Categorie
Recensioni

Una Famiglia Quasi Perfetta

TITOLO: Una famiglia quasi perfetta

AUTORE: Jane Shemilt/ Trad. ita. Daniela Di Falco

EDITORE: New Compton Editori

DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 Gennaio 2016

PAGINE: 320

VOTO: 3/5
img_3945

TRAMA: Jenny è un medico, sposata con un famoso neurochirurgo e madre di tre adolescenti. Ma quando la figlia quindicenne, Naomi, non fa ritorno a casa dopo scuola, la vita perfetta che Jenny credeva di essersi costruita va in pezzi. Le autorità lanciano l’allarme e parte una campagna nazionale per cercare la ragazza, ma senza successo: Naomi è scomparsa nel nulla e la famiglia è distrutta. I mesi passano e le ipotesi peggiori, rapimento, omicidio, diventano sempre più plausibili, ma in mancanza di indizi significativi l’attenzione sul caso si affievolisce. Jenny però non si arrende. A un anno dalla sparizione della figlia, sta ancora cercando la verità, anche se ogni rivelazione, ogni tassello sembra allontanarla dalle certezze che aveva. Presto capisce che le persone di cui si fidava nascondono terribili segreti, Naomi per prima. Seguendo le flebili tracce che la ragazza ha lasciato dietro di sé, Jenny si accorgerà che sua figlia è molto diversa dalla ragazza che pensava di aver cresciuto…

LA MIA OPINIONE: Ho comprato questo libro dopo aver sentito e letto molte acclamazioni. Veniva descritto come bestseller mondiale. Ho deciso così di leggerlo per assaporare il brivido e la suspance che caratterizzano un grande thriller.

Già dalle prime pagine il ritmo risulta abbastanza lento. Questo, secondo me, è dato dal fatto che si perde nella descrizione di dettagli di contorno, non rilevanti ai fini della narrazione. Questa lentezza determina lo scemare di quella suspance che si era potuta creare leggendo il romanzo. Un’altra cosa che, a mio parere, ha contribuito ad allentare il tutto è la suddivisione, all’interno dei vari capitoli, in prima e dopo, cioè in giorni prossimi alla scomparsa, e un anno dopo la scomparsa. Capisco che l’intento era quello di suscitare la curiosità nel lettore, ma quello che ho percepito io è stato un ulteriore rallentamento della narrazione, col risultato di perdere il filo del discorso e conseguente scomparsa di suspance e di quell’adrenalina che un “thriller” dà.

Devo ammettere però che dalla metà circa del libro, il ritmo diventa più incalzante. La lettura procede più velocemente. Anche il finale è inaspettato: costituisce un colpo di scena carino. Il problema è che in questa occasione, invece, non si lascia molto spazio all’epilogo. Mi spiego meglio. Ho avuto la sensazione che il finale e il colpo di scena siano stati buttati lì così velocemente da rischiare di perdere l’effetto shock.

ac488b65-bf93-4d40-b5dd-333f23fa5bb9

Veniamo alla parola thriller, come preannunciato dalla copertina stessa del libro. Io credo che sia un po’ fuorviante. Fa credere di andare a leggere un ottimo thriller, ma io le caratteristiche di questo genere non le ho trovate scorrendo e leggendo il romanzo. Io per thriller mi immagino qualcosa che faccia venire i brividi, che generi paura. Cose del tutto assenti in questo libro.

Condivido molto l’aspetto psicologico però. Gliene devo dare atto. E’ un romanzo molto introspettivo, molto sentito. Per questo io l’avvicino ad un genere più drammatico. E’ ben scritta e rappresentata la dinamica del rapporto genitori-figli, le incomprensioni, i segnali di allarme non compresi, le verità nascoste.

Concludo dicendo che, se questo romanzo fosse stato presentato come un genere drammatico o psicologico, allora la mia valutazione sarebbe stata sicuramente più alta. Esso, però, viene descritto come un thriller, allora mi sento di dare tre su cinque, proprio perché le mie aspettative sono state disattese.

Sempre Buone Letture, a presto!

