Categorie
narrativa italiana Recensioni

Malalai di Ortensia Visconti

Scoprire ed approfondire la situazione delle donne islamiche mi ha sempre affascinato ed interessato. Motivo per cui, quando l’ufficio stampa della Rizzoli (che ringrazio) mi ha proposto questa novità editoriale, ho accettato subito.

Di cosa parla Malalai?

Malalai di Ortensia Visconti racconta la storia di una ragazza, Malalai appunto, che si trova costretta a fuggire dal proprio paese natio, l’Afghanistan, per salvarsi da un destino segnato. Approdata in Italia, viene ospitata da una persona di fiducia, chiamata il maestro, che la condurrà in un altro viaggio, diverso da quello che ha appena affrontato, ma pur sempre insidioso e necessario.

I bambini rasati coi pantaloncini marroni e le gambe come stecchini ci si affollavano intorno. Avevano visi smunti su cui era impressa la mappa di tutti gli orrori di cui siamo capaci. Era impossibile restarci davanti senza combattere le lacrime. Per loro eravamo estranei, ma ci toccavano come avrebbero fatto con i genitori perduti. Ci si attaccavano addosso, pesanti del vuoto che avevano dentro. Volevano che li portassimo via. Invece erano i talebani a farlo. Ma solo i bambini più carini, le bambine più belle. Quando sopravvivevano, li notavi perché alcuni smettevano di parlare, s’isolavano. Non ridevano, non piangevano. Si trascinavano, schiacciati dal lato nero del mondo, che portavano sulle spalle in silenzio.

O. Visconti, Malalai, Rizzoli, pag. 124

I temi trattati.

Come ho scritto sopra, il tema principale è la particolare condizione delle donne afghane nello specifico, e delle donne islamiche in generale. Tutti sappiamo che gli usi e i costumi di queste comunità sono parecchio distanti dai nostri, e questo aspetto l’autrice riesce ad evidenziarlo chiaramente. Troviamo, infatti, Malalai in una continua lotta interiore, tra quello che il proprio paese le ha inculcato è quello che trova in un paese, l’Italia, completamente diverso per usi, costumi, modi di fare, leggi…

Malalai è sempre combattuta tra ciò che la legge (e fede) islamica le impone, soprattutto la sottomissione agli uomini, e la voglia di libertà, di indipendenza, di poter fare le proprie scelte, di poter studiare; di vivere, insomma, come vuole.

Il romanzo della Visconti però non è solo questo. È un viaggio interiore, un percorso di scoperta di sé e delle proprie origini. Quello che fa, dunque, Malalai non è solo un viaggio fisico, ma anche un viaggio sulla conoscenza del suo essere autentico.

Gli altri personaggi principali.

Oltre Malalai, ci sono all’intero del romanzo, altri personaggi principali (e non) che determinano l’andamento della storia e il futuro stesso della ragazza.

Sicuramente un ruolo fondamentale lo riveste Nur, il padre di Malalai, in quanto è grazie a lui e alla madre Bibi (altra figura di spessore!), morta da diversi anni, che la protagonista riesce a fuggire dall’oppressione del suo paese, per inseguire quegli ideali di libertà ed autonomia che tanto sogna (ma di cui ha timore).

E poi c’è Ernesto Valli, detto il maestro. È un artista particolare, sopra le righe, che arrivato alla fase della vecchiaia, ha tanti rimpianti ed un grosso segreto che riguarda l’esistenza di tante persone.

Struttura e stile.

Malalai di Ortensia Visconti è diviso in tre parti che esaminano tre aspetti importanti della storia. È il passato che si intreccia al presente, in un vortice che, in particolar modo nel passaggio tra la prima e la seconda parte, tende a disorientare il lettore.

La lettura scorre veloce e la storia è raccontata, ad eccezione della terza parte, dal punto di vista di Malalai.

Considerazioni finali.

Malalai è sicuramente un romanzo importante, fa luce in maniera dettagliata sulla situazione delle donne arabe; ho, però, avvertito, una volta finita la lettura, un senso di incompiutezza, come se mi aspettassi di leggere dell’altro, come se la storia di Malalai fosse rimasta in sospeso. Come se l’autrice si fosse soffermata molto su alcuni aspetti e poco su altri.

Malalai di Ortensia Visconti è un romanzo che mi sento comunque di consigliare per conoscere questo aspetto della società umana tanto distante da noi eppure così vicino.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Malalai

AUTORE: Ortensia Visconti

EDITORE: Rizzoli

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2020

PAGINE: 352 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Al largo delle coste italiane, su uno dei barconi che provano ad approdare a vita migliore, c’è Malalai, una ragazza di diciassette anni. È coraggiosa, uno spirito libero. Il suo nome è quello di un’eroina leggendaria e, anche se è nata sotto la guerra civile, nel suo cuore è ancora vivo il ricordo di un Afghanistan diverso, un posto magico in cui il silenzio degli umani lascia spazio all’ombra allungata dei melograni in fiore, al canto degli uccelli nel mercato di Ka Faroshi, alle distese di pistacchi e di asfodeli gialli, alle cime innevate che si intravedono in lontananza. In quel Paese è cresciuta sua madre Bibi: una donna colta, femminista, intraprendente, che girava col volto scoperto e il cranio rasato. Malalai non l’ha mai conosciuta, ma è a lei che pensa ogni volta che ha bisogno di farsi coraggio. Adesso che a Kabul le strade sono piene di cenere e di uomini armati vestiti come corvi, “cattivi come solo in Afghanistan e nelle favole”, di coraggio ne serve tanto. Bisogna fuggire, sottrarsi a un destino segnato. È suo padre a procurarle un nome e un indirizzo: a Roma c’è un vecchio amico, tutti lo chiamano “il maestro”. È l’ultimo legame con il passato, l’ultimo custode della memoria di Bibi. E Malalai deve andare, per sopravvivere.

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Casa Tyneford di Natasha Solomons

Avete presente quando un libro vi entra nel cuore e li vi resta?

Ecco è il caso di “Casa Tyneford” di Natasha Solomons edito Neri Pozza.

Di cosa parla?

Siamo agli inizi degli anni Quaranta e la seconda guerra mondiale è alle porte. Ci troviamo in Austria; stato in cui conosciamo la protagonista della storia: Elise Landau, una ragazza appartenente ad una famiglia ricca borghese, con un’unica colpa, essere ebrea. Questo, infatti, è il motivo che la porterà ad abbandonare la sua terra per trasferirsi in Inghilterra; i genitori le hanno trovato un lavoro come governante nella casa di una famiglia possidente della campagna inglese: Tyneford, appunto. Qui conoscerà i signori Rivers, padre e figlio, che cambieranno per sempre la sua vita.

