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Il diner nel deserto: uno romanzo in cui niente è come sembra

Buongiorno cari lettori, stamattina sto qui a parlarvi di un romanzo che deve essere assaporato fino all’ultima pagina per capirne bene l’essenza.

Il libro in questione è “Il diner nel deserto” di James Anderson edito NN Editore.

Scheda.

TITOLO: Il diner nel deserto Titolo originale: The Never – Open Desert Diner

AUTORE: James Anderson Traduttrice: Chiara Baffa

EDITORE: NN Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

GENERE: Narrativa straniera

FORMATO: Cartaceo (315 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 4,5/5

Ci troviamo nel deserto dello Utah, col nostro protagonista, Ben Jones, che tutte le mattine si alza all’alba per compiere il solito viaggio, col solito camion (ancora da pagare!), nella solita statale, popolata da qualche sporadica casa. E’ in una di queste case che incontra Claire, una donna che scappa dal marito, con il quale ha affrontato un matrimonio burrascoso. Nella statale 117 si trova anche un bar/ristorante, Premiato Diner nel Deserto, famoso molti anni prima, ma che adesso è sempre chiuso. Questa attività è gestita da Walt, un anziano burbero, taciturno e dal passato misterioso. Grazie ad una serie di colpi di scena, tra rivelazioni inaspettate e collegamenti sbaloriditivi, si delineerà una storia dalla trama accattivante e sorprendente.

Come dicevo sopra, Il diner nel deserto, è un romanzo che va assaporato pagina per pagina fino all’ultima per riuscire a coglierne pienamente il sapore.

Leggendo la prima parte del libro, ero abbastanza perplessa sul contenuto. Il diner nel deserto mi stava piacendo molto, strutturato bene, un bello stile, storia anche, ma c’era un qualcosa, che non riuscivo a capire, che mi faceva un po’ storcere il naso. Era come se ci fosse un anello mancante, una sorta di collante che legasse fra loro i vari pezzi del romanzo. Questo qualcosa in più verrà ben spiegato (e svelato!) nella seconda parte della storia.

Come anticipato dal titolo, l’elemento che si evince dal romanzo è proprio l’aspetto dell’apparenza che il più delle volte non coincide con la realtà. Infatti, personaggi così tranquilli, che hanno scelto la solitudine del deserto come luogo dove passare la propria vita, possono rivelarsi talmente distanti da come appaiono, da cambiare, quasi, identità. Le vite di Ben, Claire, Walt, e tutti gli altri, saranno legate da un avvenimento del tutto particolare, i cui risvolti finali saranno alquanto imprevedibili e sconvolgenti.

Anderson, a mio avviso, riesce, attraverso una scrittura semplice, e all’apparenza superficiale, a trasmettere quel senso profondo, insito nell’uomo, di essere accettato, di rispondere a quelle convenzioni sociali che basano tutto sul profitto economico. L’aspetto del denaro viene infatti trattato più volte all’interno del romanzo. Anderson, però, mette in risalto anche la vera essenza dell’uomo, l’amore, la passione che lo spinge ad aiutare l’altro mettendo a rischio persino se stesso.

Una cosa che mi è piaciuta molto è stata la grande abilità dell’autore di far vivere l’atmosfera narrata; durante la lettura del romanzo mi è sembrato di sentire sulla mia pelle i granellini di sabbia trasportati dal vento, il sole caldo del mezzogiorno, così come le forti alluvioni che travolgono tutto quello che incontrano.

Mi sento di consigliare questo romanzo a tutti coloro che vogliono leggere un libro di facile lettura, ma che allo stesso tempo mette le basi per una riflessione più profonda…

… e ricordate: non si può scappare dal proprio passato nemmeno isolandosi nel deserto!

Descrizione.

