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La forma del silenzio di Stefano Corbetta

Se cercate un romanzo delicato, ma allo stesso tempo emozionante e profondo, allora dovete leggere La forma del silenzio di Stefano Corbetta, edito Ponte alle Grazie; un romanzo pieno di sentimento che offre notevoli spunti di riflessione.

La storia.

In provincia di Milano, in una fredda notte di dicembre di fine anni Sessanta, un bambino scompare dal cortile di una nota scuola. Il bambino è Leo, affetto da sordità bilaterale, la scuola è il Tarra, rinomato istituto che si occupa della formazione di bambini e ragazzi sordi. Leo nasce e cresce in una famiglia come tante, circondato da affetto. Una famiglia che, però, non ha fatto i conti con la tragedia. Passano vent’anni, la vita continua, ma c’è una giovane donna che tenta di sopravvivere alla scomparsa del fratellino. Questa donna è Anna. Anna ha scelto di essere psicologa e nel suo studio un giorno arriverà un ragazzo sordo, Michele, che le riferirà di sapere chi ha fatto sparire Leo…

Diversità.

Il tema principale o, per meglio dire, più evidente è la diversità, il bambino infatti è sordo ed ha un approccio diverso alla realtà. La diversità spesso si associa a carenza, “difetto“; si tende pensare al diverso come se non fosse al pari di tutti gli altri. Stefano Corbetta, col suo romanzo, vuole dare il suo contributo affinché ci sia un “cambio di rotta” nel modo di pensare. Corbetta sottolinea il fatto che il diversamente abile (come oggi si usa dire) non è colui che è meno di un altro, ma colui che arriva alle stesse consapevolezze e potenzialità per altre vie. Con La forma del silenzio i concetti di normalità e diversità perdono i propri confini. Non manca, però, la descrizione emotivamente forte, della sofferenza un bambino che si trova costretto ad uniformarsi ad un mondo che non accetta altre vie di espressione e conoscenza.

Aveva sempre pensato che ci dovesse essere una proporzione tra la portata della perdita e il dolore che ne conseguiva, come se la sofferenza fosse legittimata soltanto dalla sua esternazione.

S. Corbetta, La forma del silenzio, Ponte alle Grazie, pag. 225

Altri spunti di riflessione.

Oltre al tema della diversità, La forma del silenzio pone domande, incoraggia la riflessione. Indaga sui rapporti umani, tanto complicati, quanto misteriosi. Nel romanzo vengono affrontati i legami familiari, i rapporti spesso poco trasparenti, le parole non dette tra marito e moglie, tra genitori e figli. Viene posta, inoltre, particolare attenzione all’amore, nella sua accezione più pura. Quello che mi sono chiesta, leggendo questo libro, è stato: a quanto si può rinunciare per amore di un’altra persona? Si può arrivare mentire o allontanare lui/lei da noi?

Concludo dicendo che La forma del silenzio è un romanzo che tutti dovrebbero leggere; è un libro che riesce a parlare contemporaneamente al cuore ed alla mente. Fatevi un regalo: leggetelo!

Classificazione: 4 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La forma del silenzio

EDITORE: Ponte alle Grazie

GENERE: Narrativa italiana

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

AUTORE: Stefano Corbetta

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2020

PAGINE: 240 (cartaceo)

Leo ha sei anni. È nato sordo, ma la sua infanzia scorre serenamente. Con la sua famiglia, Leo parla la Lingua dei Segni, e quella degli affetti, che assumono forme inesplorate nei movimenti delle mani dei genitori e della sorella Anna. Ma è giunto il tempo della scuola e Leo viene mandato lontano da casa, a Milano, in un istituto che accoglie bambini come lui. Siamo ai tempi in cui nelle scuole è vietato usare la Lingua dei Segni. All’improvviso per Leo la vita diventa incomprensibile, dentro un silenzio ancora più grande di quello che ha vissuto fino a quel momento. Poi, in una notte d’inverno del 1964, Leo scompare. A nulla servono le ricerche della polizia: di Leo non si ha più notizia. Diciannove anni dopo, nello studio della sorella Anna, si presenta Michele, un compagno di Leo ai tempi della scuola. E inizia a raccontare la sua storia, partendo da quella notte d’inverno.


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Io sono l’abisso di Donato Carrisi

Esce oggi, in tutte le librerie e gli store online, il nuovo romanzo di Donato Carrisi, edito Longanesi Editore: Io sono l’abisso. E’ un thriller atteso da molti, in cui Carrisi, si conferma – per l’ennesima volta – un maestro della manipolazione e dei colpi di scena.