Le fotografie sono strane; sono sempre al presente e ciascuno vi è catturato in un momento che non si riprenderà più. Le facciamo per i posteri e, allo scatto dell’otturatore, pensiamo a come le future versioni di noi stessi rivedranno questo evento.

N. Solomons, Casa Tyneford, Neri Pozza, pag. 38

Il periodo storico.

Come ho scritto sopra, siamo negli anni Quaranta, anni focosi per la situazione mondiale. Anni in cui si cominciano a delineare le alleanze politiche. Anni in cui delle figure carismatiche (non c’è dubbio!), riescono a soggiogare intere popolazioni; in cui l’essere umano deve possedere soltanto alcune caratteristiche stabilite da un individuo che crede di avere diritto di vita e di morte su altri individui come lui. Questi sono i motivi per cui è importante inquadrare questo particolare periodo storico per comprendere meglio l’evoluzione delle vicende narrate.

Elise Landau

I personaggi.

In Casa Tyneford troviamo una moltitudine di personaggi con altrettanti diversi caratteri ed atteggiamenti.

La protagonista, Elise, è un personaggio che subisce un grande cambiamento, una profonda evoluzione. La ragazzina timida, impacciata, quasi goffa (e viziata!) delle prime pagine, diventa donna matura e forgiata da tutte le esperienze vissute nella vita. Troviamo una persona consapevole di cosa la vita può dare, ma che anche può riprendersi.

Kit Rivers è il padroncino della tenuta, un ragazzo un po’ strafottente, ma molto animato da passione e coraggio. Segnerà una parte fondamentale della vicenda.

Christopher Rivers, padre di Kit, fa parte di quei personaggi un po’ ai margini della storia ma sempre presente come occhio vigile, che contribuirà a determinare la sorte stessa di Elise.

Sono, poi, presenti molti altri personaggi secondari, che a modo loro si presteranno nel rendere armonico tutto il narrato.

Incipit Casa Tyneford

Stile e scrittura.

Casa Tyneford è interamente scritto in prima persona. È la protagonista stessa a raccontare le sue esperienze, i suoi trionfi e i suoi drammi; e lo fa attraverso il ricordo, la memoria di quel che è stato e che l’ha portata ad essere la donna che è.

La lettura scorre veloce e il tutto è amalgamato in una miscela armonica che riesce a far scaturire le stesse emozioni raccontate; scritte nero su bianco nelle varie pagine.

Perché leggerlo?

Io credo che Natasha Solomons abbia una grande capacità comunicativa; in Casa Tyneford riesce ad evocare immagini, sapori ed odori. I personaggi diventano amici, figli, fratelli di noi lettori. Il dramma si sente tanto, così come la gioia è genuina.

Casa Tyneford è un romanzo che riscalda il cuore. Leggetelo e fatemi sapere!

Scheda tecnica e descrizione

TITOLO: Casa Tyneford

AUTORE: Natasha Solomons

Traduzione italiana a cura di Stefano Bortolussi

EDITORE: Neri Pozza

GENERE: Narrativa straniera

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2020

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: €18,00

Vienna, 1938. Quando riceve la lettera che la porterà a Tyneford House, sulle coste del Dorset, la diciannovenne Elise Landau non sa nulla dell’Inghilterra. Cresciuta negli agi di una famiglia borghese ebraica – la madre, Anna, è una stella dell’Opera di Vienna; il padre, Julian, un noto scrittore – Elise, in fuga dal nazismo, si trova costretta ad abbandonare l’Austria e ad accettare un visto per lavorare come cameriera alle dipendenze di Mr Rivers.
Una volta giunta a Tyneford House, una magnifica residenza signorile con il prato che digrada verso il mare e una facciata di arenaria su cui campeggia lo stemma dei Rivers, la giovane donna non può fare a meno di sentirsi sola e sperduta. Lontana dalla sua famiglia e dalla scintillante Vienna, soltanto un filo di perle donatole dalla madre e una viola di palissandro, in cui è gelosamente custodito l’ultimo romanzo di suo padre, le ricordano chi è e da dove viene.
In difficoltà con una lingua che non comprende e con cui fatica a esprimersi e a disagio sia con la servitù sia con il padrone, l’affascinante vedovo Christopher Rivers, Elise tenta, giorno dopo giorno, di non abbandonarsi alla nostalgia e alla preoccupazione per i suoi familiari, bloccati in Austria in attesa del visto per fuggire in America. Finché l’arrivo a Tyneford House di Kit, il figlio di Mr Rivers, non le restituisce la speranza di una rinnovata felicità.
La guerra, tuttavia, sta per raggiungere l’Inghilterra, pronta a chiedere il suo tributo di sangue e a spazzare via ogni certezza. Il mondo che Elise ha conosciuto è sull’orlo di un epocale cambiamento e lei dovrà decidere se soccombere alle circostanze o abbracciare un’altra vita e un altro destino.

Casa Tyneford

Categorie
narrativa italiana Recensioni

L’arte di essere nessuno di Federica Pace

Ciao a tutti cari lettori e lettrici per passione. Torno su questi schermi per parlarvi di un libro che mi ha colpito particolarmente.

Oggi vi presento “L’arte di essere nessuno” di Federica Pace edito Robin Edizioni.

F. Pace, L’arte di essere nessuno, Robin Edizioni

L’arte di esser nessuno rappresenta il viaggio interiore di Sophia. La protagonista è una ragazza sensibile, altruista e con una gran voglia di essere amata. Sophia aveva una cara amica, Asia, che un maledetto giorno decise di porre fine alla propria vita. Inizia così il lungo percorso di Sofia, che da anni ha scoperto di essere affetta da una rara patologia, fatto di cadute e rialzate, di sensi di colpa ed accettazione, di dolore e di amore.

Il romanzo è suddiviso in tre parti, prevalentemente scritte sotto forma di diario, quindi in prima persona. Il linguaggio è colloquiale e profondo, soprattutto quando va a toccare le corde intime dell’anima di Sophia.

[…] perché tutti i coraggiosi hanno paura.

F. Pace, L’arte di essere nessuno, Robin Edizioni, pag. 100

L’arte di essere nessuno è un libro tosto, potente ed, in alcuni tratti, persino doloroso. La protagonista sta affrontando un vera e propria lotta con se stessa, in cui è sia vittima che carnefice. È uno scontro continuo tra il cercare di essere quello che gli altri vogliono, e l’accettarsi per quello che veramente è: un essere umano con paure fragilità. È il continuo conflitto tra il senso di colpa per non essere riuscita a salvare l’amica da quel terribile gesto e la rassegnazione davanti all’imprevedibilità del gesto stesso.