Ben Jones è un camionista sull’orlo della bancarotta che effettua consegne lungo la statale 117 del deserto dello Utah, una terra ospitale solo per chi ha scelto di isolarsi dal mondo. Un giorno Ben incontra Claire, che si nasconde dal marito in una casa abbandonata e suona le corde di un violoncello invisibile. L’amore per Claire porta Ben a stringere amicizia con Ginny, un’adolescente incinta in rotta con la madre, e a fare i conti con il burbero affetto di Walt, il proprietario di un diner nel deserto chiuso da anni in seguito a un terribile fatto di sangue. Tra rivelazioni inaspettate, scomparse improvvise e il furto di un prezioso strumento musicale, tutti incontrano il proprio destino, cieco come le alluvioni che allagano i canyon rocciosi.

Il diner nel deserto

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L’incontro di due culture: L’abbagliante luce del tramonto.

Buongiorno cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro molto interessante per l’argomento trattato. Mi riferisco a L’abbagliante luce del tramonto di Giada Menin.

Scheda.

TITOLO: L’abbagliante luce del tramonto

AUTORE: Giada Menin

EDITORE: Self Publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (256 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO 3/5

La vita gli ha insegnato che per essere liberi, mentalmente e fisicamente, spesso si è costretti a pagare un prezzo piuttosto elevato.

  • G. Menin, L’abbagliante luce del tramonto, pag. 5

L’abbagliante luce del tramonto inizia con una scena che oggi, purtroppo, ci siamo abituati a conoscere e a trattarla, ahimé, il più delle volte, con indifferenza: la traversata dei migranti. Queste persone, che hanno avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato al momento sbagliato, sono disposte a dare tutto quello che hanno a persone senza scrupoli, per affrontare il loro viaggio della speranza. Un viaggio senza certezza di arrivo e affrontato in condizioni al limite dell’umano. E’ così che inizia la narrazione.

Tamara è una ragazza di Trieste, figlia di una famiglia benestante, determinata ed attiva. Tamara vuole una vita indipendente; per questo motivo di mattina lavora in un bar, mentre il pomeriggio è maestra in una scuola materna per bambini con delle problematiche di integrazione. E’ in questo asilo che la sua vita incrocerà quella di Karima, altra protagonista del romanzo, madre di Aida, una bimba di 5 anni che ha perso il padre (nonché il marito di Karima) in circostanze drammatiche. Quello che però lega entrambe le donne non è solo l’inserimento della piccola Aida, ma anche un fatto molto grave; un attentato alla stazione di Trieste. Nell’esplosione della bomba si è ritrovata coinvolta accidentalmente Tamara, ma ci si trovava anche Samir, il marito di Karima… in un continuo di intrecci e casualità, si svilupperà una storia molto intricata e dai risvolti inaspettati.

Ho trovato che la storia raccontata nel “L’abbagliante luce del tramonto” sia molto originale e di forte impatto emotivo. Mi ha piacevolmente stupito l’abilità nell’evocare stati d’animo, ma soprattutto atteggiamenti e modi di pensare di una cultura così distante dalla nostra. Tutto viene contestualizzato facendo risaltare quelli che sono gli usi e i costumi delle popolazioni islamiche, tenendo, però sempre a sottolineare il fatto che non si deve generalizzare etichettando gli islamici (o i migranti) come cattivi e gli italiani come buoni; anzi, i vari personaggi della storia sono molto eterogenei e nulla è come sembra.

Il linguaggio usato dalla Menin, è molto semplice e di facile interpretazione, con una buona potenza evocativa. Nonostante i vari capitoli siano strutturati in modo tale da esaminare la scena ogni volta da un protagonista diverso, l’autrice riesce a legare bene tutti i vari pezzi della narrazione non distraendo il lettore dal filo logico della storia.

C’è, però, da dire che, mentre leggevo il romanzo, ho trovato delle parti un po’ troppo lunghe. Mi spiego meglio. A mio parere, alcuni pezzi della narrazione mi sono sembrati eccessivi, troppo carichi di dettagli evitabili, oppure scene ripetute (viste con occhi diversi, questo sì, ma comunque sintetizzabili); questo mi ha dato l’impressione di un rallentamento eccessivo in alcune parti della storia, per poi tornare ad un ritmo sostenuto in altre.