La storia.

I protagonisti assoluti dell’intera vicenda sono tre: l’uomo che puliva, la ragazza col ciuffo viola e la cacciatrice di mosche. Sono tre persone che non si conoscono, che conducono una vita come quella di tanti e che si portano dietro ciascuno la propria storia. Tutto sembra procedere come sempre, finché un giorno il destino non decide di mischiare le carte e legare irreparabilmente queste tre vite. Queste tre storie, piene di segreti e di dolori, si avvicineranno, si allontaneranno, si incastreranno, quasi come in una danza oscura, che non riusciranno più a controllare.

Ma il dubbio, a volte, è meglio della verità.

D. Carrisi, Io sono l’abisso, Longanesi Editore, pag. 278

L’abisso.

Credo che l’intera vicenda, tutto quell’insieme di azioni e pensieri che muovono i personaggi, abbia come punto focale, l’abisso. Abisso inteso come profondità, parte più oscura ed intima dell’essere umano; forza centrifuga che tutto risucchia.
L’uomo che puliva, la cacciatrice di mosche e la ragazza con il ciuffo viola, ciascuno a modo proprio, sono attratti da una mano tanto invisibile quanto potente che li tira verso di sé, verso il baratro.

Carrisi, come ormai noto, riesce ad entrare nella mente del lettore, indirizzandolo verso percorsi da lui prestabiliti. Una delle cose che più mi piace di Carrisi è, infatti, l’abilità nel manipolare, riuscendo così, nelle battute finali, a sorprendere chi legge spostando ed unendo pezzi come un puzzle.
Nello specifico, in Io sono l’abisso, questa qualità viene manifestata ancora di più (chi lo leggerà se ne accorgerà sicuramente).

Colpi di scena, ritmo calzante man mano più serrato, adrenalina: questi sono gli elementi calzanti del romanzo. Se proprio dovessi essere pignola e fare un appunto, riguarderebbe il finale, che si svolge, forse, un tantino velocemente.

Concludendo posso dire che, Io sono l’abisso è un libro che vale la pena leggere e, visto il periodo, potrebbe essere una valida occasione per sgombrare – qualche ora – la mente dai pensieri che opprimono.

Classificazione: 4 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Io sono l’abisso

EDITORE: Longanesi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 novembre 2020

PREZZO DI COPERTINA: € 22,00

AUTORE: Donato Carrisi

GENERE: Thriller psicologico

PAGINE: 384 (cartaceo)

Sono le cinque meno dieci esatte. Il lago s’intravede all’orizzonte: è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Non prova ribrezzo per il suo lavoro, anzi: sa che è necessario. E sa che è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti.
E lui sa interpretarli. E sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto.
L’uomo che pulisce vive seguendo abitudini e ritmi ormai consolidati, con l’eccezione di rare ma memorabili serate speciali.
Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui che ha scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina. Il rischio non è solo quello che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente.
Il vero rischio è, ed è sempre stato, sin da quando era bambino, quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde.
Ma c’è un’altra cosa che l’uomo che pulisce non può sapere: là fuori c’è già qualcuno che lo cerca. La cacciatrice di mosche si è data una missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna.
E quando il fondo del lago restituisce una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è soltanto una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.


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Quello che è Stato di Mimmo Rafele

Se dovessi descrivere con tre parole il nuovo romanzo di Mimmo Rafele edito Fandango Libri, Quello che è Stato, sarebbero queste: legame, astuzia e vendetta. Ma partiamo dall’inizio…


Questo è un romanzo, un’opera di fantasia, ma come ogni opera di fantasia nasce dalla realtà.
Ciò che è inventato non è mai accaduto, ma sarebbe potuto accadere.
Ciò che è reale è accaduto, ma, il più delle volte, non sarebbe dovuto accadere.

Mimmo Rafele

La storia.

Il protagonista di questa storia si chiama Lucio Cuccia ed è un ragazzino siciliano di quindici anni che, in occasione della festa dei lavoratori del 1947, perde entrambi i genitori (simpatizzanti comunisti) per mano della destra eversiva del secondo dopoguerra (coloro rimasti fedeli al regime fascista, per intenderci). A Lucio, ritrovatosi orfano, non resta che scappare; si imbarca dunque su una grossa nave diretta a Napoli, dove fa la conoscenza con gente ben vestita, che riconoscere essere gli artefici della morte della sua famiglia. Lucio, decide così, di farseli amici in modo da poter conoscere il loro potere dall’interno. Giunto a Napoli, Lucio, entra in contatto anche con i comunisti di Napolitano e Amendola. Lucio inizia così a fare la spia in entrambi i movimenti, tenendo per se le informazioni che gli serviranno per vendicare i propri genitori…

Il periodo storico.

