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Layla di Massimo Piccolo

Cari lettori e lettrici per passione, oggi torno per parlarvi di un libro che ho iniziato a leggere con un po’ timore e l’ho finito con tanto amore.

Il romanzo in questione è “Layla” di Massimo Piccolo edito Cuzzolin Editore.

La trama della storia è tutta da scoprire pagina dopo pagina. Cosa che conferisce quell’alone di mistero che suscita non poca curiosità. Io comunque ve la spiego per sommi capi, giusto per farvi capire meglio il mio parere riguardante il libro in questione.

Layla è una ragazzina diciassettenne trasferitasi, insieme al padre, a Napoli. Layla è molto timida, misteriosa, introversa e facile preda di crisi d’ansia, motivo per cui a volte ricorre alla medicina per essere aiutata. Trovandosi sola in una città nuova, non ha nessun amico, finché non lega con Sara, la sua nuova compagna di banco che la inserisce nella sua comitiva di amici in cui c’è Gabriel (fidanzato di Sara) e Tommaso detto Pisto (migliore amico e compagno di avventure di Gabriel).

In questo trasferimento a Napoli entra in scena pure Anna, una donna che aiuta il padre di Layla, il notaio D’Ambrosio, nella gestione della casa e nel rapporto con la figlia. Infine assistiamo, in una storia apparentemente parallela alle vicende della Sposa Vergine, una donna avvolta nel mistero che si occupa di magia e pratiche esoteriche.

Le vite di tutti questi personaggi verranno catapultate in una serie di avvenimenti al limite del reale, in un crescendo di tensione e mistero.

Ho conosciuto Piccolo e la sua scrittura con Estelle ed anche se la tematica, stavolta, è totalmente diversa, la sua grande potenza comunicativa rimane immutata. Nell’accettare la proposta di recensire questo suo nuovo libro, mi sono fatta guidare da questo.

Chi mi segue su Instagram, sa bene che Layla non rientrava pienamente nei miei gusti letterari e ad essere sincera ho iniziato la lettura con non pochi dubbi e perplessità, oltre che con una nota di scetticismo.

Il tema principale è l’esoterismo, affrontato in maniera ottima ed esaustiva, in quanto attraverso i personaggi viene avvalorato da una parte e confutato dall’altra. Mi spiego meglio. Mentre se da un lato l’esoterismo viene visto come realtà possibile con storie e leggende a dimostrazione di ciò, dall’altro si cerca di spiegarlo attraverso argomentazioni scientifiche.

Curious fact: lo sapevi che Napoli è tra i cinque siti esoterici più importanti al mondo?

Piccolo è molto attento nella descrizione geografica di Napoli. Sono infatti citate spesso strade, vicoli e chiese antiche proprio per dare valore alla tesi che è sempre presente in Layla.

I personaggi principali, oltre alla ragazzina diciassettenne, a mio parere, sono utilizzati dall’autore per dar voce a diversi punti di vista. Ciascuno di loro, infatti, con propri vissuti e pensieri, da un significato diverso alla situazione che gli si presenta davanti. Nessuno però si immagina (me compresa!) quello che sarà l’epilogo di tutta la storia. Layla, Sara, Tommaso e Pisto, infatti, vedono confluire le loro vite in un finale del tutto inaspettato, sconvolgente ed inevitabile che metterà tutto in discussione, persino le opinioni più ferme e consolidate.

Layla di Massimo Piccolo è un romanzo che inquieta, sorprende e coinvolge a tal punto da non riuscire a capire cosa è reale da cosa non lo è. Assolutamente consigliato!

Voto: 4,5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Layla

AUTORE: Massimo Piccolo

EDITORE: Cuzzolin Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 392 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 14,90

In una Napoli vera e contemporanea (lontana dal folclore o dal racconto di Gomorra), nel normale scorrere delle giornate di cinque ragazzi, tra passioni, desideri e i naturali intoppi del diventare adulti, si insinua una realtà fatta di misteri e accadimenti inspiegabili e spaventosi. Chi è Layla e quali segreti nasconde? E chi si cela dietro il personaggio de la sposa, una sacerdotessa amorevole che ha saputo decifrare i mille indizi che la città conserva (ora in una cappella chiusa del Duomo, ora in un dipinto, ora nelle fattezze di una Madonna col Melograno) o una spietata dispensatrice di morte? E Gabriel, mente brillante e razionale immune anche al più piccolo tentennamento, che già a cinque anni ai cartoni animati preferiva i programmi di Piero e Alberto Angela (e socio del Cicap a dodici), riuscirà a interrompere quanto di drammatico e incomprensibilesembra destinato a succedere?

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Anja. La segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un libro che ho amato alla follia e di cui su Instagram, per tutto il tempo di lettura, non ho fatto altro che ribadirlo.

Il romanzo in questione è “Anja. La segretaria di Dostoevskij” di Giuseppe Manfridi edito La Lepre Edizioni. Racconta la storia di una ragazzina di nome Anja, che studia presso una scuola per stenografe, a cui viene affidato il compito di aiutare il grande Maestro Fëdor Michajlovič Dostoevskij a stenografare, appunto, l’ultima sua opera che avrebbe dovuto consegnare da lì a trenta giorni. Inizia così in maniera turbolenta, prima, e sempre più complice, dopo, un rapporto fatto principalmente di stima e di fiducia che sfocerà in amore reciproco, tanto da portare i due protagonisti ad unirsi in matrimonio.

Stavolta voglio parlare di questo romanzo iniziando dalla fine e, cioè, dal voto. A mio personalissimo parere, Anja. La segretaria di Dostoevskij, merita cinque stelle piene. Vi spiego perché.

Salta subito all’occhio la scrittura. L’autore riesce a conferire al romanzo una certa musicalità che avvolge tutto in un’atmosfera quasi fuori dal tempo. Avvolge il lettore in una coccola che accompagna per tutto il romanzo (e considerando che sono ben 600 pagine, tanto di cappello!).

Anja è un personaggio realmente esistito ed è anche stata effettivamente la moglie di Dostoevskij. Manfridi partendo da questo avvenimento storico, ha mosso i fili della sua storia; ha creato cioè la versione romanzata del loro rapporto è della loro relazione: quello che succedeva all’interno dello studio dello scrittore, gli scambi di opinioni più o meno accesi tra i due protagonisti, la famosa cerimonia tradizionale del “chiedere la mano”…

Curious fact: Nella realtà Anja aveva, oltre alla sorella Marija, un altro fratello morto prematuramente ed in maniera tragica di cui l’autore non ne ha voluto fare cenno all’interno del romanzo per far risaltare maggiormente il personaggio della ragazzina.

