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Recensione: La giostra zingara

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un libro da cinque stelline. Ebbene sì, questo romanzo mi ha colpito a tal punto da lasciare il segno in me.

TITOLO: Una giostra zingara

AUTORE: Franco Amato

EDITORE: Giovane Holden Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2018

GENERE: Romanzo breve

PAGINE: 136 (cartaceo)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI. Mentre il padre, ingegnere trasfertista nell’industria della carta, è costretto dal suo datore di lavoro a una lunga e impegnativa trasferta in Cina, Lisa scopre che la nonna paterna, Rosa, ha un segreto che custodisce da molto tempo.

All’età di diciassette anni, ebbe una storia d’amore con un giostraio di nome Andrej. Il giovane, in occasione dell’annuale celebrazione religiosa di Santa Croce, nel lontano 1966, rimase ferito quando la giostra di famiglia bruciò in un incendio. Adesso, dopo oltre cinquant’anni, Rosa annuncia che Andrej, prima di morire, le ha scritto per rivelarle il vero motivo che lo costrinse ad abbandonare la città di Lucca e la stessa Rosa.

Lisa, con l’aiuto dell’amico Lapo, vuole vederci chiaro, ma la strada verso la verità non è semplice e prevede, tra l’altro, una trasferta nella città rumena di Iași, dove vive, ormai novantatreenne, Gustave, il padre di Andrej.

Un romanzo emozionante, dagli imprevedibili risvolti. Nella narrativa di Franco Amato c’è una tale carica di fiducia nella vita da costituire già di per sé, in tempi di afflizione e di apocalissi proclamate, una notevole peculiarità di tratto.

LA MIA OPINIONE. Si tratta di un romanzo breve di poco più di cento pagine, ma che all’interno contiene tutte quelle caratteristiche essenziali che decretano il successo dell’opera. C’è storia personale, ma anche italiana, ci sono ricordi, ci sono culture diverse (quella italiana e quella nomade dei giostrai), ma c’è soprattutto un colpo di scena finale del tutto inaspettato.

Ma andiamo con ordine.

Il romanzo narra la storia di storia di Rosa, vecchia signora vedova, principalmente dal punto di vista della nipote, Lisa (anche se i protagonisti del romanzo sono molteplici e vengono “esaminati” in rispettivi capitoli). Rosa si era innamorata da ragazza di un giovane giostraio, Andrej, che dopo un avvenimento non molto chiaro, si allontana dalla ragazza per sempre. Si snoda, quindi, una vicenda avvincente e coinvolgente, ma anche misteriosa. Vengono ripercorsi gli anni della giovinezza di Rosa, fino ad arrivare ad un finale, come dicevo sopra, che lascerà senza parole.

Fa da sfondo la nascita delle prime fabbriche in Italia, con la conseguente rivolta operaia negli anni Sessanta. Si ritrova quindi, questa disparità di condizioni tra i dirigenti e la classe operaia. La rivendicazione dei diritti di quest’ultimi contro l’avida ascesa al potere dei primi.

Franco Amato utilizza un linguaggio ironico, ma incisivo; riesce a smorzare i toni, a volte drammatici e nostalgici, con una padronanza ironica che non diventa mai eccessiva e pesante.

Una riflessione che mi è venuta fin da subito, leggendo questo libro, è che questo romanzo potrebbe essere prestato per la creazione di un film, in quanto trovo che sia un’opera molto visiva.

Concludo dicendo che è un libro che mi ha regalato bei momenti e che consiglio a tutti quanti, perché ricopre una vasta gamma di gusti letterari…. e poi vi ricordo che c’è un finale sbalorditivo!!

Alla prossima recensione, Daisy!

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Catalogo completo su:

http://giovaneholden.it/

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Recensione: Città Sola di Olivia Laing

Ciao a tutti! Oggi vi parlo di un libro che mi ha colpito particolarmente. Non si tratta di un romanzo, bensì di un saggio. Io credo che sia molto importante leggere questo genere di libri, ci fa riflettere su temi e argomenti a cui magari, nella vita frenetica di tutti i giorni, non ci capita di pensare.

