le due indagini – e i due scenari – si alternano, incantandoci con immagini solari mentre realtà più oscure affiorano qua e là.
Stucky interroga banchieri con le scarpe troppo pulite; a casa, il profumo di zucca e zafferano annuncia un’ospite inattesa.
Luana Bertelli la sera va al poligono, insegna alle donne a sparare; davanti a un piatto di seppioline morbide, in piazza, pensa al mare da cui è sorto Porto Marghera.
Un terzo morto, a metà strada tra Treviso e Marghera, fa correre tutto più veloce.
Soprattutto, Stucky e la Bertelli adesso corrono insieme: unendo tasselli, arrivano al cuore del mistero, annidato nelle pieghe della nostra traballante civiltà.

http://www.marcosymarcos.com/libri/cera-il-mare/

Categorie
narrativa straniera Recensioni

[Recensione] Le conseguenze di Černobyl’ ne “La vita invisibile di Ivan Isaenko” di Scott Stambach

Buongiorno cari lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un libro che ho letto tempo fa, ma che per motivi vari ed eventuali, mi sono trovata costretta a recensire solo adesso.

Sto parlando de “La vita invisibile di Ivan Isaenko” di Scott Stambach edito Marsilio Editori.

Racconta la storia di quei ragazzi, vittime del disastro di Černobyl’ anche a distanza di tempo; ragazzi speciali, nati con una o più malformazioni e per questo motivo internati in orfanotrofi specifici.

In particolare, in questo libro, è uno di questi ragazzi a parlare, Ivan, che, parlando in prima persona descrive tutto quello che vede e sente intorno a lui, ma soprattutto quello che vede e sente dentro di lui. Tutte le passioni, i desideri, le paure ed i sentimenti comuni ad ogni ragazzo che affronta l’adolescenza. In questo Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, Ivan incontrerà Polina, una ragazza anch’essa molto sfortunata e sofferente. I due giovani a modo loro scopriranno un nuovo mondo, in cui non solo si sopravvive ma si può anche provare a vivere.

La vita invisibile di Ivan Isaenko è un libro molto forte, mette davanti alla sofferenza di bambini, molto spesso destinati a sorte certa, senza nessuna colpa se non quella di nascere nel posto sbagliato.

Racconta, però, anche una storia di rivincita per la situazione che vivono, si determinazione ad andare avanti nonostante tutto e di amore. Sì, perché di amore parla questo libro. Amore non inteso nel senso più comune del termine, ma un tipo di sentimento ancora più profondo; quello che spinge a non perdere la speranza, ma anche quello che porta ad amare incondizionatamente l’altro senza ricevere nulla in cambio, e nemmeno pretenderlo.

Ragazzi che il caso, (o il destino, fate voi!) ha reso invisibili, come viene suggerito nel titolo. Ragazzi internati in posti prestabiliti dove possono essere dimenticati tranquillamente da tutti gli altri più fortunati. (non vi rimanda un po’ alle classi speciali?)

La vita invisibile di Ivan Isaenko è scritto sotto forma di diario. Ogni pagina di diario descrive un determinato aspetto della vita in questi centri speciali ma anche le scoperte di Ivan fatte grazie e con Polina.

È un libro tosto, ma che si legge molto bene. Durante tutta la lettura non ho trovato nulla che mi abbia fatto storcere il naso! Quindi promosso a pieni voti per tema, struttura e scrittura. Complimenti Stambach.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La vita invisibile di Ivan Isaenko

Titolo originale: The invisible life of Ivan Isaenko.

AUTORE: Scott Stambach

Traduzione italiana a cura di Ada Arduini

EDITORE: Marsilio Editori

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Narrativa Straniera

PAGINE: 302 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,50

Ivan ha diciassette anni ed è uno degli ospiti dell’Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, in Bielorussia. Le radiazioni liberate nell’atmosfera dall’esplosione di uno dei reattori nucleari della centrale di Cˇernobyl’ il 26 aprile 1986 gli hanno provocato gravi malformazioni, ma non ne hanno intaccato lo spirito acuto, l’intelletto straordinario e il vorace appetito per i libri. Ogni giorno sarebbe uguale all’altro, nella vita di Ivan, ma il ragazzo riesce a trasformare tutto in un gioco, al servizio del proprio divertimento. A scuotere la sua routine arriva, però, una nuova residente dell’ospedale, Polina. Ivan all’inizio non la sopporta. La ragazzina gli ruba i libri, sfida le regole del suo universo magico, si fa amare da tutte le infermiere. Ma in breve anche Ivan ne è attratto in modo irresistibile. Comincia così una storia d’amore tenera e coraggiosa, che consente ai due ragazzi di scoprire il mondo come mai avevano fatto prima. Fino all’incontro con Polina, Ivan si limitava a sopravvivere, in uno stato di orgogliosa distanza dalle cose e dalle persone. Ora vuole qualcosa di più: vuole che Polina resti viva.

http://www.marsilioeditori.it/lista-autori/scheda-libro/2970026/la-vita-invisibile-di-ivan-isaenko

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Recensione: La tua ultima bugia di Rachel Abbott

A volte è troppo tardi per mentire un’ultima volta.

Eccomi tornata, nella veste di Daisy 2.0, a parlarvi delle letture che mi accompagnano quotidianamente. I libri da commentare insieme sono tanti, ci vorrà un po’ di tempo, ma lo farò (o almeno ci proverò).

La tua ultima bugia è un thriller in cui è il mistero a fare da padrone.

Le protagoniste principali sono due donne, Evie e Cleo, che ruotano, entrambe, attorno alla figura di Mark, compagno della prima e fratello della seconda, che fa da fulcro.

Evie è una donna affascinante, enigmatica e con un passato avvolto nel mistero. È un tipo determinato, è proprio questa parte del suo carattere la porterà a fare delle scelte decisive.

Cleo, invece, è una gallerista di successo, single incallita (per scelta o per necessità) che ha deciso di passare la propria vita a proteggere ed “accudire” il fratello Mark. Cleo porta dentro di sé una verità scomoda che è disposta a proteggere ad ogni costo.

Come dicevo sopra, Mark è una figura centrale all’interno della vicenda.

Mark è un fotografo piuttosto bravo, molto legato alla sorella Cleo e con un passato piuttosto doloroso.

La tua ultima bugia è un thriller molto ben fatto, non mancano i colpi di scena ed i picchi di adrenalina. Il ritmo è abbastanza serrato.

Leggendo questo libro non ci si annoia nemmeno un secondo. Già l’inizio è col botto e preannuncia lo stile del libro. Questa caratteristica mi è piaciuta molto.

Io a questo libro ho dato 4- per il semplice fatto che arrivata ad un certo punto avevo già capito come sarebbe finito. Questo mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.

Devo però dire che il libro è ben fatto e senza nessuna pecca. Un thriller molto buono che sicuramente piacerà agli amanti del genere.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La tua ultima bugia

AUTORE: Rachel Abbott

EDITORE: Piemme Edizioni

GENERE: Thriller psicologico

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2019

PAGINE: 368 (cartaceo)

PREZZO: 19,90 €

La casa di Marcus North appare come un luogo magnifico e spaventoso a Evie, la prima volta che vi mette piede. Immensa, affacciata su una scogliera, una stupenda vetrata dopo l’altra. Peccato che sulla costa occidentale dell’Inghilterra il vento e il grigio la facciano da padroni: ma anche così, davanti a lei si apre uno spettacolo. Per Marcus, però, le cose sono molto diverse. Quella casa è legata per sempre al ricordo della prima moglie, Mia, e di ciò che accadde al piano di sotto, dove la palestra e la piscina ormai sono chiuse da tempo. E dove lui non mette più piede. Ma adesso c’è Evie, un nuovo, luminoso amore che cancellerà il buio del passato. Almeno così la vede lui.
Non la pensa così Cleo, la sorella di Mark. Non le piace Evie, come del resto non le piaceva Mia. E quando Mark comincia ad allontanarsi, Evie a restare sempre più spesso sola con la sua bambina in quella immensa casa, e Cleo a cercare di capire che cosa c’è davvero tra il fratello e la sua nuova donna, pian piano le verità che ciascuno nasconde verranno a galla. E, come avrà modo di scoprire la detective King – la stessa che accorse quando Mia cadde dalle scale, e che adesso si troverà di fronte, in quella stessa casa, a una scena spaventosa -, l’ultima bugia sarà la più terribile.
Da un’autrice da tre milioni di copie, uno dei thriller più agghiaccianti di sempre, che vi trasporterà nel freddo dell’Inghilterra, dove nebbia e mare in tempesta non sono che uno specchio dell’anima. Statene certi: rifletterete a lungo, la prossima volta, prima di dire una bugia.

http://www.edizpiemme.it/libri/la-tua-ultima-bugia

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Le sette morti di Evelyn Hardcastle: un mistero che vi farà impazzire!

Quando agata christie ed il black mirror si incontrano!

