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Santa Rita di Tommy Wieringa

Lettori e lettrici per passione buona sera!! Oggi vi parlo del nuovo romanzo di un autore che avevo precedentemente apprezzato con “La morte di Murat Idrissi”: Tommy Wieringa.

Il libro in questione è “Santa Rita” edito Iperborea.

Curious fact: Tommy Wieringa finora si è cimentato in romanzi brevi. Santa Rita è il suo primo romanzo lungo.

Santa Rita racconta la storia di Paul Krüzen. Un uomo ormai cinquantenne che da ragazzino ha compreso cosa vuol dire essere abbandonato dalla madre. Quest’ultima, infatti, è scappata con un soldato russo che, in un tranquillo pomeriggio, avevano soccorso dopo uno schianto aereo. Paul è quindi cresciuto solo col padre e con una pressoché totale sfiducia verso il genere umano; uno scetticismo che lo porta ad avere solo due punti cardini: Rita, un’amante a pagamento ormai avanti con l’età ed Hedwiges, un bottegaio di un negozietto di famiglia ormai in rovina. Solo quando questi due pilastri portanti andranno via, in Paul esploderà tutta l’indignazione e la rabbia repressa fino a quel momento.

Di tutte le punizioni, il silenzio è la più pesante.

Comincio dicendo che, su questo romanzo, avevo alte aspettative, date sicuramente dal fatto che amai molto La morte di Murat Idrissi. Ho quindi iniziato questa lettura con grande entusiasmo e curiosità. Fin dalle prime pagine ho notato che qualcosa non quadrava; non mi arrivava quel trasporto che avevo sperato ed aspettavo. C’era qualcosa che frenava. A lungo andare ho avuto la conferma: non mi trasportava. Avevo perso ormai le speranze quando all’improvviso, nella parte finale, tutto cambia ed emerge quel qualcosa che cercavo dalla prima pagina: il pathos, che mi ha fatto rivalutare in parte il mio giudizio iniziale.

Ma andiamo con ordine!

Quello che mi ha lasciato perplessa principalmente è il fatto che non ho trovato particolare coerenza tra la sinossi del libro è l’effettiva storia principale; quindi tra quello che diceva di raccontare è quello che in realtà ha raccontato. Mi spiego meglio. Da quello che presentava il libro sembrava far concentrare l’attenzione sulla fuga della madre e di quello che aveva comportato nella vita del protagonista. Invece, questo episodio viene soltanto citato e non approfondito come si potrebbe credere. Questo a me ha disorientato un pochino. È ovvio che tutto quello che succede a Paul, le reazioni di fronte ad alcune determinate situazioni, ha radici nella sua infanzia e in particolare nell’evento traumatico dell’abbandono, ma mi sarei aspettata che ci si soffermasse maggiormente su questo aspetto.

Ho trovato la narrazione di Santa Rita un po’ sconnessa. Ho avuto difficoltà a seguire il filo logico del discorso. Arrivata a metà libro non riuscivo ancora bene a capire quale fosse la storia principale. I personaggi li ho trovati anonimi, non li riuscivo a far emergere nelle vicende e Rita, il personaggio dal quale prende il nome il romanzo, a parer mio, è molto marginale.

Le cose cambiano, però, nella parte finale. Riesco finalmente a trovare quel pathos, quell’emotività che ricordavo dal precedente romanzo dell’autore. Qui finalmente si fa tutto più chiaro, i pezzi del puzzle cominciano ad andare ognuno al loro posto. Riesco persino a commuovermi per le sorti di Paul Kruzen a cui la vita ha sferrato un altro colpo basso.

Posso dire, tirando le somme, che Santa Rita è un romanzo che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca, nonostante Wieringa valga molto come autore. Infatti, se volete apprezzarlo appieno vi consiglio di leggere La morte di Murat Idrissi ed arrivare a questo magari in un secondo momento.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Santa Rita

Titolo originale: De Heilige Rita

AUTORE: Tommy Wieringa

Traduzione italiana a cura di Claudia Cozzi

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa straniera/ Olanda

PAGINE: 320 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,50

VOTO: 3-/5

Agosto 1975. Turbando la tranquilla, secolare vita rurale di un paesino della pianura olandese, un piccolo aereo si schianta su un campo di mais dietro la casa di Aloïs e Alice Krüzen. A bordo c’è un russo in fuga dall’Unione Sovietica. Agonizzante ma vivo, il pilota è accudito dai Krüzen, ma non appena si rimette in piedi se ne va con Alice per mano: Aloïs e il figlio Paul, di otto anni, restano soli. Passa il tempo ma Paul, ormai cinquantenne, è ancora tormentato dal ricordo di quel russo caduto dal cielo che gli ha portato via la madre. La sua esistenza si sta consumando tra la casa in cui vive con il padre, la stalla adibita a magazzino per il suo commercio di cimeli militari, il bar del posto di nuova gestione cinese e il bordello del sinistro Steggink appena oltre il confine tedesco. Qui, ad aspettarlo, ci sono sempre le consolazioni dell’amore a pagamento della «materna Rita», che come lui porta al collo una medaglietta della santa sua omonima, patrona delle cause perse. Unico vero amico di Paul è Hedwiges, un’altra anima grigia che per vivere manda avanti l’anacronistica drogheria di famiglia e che una volta all’anno lo accompagna in vacanza in un qualche paradiso della prostituzione. E quando Hedwiges e Rita, gli unici punti fermi di Paul, gli vengono tolti, il precario equilibrio si spezza e la rabbia esplode. Con la sensualità della sua prosa, e uno sguardo amaro ma capace di totale empatia, Tommy Wieringa ci sprofonda nella provincia degli ultimi, dove la modernità arriva sotto forma di nuovissimi smartphone e di cinesi senza radici che oggi gestiscono un bar e domani chissà, dove la forza dei desideri indotti è inversamente proporzionale alla possibilità di realizzarli. Il luogo dove cova il rancore del nostro vivere contemporaneo.

