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Anja. La segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un libro che ho amato alla follia e di cui su Instagram, per tutto il tempo di lettura, non ho fatto altro che ribadirlo.

Il romanzo in questione è “Anja. La segretaria di Dostoevskij” di Giuseppe Manfridi edito La Lepre Edizioni. Racconta la storia di una ragazzina di nome Anja, che studia presso una scuola per stenografe, a cui viene affidato il compito di aiutare il grande Maestro Fëdor Michajlovič Dostoevskij a stenografare, appunto, l’ultima sua opera che avrebbe dovuto consegnare da lì a trenta giorni. Inizia così in maniera turbolenta, prima, e sempre più complice, dopo, un rapporto fatto principalmente di stima e di fiducia che sfocerà in amore reciproco, tanto da portare i due protagonisti ad unirsi in matrimonio.

Stavolta voglio parlare di questo romanzo iniziando dalla fine e, cioè, dal voto. A mio personalissimo parere, Anja. La segretaria di Dostoevskij, merita cinque stelle piene. Vi spiego perché.

Salta subito all’occhio la scrittura. L’autore riesce a conferire al romanzo una certa musicalità che avvolge tutto in un’atmosfera quasi fuori dal tempo. Avvolge il lettore in una coccola che accompagna per tutto il romanzo (e considerando che sono ben 600 pagine, tanto di cappello!).

Anja è un personaggio realmente esistito ed è anche stata effettivamente la moglie di Dostoevskij. Manfridi partendo da questo avvenimento storico, ha mosso i fili della sua storia; ha creato cioè la versione romanzata del loro rapporto è della loro relazione: quello che succedeva all’interno dello studio dello scrittore, gli scambi di opinioni più o meno accesi tra i due protagonisti, la famosa cerimonia tradizionale del “chiedere la mano”…

Curious fact: Nella realtà Anja aveva, oltre alla sorella Marija, un altro fratello morto prematuramente ed in maniera tragica di cui l’autore non ne ha voluto fare cenno all’interno del romanzo per far risaltare maggiormente il personaggio della ragazzina.

Per spiegare un altro aspetto che ho particolarmente apprezzato devo fare una piccola premessa. Il narratore nel romanzo è onnisciente, quindi sa a priori tutto quello che nella storia succede e non ne fa mistero. Ho trovato quindi, molto gradevole il modo in cui Manfridi fa uscire di scena i personaggi (complice credo l’ottima preparazione teatrale!). Riesce a far capire (delle volte dicendolo anche esplicitamente), quando un personaggio non sarebbe più comparso e avrebbe continuato a condurre la sua vita in maniera parallela a quella della nostra Anja.

Anja. La segretaria di Dostoevskij è un libro che mi sento di consigliare a tutti indistintamente. È uno scrigno che contiene emozioni che comprendono l’autenticità delle vite veramente vissute, la meraviglia di un amore, non molto convenzionale, fatto di fiducia, rispetto ed ammirazione ed il coraggio di prendere delle posizioni e fare delle scelte che mettano tutto in gioco.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Anja. La segretaria di Dostoevskij

AUTORE: Giuseppe Manfridi

EDITORE: La Lepre Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 604 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 25,00

Pietroburgo 1866. Lo scrittore, quasi cinquantenne, Fedor Michajlovich Dostoevskij è afflitto dall’epilessia e reduce dall’aver firmato un contratto capestro col suo mefistofelico editore: si è impegnato  a consegnare un nuovo romanzo nell’arco di un mese. In caso contrario perderà i diritti su tutte le sue opere passate e future. Consigliato dagli amici, si rivolge a una scuola di stenografia che gli mette a disposizione la migliore delle sue allieve: Anja Grigor’evna, una graziosa adolescente curiosa del mondo, che ha ereditato dal padre la passione per la letteratura. Fra i due, in ventisei giorni, nascerà un amore estremo a dispetto dello scandaloso divario di età. Anja rimarrà la fedele custode dell’opera di Dostoevskij fino alla propria morte, avvenuta trentasette anni dopo quella del marito.

Vera Macchina del Tempo, questo romanzo sonda il mistero del legame profondo che si stabiliì tra Dostoevskij e Anja nel breve tempo della stesura del “Giocatore”, restituendoci, con una scrittura straordinariamente evocativa, atmosfere, clima, e persino odori e rumori della Pietroburgo del XIX secolo.

http://www.lalepreedizioni.com/catalogo_visualizza.php?Id=134

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Avviso di burrasca di Maria Adolfsson

Salve a tutti! Oggi vi parlo dell’ultimo thriller che ho letto: “Avviso di burrasca” di Maria Adolfsson edito SEM.

Ci troviamo a Noorö, un’isola immaginaria dell’arcipelago doggerlandese, nel periodo natalizio. L’ispettrice Karen Eiken Hornby si trova ad indagare su una morte sospetta; un pensionato viene, infatti, trovato morto dalla sorella in un dirupo. Quello che inizialmente si pensa essere un tragico incidente, si rivela invece un efferato omicidio. Ma chi potrebbe mai avercela con un vecchietto, ex professore universitario? E soprattutto perché? Indagando su questo caso la Hornby scoprirà che sono coinvolte persone molto vicine a lei. Come si comporterà di fronte a questa nuova pista?

Questo romanzo è un thriller che sicuramente contiene tutti quegli elementi che devono essere presenti in questo genere narrativo. Ritmo incalzante (soprattutto alla fine!), colpi di scena, finale inaspettato. Manca però a mio avviso quell’elemento in più che riesce ad amalgamare il tutto. C’è tutto quello che in un thriller ci dovrebbe essere; tutti gli elementi, se presi singolarmente suonano alla perfezione, ma che, a parer mio, nella visione di insieme non contribuiscono a dare il giusto risalto ad un thriller poliziesco che potrebbe essere ottimo.

Ma andiamo con ordine.

In Avviso di burrasca il ritmo della narrazione, man mano diventa sempre più veloce. Parte in maniera lenta, ma accattivante, e diventa via via più incalzante fino ad arrivare all’ultima parte in cui sono stata proprio col fiato sospeso. Mi collego quindi al finale. È sicuramente un finale del tutto inaspettato, sia per quanto riguarda l’evolversi della vicenda, ma soprattutto per quanto riguarda le sorti della protagonista.

Non mancano certo i colpi di scena; questi sono presenti fin dai primi capitoli. L’aspetto che ho apprezzato di più è stato l’intreccio, il mescolarsi quindi, della vicenda narrata con la storia personale della protagonista; questo ha sicuramente contributo a cambiare le carte in tavola, capovolgendo quelle situazioni che, altrimenti, prenderebbero un altro corso.