In conclusione, posso dire che è un buon romanzo, ben scritto e strutturato; mette in luce le caratteristiche di due culture apparentemente distanti anni luce, ma che in fin dei conti sono più vicine di quanto possa sembrare perché entrambe hanno un minimo comune divisore: sono costituite da esseri umani.

Descrizione.

Cosa succederebbe se l’improvviso scoppio di un ordigno esplosivo sconvolgesse per sempre la tua vita? Tamara, ventottenne triestina, e Karima, giovane donna tunisina, sono due donne molto diverse tra loro. Due donne i cui destini, con tutta probabilità, non si sarebbero mai incrociati se, in un soleggiato pomeriggio di fine marzo, le loro vite non fossero sconvolte dallo scoppio di una bomba nella stazione centrale di Trieste. Una terribile tragedia che, da un istante all’altro, cambierà drasticamente il corso delle loro vite, catapultandole in un vortice di emozioni ed accadimenti che non sempre saranno in grado di gestire, o comprendere. Perché, spesso, anche ciò che sembra apparentemente lontano e irraggiungibile, in realtà, è molto più vicino di quanto immaginiamo.

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Un libro che rapisce il cuore: Storia di Ásta

Buongiorno mattinieri. Oggi vi parlo di un libro che ho amato alla follia fin dalle prime pagine. Storia di Ásta di Jón Kalman Stefánsson, edito Iperborea è entrato a far parte immediatamente e a pieno diritto nella top 3 dei miei libri preferiti.

Scheda.

TITOLO: Storia di Ásta Titolo Originale: Saga Ástu

AUTORE: Jón Kalman Stefánsson Traduttrice: Silvia Cosimini

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

GENERE: Narrativa Straniera

FORMATO: Cartaceo (480 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

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VOTO: 5/5

Dove fuggire se non c’è modo di uscire dal mondo?

La storia di Ásta è molto corposa e complessa. Figlia di Helga e Sigvaldi, Ásta, si ritrova fin dai primi anni e in seguito a degli avvenimenti che hanno costretto la madre ad allontanarsi da casa, a vivere con una balia. Questo evento segnerà profondamente tutta la vita della ragazza prima, e donna dopo. Ásta, infatti, svilupperà un comportamento ribelle e, per certi aspetti, potrei dire, fin troppo libertino; scoprirà anche cosa vuol dire amare, e soprattutto, perdere ciò che si ama.

Oltre ad Ásta, i protagonisti di questo romanzo sono Sigvaldi, il padre di Ásta, e l’autore, lo stesso Stefánsson.

Il romanzo è suddiviso in tre parti diverse che però sono strettamente collegate ed intrecciate tra di loro.

Una parte riguarda la Storia di Ásta nello specifico, tutti gli avvenimenti che faranno parte del suo vissuto personale, dall’adolescenza fino all’età adulta. In una seconda parte sono riportate le lettere che Ásta scrive al suo amore. Quello che, come dicevo sopra, è la vera essenza dell’amore: un amore puro, autentico e genuino. Un amore, però che ha perso e da cui desidera ricevere un qualsiasi segnale, che sia una risposta o meno. In una terza parte, invece, diventa Sigvaldi il protagonista della vicenda, che a seguito di un tragico evento, percorre a ritroso tutti gli episodi che, per qualche ragione, hanno condizionato la sua vita. Il tutto avviene in un gioco di feedback e pensieri. Queste tre parti vengono intervallate da momenti di vita dello scrittore stesso. Si giungerà così ad un finale del tutto inaspettato.

Ma ci sono poche cose giuste in questo mondo. Anzi, le verità del cuore non sempre si accordano con quelle del mondo. Per questo la vita è incomprensibile. E’ dolore. E’ tragedia. E’ la forza che ci fa risplendere.