https://iperborea.com/titolo/535/

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Il dramma della migrazione visto con altri occhi: La morte di Murat Idrissi

Buonasera cari lettori, devo svelarvi un segreto: ho un sacco di recensioni da scrivere e il mio ritmo di lettura è inversamente proporzionale all’uscita dell’articolo sul blog; purtroppo mi manca il tempo materiale per mettermi davanti al PC. Cercherò, però, in qualche modo, di parlarvi di tutte le letture fatte finora.

Uno dei libri in questione è proprio “La morte di Murat Idrissi” scritto da Tommy Wieringa ed edito da Iperborea. Questo romanzo breve affronta il dramma della migrazione e i pericoli che affrontano migliaia di persone nella “traversata”; ma racconta anche il viaggio interiore che fanno le due protagoniste, entrambe di origine islamica, che però hanno avuto la “fortuna” di essere cresciute in Europa.

Ma andiamo con ordine.

La morte di Murat Idrissi racconta la storia di Ilham e Thouraya, due ragazze olandesi che si ritrovano coinvolte in una situazione alquanto singolare: devono disfarsi del cadavere di Murat, ragazzo islamico morto nel bagagliaio della loro auto durante il viaggio nello stretto di Gibilterra. Le due ragazze si ritrovano così a riflettere sulla loro storia e sulla loro vita, soffermandosi su come sarebbe stato se i loro genitori avessero scelto di rimanere in Marocco invece di emigrare in Europa.

La primissima parte del libro è molto particolare, in quanto il racconto parte dall’origine del mondo, passando per una breve spiegazione delle colonne d’Ercole, per arrivare alla parte centrale del romanzo e cioè la storia di questi ragazzi.

Il tema trattato, come scritto sopra, riguarda la traversata dei migranti, quei viaggi disperati che molte persone affrontano nella speranza di trovare una terra più accogliente ed un futuro migliore; persone che sono disposte a tutto, persino ad intraprendere un lungo viaggio all’interno di un bagagliaio, consapevoli del fatto che il rischio è grosso. Murat Idrissi è una di queste persone, che però non ce l’ha fatta.

La storia è raccontata dal punto di vista delle due ragazze che si ritrovano un cadavere sulla macchina e che iniziano a riflettere su come liberarsene, ma anche sulla loro vita, su come siano diverse dalle altre ragazze nate da genitori olandesi (sì, perché Ilham e Thouraya anche se vivono in Europa, hanno origini marocchine) e soprattutto sul fatto di essere state delle “prescelte” che si sono risparmiate di vivere una vita di stenti e povertà.

Il libro si legge in maniera molto scorrevole e in poco tempo, anche se ho trovato che manca qualcosa; manca quel trasporto che è necessario per indurre il lettore a continuare la lettura. Se devo essere sincera, non è un libro che mi è rimasto dentro anche se comunque ben scritto.

C’è però da dire che la storia raccontata vale di essere letta. Ho trovato che sia un ottimo spunto di riflessione su temi purtroppo sempre più attuali.

Voto: 3/5

Scheda e descrizione.

TITOLO: La morte di Murat Idrissi

AUTORE: Tommy Wieringa

EDITORE: Iperborea

GENERE: Narrativa straniera

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

TITOLO ORIGINALE: De dood van Murat Idrissi

TRADUTTRICE: Elisabetta Svaluto Moreolo

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2018

FORMATO: Cartaceo (128 pag.)

Il traghetto da Tangeri attraversa lo Stretto di Gibilterra in una torrida mattina di fine estate. Non appena tocca il suolo europeo Ilham e Thouraya, due ragazze olandesi di origini marocchine, recuperano l’auto nella stiva e scoprono che il giovane clandestino che vi avevano nascosto è morto soffocato. Davanti a loro si stende rossa e sterminata la terra spagnola, che le due amiche devono attraversare con quel corpo nel bagagliaio, cercando il coraggio di disfarsene, in un disperato viaggio di ritorno a casa e dentro se stesse, i loro sentimenti, la loro storia personale. Era stato lui a supplicarle di aiutarlo a fuggire dalla misera baraccopoli dove lo avevano incontrato alla fine della loro vacanza in Marocco: come potevano negargli quell’unica possibilità di costruirsi una vita quando loro avevano avuto la fortuna di nascere in Olanda da una famiglia fuggita da quella stessa miseria? Affrontando con la sua profondità di sguardo e la poesia livida della sua scrittura un problema cruciale del nostro tempo, Tommy Wieringa ci cala nell’identità spezzata di due giovani donne immigrate di seconda generazione, straniere e incomprese tanto nel paese dove sono nate quanto in quello d’origine, divise tra la perenne lotta per un’integrazione autentica, la ribellione al mondo patriarcale dei genitori e un inguaribile senso di sradicamento. E racconta la storia di uno delle centinaia di morti anonimi che ogni anno vengono ritrovati lungo le strade spagnole, vittime di una fuga fallita attraverso quel piccolo Stretto che separa sempre più il continente africano dall’Occidente.

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