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Avviso di burrasca di Maria Adolfsson

Salve a tutti! Oggi vi parlo dell’ultimo thriller che ho letto: “Avviso di burrasca” di Maria Adolfsson edito SEM.

Ci troviamo a Noorö, un’isola immaginaria dell’arcipelago doggerlandese, nel periodo natalizio. L’ispettrice Karen Eiken Hornby si trova ad indagare su una morte sospetta; un pensionato viene, infatti, trovato morto dalla sorella in un dirupo. Quello che inizialmente si pensa essere un tragico incidente, si rivela invece un efferato omicidio. Ma chi potrebbe mai avercela con un vecchietto, ex professore universitario? E soprattutto perché? Indagando su questo caso la Hornby scoprirà che sono coinvolte persone molto vicine a lei. Come si comporterà di fronte a questa nuova pista?

Questo romanzo è un thriller che sicuramente contiene tutti quegli elementi che devono essere presenti in questo genere narrativo. Ritmo incalzante (soprattutto alla fine!), colpi di scena, finale inaspettato. Manca però a mio avviso quell’elemento in più che riesce ad amalgamare il tutto. C’è tutto quello che in un thriller ci dovrebbe essere; tutti gli elementi, se presi singolarmente suonano alla perfezione, ma che, a parer mio, nella visione di insieme non contribuiscono a dare il giusto risalto ad un thriller poliziesco che potrebbe essere ottimo.

Ma andiamo con ordine.

In Avviso di burrasca il ritmo della narrazione, man mano diventa sempre più veloce. Parte in maniera lenta, ma accattivante, e diventa via via più incalzante fino ad arrivare all’ultima parte in cui sono stata proprio col fiato sospeso. Mi collego quindi al finale. È sicuramente un finale del tutto inaspettato, sia per quanto riguarda l’evolversi della vicenda, ma soprattutto per quanto riguarda le sorti della protagonista.

Non mancano certo i colpi di scena; questi sono presenti fin dai primi capitoli. L’aspetto che ho apprezzato di più è stato l’intreccio, il mescolarsi quindi, della vicenda narrata con la storia personale della protagonista; questo ha sicuramente contributo a cambiare le carte in tavola, capovolgendo quelle situazioni che, altrimenti, prenderebbero un altro corso.

Andiamo al tasto, per me, dolente! La mancata coesione. Come dicevo sopra, Avviso di burrasca, è un thriller in cui sono presenti (e sviluppati anche abbastanza bene) tutti gli elementi che caratterizzano il genere. Quello che manca però, secondo me, è l’armonia nel complesso; cioè quella musicalità che amalgama il tutto rendendolo perfetto. È, questo, il motivo per cui non do le cinque stelline.

Nell’insieme, comunque, è un romanzo molto valido e che sicuramente merita di essere letto ed apprezzato.

VOTO: 4-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Avviso di burrasca

Titolo originale: Stormwarning

AUTORE: Maria Adolfsson

Traduzione italiana a cura di Stefania Forlani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Thriller/ poliziesco

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Doggerland, arcipelago immaginario nel Mare del Nord. Gertrud Stuub, un’anziana donna, cammina a passo svelto attraverso i boschi. È inquieta, alla messa natalizia non ha incontrato il fratello Fredrik, nonostante avessero appuntamento lì. Quando vede il cane di suo fratello che abbaia, muovendo- si lungo il bordo di un dirupo, capisce che è successo qualcosa di grave. Quella stessa sera l’ispettrice Karen Eiken Hornby invita a cena gli amici e la madre con il suo fidanzato per festeggiare il Natale. Mangiano, bevono e cantano canzoni tradizionali. Karen, ancora in congedo per le ferite riportate durante la sua ultima indagine, è in preda a sentimenti contrastanti. È felice della compagnia, ma allo stesso tempo desidera un po’ di pace e solitudine. All’improvviso le squilla il telefono, è il capo del dipartimento investigativo criminale, Jounas Smeed. Un vecchio professore è stato trovato morto dalla sorella in una cava abbandonata. La polizia locale sospetta si tratti di un assassinio ed è corto di personale. Jounas chiede a Karen di occuparsi del caso nonostante il congedo. Lei accetta, felice di sfuggire a ulteriori festeggiamenti. Il mattino successivo, insieme al coroner Kneought Brodal, arriva alla stazione di polizia dell’isola di Noorö. Karen scoprirà degli oscuri intrecci che legano gli OP, una banda di motociclisti, ad alcuni suoi parenti stretti che vivono lì, apparentemente insospettabili e onesti cittadini che sembrano però sapere qualcosa sull’omicidio. Costretta a destreggiarsi in una delicatissima situazione che mina l’equilibrio tra il suo lavoro e la sua vita privata, Karen è chiamata a risolvere in fretta il mistero. A fare da sfondo a questo adrenalinico thriller di Maria Adolfsson, nuova stella del giallo scandinavo, un gelido inverno, mari tumultuosi e panorami mozzafiato.

https://www.semlibri.com/book/avviso-di-burrasca-maria-adolfsson/

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L’estate dell’incanto di Francesco Carofiglio

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di una tra le ultime novità di Piemme Edizioni. Mi riferisco a “L’estate dell’incanto” di Francesco Carofiglio.

È un romanzo ambientato nella campagna toscana, tra Firenze e Pistoia, e la protagonista è una vecchia signora ben messa che ricorda e racconta un’estate particolare della sua infanzia, un’estate che avrebbe segnato per sempre la sua vita..

“[…] Era bellissima in quel girotondo forsennato, un impasto felice di popoli aguzzi, di occhi celesti, di denti che luccicavano, di suoni che tintinnavano come posate e bicchieri, di profumi di menta e gelsomino”.

L’estate dell’incanto è raccontato in prima persona direttamente dalla protagonista, Miranda, e questo (come mi è capitato di dire spesso) è un aspetto che amo molto. Mi permette di avvicinarmi maggiormente alla storia narrata.

È forte il riferimento al passato. È vivida, infatti, l’immagine della vita nelle cascine di un tempo e appare come riprodotta attraverso una vecchia cinepresa. Quello che ho visto in queste pagine è qualcosa di bello: la gioia, la spensieratezza, i fiori, gli animali.. il tutto va a comporre un quadro armonico e sereno. Prima che tutto cambi…

Come mi è capitato più volte di dire, la prima cosa di cui mi sono innamorata, prima ancora di conoscere la storia, è il modo di scrivere e raccontare di Carofiglio. È una scrittura che trasporta, che catapulta nel tempo e nel luogo come un vortice da cui non vuoi uscire. Staccarmi dalle pagine mi è venuto molto difficile.