Per spiegare un altro aspetto che ho particolarmente apprezzato devo fare una piccola premessa. Il narratore nel romanzo è onnisciente, quindi sa a priori tutto quello che nella storia succede e non ne fa mistero. Ho trovato quindi, molto gradevole il modo in cui Manfridi fa uscire di scena i personaggi (complice credo l’ottima preparazione teatrale!). Riesce a far capire (delle volte dicendolo anche esplicitamente), quando un personaggio non sarebbe più comparso e avrebbe continuato a condurre la sua vita in maniera parallela a quella della nostra Anja.

Anja. La segretaria di Dostoevskij è un libro che mi sento di consigliare a tutti indistintamente. È uno scrigno che contiene emozioni che comprendono l’autenticità delle vite veramente vissute, la meraviglia di un amore, non molto convenzionale, fatto di fiducia, rispetto ed ammirazione ed il coraggio di prendere delle posizioni e fare delle scelte che mettano tutto in gioco.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Anja. La segretaria di Dostoevskij

AUTORE: Giuseppe Manfridi

EDITORE: La Lepre Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 604 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 25,00

Pietroburgo 1866. Lo scrittore, quasi cinquantenne, Fedor Michajlovich Dostoevskij è afflitto dall’epilessia e reduce dall’aver firmato un contratto capestro col suo mefistofelico editore: si è impegnato  a consegnare un nuovo romanzo nell’arco di un mese. In caso contrario perderà i diritti su tutte le sue opere passate e future. Consigliato dagli amici, si rivolge a una scuola di stenografia che gli mette a disposizione la migliore delle sue allieve: Anja Grigor’evna, una graziosa adolescente curiosa del mondo, che ha ereditato dal padre la passione per la letteratura. Fra i due, in ventisei giorni, nascerà un amore estremo a dispetto dello scandaloso divario di età. Anja rimarrà la fedele custode dell’opera di Dostoevskij fino alla propria morte, avvenuta trentasette anni dopo quella del marito.

Vera Macchina del Tempo, questo romanzo sonda il mistero del legame profondo che si stabiliì tra Dostoevskij e Anja nel breve tempo della stesura del “Giocatore”, restituendoci, con una scrittura straordinariamente evocativa, atmosfere, clima, e persino odori e rumori della Pietroburgo del XIX secolo.

http://www.lalepreedizioni.com/catalogo_visualizza.php?Id=134

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La casa delle voci di Donato Carrisi

[…] ma l’ipnotista riteneva che gli eventi che ci capitano – anche i peggiori – contribuiscano a renderci ciò che siamo. Sono parte di noi, anche se facciamo di tutto per dimenticarli.

Questo estratto fa parte dell’ultimo thriller di Donato Carrisi, La casa delle voci, edito Longanesi.

Prima di parlarvi di questo libro, voglio farvi una premessa: prima d’ora non avevo mai letto nulla di Carrisi!

Perché ve lo dico?

Innanzitutto per chiedere la vostra clemenza (già ho fatto mea culpa!!), e poi perché ritengo corretto essere onesta con voi, in quanto la recensione sarà frutto di quello che mi ha dato questo singolo romanzo e non un confronto con gli altri libri dell’autore.

Detto questo, entriamo nel vivo della discussione!

La casa delle voci racconta la storia di Pietro Gerber, un affermato psicologo infantile di Firenze, specializzato in ipnosi e soprannominato anche l’addormentatore di bambini, che si ritrova improvvisamente tra le mani un caso di una paziente, Hanna Hall, che durante una seduta da un’altra specialista, ha tirato fuori, dai meandri della memoria, il ricordo di un omicidio; il caso gli viene posto dalla stesa psicologica australiana che ritiene lui come l’unica persona in grado di aiutare questa donna sfortunata.

Pietro, nonostante la titubanza iniziale, deciderà di accettare e si troverà invischiato in una vicenda in cui sarà coinvolto in toto e dove nulla, ma proprio NULLA, è come sembra.

Regola numero due: gli estranei sono il pericolo.

Regola numero uno: fidati solo di mamma e papà.

La prima caratteristica che salta all’occhio leggendo questo romanzo è sicuramente l’effetto magnete che trasmette la narrazione; il ritmo, il linguaggio usato, il modo di descrivere luoghi e personaggi, conferiscono all’intera storia una potente forza attrattiva. Una volta che si inizia a leggere la prima pagina, non ci si potrà più fermare!

I personaggi sono molto introspettivi. La loro personalità e, di conseguenza, le loro azioni, sono molto influenzate dal processo interiore che li accompagna per tutta la narrazione.

L’enigma ed il mistero sono preponderanti. Leggendo La casa delle voci si ha la sensazione che ci sia sempre qualcosa di non detto, di non accaduto. Questo mi spingeva a continuare la lettura capitolo dopo capitolo; ma non solo, mi faceva scervellare in una maniera tale da entrarmi, il racconto, come un tarlo nel cervello, un pensiero fisso che mi faceva chiedere costantemente: ma come è possibile?

Il ritmo della narrazione è accelerato sicuramente dalla presenza di capitoli brevi e frasi ad effetto alla fine di quasi ogni capitolo. Inoltre, Carrisi, riesce a far tenere il filo logico della vicenda attraverso varie ripetizioni di elementi importanti riportati nei capitoli successivi all’evento scatenante.

Nel complesso posso dire che mi è piaciuto tanto tanto e Carrisi non mi ha deluso. Credo proprio che recupererò qualcos’altro di suo. Intanto vi consiglio di leggere questo thriller scervellante ed adrenalinico. Promosso a pieni voti!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La casa delle voci

AUTORE: Donato Carrisi

EDITORE: Longanesi

DATA DI PUBBLICAZIONE: Dicembre 2019

GENERE: Thriller

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: 22,00 €

Gli estranei sono il pericolo. Fidati soltanto di mamma e papà.
Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso protagonisti di eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui la polizia si serve per le indagini.
Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini.
Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un’adulta.
Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha un disperato bisogno di Pietro Gerber.
Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci».
Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio.
O forse non ha semplicemente visto.
Forse l’assassina è proprio lei.

https://www.illibraio.it/libri/donato-carrisi-la-casa-delle-voci-9788830448292

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Il soffitto di cristallo di Gianni Perrelli

Livia era ormai perfettamente consapevole che come opinionista Beppe lo stagnato, una figura emblematica da lei inventata, aveva molta più influenza coi suoi blog stralunati degli editorialisti più accreditati con le loro analisi ponderate. In termini di like umiliava le menti più acute e le penne più raffinate.