Buongiorno cari lettori e lettrici per passione. Oggi è stata una giornata abbastanza impegnativa! Voglio concluderla, però, parlandovi di un libro molto discusso negli ultimi tempi. Ho deciso di discuterne adesso, ad un mese dall’uscita, proprio perché ho sentito la necessità di aspettare che “si calmassero le acque”, per non correre il rischio di cadere nel senso comune.

Ovviamente sto parlando di “Le sette morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton edito Neri Pozza Editore. La storia si svolge nell’antica tenuta di una prestigiosa famiglia, gli Hardcastle, ormai in rovina. E’ una vecchia villa, in cui parecchi anni prima è successo qualcosa di terribile. La famiglia degli Hardcastle è composta dal capofamiglia Peter, la moglie Helena ed i figli Michael ed Evelyn. E’ proprio quest’ultima (come suggerisce il titolo stesso) ad essere il fulcro dell’intera vicenda. In occasione di un tragico evento, la famiglia Hardcastle decide di organizzare una festa in cui sarà proprio Evelyn a morire. Chi sarà stato?

Non sempre la vita ci permette di scegliere l’esistenza che vogliamo.

S. Turton, Le sette morti di Evelyn Hardcastle, pag. 150

Scrivere questa recensione non sarà impresa semplice. I rischi maggiori sono due: sembrare troppo banali e svelare dei dettagli che invece dovrebbero restare celati.

Proviamoci, però, andando con ordine.

La cosa che mi ha colpito a primo impatto è stata sicuramente la massima cura nella descrizione dei dettagli. Nulla è lasciato al caso; anche il più banale particolare, col procedere della storia, si rivelerà utile. L’autore riesce ad innescare quel meccanismo, nel lettore, che lo farà tornare indietro nelle pagine (o nei capitoli), per controllare se “l’aveva scritto”.

La trama si svolge in maniera molto chiara; anche se sono presenti parecchi flashback, infatti, il lettore non avverte (o almeno io non ho avvertito), quella sorta di fastidio, simile alla confusione, che potrebbe scoraggiare il proseguimento della lettura.

Quello che ho avvertito io, invee, è stato un senso di adrenalina, una bella scarica mista a curiosità, che mi ha fatto sentire una specie di Sherlock Holmes incaricato di risolvere il mistero.

Ho detto più volte, su Instagram, durante la lettura, che a parer mio, Stuart Turton è un vero è proprio genio. E’ riuscito a creare una storia dalla trama così intrecciata, con tantissimi personaggi, tantissimi punti di vista, ma al tempo parecchio affascinante.

Per non parlare del finale… Posso dirvi solo che è esplosivo!! Il ritmo della narrazione prende una notevole accelerata, il tutto si svolge in brevissimo tempo, quasi senza accorgersene.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle è stato sicuramente un romanzo all’altezza delle aspettative. Promosso a pieni voti.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Le sette morti di Evelyn Hardcastle

AUTORE: Stuart Turton

EDITORE: Neri Pozza

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2019

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

TITOLO ORIGINALE: The sevem deaths of Evelyn Hardcastle

TRADUZIONE: Federica Oddera

GENERE: Thriller

FORMATO. Cartaeo (448 pagine)

Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House… Accolto dall’entusiasmo della critica al suo apparire, vincitore del Costa First Novel Award, Le sette morti di Evelyn Hardcastle è, come ha scritto il Financial Times, «qualcosa in cui il lettore non si è mai imbattuto fino ad ora», un romanzo geniale in cui Agatha Christie incontra “Black Mirror”.

http://neripozza.it/libri/le-sette-morti-di-evelyn-hardcastle

Categorie
Recensioni

L’istinto materno nuoce gravemente alla salute

Chi lo ha detto che di mamma ce n’è solo una?

Buonasera cari lettori e lettrici per passione! Oggi torno per parlarvi di un libro per certi aspetti “controcorrente”; un libro che non dice quello che ci aspetteremmo di sentire. Ma andiamo con ordine. Il libro in questione è “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute: cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire” di Debora Porfiri edito Pellegrini Editore.

Questo libro rappresenta un viaggio alla scoperta della maternità dal momento successivo alla nascita, fino ad un anno di vita della bambina. 52 settimane esaminate senza filtri, mostrando tutti i dubbi e le perplessità di una neo-mamma che si affaccia in un mondo del tutto nuovo che non sempre è tutto rose e fiori come la società fa credere. Vengono, quindi, esaminati vari aspetti, dall’allattamento, all’organizzazione quotidiana degli spazi, da un mondo del lavoro non ancora pronto del tutto alle lavoratrici mamme ai problemi di spostamento.

Ecco, per me la maternità è un blockbuster, il più grande di tutti i tempi: tutti ne parlano, hanno un’idea precisa in proposito, di solito la raccomandano, ma soprattutto ti dicono come sentirti al riguardo, precludendo così ogni velleità interpretativa. Risultato: ora che mi ci ritrovo in questa superproduzione hollywoodiana, so esattamente quello che dovrei provare, quando dovrei ridere, quando piangere, conosco la mia parte alla perfezione e non sono neanche tanto male come attrice, ma resta il fatto che non sento.

D. Porfiri, L’istinto materno nuoce gravemente la salute, pag.53

E’ un racconto in prima persona, strutturato come se fosse un diario. Ogni capitolo inizia e finisce allo stesso modo (anche se alla fine di ogni capitolo c’è un tratto singolare, a tratti ironico, a tratti riflessivo, sempre diverso. Questa caratteristica, però, mi lascia combattuta:se da una parte conferisce un’impronta decisa alla struttura del libro, quasi a marcare un senso di appartenenza che l’autrice ha voluto dare alla sua opera, dall’altra parte, invece, ho avuto come l’impressione che questo ripetersi abbia rallentato il ritmo della narrazione.

Consiglio questo libro a tutti quei neo-genitori che hanno paure, dubbi o che non riescono a “provare” quell’entusiasmo che il luogo comune ci inculca, non perché non amino i propri figli, ma perché cercano, con i propri tempi, a modellare la propria vita, in funzione di quella nuova totalmente diversa.

Scheda tecnica e descrizione.

Attraverso 52 cronache e altrettante settimane, l’io narrante racconta la propria nascita: dal parto al primo compleanno della figlia, in un tortuoso percorso che la vede nascere ogni settimana in una nuova versione di sé. La protagonista si ridefinisce man mano che si confronta con sua figlia, con il mondo esterno, ma – soprattutto – con se stessa, in un doloroso eppure divertente faccia a faccia. Il libro spazia da una dolorosa comicità a uno sguardo disincantato e polemico sulla società; da una nostalgia per un ideale irrealizzabile a un consapevole ma sofferto bisogno di far esplodere gli stereotipi. Superando la consueta dicotomia della maternità come benedizione o malaugurata sorte, questa raccolta di cronache dolce-amare descrive con ironia e schiettezza la costruzione di una nuova identità multivalente: quella di una M.A.M.M.A.

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Una ragazza riservata: una “guerra” lunga quarant’anni

<< Il bene e il male, il buio e la luce >> meditò Perry << Non si può avere l’uno senza l’altro, mi sa. Forse siamo tutti dualismi.>>

K. Atkinson, Una ragazza riservata, pag. 129

Buonasera lettori e lettrici per passione, sto scrivendo questa recensione mentre la pioggia picchia sul davanzale della finestra, il che crea una speciale atmosfera che mi rende ancora più concentrata. Oggi vi parlo di un libro uscito da pochissimi giorni: “Una ragazza riservata” di Kate Atkinson edito Editrice Nord.

Il romanzo è suddiviso in tre parti che si alternano tra loro e che rappresentano tre fasi importanti della vita della protagonista: Juliet Amstrong, una donna londinese che ha partecipato negli anni Quaranta, più o meno indirettamente, alla Seconda Guerra Mondiale. Juliet, infatti, poco prima del conflitto, verrà assunta dai servizi segreti inglesi per riportare informazioni riguardanti i tedeschi, ed in particolare i filo-nazisti.

Questo romanzo richiama bene l’idea di un cerchio che si chiude, tutto infatti finisce dove è iniziato.

Una ragazza riservata, infatti, inizia dalla fine, per poi continuare con l’alternarsi di due decenni, per finire dove tutto è iniziato, sia metaforicamente, che strutturalmente.

Tutto si svolge a Londra; una Londra che prende diversi volti, in base al periodo di riferimento: quella più abbattuta degli anni Quaranta, in procinto del conflitto mondiale e quella che si vuole buttare tutto alle spalle, degli anni Cinquanta, ma che non sempre ci riesce.

I personaggi sono molto particolari. Ogni singola persona con cui Juliet si relaziona, ha una caratteristica spiccata e ben delineata, che la rende degna di nota e abbastanza riconoscibile anche nel susseguirsi della storia.

Quello che più emerge in questo romanzo è il mistero, la doppia vita. Questo aspetto viene raccontato così bene dall’autrice, tanto che ad un certo punto non si riesce più a distinguere cosa è vero da cosa non lo è.

