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Fuori dal mondo di Ragnar Jónasson

Ciao amici lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un romanzo giallo pieno di suspense ed intrecci: “Fuori dal mondo” di Ragnar Jónasson edito Marsilio Editori.

Un detective di una piccola cittadina islandese, Ari Pór, si trova a dover indagare su un caso di molti anni prima (una cinquantina) riguardante la morte di una giovane donna. Tutto farebbe pensare ad un omicidio, ma qualcosa non convince il poliziotto che cercherà di scoprire la verità scovando foto e ricordi risalenti a quel periodo.

Jónasson racconta la storia attraverso i vari personaggi. Esamina, cioè, in ogni capitolo, la vicenda analizzando il vissuto di ogni personaggio, le azioni e reazioni che lo hanno portato a vivere quei determinati eventi.

Fuori dal mondo riesce a mettere al lettore una curiosità sempre crescente; spesso ci si trova spaesati, credendo di aver capito quale sia il filo conduttore di tutto ed invece, basta un singolo atteggiamento, una singola risposta, per rimettere tutto in discussione.

Il romanzo di Jónasson è un giallo poliziesco degno di essere riprodotto in film. La scrittura dell’autore, infatti, riesce a riprodurre le scene, i diversi paesaggi, creando quasi l’illusione di stare vedendo un album di fotografie.

Consiglio Fuori dal mondo a tutti coloro che sono amanti dei cold case, in cui passato non è poi così passato!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Fuori dal mondo

Titolo originale: Rof

AUTORE: Ragnar Jónasson

Traduzione italiana a cura di Silvia Cosimini

EDITORE: Marsilio Editori

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Romanzo giallo

PAGINE: 256 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

VOTO: 3,5/5

Il ritrovamento di una vecchia foto riapre un caso di morte sospetta che risale a quando, nel 1955, due giovani coppie decisero di trasferirsi in un fiordo isolato e apparentemente deserto, nell’estremo Nord dell’Islanda. Una delle due donne morì poco dopo in circostanze misteriose e l’avventura finì per tutti. Negli anni, nessuno è mai riuscito a spiegare cosa fosse realmente successo. Davvero quell’aspro paradiso naturale pieno di promesse era disabitato come tutti credevano? E davvero si può morire per la solitudine e la paura del buio?
Alla stazione di polizia di Siglufjörður, mentre il villaggio è colpito da un violento contagio che ha costretto alla quarantena tutti gli abitanti, Ari Þór, necessariamente in servizio, si appassiona a quella storia che per lunghi anni è stata sulla bocca di tutti, e che per qualcuno sembra rappresentare ancora una minaccia.
Immerso nel silenzio opprimente di una comunità barricata in casa, e incalzato a percorrere luoghi sperduti, inospitali e allo stesso tempo di incredibile bellezza, dominati da un’oscurità senza fine o dalla luce più abbagliante, il giovane poliziotto cerca di ricostruire una vicenda che, a quanto pare, non è affatto conclusa.

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970083/fuori-dal-mondo

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Mar ghe gera: c’era il mare.

Mar ghe gera pensa Luana Bertelli e vorrebbe tanto che fosse l’etimologia del paese in cui vive e che ama tanto.

Le rotte degli aerei guarda ogni sera Stucky a Treviso, immaginando il loro itinerario.

Bertelli e Stucky sono due commissari che operano in due posti diversi e a due casi di omicidio diversi. La prima, ispettrice del commissariato di Marghera, investiga sulla morte di un ex sindacalista ucciso nella sua abitazione; il secondo, ispettore di Treviso, indaga sulla morte di un ex giornalista trovato morto in un banchina alle mura della città.

Due casi all’apparenza distinti e separati fino a quando un terzo omicidio non farà ricredere i due ispettori e i confini di tutte queste vicende non saranno più così delineati (ma proprio in tutti i sensi!).

C’era il mare è un tipico romanzo giallo. Leggendolo si ha la sensazione di star guardando una ben riuscita serie televisiva poliziesca. I commissari astuti ci sono, gli omicidi ci sono, le indagini ci sono. Tutto in regola dunque per un romanzo di tutto rispetto!

