Categorie
Recensioni

Social Dating: boom o boomerang? di Chiara Abbate

Ciao a tutti, oggi vi parlo di un argomento sempre più attuale è preponderante: il mondo delle relazioni digitali attraverso i social dating. Lo faccio recensendo l’ultimo saggio che ho letto: “Social dating: boom o boomerang? come avvicinarsi a nuove relazioni senza allontanarsi dalla realtà.” di Chiara Abbate edito La Rondine.

Cosa tratta?

L’autrice, col suo saggio vuole analizzare il fenomeno sempre più diffuso delle conoscenze, e potenziali relazioni future, nate attraverso l’utilizzo dei cosiddetti social dating, ovvero quelle applicazioni che hanno lo scopo di mettere in contatto le persone al fine di conoscersi, piacersi, e creare una relazione (nel senso ampio del termine) nella vita reale.

Chiara Abbate offre una ricerca accurata e dettagliata delle principali App di incontri, spiegandone le modalità e le finalità di utilizzo, ma anche il target che comprende. Passa in rassegna le applicazioni gratuite, più fruibili ma anche più rischiose di trovare il classico “bidone”; quelle a pagamento meno fruibili ma più sicure, ed ancora quelle utilizzate dai giovanissimi (i ventenni) e quelle frequentati da gente più matura (quarantenni e oltre).

Dopodiché, passa ad esaminare il social date; isola ed analizza tutto il “ciclo di vita” del conoscersi virtualmente: dal primo like (o Swype per alcuni social) alle telefonate in cui si conosce il modo di parlare dell’altra persona, al vero e proprio incontro faccia a faccia. L’autrice non manca, inoltre, di avvertire il lettore sui pericoli o sulle situazioni poco piacevoli che si possono incontrare in questo variegato universo virtuale.

Chiara Abbate esamina l’argomento in maniera naturale e non artificialmente costruita. Nelle sue 130 pagine, non cade mai nel banale e noioso. Riesce, infatti, a mantenere alta la curiosità del lettore. Come? Raccontando storie, facendo esempi, inserendosi nel discorso con le proprie esperienze ed i propri gusti, ma anche, dulcis in fundo, mettendo qua e là alcune citazioni prese in prestito alla letteratura.

Concludo dicendo che Social dating: boom o boomerang? è un saggio che credo sia adatto a tutti: sicuramente offre molto materiale che permette a chiunque voglia approfondire questo argomento, di rifletterci su; ma diventa anche un’ottima guida per tutti coloro che abbiano voglia di provare a trovare la loro anima gemella nel misterioso, ma affascinante mondo virtuale.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Social dating: boom o boomerang?

AUTORE: Chiara Abbate

EDITORE: La Rondine Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2019

GENERE: Saggistica

PAGINE: 130 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 9,90

http://www.edizionilarondine.it/prodotti.php?id=941

Categorie
Recensioni

Recensione: Perché ci ostiniamo

Buongiorno cari lettori! Oggi vi parlo di una novità Iperborea: “Perché ci ostiniamo” di Fredrik Sjöberg uscita lo scorso 11 luglio.

TITOLO: Perché ci ostiniamo

AUTORE: Fredrik Sjöberg Trad. ita: Andrea Berardini/ Fulvio Ferreri

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: 11 luglio 2018

GENERE: Raccolta di saggi

PAGINE: 184 (Brossura)

FORMATO: Cartaceo

VOTO: ♥️♥️♥️♥️

DESCRIZIONE: Entomologo, affabulatore e audace pensatore, Fredrik Sjöberg ci accompagna in nove viaggi di scoperta seguendo il suo fiuto per le storie d’eccezione che si nascondono dietro i dettagli più marginali. Un’escursione sulle tracce di un tiglio centenario o un nome trovato sul retro di un raro autoscatto di Strindberg diventano il punto di partenza per funamboliche avventure attraverso la Storia, la natura, l’arte, tra aneddoti bizzarri e personaggi tanto curiosi quanto sconosciuti, all’insegna di quel gusto per la ricerca e per il «pezzo unico» che lo Sjöberg collezionista sa tradurre in letteratura. Dalla battuta di caccia di Theodore Roosevelt che lanciò il popolare orsacchiotto Teddy Bear alla passione per l’arte che a inizio ‘900 trasformò un impiegato delle poste di Göteborg in un collezionista d’avanguardia, dall’incontro tra Lenin e la pioniera dell’ambientalismo svedese Anna Lindhagen al ruolo che ha avuto l’invenzione della borsa, nella lontana preistoria, per l’evoluzione umana: di racconto in divagazione ci ritroviamo a osservare il mondo con lo sguardo di uno scienziato-umanista e fine provocatore, che in ogni campo rivendica l’importanza, oggi trascurata o data per scontata, della bellezza. Quella bellezza che di rado si affaccia nella ricerca estetica contemporanea e di cui non si parla mai nelle politiche ambientali, così tese a proteggere la biodiversità da perdere di vista il valore poetico di uno splendido paesaggio. Facendo incontrare natura e cultura nella leggerezza ironica delle sue pagine, Sjöberg ci porta lungo quel crinale, come lo definì Nabokov, che congiunge il versante del sapere scientifico con quello opposto dell’immaginazione artistica.