Questa recensione la potete trovare anche su: http://www.betweenpages.it/una-famiglia-quasi-perfetta-jane-shemilt/

Categorie
Recensioni

Alla ricerca dell’isola perduta.

Leggere per sognare.

014c4690-0f19-4a8f-baaa-1ffb60d4bcb4

TITOLO: Alla ricerca dell’isola perduta

AUTORE: Stefano Giannotti

EDITORE: Altromondo Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 Dicembre 2016

PAGINE: 139

VOTO: 4/5

Il mio romanzo è un flusso di coscienza che il protagonista fa sulla propria vita in compagnia di personaggi del mondo che ama, quello della letteratura.

Stefano Giannotti

TRAMA: Da Marsiglia, città di mare, Andrea, in compagnia del capitano Achab, parte alla volta di un’isola perduta. Cosa c’è di strano? Sull’isola gli incontri si susseguono con personaggi di cui non si riesce a capire se siano usciti dalla letteratura o semplici omonimi ma con ciascuno di essi intrattiene conversazioni di varia natura. Il ritorno a casa prevede diversi scenari possibili in cui protagonista, narratore e scrittore si intersecano a vicenda proponendo possibili soluzioni, perché alla fine la letteratura è la dimostrazione che la vita non basta.

LA MIA OPINIONE: Sono stata da subito attratta da questo titolo: Alla ricerca dell’isola perduta fa pensare al mare, ai pirati, a tesori nascosti, a palme, cocco, sabbia, mare… insomma, a un connubio perfetto tra mistero e meraviglia. Ho iniziato, quindi, a leggere questo libro, con questa serie di immagini nella testa.

La prima sensazione che ho provato scorrendo tra le pagine, è stata la curiosità. Mi è venuta una curiosità immensa nel voler scoprire dove l’autore voleva andare “a parare”. Perché dico questo? Dico questo perché l’inizio del libro, come del resto la fine (ma di questo ne parlerò più avanti), è abbastanza singolare. Questo particolare, secondo me, crea quell’attaccamento tra il libro e il lettore, che è fondamentale per un feedback positivo.

E’ arrivati allo sviluppo vero e proprio del romanzo che si comprende il vero valore dell’opera. Inizia un vero e proprio viaggio magico e surreale. Magico perché Giannotti ha avuto la capacità e la bravura di far sognare. Mi prendo la responsabilità nell’affermare che leggendo questo romanzo si riesce a sognare ad occhi aperti. Ci si ritrova catapultati nell’isola perduta insieme ad Andrea, a dialogare con Vito, Jean -Paul, i’Vichi. Surreale, invece, perché in questa avventura, i confini tra ciò che è reale e ciò che non lo è, non sono più così tanto definiti.

Tornando all’ideale dell’isola perduta, questo libro è un vero e proprio scrigno di tesori. All’interno, infatti, si possono trovare tantissimi spunti di riflessione. Temi che ognuno di noi può far propri e modellare sulle proprie esperienze di vita. Ci si trova a riflettere sull’amicizia, sull’amore, sulla libertà.. persino sulla morte.

Come dicevo sopra, il finale mi ha piacevolmente sorpreso. E’ stato del tutto inaspettato e originale. La sensazione che mi ha lasciato è stata quella di sentirmi appagata da quanto letto. Più non vi dico perché è tutto da leggere e assaporare, parola per parola.

Mentre leggevo, mi è venuta in mente una riflessione che vorrei condividere con voi. Io trovo che con questo libro, l’autore abbia fatto un grande regalo ai lettori. Egli ha messo a disposizione di chi leggerà il suo scritto, molte sue conoscenze in ambito letterario. Non solo, quindi, ha offerto molti spunti di lettura, ma ha anche donato un pezzo di sé, perché io credo che ognuno di noi sia un po’ quello che legge.

Concludo, lasciandovi una frase che può rappresentare l’emblema del libro stesso.

I sogni sono la sola cosa che ci permette di rendere migliore questa vita che passa troppo in fretta.

Consiglio questo libro a chi ama tutto quello che riguarda la scoperta, ma anche semplicemente a chi vuole sognare un po’, e penso che di questo ne abbiamo bisogno tutti.