L’arte di essere nessuno, però, non è solo questo: è anche riscoperta, rinascita e speranza. È la presa di coscienza dal bruco nasce la farfalla; che le fragilità, se guardate da un altro punto di vista, possono diventare punti di forza e di bellezza.

Lettura assolutamente consigliata!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’arte di essere nessuno

AUTORE: Federica Pace

EDITORE: Robin Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2018

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 216 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

La maggior parte delle volte in cui un bicchiere di vetro ricolmo di acqua cade per terra, la colpa è della distrazione. Tornando indietro, in fondo, avremmo potuto evitarlo. Se non l’avessimo posizionato così vicino al bordo del tavolo, oppure se l’avessimo spostato in tempo, prima che il nostro gomito lo colpisse, non sarebbe mai caduto e noi non avremmo rischiato di ferirci camminando su dei pezzi di vetro a piedi scalzi. Sophia lo guarda cadere, il bicchiere. Sente il tonfo, lo vede infrangersi sul pavimento e, nello stesso istante, lei fa la medesima fine. Per tutto il romanzo, con il suo strano modo di camminare, Sophia vede esplicarsi al di fuori di sé la malattia genetica che porta dentro. Tutto è una perdita di equilibrio, in tutto c’è odore di arance rosse e succose che scivolano via dalle mani di un giocoliere e si infrangono sui pezzi di vetro. Ma chi è il giocoliere? È davvero chi crede Sophia?
Attraverso flussi di pensiero, flashback, cambi di persona, decostruzioni e ricostruzioni, Sophia si rende conto che nulla era come credeva, che la ricerca di qualcuno implica sempre la ricerca di se stessi e che, forse, è proprio vero che si comincia dalla fine.

Categorie
narrativa italiana Ragazzi tra le pagine Recensioni

Tre vivi, tre morti di Ruska Jorjoliani

Cari lettori e care lettrici per passione, come state? Oggi vi parlo dell’ultima lettura condivisa assieme ai Ragazzi tra le pagine.

Si tratta di “Tre vivi, tre morti” di Ruska Jorjoliani edito Voland Edizioni.

Il romanzo racconta la storia di Aurora e Modesto, una coppia di sposi, ciascuno con una relazione extraconiugale, che conducono un’esistenza segnata dalla monotonia e dalla metodica routine. Questa vita piatta, fatta di tradimenti, ma comunque accettata e condivisa, perché parte anch’essa delle abitudini quotidiane, viene sconvolta dall’arrivo di una lettera anonima ed enigmatica.

La storia è divisa in due dimensioni spazio temporali diverse. Se da un lato, infatti, ci troviamo ad assistere alle vicende di questa famiglia degli anni Cinquanta, dall’altro lato, invece, viviamo gli anni Trenta e Quaranta con la storia di Guerino, un partigiano che ha combattuto al fronte e che, a modo suo, cerca di riprendere in mano la propria vita.

Inizio subito col dire, con dispiacere, che Tre vivi, tre morti è un libro con cui non sono riuscita ad entrare in empatia; motivo per cui, ho trovato parecchia difficoltà nel leggerlo e nel portarlo a termine.

I personaggi, di per sé, non sono riusciti a farmi entrare in sintonia con loro. Sarà la loro indole libertina, sarà il loro modo di essere ai limiti del reale, sta di fatto che ho subito provato una sorta di antipatia nei loro confronti.

Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è stata lo sviluppo non lineare e disorientante della storia. Mi dispiace davvero dirlo, ma, a tratti, ho avuto l’impressione di perdermi tra le parole; di non riuscire a capire chi fosse il protagonista e a che punto si trovasse la narrazione.

A causa di quanto ho appena detto, non sono riuscita a comprendere bene quello che l’autrice ha voluto dire, il messaggio che ha voluto trasmettere. Alla fine del libro mi sono ritrovata solo contanti perché.

Per tutti questi motivi, mi trovo costretta a dover bocciare Tre vivi, tre morti. Non escludo, comunque, che per qualcun altro, possa essere una piacevole lettura; io, purtroppo, non posso dirlo.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Tre vivi, tre morti

AUTORE: Ruska Jorjoliani

EDITORE: Voland Edizioni

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2020

PAGINE: 196 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

Un romanzo familiare dalle venature noir, dove quella nascosta sotto il tappeto è polvere da sparo, dove tenersi stretta un’esistenza banale si rivela meno semplice che premere il grilletto. E dove storie e passati si intrecciano. Firenze, fine anni ’50. Modesto e Aurora sono sposati, fanno gli insegnanti, hanno entrambi l’amante. Si sono conosciuti in un giorno storico, quando Aurora assieme a molte altre italiane ha espresso il suo voto per la prima volta. Ora condividono una quotidianità fatta di cinema del lunedì, battute al vetriolo e perdite d’equilibrio. Finché una lettera non turba la loro placida routine: qualcuno sa di un “fattaccio” che riguarda Modesto, e che lui pensava sepolto nel passato… Fra Russia e Abruzzo, primi anni ’40. Guerino è un giovane soldato, ha un padre vedovo e infiacchito, uno zio spavaldo e fascista. Scampato all’assideramento nella steppa, al rientro in patria si unisce alle milizie repubblichine. Con gli alleati ormai alle porte di Roma, sembra finire per sempre dalla parte sbagliata della Storia…

Categorie
narrativa italiana Ragazzi tra le pagine Recensioni

La parola magica di Anna Siccardi

Ciao lettori e lettrici per passione, un altro giorno di quarantena è passato. Adesso ansia, stress e tensione iniziano a farsi sentire per bene. Cercherò di distrarvi, parlando della lettura, fatta a marzo con il progetto Ragazzi tra le pagine, dal titolo La parola magica di Anna Siccardi edito NN Editore.

Anna Siccardi, La parola magica, NN Editore

Si tratta di una raccolta di racconti in cui si intrecciano, accavallano, incontrano le vite di sette personaggi diversi fra loro per età, sesso, ceto sociale, stile di vita ma accomunate da un elemento che farà da fil rouge per tutto il testo e cioè la fragilità umana e, nello specifico, la dipendenza. La parola magica, infatti, contiene dodici racconti che si rifanno ai Dodici Passi, ossia una guida che accompagna gli alcol dipendenti nel loro percorso di guarigione.