La storia si sviluppa, quasi interamente, nel biennio compreso tra 1947 ed il 1948: anni particolarmente importanti per le sorti italiane. L’Italia diventata Repubblica, infatti, deve decidere quale orientamento dare al proprio governo; si dibattono dunque gli “ex partiti fascisti” (appoggiati, più o meno tacitamente, dagli Stati Uniti) ed il partito comunista, sostenuto dall’URSS, che va prendendo sempre più piede. E’ una lotta, dunque, alla rivalsa; sono tempi di complotti, corruzioni e spionaggi. La vicenda di Lucio può benissimo rappresentare le storie di molti ragazzi che si trovano a muoversi in scenari così tumultuosi; ragazzi, che mossi dai più vari motivi, non accettano pienamente lo “stai con me o contro di me“.

L’intero racconto è contornato da moltissimi personaggi realmente esistiti che, nel bene ma anche – purtroppo – nel male, hanno lasciato un segno nella storia del nostro Paese. A titolo esemplificativo, troviamo Lucky Luciano, Giorgio Napolitano, Giulio Andreotti, il “Bandito” Giuliano…

Legame, astuzia e vendetta.

Ho iniziato questa recensione scrivendo i tre termini che, a parer mio, descrivono perfettamente questo romanzo, e cioè: legame, astuzia e vendetta.
La prima cosa che si nota, leggendo Quello che è Stato, è il forte legame che c’è tra il protagonista ed i propri genitori; anche se, a voler guardare meglio tra le righe, questo forte senso di appartenenza si può allargare alle origini ed alle ideologie della famiglia. Sarà proprio questo attaccamento che lo spingerà ad agire e così cominciare la storia.
Lucio Cuccia ha un’astuzia molto raffinata; riesce da solo, a comprendere quale sia la mossa giusta da fare per arrivare al compimento della sua missione. Questa sua astuzia lo porterà ad avvicinarsi sempre più all’obiettivo prefissatosi: la vendetta. Quest’ultima, assieme al forte legame con le origini, rappresenta il motore, la fiamma viva di tutto il romanzo.

Considerazioni finali.

Mimmo Rafele possiede un linguaggio che fulmina, che riesce a far centro nella mente e nel cuore del lettore; è semplice ma non scontato, diretto ma non doloroso. Quello che è Stato è un romanzo che mi sento di consigliare, in particolar modo agli amanti del genere storico, ma anche a tutti coloro che vogliono leggere una bella storia, per nulla ovvia.

Sapete qual è l’unica pecca? Che finisce!

Classificazione: 4.5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Quello che è Stato

EDITORE: Fandango

GENERE: Narrativa italiana

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

AUTORE: Mimmo Rafele

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2020

PAGINE: 315 (cartaceo)

1 maggio 1947, Portella della Ginestra. Lucio ha 15 anni e con i genitori sta celebrando la festa del lavoro. In un attimo la folla viene crivellata di colpi, Lucio si ritrova coperto dal sangue della madre, accanto a lui anche il padre muore sotto i suoi occhi, tenendo ancora stretta la bandiera rossa.

Lucio rapido la raccoglie e scappa. A compiere la strage, scoprirà subito dopo, è stato il bandito Giuliano, d’accordo con dei signori ben vestiti che il ragazzo non conosce.

Ormai orfano, Lucio si imbarca clandestino su una nave, dove conoscerà Calogero Frangipane, ambiguo avvocato palermitano che lo prende sotto la sua protezione. Ed è a Napoli che, grazie a Frangipane, Lucio entra in strani giri, quello dei femminielli e dei piccoli delinquenti che cercano di sopravvivere, quello dei ricchi e dei malavitosi, di Lucky Luciano, degli americani e della destra eversiva del secondo dopoguerra.

Ma è sempre a Napoli che Lucio si avvicina ai comunisti di Napolitano e Amendola, è a Napoli che scopre l’amore e compie la sua prima spedizione punitiva, tessendo un pericoloso doppio gioco tra le due parti – i neri e i rossi – impegnate in una sotterranea e violentissima guerra civile.