Buona lettura e buon viaggio, Lettrice Per Passione.

Categorie
Senza categoria

Margaret Mazzantini: la scrittura come esperimento.

BIOGRAFIA: Nasce a Dublino dove vive per circa tre anni prima di trasferirsi con la famiglia a Tivoli, nei pressi di Roma. Nel 1982 si diploma presso l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica.

Esordisce in letteratura con Il catino di zinco, vincitore del premio Opera Prima Rapallo-Carige e del Premio Campiello – Selezione Giuria dei Letterati. Nel 1995 scrive la pièce Manola, interpretandola a teatro. Nel 1998 Manola esce per Mondadori sotto forma di romanzo. Nel 2000 lavora a Zorro. Un eremita sul marciapiede, un monologo teatrale edito da Mondadori nel 2004. Con il romanzo Non ti muovere (Mondadori, 2002) ha vinto, tra gli altri, il Premio Strega, il Premio Rapallo-Carige e il Premio Grinzane Cavour. Nel 2008 esce il romanzo Venuto al mondo, edito da Mondadori e vincitore, tra gli altri, del Premio Campiello 2009. Nel 2011 viene pubblicato il romanzo Nessuno si salva da solo, edito da Mondadori e vincitore del Premio Flaiano. Sempre nel 2011 esce Mare al mattino, romanzo edito da Einaudi e vincitore del Premio Cesare Pavese e del Premio Matteotti. Nel 2013 viene pubblicato il romanzo Splendore, edito da Mondadori.

I suoi libri sono tradotti in trentacinque lingue.

Dal 1987 è sposata con l’attore e regista Sergio Castellitto con cui ha avuto quattro figli.

IL SUO STILE: Dopo aver letto molte sue interviste, rimango ammaliata dal modo che ha di raccontare la sua scrittura e la formazione dei suoi romanzi. Come lei stessa dice, la scrittura

“è sempre rischio, esperimento e sfida”,

ed è proprio una sfida quella che mette in atto scrivendo le sue opere. Opere che sono molto diverse tra loro per contenuti. I suoi temi trattati variano, infatti, dalla guerra a Sarajevo di Venuto al mondo, all’amore omosessuale di Splendore, passando per una coppia in crisi in Nessuno si salva da solo. Lei, però, tiene a precisare che i suoi, non sono racconti autobiografici, ma applica la sue potenza creativa per immaginare vite diverse e svariate. A questo proposito lei afferma che le piace fermarsi a parlare con la gente che incontra: dal panettiere al fioraio. Questo le permette di raccontare la vita vissuta da vari punti di vista.

Pone molta attenzione alla sua scrittura, è solita rivedere le sue pagine e i suoi capitoli, fino a pochi minuti prima dell’avvio delle stampe. La Mazzantini non si fa problemi a tagliare interi pezzi di romanzo nelle bozze. Lei crede che

“lo scrittore è la sua scrittura”.

il suo obiettivo è, infatti, quello di generare sempre curiosità nel lettore. Una curiosità che gli faccia tenere incollati gli occhi alle pagine. Questa sua minuziosità nello scegliere le parole, lei la spiega dicendo che il romanzo vive grazie alle varie interpretazioni che danno i lettori. Ognuno di noi quando ha tra le mani un libro, da una sua chiave di lettura a quello che sta leggendo, data magari dalle varie esperienze di vita che ciascuno di noi si porta dietro o semplicemente dalle emozioni a pelle che suscita una determinata storia. La Mazzantini, dunque, scrive perché

“Forse i romanzi non cambiano la vita, ma danno forza”.

3f72ef01-fd10-4a7c-b464-b0bd8066597d

COSA MI PIACE DI LEI: Il primo libro di Margaret Mazzantini che ho letto è stato Non ti muovere. E’ stato dal quel momento che è iniziato il mio amore per questa scrittrice. In quel libro ho trovato emozioni pure, pugni allo stomaco.. mentre leggevo quel libro mi sembrava di vivere la storia in prima persona, al punto da arrivare a confonderla con la realtà. Questa mia sensazione ha trovato conferma nel fatto che appena ho finito di leggere l’ultima pagina, mi sono sentita svuotata, come se avessi perso qualcosa di mio, qualche pezzo di me.