Il soffitto di cristallo di Gianni Perrelli edito Di Renzo Editore, racconta alcune vicende di Livia Serantoni, la prima donna a diventare Presidente del Consiglio. La narrazione alterna il punto di vista della protagonista, con quello di Paolo, ex amante e compagno politico di Livia ormai “fuori dal giro” dopo un giochetto architettato dalla controparte.

La figura di Paolo è emblematica; con il suo guardare la scena politica da fuori, rappresenta l’altro piatto della bilancia. Non essendo più invischiato nei meandri della politica, può valutare la situazione con sguardo critico di “chi sa”. Da al lettore la possibilità di farsi un’idea priva di condizionamenti.

La protagonista, Livia, invece è una donna animata da forti ideali umanitari e da un forte senso morale, che però rischia di perdere in maniera direttamente proporzionale al grado di potere che raggiunge. Il potere, infatti, rischia di disorientare anche coloro che sono mossi dai propositi più ammirevoli. Livia però non riveste un ruolo convenzionale, adatto cioè alla carica che riveste. Lei è una donna che non ama i vincoli e le “catene”, che vuole vivere la sua vita osando e soprattutto approfittando della sua sensualità. Non è la classica donna portata per la famiglia, per un amore stabile. Vive di incontri passionali fini a se stessi. Questo suo aspetto però contrasta con la figura pulita e trasparente di primo ministro. Fin quando riuscirà a mantenere questa “doppia vita”? Riuscirà a mantenere intatti i suoi buoni ideali o li venderà per la poltrona?

Ho trovato molto interessante Il soffitto di cristallo per quello che si legge sopra le righe. Credo che sia un saggio sulla situazione italiana, ma non solo, dei nostri tempi. Si affrontano tematiche quali la religione, la situazione femminile, le nuove tecnologie e l’utilizzo sempre più massiccio dei social.

Ogni argomento è trattato sotto forma di riflessione o dialogo e la cosa che più mi ha convinta è stata il constatare che mentre leggevo il libro, mi ritrovavo io stessa a riflettere su questioni etiche e attuali che riguardano la nostra società.

È un romanzo che mi sento di consigliare a tutti coloro che vogliono pensare in maniera critica alla società in cui ci troviamo. Credo, infatti, che si debba leggere questo libro per avere un quadro più completo sulla situazione attuale.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il soffitto di cristallo

AUTORE: Gianni Perrelli

EDITORE: Di Renzo Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 216 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO: 4-/5

Livia Serantoni è la prima donna a ricoprire la carica di presidente del Consiglio della Repubblica italiana. La prima ad aver superato il soffitto di cristallo. Un traguardo diventato oggi la norma in Europa, ma quasi utopistico in un Paese machista come il nostro. Giorgio Recalcati è un giovane giornalista in promettente ascesa. Paolo Rizzi è un segretario di partito ormai dimenticato. Ognuno di loro ha pagato un prezzo. Forse troppo alto. Cosa e chi hanno sacrificato in nome della scalata al potere? Intorno a loro, il teatro della politica con i suoi intrighi di palazzo, le oscure battaglie di partito, le ipocrite compiacenze, le illusioni mediatiche e le sirene dei social. L’attualità è l’ennesimo capitolo di una ragion di Stato ormai esausta, sopravanzata dalla propaganda populista. La prospettiva è la paura di perdere tutto che induce all’errore o alla facile promessa. Come resistere? Livia lo sa: questa è l’ultima occasione che ha per convincere e convincersi che la politica non s’improvvisa, si costruisce. Giorno dopo giorno.

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Tutto questo tempo di Nicola Ravera Rafele

Ciao a tutti lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un libro devastante; un libro che sicuramente non lascia indifferenti. Sto parlando di Tutto questo tempo di Nicola Ravera Rafele edito Fandango.

Ho avuto il piacere di condividere questa lettura con altre otto persone belle belle. È stata un’esperienza molto costruttiva per me e per questo li ringrazio ad uno ad uno!

Adesso, però, bando alle ciance e parliamo del romanzo.

Tutto questo tempo racconta la storia di una famiglia composta da Giovanni Luna, la moglie Elisa e dai figli Clara e Dario. In un lasso di tempo che va da metà degli anni Ottanta ai giorni nostri, l’autore descrive l’evoluzione dei meccanismi interni a questo nucleo; un nucleo disgregato, un nucleo che forse non si riconosce come parte di un tutto.

[…] Eppure, anche se le conseguenze indubbiamente ci furono, e cariche di dramma, non sarebbe corretto definirle come qualcosa di più specifico e più consistente del destino stesso, quella intricata composizione di linee che, per paradosso o presbiopia, è perfettamente visibile da lontano, e sfocata da vicino.

Il romanzo è diviso in tre parti. Nella prima parte sono esaminati i rapporti tra i due capostipiti della famiglia, Giovanni ed Elisa, che si muovono come in una danza tra il lasciarsi e il ritrovarsi. Nella seconda parte, invece, viene data voce a Clara, la figlia, che inevitabilmente continua a percorrere il sentiero psicologico tracciato dai genitori; questo la porta ad essere una persona affettivamente insicura ma non solo. Nella terza parte, infine, sentiamo la voce di Dario, il figlio minore, che fino ad ora è stato quasi di sfondo alla storia; lui riuscirà a collegare tutti i pezzi di questo puzzle un po’ sgangherato in una parvenza di armonia.

Prima di parlarvi delle sensazioni che ho provato leggendo questo libro, credo sia interessante analizzare i singoli personaggi.