In conclusione posso dire che L’estate dell’incanto, nonostante sia stato un romanzo in cui mi aspettavo di trovare altro, è riuscito a sorprendermi in positivo facendomi perdere nei ricordi di Miranda, che poi sono un po’ quelli di ognuno di noi.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’estate dell’incanto

AUTORE: Francesco Carofiglio

EDITORE: Piemme Edizioni

GENERE: Narrazione Italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,50

È l’estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull’orlo dell’abisso.
Ma lei non lo sa. Quell’estate sarà la più bella della sua vita.
Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove.
La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio.
Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l’anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare.
C’è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto.
È l’incantesimo di una giovinezza improvvisa.
Francesco Carofiglio ci conduce per mano all’ultima estate di innocenza. E lo fa con ciò che, più di ogni altra cosa, contraddistingue la sua poetica, la fragilità incorruttibile del ricordo e lo sguardo innocente di chi può ancora essere salvato.

http://www.edizpiemme.it/libri/lestate-dellincanto

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Il passato incontra il presente in Volo di paglia

Buongiorno lettori e lettrici per passione! Oggi vi presento un libro di esordio che ho trovato ottimo. Sto parlando di “Volo di Paglia” di Laura Fusconi, edito Fazi Editore.

Scheda.

TITOLO: Volo di paglia

AUTORE: Laura Fusconi

EDITORE: Fazi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (240 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,50

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VOTO: 4/5

La storia di Volo di paglia inizia nella prima metà del Novecento. I protagonisti sono un gruppo di bambini, in particolare Camillo, Tommaso e Lia, e la Villa, la tenuta del “boss” del paesino, Gerardo Draghi (di cui Lia è figlia). Tra le mura di questa villa e il bosco che la collega al paese succederanno cose drammatiche e misteriose. Una seconda parte del libro, invece, è ambientata nei giorni nostri. I posti sono sempre gli stessi e i protagonisti principali (tra cui la giovane Mara) si scopriranno legati alla famiglia Draghi ed ai tre bambini ma soprattutto scopriranno sulla loro pelle che in fin dei conti il passato torna sempre a bussare alla porta del presente.

Nel fienile i balloni c’erano ancora: lei e Luca avrebbero potuto giocare come sempre a Volo di paglia. L’avevano inventato insieme, quel gioco: Luca era stato il primo ad arrampicarsi sui balloni di fieno e a lanciarsi nel mucchio di paglia che c’era sotto. E poi aveva riso, dicendo che era la cosa più bella che avesse mai fatto.

  • L. Fusconi, Volo di paglia, pag. 104

Bisogna leggere Volo di paglia, rapportandolo al periodo storico in cui la vicenda si svolge. Siamo, infatti, nei primi anni Quaranta del Novecento. In Italia, quindi, regna un clima di violenza, la ricca borghesia lotta contro la gente povera e gli operai. E’ in questo clima che la storia nasce e prende forma. Solo così si possono capire i giochi di potere ma anche le antipatie tra i vari protagonisti. Alcuni di voi mi potrebbero dire di non essere abbastanza ferrati nella conoscenza di questo periodo. Niente paura!! Una delle caratteristiche che ho apprezzato maggiormente, infatti, è stata la buonissima capacità dell’autrice di contestualizzare la narrazione col periodo storico di riferimento. La Fusconi riesce a trasportare il lettore nel pieno di quegli anni e farlo immedesimare in quello specifico clima fatto di violenza e di abuso di potere. Nella seconda parte della storia, infatti, i toni cambiano e diventano più distesi.

Volo di paglia è un libro che emoziona, che fa arrabbiare, che fa piangere. In poche parole è un libro che non lascia indifferenti. Questo è uno di quei romanzi che appena si finisce di leggerlo, si ha il bisogno di prendersi una pausa per interiorizzarlo e metabolizzarlo, in modo tale da portarne un pezzo sempre con sé.

Lo consiglio, dunque, assolutamente. Volo di paglia: coinvolgente, emozionante e che scuote le coscienze. Volete altri motivi per leggerlo?

Alla prossima!

Descrizione.

Agosto 1942. Sono mesi che Tommaso attende il giorno della grande festa organizzata in paese per ammirare insieme a Camillo i prestigiatori, il mangiafuoco e le bancarelle di giocattoli nuovi. Ai due amici si unisce Lia, la bambina più bella della classe, con cui Camillo trascorre le giornate tuffandosi tra le balle di fieno e rincorrendosi per i campi. Ma Lia è la figlia di Gerardo Draghi, il ras fascista che con il suo manipolo di camicie nere spadroneggia nella zona e che esercita il suo fare prepotente anche tra le mura della Valle, la casa padronale della famiglia Draghi. La stessa in cui, cinquant’anni dopo, altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra le stanze ormai in rovina, confrontandosi con i mostri della loro fantasia e i fantasmi che ancora abitano quei luoghi. Sullo sfondo di una campagna piacentina dalle tinte delicate e dai contorni arcaici, si intrecciano le storie di un passato dimenticato e di un presente a cui spetta il compito di esorcizzarne la violenza.

Volo di paglia

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Una storia d’amore 2.0… Lo scricchiolio del legno

Buongiorno lettori e lettrici con passione!! Oggi vi presento una lettura davvero piacevole, adatta per chi ha bisogno di staccare per un po’ la spina dai pensieri. Mi riferisco a “Lo scricchiolio del legno” di Federica Nardon edito LINEA Edizioni.

Scheda.

TITOLO: Lo scricchiolio del legno

AUTORE: Federica Nardon

EDITORE: LINEA Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (228 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

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VOTO: 3,5/5

Lo scricchiolio del legno è il sequel di Binario 6 (che ho recensito in precedenza). I protagonisti sono sempre loro, Alice e Leo. Mentre in Binario 6 la storia si sviluppava soltanto mediante scambio di e-mail, in Lo scricchiolio del legno, si assiste ad uno sviluppo della narrazione tipico, diviso in capitoli e intervallato da qualche SMS.