Scorrendo i Dodici passi sentì odore di comandamenti […]. Ne dedusse che i comandamenti erano preventivi, come un libretto di istruzioni da consultare prima di cominciare a giocare, mentre passi erano retrospettivi, come un manuale di riparazione per il giocattolo rotto. Se i comandamenti erano il navigatore, e Dodici Passi erano il carro attrezzi.

A. Siccardi, La parola magica, NN Editore, pagg. 176-177.

Ogni racconto presente ne La parola magica è lungo mediamente 12/10 pagine. L’autrice, però, in queste poche pagine riesce a trasmettere il messaggio forte e chiaro. Attraverso le storie di Irene, Leo, Chiara e degli altri quattro personaggi principali, la Siccardi, pone l’accento sulla natura dell’uomo, sull’essenza grezza (mi spingo a dire) che lo caratterizza. L’essere umano è, per sua natura o per suo bisogno, almeno una volta nel corso della vita, dipendente da qualcuno o da qualcosa. Quando ci sentiamo in mezzo ad una tempesta, tendiamo ad aggrapparci ad una persona, ad un oggetto o ad un gesto ripetuto che ci da conforto, ed è così che nascono le dipendenze.

L’autrice, però, da anche un messaggio di speranza: l’uomo, nella sua fragilità, trova la forza di reagire. Quella presente ne La parola magica sono, infatti, storie di rinascita, di consapevolezza e coraggio di ricominciare. La Siccardi crea un percorso che, partendo dalla prima storia attraverso una situazione di tensione e disperazione, arriva all’ultima storia in cui c’è un cambiamento, la presa di posizione nel voler rinascere.

Devo essere sincera, io di solito non leggo racconti; preferisco il romanzo. La parola magica, però, mi ha fatto ricredere. Sono rimasta colpita profondamente da questi dodici pezzi di vita, scritti in maniera semplice ed evocativa. La scrittura della Siccardi, infatti, riesce a toccare le corde più intime del lettore, facendolo rispecchiare nelle vicende personali di Irene, Chiara, Leo o Armen.

La parola magica è un libro che fa bene, leggetelo.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La parola magica

AUTORE: Anna Siccardi

EDITORE: NN Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2020

PAGINE: 192 (cartaceo)

GENERE: Racconti

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

In una Milano attuale e senza tempo sette personaggi attraversano le dodici storie di questo libro, affacciandosi ognuno alla vita dell’altro di corsa o in punta di piedi. Il passato li ha traditi in maniera sbadata e casuale, e ora tentano di riparare il giocattolo rotto che è la loro esistenza. I demoni con cui fanno i conti sono alcol, serie tv, droghe, relazioni sbagliate e illusioni. Dipendenze che sono diventate malattia e cura insieme, bolle in cui il tempo si ferma, li consola e li inganna. Come capita a Leo, che si risveglia dopo una nottata alcolica e scopre di dovere dei soldi a un malavitoso giapponese; ad Anna e Chiara, che non possono fare a meno di prendersi cura di un padre assente finito in carcere; e a Irene, che cerca nell’ultima seduta dalla psicologa la soluzione alla sua incapacità di amare.
Ispirato ai Dodici Passi degli Alcolisti Anonimi, La parola magica intreccia storie di uomini e donne che si inseguono e si perdono come i personaggi di America oggi. Con un tocco ironico e surreale, Anna Siccardi mette le relazioni sotto la lente dei desideri e delle passioni, e mostra come la felicità si nasconda nel saper accettare e perdonare le cose della vita, lasciandole finalmente andare.

Questo libro è per chi vede i suoi ricordi come un puzzle a cui manca una tessera, per chi preferisce i dialoghi immaginari a quelli reali, per chi crede nel potere magico di certe parole, e per chi cerca una guida per affrontare il buio e lanciarsi nel vuoto, come un trapezista sicuro di trovare una mano ad afferrarlo.

La parola magica

Categorie
narrativa straniera Recensioni

Dove cade la luce di Alison ed Owen Pataki

Che rapporto avete con la storia? Io l’ho sempre amata, fin dai primi anni della scuola elementare. Perché vi faccio questa domanda? Perché nel libro di cui vi parlerò oggi, la storia fa da prima donna. Il romanzo in questione è “Dove cade la luce” di Allison ed Owen Pataki edito BEAT Edizioni.

A. Pataki, O. Pataki, Dove cade la luce, BEAT Edizioni

Dove cade la luce è un romanzo ambientato negli anni successivi alla rivoluzione francese, fino ad arrivare alla salita al trono di Napoleone Bonaparte. Seguiamo l’evoluzione di due storie in parallelo. Da una parte assistiamo alle vicende di Andrè Valiere, nato in una famiglia nobile, che decide di rinunciare ai propri titoli nobiliari per servire la nazione. Dall’altra parte, invece, vediamo muovere Jean-Luc Saint-Claire, giovane avvocato, marito e padre di famiglia, con fervidi ideali di uguaglianza e fraternità, che crede veramente nel potere della rivoluzione. Le vite di questi due personaggi si intrecciano in circostanze tragiche e dolorose. Ma davvero un popolo abituato per decenni alla monarchia riuscirà a governarsi da solo? E ancora, qual è stato il prezzo da pagare?

Inizio col dire che Dove cade la luce è un romanzo storico abbastanza impegnativo. Può risultare pesante per chi non è particolarmente propenso al genere. Più che le vicende narrate, assume una posizione importante la storia francese. La rivoluzione viene descritta attraverso un punto di vista originale, diverso dal solito. Quello che descrive è un periodo particolarmente violento e drammatico. Mostra come gli anni della ragione, in cui Chiesa e Monarchia erano messe al bando, non siano poi stati veramente senza macchia; sono anni, infatti, che celano soprusi, sangue e violenze.

“Lo sapete con me hanno preso a chiamare Robespierre?” Merignac inclinò la testa. “L’incorruttibile. Ma io non ne sono così sicuro. Il mio datore di lavoro crede che nessuna virtù umana, sia a prova di corruzione. Si tratta semplicemente di individuare la debolezza di ciascuno.”

A. Pataki, O. Pataki, Dove cade la luce, BEAT Edizioni, pag. 110

La vicenda narrata è abbastanza carina. Il punto di forza del romanzo è l’intreccio delle vite dei vari personaggi che si incontrano e si separano in un gioco armonico.

Dove cade la luce è un libro che approfondisce in maniera esaustiva quegli anni particolari della storia francese, ma che mi sento di consigliare esclusivamente agli amanti del genere.