Partiamo da Giovanni ed Elisa; li analizzo volutamente insieme perché si possono benissimo descrivere uno come il completamento dell’altra. Questa caratteristica li accompagnerà sempre, sino alla fine della storia, anche quando avranno periodi di “burrasca”. Giovanni è un uomo cinico, per niente convenzionale, che affronta la realtà che lo riguarda come da spettatore, senza mai affrontare direttamente la questione se non aggirando il problema. Elisa, invece, è una donna passiva, con un carattere debole e, se vogliamo, incapace di far emergere i propri sentimenti reali, prendendo una posizione.

Clara e Dario, subiscono le conseguenze inevitabili di questo “vortice” creato dai genitori. Clara è una ragazza prima, ed una donna dopo, emotivamente instabile che cerca costantemente di colmare, attraverso relazioni non proprio salutati, il vuoto creato dai genitori troppo impegnati a fare i conti con i loro fantasmi. Dario, infine, è forse il personaggio più razionale della famiglia; lui ha la capacità di esaminare in maniera più razionale e critica le dinamiche relazionali della sua famiglia e di adottare tecniche di autodifesa e (perché no) di salvezza.

Ci sono, poi, tanti altri personaggi che si andranno ad incastrare nella vita di questa famiglia creando risvolti del tutto inaspettato.

Tutto questo tempo è un libro che ho amato molto! La prima parte, per me, è stata sensazionale; è presente una così forte intensità emotiva da riuscire a darti uno schiaffo dritto in faccia. Il dolore, il dramma sono preponderanti. L’angoscia traspare in ogni singola riga. Il forte impatto emotivo è assicurato. Nella seconda parte, invece, i toni di placando ed emerge una grande tristezza consapevole, come se l’evoluzione non sarebbe potuta essere altrimenti; perdiamo quindi quel forte pathos, per trovare quel sentimento definitivo che definirà la natura stessa dei protagonisti.

Questo è un romanzo che consiglio assolutamente a tutti coloro che vogliono leggere (e vivere) una storia profonda e carica di emotività. Le vite di Giovanni, Elisa, Clara e tutti gli altri sapranno scuotervi, arrabbiare, ma anche emozionare.

Per finire ci tengo a dirvi di seguire gli altri miei compagni di viaggio, che hanno tanto da darvi!!

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Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Tutto questo tempo

AUTORE: Nicola Ravera Rafele

EDITORE: Fandango

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

PAGINE: 298 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Giovanni ed Elisa si conoscono a un punto di svolta delle loro vite, lei ha superato i trent’anni, lui ha scritto molto tempo prima un unico libro di successo e si trascina per festival letterari. Ma il loro amore, improvviso, totalizzante, sembra rimettere in moto il tempo. Tutto sembra funzionare, la loro felicità li illumina. Finché un giorno Giovanni, in viaggio per lavoro, decide di non prendere l’aereo per tornare a casa, incapace di affrontare le responsabilità che la vita con Elisa e la nascita della loro primogenita Clara comportano. Dopo cinque giorni ricompare ma, nonostante ogni cosa sembri tornare al proprio posto, sottili crepe si aprono tra loro, fratture che diventano sempre più profonde e li allontanano. Un susseguirsi di tradimenti, distacchi e ripicche segna la loro storia, quella dei loro figli e dei loro amici. Sullo sfondo dell’Italia nel passaggio dalla Prima alla Terza Repubblica, Nicola Ravera Rafele racconta la crisi di una generazione e della sua idea di futuro, confermandosi uno scrittore in grado di legare la storia individuale a quella collettiva del nostro paese. Un romanzo corale che ricorda la grande narrativa americana, attraversa due generazioni e tratteggia con un linguaggio netto e mai scontato le incrinature che come vene sotterranee arrivano al cuore di ognuno di noi.

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Cosa resta di Male di Gianmarco Soldi

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un libro molto discusso e che ha smosso pareri contrastanti.

Il libro in questione è “Cosa resta di Male” di Gianmarco Soldi edito Rizzoli.

Perché ha smosso così tante opinioni contrastanti?

Perché affronta una tematica scomoda; il protagonista infatti esplora ed attraversa il mondo delle perversioni.

Amato, questo è il nome del protagonista, avverte fin da bambino, un moto interno, che gli fa provare qualcosa che ancora non si sa spiegare ma che avverte di essere sbagliato.. crescendo Amato prende consapevolezza di queste pulsioni e le vive come un problema; lui sa che quello che prova è sbagliato.. ma non riesce a farne a meno. Durante questo percorso di consapevolezza, accettazione e/o negazione (questo sta a voi scoprirlo) incontra una ragazza, taciturna, solitaria e sempre vestita di nero, Malena (Male), che lo “prenderà per mano” creando un effetto magnete che influenzerà Amato per tutta la vita…

Si può cambiare casa, città o nazione, ma è impossibile trovare la pace se prima non si fa pace con se stessi.

Capite bene, che Cosa resta di Male è un romanzo scomodo e ad alcuni ha fatto storcere il naso, perché esplora sentieri oscuri della vita umana.

Qui vi parlo di quello che ha trasmesso a me.. e vi garantisco che è tanta roba.

Innanzitutto, inutile negarlo, certe scene descritte hanno indignato anche me. Non è quello che ci si aspetta di leggere in un romanzo. Le pulsioni sessuali che emergono già nell’infanzia del bambino, non sono facili da digerire. Credo anche, però, che sia riduttivo fermarsi solo a questo. Mi spiego meglio. Secondo me, l’intento di Gianmarco Soldi è proprio questo: scuotere le coscienze, accendere una lampadina su sentieri rocciosi e poco praticati. Io ho avvertito chiaramente l’intenzione, ho sentito quasi la voce che dice: “esiste anche questo!”.

Cosa resta di Male è passione, rabbia, tenerezza, complicità, indignazione.. leggendo questo libro il lettore si trova avvolto in un turbine di emozioni che molto spesso cozzano tra loro, ma che lo portano inevitabilmente a riflettere.

Cosa resta di Male è anche riscatto; una grande voglia di emergere e di amare ed essere amati per quello che si è. Perché alla fine si sa, l’amore o salva o fa sprofondare ancora di più.