Dopo parecchio tempo che non si faceva “vivo”, Leo, ripiomba nella vita di Alice nello stesso modo in cui tutto ebbe inizio: in un binario. Dopo questo breve incontro, il protagonista maschile, scompare di nuovo dalla vita della ragazza. Alice, però, aiutata anche da alcuni amici, decide di non aspettare inerme, come era successo in passato, Leo, ma ricreare la propria vita e ricominciare a vivere. Quello che succederà dopo sarà del tutto sorprendente.

Ho trovato questo romanzo molto piacevole. La caratteristica principale che salta subito all’occhio è la semplicità. Semplicità che non è pochezza, ma è l’elemento in più che conferisce alla narrazione quella genuinità e quel fascino che permetterà al lettore di rimanere incollato alle pagine e passare qualche ora davvero piacevole.

La fine della storia d’amore, infatti, viene a affrontata in maniera ironica (e anche un po’ cinica), riuscendo ad evitare quella parte drammatica e inquieta che può far diventare la lettura pesante e perciò ridondante.

L’autrice, tramite un linguaggio scorrevole e quotidiano, all’apparenza superficiale, maschera dei concetti importanti che possono portare a riflessioni di spessore. Caratteristica ottima per chi, come me, ama leggere tra le righe e trovare i significati nascosti che gli scrittori vogliono dare ai propri testi.

Se dovessi fare un appunto, direi che mi è capitato più di una volta di perdere il filo del discorso nei vari dialoghi. Arrivata ad un certo punto della conversazione mi ritrovavo a non capire più chi diceva cosa. Questo mi ha costretto a dover ricominciare da capo il pezzo.

In conclusione, posso dire è un bel romanzo, ben scritto e strutturato. Lo consiglio, come dicevo sopra, a chi vuole prendersi un attimo di pausa dai pensieri e problemi quotidiani, nella possibilità che, magari, li possano vedere in un’ottica diversa.

Ps. Vi svelo un segreto! Io vi consiglio di leggere Lo scricchiolio del legno anche perché il finale sarà del tutto inaspettato e imprevedibile.

Descrizione.

Li avevamo lasciati al Binario 6 quei due, Alice e Leo incarnati nella figura di un iPhone che cercava di comunicare con un BlackBerry, e li ritroviamo in piena guerra tra sistemi operativi (Ios vs Android) in questo romanzo che non mira solo a essere il prosieguo ma anche una testimonianza di cosa accade a tutte quelle donne che non si arrendono all’idea che l’amore possa ridursi a quel che Alice chiama I.S.T. “io sto bene”. Ecco che le donne del passato: Arianna, Penelope e Calipso perdono il loro senso mitologico diventando vita vera, ecco che le riflessioni diventano deliri divertentissimi, ecco che il crack che a volte l’amore ti fa sentire può essere curato dall’affetto delle amiche tutte pronte a salire a bordo di una Mini per compiere una marachella da ricordare per sempre, ecco l’amico gay che diventa il pr per eccellenza dei nuovi incontri, fino a spingerla a comperare un volo aereo. Una cosa è certa: lei il bagaglio l’ha riempito utilizzando un sistema infallibile perché, si sa, Cupido è sempre ubriaco quando scaglia la freccia e se Leo ha il cuore bloccato c’è solo una cosa da fare: richiedere il codice puk!

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Il diner nel deserto: uno romanzo in cui niente è come sembra

Buongiorno cari lettori, stamattina sto qui a parlarvi di un romanzo che deve essere assaporato fino all’ultima pagina per capirne bene l’essenza.

Il libro in questione è “Il diner nel deserto” di James Anderson edito NN Editore.

Scheda.

TITOLO: Il diner nel deserto Titolo originale: The Never – Open Desert Diner

AUTORE: James Anderson Traduttrice: Chiara Baffa

EDITORE: NN Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

GENERE: Narrativa straniera

FORMATO: Cartaceo (315 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 4,5/5

Ci troviamo nel deserto dello Utah, col nostro protagonista, Ben Jones, che tutte le mattine si alza all’alba per compiere il solito viaggio, col solito camion (ancora da pagare!), nella solita statale, popolata da qualche sporadica casa. E’ in una di queste case che incontra Claire, una donna che scappa dal marito, con il quale ha affrontato un matrimonio burrascoso. Nella statale 117 si trova anche un bar/ristorante, Premiato Diner nel Deserto, famoso molti anni prima, ma che adesso è sempre chiuso. Questa attività è gestita da Walt, un anziano burbero, taciturno e dal passato misterioso. Grazie ad una serie di colpi di scena, tra rivelazioni inaspettate e collegamenti sbaloriditivi, si delineerà una storia dalla trama accattivante e sorprendente.

Come dicevo sopra, Il diner nel deserto, è un romanzo che va assaporato pagina per pagina fino all’ultima per riuscire a coglierne pienamente il sapore.

Leggendo la prima parte del libro, ero abbastanza perplessa sul contenuto. Il diner nel deserto mi stava piacendo molto, strutturato bene, un bello stile, storia anche, ma c’era un qualcosa, che non riuscivo a capire, che mi faceva un po’ storcere il naso. Era come se ci fosse un anello mancante, una sorta di collante che legasse fra loro i vari pezzi del romanzo. Questo qualcosa in più verrà ben spiegato (e svelato!) nella seconda parte della storia.

Come anticipato dal titolo, l’elemento che si evince dal romanzo è proprio l’aspetto dell’apparenza che il più delle volte non coincide con la realtà. Infatti, personaggi così tranquilli, che hanno scelto la solitudine del deserto come luogo dove passare la propria vita, possono rivelarsi talmente distanti da come appaiono, da cambiare, quasi, identità. Le vite di Ben, Claire, Walt, e tutti gli altri, saranno legate da un avvenimento del tutto particolare, i cui risvolti finali saranno alquanto imprevedibili e sconvolgenti.

Anderson, a mio avviso, riesce, attraverso una scrittura semplice, e all’apparenza superficiale, a trasmettere quel senso profondo, insito nell’uomo, di essere accettato, di rispondere a quelle convenzioni sociali che basano tutto sul profitto economico. L’aspetto del denaro viene infatti trattato più volte all’interno del romanzo. Anderson, però, mette in risalto anche la vera essenza dell’uomo, l’amore, la passione che lo spinge ad aiutare l’altro mettendo a rischio persino se stesso.