Voto: 3/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Dove cade la luce.

Titolo originale: Where the light falls

AUTORE: Allison ed Owen Pataki

Traduzione italiana a cura di Chiara Ujka

EDITORE: Beat edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo storico

PAGINE: 395 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Tre anni dopo la caduta della Bastiglia, le strade di Parigi sono ancora in fermento per la Rivoluzione. I cittadini di Francia sono animati dagli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità. La monarchia di Luigi XVI e Maria Antonietta è stata smantellata – con l’aiuto della ghigliottina – e al suo posto sta sorgendo una nuova nazione. Jean-Luc, un giovane avvocato idealista, si trasferisce con la moglie e il figlio da Marsiglia a Parigi, nella speranza di unirsi alla causa. André, figlio di un nobile denunciato, è sfuggito all’esecuzione unendosi al nuovo esercito francese. Sophie, una giovane vedova aristocratica, intraprende la sua lotta per l’indipendenza contro il suo potente e vendicativo zio. Mentre il caos minaccia di annullare i progressi della Rivoluzione e la richiesta di giustizia genera instabilità e paranoie, le vite di questi personaggi si incrociano. Jean-Luc, André e Sophie si troveranno a dover unire le forze in un mondo in cui la sopravvivenza sembra molto difficile, la loro e quella della Nazione stessa.

Categorie
narrativa italiana Recensioni

I fiori nascosti nei libri di Silvia Montemurro

Ciao a tutti lettori e lettrici per passione, nonostante oggi sia una giornata un po’ particolare per tutti noi, voglio provare a distrarvi e distrarmi, parlando de “I fiori nascosti dei libri“ di Silvia Montemurlo edito Rizzoli; un libro che ho finito di leggere settimane fa e che finalmente riesco a recensire.

I fiori nascosti nei libri è la storia di due donne vissute in epoca molto diverse. Da una parte c’è Chiara, un aspirante stilista fiorentina, finita per caso in una tenuta Svizzera, villa Garbald. Chiara, in questo posto, si troverà di fronte a strani avvenimenti e racconti. Dall’altra parte, invece, troviamo Irena, una donna polacca vissuta negli anni della seconda guerra mondiale; periodo in cui, come tutti sappiamo, c’era una feroce “caccia agli ebrei”. Cosa avranno in comune due donne così diverse e lontane nel tempo e nello spazio?

I fiori nascosti nei libri è un romanzo estremamente delicato, ma al tempo stesso profondo a denso di significato. L’intera storia raccontata si basa sul potere evocativo dei fiori che ne rappresenta il filo conduttore. Ogni capitolo, infatti, è intitolato con un nome di un fiore particolare e il significato che questo ha. Le varie fasi della vita delle due protagoniste sono accompagnate proprio dai fiori, quindi in un certo senso, questi, sono la conferma di ciò che è e ciò che è stato.

In quanti, come me avete conservato un fiore all’interno di un libro per farlo seccare?

[…] non c’è fiore che possa appassire, se nascosto in un luogo sicuro. Bisogna proteggerlo come un amore appena nato.

S. Montemurro, I fiori nascosti nei libri, pag. 58

A mio avviso, quello che l’intero romanzo vuole trasmettere, oltre a ricordare un periodo molto triste e sofferto della nostra storia, è il significato dell’amore, visto nella forma forse più pura; un amore che va oltre il sentimento reciproco e ricambiato, un amore verso l’altro che comporta rinuncia e privazione dello stesso, con la consapevolezza che nessuno potrà mai più prendere quel posto preciso.

La scrittura della Montemurro è semplice ma diretta, ha una forte potenza evocativa; riesce ad attirare lettore come una calamita tenendolo incollato alla storia fino all’ultima pagina.

I fiori nascosti nei libri di Silvia Montemurro è un romanzo che fa bene al cuore ed in un momento in cui non ci possono essere carezze fisiche, facciamoci coccolare almeno dalle le sue parole.

Voto: 4,5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: I fiori nascosti nei libri

AUTORE: Silvia Montemurro

EDITORE: Rizzoli

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 304 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,50

Chiara è una giovane e promettente stilista che vive a Firenze. Quando il direttore di un hotel di lusso di Sankt Moritz la invita a organizzare una sfilata per i suoi ospiti, si sente baciata dalla fortuna. Così si mette in viaggio, ma per una bufera di neve arrivare a destinazione diventa impossibile. Alla dogana le consigliano di fermarsi a Villa Garbald, dove Chiara arriva e incontra prima il vecchio custode, Arold, e poi il figlio, Thomas. Entrambi sembrano turbati dalla sua presenza, forse per via della straordinaria somiglianza tra Chiara e la donna di un ritratto appeso in uno dei corridoi, che misteriosamente nottetempo svanisce. Il dipinto ritrae Irena, una ragazza polacca che, per sfuggire alla Seconda guerra mondiale, si è finta cittadina svizzera ed è stata accolta da un’amica della madre a Villa Garbald: lì, insieme ad altre giovani di buona famiglia, impara l’arte della tessitura e conosce Toni, un contrabbandiere. E il loro sarà un incontro che le cambierà per sempre la vita. Silvia Montemurro ci racconta di due donne lontane nel tempo e nello spazio ma legate da un unico destino e compone, tassello dopo tassello, una narrazione appassionante, che ci fa assaporare appieno il potere dei sentimenti, la magia dell’amore, la potenza delle storie.

https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/i-fiori-nascosti-nei-libri/

Categorie
narrativa straniera Ragazzi tra le pagine Recensioni

Uomini di poca fede di Nickolas Butler

Ciao a tutti, il romanzo che vi presento oggi, parla di fede, religione e fanatismo, ma anche amore incondizionato e razionalità.

Il libro in questione è “Uomini di poca” fede di Nickolas Butler edito Marsilio.

I protagonisti di questa storia appartengono a due generazioni diverse: da una parte abbiamo Lyle e Peg, una coppia di anziani, che seguono la religione più per abitudine che per convinzione e dall’altra parte Shiloh, figlia adottiva di Lyle e Peg, una ragazza da sempre ribelle e attiva partecipante di un gruppo “fanatico” religioso e fermamente convinta del loro credo. Al centro di tutta la storia c’è un bambino, Isaak, figlio di Shiloh, ritenuto da quest’ultima portatore di poteri sovrannaturali e miracolosi. Peg e Lyle, in quanto nonni, sono preoccupati, ma al tempo stesso accondiscendenti, per il forte amore che li lega alla figlia e al nipote. Tutto si capovolgerà, però, quando succederà qualcosa di critico e irreparabile.