Come mi è capitato di dire spesso, ho amato molto Cosa resta di Male, proprio per il forte carico emotivo che traspare dalle righe di questo romanzo. Io credo che sia un libro da leggere, anche solo per farsi un’idea su come è variegata ed unica la natura umana.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Cosa resta di Male

AUTORE: Gianmarco Soldi

EDITORE: Rizzoli

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2019

PAGINE: 336 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Mi voltai di scatto. C’era una ragazzina esile e pallida, con i capelli neri e gli occhi ancora più neri. «Ti va di unire le nostre solitudini?»È un torrido pomeriggio d’agosto, il sole picchia sulla pianura Padana seccando l’erba e il granturco. Amato è nascosto in macchina con la cuginetta Gioia, che ha appena schiacciato una lucertola sotto la scarpa. «Ora devi fare una cosa» gli dice, «altrimenti schiaccerò anche te. Devi baciarmi i piedi, come a una principessa.»Amato è ancora un bambino, eppure una scintilla buia gli si accende dentro. Desiderio, vergogna, paura: sentimenti che non sa come gestire né con chi condividere. Finché nella sua vita non arriva Malena, detta Male, una ragazzina con la pelle di luna e l’oscurità in fondo agli occhi. Capelli neri, felpa nera, scarpe nere. Ad Amato basta uno sguardo per capire che da quel momento non sarà più solo: gli amici, la musica, la nebbia malinconica del cielo di Cremona, tutto resta sullo sfondo per fare spazio a questo nuovo mondo a due. Lui e Male si scoprono, si ascoltano, si riconoscono l’uno nell’altra togliendosi ogni giorno un pezzo di corazza mentre la loro affinità si trasforma, col tempo, in una tenera e feroce educazione sentimentale. Con questo sorprendente romanzo d’esordio, Gianmarco Soldi racconta la storia di una passione giovane ma potentissima, nata in una provincia senza orizzonti e senza certezze in cui l’amore è l’unico futuro davvero possibile.

https://rizzoli.rizzolilibri.it//libri/cosa-resta-di-male/

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L’estate dell’incanto di Francesco Carofiglio

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di una tra le ultime novità di Piemme Edizioni. Mi riferisco a “L’estate dell’incanto” di Francesco Carofiglio.

È un romanzo ambientato nella campagna toscana, tra Firenze e Pistoia, e la protagonista è una vecchia signora ben messa che ricorda e racconta un’estate particolare della sua infanzia, un’estate che avrebbe segnato per sempre la sua vita..

“[…] Era bellissima in quel girotondo forsennato, un impasto felice di popoli aguzzi, di occhi celesti, di denti che luccicavano, di suoni che tintinnavano come posate e bicchieri, di profumi di menta e gelsomino”.

L’estate dell’incanto è raccontato in prima persona direttamente dalla protagonista, Miranda, e questo (come mi è capitato di dire spesso) è un aspetto che amo molto. Mi permette di avvicinarmi maggiormente alla storia narrata.

È forte il riferimento al passato. È vivida, infatti, l’immagine della vita nelle cascine di un tempo e appare come riprodotta attraverso una vecchia cinepresa. Quello che ho visto in queste pagine è qualcosa di bello: la gioia, la spensieratezza, i fiori, gli animali.. il tutto va a comporre un quadro armonico e sereno. Prima che tutto cambi…

Come mi è capitato più volte di dire, la prima cosa di cui mi sono innamorata, prima ancora di conoscere la storia, è il modo di scrivere e raccontare di Carofiglio. È una scrittura che trasporta, che catapulta nel tempo e nel luogo come un vortice da cui non vuoi uscire. Staccarmi dalle pagine mi è venuto molto difficile.

In conclusione posso dire che L’estate dell’incanto, nonostante sia stato un romanzo in cui mi aspettavo di trovare altro, è riuscito a sorprendermi in positivo facendomi perdere nei ricordi di Miranda, che poi sono un po’ quelli di ognuno di noi.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’estate dell’incanto

AUTORE: Francesco Carofiglio

EDITORE: Piemme Edizioni

GENERE: Narrazione Italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,50

È l’estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull’orlo dell’abisso.
Ma lei non lo sa. Quell’estate sarà la più bella della sua vita.
Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove.
La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio.
Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l’anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare.
C’è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto.
È l’incantesimo di una giovinezza improvvisa.
Francesco Carofiglio ci conduce per mano all’ultima estate di innocenza. E lo fa con ciò che, più di ogni altra cosa, contraddistingue la sua poetica, la fragilità incorruttibile del ricordo e lo sguardo innocente di chi può ancora essere salvato.

http://www.edizpiemme.it/libri/lestate-dellincanto

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Galateo per ragazze da marito

Ben trovati cari lettori e lettrici per passione. Quella che vi propongo oggi vuole essere una riflessione.

Il Galateo per ragazze da marito di Irene Soave edito Bompiani, ci offre uno spaccato della condizione di “signorina” nel corso dell’ultimo secolo. Attraverso una attenta ricerca, l’autrice, ci mostra una raccolta di galatei che trattano diversi aspetti della vita di una donna, tutti aventi uno stesso denominatore, e cioè, l’aspirazione a diventare donne.

La Soave analizza ogni singolo aspetto di questi galatei per signorine e li rapporta ai giorni nostri tracciando un filo logico e continuativo. In altre parole posso dire che ci accompagna per mano in questa interessante riflessione su un aspetto che è, in un certo senso, incardinato nella nostra società e che possiamo racchiudere in una sola domanda: ma quando ti sposi?

Leggendo questo libro si evince una grandissima bravura intanto nella ricerca di tutti questi manuali del “galateo per donne da accasare” nei vari secoli della storia umana, ma soprattutto (ed è la cosa che mi ha affascinato di più) nel collegare ed esaminare ogni singolo aspetto, con l’ironia che la contraddistingue, con perfetta armonia.

Sì, perché l’aspetto che più caratterizza questo manuale è la vena ironica utilizzata. L’autrice, infatti, nel raccontare le varie regole che una signorina “per bene” deve rispettare per essere considerata tale, usa un tono ironico; un’ironia che però non urta e non offende.

Infatti, Irene Soave, in questo suo lavoro non vuole assolutamente giudicare, né tantomeno criticare, colei che aspira, nella propria vita, a sposarsi; vuole però mandare un messaggio, e cioè, vuole far capire che anche se una ragazza non si sposa, per scelta, non deve essere “declassata” dalla società.

La lettura di Galateo per ragazze da marito, mi ha fatto venire in mente una serie di domande: ma davvero una donna per la società può definirsi tale solo se assolve il ruolo di moglie sposandosi? Oppure c’è davvero parità di genere nei rapporti interpersonali?