Andiamo al tasto, per me, dolente! La mancata coesione. Come dicevo sopra, Avviso di burrasca, è un thriller in cui sono presenti (e sviluppati anche abbastanza bene) tutti gli elementi che caratterizzano il genere. Quello che manca però, secondo me, è l’armonia nel complesso; cioè quella musicalità che amalgama il tutto rendendolo perfetto. È, questo, il motivo per cui non do le cinque stelline.

Nell’insieme, comunque, è un romanzo molto valido e che sicuramente merita di essere letto ed apprezzato.

VOTO: 4-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Avviso di burrasca

Titolo originale: Stormwarning

AUTORE: Maria Adolfsson

Traduzione italiana a cura di Stefania Forlani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Thriller/ poliziesco

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Doggerland, arcipelago immaginario nel Mare del Nord. Gertrud Stuub, un’anziana donna, cammina a passo svelto attraverso i boschi. È inquieta, alla messa natalizia non ha incontrato il fratello Fredrik, nonostante avessero appuntamento lì. Quando vede il cane di suo fratello che abbaia, muovendo- si lungo il bordo di un dirupo, capisce che è successo qualcosa di grave. Quella stessa sera l’ispettrice Karen Eiken Hornby invita a cena gli amici e la madre con il suo fidanzato per festeggiare il Natale. Mangiano, bevono e cantano canzoni tradizionali. Karen, ancora in congedo per le ferite riportate durante la sua ultima indagine, è in preda a sentimenti contrastanti. È felice della compagnia, ma allo stesso tempo desidera un po’ di pace e solitudine. All’improvviso le squilla il telefono, è il capo del dipartimento investigativo criminale, Jounas Smeed. Un vecchio professore è stato trovato morto dalla sorella in una cava abbandonata. La polizia locale sospetta si tratti di un assassinio ed è corto di personale. Jounas chiede a Karen di occuparsi del caso nonostante il congedo. Lei accetta, felice di sfuggire a ulteriori festeggiamenti. Il mattino successivo, insieme al coroner Kneought Brodal, arriva alla stazione di polizia dell’isola di Noorö. Karen scoprirà degli oscuri intrecci che legano gli OP, una banda di motociclisti, ad alcuni suoi parenti stretti che vivono lì, apparentemente insospettabili e onesti cittadini che sembrano però sapere qualcosa sull’omicidio. Costretta a destreggiarsi in una delicatissima situazione che mina l’equilibrio tra il suo lavoro e la sua vita privata, Karen è chiamata a risolvere in fretta il mistero. A fare da sfondo a questo adrenalinico thriller di Maria Adolfsson, nuova stella del giallo scandinavo, un gelido inverno, mari tumultuosi e panorami mozzafiato.

https://www.semlibri.com/book/avviso-di-burrasca-maria-adolfsson/

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Santa Rita di Tommy Wieringa

Lettori e lettrici per passione buona sera!! Oggi vi parlo del nuovo romanzo di un autore che avevo precedentemente apprezzato con “La morte di Murat Idrissi”: Tommy Wieringa.

Il libro in questione è “Santa Rita” edito Iperborea.

Curious fact: Tommy Wieringa finora si è cimentato in romanzi brevi. Santa Rita è il suo primo romanzo lungo.

Santa Rita racconta la storia di Paul Krüzen. Un uomo ormai cinquantenne che da ragazzino ha compreso cosa vuol dire essere abbandonato dalla madre. Quest’ultima, infatti, è scappata con un soldato russo che, in un tranquillo pomeriggio, avevano soccorso dopo uno schianto aereo. Paul è quindi cresciuto solo col padre e con una pressoché totale sfiducia verso il genere umano; uno scetticismo che lo porta ad avere solo due punti cardini: Rita, un’amante a pagamento ormai avanti con l’età ed Hedwiges, un bottegaio di un negozietto di famiglia ormai in rovina. Solo quando questi due pilastri portanti andranno via, in Paul esploderà tutta l’indignazione e la rabbia repressa fino a quel momento.

Di tutte le punizioni, il silenzio è la più pesante.

Comincio dicendo che, su questo romanzo, avevo alte aspettative, date sicuramente dal fatto che amai molto La morte di Murat Idrissi. Ho quindi iniziato questa lettura con grande entusiasmo e curiosità. Fin dalle prime pagine ho notato che qualcosa non quadrava; non mi arrivava quel trasporto che avevo sperato ed aspettavo. C’era qualcosa che frenava. A lungo andare ho avuto la conferma: non mi trasportava. Avevo perso ormai le speranze quando all’improvviso, nella parte finale, tutto cambia ed emerge quel qualcosa che cercavo dalla prima pagina: il pathos, che mi ha fatto rivalutare in parte il mio giudizio iniziale.

Ma andiamo con ordine!

Quello che mi ha lasciato perplessa principalmente è il fatto che non ho trovato particolare coerenza tra la sinossi del libro è l’effettiva storia principale; quindi tra quello che diceva di raccontare è quello che in realtà ha raccontato. Mi spiego meglio. Da quello che presentava il libro sembrava far concentrare l’attenzione sulla fuga della madre e di quello che aveva comportato nella vita del protagonista. Invece, questo episodio viene soltanto citato e non approfondito come si potrebbe credere. Questo a me ha disorientato un pochino. È ovvio che tutto quello che succede a Paul, le reazioni di fronte ad alcune determinate situazioni, ha radici nella sua infanzia e in particolare nell’evento traumatico dell’abbandono, ma mi sarei aspettata che ci si soffermasse maggiormente su questo aspetto.

Ho trovato la narrazione di Santa Rita un po’ sconnessa. Ho avuto difficoltà a seguire il filo logico del discorso. Arrivata a metà libro non riuscivo ancora bene a capire quale fosse la storia principale. I personaggi li ho trovati anonimi, non li riuscivo a far emergere nelle vicende e Rita, il personaggio dal quale prende il nome il romanzo, a parer mio, è molto marginale.

Le cose cambiano, però, nella parte finale. Riesco finalmente a trovare quel pathos, quell’emotività che ricordavo dal precedente romanzo dell’autore. Qui finalmente si fa tutto più chiaro, i pezzi del puzzle cominciano ad andare ognuno al loro posto. Riesco persino a commuovermi per le sorti di Paul Kruzen a cui la vita ha sferrato un altro colpo basso.