N. Butler, Uomini di poca fede, Marsilio

La storia in sé e per sé è molto lineare. Nessuna svolta, nessun evento inaspettato, ma comunque ben strutturata; fatta eccezione per qualche pezzo, in cui cade troppo nel romanzato, a mio avviso, tendenzialmente l’ho trovata ben scritta ed interiorizzabile.

Uomini di poca fede è sicuramente un libro che porta alla riflessione: il messaggio che fa da sfondo a tutta la vicenda arriva forte e chiaro. Un messaggio che, però, indubbiamente viene rapportato all’esperienza di ciascuno, e perciò assimilato. Il lettore si pone quesiti, mette anche in discussione il proprio rapporto con la fede e la religione: lo fa proprio, lo cala sul proprio vissuto, ed in base a ciò che emerge, da un giudizio di valore su ciò che il romanzo gli ha dato.

Il mondo è pieno di una serie forse infinita di misteri e una quantità ancora più infinita di ipotesi, imbrogli, bugie, ciance e qui e là, seminascosta, una minuscola, intoccabile manciata di risposte.

N. Butler, Uomini di poca fede, pag. 48

Il linguaggio è molto semplice e quotidiano; avvicina sicuramente alla personalità dei protagonisti, li fa sentire più veri, più vissuti. Il tutto è avvolto in un alone utopico, quasi surreale.

Quello che, invece, mi ha lasciato un po’ perplessa è il finale; con questo non voglio dire che non è ben strutturato, ma che io non sono riuscita a comprenderlo appieno. Non ho capito cosa l’autore ha voluto dire e lasciare al lettore con l’epilogo del romanzo, e questo, ahimè, mi ha lasciata con l’amaro in bocca (tra l’altro non amo particolarmente i finali aperti, preferisco conoscere “come vanno a finire“ le varie situazioni narrate).

Concludo dicendo che “Uomini di poca fede“ è un romanzo importante per la riflessione che, indubbiamente, spinge il lettore a fare. Il tema affrontato non è tra i più semplici e Butler è riuscito ad affrontarlo abbastanza bene. Consigliato.

Voto: 3,5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Uomini di poca fede

Titolo originale: Little Faith

AUTORE: Nickolas Butler

Traduzione italiana a cura di Fabio Cremonesi

EDITORE: Marsilio Editori

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

http://www.marsilioeditori.it/lista-autori/scheda-libro/2970347-uomini-di-poca-fede/uomini-di-poca-fede

Ps. Per sapere cosa ne pensano gli altri ragazzi tra le pagine, seguite:

https://instagram.com/a_tuttovolume_libri_con_gabrio?igshid=qft87305pjra


https://instagram.com/labibliotecadelcorsini?igshid=v2kjf1nr33l1


https://instagram.com/libridimarmo?igshid=1dr9a9sfredig


https://instagram.com/luca_massignani?igshid=pddhwshvfkr1


https://instagram.com/matteo_zanini?igshid=1ui9tlja1au1z


https://instagram.com/readeat_libridamangiare?igshid=ru5uu5xpyp73


https://instagram.com/viaggiletterari?igshid=1eepbx9nex48

Categorie
narrativa italiana Recensioni

L’angelo di Monaco di Fabiano Massimi

Ciao lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un romanzo che entra a pieno titolo tra i libri più belli che abbia letto finora.

Si tratta di “L’angelo di Monaco” di Fabiano Massimi edito Longanesi.

Racconta la storia di Angela Raubal, detta Geli, attraverso la sua morte. la ragazza, infatti, viene trovata suicida nella sua camera da letto. Geli Raubal, però, non è una donna come tutte le altre; lei è la nipote prediletta di Adolf Hitler è la casa in cui ha perso la vita è la sua abitazione di Monaco. A fare le indagini, ma soprattutto a constatare il suicidio, vengono chiamati gli ispettori Sauer e Forster. Ma è stata Geli a togliersi la vita? Sauer e Forster si troveranno a divincolarsi in un pericoloso campo minato. Riusciranno a venire a capo di questa intricata matassa?

La realtà è un posto terribile in cui vivere. Preferisco restarci il meno possibile.

Massimi in L’angelo di Monaco partendo da un evento realmente accaduto (la morte di Angela Raubal), coinvolgendo personaggi veramente esistiti, crea una serie di vicende, dialoghi ed incontri che hanno lo scopo di smuovere le coscienze, di spingere il lettore a comprendere cos’era il nazismo “dietro le mura domestiche”.

Geli viene così conosciuta attraverso le storie degli altri personaggi. Si scopre una ragazza poco più che ventenne piena di grandi sogni, speranze, desideri come possono esserlo quelli alla sua età. Geli non passa mai inosservata, sia per la sua singolare bellezza, ma anche e soprattutto per il suo saper comportarsi mai fuori luogo.

Io credo che questo romanzo sia magnificamente ma al tempo stesso tristemente realistico e non solo perché narra un fatto di cronaca veramente successo, ma anche perché nella vita vera non tutto va come vorremmo, alle volte si trionfa, alle volte si fallisce. Inoltre, se è vero che l’apparenza inganna, L’angelo di Monaco nell’esempio; in questo romanzo nulla è dato per certo, nulla è lasciato al caso e tutto è il contrario di tutto. Anche il più piccolo ed insignificante dettaglio, quindi, è messo per uno scopo, fino alle ultime pagine verrà messo tutto in discussione. Appena si crederà di avere capito chi sia “il colpevole”, tutto verrà smontato in una manciata di mosse.

Quello che, però, fa de L’angelo di Monaco IL romanzo è quello che trascende la storia stessa. Dello scritto di Fabiano Massimo, infatti, mi ha colpito il significato che rimane; il messaggio che arriva al lettore.

Certe verità non possono essere trattenute per sempre, e quando viene il momento, quando trovano la spinta e la direzione fatale, rompono gli argini di ogni logica e prudenza.

Lo scopo de L’angelo di Monaco credo sia quello di rivendicare, di dare un minimo di giustizia ad una giovane vita interrotta. Non sappiamo se l’epilogo del libro corrisponda alla verità dei fatti; una cosa, però, è certa: Massimi ha voluto omaggiare la figura di Angela Raubal mostrandole rispetto ed interesse attraverso le proprie parole.

In fondo, qual è il compito di uno scrittore nel creare un romanzo se non quello di “raccontare una bugia per far emergere la verità“?

Leggete L’angelo di Monaco, credetemi, vi arricchirà.