Il linguaggio utilizzato è molto semplice e scorrevole. Mantiene un tono serio, intervallato da qualche battuta ironica. Il ritmo è incalzante al punto giusto. Una ragazza riservata è un romanzo che mi sento di consigliare. L’ho trovato molto accattivante e curioso, dove i misteri e le verità nascoste fanno da padroni.

Scheda tecnica e descrizione.

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Londra, 1981. Una donna giace sull’asfalto. È stata investita mentre attraversava la strada, proprio il giorno del suo ritorno in Inghilterra, dopo anni passati all’estero. Un tragico incidente, che presto verrà dimenticato da una città in fermento per il matrimonio del secolo. O forse non è stata una casualità. Perché quella donna era depositaria di tanti, troppi segreti.

Londra, 1940. La diciottenne Juliet Armstrong viene reclutata dai servizi segreti per un lavoro all’apparenza semplice: sbobinare registrazioni. In realtà, si tratta di un compito delicato, perché quelle registrate sono le conversazioni tra un agente infiltrato e un gruppo di cittadini inglesi simpatizzanti del Reich. Per il governo, è essenziale individuare e tenere d’occhio una potenziale quinta colonna filonazista in patria. Soprattutto ora che Londra è il bersaglio delle bombe tedesche. Dapprima disorientata, Juliet s’immerge sempre più in un mondo all’apparenza innocuo, eppure in cui ogni gesto, ogni parola è ambigua e pericolosa. E dopo alcune settimane ha l’occasione di mettersi alla prova come agente operativo, in una rischiosa missione sul campo. E nulla andrà come previsto.

Londra, 1950. A cinque anni dalla fine delle ostilità, la crisi economica e le conseguenze della guerra opprimono ancora il popolo inglese. Juliet lavora per la BBC, allo sviluppo di programmi d’intrattenimento per sollevare lo spirito degli ascoltatori. Ma anche per lei è difficile liberarsi del passato, che riemerge nella forma di un messaggio lasciato sotto la porta di casa: Pagherai per quello che hai fatto. Dopo tutto quello che è successo dieci anni prima, Juliet non è sorpresa. E riprende contatto con alcune conoscenze del tempo di guerra, che però non le sono di nessun aiuto. Anzi, un uomo misterioso la coinvolgerà ancora una volta in una missione segreta. La scacchiera è sempre la stessa, ma è cambiato uno dei giocatori: non più la Germania nazista, bensì l’Unione Sovietica.

Attraverso lo sguardo di un personaggio femminile sfaccettato e in continua evoluzione, Kate Atkinson ci coinvolge con maestria in una storia dal ritmo serrato e dalla scrittura poliedrica. Una storia che è una sferzante rappresentazione dell’incapacità degli uomini d’imparare dalle lezioni del passato, condannandosi così a ripetere sempre gli stessi errori.

http://www.editricenord.it/generi/narrativa_generale/una_ragazza_riservata_9788842931379.php

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Morte di un antiquario: un mistero a “regola d’arte”!

Buonasera miei affezionati lettori! Continuo a recuperare le varie letture fatte in questo periodo “fantasma”. Qualche settimana fa ho finito di leggere “Morte di un antiquario” di Paolo Regina edito SEM. Colgo l’occasione per ringraziare l’autore che gentilmente mi ha mandato la copia.

Morte di un antiquario racconta la prima indagine di Gaetano De Nittis, un capitano della Finanza, pugliese d’origine, ma trasferitosi a Ferrara per lavoro. Il caso, o il destino (scegliete voi!), lo porta ad avere contatti con colui che verrà trovato morto, Uber Montanari, un vecchio e scorbutico antiquario. Sarà proprio il capitano De Nittis a scoprire il cadavere. Apparentemente tutto rimanda ad un suicidio, anche se il nostro Gaetano capisce che qualcosa non quadra…

In questo romanzo Regina racconta la vicenda con un’ironia che non disturba, anzi fa da complemento alla riuscita del lavoro. Il protagonista principale, impersonato da De Nittis, è curioso, non crede alle cose date per scontate, dote principale di un investigatore, ha un’indole da playboy (o se vogliamo dire da colui che ha paura dei legami stabili), ironico ed auto-ironico. Caratteristiche queste che fanno affezionare, man mano che si procede con la lettura, il personaggio al lettore.

Come scrivevo sopra, la vicenda si svolge a Ferrara, dettaglio molto rilevante ai fini della risoluzione del caso. Regina mostra un quadro molto dettagliato della città, non solo a livello, per così dire, fisico, ma anche, e soprattutto descrive bene quei giochi di potere e quei patti segreti, stretti tra i rappresentanti più abbienti del posto, che spesso tessono le trame del “quieto vivere” cittadino.

I personaggi presenti nella storia rappresentano la parte benestante della società, ma anche i vizi in cui spesso si può inciampare. Uno fra tutti, l’avidità: quella bramosia di soldi e potere che spesso fa compiere azioni non proprio ragionevoli o moralmente corrette.

La caratteristica che più ho amato in Morte di un antiquario è l’imprevedibilità; ossia il fatto che quando credevo fosse tutto concluso e risolto (oltretutto dopo un’indagine ricca di colpi di scena), proprio nelle ultimissime pagine, scopro un finale alquanto scioccante che mi ha fatto pensare: “ah però, questa si che è stata una bella lettura!”.

L’episodio viene raccontato in maniera sciolta e con un ritmo calzante. E’ un libro che si legge bene e che lascia quel desiderio di scoprire cos’altro combinerà il nostro (ebbene sì, lo sento quasi mio :D) De Nittis.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Morte di un antiquario

EDITORE: SEM

GENERE: Romanzo Giallo

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

AUTORE: Paolo Regina

DATA DI PUBBLICAZIONE: Maggio 2018

FORMATO: Cartaceo (240 pag.)

Che cosa distingue l’antiquario dal semplice collezionista? Il gusto della ricerca tra le cose dimenticate alla scoperta dell’oggetto unico e magari irripetibile, prezioso. Ma anche la suggestione per il mistero che avvolge gli oggetti perduti e poi ritrovati: da dove vengono, chi li ha posseduti, quanta passione o dolore hanno ‘visto’. Testimoni muti delle vite passate, gli oggetti antichi attraversano il corso del tempo con il loro carico di segreti. Uber Montanari, tra tutti gli antiquari, è il più solitario, il più geloso delle scoperte che ha fatto, il più misterioso. Quando viene ritrovato cadavere nella sua bottega, a Ferrara, in molti si domandano quali tesori siano all’inizio della sua sventura. Gaetano De Nittis è un brillante capitano del Corpo più ‘odiato’ d’Italia: la Guardia di Finanza. D’origine pugliese, da poco trasferito a Ferrara, ama la buona cucina, cioè solo quella della sua terra, e odia l’agrodolce estense. Ha poco tempo libero e lo dedica tutto alla sua vera passione: la chitarra e lo stile blues del grande B.B. King, il suo idolo. È lui a scoprire, durante un’indagine di routine, il corpo di Montanari, l’antiquario dalla personalità ambigua, protetto da esponenti dell’alta borghesia ferrarese con cui aveva rapporti d’affari non sempre limpidi. Tra i molti segreti di questa vicenda, raccontata con calibrata maestria da Paolo Regina, il primo sta proprio nella vita dell’antiquario, coltissimo e misantropo, e nel suo insaziabile desiderio di collezionare opere d’arte proibite.

Morte di un antiquario

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Il dramma della migrazione visto con altri occhi: La morte di Murat Idrissi

Buonasera cari lettori, devo svelarvi un segreto: ho un sacco di recensioni da scrivere e il mio ritmo di lettura è inversamente proporzionale all’uscita dell’articolo sul blog; purtroppo mi manca il tempo materiale per mettermi davanti al PC. Cercherò, però, in qualche modo, di parlarvi di tutte le letture fatte finora.

Uno dei libri in questione è proprio “La morte di Murat Idrissi” scritto da Tommy Wieringa ed edito da Iperborea. Questo romanzo breve affronta il dramma della migrazione e i pericoli che affrontano migliaia di persone nella “traversata”; ma racconta anche il viaggio interiore che fanno le due protagoniste, entrambe di origine islamica, che però hanno avuto la “fortuna” di essere cresciute in Europa.

Ma andiamo con ordine.

La morte di Murat Idrissi racconta la storia di Ilham e Thouraya, due ragazze olandesi che si ritrovano coinvolte in una situazione alquanto singolare: devono disfarsi del cadavere di Murat, ragazzo islamico morto nel bagagliaio della loro auto durante il viaggio nello stretto di Gibilterra. Le due ragazze si ritrovano così a riflettere sulla loro storia e sulla loro vita, soffermandosi su come sarebbe stato se i loro genitori avessero scelto di rimanere in Marocco invece di emigrare in Europa.

La primissima parte del libro è molto particolare, in quanto il racconto parte dall’origine del mondo, passando per una breve spiegazione delle colonne d’Ercole, per arrivare alla parte centrale del romanzo e cioè la storia di questi ragazzi.