I veleni, la devastazione, l’estinzione della sclerophora pallida e molto altro continueranno a funzionare ancora un bel po’ come carburante per chi vuole conservare gli ambienti antichi, ripristinarli e costruirne di nuovi, ma sarebbe più onesto e dunque anche politicamente più efficace ammettere più spesso che la forza nasce dall’amore e dalla nostalgia per quella che ai tempi di Lidforss si chiamava bellezza della natura.

  • F. Sjöberg, Perché ci ostiniamo, pag. 151

LA MIA OPINIONE. Si tratta di una raccolta di saggi incentrata sul connubio tra scienza e arte, natura e bellezza. Credo che l’estratto che vi ho riportato, descriva al meglio la mission dell’autore. Sjöberg, entomologo e, quindi, uomo di scienza, vuole provare ad individuare l’esistenza di un nesso, di un legame tra l’oggettività della scienza e la soggettività dell’arte.

In altri termini, attraverso questi vari saggi, vuole capire se natura e bellezza siano le due facce della stessa medaglia, oppure viaggino su due rette parallele destinate a non incontrarsi mai.

A titolo esemplificativo, la salvaguardia di un paesaggio può avere come motivazione il mero desiderio di bellezza, o bisogna trovare spiegazioni razionali?

L’autore, in questo libro, tratta gli argomenti più disparati, dal collezionismo, all’arte di scrivere saggi, dalla pittura alla fotografia, esplora laghi e grotte, ma parla anche di sé e della sua famiglia (soprattutto della figura del padre, che descrive molto bene).

Gli argomenti trattati in ciascun saggio partono da episodi che potremmo definire “banali”, ma utili ad entrare nel vivo della lettura. Questo mi è stato molto d’aiuto perché alleggerisce notevolmente la mole tipica del saggio e la fa diventare più accessibile ad un vasto pubblico.

Sjöberg utilizza un linguaggio semplice e abbastanza comprensivo anche sa fa uso, a volte, di termini tecnici tipici dell’ambiente scientifico. L’ironia, a mio avviso è l’arma vincente di questa raccolta. Nonostante si parli di saggi, il testo non diventa mai astruso e ridondante, è sempre presente quella venatura ironica che dona freschezza e curiosità.

L’unica difficoltà che ho riscontrato leggendo questo libro, è stata il comprendere alcuni avvenimenti accaduti in Svezia, e più in generale nella cultura scandinava, in quanto, ahimè, mea culpa, non sono molto ferrata in questo campo; cosa che però mi ha dato una sete di conoscenza e la spinta per ricercare e informarmi.

Concludo dicendo che, tutto sommato, è stata una lettura molto piacevole, ma soprattutto interessante. Una lettura, certo, non da spiaggia, ma che fa crescere (culturalmente parlando) e riflettere.

Categorie
Recensioni

Recensione: Città Sola di Olivia Laing

Ciao a tutti! Oggi vi parlo di un libro che mi ha colpito particolarmente. Non si tratta di un romanzo, bensì di un saggio. Io credo che sia molto importante leggere questo genere di libri, ci fa riflettere su temi e argomenti a cui magari, nella vita frenetica di tutti i giorni, non ci capita di pensare.

Dopo questa premessa vi presento il libro in questione.

TITOLO: Città sola

AUTORE: Olivia Laing Trad. ita: Francesca Mastruzzo

EDITORE: ilSaggiatore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Maggio 2018

PAGINE: 292 (cartaceo)