Da quel momento, come dicevo, ho cominciato a cercare le altre sue opere e mi sono imbattuta in Venuto al mondo, che presto sarebbe diventato il mio romanzo preferito in assoluto. In realtà, non so dire esattamente perché. E’ un meccanismo che mi si è innescato dentro che mi ha fatto innamorare perdutamente di questo romanzo. Tra gli aspetti che più mi piacciono è presente sicuramente il modo di descrivere la realtà della guerra a Sarajevo, mostrando particolare attenzione agli aspetti di “contorno”:

Nessuno di loro ha un’espressione mite, sembrano guardare tutti nello stesso punto, in una zona oscura, ignota della loro storia di esseri umani. E’ come se chiedessero qualcosa all’obiettivo che li scruta, una risposta che ancora nessuno ha saputo dare.

Questo è uno degli aspetti che definisco di “contorno”. Quegli aspetti, cioè, che ad una prima analisi non si collegano alla guerra, ma che in realtà sono i più significativi per comprendere la drammaticità della situazione. Amo, infatti, la particolare accuratezza che utilizza nel descrivere i dettagli, che rende la sua scrittura, a mio avviso particolarmente incisiva e emozionante.

Un altro aspetto che mi piace molto è che i suoi personaggi non sono mai persone perfette. Sono piuttosto degli “antieroi ammaccati”, come li definisce lei stessa. Questo li rende molto più vicini a noi e allo stesso tempo molto più realistici.

Devo dire, però, che Il catino di Zinco l’ho trovato molto meno coinvolgente rispetto agli altri. Sarà per il fatto che l’ho letto dopo Venuto al mondo (che per me è il must), sarà per il fatto che non sono riuscita a sentirlo come mi aspettavo o sarà magari che ancora dovevo metabolizzare gli altri suoi romanzi. Nel complesso però posso dire che la Mazzantini è una delle poche scrittrici che mi è rimasta nel cuore e che ci resterà per molto tempo ancora.

Alla prossima, Lettrice Per Passione!

Categorie
Recensioni

Storie fantastiche di gente comune

Ciascuno di noi può essere un eroe.

0f92e565-78aa-4ab2-9f90-0531c7aa6eb0

TITOLO: Storie fantastiche di gente comune

AUTORE: Stefano Valente

EDITORE: You Can Print

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2017

PAGINE: 146

VOTO: 4/5

Non lo definirei un romanzo, ma bensì una raccolta di testimonianze atte a suggellare la tesi sull’eroe comune, colui che viene mosso dai valori che ognuno possiede nella propria anima.

Stefano Valente

 

TRAMA: Un eroe non è un impavido guerriero, un martire, o un conquistatore di consensi popolari. Un eroe è semplicemente una persona. Un eroe è il prescelto di se stesso, colui che compie una scelta per un bene a lui caro. Naturalmente, una scelta audace. Io, la Voce Narrante, canterò le gesta di tre eroi che hanno compiuto la loro scelta.

Paolo, un militare devoto all’uniforme e fedele alla patria, che ha rinunciato al suo status di militare per inseguire il suo bene.

Il secondo eroe è Chiara, un’affascinante ragazza dall’intelligenza fuori dal comune che, attraverso la ragione, vi condurrà in un viaggio fantastico tra nozioni scientifiche e colpi di scena.

Infine c’è Matteo, un brillante avvocato che dovrà rimediare a un imperdonabile errore. Casi irrisolti, verità nascoste e false speranze comporranno la strada che Matteo dovrà percorrere fino all’attuazione della giustizia.

 

LA MIA OPINIONE: Questo libro, come dice la trama, ma anche come si capisce bene dal titolo, parla di tre persone normali, che hanno un lavoro normale, che conducono una vita normale. Paolo, Chiara e Matteo non sono altro che tre persone che amano così tanto quello che fanno, da portarli a condizionare le loro future scelte di vita. Allo sviluppo delle loro tre storie fa da cornice e da supporto (mi spingo a dire), la Voce Narrante.