Dopo questa premessa vi presento il libro in questione.

TITOLO: Città sola

AUTORE: Olivia Laing Trad. ita: Francesca Mastruzzo

EDITORE: ilSaggiatore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Maggio 2018

PAGINE: 292 (cartaceo)

GENERE: Saggio

VOTO: ♥♥♥♥

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SINOSSI: Bisogna aver toccato l’abisso per saperlo raccontare. Per descrivere il vuoto avvolgente di una ferita che diventa uno stigma o l’angosciante cantilena che rimbomba in una casa di cui si è da sempre l’unico inquilino. Per restituire con la sola forza della voce certi angoli della metropoli, dove la suburra si fa rifugio e l’esclusione sollievo; per dire il loro improvviso, tragico trasformarsi da giardino delle delizie in inferno musicale.
Olivia Laing rompe le pareti dell’ordinario e edifica all’interno della New York reale una seconda città, fatta di buio e silenzio: un’onirica capitale della solitudine, cresciuta nelle zone d’ombra lasciate dalle mille luci della Grande Mela e attraversata ogni giorno dalle storie di milioni di abitanti senza voce. Un luogo in cui coabitano le esperienze universali di isolamento e i traumi privati di personaggi come Andy Warhol, Edward Hopper e David Wojnarowicz; in cui ogni narrazione è allo stesso tempo evocazione e confessione.
Quella tracciata da Olivia Laing è una visionaria mappa per immagini del labirinto dell’alienazione. Un flusso narrativo che investe le strade di New York e nel quale si mescolano la morte per Aids del cantante Klaus Nomi e l’infanzia dell’autrice, cresciuta da una madre omosessuale costretta a trasferirsi di continuo per sfuggire al pregiudizio; gli esperimenti sociali di Josh Harris che anticiparono Facebook e i silenzi dell’inserviente-artista Henry Darger che dipinse decine di quadri meravigliosi e inquietanti senza mai mostrarli a nessuno; l’inconsistente interconnessione umana dell’era digitale e l’arida gentrificazione di luoghi simbolici come Times Square.
Con Città sola il Saggiatore presenta al pubblico italiano una delle autrici più originali del panorama internazionale contemporaneo. La sua è un’opera ambiziosa che, grazie a una scrittura sinestetica e conturbante, scava a fondo nell’anima di ognuno di noi, affrontando le umiliazioni, le paure e le ossessioni dell’essere soli. Con la speranza che rivelare significhi talvolta anche curare. Perché, come ricorda Olivia Laing, la solitudine è un posto affollato.

LA MIA OPINIONE: E’ un saggio che tratta un tema troppo spesso sottovalutato dalla collettività, ma molto diffuso: la solitudine; lo fa attraverso un viaggio alla scoperta dell’arte, ma soprattutto degli artisti che, visti dall’altra parte delle loro opere, sono stati in realtà molto soli. E’, però, anche un viaggio introspettivo dell’autrice alla scoperta di sé stessa, dei suoi desideri, delle sue passioni. Un tentativo continuo di rispondere alla domanda: “La solitudine è solo qualcosa di distruttivo oppure può servire per meglio conoscere noi stessi e capire quello che vogliamo?”.

Come ci si sente quando si è soli? Come quando si è affamati: affamati mentre tutt’intorno gli altri si preparano un banchetto. Assaliti dalla vergogna e dall’ansia, così ci si sente, e a poco a poco questa sensazione si emana all’esterno, isolando ancora di più chi è solo, estraniandolo sempre più.