I due protagonisti principali, la Bertelli e Stucky, hanno due caratteri diversi ma che spiccano all’interno della narrazione.

L’ispettore trevigiano è un tipo pragmatico, con un’indole tendente all’ironia (a tratti satira). Dall’atteggiamento scanzonato ma dalla mente molto astuta. L’ispettrice Bertelli invece ha un animo più cinico, scettico, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno ma dentro di se risiede un velo di tristezza che le permette di miscelare quel sempre presente cinismo con un affetto verso gli ultimi della società.

Il romanzo inizia in maniera molto lenta ed ho avuto la sensazione di doverlo tirare a forza. A partire dalla metà più o meno della vicenda il ritmo si incalza, le pagine iniziano a voltarsi più velocemente ed il racconto, quindi, diventa più fluido.

Il carico di adrenalina e suspense sale fino a convergere in un finale di tutto rispetto in cui il niente e il tutto si mescolano.

Lo stile e la struttura di C’era il mare sono molto pensati ed attenzionati. Il voto che mi sento di dare però è 3/5 proprio per l’inizio che non mi ha molto convinto. È comunque un romanzo che mi sento di consigliare a chiunque voglia investigare assieme ai due ispettori!

[…] il rancore è una calamita moschicida, attrae chiunque gli si avvicina e avvinghia soprattutto chi la usa.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: C’era il mare

AUTORE: Fulvio Ervas

EDITORE: Marcos y Marcos

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo giallo/ poliziesco

PAGINE: 366 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Il primo morto è a Treviso: unico indizio un foglio bianco.
Il secondo è a Marghera: qui invece campeggia una scritta rossa.
Le due indagini – e i due scenari – si alternano, incantandoci con immagini solari mentre realtà più oscure affiorano qua e là.
Stucky interroga banchieri con le scarpe troppo pulite; a casa, il profumo di zucca e zafferano annuncia un’ospite inattesa.
Luana Bertelli la sera va al poligono, insegna alle donne a sparare; davanti a un piatto di seppioline morbide, in piazza, pensa al mare da cui è sorto Porto Marghera.
Un terzo morto, a metà strada tra Treviso e Marghera, fa correre tutto più veloce.
Soprattutto, Stucky e la Bertelli adesso corrono insieme: unendo tasselli, arrivano al cuore del mistero, annidato nelle pieghe della nostra traballante civiltà.

http://www.marcosymarcos.com/libri/cera-il-mare/

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Morte di un antiquario: un mistero a “regola d’arte”!

Buonasera miei affezionati lettori! Continuo a recuperare le varie letture fatte in questo periodo “fantasma”. Qualche settimana fa ho finito di leggere “Morte di un antiquario” di Paolo Regina edito SEM. Colgo l’occasione per ringraziare l’autore che gentilmente mi ha mandato la copia.

Morte di un antiquario racconta la prima indagine di Gaetano De Nittis, un capitano della Finanza, pugliese d’origine, ma trasferitosi a Ferrara per lavoro. Il caso, o il destino (scegliete voi!), lo porta ad avere contatti con colui che verrà trovato morto, Uber Montanari, un vecchio e scorbutico antiquario. Sarà proprio il capitano De Nittis a scoprire il cadavere. Apparentemente tutto rimanda ad un suicidio, anche se il nostro Gaetano capisce che qualcosa non quadra…

In questo romanzo Regina racconta la vicenda con un’ironia che non disturba, anzi fa da complemento alla riuscita del lavoro. Il protagonista principale, impersonato da De Nittis, è curioso, non crede alle cose date per scontate, dote principale di un investigatore, ha un’indole da playboy (o se vogliamo dire da colui che ha paura dei legami stabili), ironico ed auto-ironico. Caratteristiche queste che fanno affezionare, man mano che si procede con la lettura, il personaggio al lettore.

Come scrivevo sopra, la vicenda si svolge a Ferrara, dettaglio molto rilevante ai fini della risoluzione del caso. Regina mostra un quadro molto dettagliato della città, non solo a livello, per così dire, fisico, ma anche, e soprattutto descrive bene quei giochi di potere e quei patti segreti, stretti tra i rappresentanti più abbienti del posto, che spesso tessono le trame del “quieto vivere” cittadino.

I personaggi presenti nella storia rappresentano la parte benestante della società, ma anche i vizi in cui spesso si può inciampare. Uno fra tutti, l’avidità: quella bramosia di soldi e potere che spesso fa compiere azioni non proprio ragionevoli o moralmente corrette.

La caratteristica che più ho amato in Morte di un antiquario è l’imprevedibilità; ossia il fatto che quando credevo fosse tutto concluso e risolto (oltretutto dopo un’indagine ricca di colpi di scena), proprio nelle ultimissime pagine, scopro un finale alquanto scioccante che mi ha fatto pensare: “ah però, questa si che è stata una bella lettura!”.

L’episodio viene raccontato in maniera sciolta e con un ritmo calzante. E’ un libro che si legge bene e che lascia quel desiderio di scoprire cos’altro combinerà il nostro (ebbene sì, lo sento quasi mio :D) De Nittis.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Morte di un antiquario

EDITORE: SEM

GENERE: Romanzo Giallo

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

AUTORE: Paolo Regina

DATA DI PUBBLICAZIONE: Maggio 2018

FORMATO: Cartaceo (240 pag.)

Che cosa distingue l’antiquario dal semplice collezionista? Il gusto della ricerca tra le cose dimenticate alla scoperta dell’oggetto unico e magari irripetibile, prezioso. Ma anche la suggestione per il mistero che avvolge gli oggetti perduti e poi ritrovati: da dove vengono, chi li ha posseduti, quanta passione o dolore hanno ‘visto’. Testimoni muti delle vite passate, gli oggetti antichi attraversano il corso del tempo con il loro carico di segreti. Uber Montanari, tra tutti gli antiquari, è il più solitario, il più geloso delle scoperte che ha fatto, il più misterioso. Quando viene ritrovato cadavere nella sua bottega, a Ferrara, in molti si domandano quali tesori siano all’inizio della sua sventura. Gaetano De Nittis è un brillante capitano del Corpo più ‘odiato’ d’Italia: la Guardia di Finanza. D’origine pugliese, da poco trasferito a Ferrara, ama la buona cucina, cioè solo quella della sua terra, e odia l’agrodolce estense. Ha poco tempo libero e lo dedica tutto alla sua vera passione: la chitarra e lo stile blues del grande B.B. King, il suo idolo. È lui a scoprire, durante un’indagine di routine, il corpo di Montanari, l’antiquario dalla personalità ambigua, protetto da esponenti dell’alta borghesia ferrarese con cui aveva rapporti d’affari non sempre limpidi. Tra i molti segreti di questa vicenda, raccontata con calibrata maestria da Paolo Regina, il primo sta proprio nella vita dell’antiquario, coltissimo e misantropo, e nel suo insaziabile desiderio di collezionare opere d’arte proibite.

Morte di un antiquario

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Storie di fate, di streghe e un misterioso delitto: Penelope Poirot e l’ora blu

Buongiorno mattinieri, oggi vi parlo di un libro piccolo ma molto piacevole ed interessante.

Il romanzo in questione è: “Penelope Poirot e l’ora blu” di Becky Sharp edito Marcos y Marcos.

Scheda.

TITOLO: Penelope Poirot e l’ora blu

AUTORE: Becky Sharp

EDITORE: Marcos y Marcos

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Romanzo Giallo

FORMATO: Cartaceo (304 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 5/5

Devo ammettere che questo è il primo libro che leggo della serie di Penelope Poirot. Posso, però, assicurare che non è necessario aver letto i precedenti romanzi per godersi appieno l’avventura di questa “detective mancata” oserei dire.

Penelope Poirot è una donna di mezza età, nipote del più famoso e conosciuto Poirot, di cui, lei stessa ama dire, ha ereditato questa propensione nel risolvere misteri e delitti. Ha un carattere goffo, egocentrico, a tratti melodrammatico, ma ha anche un intuito molto sviluppato.

Ex critica gastronomica, ex giornalista di costume; autrice di pubblicazioni (di immeritato) successo; attualmente impegnata nella ricerca di una saggezza superiore.

  • B. Sharp, Penelope Poirot e l’ora blu, pag. 9

In questa vicenda, la co-protagonista, assieme alla nostra Penelope, è la sua fidata, ma anche sottovalutata assistente, Velma Hamilton; la storia, infatti, si svolge nel piccolo paese in cui Velma passava i mesi di vacanza durante l’infanzia, Corterossa.

A Corterossa Velma incontra molta gente di sua conoscenza e soprattutto Sveva, la sua migliore amica in quegli anni, e Edelweiss Gastaldi, ricca docente universitaria e datrice di lavoro della stessa Sveva; quest’ultima infatti, insieme alla figlia, Viviana, sono le domestiche della sfarzosa villa Gastaldi.

E’ in una serie di malintesi e supposizioni, tra personaggi abbastanza strambi e singolari, che prende forma la storia, in un crescendo di curiosità e suspense.

La caratteristica che ho amato di questo libro, è stata sicuramente la spiccata ironia presente in tutta la storia, dall’inizio alla fine, anche nei momenti più “drammatici“. Il tutto, infatti, assume i toni della commedia. L’autrice riesce a far divertire il lettore anche se si parla di omicidi, complotti e giochi di potere.

La Sharp ha una notevole abilità comunicativa; attraverso un linguaggio colloquiale e mai scontato, regala al suo pubblico, contenuti molto piacevoli e distensivi.

Concludo dicendo che Penelope Poirot e l’ora blu è un libro che merita davvero tanto di essere letto. Adatto sia per gli amanti del genere che per quelli che non lo preferiscono.

Con la Sharp e le storie della sua Penelope il divertimento è assicurato!

Descrizione.

La Signora di un borgo in bilico tra Liguria e Piemonte organizza un convegno sulle fiabe nella sua villa.

Per Penelope Poirot è un gradito diversivo dalle incombenze imposte da tanto cognome.

Per Velma Hamilton, la sua segretaria, è un rischiosissimo tuffo nel passato: la villa è a Corterossa, paese dei suoi nonni italiani, meta di tutte le estati della sua infanzia. È pericoloso svegliare i ricordi.

Tornare sulle rive del lago dove Velma, un tempo, attendeva le fate.

Ora si festeggia sull’acqua, tra profumi di griglie, e spari dal bosco accolgono il crepuscolo.

Ma proprio sul più bello, quando si vorrebbe lasciarsi andare, c’è una testa che cade.

Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot scopre in fretta che erano in tanti a detestare la vittima.

Il cavalier servente, la dottoranda mascolina, il Cristo boscaiolo… insomma, tutti coloro che ruotano intorno alla villa; ma anche Velma?

Sì, anche Velma.

Sola contro tutti, Penelope Poirot segue accuratamente ogni pista, fino al disvelamento finale, in riva al lago, nell’ora blu.

http://www.marcosymarcos.com/libri/penelope-poirot-e-lora-blu/

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Rcensione: Vendemmia rosso sangue

TITOLO: Vendemmia rosso sangue: lo strano caso del morto che parla

AUTORE: Maurizio Castellani

EDITORE: Self Publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2017

PAGINE: 155

VOTO: 4-/5

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DESCRIZIONE DEL LIBRO. Per chi ancora non avesse letto il romanzo giallo “La Ventiquattrore – Delitto in albergo”, mi presento: mi chiamo, anzi mi chiamano perché io non mi chiamo mai, Marco Vincenti e sono un normalissimo e tranquillo ex Geometra di provincia che, grazie alla zia Maria e pace all’anima sua, ha ereditato e gestisce un piccolo albergo nel Comune di Casciana Terme.

Ed è proprio in questo albergo che iniziò, con l’aiuto di due amici e circondato, si fa per dire, da diverse donne, la mia attività di investigatore.

L’autore, forse stuzzicato dal fatto che la Toscana è terra di grande letteratura ma anche di ispirazione per best-seller internazionali a tinte forti, un giorno si svegliò con l’idea di mettersi a scrivere un racconto giallo, e fra i tanti aspiranti ha scelto proprio il sottoscritto per interpretare il suo personaggio principale.

Ne “La ventiquattrore – Delitto in albergo”, insieme a due amici inseparabili, a un Maresciallo dei Carabinieri e alla bellissima Grazia, riesco a fare luce sul primo di una serie di fatti criminali che avverranno nella località.

Dal primo delitto sono trascorsi alcuni mesi, periodo in cui l’albergo ha lavorato a pieno ritmo. Il paese, senza più giornalisti, fotografi e curiosi “della peggio specie”, stava tornando piano piano alla sua normalità e le giornate si susseguivano una all’altra nella tranquillità più assoluta.

Con la Grazia c’era stato un “contatto”, ma poi non si era mosso più niente e io mi ero sempre di più dedicato all’albergo e alle cene del venerdì sera con gli amici.
Tutto fino a questa mattina, quando con la scusa: “Ciao Marco è un po’ che non ci si vede…”, l’autore entra in albergo, e chiedendomi un caffè si sistema in saletta, proprio nell’angolo riservato ai “tre detectives”.

Questa volta il caso da risolvere è più arduo, più complicato… l’autore vuole metterci alla prova, vuole capire fino a che punto possono spingersi le nostre menti, e alla fine si riterrà soddisfatto. Era plausibile, inevitabile, che finisse così, del resto nulla si può contro “il club dei detective”.

Piero e Andrea dimostreranno doti investigative più raffinate rispetto al passato, anche se prediligeranno l’azione al pensiero; il Maresciallo, fidandosi sempre più del trio, stringerà con noi un patto segreto, mentre io costretto a non muovermi dall’albergo per l’assenza di Grazia, arriverò alla soluzione del caso solo per osservazione e rigorosa deduzione logica.

LA MIA OPINIONE: Comincio subito col dire che questo è un bel romanzo giallo con delle caratteristiche che lo rendono molto particolare rispetto al genere.

Innanzitutto, già dalla descrizione del romanzo si può capire bene lo stampo con cui viene scritto e come l’autore vuole comunicare col proprio lettore. Il linguaggio si presenta, lungo tutta la durata della narrazione, per lo più ironico, intervallato da tratti in cui spiccano espressioni tipiche del dialetto toscano. Nella descrizione e nel modo di agire del protagonista, Marco Vincenti, e degli altri personaggi (i partecipanti al club dei detectives) si sente molto la loro appartenenza regionale; questo contribuisce a far appassionare ancora di più il lettore alle vicende che si susseguono nel corso della storia, abbattendo del tutto quella distanza lettore/narratore che talvolta si crea. La narrazione procede abbastanza veloce ed in maniera scorrevole. Non sono presenti dispersioni e l’autore mostra la capacità di accompagnare chi legge alla risoluzione degli enigmi assieme al protagonista.

La storia inizia col nostro protagonista che una mattina, mentre si reca in albergo, trova un uomo che in punto di morte gli sussurra delle parole nella sua lingua di origine. Da qui prenderà corpo tutta la vicenda che porterà il nostro astuto Vincenti a venire a capo dell’intera faccenda.

Un aspetto che mi è piaciuto molto e che ho trovato abbastanza originale, è la presenza di ricette culinarie durante tutto il racconto. Questo modo è utile per consentire al lettore di assimilare gli ultimi avvenimenti in modo da non creare confusione. Non mancano i momenti di suspense, soprattutto nei capitoli finali.

Consiglio questo libro a tutti; anche a coloro che non amano tantissimo questo genere perché questo linguaggio ironico contribuisce a smorzare la tensione e alleggerire quei tratti del genere che possono risultare pesanti ad alcuni.

Potete acquistare questo libro nei maggiori stores online, sia in versione digitale che in copia cartacea.