Il tema trattato, come scritto sopra, riguarda la traversata dei migranti, quei viaggi disperati che molte persone affrontano nella speranza di trovare una terra più accogliente ed un futuro migliore; persone che sono disposte a tutto, persino ad intraprendere un lungo viaggio all’interno di un bagagliaio, consapevoli del fatto che il rischio è grosso. Murat Idrissi è una di queste persone, che però non ce l’ha fatta.

La storia è raccontata dal punto di vista delle due ragazze che si ritrovano un cadavere sulla macchina e che iniziano a riflettere su come liberarsene, ma anche sulla loro vita, su come siano diverse dalle altre ragazze nate da genitori olandesi (sì, perché Ilham e Thouraya anche se vivono in Europa, hanno origini marocchine) e soprattutto sul fatto di essere state delle “prescelte” che si sono risparmiate di vivere una vita di stenti e povertà.

Il libro si legge in maniera molto scorrevole e in poco tempo, anche se ho trovato che manca qualcosa; manca quel trasporto che è necessario per indurre il lettore a continuare la lettura. Se devo essere sincera, non è un libro che mi è rimasto dentro anche se comunque ben scritto.

C’è però da dire che la storia raccontata vale di essere letta. Ho trovato che sia un ottimo spunto di riflessione su temi purtroppo sempre più attuali.

Voto: 3/5

Scheda e descrizione.

TITOLO: La morte di Murat Idrissi

AUTORE: Tommy Wieringa

EDITORE: Iperborea

GENERE: Narrativa straniera

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

TITOLO ORIGINALE: De dood van Murat Idrissi

TRADUTTRICE: Elisabetta Svaluto Moreolo

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2018

FORMATO: Cartaceo (128 pag.)

Il traghetto da Tangeri attraversa lo Stretto di Gibilterra in una torrida mattina di fine estate. Non appena tocca il suolo europeo Ilham e Thouraya, due ragazze olandesi di origini marocchine, recuperano l’auto nella stiva e scoprono che il giovane clandestino che vi avevano nascosto è morto soffocato. Davanti a loro si stende rossa e sterminata la terra spagnola, che le due amiche devono attraversare con quel corpo nel bagagliaio, cercando il coraggio di disfarsene, in un disperato viaggio di ritorno a casa e dentro se stesse, i loro sentimenti, la loro storia personale. Era stato lui a supplicarle di aiutarlo a fuggire dalla misera baraccopoli dove lo avevano incontrato alla fine della loro vacanza in Marocco: come potevano negargli quell’unica possibilità di costruirsi una vita quando loro avevano avuto la fortuna di nascere in Olanda da una famiglia fuggita da quella stessa miseria? Affrontando con la sua profondità di sguardo e la poesia livida della sua scrittura un problema cruciale del nostro tempo, Tommy Wieringa ci cala nell’identità spezzata di due giovani donne immigrate di seconda generazione, straniere e incomprese tanto nel paese dove sono nate quanto in quello d’origine, divise tra la perenne lotta per un’integrazione autentica, la ribellione al mondo patriarcale dei genitori e un inguaribile senso di sradicamento. E racconta la storia di uno delle centinaia di morti anonimi che ogni anno vengono ritrovati lungo le strade spagnole, vittime di una fuga fallita attraverso quel piccolo Stretto che separa sempre più il continente africano dall’Occidente.

https://iperborea.com/titolo/497/

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Addicted: ognuno ha un segreto da nascondere, e tu?

Buonasera cari lettori!

Sono tornata dopo un paio di mesi. Mesi in cui ho dovuto affrontare grandi ostacoli e cercare di tenere insieme le redini di tutto. Mesi in cui ho dovuto mettere in stand-by (non del tutto però) la mia più grande passione: la lettura. Questo è il motivo per cui mi sono trovata costretta ad interrompere blog e pagine social di Lettrice Per Passione.

Ma ora sono qui!!

Riapro i battenti col botto, parlandovi di un thriller che mi ha molto colpito e che mi è piaciuto un sacco! Il thriller in questione è: “Addicted” di Paolo Roversi edito SEM.

Il tema principale del romanzo è l’addiction, l’ossessione maniacale; il libro, infatti, racconta la storia di un gruppo formato da sette persone, ognuna con la propria ossessione, prese in cura da una psichiatra londinese, Rebecca Stark. Questi personaggi intraprenderanno un percorso di cura all’interno di una villa lussuosa nel sud Italia. Non tutto, però andrà come previsto… o forse sì?

Come ho scritto sopra, Addicted è un thriller che mi è piaciuto molto. Credo che Roversi sia riuscito ad inserire in armonia tutti gli elementi caratterizzanti il genere. Sono, infatti, presenti i misteri, i segreti, i colpi di scena; insomma, tutti quei tratti che fanno provare quel brivido alla schiena che piace tanto agli appassionati del genere in questione. Inoltre, un altro aspetto che ho apprezzato molto è stato la presenza di una buona dose di “scervellamento” che mi ha reso partecipe all’azione e curiosa di conoscere la verità dietro uno o l’altro atteggiamento.

Roversi, con una scrittura spiccia, ma di effetto, riesce a catturare ed ammaliare il lettore, che seguirà le vicende dei personaggi con una curiosità crescente.

Consiglio senza dubbio questo bel thriller, che merita di essere letto!!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Addicted

EDITORE: SEM

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2019

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

AUTORE: Paolo Roversi

GENERE: Thriller psicologico

FORMATO: Cartaceo (192 pag.)

VOTO: 4/5

Rebecca Stark è una brillante psichiatra londinese che ha messo a punto un innovativo sistema per guarire la gente dalle proprie ossessioni. Il metodo Stark è così efficace che un magnate russo, Grigory Ivanov, decide di affidarle la conduzione della Sunrise, la prima di una serie di cliniche all’avanguardia, disseminate in tutto il pianeta, che aiuteranno le persone ad affrancarsi dalle loro peggiori addiction. Viene così lanciata una campagna pubblicitaria a livello mondiale. Il primo centro apre in Italia, in Puglia, all’interno di un’antica masseria ristrutturata, circondata da campi e ulivi. Un posto perfetto per accogliere i pazienti che, come parte integrante della cura, dovranno lavorare, cucinare e dedicarsi alle pulizie. Vivranno, insomma, come una piccola comunità isolata. Fra le centinaia di richieste che arrivano vengono selezionati sette candidati da diversi Paesi: Lena Weber, ossessionata dalla perfezione fisica; Jian Chow, web designer e hacker voyeur; Rosa Bernasconi, una ragazza tecno dipendente; Claudio Carrara, giocatore d’azzardo compulsivo; Julie Arnaud, manager ninfomane; Tim Parker, trader cocainomane; e, infine, Jessica De Groot, autolesionista. All’inizio della terapia tutto sembra girare nel migliore dei modi ma, ben presto, alcuni pazienti scompaiono misteriosamente. Complice una pioggia torrenziale che tiene segregati gli ospiti, impedendogli la fuga e ogni contatto con l’esterno, comincia da quel momento un macabro gioco al massacro.

Addicted

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Un amore oltre le ingiustizie: Se la strada potesse parlare di J. Baldwin

Buonasera cari lettori e lettrici per passione, eccomi tornata, dopo aver avuto qualche incidente di percorso (dente del giudizio dolorante compreso), per parlarvi di un libro da cui è stato tratto il film omonimo.

Sto parlando di “Se la strada potesse parlare” di James Baldwin edito Fandango Editore.

Baldwin in questo romanzo racconta la storia di due ragazzi di colore: Tish e Fonny. Tish, una ragazzina cresciuta in una famiglia povera di ricchezze ma ricca di affetti, conosce Fonny (che invece vive una situazione familiare molto particolare) fin dai tempi della scuola elementare. Questi ragazzi iniziano a frequentarsi come amici, per poi arrivare a scoprire che quello che provano reciprocamente, è qualcosa di più. Tish il passaggio da ragazzina a donna lo affronta insieme a Fonny, ed è sempre insieme a lui che vive quei momenti magici tipici di una storia d’amore forte e passionale. Procede tutto a gonfie vele fin quando Fonny viene arrestato da un poliziotto bianco. Questo episodio sconvolgerà tutti gli equilibri e farà emergere una società che non accetta, ieri come oggi, le diversità.

Il Signore non ha forse liberato Daniele? E perché allora non ogni uomo?

La canzone è vecchia, la domanda è ancora senza risposta.

J. Baldwin, Se la strada potesse parlare, pag. 112

Baldwin, prima che raccontare la storia d’amore tribolata di questi due ragazzi, vuole darci uno spaccato reale della società americana degli anni Settanta. Una società che appare è satura di tanti pregiudizi dettati principalmente dall’essere “nero”. Ebbene sì, le persone di colore in quel periodo venivano sfruttate, derise e anche condannate, come racconta la storia, senza un motivo concreto, soltanto perché chi nasceva con la pelle bianca si sentiva in diritto (e anche in dovere) di sopraffare chi aveva il colore di pelle più scuro.