La Voce Narrante riesce a far capire meglio le varie vicissitudini delle storie narrate, mettendo nel lettore quel carico emotivo necessario per immergersi a pieno nella vita dei tre. L’autore, inoltre, grazie a questa voce che tutto sa e tutto vede riesce ad accattivarsi la simpatia del lettore dandogli il posto d’onore, facendolo cioè sentire privilegiato in quanto fornito di un’angolazione di veduta speciale. Su questa voce narrante, inoltre, alla fine dei racconti, si scoprirà un dettaglio particolare e, aggiungerei, affascinante.

E’ un libro che, a parer mio, riesce a far emozionare moltissimo. Un’emozione che aumenta sempre più l’intensità fino ad arrivare ad un finale abbastanza particolare. Le tre storie rappresentano un crescendo di emozioni, via via sempre più forti.

Io credo che questo libro sia uno scrigno pieno di spunti di riflessione. Primo fra tutti viene affrontato il tema della giustizia.

Purtroppo, i mali del mondo non finiranno mai, ma stai pur certo che non l’avranno mai vinta, perché l’uomo sa riconoscere i propri sbagli. La giustizia, prima o poi, trionfa sempre.

La giustizia: un argomento ampiamente discusso che ciascuno di noi dovrebbe perseguire. Questo è l’aspetto che contraddistingue un vero eroe: indirizzare le proprie scelte verso un qualcosa di giusto, anche, alle volte, a costo di andare contro se stessi. Ebbene si, perché non è semplice distinguere facilmente cosa è giusto da cosa non lo è. in alcuni casi si deve decidere su quale sia il male minore. Lo sanno bene i nostri personaggi, che hanno avuto coraggio di fare delle scelte “audaci” (come scrive l’autore).

Altri temi che fanno riflettere sono: l’amore per la propria Nazione, fino a dove spinge il potere e il successo.. ma non voglio svelare di più perché se lo leggerete (cosa che consiglio assolutamente), potrete farvi una vostra idea.

Concludo questa recensione con una frase che mi ha molto colpito e che rappresenta l’intero libro:

Tutti gli esseri umani sono speciali, solo che non lo sanno.

Consiglio vivamente di leggere questo libro, perché oltre a far riflettere emoziona, e parecchio.

Buona Lettura, Lettrice Per Passione.

Questa recensione potete trovarla anche su: http://www.betweenpages.it/storie-fantastiche-di-gente-comune-stefano-valente/

Categorie
Recensioni

Me la sono andata a cercare!!

Quando fare lo scrittore diventa una MISSIONE

fe7447aa-5a06-470a-83e4-aa60dfa1309c

E’ un libro che ti prende e ti porta via.

Tommy Dibari

TITOLO: Me la sono andata a cercare

AUTORE: Tommy Dibari

EDITORE: Cairo Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2017

VOTO: 5/5

 

TRAMA: Quando Tommy trova il coraggio di dire a suo padre che vorrebbe diventare scrittore e chissà, magari, insegnare ad altri l’amore per la scrittura, si sente rispondere un laconico: «Ti passerà!». Manco fosse una malattia esantematica. Inizia da qui, in una Barletta bellissima e pettegola, il lungo cammino di un ragazzo verso la realizzazione del sogno di una vita. Sì, perché a Tommy, nel frattempo diventato uomo, la malattia non passa, anzi si aggrava, e lo spinge a inondare di richieste le scuole della sua regione. Finché un giorno, finalmente, il suo telefono squilla e lui si ritrova davanti a una classe di adolescenti, la prima di tante. Sa come provocarli, i ragazzi, come spiazzarli costringendoli ad aprirsi, abituati come sono a una scuola sempre più simile a un ospedale che respinge i malati e cura i sani.

La scrittura creativa gli apre anche la porta verso mondi abitati da un’umanità fragile: il carcere, un centro di salute mentale, un ricovero per anziani, dove Tommy frequenta la sua personale scuola di vita.