  • J. K. Stefánsson, Storia di Ásta, pag. 472

Quello che più mi ha colpito in questo romanzo, oltre alla storia in sé per sé davvero meritevole (ma di questo ne parlerò più avanti) è l’eccellente capacità di amalgamare, intrecciare e far vivere, diverse storie tra loro, lontane nello spazio e nel tempo. riuscendo a creare un’atmosfera avvolgente. Leggendo questo libro ho avuto la sensazione di avere il cuore allo scoperto, più sensibile alle varie emozioni che traspaiono tra le righe di ogni singola pagina.

Stefánsson è riuscito a toccare le corde più profonde dei sentimenti umani e a farlo con un’immensa maestria. E’ un romanzo che entra nel profondo con una forza dirompente fin dalle prime pagine ed una volta entrato, sarà molto difficile toglierselo di dosso (e meno male!).

La storia in sé per sé, l’ho trovata molto originale. I personaggi vengono descritti in maniera ottima e il tutto procede ad un ritmo abbastanza sostenuto. Nonostante le molte pagine, si legge molto velocemente (quasi tutto d’un fiato).

Posso, senza alcun dubbio, affermare che Storia di Ásta è un inno alla vita a 360 gradi; a quelle cose che si danno per scontate, al cielo, alla terra, allo stare insieme, all’amore ma anche alla morte.

Concludo dicendo che è un romanzo che deve assolutamente essere letto da tutti. Un romanzo che parla al cuore, che scuote e fa emozionare dalla prima all’ultima pagina.

Descrizione.

Reykjavík, primi anni Cinquanta. In un piccolo appartamento seminterrato Sigvaldi e Helga toccano il cielo con un dito abbandonandosi alla loro giovane e travolgente passione e decidono di chiamare la figlia Ásta. Ásta come una grande eroina della letteratura nordica, Ásta perché ást in islandese vuol dire amore. Sedici anni dopo Ásta scopre il sentimento di cui porta il nome in una fattoria negli aspri Fiordi Occidentali dove trascorre l’estate. Lo impara a conoscere dalla storia tormentata tra un uomo e una donna uniti dalla solitudine e divisi dalla dura vita contadina; lo impara a capire dalla vecchia Kristín che ogni tanto, al mattino, si sveglia in un’altra epoca del suo passato e può così rimediare ai rimpianti che le ha lasciato la vita; lo vive sulla propria pelle insieme a Jósef, il ragazzo che le cambierà l’esistenza. Eppure sono tutte promesse di felicità non mantenute ad avvicendarsi in questa impetuosa storia famigliare, segnata per sempre dal giorno in cui Helga si rivela uno spirito troppo libero e assetato di emozioni per non ribellarsi alla soffocante routine domestica e abbandonare marito e figlie, lasciando Ásta con un’inquietudine, un’ansia di fuga, una paura di seguire fino in fondo i propri sogni. In un romanzo lirico, sensuale e corale, che si compone a puzzle seguendo i ricordi dei personaggi e le associazioni poetiche dei loro sentimenti, Stefánsson racconta l’urgenza e l’incapacità di amare, la ricerca di se stessi nell’eterna e insidiosa corsa alla felicità, e quel fiume di desideri e nostalgia che accompagna il destino di ognuno, sempre pronto a rompere gli argini e a scompaginare un’esistenza.

https://iperborea.com/titolo/501/

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Segnalazioni

Le lacrime di Halley: la leggenda

Buon pomeriggio lettrici e lettori per passione. Oggi voglio parlarvi di un libro che è uscito da poco in versione sia eBook che cartaceo. È una raccolta di racconti che sembra essere destinata ad avere grande successo.

In particolare vi voglio mostrare la bellissima leggenda che apre il lavoro di Maria Caparelli. Una leggenda romantica ed emozionante, anche se dal finale molto triste. Io credo che rappresenti l’emblema stesso dell’amore vero: quell’amore che prescinde dallo stare insieme e dal “possedersi” a vicenda.