Io credo sia giusto che ognuno si faccia una propria idea riguardo questa questione. Voglio solo aprire una piccola parentesi: la donna purtroppo ancora nel 2019 (quasi 2020) vive sotto “l’occhio di bue”, deve costantemente stare attenta a quello che fa e che dice per evitare di essere messa alla gogna (e senza volermi addentrare negli episodi di femminicidio che non dovrebbero esistere). Quindi forse questa parità non l’abbiamo poi tanto raggiunta?!

Concludo dicendo che questo manuale, questo galateo 2.0 (mi permetto di dire!) è un interessante lavoro di ricerca e di analisi che consiglio vivamente di leggere! Posso affermare con sicurezza che a me ha fatto bene!!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Galateo per ragazze da marito

AUTORE: Irene Soave

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 384 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

Cos’hanno in comune le ragazze da marito di oggi e quelle di ieri? Non poco: la “donna di una volta” è una mitologia attualissima, e il beau mariage un sogno riportato in voga dalla crisi. Tanto vale allora studiarne le regole alla fonte: una collezione di manuali per signorine e signore pubblicati fra l’Unità d’Italia e il Sessantotto.Non ci sarebbe poi molto da ridere, in quei manuali che nel corso della modernità hanno cercato di codificare la figura di una ragazza ideale: timorata delle tradizioni, ben disposta alla repressione dei propri istinti e tesa alla soddisfazione dell’unico desiderio che le è concesso – un buon matrimonio. Quando però gli stessi manuali arrivano a configurare le civetterie di una “bellissima donna dell’età della pietra” si intuisce che per renderli un deposito fossile a grande potenziale umoristico basta farne una lettura contemporanea: fresca, pratica, colta, critica ma affettuosa. È la lettura che Irene Soave ha dato a questi testi: lei è la Lettrice Modello che da Monsignor della Casa a Donna Letizia queste pagine hanno atteso per decenni, se non secoli. Una ragazza arrivata al mondo quando ognuna delle norme tradizionali era già stata trasgredita e molte erano anzi rientrate in vigore più o meno tacitamente; e una ragazza che usa il suo sense of humour per comparare la passata normativa all’almeno apparente deregulation attuale. Matrimonio, verginità, reputazione, prostituzione, dignità, libertà, lavoro, sesso e piacere: questioni colossali che la briosa scrittura di Irene Soave attraversa senza banalità, snocciolando i dilemmi della sua amletica leggera. Non: essere o non essere; ma: esserci o farci? Cercarlo o non cercarlo (il marito)? Visitare i luoghi comuni vecchi e nuovi per scegliere quali rifuggire e quali invece adottare e adattare, per farli propri. Le ragazze da marito esistono ancora. E i ragazzi da moglie?

https://www.giunti.it/catalogo/galateo-per-ragazze-da-marito-9788830100930

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Mar ghe gera: c’era il mare.

Mar ghe gera pensa Luana Bertelli e vorrebbe tanto che fosse l’etimologia del paese in cui vive e che ama tanto.

Le rotte degli aerei guarda ogni sera Stucky a Treviso, immaginando il loro itinerario.

Bertelli e Stucky sono due commissari che operano in due posti diversi e a due casi di omicidio diversi. La prima, ispettrice del commissariato di Marghera, investiga sulla morte di un ex sindacalista ucciso nella sua abitazione; il secondo, ispettore di Treviso, indaga sulla morte di un ex giornalista trovato morto in un banchina alle mura della città.

Due casi all’apparenza distinti e separati fino a quando un terzo omicidio non farà ricredere i due ispettori e i confini di tutte queste vicende non saranno più così delineati (ma proprio in tutti i sensi!).

C’era il mare è un tipico romanzo giallo. Leggendolo si ha la sensazione di star guardando una ben riuscita serie televisiva poliziesca. I commissari astuti ci sono, gli omicidi ci sono, le indagini ci sono. Tutto in regola dunque per un romanzo di tutto rispetto!

I due protagonisti principali, la Bertelli e Stucky, hanno due caratteri diversi ma che spiccano all’interno della narrazione.

L’ispettore trevigiano è un tipo pragmatico, con un’indole tendente all’ironia (a tratti satira). Dall’atteggiamento scanzonato ma dalla mente molto astuta. L’ispettrice Bertelli invece ha un animo più cinico, scettico, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno ma dentro di se risiede un velo di tristezza che le permette di miscelare quel sempre presente cinismo con un affetto verso gli ultimi della società.

Il romanzo inizia in maniera molto lenta ed ho avuto la sensazione di doverlo tirare a forza. A partire dalla metà più o meno della vicenda il ritmo si incalza, le pagine iniziano a voltarsi più velocemente ed il racconto, quindi, diventa più fluido.

Il carico di adrenalina e suspense sale fino a convergere in un finale di tutto rispetto in cui il niente e il tutto si mescolano.

Lo stile e la struttura di C’era il mare sono molto pensati ed attenzionati. Il voto che mi sento di dare però è 3/5 proprio per l’inizio che non mi ha molto convinto. È comunque un romanzo che mi sento di consigliare a chiunque voglia investigare assieme ai due ispettori!

[…] il rancore è una calamita moschicida, attrae chiunque gli si avvicina e avvinghia soprattutto chi la usa.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: C’era il mare

AUTORE: Fulvio Ervas

EDITORE: Marcos y Marcos

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo giallo/ poliziesco

PAGINE: 366 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Il primo morto è a Treviso: unico indizio un foglio bianco.
Il secondo è a Marghera: qui invece campeggia una scritta rossa.
Le due indagini – e i due scenari – si alternano, incantandoci con immagini solari mentre realtà più oscure affiorano qua e là.
Stucky interroga banchieri con le scarpe troppo pulite; a casa, il profumo di zucca e zafferano annuncia un’ospite inattesa.
Luana Bertelli la sera va al poligono, insegna alle donne a sparare; davanti a un piatto di seppioline morbide, in piazza, pensa al mare da cui è sorto Porto Marghera.
Un terzo morto, a metà strada tra Treviso e Marghera, fa correre tutto più veloce.
Soprattutto, Stucky e la Bertelli adesso corrono insieme: unendo tasselli, arrivano al cuore del mistero, annidato nelle pieghe della nostra traballante civiltà.

http://www.marcosymarcos.com/libri/cera-il-mare/

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Madri a perdere? No, Madri a rendere!