Una cosa che mi è piaciuta molto è stata la grande abilità dell’autore di far vivere l’atmosfera narrata; durante la lettura del romanzo mi è sembrato di sentire sulla mia pelle i granellini di sabbia trasportati dal vento, il sole caldo del mezzogiorno, così come le forti alluvioni che travolgono tutto quello che incontrano.

Mi sento di consigliare questo romanzo a tutti coloro che vogliono leggere un libro di facile lettura, ma che allo stesso tempo mette le basi per una riflessione più profonda…

… e ricordate: non si può scappare dal proprio passato nemmeno isolandosi nel deserto!

Descrizione.

Ben Jones è un camionista sull’orlo della bancarotta che effettua consegne lungo la statale 117 del deserto dello Utah, una terra ospitale solo per chi ha scelto di isolarsi dal mondo. Un giorno Ben incontra Claire, che si nasconde dal marito in una casa abbandonata e suona le corde di un violoncello invisibile. L’amore per Claire porta Ben a stringere amicizia con Ginny, un’adolescente incinta in rotta con la madre, e a fare i conti con il burbero affetto di Walt, il proprietario di un diner nel deserto chiuso da anni in seguito a un terribile fatto di sangue. Tra rivelazioni inaspettate, scomparse improvvise e il furto di un prezioso strumento musicale, tutti incontrano il proprio destino, cieco come le alluvioni che allagano i canyon rocciosi.

Il diner nel deserto

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L’incontro di due culture: L’abbagliante luce del tramonto.

Buongiorno cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro molto interessante per l’argomento trattato. Mi riferisco a L’abbagliante luce del tramonto di Giada Menin.

Scheda.

TITOLO: L’abbagliante luce del tramonto

AUTORE: Giada Menin

EDITORE: Self Publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (256 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO 3/5

La vita gli ha insegnato che per essere liberi, mentalmente e fisicamente, spesso si è costretti a pagare un prezzo piuttosto elevato.

  • G. Menin, L’abbagliante luce del tramonto, pag. 5

L’abbagliante luce del tramonto inizia con una scena che oggi, purtroppo, ci siamo abituati a conoscere e a trattarla, ahimé, il più delle volte, con indifferenza: la traversata dei migranti. Queste persone, che hanno avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato al momento sbagliato, sono disposte a dare tutto quello che hanno a persone senza scrupoli, per affrontare il loro viaggio della speranza. Un viaggio senza certezza di arrivo e affrontato in condizioni al limite dell’umano. E’ così che inizia la narrazione.

Tamara è una ragazza di Trieste, figlia di una famiglia benestante, determinata ed attiva. Tamara vuole una vita indipendente; per questo motivo di mattina lavora in un bar, mentre il pomeriggio è maestra in una scuola materna per bambini con delle problematiche di integrazione. E’ in questo asilo che la sua vita incrocerà quella di Karima, altra protagonista del romanzo, madre di Aida, una bimba di 5 anni che ha perso il padre (nonché il marito di Karima) in circostanze drammatiche. Quello che però lega entrambe le donne non è solo l’inserimento della piccola Aida, ma anche un fatto molto grave; un attentato alla stazione di Trieste. Nell’esplosione della bomba si è ritrovata coinvolta accidentalmente Tamara, ma ci si trovava anche Samir, il marito di Karima… in un continuo di intrecci e casualità, si svilupperà una storia molto intricata e dai risvolti inaspettati.

Ho trovato che la storia raccontata nel “L’abbagliante luce del tramonto” sia molto originale e di forte impatto emotivo. Mi ha piacevolmente stupito l’abilità nell’evocare stati d’animo, ma soprattutto atteggiamenti e modi di pensare di una cultura così distante dalla nostra. Tutto viene contestualizzato facendo risaltare quelli che sono gli usi e i costumi delle popolazioni islamiche, tenendo, però sempre a sottolineare il fatto che non si deve generalizzare etichettando gli islamici (o i migranti) come cattivi e gli italiani come buoni; anzi, i vari personaggi della storia sono molto eterogenei e nulla è come sembra.

Il linguaggio usato dalla Menin, è molto semplice e di facile interpretazione, con una buona potenza evocativa. Nonostante i vari capitoli siano strutturati in modo tale da esaminare la scena ogni volta da un protagonista diverso, l’autrice riesce a legare bene tutti i vari pezzi della narrazione non distraendo il lettore dal filo logico della storia.

C’è, però, da dire che, mentre leggevo il romanzo, ho trovato delle parti un po’ troppo lunghe. Mi spiego meglio. A mio parere, alcuni pezzi della narrazione mi sono sembrati eccessivi, troppo carichi di dettagli evitabili, oppure scene ripetute (viste con occhi diversi, questo sì, ma comunque sintetizzabili); questo mi ha dato l’impressione di un rallentamento eccessivo in alcune parti della storia, per poi tornare ad un ritmo sostenuto in altre.

In conclusione, posso dire che è un buon romanzo, ben scritto e strutturato; mette in luce le caratteristiche di due culture apparentemente distanti anni luce, ma che in fin dei conti sono più vicine di quanto possa sembrare perché entrambe hanno un minimo comune divisore: sono costituite da esseri umani.

Descrizione.

Cosa succederebbe se l’improvviso scoppio di un ordigno esplosivo sconvolgesse per sempre la tua vita? Tamara, ventottenne triestina, e Karima, giovane donna tunisina, sono due donne molto diverse tra loro. Due donne i cui destini, con tutta probabilità, non si sarebbero mai incrociati se, in un soleggiato pomeriggio di fine marzo, le loro vite non fossero sconvolte dallo scoppio di una bomba nella stazione centrale di Trieste. Una terribile tragedia che, da un istante all’altro, cambierà drasticamente il corso delle loro vite, catapultandole in un vortice di emozioni ed accadimenti che non sempre saranno in grado di gestire, o comprendere. Perché, spesso, anche ciò che sembra apparentemente lontano e irraggiungibile, in realtà, è molto più vicino di quanto immaginiamo.