Posso dire, tirando le somme, che Santa Rita è un romanzo che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca, nonostante Wieringa valga molto come autore. Infatti, se volete apprezzarlo appieno vi consiglio di leggere La morte di Murat Idrissi ed arrivare a questo magari in un secondo momento.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Santa Rita

Titolo originale: De Heilige Rita

AUTORE: Tommy Wieringa

Traduzione italiana a cura di Claudia Cozzi

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa straniera/ Olanda

PAGINE: 320 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,50

VOTO: 3-/5

Agosto 1975. Turbando la tranquilla, secolare vita rurale di un paesino della pianura olandese, un piccolo aereo si schianta su un campo di mais dietro la casa di Aloïs e Alice Krüzen. A bordo c’è un russo in fuga dall’Unione Sovietica. Agonizzante ma vivo, il pilota è accudito dai Krüzen, ma non appena si rimette in piedi se ne va con Alice per mano: Aloïs e il figlio Paul, di otto anni, restano soli. Passa il tempo ma Paul, ormai cinquantenne, è ancora tormentato dal ricordo di quel russo caduto dal cielo che gli ha portato via la madre. La sua esistenza si sta consumando tra la casa in cui vive con il padre, la stalla adibita a magazzino per il suo commercio di cimeli militari, il bar del posto di nuova gestione cinese e il bordello del sinistro Steggink appena oltre il confine tedesco. Qui, ad aspettarlo, ci sono sempre le consolazioni dell’amore a pagamento della «materna Rita», che come lui porta al collo una medaglietta della santa sua omonima, patrona delle cause perse. Unico vero amico di Paul è Hedwiges, un’altra anima grigia che per vivere manda avanti l’anacronistica drogheria di famiglia e che una volta all’anno lo accompagna in vacanza in un qualche paradiso della prostituzione. E quando Hedwiges e Rita, gli unici punti fermi di Paul, gli vengono tolti, il precario equilibrio si spezza e la rabbia esplode. Con la sensualità della sua prosa, e uno sguardo amaro ma capace di totale empatia, Tommy Wieringa ci sprofonda nella provincia degli ultimi, dove la modernità arriva sotto forma di nuovissimi smartphone e di cinesi senza radici che oggi gestiscono un bar e domani chissà, dove la forza dei desideri indotti è inversamente proporzionale alla possibilità di realizzarli. Il luogo dove cova il rancore del nostro vivere contemporaneo.

https://iperborea.com/titolo/535/

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narrativa straniera Ragazzi tra le pagine Recensioni

La terza inquilina di C. L. Pattison

Salve lettori e lettrici per passione! Oggi sono qui a parlarvi del primo libro letto per il progetto “Ragazzi tra le pagine“: La terza inquilina di C. L. Pattison edito Fabbri Editori.

Come penso che già sappiate, Ragazzi tra le pagine è un progetto che porto avanti con altri sette bookblogger ed ha lo scopo di diffondere la passione per la lettura. Ogni mese affronteremo insieme a voi un libro diverso esaminandolo a 360 gradi.

In particolare, questo mese abbiamo letto La terza inquilina, una novità della casa editrice Fabbri, nonché il romanzo di esordio di C. L. Pattison.

La terza inquilina è un thriller psicologico che racconta la storia di due migliori amiche, Megan e Chloe, che decidono di cercare una casa in affitto in cui andare a vivere insieme. Dopo vari tentativi, finalmente, trovano la casa dei loro sogni: spaziosa, confortevole e ben posizionata. C’è, però, un unico problema, costa troppo! Motivo per cui decidono di cercare una terza ragazza con cui dividere l’affitto. Entra così in scena Samantha, per gli amici Sammi, una ragazza riservata e misteriosa che sconvolgerà la vita di tutti i protagonisti.

“Non sapevi nulla di lei.

Ma l’hai fatta entrare.”

Il romanzo di C. L. Pattison è un thriller psicologico ambientato a Londra. È un libro che risente molto della struttura del tipico thriller inglese! La struttura e la dinamica è pressoché simile ad altri romanzi del genere. Questo comunque non significa che sia scontato e banale ma soltanto che si sente marcata l’appartenenza inglese.

La terza inquilina è però un romanzo che mi lascia perplessa. Cercherò di spiegarvi in maniera chiara il perché.

Innanzitutto c’è da dire che come ogni buon thriller che si rispetti, non manca il colpo di scena e il finale inaspettato. Soprattutto nelle ultime pagine tutto prende una diversa piega che fino a qualche pagina prima era del tutto impensabile.

Ho trovato il ritmo, invece, un po’ lento nella prima parte (si sofferma tanto su un arco di tempo relativamente breve), per poi prendere una rapita impennata negli ultimi capitoli. Ho avuto infatti la sensazione che, proprio quando la vicenda inizia a farsi interessante ed il ritmo accelera, la narrazione “perda dei pezzi”; cioè come se non prestasse attenzione ai vari dettagli e si limitasse a descrivere sommariamente la nuova situazione che si è delineata.

La terza inquilina è un romanzo che semina indizi qua e là durante lo svolgimento della storia. Ho però avuto la sensazione che, nonostante siano stati ben messi, cosa che ho molto apprezzato, poi non siano stati spiegati chiaramente quando ormai tutte le carte erano state scoperte. Mi sento di definirlo un thriller molto soft, nel senso che i toni non si caricano di elevato pathos.

In conclusione, La terza inquilina, è una lettura senz’altro piacevole ed adatta ad un pubblico di adolescenti ma anche a coloro che col genere non hanno molta confidenza!

Vi invito inoltre a leggere le recensioni degli altri miei compagni di avventura e farvi un’idea sempre più completa del romanzo!

https://instagram.com/a_tuttovolume_libri_con_gabrio?igshid=qft87305pjra

https://instagram.com/labibliotecadelcorsini?igshid=v2kjf1nr33l1

https://instagram.com/libridimarmo?igshid=1dr9a9sfredig

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https://instagram.com/matteo_zanini?igshid=1ui9tlja1au1z

https://instagram.com/readeat_libridamangiare?igshid=ru5uu5xpyp73

https://instagram.com/viaggiletterari?igshid=1eepbx9nex48s

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La terza inquilina

Titolo originale: The Housemate

AUTORE: C. L. Pattison

Traduzione italiana a cura di Elena Cantoni

EDITORE: Fabbri Editori

GENERE: Thriller psicologico

DATA DI PUBBLICAZIONE: Novembre 2019

PAGINE: 288 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

All’apparenza disponibile e cordiale, Sammi inizia a manifestare inaspettati scatti d’ira e qualche segreto di troppo, chiuso gelosamente in una scatola di ritagli di giornali e vecchie fotografie…