  • O. Laing, Città sola, pag. 21

Il viaggio nei meandri di questo sentimento che tanto spaventa inizia proprio così; interrogandosi su cosa sia e quello che comporta nella vita di chi ne è invaso. In questo libro si parla della bellezza dell’arte di Andy Warhol con i colori tanto vivaci e i soggetti così usuali, che in realtà fanno da scudo all’animo pervaso dal grigiore della solitudine dell’artista; ci si trova a parlare di fotografia con David Wojnarowicz che riporta nelle sue istantanee il proprio mondo interiore in tutta la sua violenza e crudeltà. Tocca temi ancora attuali ai giorni nostri, come l’AIDS, e soprattutto la sua considerazione agli albori come “cancro dei gay“. Tratta, insomma, la solitudine da diverse angolazioni, a tout court.

La scrittura è diretta, incisiva, difficilmente lascia indifferenti. E’ stata una lettura, dura, forte, che mi ha dato, a volte, pugni diretti allo stomaco, ma che appena terminata ho capito quanto mi ha formato e, per certi versi, cambiato.

Non è sicuramente una lettura da leggere sotto l’ombrellone, ma credo che sia uno di quei libri che va assolutamente letto, perché come ha permesso all’autrice di capire di più sé stessa, potrebbe farlo anche con voi.

Concludo così:

La solitudine è personale, ed è anche politica. La solitudine è collettiva; è una città. E non ci sono regole su come abitarci, e non bisogna provare vergogna, basta ricordarsi che la ricerca della felicità non travalica e non ci esime dai nostri obblighi reciproci. Siamo tutti sulla stessa barca, e accumuliamo cicatrici in questo mondo di oggetti, questo paradiso temporale e materiale che troppo spesso assume il volto dell’inferno. Ciò che conta è la gentilezza; ciò che conta è la solidarietà. Ciò che conta è essere vigili e sempre aperti, perché se abbiamo imparato qualcosa da chi ci ha preceduto, è che il tempo dei sentimenti non dura per sempre.

  • O. Laing, Città sola, pag. 259

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intanto vi lascio il link con il catalogo completo dei saggi:

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Segnalazione: “Il narratore di sogni” di Livio Leoni

Buon pomeriggio bella gente, oggi voglio segnalarvi una lettura imperdibile. Sto parlando di “Il narratore di sogni” i Livio Leoni.

TITOLO: Il narratore di sogni

AUTORE: Livio Leoni

EDITORE: Self Publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 febbraio 2018

GENERE: Romanzo contemporaneo – Avventura – Romance

PAGINE: 316 (cartaceo)

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Nel romanzo ho cercato di inserire tutto quello che mi piace nella lettura: capitoli brevi che invitino a proseguire; una storia che sappia emozionare, incuriosire e divertire; ritmo; personaggi che facciano compagnia anche dopo aver chiuso il libro, un finale inaspettato. Ognuno di questi elementi spesso caratterizza uno specifico genere letterario. Ne “Il narratore si di sogni”, invece, i vari aspetti si intrecciano creando un mix che spero possa intrattenere il lettore dall’inizio alla fine.

  • Livio Leoni

SINOSSI: Italia. Chi è quell’ostinata ragazza e perché è così attratta da quel misterioso indiano e dalla sua bizzarra danza? Sono le domande che attraversano la mente di Lee, ormai innamorato di lei.

Giappone. Come posso aiutare Chieko e salvarla dalla pericolosa morsa di sogni che sembra stringersi sempre più stretta intorno a lei? Si chiede preoccupato Kato, il suo ragazzo.

Pronti a tutto per ricongiungersi alle persone amate, i due giovani dovranno partire per un viaggio durante il quale le loro storie si intrecceranno a quella di una pericolosa organizzazione senza scrupoli che è alla ricerca del misterioso indiano da cui sembrano dipendere le sorti di tutti: il narratore di sogni.

Un’originale storia d’amore che intreccia generi diversi, quali l’avventura, l’azione ed il thriller, a riferimenti alla cultura pop anni ’80 e ’90. Allo stesso modo i personaggi, che trovano la forza di combattere per ciò a cui più tengono nell’emozione che scalda i loro cuori, scopriranno come le loro vite siano indissolubilmente collegate le une alle altre come le tessere di un incredibile puzzle.