Ho detto in dovere perché dal libro si evince come questa condizione ormai era riconosciuta da tutti come un qualcosa che sovrasta persino il sistema giudiziario della “legge è uguale per tutti”.

Io, personalmente, paragono Se la strada potesse parlare ad una fotografia dell’America. L’autore, infatti, oltre a far comprendere con estrema chiarezza i meccanismi di una società divisa, riesce a descrivere con grande abilità i paesaggi, i luoghi e gli stati d’animo che racconta. Il linguaggio usato è crudo, popolare, che mostra tanta sofferenza ma anche una forte voglia di riscatto per tutte le ingiustizie subite.

Credo sia un romanzo alquanto attuale e che mi ha dato conferma di quello che credo fermamente; che la storia, cioè, è un insieme di corsi e di ricorsi. Dopo più di quarant’anni dalla scrittura di questo capolavoro (perché si, ora che ve ne ho parlato posso dirlo!) ci troviamo a rivivere le stesse situazioni di pregiudizio, di paura e di ingiustizia nei confronti di persone che hanno come unica colpa il provenire da un determinato Paese piuttosto che un altro. Su questo discorso non mi voglio però dilungare oltre perché ci sarebbe tanto da dire e molti aspetti da prendere in considerazione.

Posso, invece, dirvi con assoluta certezza, che è un libro che deve essere letto, perché conoscere è fondamentale affinché certe cose non succedano più.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Se la strada potesse parlare

AUTORE: James Baldwin

EDITORE: Fandango Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

PREZZO DI COPERTINA: € 18,50

TITOLO ORIGINALE: If Beale Street could talk

TRADUZIONE: Marina Valente

GENERE: Narrativa Straniera

FORMATO: Cartaceo (pag. 205)

In Se la strada potesse parlare James Baldwin ci racconta una struggente storia d’amore in un mondo fatto di dolore e ingiustizia. Attraverso gli occhi di Tish, una diciannovenne bella e innamorata, conosciamo Fonny, il giovane scultore da cui aspetta un figlio. I due sono cresciuti insieme, nello stesso quartiere, insieme hanno giocato, si sono rincorsi, hanno fatto l’amore ridendo e riso facendo l’amore. Il racconto mescola romanticismo e tristezza. Tish e Fonny avevano programmato di sposarsi ma Fonny viene accusato ingiustamente di aver stuprato una donna portoricana. Unico nero in un confronto all’americana, viene riconosciuto colpevole e incarcerato. Fonny è innocente eppure spetta a lui e alla sua famiglia dimostrare – “e pagare per dimostrare” – la sua innocenza. Tish tenta con ogni mezzo di sostenere l’uomo che ama mentre la gravidanza diventa sempre più visibile. Come il blues – dolce, malinconico e pieno di verità – questo capolavoro letterario ci colpisce, prima di tutto, emotivamente. Ci sono la rabbia e il dolore, ma sopra ogni altro sentimento a dominare è l’amore – l’amore potente di una donna per il suo uomo e l’amore avvolgente di una famiglia disposta a tutto, fino all’estremo sacrificio. La forza della narrazione di Baldwin e la schiettezza nel racconto delle situazioni e dei personaggi fanno di questo romanzo un vero e proprio classico del Novecento.

https://www.fandangoeditore.it/shop/marchi-editoriali/fandango-libri-2/se-la-strada-potesse-parlare/



Categorie
narrativa italiana Recensioni

Madri a perdere? No, Madri a rendere!

Buonasera lettori e lettrici per passione, la mia attività di bookblogger per caso sembra stare tornando nella norma. La verità è che scrivere e raccontarvi di libri mi fa stare bene, e vedere, allo stesso tempo, che voi apprezzate mi aiuta ancora di più! Ma bando alle ciance e parliamo di quello che accomuna tutti noi: i libri.

In particolare, oggi vi parlo di Madri a rendere di Beatrice Tauro edito Cinquemarzo Edizioni.

Madri a rendere racconta la storia d quattro donne (Elena, Anna, Cecilia e Francesca) che, amiche inseparabili e coinquiline ai tempi dell’università, si sono poi allontanate, prendendo ognuna la propria strada, in seguito ad un qualcosa avvenuto tra loro.

Elena, la più energica del gruppo, decide di organizzare un weekend, invitando le sue ex amiche. Anna, Cecilia e Francesca non hanno idea di quello che Elena vuole chiedere loro, ma soprattutto quello che ancora non sanno è che quest’invito cambierà per sempre le loro vite.

I personaggi. Elena ha sempre avuto una personalità ribelle ed estroversa. E’ sempre stata determinata nel perseguire i propri obiettivi assumendo anche un atteggiamento egoistico pur di raggiungerli. Anna rappresenta la parte più ragionevole del gruppo, psicologa per mestiere, è portata a riflettere sulle conseguenze delle azioni, motivo per cui non è ancora riuscita a trovare l’uomo che risponda ai suoi ideali. Cecilia è una mamma con una vita affettiva un po’ complicata dove l’unica certezza è l’amore per i figli. Francesca, infine, è un avvocato affermato e conduce una vita perfetta, caratterizzata da lusso e ricchezza; una vita che però comincia ad avere qualche crepa…

Il tema trattato. Chi leggerà il libro potrà capire cosa lega queste quattro amiche con la bellezza e la magia della maternità. Ebbene sì, perché è proprio questo il tema che viene affrontato in Madri a rendere. Il diventare mamma qui viene visto in un’accezione meno “convenzionale” ma comunque valida. Le quattro donne, infatti, si troveranno a condividere questo traguardo, questo dono che cambia la vita di una donna. Come? Tocca a voi scoprirlo!

E’ interessante riflettere sulle caratteristiche di questi quattro personaggi; ciascuno di essi infatti rappresenta uno degli aspetti che entra in gioco in un qualunque discorso etico.

Anna rappresenta la psicologia, quindi quello che un determinato avvenimento può comportare nello sviluppo dell’individuo. Francesca rappresenta la legge, quindi quello che è giusto o sbagliato secondo il vivere civile. Cecilia rappresenta i soggetti coinvolti, in questo caso le mamme, coloro, cioè, che vivono la situazione in prima persona. Elena, infine, colei che pone la questione.

L’autrice, secondo il mio parere (e secondo quello che il libro mi ha trasmesso), attraverso la personificazione di questi filoni di pensiero così diversi, vuole evidenziare come la loro collaborazione (ognuno nel proprio campo) possa portare a grandi e positivi risultati.

Concludo dicendo che Madri a rendere è un libro molto piacevole, si legge in poco tempo, ed è scrigno di un potente messaggio.

Scheda e descrizione.

TITOLO: Madri a rendere

EDITORE: Cinquemarzo Edizioni

FORMATO: Cartaceo (106 pagine)

AUTORE: Beatrice Tauro

GENERE: Narrativa Italiana

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

Anna, Cecilia, Francesca ed Elena. Quattro amiche ai tempi dell’università che si sono perse di vista e che si ritrovano dopo oltre dieci anni di lontananza per trascorrere insieme un fine settimana all’insegna dei ricordi, dei rimpianti e dei rancori. Nel corso del fine settimana che le vede di nuovo tutte insieme, le quattro donne si raccontano, confrontando i reciproci vissuti, la diversa quotidianità che le contraddistingue. In un crescendo di condivisione che supera l’iniziale diffidenza, le quattro donne si renderanno protagoniste di scelte di vita davvero rivoluzionarie per le loro esistenze, su un percorso trasgressivo e profondamente umanitario insieme, lanciando una sfida a viso aperto alle convenzioni e agli stereotipi della società tradizionale, valorizzando un concetto di famiglia che può assumere anche delle accezioni insolite e talvolta bizzarre.

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Il complicato (quanto magico) legame tra madre e figlia… in Andiamo a vedere il giorno

Buonasera cari lettori e lettrici per passione, torno a farmi sentire (anche se sarebbe più appropriato dire “farmi leggere”), dopo un bel po’ di tempo.

Nella mia vita, in quest’ultimo mese, sono successe una serie di cose che mi hanno portato a prendere una pausa perché dovevo un attimo ricomporre (o almeno ci sto provando) i vari pezzi della mia vita.

Ma ora sono qui e non voglio tediarvi con i miei problemi e ho voglia soltanto di pensare a cose belle e parlarvene.

Bella è stata infatti la lettura di “Andiamo a vedere il giorno” di Sara Rattaro edito Sperling & Kupfer. Ed è di questo libro che vi parlerò oggi.

Andiamo a vedere il giorno è il seguito di “Non volare via”, un romanzo, che mi è capitato di dire spesso, mi ha toccato nel profondo e lo porto sempre dentro di me. In questo “secondo episodio” Sara Rattaro racconta la storia di Alice, diventata ormai una giovane donna, sposata da due anni con Andrea e che frequenta l’università; ed è proprio in questo contesto accademico che incontra Robert, enigmatico professore di statistica, che entrerà nella sua vita con la forza di un uragano mettendo tutto quanto in discussione.