Megan e la sua migliore amica Chloe hanno traslocato nella loro casa dei sogni, ma sono costrette a prendere una terza inquilina per riuscire a pagare l’affitto. Quando incontrano Samantha, gentile, affascinante, premurosa, si convincono che sia la persona perfetta per condividere l’appartamento e che tra loro potrebbe nascere una vera amicizia. Ma c’è qualcosa in lei che stona, e Megan è la prima ad accorgersene: all’apparenza disponibile e cordiale, Sammi inizia a manifestare inaspettati scatti d’ira e qualche segreto di troppo, chiuso gelosamente in una scatola di ritagli di giornali e vecchie fotografie. Chloe però è troppo presa dai suoi problemi di lavoro per rendersi conto che qualcosa non va: assorbita dall’allestimento di un importante spettacolo teatrale, ricomincia a essere tormentata dagli stessi problemi di ansia da cui Megan l’aveva salvata anni prima. E Megan, da parte sua, viene travolta da una passionale storia d’amore che non le lascia tempo ed energie per occuparsi dell’amica in difficoltà. È in questo spiraglio che lentamente si apre tra le due, fatto di incomprensioni e di attenzioni mancate, che Sammi inizia a insinuarsi, con un’abilità melliflua e inquietante. In fondo, né Chloe né Megan la conoscono davvero, ma ormai le hanno aperto la porta di casa, e l’hanno lasciata entrare. Non sanno cosa sta nascondendo. Non sanno cosa vuole davvero. Ma una cosa è certa: Sammi è lì per restare.

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Fuori dal mondo di Ragnar Jónasson

Ciao amici lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un romanzo giallo pieno di suspense ed intrecci: “Fuori dal mondo” di Ragnar Jónasson edito Marsilio Editori.

Un detective di una piccola cittadina islandese, Ari Pór, si trova a dover indagare su un caso di molti anni prima (una cinquantina) riguardante la morte di una giovane donna. Tutto farebbe pensare ad un omicidio, ma qualcosa non convince il poliziotto che cercherà di scoprire la verità scovando foto e ricordi risalenti a quel periodo.

Jónasson racconta la storia attraverso i vari personaggi. Esamina, cioè, in ogni capitolo, la vicenda analizzando il vissuto di ogni personaggio, le azioni e reazioni che lo hanno portato a vivere quei determinati eventi.

Fuori dal mondo riesce a mettere al lettore una curiosità sempre crescente; spesso ci si trova spaesati, credendo di aver capito quale sia il filo conduttore di tutto ed invece, basta un singolo atteggiamento, una singola risposta, per rimettere tutto in discussione.

Il romanzo di Jónasson è un giallo poliziesco degno di essere riprodotto in film. La scrittura dell’autore, infatti, riesce a riprodurre le scene, i diversi paesaggi, creando quasi l’illusione di stare vedendo un album di fotografie.

Consiglio Fuori dal mondo a tutti coloro che sono amanti dei cold case, in cui passato non è poi così passato!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Fuori dal mondo

Titolo originale: Rof

AUTORE: Ragnar Jónasson

Traduzione italiana a cura di Silvia Cosimini

EDITORE: Marsilio Editori

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Romanzo giallo

PAGINE: 256 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

VOTO: 3,5/5

Il ritrovamento di una vecchia foto riapre un caso di morte sospetta che risale a quando, nel 1955, due giovani coppie decisero di trasferirsi in un fiordo isolato e apparentemente deserto, nell’estremo Nord dell’Islanda. Una delle due donne morì poco dopo in circostanze misteriose e l’avventura finì per tutti. Negli anni, nessuno è mai riuscito a spiegare cosa fosse realmente successo. Davvero quell’aspro paradiso naturale pieno di promesse era disabitato come tutti credevano? E davvero si può morire per la solitudine e la paura del buio?
Alla stazione di polizia di Siglufjörður, mentre il villaggio è colpito da un violento contagio che ha costretto alla quarantena tutti gli abitanti, Ari Þór, necessariamente in servizio, si appassiona a quella storia che per lunghi anni è stata sulla bocca di tutti, e che per qualcuno sembra rappresentare ancora una minaccia.
Immerso nel silenzio opprimente di una comunità barricata in casa, e incalzato a percorrere luoghi sperduti, inospitali e allo stesso tempo di incredibile bellezza, dominati da un’oscurità senza fine o dalla luce più abbagliante, il giovane poliziotto cerca di ricostruire una vicenda che, a quanto pare, non è affatto conclusa.

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2970083/fuori-dal-mondo

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Il soffitto di cristallo di Gianni Perrelli

Livia era ormai perfettamente consapevole che come opinionista Beppe lo stagnato, una figura emblematica da lei inventata, aveva molta più influenza coi suoi blog stralunati degli editorialisti più accreditati con le loro analisi ponderate. In termini di like umiliava le menti più acute e le penne più raffinate.

Il soffitto di cristallo di Gianni Perrelli edito Di Renzo Editore, racconta alcune vicende di Livia Serantoni, la prima donna a diventare Presidente del Consiglio. La narrazione alterna il punto di vista della protagonista, con quello di Paolo, ex amante e compagno politico di Livia ormai “fuori dal giro” dopo un giochetto architettato dalla controparte.

La figura di Paolo è emblematica; con il suo guardare la scena politica da fuori, rappresenta l’altro piatto della bilancia. Non essendo più invischiato nei meandri della politica, può valutare la situazione con sguardo critico di “chi sa”. Da al lettore la possibilità di farsi un’idea priva di condizionamenti.

La protagonista, Livia, invece è una donna animata da forti ideali umanitari e da un forte senso morale, che però rischia di perdere in maniera direttamente proporzionale al grado di potere che raggiunge. Il potere, infatti, rischia di disorientare anche coloro che sono mossi dai propositi più ammirevoli. Livia però non riveste un ruolo convenzionale, adatto cioè alla carica che riveste. Lei è una donna che non ama i vincoli e le “catene”, che vuole vivere la sua vita osando e soprattutto approfittando della sua sensualità. Non è la classica donna portata per la famiglia, per un amore stabile. Vive di incontri passionali fini a se stessi. Questo suo aspetto però contrasta con la figura pulita e trasparente di primo ministro. Fin quando riuscirà a mantenere questa “doppia vita”? Riuscirà a mantenere intatti i suoi buoni ideali o li venderà per la poltrona?

Ho trovato molto interessante Il soffitto di cristallo per quello che si legge sopra le righe. Credo che sia un saggio sulla situazione italiana, ma non solo, dei nostri tempi. Si affrontano tematiche quali la religione, la situazione femminile, le nuove tecnologie e l’utilizzo sempre più massiccio dei social.

Ogni argomento è trattato sotto forma di riflessione o dialogo e la cosa che più mi ha convinta è stata il constatare che mentre leggevo il libro, mi ritrovavo io stessa a riflettere su questioni etiche e attuali che riguardano la nostra società.