Se volete farvi un’idea, di seguito troverete un piccolo assaggino:

La boccia piena d’acqua dove abitava il mio pesce rosso mi guardava annoiata nella sua rotondità. Mickey, il suo rosso abitante, mi osservava da dietro il vetro con quella che supponevo fosse incredulità. La sua bocca sembrava infatti aperta non tanto per far apparire in superficie qualche bollicina rilasciata con ostentata naturalezza, quanto perché, così facendo, la sua espressione appariva chiaramente sbalordita. Dicono che
la memoria dei pesci rossi duri circa tre secondi, quindi quella palla trasparente, piccola per chiunque e probabilmente anche per lui, doveva invece apparirgli come un luogo da esplorare sempre come la prima volta. Era un piccolo mondo, rotondo
come il mio, ma per lui sempre nuovo.

Il mio mondo invece era enorme, come quello di chiunque altro, ed enorme era la mia voglia di scoprirlo. Avrei voluto viverlo, starci dentro, conoscerlo e capirlo in tutte le sue sfumature, tuttavia, anche ora che ero in vacanza, il mio mondo rimaneva quello solito, dei miei genitori, dei miei amici, del lavoro… ecco, era il loro mondo, non il mio.

E così continuava ad esserlo, giorno dopo giorno. Nonostante fossi in ferie ed avessi il tempo per fare cose nuove, in un modo o nell’altro finivo per adagiarmi in una routine che, come delle confortanti sabbie mobili, mi teneva avvinghiato a questa piccola realtà.

Certo, non era il solito tran tran che mi accompagnava durante il resto dell’anno, ma anche ora mi trovavo, quasi senza volerlo, a compiere le solite attività che, senza nessun particolare brivido che scuotesse la mia spina dorsale, occupavano le mie giornate. Fino a quel giorno.

Il giorno in cui in un certo senso cambiò tutto. Il giorno in cui incontrai lei. Il mio piccolo, rassicurante e ripetitivo mondo divenne improvvisamente carico di colori ed emozioni che mi fecero sentire vivo come non mi accadeva da un bel po’.

Potete trovare questo libro nei maggiori stores online.

Alla prossima!

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Recensione: Un Giardino Altrove di Ilaria Belvedere

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un romanzo breve ma ricco di emozioni: “Un Giardino Altrove” di Ilaria Belvedere edito da Edizioni Epsil.

TITOLO: Un Giardino Altrove

AUTORE: Ilaria Belvedere

EDITORE: Edizioni Epsil

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2018

PAGINE: 104 (cartaceo)

VOTO: ♥️♥️♥️♥️

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SINOSSI: David è un ragazzo con una forte passione per la musica e una grande forza d’animo. Eleonora è una giovane scrittrice in lotta con se stessa. Le loro storie si intrecciano attraverso il filo non rettilineo del tempo: pagine di diario, scene di vita ed episodi apparentemente ordinari, che si snodano nell’arco di pochi secondi, come ricordi e memoria.

LA MIA OPINIONE: Leggendo questo romanzo breve mi è venuto spontaneo paragonarlo ad una piacevole ventata di aria fresca. È questa la sensazione che ho trovato immergendomi in questa storia. Anzi, queste storie. Eh sì, perché ogni capitolo è costituito dall’avvicendarsi di due vite: David, che vive la sua giovinezza negli anni 70/80 e Nora (Eleonora) che invece cresce e si forma nei nostri giorni. Sono due vite che si sviluppano parallelamente, facendoci capire quanto, in fondo, lo sviluppo e le varie fasi di formazione, seguano pressoché gli stessi itinerari.

E’ una lettura molto piacevole e scorre in maniera abbastanza fluida. Si può leggere tutto d’un fiato o gustarselo lentamente, assaporando parola per parola.

Ritengo che sia una lettura adatta ora più che mai al periodo in cui stiamo vivendo, infatti può servire benissimo a scrollarci di dosso, anche solo per un paio di ore, tutta la pesantezza e la tensione con cui purtroppo ci stiamo abituando a convivere.