VOTO: 5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’angelo di Monaco

AUTORE: Fabiano Massimi

EDITORE: Longanesi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

GENERE: Thriller/ Giallo storico

PAGINE: 496 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00


Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio.
Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l’appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è «zio Alf», noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le file dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti. Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un’intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell’appartamento del tutore.
Sauer si trova da subito a indagare, stretto tra chi gli ordina di chiudere l’istruttoria entro poche ore e chi invece gli intima di andare a fondo del caso e scoprire la verità, qualsiasi essa sia. Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer, il quale decide di approfondire. Le verità che scoprirà, così oscure da far vacillare ogni sua certezza professionale e personale, lo spingeranno a decisioni dal cui esito potrebbe dipendere il futuro stesso della democrazia in Germania…
Sullo sfondo di una Repubblica di Weimar moribonda, in cui si avvertono tutti i presagi della tragedia nazista, L’angelo di Monaco è un thriller in miracoloso equilibrio tra inoppugnabile realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal.

https://www.illibraio.it/libri/fabiano-massimi-langelo-di-monaco-9788830454002

Categorie
Recensioni

Social Dating: boom o boomerang? di Chiara Abbate

Ciao a tutti, oggi vi parlo di un argomento sempre più attuale è preponderante: il mondo delle relazioni digitali attraverso i social dating. Lo faccio recensendo l’ultimo saggio che ho letto: “Social dating: boom o boomerang? come avvicinarsi a nuove relazioni senza allontanarsi dalla realtà.” di Chiara Abbate edito La Rondine.

Cosa tratta?

L’autrice, col suo saggio vuole analizzare il fenomeno sempre più diffuso delle conoscenze, e potenziali relazioni future, nate attraverso l’utilizzo dei cosiddetti social dating, ovvero quelle applicazioni che hanno lo scopo di mettere in contatto le persone al fine di conoscersi, piacersi, e creare una relazione (nel senso ampio del termine) nella vita reale.

Chiara Abbate offre una ricerca accurata e dettagliata delle principali App di incontri, spiegandone le modalità e le finalità di utilizzo, ma anche il target che comprende. Passa in rassegna le applicazioni gratuite, più fruibili ma anche più rischiose di trovare il classico “bidone”; quelle a pagamento meno fruibili ma più sicure, ed ancora quelle utilizzate dai giovanissimi (i ventenni) e quelle frequentati da gente più matura (quarantenni e oltre).

Dopodiché, passa ad esaminare il social date; isola ed analizza tutto il “ciclo di vita” del conoscersi virtualmente: dal primo like (o Swype per alcuni social) alle telefonate in cui si conosce il modo di parlare dell’altra persona, al vero e proprio incontro faccia a faccia. L’autrice non manca, inoltre, di avvertire il lettore sui pericoli o sulle situazioni poco piacevoli che si possono incontrare in questo variegato universo virtuale.

Chiara Abbate esamina l’argomento in maniera naturale e non artificialmente costruita. Nelle sue 130 pagine, non cade mai nel banale e noioso. Riesce, infatti, a mantenere alta la curiosità del lettore. Come? Raccontando storie, facendo esempi, inserendosi nel discorso con le proprie esperienze ed i propri gusti, ma anche, dulcis in fundo, mettendo qua e là alcune citazioni prese in prestito alla letteratura.

Concludo dicendo che Social dating: boom o boomerang? è un saggio che credo sia adatto a tutti: sicuramente offre molto materiale che permette a chiunque voglia approfondire questo argomento, di rifletterci su; ma diventa anche un’ottima guida per tutti coloro che abbiano voglia di provare a trovare la loro anima gemella nel misterioso, ma affascinante mondo virtuale.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Social dating: boom o boomerang?

AUTORE: Chiara Abbate

EDITORE: La Rondine Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2019

GENERE: Saggistica

PAGINE: 130 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 9,90

http://www.edizionilarondine.it/prodotti.php?id=941

Categorie
narrativa straniera Ragazzi tra le pagine Recensioni

Il museo delle promesse infrante di Elizabeth Buchan

Ciao a tutti, il romanzo di cui vi parlerò oggi è “Il museo delle promesse infrante” di Elizabeth Buchan edito Casa Editrice Nord.

Il libro racconta la storia di Laure, proprietaria di un particolare museo parigino delle promesse infrante, appunto. Qual è la peculiarità di questo museo? All’interno possiamo trovare conservati tutti quelli oggetti che le persone considerano l’emblema di una loro speranza infranta, di una promessa disillusa, insomma di tutte quelle aspettative che la realtà non ha visto realizzare. La stessa Laure ha degli oggetti all’interno, simboli di qualcosa che, in un modo nell’altro, l’hanno cambiata per sempre.

La vicenda si snoda in due dimensioni spaziotemporali differenti: da una parte la Parigi dei giorni nostri con il suo museo delle promesse infrante, dall’altra parte, la Praga comunista, quella degli anni Ottanta.

Al contrario di come si pensa, infatti, il romanzo è incentrato quasi completamente sulla parte storica praghese; se dovessi azzardare direi che questo libro è una critica al regime comunista; primo elemento che mi ha messo in continuazione.

Ci si aspetterebbe, infatti, come suggerisce il titolo, che il lettore si debba trovare immerso nella vita di questo museo originale, ascoltando le storie dei vari clienti e riflettendo su di esse; invece, togliendo l’alternanza della prima parte, il romanzo si concentra sul periodo buio della Praga degli anni Ottanta, dov’era il comunismo a decidere le azioni, i pensieri e gli atteggiamenti delle persone.

Devo, però, ammettere che tutta la parte storica è sviluppata con partecipazione, profondità ed anche meticolosità. Si percepisce chiaramente che l’autrice sente molto questo particolare il capitolo della storia umana. L’unico problema è che presenta il libro focalizzando l’attenzione su un aspetto, secondo me, poco approfondito.

Un discorso a sé va fatto per la scrittura di ritmo. Io trovo che la Buchan abbia uno stile molto delicato ed armonico che però, secondo la mia personale impressione, manca di quel pathos che rende la narrazione accattivante e coinvolgente. Questo ha reso il ritmo della storia un po’ lento da un lato ma ha dato più spazio, così facendo, alla drammaticità degli eventi e al dolore sordo della protagonista, dall’altro lato.

Concludendo posso dire che è un libro che mi sento di consigliare, ma con riserva; adatto a tutti coloro che vogliono trovare un contenuto che prescinda dall’apparente presentazione del romanzo. Inoltre, se siete amanti dei romanzi con una forte connotazione storica, questo può fare per voi.