È un romanzo che mi sento di consigliare a tutti coloro che vogliono pensare in maniera critica alla società in cui ci troviamo. Credo, infatti, che si debba leggere questo libro per avere un quadro più completo sulla situazione attuale.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il soffitto di cristallo

AUTORE: Gianni Perrelli

EDITORE: Di Renzo Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 216 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO: 4-/5

Livia Serantoni è la prima donna a ricoprire la carica di presidente del Consiglio della Repubblica italiana. La prima ad aver superato il soffitto di cristallo. Un traguardo diventato oggi la norma in Europa, ma quasi utopistico in un Paese machista come il nostro. Giorgio Recalcati è un giovane giornalista in promettente ascesa. Paolo Rizzi è un segretario di partito ormai dimenticato. Ognuno di loro ha pagato un prezzo. Forse troppo alto. Cosa e chi hanno sacrificato in nome della scalata al potere? Intorno a loro, il teatro della politica con i suoi intrighi di palazzo, le oscure battaglie di partito, le ipocrite compiacenze, le illusioni mediatiche e le sirene dei social. L’attualità è l’ennesimo capitolo di una ragion di Stato ormai esausta, sopravanzata dalla propaganda populista. La prospettiva è la paura di perdere tutto che induce all’errore o alla facile promessa. Come resistere? Livia lo sa: questa è l’ultima occasione che ha per convincere e convincersi che la politica non s’improvvisa, si costruisce. Giorno dopo giorno.

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Galateo per ragazze da marito

Ben trovati cari lettori e lettrici per passione. Quella che vi propongo oggi vuole essere una riflessione.

Il Galateo per ragazze da marito di Irene Soave edito Bompiani, ci offre uno spaccato della condizione di “signorina” nel corso dell’ultimo secolo. Attraverso una attenta ricerca, l’autrice, ci mostra una raccolta di galatei che trattano diversi aspetti della vita di una donna, tutti aventi uno stesso denominatore, e cioè, l’aspirazione a diventare donne.

La Soave analizza ogni singolo aspetto di questi galatei per signorine e li rapporta ai giorni nostri tracciando un filo logico e continuativo. In altre parole posso dire che ci accompagna per mano in questa interessante riflessione su un aspetto che è, in un certo senso, incardinato nella nostra società e che possiamo racchiudere in una sola domanda: ma quando ti sposi?

Leggendo questo libro si evince una grandissima bravura intanto nella ricerca di tutti questi manuali del “galateo per donne da accasare” nei vari secoli della storia umana, ma soprattutto (ed è la cosa che mi ha affascinato di più) nel collegare ed esaminare ogni singolo aspetto, con l’ironia che la contraddistingue, con perfetta armonia.

Sì, perché l’aspetto che più caratterizza questo manuale è la vena ironica utilizzata. L’autrice, infatti, nel raccontare le varie regole che una signorina “per bene” deve rispettare per essere considerata tale, usa un tono ironico; un’ironia che però non urta e non offende.

Infatti, Irene Soave, in questo suo lavoro non vuole assolutamente giudicare, né tantomeno criticare, colei che aspira, nella propria vita, a sposarsi; vuole però mandare un messaggio, e cioè, vuole far capire che anche se una ragazza non si sposa, per scelta, non deve essere “declassata” dalla società.

La lettura di Galateo per ragazze da marito, mi ha fatto venire in mente una serie di domande: ma davvero una donna per la società può definirsi tale solo se assolve il ruolo di moglie sposandosi? Oppure c’è davvero parità di genere nei rapporti interpersonali?

Io credo sia giusto che ognuno si faccia una propria idea riguardo questa questione. Voglio solo aprire una piccola parentesi: la donna purtroppo ancora nel 2019 (quasi 2020) vive sotto “l’occhio di bue”, deve costantemente stare attenta a quello che fa e che dice per evitare di essere messa alla gogna (e senza volermi addentrare negli episodi di femminicidio che non dovrebbero esistere). Quindi forse questa parità non l’abbiamo poi tanto raggiunta?!

Concludo dicendo che questo manuale, questo galateo 2.0 (mi permetto di dire!) è un interessante lavoro di ricerca e di analisi che consiglio vivamente di leggere! Posso affermare con sicurezza che a me ha fatto bene!!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Galateo per ragazze da marito

AUTORE: Irene Soave

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 384 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

Cos’hanno in comune le ragazze da marito di oggi e quelle di ieri? Non poco: la “donna di una volta” è una mitologia attualissima, e il beau mariage un sogno riportato in voga dalla crisi. Tanto vale allora studiarne le regole alla fonte: una collezione di manuali per signorine e signore pubblicati fra l’Unità d’Italia e il Sessantotto.Non ci sarebbe poi molto da ridere, in quei manuali che nel corso della modernità hanno cercato di codificare la figura di una ragazza ideale: timorata delle tradizioni, ben disposta alla repressione dei propri istinti e tesa alla soddisfazione dell’unico desiderio che le è concesso – un buon matrimonio. Quando però gli stessi manuali arrivano a configurare le civetterie di una “bellissima donna dell’età della pietra” si intuisce che per renderli un deposito fossile a grande potenziale umoristico basta farne una lettura contemporanea: fresca, pratica, colta, critica ma affettuosa. È la lettura che Irene Soave ha dato a questi testi: lei è la Lettrice Modello che da Monsignor della Casa a Donna Letizia queste pagine hanno atteso per decenni, se non secoli. Una ragazza arrivata al mondo quando ognuna delle norme tradizionali era già stata trasgredita e molte erano anzi rientrate in vigore più o meno tacitamente; e una ragazza che usa il suo sense of humour per comparare la passata normativa all’almeno apparente deregulation attuale. Matrimonio, verginità, reputazione, prostituzione, dignità, libertà, lavoro, sesso e piacere: questioni colossali che la briosa scrittura di Irene Soave attraversa senza banalità, snocciolando i dilemmi della sua amletica leggera. Non: essere o non essere; ma: esserci o farci? Cercarlo o non cercarlo (il marito)? Visitare i luoghi comuni vecchi e nuovi per scegliere quali rifuggire e quali invece adottare e adattare, per farli propri. Le ragazze da marito esistono ancora. E i ragazzi da moglie?

https://www.giunti.it/catalogo/galateo-per-ragazze-da-marito-9788830100930

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Mar ghe gera: c’era il mare.

Mar ghe gera pensa Luana Bertelli e vorrebbe tanto che fosse l’etimologia del paese in cui vive e che ama tanto.

Le rotte degli aerei guarda ogni sera Stucky a Treviso, immaginando il loro itinerario.

Bertelli e Stucky sono due commissari che operano in due posti diversi e a due casi di omicidio diversi. La prima, ispettrice del commissariato di Marghera, investiga sulla morte di un ex sindacalista ucciso nella sua abitazione; il secondo, ispettore di Treviso, indaga sulla morte di un ex giornalista trovato morto in un banchina alle mura della città.