“Un’antica leggenda narra di due ombre unite da un grande amore: Ya, l’ombra bianca che vive solo di notte e Yo, l’ombra nera che vive solo di giorno. Il tramonto e l’alba sono gli unici momenti in cui possono vivere il loro amore. Attimi fuggenti. Attimi in cui amarsi davvero. Un giorno la Grande Ombra si innamorò di Ya, che però non ricambiava i suoi sentimenti, così per punirli li trasformò in una cometa e in un pianeta, dividendoli per sempre. Ma quattro miliardi e seicento milioni di anni fa una cometa iniziò ad orbitare intorno al Sole, avvicinandosi negli anni sempre di più alla Terra. Era la cometa di Halley, l’ombra nera, che aveva viaggiato nell’Universo alla ricerca disperata dell’ombra bianca. Nel momento esatto in cui stava per perdere la speranza riuscì a trovarla. La cometa di Halley passa vicino alla Terra ogni 76 anni. Nel farlo lascia dietro di sé dei detriti che si trasformano in una polvere luminosa. Si dice che la cometa passando accanto alla Terra pianga. È l’ombra nera che piange perché non può più abbracciare l’ombra bianca. Ya e Yo continueranno ad amarsi per sempre sfiorandosi nell’eternità.”

Io vi consiglio di leggere, se potete, questo libro. Ne vale la pena!

Scheda.

TITOLO: Le lacrime di Halley

AUTORE: Maria Caparelli

GENERE: Racconti

PREZZO EBOOK: € 1,99

PREZZO CARTACEO: € 6,50

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Storie di fate, di streghe e un misterioso delitto: Penelope Poirot e l’ora blu

Buongiorno mattinieri, oggi vi parlo di un libro piccolo ma molto piacevole ed interessante.

Il romanzo in questione è: “Penelope Poirot e l’ora blu” di Becky Sharp edito Marcos y Marcos.

Scheda.

TITOLO: Penelope Poirot e l’ora blu

AUTORE: Becky Sharp

EDITORE: Marcos y Marcos

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Romanzo Giallo

FORMATO: Cartaceo (304 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 5/5

Devo ammettere che questo è il primo libro che leggo della serie di Penelope Poirot. Posso, però, assicurare che non è necessario aver letto i precedenti romanzi per godersi appieno l’avventura di questa “detective mancata” oserei dire.

Penelope Poirot è una donna di mezza età, nipote del più famoso e conosciuto Poirot, di cui, lei stessa ama dire, ha ereditato questa propensione nel risolvere misteri e delitti. Ha un carattere goffo, egocentrico, a tratti melodrammatico, ma ha anche un intuito molto sviluppato.

Ex critica gastronomica, ex giornalista di costume; autrice di pubblicazioni (di immeritato) successo; attualmente impegnata nella ricerca di una saggezza superiore.

  • B. Sharp, Penelope Poirot e l’ora blu, pag. 9

In questa vicenda, la co-protagonista, assieme alla nostra Penelope, è la sua fidata, ma anche sottovalutata assistente, Velma Hamilton; la storia, infatti, si svolge nel piccolo paese in cui Velma passava i mesi di vacanza durante l’infanzia, Corterossa.

A Corterossa Velma incontra molta gente di sua conoscenza e soprattutto Sveva, la sua migliore amica in quegli anni, e Edelweiss Gastaldi, ricca docente universitaria e datrice di lavoro della stessa Sveva; quest’ultima infatti, insieme alla figlia, Viviana, sono le domestiche della sfarzosa villa Gastaldi.

E’ in una serie di malintesi e supposizioni, tra personaggi abbastanza strambi e singolari, che prende forma la storia, in un crescendo di curiosità e suspense.

La caratteristica che ho amato di questo libro, è stata sicuramente la spiccata ironia presente in tutta la storia, dall’inizio alla fine, anche nei momenti più “drammatici“. Il tutto, infatti, assume i toni della commedia. L’autrice riesce a far divertire il lettore anche se si parla di omicidi, complotti e giochi di potere.