GENERE: Saggio

VOTO: ♥♥♥♥

img_6621

SINOSSI: Bisogna aver toccato l’abisso per saperlo raccontare. Per descrivere il vuoto avvolgente di una ferita che diventa uno stigma o l’angosciante cantilena che rimbomba in una casa di cui si è da sempre l’unico inquilino. Per restituire con la sola forza della voce certi angoli della metropoli, dove la suburra si fa rifugio e l’esclusione sollievo; per dire il loro improvviso, tragico trasformarsi da giardino delle delizie in inferno musicale.
Olivia Laing rompe le pareti dell’ordinario e edifica all’interno della New York reale una seconda città, fatta di buio e silenzio: un’onirica capitale della solitudine, cresciuta nelle zone d’ombra lasciate dalle mille luci della Grande Mela e attraversata ogni giorno dalle storie di milioni di abitanti senza voce. Un luogo in cui coabitano le esperienze universali di isolamento e i traumi privati di personaggi come Andy Warhol, Edward Hopper e David Wojnarowicz; in cui ogni narrazione è allo stesso tempo evocazione e confessione.
Quella tracciata da Olivia Laing è una visionaria mappa per immagini del labirinto dell’alienazione. Un flusso narrativo che investe le strade di New York e nel quale si mescolano la morte per Aids del cantante Klaus Nomi e l’infanzia dell’autrice, cresciuta da una madre omosessuale costretta a trasferirsi di continuo per sfuggire al pregiudizio; gli esperimenti sociali di Josh Harris che anticiparono Facebook e i silenzi dell’inserviente-artista Henry Darger che dipinse decine di quadri meravigliosi e inquietanti senza mai mostrarli a nessuno; l’inconsistente interconnessione umana dell’era digitale e l’arida gentrificazione di luoghi simbolici come Times Square.
Con Città sola il Saggiatore presenta al pubblico italiano una delle autrici più originali del panorama internazionale contemporaneo. La sua è un’opera ambiziosa che, grazie a una scrittura sinestetica e conturbante, scava a fondo nell’anima di ognuno di noi, affrontando le umiliazioni, le paure e le ossessioni dell’essere soli. Con la speranza che rivelare significhi talvolta anche curare. Perché, come ricorda Olivia Laing, la solitudine è un posto affollato.

LA MIA OPINIONE: E’ un saggio che tratta un tema troppo spesso sottovalutato dalla collettività, ma molto diffuso: la solitudine; lo fa attraverso un viaggio alla scoperta dell’arte, ma soprattutto degli artisti che, visti dall’altra parte delle loro opere, sono stati in realtà molto soli. E’, però, anche un viaggio introspettivo dell’autrice alla scoperta di sé stessa, dei suoi desideri, delle sue passioni. Un tentativo continuo di rispondere alla domanda: “La solitudine è solo qualcosa di distruttivo oppure può servire per meglio conoscere noi stessi e capire quello che vogliamo?”.

Come ci si sente quando si è soli? Come quando si è affamati: affamati mentre tutt’intorno gli altri si preparano un banchetto. Assaliti dalla vergogna e dall’ansia, così ci si sente, e a poco a poco questa sensazione si emana all’esterno, isolando ancora di più chi è solo, estraniandolo sempre più.

  • O. Laing, Città sola, pag. 21

Il viaggio nei meandri di questo sentimento che tanto spaventa inizia proprio così; interrogandosi su cosa sia e quello che comporta nella vita di chi ne è invaso. In questo libro si parla della bellezza dell’arte di Andy Warhol con i colori tanto vivaci e i soggetti così usuali, che in realtà fanno da scudo all’animo pervaso dal grigiore della solitudine dell’artista; ci si trova a parlare di fotografia con David Wojnarowicz che riporta nelle sue istantanee il proprio mondo interiore in tutta la sua violenza e crudeltà. Tocca temi ancora attuali ai giorni nostri, come l’AIDS, e soprattutto la sua considerazione agli albori come “cancro dei gay“. Tratta, insomma, la solitudine da diverse angolazioni, a tout court.

La scrittura è diretta, incisiva, difficilmente lascia indifferenti. E’ stata una lettura, dura, forte, che mi ha dato, a volte, pugni diretti allo stomaco, ma che appena terminata ho capito quanto mi ha formato e, per certi versi, cambiato.

Non è sicuramente una lettura da leggere sotto l’ombrellone, ma credo che sia uno di quei libri che va assolutamente letto, perché come ha permesso all’autrice di capire di più sé stessa, potrebbe farlo anche con voi.

Concludo così:

La solitudine è personale, ed è anche politica. La solitudine è collettiva; è una città. E non ci sono regole su come abitarci, e non bisogna provare vergogna, basta ricordarsi che la ricerca della felicità non travalica e non ci esime dai nostri obblighi reciproci. Siamo tutti sulla stessa barca, e accumuliamo cicatrici in questo mondo di oggetti, questo paradiso temporale e materiale che troppo spesso assume il volto dell’inferno. Ciò che conta è la gentilezza; ciò che conta è la solidarietà. Ciò che conta è essere vigili e sempre aperti, perché se abbiamo imparato qualcosa da chi ci ha preceduto, è che il tempo dei sentimenti non dura per sempre.

  • O. Laing, Città sola, pag. 259

Se questa recensione vi è piaciuta lasciate un like e scrivetemi cosa ne pensate!

intanto vi lascio il link con il catalogo completo dei saggi:

Home page

Categorie
Recensioni

Recensione: Diario di scuola di Daniel Pennac

La scuola vista con gli occhi dei “somari”.