Due casi all’apparenza distinti e separati fino a quando un terzo omicidio non farà ricredere i due ispettori e i confini di tutte queste vicende non saranno più così delineati (ma proprio in tutti i sensi!).

C’era il mare è un tipico romanzo giallo. Leggendolo si ha la sensazione di star guardando una ben riuscita serie televisiva poliziesca. I commissari astuti ci sono, gli omicidi ci sono, le indagini ci sono. Tutto in regola dunque per un romanzo di tutto rispetto!

I due protagonisti principali, la Bertelli e Stucky, hanno due caratteri diversi ma che spiccano all’interno della narrazione.

L’ispettore trevigiano è un tipo pragmatico, con un’indole tendente all’ironia (a tratti satira). Dall’atteggiamento scanzonato ma dalla mente molto astuta. L’ispettrice Bertelli invece ha un animo più cinico, scettico, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno ma dentro di se risiede un velo di tristezza che le permette di miscelare quel sempre presente cinismo con un affetto verso gli ultimi della società.

Il romanzo inizia in maniera molto lenta ed ho avuto la sensazione di doverlo tirare a forza. A partire dalla metà più o meno della vicenda il ritmo si incalza, le pagine iniziano a voltarsi più velocemente ed il racconto, quindi, diventa più fluido.

Il carico di adrenalina e suspense sale fino a convergere in un finale di tutto rispetto in cui il niente e il tutto si mescolano.

Lo stile e la struttura di C’era il mare sono molto pensati ed attenzionati. Il voto che mi sento di dare però è 3/5 proprio per l’inizio che non mi ha molto convinto. È comunque un romanzo che mi sento di consigliare a chiunque voglia investigare assieme ai due ispettori!

[…] il rancore è una calamita moschicida, attrae chiunque gli si avvicina e avvinghia soprattutto chi la usa.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: C’era il mare

AUTORE: Fulvio Ervas

EDITORE: Marcos y Marcos

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo giallo/ poliziesco

PAGINE: 366 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Il primo morto è a Treviso: unico indizio un foglio bianco.
Il secondo è a Marghera: qui invece campeggia una scritta rossa.
Le due indagini – e i due scenari – si alternano, incantandoci con immagini solari mentre realtà più oscure affiorano qua e là.
Stucky interroga banchieri con le scarpe troppo pulite; a casa, il profumo di zucca e zafferano annuncia un’ospite inattesa.
Luana Bertelli la sera va al poligono, insegna alle donne a sparare; davanti a un piatto di seppioline morbide, in piazza, pensa al mare da cui è sorto Porto Marghera.
Un terzo morto, a metà strada tra Treviso e Marghera, fa correre tutto più veloce.
Soprattutto, Stucky e la Bertelli adesso corrono insieme: unendo tasselli, arrivano al cuore del mistero, annidato nelle pieghe della nostra traballante civiltà.

http://www.marcosymarcos.com/libri/cera-il-mare/

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Madri a perdere? No, Madri a rendere!

Buonasera lettori e lettrici per passione, la mia attività di bookblogger per caso sembra stare tornando nella norma. La verità è che scrivere e raccontarvi di libri mi fa stare bene, e vedere, allo stesso tempo, che voi apprezzate mi aiuta ancora di più! Ma bando alle ciance e parliamo di quello che accomuna tutti noi: i libri.

In particolare, oggi vi parlo di Madri a rendere di Beatrice Tauro edito Cinquemarzo Edizioni.

Madri a rendere racconta la storia d quattro donne (Elena, Anna, Cecilia e Francesca) che, amiche inseparabili e coinquiline ai tempi dell’università, si sono poi allontanate, prendendo ognuna la propria strada, in seguito ad un qualcosa avvenuto tra loro.

Elena, la più energica del gruppo, decide di organizzare un weekend, invitando le sue ex amiche. Anna, Cecilia e Francesca non hanno idea di quello che Elena vuole chiedere loro, ma soprattutto quello che ancora non sanno è che quest’invito cambierà per sempre le loro vite.

I personaggi. Elena ha sempre avuto una personalità ribelle ed estroversa. E’ sempre stata determinata nel perseguire i propri obiettivi assumendo anche un atteggiamento egoistico pur di raggiungerli. Anna rappresenta la parte più ragionevole del gruppo, psicologa per mestiere, è portata a riflettere sulle conseguenze delle azioni, motivo per cui non è ancora riuscita a trovare l’uomo che risponda ai suoi ideali. Cecilia è una mamma con una vita affettiva un po’ complicata dove l’unica certezza è l’amore per i figli. Francesca, infine, è un avvocato affermato e conduce una vita perfetta, caratterizzata da lusso e ricchezza; una vita che però comincia ad avere qualche crepa…

Il tema trattato. Chi leggerà il libro potrà capire cosa lega queste quattro amiche con la bellezza e la magia della maternità. Ebbene sì, perché è proprio questo il tema che viene affrontato in Madri a rendere. Il diventare mamma qui viene visto in un’accezione meno “convenzionale” ma comunque valida. Le quattro donne, infatti, si troveranno a condividere questo traguardo, questo dono che cambia la vita di una donna. Come? Tocca a voi scoprirlo!

E’ interessante riflettere sulle caratteristiche di questi quattro personaggi; ciascuno di essi infatti rappresenta uno degli aspetti che entra in gioco in un qualunque discorso etico.

Anna rappresenta la psicologia, quindi quello che un determinato avvenimento può comportare nello sviluppo dell’individuo. Francesca rappresenta la legge, quindi quello che è giusto o sbagliato secondo il vivere civile. Cecilia rappresenta i soggetti coinvolti, in questo caso le mamme, coloro, cioè, che vivono la situazione in prima persona. Elena, infine, colei che pone la questione.

L’autrice, secondo il mio parere (e secondo quello che il libro mi ha trasmesso), attraverso la personificazione di questi filoni di pensiero così diversi, vuole evidenziare come la loro collaborazione (ognuno nel proprio campo) possa portare a grandi e positivi risultati.

Concludo dicendo che Madri a rendere è un libro molto piacevole, si legge in poco tempo, ed è scrigno di un potente messaggio.

Scheda e descrizione.

TITOLO: Madri a rendere

EDITORE: Cinquemarzo Edizioni

FORMATO: Cartaceo (106 pagine)

AUTORE: Beatrice Tauro

GENERE: Narrativa Italiana

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

Anna, Cecilia, Francesca ed Elena. Quattro amiche ai tempi dell’università che si sono perse di vista e che si ritrovano dopo oltre dieci anni di lontananza per trascorrere insieme un fine settimana all’insegna dei ricordi, dei rimpianti e dei rancori. Nel corso del fine settimana che le vede di nuovo tutte insieme, le quattro donne si raccontano, confrontando i reciproci vissuti, la diversa quotidianità che le contraddistingue. In un crescendo di condivisione che supera l’iniziale diffidenza, le quattro donne si renderanno protagoniste di scelte di vita davvero rivoluzionarie per le loro esistenze, su un percorso trasgressivo e profondamente umanitario insieme, lanciando una sfida a viso aperto alle convenzioni e agli stereotipi della società tradizionale, valorizzando un concetto di famiglia che può assumere anche delle accezioni insolite e talvolta bizzarre.