Incontra Pino, detto Pinuccia, che coltiva aspirazioni da vamp imprigionato in un corpo maschile, Peppe il bambino che vuole essere uno squalo, Gino che parla della morte in cambio di una caramella al limone e poi Michele, Pierluigi, Domenico, Carmine e Matteo che combattono i loro demoni con un rap: volti che non dimenticherà più, voci che lo accompagneranno per sempre.

 

LA MIA OPINIONE: Parlare di questo libro mi emoziona tanto. I temi trattami mi stanno molto a cuore. Lavorando nel sociale, conosco abbastanza bene queste realtà. Cercherò comunque di dare un parere più imparziale possibile (sperando di riuscirci!).

La prima sensazione che ho avuto leggendo questo romanzo autobiografico, è stata quella dell’immedesimazione. Scorrendo le pagine, mi sono trovata a vivere la situazione con Tommy e gli altri protagonisti speciali di questo romanzo. Mi sono trovata a dare la mano a Peppe, a danzare con Pinuccia e a scherzare con Michele ed è stata una delle più belle sensazioni che ho provato nella lettura. Divoravo riga dopo riga con i brividi che mi percorrevano la schiena. Sentivo ogni singola storia come mia, come se mi riguardasse da vicino.

Un’altra cosa che salta subito all’occhio in questo romanzo è il fatto che le storie sono intervallate da una lettera, ciascuna con un destinatario che cambia di volta in volta. Da qui si nota tutta la passione dell’autore per il proprio mestiere che, secondo me, non considera fine a se stesso, ma come una vera e propria missione. Tramite i suoi progetti è riuscito a fare breccia nel cuore di persone che, per un motivo o per un altro, hanno un conto in sospeso con la vita. In fondo, se ci si mette passione si possono abbattere anche muri altissimi!

Tra le parole che questi racconti contengono, sono molto presenti continui riferimenti a libri, mantra e citazioni illustri. Questo aspetto mi ha fatto riflettere sul fatto che i libri, i testi importanti, non sono solo pagine scritte, ma possono essere la base di un cambiamento, di crescita personale e sociale. Possono insomma scuoterci dalle nostre posizioni “comode” per convenienza, per un cambiamento mirato a un miglioramento della visione di noi stessi, ma anche del mondo in cui viviamo (scusate il gioco di parole).

Se lo scopo di Dibari era scuotere le coscienze e sensibilizzare su degli aspetti della realtà considerati spesso marginali, c’è riuscito! Leggendo le vite di questi personaggi fantastici, non si riesce a rimanere indifferenti. Anche finito il libro, sono rimaste con me le storie di Peppe, Michele, Gino, Paola, ma anche Francesca, Rino e tutti gli altri. Realtà come le loro sono vicine a noi più di quanto possiamo immaginare ed è giusto che se ne parli.

Che dire? Ovviamente do cinque stelle a questo magnifico libro e, questa volta, lo consiglio a tutti indistintamente! Vi invito a leggerlo perché apre gli occhi e i cuori!

Vi lascio con una frase che mi è venuta in mente scrivendo questa recensione:

E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

Lettrice Per Passione!

Categorie
Senza categoria

IMAGINARIA – Il Riflesso del Mondo: un romanzo in cui niente è come sembra.

0538a2d1-1059-4ded-8cbc-fd8652f9c773

TITOLO: IMAGINARIA – Il Riflesso del Mondo

AUTORE: Bruno Pirola

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2017

PAGINE: 280

VOTO: 5/5

TRAMA: Quella libreria, così silenziosa e colorata, non è quello che sembra. Le sue scansie nascondono ben più che mere parole. Josh, un ventiquattrenne stanco e frustrato dalla vita, si ritrova a lavorarci durante il turno serale. Tutto intorno a lui cerca di dirgli qualcosa, indizi che sfuggono alla sua attenzione, fino a che incontra Robert, il precedente commesso. Esiste qualcosa oltre al nostro mondo, un universo parallelo: Imaginaria. Misteriosi individui ricalcano i passi del giovane Josh, sussurrando parole a lui estranee, nomi sconosciuti. Il suo passato bussa alla porta e si scontra con il suo presente. Pagine strappate qua e là. Di chi sono? Cos’hanno a che vedere con lui? Sarà chiamato a scontrarsi con la sua coscienza, a scegliere di chi fidarsi. Sarà obbligato a viaggiare oltre l’ignoto, in un mondo dove niente è come sembra e tutto è come te lo immagini.