Un unico appunto, oltretutto mio strettissimo parere personale, mi ha un po’ disorientato il cambio di narratore da un protagonista all’altro, passando quindi da terza a prima persona. Questo piccolo dettaglio scompare comunque se si guarda al complesso e credo che sia un buon lavoro.

Vi lascio con un estratto che mi ha molto colpito. Alla prossima!

Forse una delle particolarità dell’essere vivi è ricordarsi che si può dare il peggio i sé, ma anche che si può con tenacia e disperatamente provare a dare il meglio, lottando sempre, anche quando non sembra più possibile e i pensieri o il corpo non ci appartengono più.

  • I. Belvedere, Un giardino altrove
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Recensione: Diario di scuola di Daniel Pennac

La scuola vista con gli occhi dei “somari”.

Salve a tutti cari lettori, oggi vi voglio parlare di un libro che mi ha conquistato fin dalle prime pagine. Avevo sentito parlare molto bene di questo autore ma non avevo ancora avuto modo di leggere qualcosa di suo; quindi ho deciso di iniziare da questo libro.

TITOLO: Diario di scuola

AUTORE: Daniel Pennac (Trad: Yasmina Melaouah)

EDITORE: Feltrinelli Editore

GENERE: Saggio

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2008

FORMATO: Cartaceo (243 pagine)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI: Diario di scuola affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo ‟alunni” si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli ‟sfaticati”, dei ‟fannulloni”, degli ‟scavezzacollo”, dei ‟cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex somaro lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d’angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell’istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel ‟mal di scuola” che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d’imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima – secondo Pennac – i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l’autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.

LA MIA OPINIONE: Il libro in questione è un saggio ambientato in Francia; è autobiografico e vuole dare una visione d’insieme sulla scuola vista non solo come istituzione, ma anche come luogo in cui si sviluppa gran parte della vita di un bambino prima, e di un ragazzo poi. Pennac è un insegnate (ormai in pensione) di francese nelle cosiddette classi differenziali, cioè quelle classi in cui si trovavano quei ragazzi “difficili”: ragazzi con situazioni socio – familiari difficili, o che semplicemente non avevano la predilezione per lo studio; egli decide, quindi, di affrontare il tema tanto discusso, quanto controverso, della scuola e lo fa parlando di coloro che vengono considerati oggi, come ieri, gli ultimi: i somari.

Annuncio a Bernard che ho in mente di scrivere un libro sulla scuola: non sulla scuola che cambia nella società, come è cambiato questo fiume ma, nel cuore di questo incessante rivolgimento, su ciò che per l’appunto non cambia mai, su una costante di cui non sento mai parlare: la sofferenza condivisa del somaro, dei genitori e degli insegnanti, interazione di questi patemi scolastici.

  • D. Pennac, Diario di scuola, pag. 17

Il ragazzo somaro, viene visto da Pennac in maniera compassionevole; come individuo capace di realizzare qualcosa di importante nella propria vita, “di farsi strada”, di farlo emergere da quella posizione scomoda e appiccicosa che crea l’etichetta di somaro. L’autore riesce a dare un quadro molto completo della situazione che vive quotidianamente lo studente “che proprio non ce la fa“; riesce a scardinare quei tanti luoghi comuni, utilizzati da alunni e insegnanti, che troppo spesso costituiscono delle posizioni di comodità, delle fortezze sicure che evitano la fatica di vedere ed andare oltre.

Poiché, per quanto strano vi possa sembrare, o nostri allievi, voi siete impastati delle materie che vi insegniamo. Siete la materia stessa di tutte le nostre materie. Infelici a scuola? Forse. Scombussolati dalla vita? Alcuni, sì. Ma ai miei occhi siete fatti di parole, tutti quanti voi, intessuti di grammatica, tutti, pieni di discorsi, anche i più silenziosi o i meno attrezzati di vocabolario, abitati dalle vostre rappresentazioni del mondo, pieni di letteratura, insomma, ognuno di voi, ve lo assicuro.