Buonasera lettori e lettrici per passione, la mia attività di bookblogger per caso sembra stare tornando nella norma. La verità è che scrivere e raccontarvi di libri mi fa stare bene, e vedere, allo stesso tempo, che voi apprezzate mi aiuta ancora di più! Ma bando alle ciance e parliamo di quello che accomuna tutti noi: i libri.

In particolare, oggi vi parlo di Madri a rendere di Beatrice Tauro edito Cinquemarzo Edizioni.

Madri a rendere racconta la storia d quattro donne (Elena, Anna, Cecilia e Francesca) che, amiche inseparabili e coinquiline ai tempi dell’università, si sono poi allontanate, prendendo ognuna la propria strada, in seguito ad un qualcosa avvenuto tra loro.

Elena, la più energica del gruppo, decide di organizzare un weekend, invitando le sue ex amiche. Anna, Cecilia e Francesca non hanno idea di quello che Elena vuole chiedere loro, ma soprattutto quello che ancora non sanno è che quest’invito cambierà per sempre le loro vite.

I personaggi. Elena ha sempre avuto una personalità ribelle ed estroversa. E’ sempre stata determinata nel perseguire i propri obiettivi assumendo anche un atteggiamento egoistico pur di raggiungerli. Anna rappresenta la parte più ragionevole del gruppo, psicologa per mestiere, è portata a riflettere sulle conseguenze delle azioni, motivo per cui non è ancora riuscita a trovare l’uomo che risponda ai suoi ideali. Cecilia è una mamma con una vita affettiva un po’ complicata dove l’unica certezza è l’amore per i figli. Francesca, infine, è un avvocato affermato e conduce una vita perfetta, caratterizzata da lusso e ricchezza; una vita che però comincia ad avere qualche crepa…

Il tema trattato. Chi leggerà il libro potrà capire cosa lega queste quattro amiche con la bellezza e la magia della maternità. Ebbene sì, perché è proprio questo il tema che viene affrontato in Madri a rendere. Il diventare mamma qui viene visto in un’accezione meno “convenzionale” ma comunque valida. Le quattro donne, infatti, si troveranno a condividere questo traguardo, questo dono che cambia la vita di una donna. Come? Tocca a voi scoprirlo!

E’ interessante riflettere sulle caratteristiche di questi quattro personaggi; ciascuno di essi infatti rappresenta uno degli aspetti che entra in gioco in un qualunque discorso etico.

Anna rappresenta la psicologia, quindi quello che un determinato avvenimento può comportare nello sviluppo dell’individuo. Francesca rappresenta la legge, quindi quello che è giusto o sbagliato secondo il vivere civile. Cecilia rappresenta i soggetti coinvolti, in questo caso le mamme, coloro, cioè, che vivono la situazione in prima persona. Elena, infine, colei che pone la questione.

L’autrice, secondo il mio parere (e secondo quello che il libro mi ha trasmesso), attraverso la personificazione di questi filoni di pensiero così diversi, vuole evidenziare come la loro collaborazione (ognuno nel proprio campo) possa portare a grandi e positivi risultati.

Concludo dicendo che Madri a rendere è un libro molto piacevole, si legge in poco tempo, ed è scrigno di un potente messaggio.

Scheda e descrizione.

TITOLO: Madri a rendere

EDITORE: Cinquemarzo Edizioni

FORMATO: Cartaceo (106 pagine)

AUTORE: Beatrice Tauro

GENERE: Narrativa Italiana

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

Anna, Cecilia, Francesca ed Elena. Quattro amiche ai tempi dell’università che si sono perse di vista e che si ritrovano dopo oltre dieci anni di lontananza per trascorrere insieme un fine settimana all’insegna dei ricordi, dei rimpianti e dei rancori. Nel corso del fine settimana che le vede di nuovo tutte insieme, le quattro donne si raccontano, confrontando i reciproci vissuti, la diversa quotidianità che le contraddistingue. In un crescendo di condivisione che supera l’iniziale diffidenza, le quattro donne si renderanno protagoniste di scelte di vita davvero rivoluzionarie per le loro esistenze, su un percorso trasgressivo e profondamente umanitario insieme, lanciando una sfida a viso aperto alle convenzioni e agli stereotipi della società tradizionale, valorizzando un concetto di famiglia che può assumere anche delle accezioni insolite e talvolta bizzarre.

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Il complicato (quanto magico) legame tra madre e figlia… in Andiamo a vedere il giorno

Buonasera cari lettori e lettrici per passione, torno a farmi sentire (anche se sarebbe più appropriato dire “farmi leggere”), dopo un bel po’ di tempo.

Nella mia vita, in quest’ultimo mese, sono successe una serie di cose che mi hanno portato a prendere una pausa perché dovevo un attimo ricomporre (o almeno ci sto provando) i vari pezzi della mia vita.

Ma ora sono qui e non voglio tediarvi con i miei problemi e ho voglia soltanto di pensare a cose belle e parlarvene.

Bella è stata infatti la lettura di “Andiamo a vedere il giorno” di Sara Rattaro edito Sperling & Kupfer. Ed è di questo libro che vi parlerò oggi.

Andiamo a vedere il giorno è il seguito di “Non volare via”, un romanzo, che mi è capitato di dire spesso, mi ha toccato nel profondo e lo porto sempre dentro di me. In questo “secondo episodio” Sara Rattaro racconta la storia di Alice, diventata ormai una giovane donna, sposata da due anni con Andrea e che frequenta l’università; ed è proprio in questo contesto accademico che incontra Robert, enigmatico professore di statistica, che entrerà nella sua vita con la forza di un uragano mettendo tutto quanto in discussione.

Alice, accompagnata dalla madre Sandra, con la quale ha sempre avuto un rapporto particolare, con qualche incomprensione dovuta a cose non dette, intraprenderà un viaggio sia fisico, ma soprattutto interiore, che metterà finalmente un punto alle tante questioni rimaste sospese e che porterà alla scoperta di una nuova figlia ma anche di una nuova madre.

Puoi girare il mondo, accedere a qualsiasi mezzo di trasporto, stringere mani di ogni colore, ma l’unico viaggio che conta davvero sarà quello che farai con te stesso.