A guidarlo il desiderio di vendetta contro tutti coloro che hanno causato la morte dei suoi genitori. Mimmo Rafele tesse il romanzo di formazione di una spia nell’Italia delle macerie postbelliche, ripercorrendo le tappe di un conflitto armato in cui il nostro Paese è stato una pedina in quella sanguinosa partita a scacchi che sarebbe diventata la Guerra Fredda.

Un libro magnetico, avventuroso, una lettura indispensabile per chi ama le storie di spie e gli intrighi.

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Quel prodigio di Harriet Hume di Rebecca West

Esce oggi, per Fazi Editore, un romanzo – che non era stato ancora pubblicato – dell’autrice inglese Rebecca West (meglio nota per aver scritto la trilogia de La famiglia Aubrey), dal titolo: Quel prodigio di Harriet Hume.

La storia.

I protagonisti assoluti di questa storia sono Harriet Hume e Arnold Condorex; donna umile, semplice ma con una grande sensibilità la prima, uomo determinato, arrivista e disposto a tutto per i propri fini il secondo. I due vengono travolti da un sentimento di amore – odio reciproco; sono eternamente combattuti tra l’attrazione e la repulsione. Questa triste situazione è avvantaggiata da un particolare dono di lei, ossia quello di leggere nella mente di lui, scoprendo così tutti i meschini imbrogli messi in atto da quest’ultimo per arrivare ad ottenere una posizione di privilegio nella gerarchia sociale e politica.

I personaggi.

La storia è interamente dedicata al rapporto strano (e per certi versi, ossessivo) tra Harriet Hume e Arnold Condorex.

Harriet è una donna semplice, a cui piace fantasticare, che potremmo definire quasi eterea. Possiede, infatti, il dono di leggere nella mente della persona a cui è legata, Arnold appunto. In un certo qual modo, può rappresentare il fulcro dell’intera vicenda; volente o nolente rappresenta la “portatrice” degli esiti dell’intera vicenda.

Arnold Condorex, invece, rappresenta l’esatto opposto della sua “metà”. Cinico, razionale ed arrivista, concentra tutta la sua attenzione sull’accumulo dei beni materiali e sull’ottenimento di una posizione sociale agiata. Lui crede fermamente che se non si ha avuto la fortuna di nascere ricco e potente allora si è legittimati ad usare qualunque mezzo per accaparrarsi una posizione di tutto rispetto. I suoi piani, però, verranno fatti saltare dal dono prodigioso di Harriet Hume.

Si potrebbero pensare, entrambi i personaggi, come le due facce della stessa medaglia. Cercando di leggere tra le righe, si potrebbe ipotizzare che Harriet sia la parte più intima di Condorex; la coscienza che va a scontrarsi con la parte più razionale ed avida.

Lo stile.

Il punto forte del romanzo è lo stile utilizzato dall’autrice. Rebecca West usa, nel descrivere le situazioni, un linguaggio musicale, ricercato ed, anche, quasi onirico; è un po’ difficoltoso prendere il ritmo, ma non appena si familiarizza con la scrittura “danzante” dell’autrice, si viene trascinati pienamente dentro la storia. Per me, il linguaggio, all’inizio è stato fonte di incertezza; con lo scorrere della lettura, invece, mi sono innamorata proprio di questo ritmo affascinante.

Conclusione.

Quel prodigio di Harriet Hume è un romanzo particolare ma profondo. Per me è stata una bella scoperta, lo consiglio quindi a voi.

Classificazione: 3.5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Quel prodigio di Harriet Hume

AUTORE: Rebecca West

EDITORE: Fazi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 novembre 2020

PREZZO DI COPERTINA: € 18,OO

Titolo originale: Harriet Hume. A London fantasy

Traduzione a cura di Francesca Frigerio

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 259 (cartaceo)