  • D. Pennac, Diario di Scuola, pag. 98

In questo saggio vengono affrontati i temi più disparati: dal consumismo, al metodo, dall’apporto degli insegnanti, a quello dei genitori; il tutto scritto in maniera schietta e diretta che non lascia spazio ad ipocrisie e falsi buonismi.

La scrittura di Pennac travolge come un treno ad alta velocità, fa quasi dimenticare che si sta leggendo il libro; le pagine scorrono una dopo l’altra ad un ritmo sempre più incalzante. Questa è stata una delle caratteristiche che più ho amato di questo saggio: il soffermarsi quanto basta su un determinato argomento in modo da non farlo sembrare troppo ridondante o paternalistico.

La voce di Pennac, infatti, non è affatto paternalistica, anzi, è parte integrante dell’argomento principale stesso, in quanto conosce molto da vicino cosa vuol dire essere somaro.

Cos’altro dire? Sicuramente è un libro che va letto, per riflettere, per emozionarsi, per capire. Per andare oltre quegli schemi prefissati e imposti dalla nostra società: una società che accetta solo il 30 e lode.

Se questa recensione vi è piaciuta mettete un cuoricino, se invece volete esprimere il vostro punto di vista, lasciate un commentino.

Daisy!

http://www.feltrinellieditore.it/

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Recensione: I Gillespie

Quando una semplice amicizia può trasformarsi in qualcosa di inquietante.

Buonasera cari lettori, oggi vi voglio parlare di un libro che mi ha letteralmente conquistato; uno di quei libri che ti entrano dentro fin sotto la pelle. Sto parlando di “I Gillespie” di Jane Harris, edito per la prima volta da Neri Pozza, ma io l’ho letto nell’edizione BEAT.

TITOLO: I Gillespie (titolo originale Gillespie and I)

AUTORE: Jane Harris. Tradotto in italiano da Massimo Ortelio

EDITORE: Neri Pozza Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2016

FORMATO: Cartaceo (510 pagine)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI: Nella primavera del 1888, in seguito al decesso della zia da lei amorevolmente accudita, Harriet Baxter decide di lasciare Londra e viaggiare alla volta di Glasgow. Trentacinque anni, nubile, una piccola rendita annua cui attingere, Harriet arriva nella seconda città dell’Impero nell’anno dell’Esposizione Internazionale. Durante una passeggiata in una giornata insolitamente calda, Harriet soccorre una distinta signora di circa sessant’anni stramazzata al suolo per un malore sconosciuto. Qualche giorno dopo si ritrova a onorare l’invito, elargito in segno di riconoscenza per il suo bel gesto, a casa dei Gillespie, la famiglia della donna soccorsa. Ci sono Elspeth, l’esuberante madre del padrone di casa; Mabel, la figlia di Elspeth inacidita per essere stata abbandonata sull’altare; Kenneth, il figlio belloccio tormentato da un segreto inconfessabile; Annie, la dolce moglie del padrone di casa alle prese con l’educazione di due figlie; il padrone di casa, Ned Gillespie, un giovane, geniale pittore dai tratti meravigliosamente regolari e piuttosto avvenenti, e una punta di tristezza negli occhi blu oltremare. L’incontro con Ned Gillespie risulta fatale per Harriet Baxter. In lei si fa strada la convinzione di dover salvare Ned Gillespie. Salvarlo dalla sua indigenza, che gli impedisce di dare libero sfogo alla sua creatività, e salvarlo dalla sua turbolenta famiglia. Una convinzione che, come ogni ossessione, trascina inevitabilmente dietro di sé l’ombra della tragedia.