S. Rattaro, Andiamo a vedere il giorno, pag. 126.

Sara Rattaro, come sempre, è riuscita a toccare le corde giuste. La storia che racconta è piena di sentimenti. Sentimenti che vanno dall’amore incondizionato, come può esserlo tra genitore e figlio, alla rabbia e delusione. Quello che, però, mi ha più colpito è stata la forte passione che si evince nella lettura. Quella passione indomabile, mi spingo a dire anche viscerale che spesso predomina su tutto; ma è anche quella passione che genera inadeguatezza, insicurezza. Lo scontro, infatti, tra il cuore e la mente, tra l’irrazionale e il razionale, tra ciò che è giusto per gli altri e ciò che è giusto per se stessi, si percepisce in maniera forte, e il malessere generato da questa situazione è inevitabile.

In fondo, cosa è giusto far prevalere, l’istinto o la ragione? Chi può dirlo! (forse è più facile risolvere il dilemma “se è nato prima l’uovo o la gallina”).

Quindi, mi sembra superfluo dire che la Rattaro ha una scrittura travolgente, che riesce a fare immedesimare il lettore nel racconto talmente tanto da fargli provare le stesse emozioni e sensazioni dei vari personaggi (o perlomeno è stato così per me).

Si può leggere autonomamente o si deve prima leggere Non volare via?

Ni, e vi spiego il perchè.

Io ho interpretato Andiamo a vedere il giorno come un lavoro necessario, nel senso che viene raccontata una storia che fa da conclusione, in cui vengono spiegate molte cose rimaste irrisolte nel primo libro; l’ho visto, insomma, come quell’elemento essenziale per chiudere il cerchio.

Però, l’autrice ha pensato bene di risolvere questo problema inserendo nella narrazione dei pezzi che raccontano gli avvenimenti fondamentali della storia precedente. Quindi, penso che si può benissimo leggere da solo, ma se volete buttarvi a capofitto in questa famiglia un po’ complessa e con qualche crepa qua e là, allora dovete assolutamente leggere anche Non volare via.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Andiamo a vedere il giorno

EDITORE: Sperling & Kupfer

FORMATO: Carteceo

PREZZO DI COPERTINA: € 16,90

AUTORE: Sara Rattaro

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 196

Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c’è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l’amore conta, solo l’amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

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Amicizie, paure, arti marziali. In una sola parola: Emozioni.

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Stamattina vi parlo di Emozioni: un libro intenso scritto da Christian Malvicini.

Scheda.

TITOLO: Emozioni

AUTORE: Christian Malvicini

EDITORE: Self publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2017

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (334 pagine)

PREZZO ONLINE: € 4,03

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VOTO: 3,5/5

Emozioni racconta la storia di Dante Soldini, un ragazzo problematico, che si trasferisce in Giappone dopo essere stato espulso dalla scuola italiana. Figlio di madre giapponese e padre italiano, Dante, aveva già passato un periodo della sua infanzia nel Paese nipponico, anche perché una parte della sua famiglia abita ancora lì. La vita del protagonista si intreccerà con quella di altri ragazzi; da questo momento inizierà la storia di Emozioni. La forza dei legami, la determinazione nel voler aiutare, ma anche la frustrazione, le paure, i dolori saranno i veri protagonisti del romanzo.

Le arti marziali giocano un ruolo fondamentale all’interno del romanzo. Accompagnano l’intera narrazione dall’inizio alla fine; queste rappresentano la palestra di vita che tolgono i giovani dalla strada per trasmettere loro disciplina e determinazione.

La cosa che mi ha subito colpito di questo romanzo è sicuramente la scrittura. Malvicini utilizza un linguaggio magnetico e trascinante. Le pagine scorrono quasi senza accorgersene. La fine di ogni capitolo (o paragrafo) lascia quel pizzico di curiosità che fa andare avanti con la lettura anche solo per il gusto di conoscere “come va a finire“. L’autore con parole chiare, riesce ad esprimere i sentimenti, gli stati d’animo, ma anche i comportamenti, spesso articolati, dei vari personaggi con molta bravura.

Una caratteristica di Emozioni è, infatti, la buona e ben riuscita interiorizzazione dei personaggi. Sia Dante Soldini che gli amici, vengono descritti a 360 gradi, riuscendo in questo modo a dare un quadro completo della situazione rappresentata.

E’ un libro con tantissimi spunti di riflessione. Sfogliando le pagine ho trovato molte frasi ad effetto, che vanno assolutamente sottolineate e prese in esame. Emozioni, posso dire, mi ha cambiato il modo di vedere alcune cose.

La particolarità del romanzo sta nel finale. Un finale che dà speranza e che rappresenta una metafora della vita. Non vi dirò di cosa si tratta per non rovinarvi la sorpresa.

Ci sono alcune cose, però, che mi hanno un po’ rallentato la lettura. Innanzitutto, la presenza di moltissimi personaggi, che mi ha costretto più volte a tornare indietro di qualche pagina per riuscire a ricordare chi in realtà quel personaggio fosse.

Un’altra cosa che un po’ ha disturbato il ritmo incalzante della narrazione, è stata l’allungamento di alcuni pezzi della storia, in special modo quelli legati al combattimento.

Nel complesso, Emozioni risulta un romanzo ben fatto. Una piacevole lettura ed una buona storia che permetterà al lettore di affezionarsi a quel ragazzo un po’ problematico ma dal cuore grande di nome Dante Soldini.

Descrizione.

Dante Soldini è un diciassettenne problematico, che non esita ad utilizzare la forza e la violenza quando li reputa necessari. Per evitare che finisca al riformatorio, i genitori lo spediscono a vivere in Giappone a casa di sua zia. Tornato nei luoghi della sua infanzia, Dante è presto circondato da vecchie e nuove conoscenze: incontra nuovamente i suoi amici d’infanzia Haruto e Izumi, nonché sua cugina Suzue; e fa conoscenza con la coinquilina Mizuki, trasferitasi da Tokyo dopo aver subito un aggressione per strada.

Frequentando una scuola molto particolare, piena di gente strana e fatta di club scolastici, Dante si ritroverà ben presto a diventare il capo di uno di quelli e a fare da badante ad una banda di teppisti squinternati. Tra risse e duelli di arti marziali, i protagonisti si ritrovano sempre nei guai… ognuno con i suoi problemi, in un continuo turbinio di emozioni…