La Sharp ha una notevole abilità comunicativa; attraverso un linguaggio colloquiale e mai scontato, regala al suo pubblico, contenuti molto piacevoli e distensivi.

Concludo dicendo che Penelope Poirot e l’ora blu è un libro che merita davvero tanto di essere letto. Adatto sia per gli amanti del genere che per quelli che non lo preferiscono.

Con la Sharp e le storie della sua Penelope il divertimento è assicurato!

Descrizione.

La Signora di un borgo in bilico tra Liguria e Piemonte organizza un convegno sulle fiabe nella sua villa.

Per Penelope Poirot è un gradito diversivo dalle incombenze imposte da tanto cognome.

Per Velma Hamilton, la sua segretaria, è un rischiosissimo tuffo nel passato: la villa è a Corterossa, paese dei suoi nonni italiani, meta di tutte le estati della sua infanzia. È pericoloso svegliare i ricordi.

Tornare sulle rive del lago dove Velma, un tempo, attendeva le fate.

Ora si festeggia sull’acqua, tra profumi di griglie, e spari dal bosco accolgono il crepuscolo.

Ma proprio sul più bello, quando si vorrebbe lasciarsi andare, c’è una testa che cade.

Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot scopre in fretta che erano in tanti a detestare la vittima.

Il cavalier servente, la dottoranda mascolina, il Cristo boscaiolo… insomma, tutti coloro che ruotano intorno alla villa; ma anche Velma?

Sì, anche Velma.

Sola contro tutti, Penelope Poirot segue accuratamente ogni pista, fino al disvelamento finale, in riva al lago, nell’ora blu.

http://www.marcosymarcos.com/libri/penelope-poirot-e-lora-blu/

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La vita familiare nella sua essenza: Eguali Amori

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un romanzo che ho amato tantissimo. Si tratta di Eguali Amori di David Leavitt edito SEM.

Scheda

TITOLO: Eguali Amori Titolo Originale: Equal Affections

AUTORE: David Leavitt Traduttrice: Delfina Vezzoli

EDITORE: SEM

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2018

GENERE: Narrativa Straniera

FORMATO: Cartaceo (360 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

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VOTO: 5/5

Come dicevo sopra, Eguali Amori, è un romanzo che ho apprezzato moltissimo. In genere, per i romanzi familiari, ho un occhio di riguardo, ma questo ha superato di parecchio le mie aspettative.

Eguali Amori racconta la vita di una famiglia disfunzionale, in cui si scontrano generazioni e modi di pensare differenti; una famiglia con limiti e mancanze. In questa famiglia troviamo: Nat, marito e padre, professore universitario con una grande passione per i computer; Lousie, la moglie e la madre, malata di cancro da diversi anni, che ha fatto della stessa malattia la sua gabbia, ma soprattutto un’assicurazione “sulla vita” per tenere legati a sé gli altri familiari; April, figlia e sorella maggiore, una cantante di protesta affermata che ha fatto della propria omosessualità un punto di forze; infine Danny, il figlio e il fratello più piccolo, un avvocato che convive col suo compagno, Walter, nella bella città di New York.

La malattia si trasferì in casa loro come una vecchia zia in una camera sul retro. Visse con loro; sedette con loro al tavolo di cucina; divenne ordinaria.

  • D. Leavitt, Eguali Amori, pag. 10

Ed è proprio la malattia a giocare un ruolo importante all’interno della storia. Una malattia vista quasi come una certezza, un punto fermo. La malattia si annida così tanto nella famiglia Cooper, da essere quell’elemento che contraddistingue e che mantiene gli equilibri di tutti; in primis quello di Nat, che segue la moglie ormai più per dovere che per amore, ma anche la stabilità dei figli, che vivono all’ombra ingombrante di questa brutta malattia, abituati alle molte visite mediche e all’umore altalenante della madre.