Alice, accompagnata dalla madre Sandra, con la quale ha sempre avuto un rapporto particolare, con qualche incomprensione dovuta a cose non dette, intraprenderà un viaggio sia fisico, ma soprattutto interiore, che metterà finalmente un punto alle tante questioni rimaste sospese e che porterà alla scoperta di una nuova figlia ma anche di una nuova madre.

Puoi girare il mondo, accedere a qualsiasi mezzo di trasporto, stringere mani di ogni colore, ma l’unico viaggio che conta davvero sarà quello che farai con te stesso.

S. Rattaro, Andiamo a vedere il giorno, pag. 126.

Sara Rattaro, come sempre, è riuscita a toccare le corde giuste. La storia che racconta è piena di sentimenti. Sentimenti che vanno dall’amore incondizionato, come può esserlo tra genitore e figlio, alla rabbia e delusione. Quello che, però, mi ha più colpito è stata la forte passione che si evince nella lettura. Quella passione indomabile, mi spingo a dire anche viscerale che spesso predomina su tutto; ma è anche quella passione che genera inadeguatezza, insicurezza. Lo scontro, infatti, tra il cuore e la mente, tra l’irrazionale e il razionale, tra ciò che è giusto per gli altri e ciò che è giusto per se stessi, si percepisce in maniera forte, e il malessere generato da questa situazione è inevitabile.

In fondo, cosa è giusto far prevalere, l’istinto o la ragione? Chi può dirlo! (forse è più facile risolvere il dilemma “se è nato prima l’uovo o la gallina”).

Quindi, mi sembra superfluo dire che la Rattaro ha una scrittura travolgente, che riesce a fare immedesimare il lettore nel racconto talmente tanto da fargli provare le stesse emozioni e sensazioni dei vari personaggi (o perlomeno è stato così per me).

Si può leggere autonomamente o si deve prima leggere Non volare via?

Ni, e vi spiego il perchè.

Io ho interpretato Andiamo a vedere il giorno come un lavoro necessario, nel senso che viene raccontata una storia che fa da conclusione, in cui vengono spiegate molte cose rimaste irrisolte nel primo libro; l’ho visto, insomma, come quell’elemento essenziale per chiudere il cerchio.

Però, l’autrice ha pensato bene di risolvere questo problema inserendo nella narrazione dei pezzi che raccontano gli avvenimenti fondamentali della storia precedente. Quindi, penso che si può benissimo leggere da solo, ma se volete buttarvi a capofitto in questa famiglia un po’ complessa e con qualche crepa qua e là, allora dovete assolutamente leggere anche Non volare via.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Andiamo a vedere il giorno

EDITORE: Sperling & Kupfer

FORMATO: Carteceo

PREZZO DI COPERTINA: € 16,90

AUTORE: Sara Rattaro

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 196

Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c’è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l’amore conta, solo l’amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

Categorie
narrativa italiana Recensioni

L’angelo di Monaco di Fabiano Massimi

Ciao lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un romanzo che entra a pieno titolo tra i libri più belli che abbia letto finora.

Si tratta di “L’angelo di Monaco” di Fabiano Massimi edito Longanesi.

Racconta la storia di Angela Raubal, detta Geli, attraverso la sua morte. la ragazza, infatti, viene trovata suicida nella sua camera da letto. Geli Raubal, però, non è una donna come tutte le altre; lei è la nipote prediletta di Adolf Hitler è la casa in cui ha perso la vita è la sua abitazione di Monaco. A fare le indagini, ma soprattutto a constatare il suicidio, vengono chiamati gli ispettori Sauer e Forster. Ma è stata Geli a togliersi la vita? Sauer e Forster si troveranno a divincolarsi in un pericoloso campo minato. Riusciranno a venire a capo di questa intricata matassa?

La realtà è un posto terribile in cui vivere. Preferisco restarci il meno possibile.

Massimi in L’angelo di Monaco partendo da un evento realmente accaduto (la morte di Angela Raubal), coinvolgendo personaggi veramente esistiti, crea una serie di vicende, dialoghi ed incontri che hanno lo scopo di smuovere le coscienze, di spingere il lettore a comprendere cos’era il nazismo “dietro le mura domestiche”.

Geli viene così conosciuta attraverso le storie degli altri personaggi. Si scopre una ragazza poco più che ventenne piena di grandi sogni, speranze, desideri come possono esserlo quelli alla sua età. Geli non passa mai inosservata, sia per la sua singolare bellezza, ma anche e soprattutto per il suo saper comportarsi mai fuori luogo.

Io credo che questo romanzo sia magnificamente ma al tempo stesso tristemente realistico e non solo perché narra un fatto di cronaca veramente successo, ma anche perché nella vita vera non tutto va come vorremmo, alle volte si trionfa, alle volte si fallisce. Inoltre, se è vero che l’apparenza inganna, L’angelo di Monaco nell’esempio; in questo romanzo nulla è dato per certo, nulla è lasciato al caso e tutto è il contrario di tutto. Anche il più piccolo ed insignificante dettaglio, quindi, è messo per uno scopo, fino alle ultime pagine verrà messo tutto in discussione. Appena si crederà di avere capito chi sia “il colpevole”, tutto verrà smontato in una manciata di mosse.

Quello che, però, fa de L’angelo di Monaco IL romanzo è quello che trascende la storia stessa. Dello scritto di Fabiano Massimo, infatti, mi ha colpito il significato che rimane; il messaggio che arriva al lettore.

Certe verità non possono essere trattenute per sempre, e quando viene il momento, quando trovano la spinta e la direzione fatale, rompono gli argini di ogni logica e prudenza.

Lo scopo de L’angelo di Monaco credo sia quello di rivendicare, di dare un minimo di giustizia ad una giovane vita interrotta. Non sappiamo se l’epilogo del libro corrisponda alla verità dei fatti; una cosa, però, è certa: Massimi ha voluto omaggiare la figura di Angela Raubal mostrandole rispetto ed interesse attraverso le proprie parole.

In fondo, qual è il compito di uno scrittore nel creare un romanzo se non quello di “raccontare una bugia per far emergere la verità“?

Leggete L’angelo di Monaco, credetemi, vi arricchirà.

VOTO: 5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’angelo di Monaco

AUTORE: Fabiano Massimi

EDITORE: Longanesi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

GENERE: Thriller/ Giallo storico

PAGINE: 496 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00


Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio.
Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l’appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è «zio Alf», noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le file dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti. Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un’intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell’appartamento del tutore.
Sauer si trova da subito a indagare, stretto tra chi gli ordina di chiudere l’istruttoria entro poche ore e chi invece gli intima di andare a fondo del caso e scoprire la verità, qualsiasi essa sia. Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer, il quale decide di approfondire. Le verità che scoprirà, così oscure da far vacillare ogni sua certezza professionale e personale, lo spingeranno a decisioni dal cui esito potrebbe dipendere il futuro stesso della democrazia in Germania…
Sullo sfondo di una Repubblica di Weimar moribonda, in cui si avvertono tutti i presagi della tragedia nazista, L’angelo di Monaco è un thriller in miracoloso equilibrio tra inoppugnabile realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal.

https://www.illibraio.it/libri/fabiano-massimi-langelo-di-monaco-9788830454002

Categorie
Recensioni

Social Dating: boom o boomerang? di Chiara Abbate

Ciao a tutti, oggi vi parlo di un argomento sempre più attuale è preponderante: il mondo delle relazioni digitali attraverso i social dating. Lo faccio recensendo l’ultimo saggio che ho letto: “Social dating: boom o boomerang? come avvicinarsi a nuove relazioni senza allontanarsi dalla realtà.” di Chiara Abbate edito La Rondine.

Cosa tratta?

L’autrice, col suo saggio vuole analizzare il fenomeno sempre più diffuso delle conoscenze, e potenziali relazioni future, nate attraverso l’utilizzo dei cosiddetti social dating, ovvero quelle applicazioni che hanno lo scopo di mettere in contatto le persone al fine di conoscersi, piacersi, e creare una relazione (nel senso ampio del termine) nella vita reale.

Chiara Abbate offre una ricerca accurata e dettagliata delle principali App di incontri, spiegandone le modalità e le finalità di utilizzo, ma anche il target che comprende. Passa in rassegna le applicazioni gratuite, più fruibili ma anche più rischiose di trovare il classico “bidone”; quelle a pagamento meno fruibili ma più sicure, ed ancora quelle utilizzate dai giovanissimi (i ventenni) e quelle frequentati da gente più matura (quarantenni e oltre).

Dopodiché, passa ad esaminare il social date; isola ed analizza tutto il “ciclo di vita” del conoscersi virtualmente: dal primo like (o Swype per alcuni social) alle telefonate in cui si conosce il modo di parlare dell’altra persona, al vero e proprio incontro faccia a faccia. L’autrice non manca, inoltre, di avvertire il lettore sui pericoli o sulle situazioni poco piacevoli che si possono incontrare in questo variegato universo virtuale.