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Un libro che rapisce il cuore: Storia di Ásta

Buongiorno mattinieri. Oggi vi parlo di un libro che ho amato alla follia fin dalle prime pagine. Storia di Ásta di Jón Kalman Stefánsson, edito Iperborea è entrato a far parte immediatamente e a pieno diritto nella top 3 dei miei libri preferiti.

Scheda.

TITOLO: Storia di Ásta Titolo Originale: Saga Ástu

AUTORE: Jón Kalman Stefánsson Traduttrice: Silvia Cosimini

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

GENERE: Narrativa Straniera

FORMATO: Cartaceo (480 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

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VOTO: 5/5

Dove fuggire se non c’è modo di uscire dal mondo?

La storia di Ásta è molto corposa e complessa. Figlia di Helga e Sigvaldi, Ásta, si ritrova fin dai primi anni e in seguito a degli avvenimenti che hanno costretto la madre ad allontanarsi da casa, a vivere con una balia. Questo evento segnerà profondamente tutta la vita della ragazza prima, e donna dopo. Ásta, infatti, svilupperà un comportamento ribelle e, per certi aspetti, potrei dire, fin troppo libertino; scoprirà anche cosa vuol dire amare, e soprattutto, perdere ciò che si ama.

Oltre ad Ásta, i protagonisti di questo romanzo sono Sigvaldi, il padre di Ásta, e l’autore, lo stesso Stefánsson.

Il romanzo è suddiviso in tre parti diverse che però sono strettamente collegate ed intrecciate tra di loro.

Una parte riguarda la Storia di Ásta nello specifico, tutti gli avvenimenti che faranno parte del suo vissuto personale, dall’adolescenza fino all’età adulta. In una seconda parte sono riportate le lettere che Ásta scrive al suo amore. Quello che, come dicevo sopra, è la vera essenza dell’amore: un amore puro, autentico e genuino. Un amore, però che ha perso e da cui desidera ricevere un qualsiasi segnale, che sia una risposta o meno. In una terza parte, invece, diventa Sigvaldi il protagonista della vicenda, che a seguito di un tragico evento, percorre a ritroso tutti gli episodi che, per qualche ragione, hanno condizionato la sua vita. Il tutto avviene in un gioco di feedback e pensieri. Queste tre parti vengono intervallate da momenti di vita dello scrittore stesso. Si giungerà così ad un finale del tutto inaspettato.

Ma ci sono poche cose giuste in questo mondo. Anzi, le verità del cuore non sempre si accordano con quelle del mondo. Per questo la vita è incomprensibile. E’ dolore. E’ tragedia. E’ la forza che ci fa risplendere.

  • J. K. Stefánsson, Storia di Ásta, pag. 472

Quello che più mi ha colpito in questo romanzo, oltre alla storia in sé per sé davvero meritevole (ma di questo ne parlerò più avanti) è l’eccellente capacità di amalgamare, intrecciare e far vivere, diverse storie tra loro, lontane nello spazio e nel tempo. riuscendo a creare un’atmosfera avvolgente. Leggendo questo libro ho avuto la sensazione di avere il cuore allo scoperto, più sensibile alle varie emozioni che traspaiono tra le righe di ogni singola pagina.

Stefánsson è riuscito a toccare le corde più profonde dei sentimenti umani e a farlo con un’immensa maestria. E’ un romanzo che entra nel profondo con una forza dirompente fin dalle prime pagine ed una volta entrato, sarà molto difficile toglierselo di dosso (e meno male!).

La storia in sé per sé, l’ho trovata molto originale. I personaggi vengono descritti in maniera ottima e il tutto procede ad un ritmo abbastanza sostenuto. Nonostante le molte pagine, si legge molto velocemente (quasi tutto d’un fiato).

Posso, senza alcun dubbio, affermare che Storia di Ásta è un inno alla vita a 360 gradi; a quelle cose che si danno per scontate, al cielo, alla terra, allo stare insieme, all’amore ma anche alla morte.

Concludo dicendo che è un romanzo che deve assolutamente essere letto da tutti. Un romanzo che parla al cuore, che scuote e fa emozionare dalla prima all’ultima pagina.

Descrizione.

Reykjavík, primi anni Cinquanta. In un piccolo appartamento seminterrato Sigvaldi e Helga toccano il cielo con un dito abbandonandosi alla loro giovane e travolgente passione e decidono di chiamare la figlia Ásta. Ásta come una grande eroina della letteratura nordica, Ásta perché ást in islandese vuol dire amore. Sedici anni dopo Ásta scopre il sentimento di cui porta il nome in una fattoria negli aspri Fiordi Occidentali dove trascorre l’estate. Lo impara a conoscere dalla storia tormentata tra un uomo e una donna uniti dalla solitudine e divisi dalla dura vita contadina; lo impara a capire dalla vecchia Kristín che ogni tanto, al mattino, si sveglia in un’altra epoca del suo passato e può così rimediare ai rimpianti che le ha lasciato la vita; lo vive sulla propria pelle insieme a Jósef, il ragazzo che le cambierà l’esistenza. Eppure sono tutte promesse di felicità non mantenute ad avvicendarsi in questa impetuosa storia famigliare, segnata per sempre dal giorno in cui Helga si rivela uno spirito troppo libero e assetato di emozioni per non ribellarsi alla soffocante routine domestica e abbandonare marito e figlie, lasciando Ásta con un’inquietudine, un’ansia di fuga, una paura di seguire fino in fondo i propri sogni. In un romanzo lirico, sensuale e corale, che si compone a puzzle seguendo i ricordi dei personaggi e le associazioni poetiche dei loro sentimenti, Stefánsson racconta l’urgenza e l’incapacità di amare, la ricerca di se stessi nell’eterna e insidiosa corsa alla felicità, e quel fiume di desideri e nostalgia che accompagna il destino di ognuno, sempre pronto a rompere gli argini e a scompaginare un’esistenza.

https://iperborea.com/titolo/501/

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Segnalazioni

Le lacrime di Halley: la leggenda

Buon pomeriggio lettrici e lettori per passione. Oggi voglio parlarvi di un libro che è uscito da poco in versione sia eBook che cartaceo. È una raccolta di racconti che sembra essere destinata ad avere grande successo.

In particolare vi voglio mostrare la bellissima leggenda che apre il lavoro di Maria Caparelli. Una leggenda romantica ed emozionante, anche se dal finale molto triste. Io credo che rappresenti l’emblema stesso dell’amore vero: quell’amore che prescinde dallo stare insieme e dal “possedersi” a vicenda.