[…] intendeva qualcosa di lievemente diverso: intendeva chiedergli come facesse ad avere il coraggio di andare contro una corrente tanto forte come quella della convenzione semplicemente per soddisfare un desiderio, quando soddisfarlo significava capovolgere il mondo, significava capovolgere tutto. Sembrava folle, e anche terribilmente coraggioso. Una bomba che pendeva sul vicinato, pronta a cadere a causa di questo minuscolo pezzo, suo figlio, che si era staccato dal resto. Infatti lei era cresciuta convinta che la stabilità del pianeta, la sua orbita regolare, esigesse che ciascuno mantenesse la propria stabilità, la propria orbita, la propria silenziosa e ferma osservanza delle regole.

  • D. Leavitt, Eguali Amori, pag. 50

Il romanzo è ambientato nei primi anni novanta. Questo aspetto è fondamentale per comprendere la difficoltà e lo scalpore che temi, oggi più riconosciuti e compresi, come l’adulterio e l’omosessualità, potevano creare. Ho trovato infatti meravigliosa l’apertura mentale che traspare in queste pagine; rapportata sempre, ricordiamocelo, alla società di quasi trent’anni fa.

Leavitt utilizza una scrittura magnetica; egli riesce ad evocare nella mente del lettore i vari stati d’animo e le varie sensazioni provate da ogni singolo personaggio. Il ritmo della narrazione è calzante. La storia viene raccontata da un narratore esterno e onnisciente. L’autore ha un’ottima abilità nel legare il vissuto dei diversi personaggi e la loro storia. A titolo di esempio: un capitolo parte descrivendo la vita di uno dei protagonisti, e ci si ritrova a parlare di un altro personaggio senza neanche accorgersi del momento in cui questo passaggio è avvenuto. Considero Leavitt un maestro della scrittura e della narrazione.

Ci tengo, inoltre, ad aprire una piccola parentesi sulla traduzione. Come ben sappiamo, tradurre un testo straniero, rievocando tutta l’enfasi e il carico emotivo che l’autore ha dato al suo scritto, è opera assai difficile. In questo libro, Delfina Vezzoli, ha fatto un ottimo lavoro. E’ riuscita a farmi innamorare di Leavitt ed a farmi carezzare e coccolare dal suo modo di scrivere.

In conclusione posso dire che Eguali amori va assolutamente letto. E’, secondo me, uno di quei libri da avere in libreria. Un romanzo che spiega alla perfezione le dinamiche che spesso si creano all’interno della famiglia. Una famiglia in cui non sempre è tutto rose e fiori, ma una lotta continua per rimanere unita nonostante tutto.

Eguali amori è un libro che mostra come la famiglia perfetta non debba per forza essere quella della mulino bianco.

Descrizione.

Eguali amori è l’indimenticabile ritratto di una famiglia americana: Louise, la madre, nonostante una vita avara di gioie è una donna decisa e indipendente. Il padre, Nat, è un uomo sfinito dal matrimonio e dall’infelicità di fondo della moglie. I loro figli, Danny e April, avvocato di successo e cantante impegnata, sono testimoni passivi della lenta deriva del loro rapporto. Questa ordinaria vicenda familiare viene scossa dalla lunga malattia di Louise, che riporterà alla luce sentimenti profondi e nascosti, legami sfilacciati dal tempo ma ancora indissolubili. Leavitt sa raccontare con prodigioso realismo la tormentata storia di due genitori traditi dalla vita e la ricerca dei loro figli di altre forme d’amore e di famiglia. Eguali amori è un libro sullo straordinario che si nasconde nel quotidiano, sulle relazioni umane basate sul non detto, sul ciclo morte e rinascita che di continuo riaccende l’esistenza. Leavitt costruisce dei personaggi veri, gli stessi che tutti quanti noi interpretiamo nelle nostre vite familiari e di coppia.

Eguali amori