LA MIA OPINIONE: Quando ho iniziato a leggere questo libro non avevo nessuna aspettativa. Non conoscevo né l’autore, né tanto meno il libro. Ai tempi dell’acquisto, avevo letto la trama e mi aveva colpito principalmente il dipinto della vita familiare, anche se il periodo in cui è ambientato non mi entusiasmava tantissimo (anche se io amo moltissimo i romanzi storici). Era quindi rimasto nella mia libreria per parecchio tempo, fino a che, qualche settimana fa, ho deciso di intraprendere questa avventura. E’ stata una delle più belle decisioni che abbia mai presto in campo letterario.

Andiamo con ordine. Voglio iniziare a parlare di questo libro presentandovi una citazione contenuta al suo interno:

Per quanto ci sforziamo, non c’è dato di sfuggire all’inevitabile: siamo tutti condannati a vivere ciò che il destino ha in serbo per noi.

  • J. Harris, I Gillespie, pag. 280

E’ proprio il destino la parola chiave di questo romanzo. Se Harriet non fosse andata…, se Ned non avesse fatto…, se Rose fosse stata più… Tutte le vicende di questo romanzo ruotano attorno a questo destino che inevitabilmente fa vivere esperienze e percorrere delle strade che possono portare a delle conseguenze devastanti. I vari personaggi si muovono già dalle prime pagine del libro come mossi da qualche forza superiore che li spinge nella direzione che porterà poi a sconvolgere tutti gli equilibri.

La storia si divide in due parti sviluppate contemporaneamente. Una parte è scritta sotto forma di memoriale in cui la protagonista racconta (o per meglio dire, ricorda) le vicende che ha vissuto lei, insieme agli altri personaggi, una quarantina di anni prima. La seconda parte, invece, è raccontata sotto forma di diario dove vengono annotate tutte le vicende particolari del periodo attuale. In questo modo si può scoprire che a volte il passato non è poi così lontano dal presente….

L’autrice utilizza un linguaggio molto sciolto, fluido, che conferisce al racconto un ritmo molto incalzante; in questo modo aggancia il lettore alla vicenda in una maniera tale da non permettere quasi di interrompere la lettura. Mi spingo a dire che questo romanzo ha un potere quasi ipnotico.

E’ un romanzo carico di tensione, di suspense, di voglia di arrivare subito alla fine per scoprire come va a finire. Il carico di adrenalina ed ansia, quindi, sono assicurati; questo viene però smozzato dalla presenza di una vena ironica con cui la Harris ci accompagna per tutta l’avventura. Oltre a far scendere il livello ansiogeno, permette al lettore di far metabolizzare quanto letto fino a quel momento.

Un libro in cui niente è come sembra e tutto è una continua sorpresa.

Ovviamente consiglio questo libro a tutti coloro che, in primis, amano il genere storico, ma anche a chi non dispiace un po’ di tensione.

Alla prossima recensione, Daisy.

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Segnalazione: SteamBros Investigations

Buonasera cari lettori! Oggi vi presento non uno, ma ben due bei libri!

Sto parlando della serie di SteamBros Investigations di Alastor Marevick e L. A. Melly edito da Dark Zone Edizioni

Iniziamo col primo:

STEAMBROS INVESTIGATIONS – L’armonia dell’imperfetto

SINOSSI: Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria. In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia. Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell’agenzia “Hoyt Brothers Investigations”. Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo una grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli la vita.

STEAMBROS INVESTIGATIONS – L’anatema dei Gover

SINOSSI: Un indizio sancisce l’inizio della caccia. I fratelli Hoyt viaggeranno fino a Glasgow con il loro sidecar seguendo le tracce di Emma. Arriveranno nella villa dalle pareti a mosaico della famiglia Gover dove un nuovo caso li attende. Una maledizione grava sulla Gover e il mistero sulla scomparsa di Emma si infittisce. I due investigatori saranno costretti a combattere con lati dei loro caratteri che non sapevano di avere e che potrebbero minare la loro capacità di giudizio, mentre una minaccia più grande incombe su di loro. Tra tecnologie avanzate, pericoli celati e verità nascoste la vita degli Hoyt sta per essere di nuovo stravolta.

Potete acquistare questi libri nei maggiori stores online.