Harriet Hume, affascinante pianista squattrinata, mistica e stravagante, è l’essenza della femminilità; Arnold Condorex, spregiudicato uomo politico imbrigliato in un matrimonio di convenienza con la figlia di un membro del Parlamento, è un ambizioso calcolatore senza scrupoli. I due si amano: sono opposti che si attraggono, e nel corso degli anni si incontrano e si respingono, in varie stagioni e in vari luoghi di Londra, come legati da un filo sottile che non si spezza mai. La loro relazione si dipana tra il realismo dell’ambientazione cittadina e l’incanto magico della fiaba: le doti musicali di Harriet sconfinano in una stregoneria allegra e un po’ pasticciona, che le permette di leggere nel pensiero dell’amato. Quando Arnold se ne rende conto, diventa ostaggio di questo dono sovrannaturale, grazie al quale Harriet può svelare le macchinazioni politiche alle quali lui è ricorso per anni – e che ancora continuerebbe volentieri a imbastire – per fare carriera. La donna costringe l’amante a fare i conti con se stesso: Harriet è la coscienza di Arnold, la sua parte migliore; è l’integrità, il rifiuto di ogni compromesso, è tutto ciò che Arnold non può manipolare, come ha fatto con la politica e con il matrimonio.
Quel prodigio di Harriet Hume racconta la vittoria dell’amore e della bellezza sull’eterna esigenza maschile di dominio, con uno stile tanto poetico quanto la Londra che celebra, e l’aggiunta di una componente fantastica che dona a queste pagine un tocco magico. La penna di Rebecca West al suo meglio: il brio, la finezza psicologica e il lirismo descrittivo dell’autrice concentrati in un romanzo delizioso.

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La Biblioteca di Mezzanotte

Uscirà domani, per Edizioni E/O, il nuovo romanzo di Matt Haig: La Biblioteca di Mezzanotte; un romanzo che parla di rimpianti, di speranze, di nuove possibilità.

« Tra la vita e la morte c’è una biblioteca» disse. «E all’interno di questa biblioteca, scaffali e scaffali di libri che si rincorrono all’infinito. Ogni libro offre la possibilità di un’altra delle vite che avresti potuto vivere. Di vedere come le cose avrebbero potuto essere, se avessi fatto altre scelte… Avresti agito diversamente, se ti fosse stata concessa l’opportunità di gettarti alle spalle i rimpianti?».

M. Haig, La Biblioteca di Mezzanotte, Edizioni E/O pag. 45.

La storia.

La protagonista de La Biblioteca di Mezzanotte è Nora Seed, che arrivata ad un momento critico della sua vita, decide di farla finita. Proprio in questo momento si ritrova catapultata in una dimensione parallela, una terra di mezzo tra la vita e la morte, appunto. In questo luogo, in cui ci sono infiniti libri, stipati in altrettanti infiniti scaffali, Nora si troverà a riflettere, aiutata da una persona a lei molto cara, sui propri rimpianti e su come sarebbe stata la sua vita se avesse fatto scelte diverse…

M. Haig, La biblioteca di Mezzanotte, Edizioni E/O

Rimpianti e nuove opportunità.

Il tema principale del romanzo è il rimpianto e, nello specifico, quanto esso possa rendere difficile andare avanti nella vita. Nora, infatti, mediante La biblioteca della mezzanotte, ha la possibilità di vivere molte vite; provare come sarebbe andata la sua vita se avesse preso una decisione diversa. Sarà, infatti, – tra le altre cose – una famosa rockstar, una glaciologa, una campionessa olimpica di nuoto…

Tutti questi tentativi di vite alternative, le faranno capire cose importanti della propria vita, ma soprattutto conoscere meglio se stessa, i propri bisogni ed interessi essenziali. Un posto rilevante, all’interno del libro, lo occupano anche le eventuali nuove possibilità che possono crearsi nella vita di ciascuno; come cioè potremmo vivere tante diverse vite soltanto agendo e scegliendo diversamente.

Non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni.

M. Haig, La biblioteca di Mezzanotte, Edizioni E/O, pag. 23

Un grande viaggio introspettivo.

Io credo che il maggiore punto di forza de La Biblioteca di Mezzanotte, oltre la storia in sé, è il profondo significato che si cela tra le righe. Matt Haig è riuscito a condurmi in un intenso viaggio introspettivo; durante la lettura, mi sono trovata spesso a riflettere su cosa io stessa provi paragonandomi, immedesimandomi o distanziandoli dalle sensazioni e dalle convinzioni della protagonista.

Considerazioni finali.

Matt Haig con una scrittura semplice ma magnetica, ha creato un capolavoro. La Biblioteca di Mezzanotte emoziona e commuove, fa riflettere e fa sognare, rattrista e da speranza. Domani sarà disponibile in tutte le librerie e store online. Leggetelo, ne vale la pena.

Classificazione: 5 su 5.