“Un’antica leggenda narra di due ombre unite da un grande amore: Ya, l’ombra bianca che vive solo di notte e Yo, l’ombra nera che vive solo di giorno. Il tramonto e l’alba sono gli unici momenti in cui possono vivere il loro amore. Attimi fuggenti. Attimi in cui amarsi davvero. Un giorno la Grande Ombra si innamorò di Ya, che però non ricambiava i suoi sentimenti, così per punirli li trasformò in una cometa e in un pianeta, dividendoli per sempre. Ma quattro miliardi e seicento milioni di anni fa una cometa iniziò ad orbitare intorno al Sole, avvicinandosi negli anni sempre di più alla Terra. Era la cometa di Halley, l’ombra nera, che aveva viaggiato nell’Universo alla ricerca disperata dell’ombra bianca. Nel momento esatto in cui stava per perdere la speranza riuscì a trovarla. La cometa di Halley passa vicino alla Terra ogni 76 anni. Nel farlo lascia dietro di sé dei detriti che si trasformano in una polvere luminosa. Si dice che la cometa passando accanto alla Terra pianga. È l’ombra nera che piange perché non può più abbracciare l’ombra bianca. Ya e Yo continueranno ad amarsi per sempre sfiorandosi nell’eternità.”

Io vi consiglio di leggere, se potete, questo libro. Ne vale la pena!

Scheda.

TITOLO: Le lacrime di Halley

AUTORE: Maria Caparelli

GENERE: Racconti

PREZZO EBOOK: € 1,99

PREZZO CARTACEO: € 6,50

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Recensioni

Storie di fate, di streghe e un misterioso delitto: Penelope Poirot e l’ora blu

Buongiorno mattinieri, oggi vi parlo di un libro piccolo ma molto piacevole ed interessante.

Il romanzo in questione è: “Penelope Poirot e l’ora blu” di Becky Sharp edito Marcos y Marcos.

Scheda.

TITOLO: Penelope Poirot e l’ora blu

AUTORE: Becky Sharp

EDITORE: Marcos y Marcos

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Romanzo Giallo

FORMATO: Cartaceo (304 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 5/5

Devo ammettere che questo è il primo libro che leggo della serie di Penelope Poirot. Posso, però, assicurare che non è necessario aver letto i precedenti romanzi per godersi appieno l’avventura di questa “detective mancata” oserei dire.

Penelope Poirot è una donna di mezza età, nipote del più famoso e conosciuto Poirot, di cui, lei stessa ama dire, ha ereditato questa propensione nel risolvere misteri e delitti. Ha un carattere goffo, egocentrico, a tratti melodrammatico, ma ha anche un intuito molto sviluppato.

Ex critica gastronomica, ex giornalista di costume; autrice di pubblicazioni (di immeritato) successo; attualmente impegnata nella ricerca di una saggezza superiore.

  • B. Sharp, Penelope Poirot e l’ora blu, pag. 9

In questa vicenda, la co-protagonista, assieme alla nostra Penelope, è la sua fidata, ma anche sottovalutata assistente, Velma Hamilton; la storia, infatti, si svolge nel piccolo paese in cui Velma passava i mesi di vacanza durante l’infanzia, Corterossa.

A Corterossa Velma incontra molta gente di sua conoscenza e soprattutto Sveva, la sua migliore amica in quegli anni, e Edelweiss Gastaldi, ricca docente universitaria e datrice di lavoro della stessa Sveva; quest’ultima infatti, insieme alla figlia, Viviana, sono le domestiche della sfarzosa villa Gastaldi.

E’ in una serie di malintesi e supposizioni, tra personaggi abbastanza strambi e singolari, che prende forma la storia, in un crescendo di curiosità e suspense.

La caratteristica che ho amato di questo libro, è stata sicuramente la spiccata ironia presente in tutta la storia, dall’inizio alla fine, anche nei momenti più “drammatici“. Il tutto, infatti, assume i toni della commedia. L’autrice riesce a far divertire il lettore anche se si parla di omicidi, complotti e giochi di potere.

La Sharp ha una notevole abilità comunicativa; attraverso un linguaggio colloquiale e mai scontato, regala al suo pubblico, contenuti molto piacevoli e distensivi.

Concludo dicendo che Penelope Poirot e l’ora blu è un libro che merita davvero tanto di essere letto. Adatto sia per gli amanti del genere che per quelli che non lo preferiscono.

Con la Sharp e le storie della sua Penelope il divertimento è assicurato!

Descrizione.

La Signora di un borgo in bilico tra Liguria e Piemonte organizza un convegno sulle fiabe nella sua villa.

Per Penelope Poirot è un gradito diversivo dalle incombenze imposte da tanto cognome.

Per Velma Hamilton, la sua segretaria, è un rischiosissimo tuffo nel passato: la villa è a Corterossa, paese dei suoi nonni italiani, meta di tutte le estati della sua infanzia. È pericoloso svegliare i ricordi.

Tornare sulle rive del lago dove Velma, un tempo, attendeva le fate.

Ora si festeggia sull’acqua, tra profumi di griglie, e spari dal bosco accolgono il crepuscolo.

Ma proprio sul più bello, quando si vorrebbe lasciarsi andare, c’è una testa che cade.

Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot scopre in fretta che erano in tanti a detestare la vittima.

Il cavalier servente, la dottoranda mascolina, il Cristo boscaiolo… insomma, tutti coloro che ruotano intorno alla villa; ma anche Velma?

Sì, anche Velma.

Sola contro tutti, Penelope Poirot segue accuratamente ogni pista, fino al disvelamento finale, in riva al lago, nell’ora blu.

http://www.marcosymarcos.com/libri/penelope-poirot-e-lora-blu/

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Recensioni

Amicizie, paure, arti marziali. In una sola parola: Emozioni.

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Stamattina vi parlo di Emozioni: un libro intenso scritto da Christian Malvicini.

Scheda.