Salve a tutti cari lettori, oggi vi voglio parlare di un libro che mi ha conquistato fin dalle prime pagine. Avevo sentito parlare molto bene di questo autore ma non avevo ancora avuto modo di leggere qualcosa di suo; quindi ho deciso di iniziare da questo libro.

TITOLO: Diario di scuola

AUTORE: Daniel Pennac (Trad: Yasmina Melaouah)

EDITORE: Feltrinelli Editore

GENERE: Saggio

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2008

FORMATO: Cartaceo (243 pagine)

VOTO: ♥♥♥♥♥

img_6352

SINOSSI: Diario di scuola affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo ‟alunni” si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli ‟sfaticati”, dei ‟fannulloni”, degli ‟scavezzacollo”, dei ‟cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex somaro lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d’angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell’istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel ‟mal di scuola” che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d’imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima – secondo Pennac – i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l’autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.

LA MIA OPINIONE: Il libro in questione è un saggio ambientato in Francia; è autobiografico e vuole dare una visione d’insieme sulla scuola vista non solo come istituzione, ma anche come luogo in cui si sviluppa gran parte della vita di un bambino prima, e di un ragazzo poi. Pennac è un insegnate (ormai in pensione) di francese nelle cosiddette classi differenziali, cioè quelle classi in cui si trovavano quei ragazzi “difficili”: ragazzi con situazioni socio – familiari difficili, o che semplicemente non avevano la predilezione per lo studio; egli decide, quindi, di affrontare il tema tanto discusso, quanto controverso, della scuola e lo fa parlando di coloro che vengono considerati oggi, come ieri, gli ultimi: i somari.

Annuncio a Bernard che ho in mente di scrivere un libro sulla scuola: non sulla scuola che cambia nella società, come è cambiato questo fiume ma, nel cuore di questo incessante rivolgimento, su ciò che per l’appunto non cambia mai, su una costante di cui non sento mai parlare: la sofferenza condivisa del somaro, dei genitori e degli insegnanti, interazione di questi patemi scolastici.

  • D. Pennac, Diario di scuola, pag. 17

Il ragazzo somaro, viene visto da Pennac in maniera compassionevole; come individuo capace di realizzare qualcosa di importante nella propria vita, “di farsi strada”, di farlo emergere da quella posizione scomoda e appiccicosa che crea l’etichetta di somaro. L’autore riesce a dare un quadro molto completo della situazione che vive quotidianamente lo studente “che proprio non ce la fa“; riesce a scardinare quei tanti luoghi comuni, utilizzati da alunni e insegnanti, che troppo spesso costituiscono delle posizioni di comodità, delle fortezze sicure che evitano la fatica di vedere ed andare oltre.

Poiché, per quanto strano vi possa sembrare, o nostri allievi, voi siete impastati delle materie che vi insegniamo. Siete la materia stessa di tutte le nostre materie. Infelici a scuola? Forse. Scombussolati dalla vita? Alcuni, sì. Ma ai miei occhi siete fatti di parole, tutti quanti voi, intessuti di grammatica, tutti, pieni di discorsi, anche i più silenziosi o i meno attrezzati di vocabolario, abitati dalle vostre rappresentazioni del mondo, pieni di letteratura, insomma, ognuno di voi, ve lo assicuro.

  • D. Pennac, Diario di Scuola, pag. 98

In questo saggio vengono affrontati i temi più disparati: dal consumismo, al metodo, dall’apporto degli insegnanti, a quello dei genitori; il tutto scritto in maniera schietta e diretta che non lascia spazio ad ipocrisie e falsi buonismi.

La scrittura di Pennac travolge come un treno ad alta velocità, fa quasi dimenticare che si sta leggendo il libro; le pagine scorrono una dopo l’altra ad un ritmo sempre più incalzante. Questa è stata una delle caratteristiche che più ho amato di questo saggio: il soffermarsi quanto basta su un determinato argomento in modo da non farlo sembrare troppo ridondante o paternalistico.

La voce di Pennac, infatti, non è affatto paternalistica, anzi, è parte integrante dell’argomento principale stesso, in quanto conosce molto da vicino cosa vuol dire essere somaro.

Cos’altro dire? Sicuramente è un libro che va letto, per riflettere, per emozionarsi, per capire. Per andare oltre quegli schemi prefissati e imposti dalla nostra società: una società che accetta solo il 30 e lode.

Se questa recensione vi è piaciuta mettete un cuoricino, se invece volete esprimere il vostro punto di vista, lasciate un commentino.

Daisy!

http://www.feltrinellieditore.it/