Chiara Abbate esamina l’argomento in maniera naturale e non artificialmente costruita. Nelle sue 130 pagine, non cade mai nel banale e noioso. Riesce, infatti, a mantenere alta la curiosità del lettore. Come? Raccontando storie, facendo esempi, inserendosi nel discorso con le proprie esperienze ed i propri gusti, ma anche, dulcis in fundo, mettendo qua e là alcune citazioni prese in prestito alla letteratura.

Concludo dicendo che Social dating: boom o boomerang? è un saggio che credo sia adatto a tutti: sicuramente offre molto materiale che permette a chiunque voglia approfondire questo argomento, di rifletterci su; ma diventa anche un’ottima guida per tutti coloro che abbiano voglia di provare a trovare la loro anima gemella nel misterioso, ma affascinante mondo virtuale.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Social dating: boom o boomerang?

AUTORE: Chiara Abbate

EDITORE: La Rondine Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2019

GENERE: Saggistica

PAGINE: 130 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 9,90

http://www.edizionilarondine.it/prodotti.php?id=941

Categorie
Senza categoria

Eve Ensler e la sua lotta per le donne

Eve Ensler è una drammaturga statunitense nata a New York nel 1953. Trascorre un’infanzia molto dolorosa caratterizzata dalle violenze sessuali del padre e l’omertà della madre.

Questo suo trascorso traumatico è al centro della sua autobiografia “Chiedimi scusa” pubblicato in Italia da Il Saggiatore. In questo libro la Ensler si scrive quelle scuse che il padre non le ha mai detto. È, quindi, un testo epistolare scritto in prima persona; dentro troviamo lo sfogo di tutta quella rabbia che l’ha accompagnata nel suo percorso di vita.

Nel leggere Chiedimi scusa non ho trovato odio, ma forse qualcosa di più forte: un sentimento sordo e gelido che non sconfina, appunto, nell’odio che lacera chi lo prova; no la Ensler non vuole più soffrire, quindi rimanda al padre quella sorta di indifferenza che serve a condannare.

Questa esperienza di stupro e di violenza porta però l’autrice a schierarsi dalla parte delle donne tradite, maltrattate, umiliate da mariti, fratelli, padri e per motivi assurdi, di genere, politica e religione.

Nasce, per questo motivo, “I monologhi della vagina” (pubblicato in Italia sempre da Il Saggiatore). Si tratta di un testo teatrale che, attraverso le storie di centinaia di donne intervistate, indaga e denuncia i soprusi subiti da queste ultime, ma anche ne proclama i diritti. L’autrice raccoglie tutte queste testimonianze e le raggruppa per tematiche. Ci troviamo a ridere, infatti, con la vecchietta che scopre il piacere sessuale in tarda età, ci commoviamo con chi ha deciso di non provarlo più, ci indigniamo ed arrabbiamo leggendo la storia di una donna di “conforto“. I monologhi della vagina è un testo potente, diretto, molto doloroso ma necessario, che tutti dovrebbero leggere, uomini compresi, perché è giusto che anche questi ultimi facciano sentire la loro voce a difesa delle migliaia di donne abusate quotidianamente.

Da questo lavoro nasce e prende forma il V-day, un movimento culturale avviato il 14 febbraio 1998 “con una rappresentazione di beneficenza dei Monologhi della Vagina all’Hammerstein Ballroom di New York che vede esauriti tutti i 2500 posti del teatro, raccogliendo 250mila dollari per i gruppi locali antiviolenza.

Il V-day, attraverso spettacoli, rappresentazioni e manifestazioni funge da amplificatore per le voci di tutte quelle donne e bambine abusate, umiliate, violentate e mutilate, affinché tutto questo orrore cessi di esistere. Tra le tante cose, il V-day raccoglie fondi per la costruzione di scuole, orfanotrofi, ospedali e centri di accoglienza.

Io credo che Eve Ensler sia l’esempio vivente di come l’animo umano possa aiutare e non ledere, costruire e non distruggere. Ha raccolto il suo dramma per dar voce e riscattare donne violate come, o peggio di, lei.

Se è vero che dal letame può nascere un fiore, in lei è nato.

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Layla di Massimo Piccolo

Cari lettori e lettrici per passione, oggi torno per parlarvi di un libro che ho iniziato a leggere con un po’ timore e l’ho finito con tanto amore.

Il romanzo in questione è “Layla” di Massimo Piccolo edito Cuzzolin Editore.

La trama della storia è tutta da scoprire pagina dopo pagina. Cosa che conferisce quell’alone di mistero che suscita non poca curiosità. Io comunque ve la spiego per sommi capi, giusto per farvi capire meglio il mio parere riguardante il libro in questione.

Layla è una ragazzina diciassettenne trasferitasi, insieme al padre, a Napoli. Layla è molto timida, misteriosa, introversa e facile preda di crisi d’ansia, motivo per cui a volte ricorre alla medicina per essere aiutata. Trovandosi sola in una città nuova, non ha nessun amico, finché non lega con Sara, la sua nuova compagna di banco che la inserisce nella sua comitiva di amici in cui c’è Gabriel (fidanzato di Sara) e Tommaso detto Pisto (migliore amico e compagno di avventure di Gabriel).

In questo trasferimento a Napoli entra in scena pure Anna, una donna che aiuta il padre di Layla, il notaio D’Ambrosio, nella gestione della casa e nel rapporto con la figlia. Infine assistiamo, in una storia apparentemente parallela alle vicende della Sposa Vergine, una donna avvolta nel mistero che si occupa di magia e pratiche esoteriche.

Le vite di tutti questi personaggi verranno catapultate in una serie di avvenimenti al limite del reale, in un crescendo di tensione e mistero.

Ho conosciuto Piccolo e la sua scrittura con Estelle ed anche se la tematica, stavolta, è totalmente diversa, la sua grande potenza comunicativa rimane immutata. Nell’accettare la proposta di recensire questo suo nuovo libro, mi sono fatta guidare da questo.

Chi mi segue su Instagram, sa bene che Layla non rientrava pienamente nei miei gusti letterari e ad essere sincera ho iniziato la lettura con non pochi dubbi e perplessità, oltre che con una nota di scetticismo.

Il tema principale è l’esoterismo, affrontato in maniera ottima ed esaustiva, in quanto attraverso i personaggi viene avvalorato da una parte e confutato dall’altra. Mi spiego meglio. Mentre se da un lato l’esoterismo viene visto come realtà possibile con storie e leggende a dimostrazione di ciò, dall’altro si cerca di spiegarlo attraverso argomentazioni scientifiche.

Curious fact: lo sapevi che Napoli è tra i cinque siti esoterici più importanti al mondo?

Piccolo è molto attento nella descrizione geografica di Napoli. Sono infatti citate spesso strade, vicoli e chiese antiche proprio per dare valore alla tesi che è sempre presente in Layla.

I personaggi principali, oltre alla ragazzina diciassettenne, a mio parere, sono utilizzati dall’autore per dar voce a diversi punti di vista. Ciascuno di loro, infatti, con propri vissuti e pensieri, da un significato diverso alla situazione che gli si presenta davanti. Nessuno però si immagina (me compresa!) quello che sarà l’epilogo di tutta la storia. Layla, Sara, Tommaso e Pisto, infatti, vedono confluire le loro vite in un finale del tutto inaspettato, sconvolgente ed inevitabile che metterà tutto in discussione, persino le opinioni più ferme e consolidate.

Layla di Massimo Piccolo è un romanzo che inquieta, sorprende e coinvolge a tal punto da non riuscire a capire cosa è reale da cosa non lo è. Assolutamente consigliato!

Voto: 4,5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Layla

AUTORE: Massimo Piccolo

EDITORE: Cuzzolin Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 392 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 14,90

In una Napoli vera e contemporanea (lontana dal folclore o dal racconto di Gomorra), nel normale scorrere delle giornate di cinque ragazzi, tra passioni, desideri e i naturali intoppi del diventare adulti, si insinua una realtà fatta di misteri e accadimenti inspiegabili e spaventosi. Chi è Layla e quali segreti nasconde? E chi si cela dietro il personaggio de la sposa, una sacerdotessa amorevole che ha saputo decifrare i mille indizi che la città conserva (ora in una cappella chiusa del Duomo, ora in un dipinto, ora nelle fattezze di una Madonna col Melograno) o una spietata dispensatrice di morte? E Gabriel, mente brillante e razionale immune anche al più piccolo tentennamento, che già a cinque anni ai cartoni animati preferiva i programmi di Piero e Alberto Angela (e socio del Cicap a dodici), riuscirà a interrompere quanto di drammatico e incomprensibilesembra destinato a succedere?

Categorie
Recensioni

L’ultima vedova di Karin Slaughter

Salve a tutti lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un thriller pieno zeppo di adrenalina.

Il romanzo in questione è “L’ultima vedova” di Karin Slaughter edito Harper Collins.

L’ultima vedova racconta l’ultima avventura investigativa di Will Trent, in cui è coinvolto personalmente egli stesso assieme alla fidanzata, il medico Sara Linton. I due protagonisti si trovano coinvolti nella preparazione di un vero e proprio attentato terroristico, in cui dovranno morire migliaia di persone; sarà compito loro, dunque, riuscire a bloccare la strage e salvare le loro stesse vite.