TITOLO: Emozioni

AUTORE: Christian Malvicini

EDITORE: Self publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2017

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (334 pagine)

PREZZO ONLINE: € 4,03

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VOTO: 3,5/5

Emozioni racconta la storia di Dante Soldini, un ragazzo problematico, che si trasferisce in Giappone dopo essere stato espulso dalla scuola italiana. Figlio di madre giapponese e padre italiano, Dante, aveva già passato un periodo della sua infanzia nel Paese nipponico, anche perché una parte della sua famiglia abita ancora lì. La vita del protagonista si intreccerà con quella di altri ragazzi; da questo momento inizierà la storia di Emozioni. La forza dei legami, la determinazione nel voler aiutare, ma anche la frustrazione, le paure, i dolori saranno i veri protagonisti del romanzo.

Le arti marziali giocano un ruolo fondamentale all’interno del romanzo. Accompagnano l’intera narrazione dall’inizio alla fine; queste rappresentano la palestra di vita che tolgono i giovani dalla strada per trasmettere loro disciplina e determinazione.

La cosa che mi ha subito colpito di questo romanzo è sicuramente la scrittura. Malvicini utilizza un linguaggio magnetico e trascinante. Le pagine scorrono quasi senza accorgersene. La fine di ogni capitolo (o paragrafo) lascia quel pizzico di curiosità che fa andare avanti con la lettura anche solo per il gusto di conoscere “come va a finire“. L’autore con parole chiare, riesce ad esprimere i sentimenti, gli stati d’animo, ma anche i comportamenti, spesso articolati, dei vari personaggi con molta bravura.

Una caratteristica di Emozioni è, infatti, la buona e ben riuscita interiorizzazione dei personaggi. Sia Dante Soldini che gli amici, vengono descritti a 360 gradi, riuscendo in questo modo a dare un quadro completo della situazione rappresentata.

E’ un libro con tantissimi spunti di riflessione. Sfogliando le pagine ho trovato molte frasi ad effetto, che vanno assolutamente sottolineate e prese in esame. Emozioni, posso dire, mi ha cambiato il modo di vedere alcune cose.

La particolarità del romanzo sta nel finale. Un finale che dà speranza e che rappresenta una metafora della vita. Non vi dirò di cosa si tratta per non rovinarvi la sorpresa.

Ci sono alcune cose, però, che mi hanno un po’ rallentato la lettura. Innanzitutto, la presenza di moltissimi personaggi, che mi ha costretto più volte a tornare indietro di qualche pagina per riuscire a ricordare chi in realtà quel personaggio fosse.

Un’altra cosa che un po’ ha disturbato il ritmo incalzante della narrazione, è stata l’allungamento di alcuni pezzi della storia, in special modo quelli legati al combattimento.

Nel complesso, Emozioni risulta un romanzo ben fatto. Una piacevole lettura ed una buona storia che permetterà al lettore di affezionarsi a quel ragazzo un po’ problematico ma dal cuore grande di nome Dante Soldini.

Descrizione.

Dante Soldini è un diciassettenne problematico, che non esita ad utilizzare la forza e la violenza quando li reputa necessari. Per evitare che finisca al riformatorio, i genitori lo spediscono a vivere in Giappone a casa di sua zia. Tornato nei luoghi della sua infanzia, Dante è presto circondato da vecchie e nuove conoscenze: incontra nuovamente i suoi amici d’infanzia Haruto e Izumi, nonché sua cugina Suzue; e fa conoscenza con la coinquilina Mizuki, trasferitasi da Tokyo dopo aver subito un aggressione per strada.

Frequentando una scuola molto particolare, piena di gente strana e fatta di club scolastici, Dante si ritroverà ben presto a diventare il capo di uno di quelli e a fare da badante ad una banda di teppisti squinternati. Tra risse e duelli di arti marziali, i protagonisti si ritrovano sempre nei guai… ognuno con i suoi problemi, in un continuo turbinio di emozioni…

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Recensioni

La storia degli ultimi Medici: tra scandali e sregolatezze. L’Ultima Regina di Firenze

Ciao a tutti cari lettori. Oggi vi do il buongiorno con un romanzo storico sarcastico e divertente: L’ultima Regina di Firenze di Luca Scarlini edito Bompiani.

Scheda.

TITOLO: L’Ultima Regina di Firenze

AUTORE: Luca Scarlini

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 Agosto 2018

GENERE: Romanzo Storico

FORMATO: Cartaceo (311 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 4/5

Però, che amarezza, se fare il Granduca fosse toccato a lei, se avesse avuto gli attributi; rimugina, dispiaciuta, ed è come se sapesse che tra qualche anno ci sarà uno storico prezzolato dai Lorena, Jacopo Riguccio Galluzzi, che scriverà centinaia di pagine per dire che da Ferdinando II in poi era stato uno spettacolo di follia, un panopticon di demenza e presunzione, un penoso defilé di ambizioni sbagliate, di sogni storti e ridicole chimere. Le verrebbe da piangere, ma lo sa qual è il suo ruolo: schiena dritta e aspetto regale: in fondo è lì a commemorare l’ultima regina di Firenze, e poco conta se sia Gian Gastone o lei stessa. Requiem aeternam.

Finisce così il romanzo di Luca Scarlini. Ho deciso di riportare questo estratto proprio per darvi un’idea del contenuto de “l’Ultima Regina di Firenze”.

E’ un libro che racconta i vissuti delle ultime generazioni dei Medici; si sofferma in particolare sui vizi che hanno caratterizzato questa nobile, quanto famosa, famiglia.

L’Ultima Regina di Firenze è un romanzo che fa luce sulla vita intima, privata, nascosta dell’ultima dinastia medicea. Una vita fatta di eccessi, godimenti carnali, accumulo smodato di danari; il tutto tenuto segreto all’interno delle mura di Palazzo Pitti. O forse no?

Luca Scarlini ha fatto un ottimo lavoro nella ricerca dei documenti, ma soprattutto nella riformulazione. E’ vero che ci sono molti scritti che testimoniano questa tendenza ad esagerare da parte di Federico II, Cosimo III, Gian Gastone, Francesco Maria.. ma riuscirli ad elaborare, collegare e dare agli eventi un filo conduttore logico e lineare, beh, questa è bravura.

Il linguaggio utilizzato è elaborato, coerente al tema trattato. Non manca, però, sarcasmo, in modo da rendere più leggero il racconto ma anche per sottolineare quella vena frivola che ha caratterizzato l’ultima dinastia medicea.