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Il complicato (quanto magico) legame tra madre e figlia… in Andiamo a vedere il giorno

Buonasera cari lettori e lettrici per passione, torno a farmi sentire (anche se sarebbe più appropriato dire “farmi leggere”), dopo un bel po’ di tempo.

Nella mia vita, in quest’ultimo mese, sono successe una serie di cose che mi hanno portato a prendere una pausa perché dovevo un attimo ricomporre (o almeno ci sto provando) i vari pezzi della mia vita.

Ma ora sono qui e non voglio tediarvi con i miei problemi e ho voglia soltanto di pensare a cose belle e parlarvene.

Bella è stata infatti la lettura di “Andiamo a vedere il giorno” di Sara Rattaro edito Sperling & Kupfer. Ed è di questo libro che vi parlerò oggi.

Andiamo a vedere il giorno è il seguito di “Non volare via”, un romanzo, che mi è capitato di dire spesso, mi ha toccato nel profondo e lo porto sempre dentro di me. In questo “secondo episodio” Sara Rattaro racconta la storia di Alice, diventata ormai una giovane donna, sposata da due anni con Andrea e che frequenta l’università; ed è proprio in questo contesto accademico che incontra Robert, enigmatico professore di statistica, che entrerà nella sua vita con la forza di un uragano mettendo tutto quanto in discussione.

Alice, accompagnata dalla madre Sandra, con la quale ha sempre avuto un rapporto particolare, con qualche incomprensione dovuta a cose non dette, intraprenderà un viaggio sia fisico, ma soprattutto interiore, che metterà finalmente un punto alle tante questioni rimaste sospese e che porterà alla scoperta di una nuova figlia ma anche di una nuova madre.

Puoi girare il mondo, accedere a qualsiasi mezzo di trasporto, stringere mani di ogni colore, ma l’unico viaggio che conta davvero sarà quello che farai con te stesso.

S. Rattaro, Andiamo a vedere il giorno, pag. 126.

Sara Rattaro, come sempre, è riuscita a toccare le corde giuste. La storia che racconta è piena di sentimenti. Sentimenti che vanno dall’amore incondizionato, come può esserlo tra genitore e figlio, alla rabbia e delusione. Quello che, però, mi ha più colpito è stata la forte passione che si evince nella lettura. Quella passione indomabile, mi spingo a dire anche viscerale che spesso predomina su tutto; ma è anche quella passione che genera inadeguatezza, insicurezza. Lo scontro, infatti, tra il cuore e la mente, tra l’irrazionale e il razionale, tra ciò che è giusto per gli altri e ciò che è giusto per se stessi, si percepisce in maniera forte, e il malessere generato da questa situazione è inevitabile.

In fondo, cosa è giusto far prevalere, l’istinto o la ragione? Chi può dirlo! (forse è più facile risolvere il dilemma “se è nato prima l’uovo o la gallina”).

Quindi, mi sembra superfluo dire che la Rattaro ha una scrittura travolgente, che riesce a fare immedesimare il lettore nel racconto talmente tanto da fargli provare le stesse emozioni e sensazioni dei vari personaggi (o perlomeno è stato così per me).

Si può leggere autonomamente o si deve prima leggere Non volare via?

Ni, e vi spiego il perchè.

Io ho interpretato Andiamo a vedere il giorno come un lavoro necessario, nel senso che viene raccontata una storia che fa da conclusione, in cui vengono spiegate molte cose rimaste irrisolte nel primo libro; l’ho visto, insomma, come quell’elemento essenziale per chiudere il cerchio.

Però, l’autrice ha pensato bene di risolvere questo problema inserendo nella narrazione dei pezzi che raccontano gli avvenimenti fondamentali della storia precedente. Quindi, penso che si può benissimo leggere da solo, ma se volete buttarvi a capofitto in questa famiglia un po’ complessa e con qualche crepa qua e là, allora dovete assolutamente leggere anche Non volare via.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Andiamo a vedere il giorno

EDITORE: Sperling & Kupfer

FORMATO: Carteceo

PREZZO DI COPERTINA: € 16,90

AUTORE: Sara Rattaro

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 196

Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c’è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l’amore conta, solo l’amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

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L’essenza dell’uomo comune in “Al mondo”.

Buongiorno Lettori e Lettrici per Passione! Finalmente torno a farmi sentire con un libro che, nonostante la sua brevità, è riuscito a sorprendermi. Il libro in questione è “Al mondo” di Radclyffe Hall edito Fandango Libri.

Scheda.

TITOLO: Al mondo

AUTORE: Radclyffe Hall

EDITORE: Fandango Libri

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2018

FORMATO: Cartaceo (117 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

Titolo originale: The world

Traduttore: Claudio Marrucci

GENERE: Narrativa Straniera

VOTO: 4/5

Al mondo racconta la storia di un uomo come tanti, Stephen Winter; un uomo che non coincide appieno con l’immagine, che comunemente abbiamo, del protagonista di un romanzo. Stephen Winter, è infatti, un personaggio di statura esile, con un problema, non di poco conto, di asma; è dedito soltanto al proprio lavoro di banchiere e vive in un’angusta ed anonima pensione. Siamo negli anni della Grande Guerra e Winter decide di dare una svolta movimentata alla sua vita, chiedendo di arruolarsi nell’esercito (e quindi partecipare attivamente al conflitto). La richiesta verrà scartata a causa della cagionevole salute del protagonista. Questo sarà il motivo che lo spingerà ad intraprendere un lungo viaggio in una nave da crociera. E’ qui che incontrerà Elinor Lee, una donna abbastanza particolare anche lei ed inizierà una conoscenza dai tratti insoliti…

La bellezza di Al mondo, sta proprio nel fatto di descrivere le sensazioni di chi non spicca nella società, vuoi per doti fisiche, vuoi per condizioni sociali od economiche, non rispecchia, in altre parole, i canoni che la società impone. Stephen ed Elinor rientrano proprio in questa categoria. Hall riesce a rappresentare alla perfezione i sentimenti di oppressione, ma anche il costante sentirsi fuori posto. In questo romanzo, infatti, emerge con una forza notevole, l’angoscia e la disperazione per una situazione che non dipende dai protagonisti, ma anche (e soprattutto) la rabbia e la voglia di cambiare gli eventi, di prendersi il diritto di osare.