Curious fact: Will Trent e Sara Linton sono due personaggi creati separatamente dall’autrice ed in “L’ultima vedova” vengono messi insieme in un’unica storia.

Inizio col dire che è, senz’altro, un thriller molto forte, uno di quelli che fa male, sia nella descrizione di alcune scene crude e cruente, sia soprattutto per le tematiche affrontate. Non mi è venuto facile leggere di stragi, che avrebbero coinvolto migliaia di persone per motivi futili, restando indifferente. (Come del resto, non ci si può rimanere impassibili davanti un telegiornale, visto che purtroppo sono all’ordine del giorno ormai). Questo, tra l’altro, è uno dei tanti temi che fanno male: si parla anche di pedofilia, bambini sfruttati e privati della spensieratezza della loro infanzia. Posso quindi dire che se l’obiettivo di un thriller è disturbare, questo sicuramente si può definire tale.

In L’ultima vedova non mancano di certo i colpi di scena. Da come parte la vicenda, non è lontanamente immaginabile la piega che da lì a qualche pagina invece prenderà. Tutto si svolge con un ritmo sempre più incalzante e veloce. I picchi di adrenalina sono garantiti. Vi troverete a leggere alcuni capitoli col fiato sospeso e solo dopo averli finiti vi accorgerete che per tutto il tempo non avete respirato.

Non erano stati feriti abbastanza dalla vita da capire che era preziosa.

Se proprio vogliamo andare a cercare l’ago nel pagliaio potrei dire che l’unica cosa che talvolta mi frenava era la presenza di capitoli un po’ lunghetti che, a me personalmente, fanno allentare leggermente la presa.

Per quanto riguarda i personaggi, trovo che la Slaughter abbia una grande abilità nel far emergere il tormento interiore dei personaggi, che spesso, come nella vita vera, non si comportano come ci si aspetta in quella determinata situazione, ma mossi dalle proprie paure e tensioni.

Concludo dicendo che, L’ultima vedova è un ottimo thriller in cui sono presenti tutti quegli elementi che tanto piacciono agli amanti del genere. Assolutamente consigliato!

VOTO: 4,5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’ultima vedova

Titolo originale: The last widow

AUTORE: Karin Slaughter

Traduzione italiana a cura di Adria Tissoni

GENERE: Thriller

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

PAGINE: 504 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Un rapimento inspiegabile. 2019. In una calda notte d’estate, Michelle Spivey, ricercatrice del CDC di Atlanta, il più famoso istituto al mondo per la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, viene rapita nel parcheggio di un centro commerciale. Sembra sparita nel nulla, non ci sono indizi su chi l’abbia portata via o perché, e le autorità disperano di salvarla. Un attacco devastante. Un mese dopo, un tranquillo pomeriggio domenicale viene sconvolto dal boato di un’esplosione che scuote la terra, seguita da altre a pochi secondi di distanza. Un attentato terroristico ha devastato uno dei principali quartieri di Atlanta, sede della Emory University, di due importanti ospedali, del quartier generale dell’FBI e dello stesso CDC. Un nemico subdolo e diabolico. La dottoressa Sara Linton e il suo compagno Will Trent, investigatore del Georgia Bureau of Investigation, si precipitano sul posto e si ritrovano al centro di una cospirazione mortale che minaccia di distruggere migliaia di vite. Ma il loro istinto li tradisce… E quando anche Sara viene rapita, Will segue le sue tracce in incognito fino a un covo segreto sui monti Appalachi, mettendo a rischio la propria vita per salvare la donna che ama e sventare un massacro dalle proporzioni sconvolgenti. Karin Slaughter, autrice bestseller in tutto il mondo, riunisce i suoi protagonisti più amati, Will Trent e Sara Linton, in un affilato e tesissimo thriller a orologeria, pieno colpi di scena, segreti angoscianti e situazioni scioccanti, impossibili da prevedere prima che sia troppo tardi.

https://www.harpercollins.it/9788869055317/lultima-vedova

Categorie
Recensioni

Avviso di burrasca di Maria Adolfsson

Salve a tutti! Oggi vi parlo dell’ultimo thriller che ho letto: “Avviso di burrasca” di Maria Adolfsson edito SEM.

Ci troviamo a Noorö, un’isola immaginaria dell’arcipelago doggerlandese, nel periodo natalizio. L’ispettrice Karen Eiken Hornby si trova ad indagare su una morte sospetta; un pensionato viene, infatti, trovato morto dalla sorella in un dirupo. Quello che inizialmente si pensa essere un tragico incidente, si rivela invece un efferato omicidio. Ma chi potrebbe mai avercela con un vecchietto, ex professore universitario? E soprattutto perché? Indagando su questo caso la Hornby scoprirà che sono coinvolte persone molto vicine a lei. Come si comporterà di fronte a questa nuova pista?

Questo romanzo è un thriller che sicuramente contiene tutti quegli elementi che devono essere presenti in questo genere narrativo. Ritmo incalzante (soprattutto alla fine!), colpi di scena, finale inaspettato. Manca però a mio avviso quell’elemento in più che riesce ad amalgamare il tutto. C’è tutto quello che in un thriller ci dovrebbe essere; tutti gli elementi, se presi singolarmente suonano alla perfezione, ma che, a parer mio, nella visione di insieme non contribuiscono a dare il giusto risalto ad un thriller poliziesco che potrebbe essere ottimo.

Ma andiamo con ordine.

In Avviso di burrasca il ritmo della narrazione, man mano diventa sempre più veloce. Parte in maniera lenta, ma accattivante, e diventa via via più incalzante fino ad arrivare all’ultima parte in cui sono stata proprio col fiato sospeso. Mi collego quindi al finale. È sicuramente un finale del tutto inaspettato, sia per quanto riguarda l’evolversi della vicenda, ma soprattutto per quanto riguarda le sorti della protagonista.

Non mancano certo i colpi di scena; questi sono presenti fin dai primi capitoli. L’aspetto che ho apprezzato di più è stato l’intreccio, il mescolarsi quindi, della vicenda narrata con la storia personale della protagonista; questo ha sicuramente contributo a cambiare le carte in tavola, capovolgendo quelle situazioni che, altrimenti, prenderebbero un altro corso.

Andiamo al tasto, per me, dolente! La mancata coesione. Come dicevo sopra, Avviso di burrasca, è un thriller in cui sono presenti (e sviluppati anche abbastanza bene) tutti gli elementi che caratterizzano il genere. Quello che manca però, secondo me, è l’armonia nel complesso; cioè quella musicalità che amalgama il tutto rendendolo perfetto. È, questo, il motivo per cui non do le cinque stelline.

Nell’insieme, comunque, è un romanzo molto valido e che sicuramente merita di essere letto ed apprezzato.

VOTO: 4-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Avviso di burrasca

Titolo originale: Stormwarning

AUTORE: Maria Adolfsson

Traduzione italiana a cura di Stefania Forlani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Thriller/ poliziesco

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Doggerland, arcipelago immaginario nel Mare del Nord. Gertrud Stuub, un’anziana donna, cammina a passo svelto attraverso i boschi. È inquieta, alla messa natalizia non ha incontrato il fratello Fredrik, nonostante avessero appuntamento lì. Quando vede il cane di suo fratello che abbaia, muovendo- si lungo il bordo di un dirupo, capisce che è successo qualcosa di grave. Quella stessa sera l’ispettrice Karen Eiken Hornby invita a cena gli amici e la madre con il suo fidanzato per festeggiare il Natale. Mangiano, bevono e cantano canzoni tradizionali. Karen, ancora in congedo per le ferite riportate durante la sua ultima indagine, è in preda a sentimenti contrastanti. È felice della compagnia, ma allo stesso tempo desidera un po’ di pace e solitudine. All’improvviso le squilla il telefono, è il capo del dipartimento investigativo criminale, Jounas Smeed. Un vecchio professore è stato trovato morto dalla sorella in una cava abbandonata. La polizia locale sospetta si tratti di un assassinio ed è corto di personale. Jounas chiede a Karen di occuparsi del caso nonostante il congedo. Lei accetta, felice di sfuggire a ulteriori festeggiamenti. Il mattino successivo, insieme al coroner Kneought Brodal, arriva alla stazione di polizia dell’isola di Noorö. Karen scoprirà degli oscuri intrecci che legano gli OP, una banda di motociclisti, ad alcuni suoi parenti stretti che vivono lì, apparentemente insospettabili e onesti cittadini che sembrano però sapere qualcosa sull’omicidio. Costretta a destreggiarsi in una delicatissima situazione che mina l’equilibrio tra il suo lavoro e la sua vita privata, Karen è chiamata a risolvere in fretta il mistero. A fare da sfondo a questo adrenalinico thriller di Maria Adolfsson, nuova stella del giallo scandinavo, un gelido inverno, mari tumultuosi e panorami mozzafiato.

https://www.semlibri.com/book/avviso-di-burrasca-maria-adolfsson/