Nel romanzo sono menzionati molti personaggi, tra paggi, studiosi, scienziati, granduca e consorti. Questo, a mio avviso, rallenta un poco la narrazione. E’ quasi impossibile ricordarli tutti. C’è da dire, però, che in appendice è riportato l’albero genealogico dell’intera famiglia. Non c’è, quindi, il rischio di confondersi.

In una visione di insieme, posso dire che, L’Ultima Regina di Firenze, è un ottimo libro, indispensabile per chi, come me, ama i romanzi storici. E’ adatto, però, anche ad un pubblico più vasto, in quanto diverte e incuriosisce; d’altronde chi non vorrebbe fare del gossip sui signori che per secoli hanno dominato Firenze?

Descrizione.

Scienziati e artisti strepitosi, cospiratori, paggi, bardasse, cardinali, collezionisti maniaci, musici, mercanti. Erotomani, devotissimi, folli: sul proscenio di Palazzo Pitti con i suoi segreti e delle infinite ville della dinastia, in una Toscana che grazie al porto di Livorno è ancora crogiuolo di genti e di idee, tra il ‘600 e i primi anni del ‘700 assistiamo alle vicende di personaggi memorabili, tra cui spicca la grandiosità decadente di Gian Gastone. Anarchico incoronato, toscano Eliogabalo, criticato dalla Storia e amatissimo dal popolo, depresso e geniale, regina strepitosa di una corte di performer sessuali, i “ruspanti”, dominati dalla sua anima nera Giuliano Dami, poco prima di morire volle che le spoglie mortali di Galileo fossero trasferite in Santa Croce. Il suo gesto lucidissimo annunciava il tempo nuovo dell’Illuminismo, mentre la città apriva le prime logge massoniche. Il fulgore rinascimentale della Firenze medicea è stato raccontato in ogni sua piega. Assai meno si sa degli ultimi signori della città, le cui storie – narrate in queste pagine come in una serie televisiva di assoluta bizzarria – sembrano inventate: invece sono tutte rigorosamente documentate. Spesso i dettagli arrivano da un quadro, una cantata, una glossa a un trattato scientifico, un brandello di conversazione carpito a un diarista. Al crocevia del destino, mentre l’Europa abbandonava con fatica le spoglie dell’antico regime, Firenze fu il laboratorio di un’epoca di lancinanti contraddizioni e ininterrotti splendori d’arte. Dopo anni di ricerche e grazie a una scrittura capace di scavare nelle pieghe del tempo con spietatissima pietas, questo libro di Luca Scarlini è un pirotecnico omaggio letterario alla grandiosità e al disastro, alle meschinità e alle grandi passioni di un momento storico irripetibile.

 

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Recensioni

Una favola per adulti e bambini: Estelle

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un libro così delicato che è riuscito a emozionarmi parecchio e a farmi sognare.

Sto parlando di “Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion” di Massimo Piccolo, edito Cuzzolin Editore.

TITOLO: Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion

AUTORE: Massimo Piccolo

EDITORE: Cuzzolin Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: cartaceo

PAGINE: 86

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

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Voto: 4-/5

Vedi ragazzo, i demoni della nostra testa sono molto pigri. Fissato un ricordo, lo lasciano lì, senza che prenda polvere, ragnatele o che la pittura svanisca. Almeno fino a quando non dovranno fare i conti con la realtà.

  • M. Piccolo, Estelle, pag. 60

La mia opinione.

Estelle è un romanzo delicato, che racconta la storia di una principessa, Estelle appunto, dalla carnagione chiarissima e dai capelli color del ghiaccio, di un principe, Ileardo di Handangerfjord e di un umile suonatore di accordion, Juan.

Estelle, figlia della regina Alessajia e del re Gustav IV, è una ragazza dalla salute cagionevole, motivo per cui, il padre ha deciso di non farla più uscire dal castello, ma soprattutto non farla entrare in contatto direttamente con i raggi del sole.

All’età di sedici anni, è giunto, per lei, il momento di convolare a nozze e poiché impossibilitata ad uscire dal castello, il re Gustav IV, organizza una festa, a cui parteciperanno i nobili più prestigiosi provenienti da ogni parte del mondo. Sarà in questa occasione che Estelle incontrerà sia Ileardo che Juan, chiamato a suonare l’accordion assieme all’orchestra.

La cosa che più colpisce leggendo questo libro, è il linguaggio delicato, mai eccessivo e per niente infantile. L’autore è riuscito a rappresentare una favola moderna, che riesce a catturare anche il più realista lettore adulto.

In poco più di ottanta pagine, si riescono a trovare espressi in maniera ottima, i sentimenti dei protagonisti; passione, amore, ma anche rassegnazione, tristezza sono i veri protagonisti di questo romanzo breve.

Un altro aspetto interessante è il finale del tutto inaspettato, un finale che lascerà il lettore sorpreso, in quanto, proprio come nella vita, non si può dare nulla per scontato.

Concludo dicendo che Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion, è una lettura molto piacevole che saprà distoglierci, per un paio d’ore, dalla frenesia e dalla pesantezza della quotidianità.

Descrizione del libro.

Una trama intrisa di suggestioni classiche per poi ammantarsi, man mano, di atmosfere sempre più contemporanee, quasi fosse un film della Pixar o una serie della FOX, dove la magia e il fantastico diventano il modo migliore per poter raccontare, con stile seducente e ironico, le paure archetipe di un padre che, per il troppo amore, fa germogliare il male oscuro in sua figlia, fino alla forza dirompente e incontenibile della prima vera passione amorosa della ragazza che finirà, nel bene o nel male, col sovvertire ogni ordine precostituito. La principessa e futura regina Estelle, figlia del re Gustav IV e Alessaija, sembra aver ereditato dalla madre non solo la straordinaria grazia e bellezza, ma anche una terribile e, forse letale, avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per l’amore incondizionato che prova per lei, il Re padre trasforma il castello, e l’immenso giardino, in un posto dove il sole non potrà affacciarsi in nessun modo, e, se la figlia sarà costretta a vivere tutta la vita esclusa dal mondo, farà in modo che tutto il mondo possa passare nel suo castello per allietare le continue feste organizzate per la sua bambina. E tutto sembra procedere secondo i suoi piani, fino a quando al castello, in occasione della giostra indetta per dare uno sposo alla sua unica figlia, non capiteranno il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan, un suonatore di accordìon.