Voto: 3-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il museo delle promesse infrante

Titolo originale: The museum of Broken Promises

AUTORE: Elizabeth Buchan

Traduzione italiana a cura di Valentina Zaffagnini

EDITORE: Casa Editrice Nord

GENERE: Narrativa straniera

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

PAGINE: 396 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,60

Esiste un museo, a Parigi, dove non sono custoditi né quadri né statue. In questo museo si conservano emozioni: ogni oggetto – un vecchio telefono, una scarpetta bianca, un biglietto del treno – è infatti il segno concreto di un amore perduto, di una fiducia svanita, di una perdita. Cimeli donati da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso: quello della notte in cui ha dovuto dire addio al suo vero amore.
 
Quando Laure lascia la Francia e arriva a Praga, nell’estate del 1986, ha l’impressione di essere stata catapultata in un mondo in cui i colori sono meno vivaci, le voci meno squillanti, le risate meno sincere. Poi capisce: lì, la gente è stata costretta a dimenticare cosa sia la libertà. Eppure qualcuno non si rassegna. Come l’affascinante Tomas, incontrato per caso a uno spettacolo di marionette. Per lui, Laure è pronta a mentire, lottare, tradire. Ma ancora non sa di cosa è capace il regime, né fin dove lei dovrà spingersi per salvarsi la vita.
 
Laure si è pentita amaramente della scelta che ha dovuto compiere tanti anni prima ed è convinta che non avrà mai l’occasione per sistemare le cose. Eppure ben presto scoprirà che il Museo delle Promesse Infrante è un luogo in cui le storie prendono nuovo slancio, spiccano il volo verso mete inaspettate. E magari ricuciono i fili strappati dal destino. Come quelli che la legano a un uomo che aspetta solo un cenno per mantenere la sua promessa…

https://www.editricenord.it/libro/elizabeth-buchan-il-museo-delle-promesse-infrante-9788842932529.html

Categorie
narrativa italiana Recensioni

Layla di Massimo Piccolo

Cari lettori e lettrici per passione, oggi torno per parlarvi di un libro che ho iniziato a leggere con un po’ timore e l’ho finito con tanto amore.

Il romanzo in questione è “Layla” di Massimo Piccolo edito Cuzzolin Editore.

La trama della storia è tutta da scoprire pagina dopo pagina. Cosa che conferisce quell’alone di mistero che suscita non poca curiosità. Io comunque ve la spiego per sommi capi, giusto per farvi capire meglio il mio parere riguardante il libro in questione.

Layla è una ragazzina diciassettenne trasferitasi, insieme al padre, a Napoli. Layla è molto timida, misteriosa, introversa e facile preda di crisi d’ansia, motivo per cui a volte ricorre alla medicina per essere aiutata. Trovandosi sola in una città nuova, non ha nessun amico, finché non lega con Sara, la sua nuova compagna di banco che la inserisce nella sua comitiva di amici in cui c’è Gabriel (fidanzato di Sara) e Tommaso detto Pisto (migliore amico e compagno di avventure di Gabriel).

In questo trasferimento a Napoli entra in scena pure Anna, una donna che aiuta il padre di Layla, il notaio D’Ambrosio, nella gestione della casa e nel rapporto con la figlia. Infine assistiamo, in una storia apparentemente parallela alle vicende della Sposa Vergine, una donna avvolta nel mistero che si occupa di magia e pratiche esoteriche.

Le vite di tutti questi personaggi verranno catapultate in una serie di avvenimenti al limite del reale, in un crescendo di tensione e mistero.

Ho conosciuto Piccolo e la sua scrittura con Estelle ed anche se la tematica, stavolta, è totalmente diversa, la sua grande potenza comunicativa rimane immutata. Nell’accettare la proposta di recensire questo suo nuovo libro, mi sono fatta guidare da questo.

Chi mi segue su Instagram, sa bene che Layla non rientrava pienamente nei miei gusti letterari e ad essere sincera ho iniziato la lettura con non pochi dubbi e perplessità, oltre che con una nota di scetticismo.

Il tema principale è l’esoterismo, affrontato in maniera ottima ed esaustiva, in quanto attraverso i personaggi viene avvalorato da una parte e confutato dall’altra. Mi spiego meglio. Mentre se da un lato l’esoterismo viene visto come realtà possibile con storie e leggende a dimostrazione di ciò, dall’altro si cerca di spiegarlo attraverso argomentazioni scientifiche.

Curious fact: lo sapevi che Napoli è tra i cinque siti esoterici più importanti al mondo?

Piccolo è molto attento nella descrizione geografica di Napoli. Sono infatti citate spesso strade, vicoli e chiese antiche proprio per dare valore alla tesi che è sempre presente in Layla.

I personaggi principali, oltre alla ragazzina diciassettenne, a mio parere, sono utilizzati dall’autore per dar voce a diversi punti di vista. Ciascuno di loro, infatti, con propri vissuti e pensieri, da un significato diverso alla situazione che gli si presenta davanti. Nessuno però si immagina (me compresa!) quello che sarà l’epilogo di tutta la storia. Layla, Sara, Tommaso e Pisto, infatti, vedono confluire le loro vite in un finale del tutto inaspettato, sconvolgente ed inevitabile che metterà tutto in discussione, persino le opinioni più ferme e consolidate.

Layla di Massimo Piccolo è un romanzo che inquieta, sorprende e coinvolge a tal punto da non riuscire a capire cosa è reale da cosa non lo è. Assolutamente consigliato!

Voto: 4,5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Layla

AUTORE: Massimo Piccolo

EDITORE: Cuzzolin Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 392 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 14,90

In una Napoli vera e contemporanea (lontana dal folclore o dal racconto di Gomorra), nel normale scorrere delle giornate di cinque ragazzi, tra passioni, desideri e i naturali intoppi del diventare adulti, si insinua una realtà fatta di misteri e accadimenti inspiegabili e spaventosi. Chi è Layla e quali segreti nasconde? E chi si cela dietro il personaggio de la sposa, una sacerdotessa amorevole che ha saputo decifrare i mille indizi che la città conserva (ora in una cappella chiusa del Duomo, ora in un dipinto, ora nelle fattezze di una Madonna col Melograno) o una spietata dispensatrice di morte? E Gabriel, mente brillante e razionale immune anche al più piccolo tentennamento, che già a cinque anni ai cartoni animati preferiva i programmi di Piero e Alberto Angela (e socio del Cicap a dodici), riuscirà a interrompere quanto di drammatico e incomprensibilesembra destinato a succedere?