Trovo sia un romanzo spettacolare con una scrittura che taglia, ma che fa anche sperare e riesce a dar voce a chi sta dietro le quinte del teatro della vita, a chi si sente di non poter lasciare un segno del proprio passaggio.

Al mondo è un romanzo incompiuto; questo lascia un po’ di amaro in bocca proprio perché si interrompe nel momento in cui le dinamiche della storia iniziano a prendere forma.

Tutto sommato è, però, un romanzo che va letto. In poche pagine si rimane rapiti dalla scrittura della Hall e viene la voglia di recuperare tutti i suoi scritti. Consigliato!

Descrizione.

Due personaggi queer, strani, due esclusi, specchi di Stephen Gordon del “Pozzo della solitudine” e della sua impossibilità di andare in guerra. Un uomo e una donna in un viaggio in nave intorno al mondo. Un bancario di Londra e la segretaria di un uomo d’affari. Forse domani un avventuriero nelle colonie e un’imprenditrice. Stephen Winter e Elinor Lee al loro primo incontro sulla Hellas si guardano con sospetto. Lui è un impiegato di banca che soffre di non aver partecipato alla Grande Guerra per via di una brutta asma, lei ha lavorato per il Governo durante il conflitto, indipendente, moderna, assetata di affermazione. Stephen ha venduto il suo piccolo patrimonio per cercare di superare l’esclusione dall’esercito, ha comprato nuovi abiti e nuove scarpe, provando a inventarsi una vita più virile e meno fragile. Lei ha potuto solo rimanere nelle retrovie, alle donne non è permesso l’eroismo. Il presente, il passato e il futuro di Stephen Winter ed Elinor Lee, il crollo degli stereotipi e delle etichette sociali, la scoperta di sé alla luce del tramonto dell’Ottocento, con il sangue della Prima guerra moderna ancora da lavare, un sangue che Stephen e Elinor possono invidiare perché non l’hanno mai avuto sulle mani. Considerato opera sorella del “Pozzo della solitudine”, “Al mondo” è un brindisi alla vita che cambia, un motto, un invito a godere del momento per un’Europa convinta che, dopo la guerra, il peggio fosse passato.

https://www.fandangoeditore.it/shop/marchi-editoriali/fandango-libri-2/al-mondo/

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Il diner nel deserto: uno romanzo in cui niente è come sembra

Buongiorno cari lettori, stamattina sto qui a parlarvi di un romanzo che deve essere assaporato fino all’ultima pagina per capirne bene l’essenza.

Il libro in questione è “Il diner nel deserto” di James Anderson edito NN Editore.

Scheda.

TITOLO: Il diner nel deserto Titolo originale: The Never – Open Desert Diner

AUTORE: James Anderson Traduttrice: Chiara Baffa

EDITORE: NN Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

GENERE: Narrativa straniera

FORMATO: Cartaceo (315 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 4,5/5

Ci troviamo nel deserto dello Utah, col nostro protagonista, Ben Jones, che tutte le mattine si alza all’alba per compiere il solito viaggio, col solito camion (ancora da pagare!), nella solita statale, popolata da qualche sporadica casa. E’ in una di queste case che incontra Claire, una donna che scappa dal marito, con il quale ha affrontato un matrimonio burrascoso. Nella statale 117 si trova anche un bar/ristorante, Premiato Diner nel Deserto, famoso molti anni prima, ma che adesso è sempre chiuso. Questa attività è gestita da Walt, un anziano burbero, taciturno e dal passato misterioso. Grazie ad una serie di colpi di scena, tra rivelazioni inaspettate e collegamenti sbaloriditivi, si delineerà una storia dalla trama accattivante e sorprendente.

Come dicevo sopra, Il diner nel deserto, è un romanzo che va assaporato pagina per pagina fino all’ultima per riuscire a coglierne pienamente il sapore.

Leggendo la prima parte del libro, ero abbastanza perplessa sul contenuto. Il diner nel deserto mi stava piacendo molto, strutturato bene, un bello stile, storia anche, ma c’era un qualcosa, che non riuscivo a capire, che mi faceva un po’ storcere il naso. Era come se ci fosse un anello mancante, una sorta di collante che legasse fra loro i vari pezzi del romanzo. Questo qualcosa in più verrà ben spiegato (e svelato!) nella seconda parte della storia.

Come anticipato dal titolo, l’elemento che si evince dal romanzo è proprio l’aspetto dell’apparenza che il più delle volte non coincide con la realtà. Infatti, personaggi così tranquilli, che hanno scelto la solitudine del deserto come luogo dove passare la propria vita, possono rivelarsi talmente distanti da come appaiono, da cambiare, quasi, identità. Le vite di Ben, Claire, Walt, e tutti gli altri, saranno legate da un avvenimento del tutto particolare, i cui risvolti finali saranno alquanto imprevedibili e sconvolgenti.

Anderson, a mio avviso, riesce, attraverso una scrittura semplice, e all’apparenza superficiale, a trasmettere quel senso profondo, insito nell’uomo, di essere accettato, di rispondere a quelle convenzioni sociali che basano tutto sul profitto economico. L’aspetto del denaro viene infatti trattato più volte all’interno del romanzo. Anderson, però, mette in risalto anche la vera essenza dell’uomo, l’amore, la passione che lo spinge ad aiutare l’altro mettendo a rischio persino se stesso.

Una cosa che mi è piaciuta molto è stata la grande abilità dell’autore di far vivere l’atmosfera narrata; durante la lettura del romanzo mi è sembrato di sentire sulla mia pelle i granellini di sabbia trasportati dal vento, il sole caldo del mezzogiorno, così come le forti alluvioni che travolgono tutto quello che incontrano.

Mi sento di consigliare questo romanzo a tutti coloro che vogliono leggere un libro di facile lettura, ma che allo stesso tempo mette le basi per una riflessione più profonda…

… e ricordate: non si può scappare dal proprio passato nemmeno isolandosi nel deserto!

Descrizione.

Ben Jones è un camionista sull’orlo della bancarotta che effettua consegne lungo la statale 117 del deserto dello Utah, una terra ospitale solo per chi ha scelto di isolarsi dal mondo. Un giorno Ben incontra Claire, che si nasconde dal marito in una casa abbandonata e suona le corde di un violoncello invisibile. L’amore per Claire porta Ben a stringere amicizia con Ginny, un’adolescente incinta in rotta con la madre, e a fare i conti con il burbero affetto di Walt, il proprietario di un diner nel deserto chiuso da anni in seguito a un terribile fatto di sangue. Tra rivelazioni inaspettate, scomparse improvvise e il furto di un prezioso strumento musicale, tutti incontrano il proprio destino, cieco come le alluvioni che allagano i canyon rocciosi.

Il diner nel deserto