LA MIA OPINIONE: Devo premettere che il genere fantasy non rientra appieno tra i miei gusti letterari. Non riesco a immergermi completamente in una storia dai tratti surreali. Il mio timore, quindi, iniziando a leggere questo libro era quello di non riuscire a gustarlo fino in fondo. La storia, invece, mi ha conquistato già dalle primissime pagine. Sarà stata l’atmosfera magica creata dall’immagine della vecchia libreria con infiniti libri, sarà stato il tono a tratti ironico con cui ha inizio la narrazione.. sta di fatto che mi sono immersa da subito all’interno della storia.

Ma andiamo con ordine.

Come scritto nella trama, il libro parla di un ragazzo, Josh, che fino ai suoi 24 anni di età credeva di appartenere a una determinata famiglia, di provenire da uno specifico Stato.. Nutriva insomma, delle solide certezze sulle proprie origini. Tutto cambia nel giro di una notte..

E’ da quella notte che inizia la vera e propria storia di Josh. Ci saranno tanti e diversi personaggi che si avvicenderanno all’interno della narrazione, ognuno con un proprio ruolo secondo giochi di alleanze e scontri. Man mano prenderà forma un’avventura appassionante che difficilmente riuscirete a togliervi dalla testa (e dal cuore).

Come mi è capitato di dire altre volte, una cosa che amo trovare nei romanzi è, senza dubbio, l’accuratezza nelle descrizioni. E’ un ingresso privilegiato che facilita l’immersione nella storia e, in questo romanzo, come in quelli fantasy in genere, credo sia una caratteristica fondamentale che determina il successo del libro.

“[…] Ondeggiava lentamente la testa, mentre sbuffava così dolcemente che il fumo pareva danzare per lui. Si era fatto tardi, ormai. Era quasi l’una. Spense la sigaretta nel portacenere a forma di elefante, dalla cui proboscide usciva un delicato profumo di eucalipto grazie al sensore collegato nel cranio del finto animale”.

Leggendo pezzi come questo, mi arriva dritto alla mente un’immagine che associo a uno scatto fotografico. Scorrendo le pagine si ha la sensazione di vedere tanti fermo immagine. Quindi, se si pensa a un libro strutturato in questo modo ci si ritrova, in un certo senso, ad essere spettatori di un vero e proprio film.

Un’altra caratteristica che mi ha colpito in questo romanzo è l’ironia che è presente, grosso modo, in tutto l’evolversi della storia. E’ proprio tramite l’ironia che l’autore è riuscito innanzitutto, come ho scritto sopra, a farmi innamorare di questa lettura già dalle prime pagine, ma soprattutto è stato capace a far comprendere meglio le dinamiche e le vicende della storia senza farle apparire pesanti.

Quello che, comunque, mi è piaciuto maggiormente in questo romanzo è il fatto che il lettore (o almeno a me è successo così), non riesce mai a prevedere quale sarà l’esito della vicenda o chi rappresenta il buono e chi rappresenta il cattivo tra i vari personaggi. Appena si crede di aver capito qualcosa, ecco che le carte si mescolano e tutto viene nuovamente messo in discussione. Questo tiene incollati alle pagine con una curiosità sempre crescente, fino ad arrivare ad una conclusione del tutto inaspettata. In fondo:

“Niente è come sembra e tutto è come te lo immagini”.

Consiglio questo romanzo, senza dubbio a chi ama il genere fantasy in quanto entra a pieno titolo in questa categoria, ma anche a chi, come me, non preferisce questo genere perché riesce a catturare e accompagnare il lettore all’interno di questa storia fantastica.

Spero tanto vi sia piaciuta questa recensione e se leggerete il libro, fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto!