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Il museo delle promesse infrante di Elizabeth Buchan

Ciao a tutti, il romanzo di cui vi parlerò oggi è “Il museo delle promesse infrante” di Elizabeth Buchan edito Casa Editrice Nord.

Il libro racconta la storia di Laure, proprietaria di un particolare museo parigino delle promesse infrante, appunto. Qual è la peculiarità di questo museo? All’interno possiamo trovare conservati tutti quelli oggetti che le persone considerano l’emblema di una loro speranza infranta, di una promessa disillusa, insomma di tutte quelle aspettative che la realtà non ha visto realizzare. La stessa Laure ha degli oggetti all’interno, simboli di qualcosa che, in un modo nell’altro, l’hanno cambiata per sempre.

La vicenda si snoda in due dimensioni spaziotemporali differenti: da una parte la Parigi dei giorni nostri con il suo museo delle promesse infrante, dall’altra parte, la Praga comunista, quella degli anni Ottanta.

Al contrario di come si pensa, infatti, il romanzo è incentrato quasi completamente sulla parte storica praghese; se dovessi azzardare direi che questo libro è una critica al regime comunista; primo elemento che mi ha messo in continuazione.

Ci si aspetterebbe, infatti, come suggerisce il titolo, che il lettore si debba trovare immerso nella vita di questo museo originale, ascoltando le storie dei vari clienti e riflettendo su di esse; invece, togliendo l’alternanza della prima parte, il romanzo si concentra sul periodo buio della Praga degli anni Ottanta, dov’era il comunismo a decidere le azioni, i pensieri e gli atteggiamenti delle persone.

Devo, però, ammettere che tutta la parte storica è sviluppata con partecipazione, profondità ed anche meticolosità. Si percepisce chiaramente che l’autrice sente molto questo particolare il capitolo della storia umana. L’unico problema è che presenta il libro focalizzando l’attenzione su un aspetto, secondo me, poco approfondito.

Un discorso a sé va fatto per la scrittura di ritmo. Io trovo che la Buchan abbia uno stile molto delicato ed armonico che però, secondo la mia personale impressione, manca di quel pathos che rende la narrazione accattivante e coinvolgente. Questo ha reso il ritmo della storia un po’ lento da un lato ma ha dato più spazio, così facendo, alla drammaticità degli eventi e al dolore sordo della protagonista, dall’altro lato.

Concludendo posso dire che è un libro che mi sento di consigliare, ma con riserva; adatto a tutti coloro che vogliono trovare un contenuto che prescinda dall’apparente presentazione del romanzo. Inoltre, se siete amanti dei romanzi con una forte connotazione storica, questo può fare per voi.

Voto: 3-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il museo delle promesse infrante

Titolo originale: The museum of Broken Promises

AUTORE: Elizabeth Buchan

Traduzione italiana a cura di Valentina Zaffagnini

EDITORE: Casa Editrice Nord

GENERE: Narrativa straniera

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

PAGINE: 396 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,60

Esiste un museo, a Parigi, dove non sono custoditi né quadri né statue. In questo museo si conservano emozioni: ogni oggetto – un vecchio telefono, una scarpetta bianca, un biglietto del treno – è infatti il segno concreto di un amore perduto, di una fiducia svanita, di una perdita. Cimeli donati da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso: quello della notte in cui ha dovuto dire addio al suo vero amore.
 
Quando Laure lascia la Francia e arriva a Praga, nell’estate del 1986, ha l’impressione di essere stata catapultata in un mondo in cui i colori sono meno vivaci, le voci meno squillanti, le risate meno sincere. Poi capisce: lì, la gente è stata costretta a dimenticare cosa sia la libertà. Eppure qualcuno non si rassegna. Come l’affascinante Tomas, incontrato per caso a uno spettacolo di marionette. Per lui, Laure è pronta a mentire, lottare, tradire. Ma ancora non sa di cosa è capace il regime, né fin dove lei dovrà spingersi per salvarsi la vita.
 
Laure si è pentita amaramente della scelta che ha dovuto compiere tanti anni prima ed è convinta che non avrà mai l’occasione per sistemare le cose. Eppure ben presto scoprirà che il Museo delle Promesse Infrante è un luogo in cui le storie prendono nuovo slancio, spiccano il volo verso mete inaspettate. E magari ricuciono i fili strappati dal destino. Come quelli che la legano a un uomo che aspetta solo un cenno per mantenere la sua promessa…

https://www.editricenord.it/libro/elizabeth-buchan-il-museo-delle-promesse-infrante-9788842932529.html

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Recensione: Dieci cose che avevo dimenticato

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di una nuova uscita Rizzoli molto, molto interessante.

Sto parlando di “Dieci cose che avevo dimenticato” di Lucrezia Sarnari.

TITOLO: Dieci cose che avevo dimenticato

AUTORE: Lucrezia Sarnari

EDITORE: Rizzoli

DATA DI PUBBLICAZIONE: 26/06/2018

PAGINE: 308 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

VOTO: ♥♥♥♥♥

SINOSSI. Marta e Giò sono sorelle, e non potrebbero essere più diverse. Giò vive a Parigi, è libera, senza legami – tranne quello con la sua gatta che l’aspetta a casa la sera – e ha intrapreso una brillante carriera nella pubblicità. Marta invece ha scelto l’amore per il compagno e il figlio di tre anni: da Milano si è trasferita in provincia e lavora come speaker in una piccola radio. A volte ripensa al sogno di diventare fotografa che ha abbandonato per fare la mamma, ma sa che il coraggio e la determinazione della sorella, lei non riuscirebbe a trovarli. Un giorno, però, tutto viene messo in discussione: Giò e Marta ereditano la pasticceria di famiglia e fanno ritorno in Umbria, nel paese dei loro giochi di bambine. Lì, tra ulivi e buon vino, le giornate rallentano e, inaspettato, arriva il momento di capire se quello che hanno costruito le appaga davvero o se bisogna ripartire da zero. E poi c’è lui, uno che sa sempre trovare le parole giuste, e che sconvolgerà le vite di entrambe…

Esiste una vita migliore delle altre? O esistono solo vite diverse? E cosa rende una vita più felice di un’altra? Dipende dalle scelte fatte? Dal caso? Dagli incontri fortuiti? Dal coraggio?

  • L. Sarnari, Dieci cose che avevo dimenticato, pag. 193

LA MIA OPINIONE. Questo libro racconta la storia di due sorelle, due donne come tante, che a causa di uno spiacevole evento, si ritrovano a fare i conti con se stesse, le proprie paure, i propri desideri… di capire, insomma, se nelle “gabbie dorate” che si sono create ci stanno ancora bene o meno.

Questo libro, a mio avviso, è l’emblema stesso della bellezza. Soprattutto la bellezza ritrovata, riscoperta… in questo romanzo si riscoprono le bellezze dei piccoli paesi, dove ci si conosce tutti, si ritrova la bellezza nel passare una serata in una sala da pranzo a gustare un calice di vino. Si ritrova soprattutto la parte di sé stessi messa per lungo tempo a tacere.

I protagonisti. Come detto sopra, le due protagoniste del romanzo sono Marta e Giovanna (detta Giò) Mantovani.

Marta è una donna che ha dedicato la sua vita alla famiglia; ha scelto di seguire il marito, Fabio, e accudire il figlio piccolo, Vittorio. Ha un lavoro in uno studio radiofonico nelle ore in cui il figlio è all’asilo. Marta è però una donna prima di tutto. Una donna che vuol vedere realizzati i suoi sogni senza per questo sentirsi una cattiva madre. Ci vorrà il soggiorno a Collestefano e l’incontro con Marco a farle capire cosa vuole veramente senza per forza sacrificare la sua felicità per qualcosa che comunque ha scelto.

Giò è, invece, l’opposto di Marta. Donna in carriera, determinata a raggiungere i gradini più alti nell’azienda dove lavora. Vive da sola a Parigi (anzi, in compagnia di una gatta!). Non ha relazioni stabili e le sta bene così. Il suo unico obiettivo è diventare socia nella grossa impresa dove lavora. Proprio nel momento in cui sembra esserci riuscita, ecco che Collestefano entrerà nella sua vita e chissà quale piega le farà prendere… Giò è vista da tutti come una donna cinica e glaciale, ma in realtà nasconde un animo sensibile e anche lei, come tutti, desiderosa di calore umano.

Nonna Caterina. E’ lei che, indirettamente, ha creato le basi perché tutto ciò accadesse. E’ stata la sua morte e un segreto rivelato alle nipoti attraverso una lettera a far sì che Marta e Giò tornassero nel paesino umbro e quindi facessero i conti con la loro parte più intima.

Siamo solo due sorelle, due donne come tante. Piene di contraddizioni e fragilità, di umori e pulsioni. Due donne che ci stanno provando. Che hanno avuto la fortuna di poter riflettere sulle proprie vite, di tirare fuori i problemi, guardarli in faccia e affrontare i propri fantasmi. Siamo due donne che pretendono la loro felicità e per farlo sanno che devono prima fare i conti con i propri limiti e con la proprie virtù.

  • L. Sarnari, Dieci cose che avevo dimenticato, pag. 269

Riflessione conclusiva. Marta e Giò rappresentano i due stereotipi che la società ha dato alle donne. Le donne possono essere considerate o come Marta, dedite solo alla famiglia ma, poiché rinunciatarie di sogni e desideri, anche frustrate; oppure come Giò, donne in carriera, arriviste, quasi automi, e incapaci di provare anche il più elementare dei sentimenti.

Lucrezia Sarnari, attraverso un linguaggio ironico e scorrevole, riesce a far luce su delle tematiche oggi molto importanti per le donne, che si vedono etichettate dentro l’uno o l’altro schema, facendo riflettere sul fatto che queste due scelte di vita, sono sì come il bianco e nero, ma in mezzo ci sono infinite sfumature di grigio.

Romanzo di piacevole lettura consigliato ad un vasto pubblico.

Se questa recensione vi è piaciuta lasciate un cuoricino oppure fatemi sapere cosa ne pensate con un commentino!!

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Recensione: Il coraggio di una vita

La mia vita… lunga e piena di capitoli, proprio come un romanzo; ma, in fondo, la vita di ognuno è un romanzo e non è mai banale come alcuni vogliono far credere.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 14

Vi piacciono i romanzi dove tra le pagine scorre l’intera vita dei protagonisti? Vi piacciono quei libri dove è il ricordo a rivestire un ruolo principale?

Allora questo è il romanzo che fa per voi!

TITOLO: Il coraggio di una vita

AUTORE: Alessandra Angelo-Comneno

EDITORE: Edizioni Creativa

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2015

PAGINE: 279 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,90

VOTO: ♥♥♥♥♥

img_7153SINOSSI. Questa è la storia di Silvia, una donna di ottantotto anni che vive con la badante. Ha due figli che sono tutta la sua vita e da cui si sente amata profondamente. La salute della donna è fragile e improvvisamente è colta da un malore che sembra preannunciare la fine. Silvia, consapevole di vivere gli ultimi istanti della sua vita e temendo il momento del distacco, si lascia andare ai ricordi. Durante quest’unico giorno racconta a se stessa e ai propri figli i segreti del passato. I ricordi che riaffiorano non solo le daranno la possibilità di raccontare ai figli verità che erano state celate, ma le renderanno la certezza di aver vissuto appieno la sua esistenza. Silvia riesce così a trovare quella pace interiore necessaria per affrontare l’incognita della morte, riponendo nelle mani dei figli un segreto…

LA MIA OPINIONE. E’ un libro che ripercorre tutte le tappe significative dell’esistenza di una donna, ormai giunta alla conclusione del suo percorso di vita. Una donna che ricorda la sua infanzia, quando ancora bambina andava a scuola con Lucia, quando era la sua mamma che per risparmiare le cuciva i vestiti. Ma ricorda anche le atrocità della seconda guerra mondiale e delle ferite che ha lasciato, non solo nei luoghi fisici, ma anche nell’anima. Ricorda un terribile episodio che le ha cambiato la vita e che ha deciso di non raccontare a nessuno. Racconta degli uomini che ha amato, dei figli che ama sopra ogni cosa. E’ la storia di una donna che ha attraversato profondi dolori ma anche grandi gioie e che tirando le somme è soddisfatta di aver vissuto una vita piena.

Il protagonista. Silvia è una donna coraggiosa, nonostante la vita l’abbia messa fin da piccola alla prova, lei ha saputo reagire con quell’ostinazione e determinazione che le hanno permesso di andare avanti. Silvia è una donna che sa scegliere, che sa prendere le conseguenze delle proprie scelte. Silvia è una donna che ha sofferto, ma che ha saputo anche rialzarsi per amore delle persone che le stavano accanto. Silvia è una persona che sa amare, che ha amato tanto, che è stata amata allo stesso modo. Silvia potrebbe essere ognuno di noi che “gioca” all’altalena della vita.

La nostra esistenza è simile a un’altalena che si muove nello spazio: quando sale, viviamo i nostri momenti migliori, quando scende, sono quelli più difficili a predominare e quando è ferma, assomiglia ai momenti di pausa che ci concediamo per riprendere le forze.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 173

Quello che mi è più piaciuto di questo romanzo è, senza ombra di dubbio, il carico emotivo che accompagna tutto il corso della narrazione. Niente è lasciato al caso. Ogni parola, ogni immagine evocata, fa parte di un disegno più generale che l’autrice ha voluto creare, che è quello dell’emozione. La Angelo-Comneno è riuscita a creare un legame empatico tra lettore e protagonista. Non ci si può non affezionare a Silvia che vediamo crescere passo dopo passo, capitolo dopo capitolo.

La scrittura. L’autrice utilizza una scrittura abbastanza fluida e scorrevole, a tratti nostalgica. Una scrittura magnetica con un forte potenziale introspettivo. Il romanzo si legge molto bene e velocemente e riesce a catturare e mantenere l’attenzione del lettore.

Altre citazioni…

“Ancora oggi mi stupisco, come un bambino, ad ogni cambio di stagione e m’inchino muta i fronte alla natura, che incurante di tutto, continua indisturbata a fare il suo ciclo; noi uomini ci reputiamo superiori, ma siamo parte di essa e non ci rendiamo conto della nostra piccolezza, se non quando si manifesta con troppa violenza e non possiamo contrastarla o quando invece è dolce e ci rasserena, ma non siamo in grado di trattenerla”.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 157

“E’ curioso come, normalmente, parlando di malattie, soprattutto se terribili come il cancro, è sempre in relazione ad altre persone, come se, per qualche strana alchimia, noi ne fossimo immuni quando poi però, per caso, il male colpisce proprio noi, rimaniamo increduli e ci sentiamo come se stessimo subendo un terribile torto architettato, da chissà chi, nei nostri confronti”.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 269

Concludo dicendo che questo libro merita davvero tanto di essere letto. Storia e scrittura degni di nota.

Se vi va, lasciate un segno del vostro passaggio!

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Recensione: Ascoltami… di Simonetta Angelo-Comneno

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un libro che è riuscito fin dalle prime pagine a conquistarmi letteralmente e totalmente. Sto parlando di “Ascoltami…” di Simonetta Angelo-Comneno edito da Edizioni Eraclea.

TITOLO: Ascoltami

AUTORE: Simonetta Angelo Comneno

EDITORE: Edizioni Eraclea

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2015

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 233 (cartaceo)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI: “Ascoltami”, è il grido che sgorga dall’animo di Lea. È una giovane donna, Lea, che arriva per la prima volta in Libano per raggiungere il marito. La morte del padre, avvenuta quando era ancora una bambina, e la difficoltà di capire e farsi capire dalla madre, l’ha resa timida e vulnerabile e, proprio per mascherare la propria vulnerabilità, si trincera dietro al silenzio e all’osservazione, dialogando solo con se stessa. Ma la vita le riserva difficoltà e sofferenze, prima fra tutte la morte del marito, colpito da infarto, fra le braccia dell’amante; in seguito la guerra civile che scoppia in Libano le fa conoscere l’esilio a Parigi e a Milano, benché l’amore per il paese di adozione la riporti a Beirut nelle brevi tregue della guerra. Ma, benché Lea ne sia inconsapevole, sono proprio le delusioni e le sofferenze subite che la rendono tanto forte e coraggiosa da affrontare la vita e l’ultimo cocente lutto.

LA MIA OPINIONE: Come dicevo sopra, è un libro che mi ha conquistato da subito, fin dai primi capitoli. Racconta la storia di Lea, una donna che percorre tutti gli stadi della sua vita, incontrando ostacoli ma anche amori, gioie ma anche profondi dolori, fino ad arrivare alla propria realizzazione personale che però verrà stravolta nuovamente dalle mosse imprevedibili della vita.

[…] “il tempo è un grande maestro” aveva l’abitudine di ripeterle “e quando l’avrai lasciato scorrere anche la pena più grande si tramuterà in dolcissimi ricordi di momenti indimenticabili”.

  • S. Angelo-Comneno, Ascoltami…, pag. 82

E’ proprio il tempo il filo conduttore di tutto il romanzo; il tempo che scorre e combina le situazioni che ci troveremo ad affrontare. Il tempo che Lea percorre alla ricerca di sé stessa, di quell’io che non riesce a trovare. Il tempo che scandisce i ritmi, che programma gli incontri, ma che in un attimo può anche distruggere tutto quello che si è creato fin lì.

L’amore, la passione, sono elementi presenti in tutti i capitoli del libro. L’amore non quello dei classici romanzi rosa, no! L’amore viscerale, inteso come essenza che tutto muove e da cui tutto nasce. Il forte desiderio della protagonista di essere amata e di amarsi; di trovare un senso alla sua vita. Di superare, in ultima analisi, quel senso di solitudine che l’accompagna anche quando si trova in compagnia.

La mia solitudine oggi è più costruttiva, forse, perché sono consapevole che nessun altro al di fuori di me stessa potrà comprendermi veramente; io ho costruito il mio mondo, un mondo che appartiene a me sola.

  • S. Angelo-Comneno, Ascoltami…, pag. 6

Per quanto riguarda la scrittura, l’ho trovata magnetica e incisiva. L’autrice è riuscita in maniera egregia ad accattivarsi il lettore facendogli sviluppare un interesse sempre crescente all’evolversi della storia. Azzardando un paragone, posso affermare che lo stile dell’autrice mi ha riportato alla mente quello di Margaret Mazzantini; come in quello della Mazzantini, infatti, è sempre presente quella vena nostalgica e malinconica che influenza l’andamento stesso della narrazione.

Consiglio senza dubbi e senza remore questo libro che trovo sia di una bellezza e profondità disarmanti. Per me sarà uno di quei libri che porterò per sempre dentro me.

Alla prossima, Daisy.

Come sempre, se lasciate un cuoricino o un commentino, mi farete tanto felice!

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Recensione: Diario di scuola di Daniel Pennac

La scuola vista con gli occhi dei “somari”.

Salve a tutti cari lettori, oggi vi voglio parlare di un libro che mi ha conquistato fin dalle prime pagine. Avevo sentito parlare molto bene di questo autore ma non avevo ancora avuto modo di leggere qualcosa di suo; quindi ho deciso di iniziare da questo libro.

TITOLO: Diario di scuola

AUTORE: Daniel Pennac (Trad: Yasmina Melaouah)

EDITORE: Feltrinelli Editore

GENERE: Saggio

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2008

FORMATO: Cartaceo (243 pagine)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI: Diario di scuola affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo ‟alunni” si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli ‟sfaticati”, dei ‟fannulloni”, degli ‟scavezzacollo”, dei ‟cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex somaro lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d’angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell’istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel ‟mal di scuola” che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d’imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima – secondo Pennac – i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l’autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.

LA MIA OPINIONE: Il libro in questione è un saggio ambientato in Francia; è autobiografico e vuole dare una visione d’insieme sulla scuola vista non solo come istituzione, ma anche come luogo in cui si sviluppa gran parte della vita di un bambino prima, e di un ragazzo poi. Pennac è un insegnate (ormai in pensione) di francese nelle cosiddette classi differenziali, cioè quelle classi in cui si trovavano quei ragazzi “difficili”: ragazzi con situazioni socio – familiari difficili, o che semplicemente non avevano la predilezione per lo studio; egli decide, quindi, di affrontare il tema tanto discusso, quanto controverso, della scuola e lo fa parlando di coloro che vengono considerati oggi, come ieri, gli ultimi: i somari.

Annuncio a Bernard che ho in mente di scrivere un libro sulla scuola: non sulla scuola che cambia nella società, come è cambiato questo fiume ma, nel cuore di questo incessante rivolgimento, su ciò che per l’appunto non cambia mai, su una costante di cui non sento mai parlare: la sofferenza condivisa del somaro, dei genitori e degli insegnanti, interazione di questi patemi scolastici.

  • D. Pennac, Diario di scuola, pag. 17

Il ragazzo somaro, viene visto da Pennac in maniera compassionevole; come individuo capace di realizzare qualcosa di importante nella propria vita, “di farsi strada”, di farlo emergere da quella posizione scomoda e appiccicosa che crea l’etichetta di somaro. L’autore riesce a dare un quadro molto completo della situazione che vive quotidianamente lo studente “che proprio non ce la fa“; riesce a scardinare quei tanti luoghi comuni, utilizzati da alunni e insegnanti, che troppo spesso costituiscono delle posizioni di comodità, delle fortezze sicure che evitano la fatica di vedere ed andare oltre.

Poiché, per quanto strano vi possa sembrare, o nostri allievi, voi siete impastati delle materie che vi insegniamo. Siete la materia stessa di tutte le nostre materie. Infelici a scuola? Forse. Scombussolati dalla vita? Alcuni, sì. Ma ai miei occhi siete fatti di parole, tutti quanti voi, intessuti di grammatica, tutti, pieni di discorsi, anche i più silenziosi o i meno attrezzati di vocabolario, abitati dalle vostre rappresentazioni del mondo, pieni di letteratura, insomma, ognuno di voi, ve lo assicuro.

  • D. Pennac, Diario di Scuola, pag. 98

In questo saggio vengono affrontati i temi più disparati: dal consumismo, al metodo, dall’apporto degli insegnanti, a quello dei genitori; il tutto scritto in maniera schietta e diretta che non lascia spazio ad ipocrisie e falsi buonismi.

La scrittura di Pennac travolge come un treno ad alta velocità, fa quasi dimenticare che si sta leggendo il libro; le pagine scorrono una dopo l’altra ad un ritmo sempre più incalzante. Questa è stata una delle caratteristiche che più ho amato di questo saggio: il soffermarsi quanto basta su un determinato argomento in modo da non farlo sembrare troppo ridondante o paternalistico.

La voce di Pennac, infatti, non è affatto paternalistica, anzi, è parte integrante dell’argomento principale stesso, in quanto conosce molto da vicino cosa vuol dire essere somaro.

Cos’altro dire? Sicuramente è un libro che va letto, per riflettere, per emozionarsi, per capire. Per andare oltre quegli schemi prefissati e imposti dalla nostra società: una società che accetta solo il 30 e lode.

Se questa recensione vi è piaciuta mettete un cuoricino, se invece volete esprimere il vostro punto di vista, lasciate un commentino.

Daisy!

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