TITOLO: La Biblioteca di Mezzanotte

AUTORE: Matt Haig

EDITORE: Edizioni E/O

DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 Novembre 2020

PAGINE: 336 (cartaceo)

Titolo originale: The Midnight Library

Traduzione italiana a cura di Paola Novarese

GENERE: Narrativa Straniera

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Fra la vita e la morte esiste una biblioteca.
Quando Nora Seed fa il suo ingresso nella Biblioteca di mezzanotte, le viene offerta l’occasione di rimediare agli errori commessi. Fino a quel momento, la sua vita è stata un susseguirsi di infelicità e scelte sbagliate. Le sembra di aver deluso le aspettative di tutti, comprese le proprie. Ma le cose stanno per cambiare.
Come sarebbe andata la vita di Nora se avesse preso decisioni diverse? I libri sugli scaffali della Biblioteca di mezzanotte hanno il potere di mostrarglielo, proiettando Nora in una versione alternativa della realtà. Insieme all’aiuto di una vecchia amica, può finalmente cancellare ogni suo singolo rimpianto, nel tentativo di costruire la vita perfetta che ha sempre desiderato. Ma le cose non vanno sempre secondo i piani, e presto le sue nuove scelte metteranno in pericolo la sua incolumità e quella della biblioteca.
Prima che scada il tempo, Nora deve trovare una risposta alla domanda di tutte le domande: come si può vivere al meglio la propria vita?

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L’enigma della camera 622 di Joel Dicker

A settembre, col gruppo di lettura creato da Silvia di Leggere ti salva, #nellastanza622, ho letto l’ultimo lavoro di Dicker, L’enigma della camera 622, pubblicato in Italia da La Nave di Teseo.

Faccio una premessa doverosa: questo è il mio primo approccio con l’autore, quindi, quello di cui parlerò sarà rapportato al singolo romanzo e non al confronto con le altre sue opere.

Di cosa parla.

Il protagonista del romanzo è l’autore stesso, che in un momento delicato della sua vita, decide di trascorrere qualche giorno in montagna soggiornando presso il Palace de Verbier. Subito nota una stranezza: mentre sta andando nella sua camera, vede che le numerazioni delle stanze saltano un numero; si passa, infatti, dalla camera 621, alla 621bis, per poi continuare con la 623. Nella 621bis (all’epoca, 622), tanti anni prima, infatti, è successo un omicidio, ancora rimasto irrisolto. Questo evento tragico, ruota attorno ad una potente banca svizzera. Il protagonista, quindi, si interesserà così tanto alla vicenda, da portare alla luce tanti fattori interessanti e sorprendenti.

“Anastasia, tutto bene?” chiese di nuovo Macaire.

Lei si asciugò una lacrima che scorreva sulla guancia.

“Tutto a posto”, assicurò.

“Stai piangendo?”

“No, mi è solo finita un po’ di polvere nell’occhio.”

“E’ una risposta da romanzo” fece notare lui. “La polvere non ha mai fatto piangere nessuno.”

“La polvere dei ricordi, sì.”

J. Dicker, L’enigma della camera 622, La Nave di Teseo, pag. 216

I tempi.

La vicenda si svolge su due piani temporali differenti; si snoda, infatti, tra presente e passato. Da una parte troviamo lo scrittore che scopre questo mistero e decide di svelarlo, dall’altra parte viviamo gli avvenimenti nel momento stesso in cui sono successi. C’è, quindi, un continuo passaggio tra quello che è e quello che è stato. La cosa che però più sorprende, è la maestria nel gestire questo alternarsi: Dicker riesce a dare alla storia uno stretto filo logico, in cui è difficile perdersi.

Lo stile e la scrittura.

La prima cosa che mi ha colpito in questo romanzo, ancor prima di entrare nel vivo della storia, è stata la scrittura magnetica, affascinante, quasi intima, con cui l’autore sceglie di rivolgersi al lettore. Mi sono sentita trasportare da queste parole che subito mi suonavano familiari. Poi sono entrata nella vicenda vera e propria ed è lì che è iniziata la magia! Io credo che Dicker sia un genio nel mistero, nella suspense. Riesce a creare dei colpi di scena sbalorditivi e del tutto inaspettati; non appena si crede di aver capito qualcosa, ecco che subito viene tutto capovolto.

Cosa siamo capaci di fare per difendere le persone che amiamo? E’ da questo che si misura il senso della nostra vita.

J. dicker, l’enigma della camera 622, la nave di teseo, pag. 624

Una storia nella storia.

Dicker, col suo romanzo, ha voluto elogiare e ricordare il suo primo editore recentemente scomparso, la persona che ha creduto in lui fin dal primo momento. Lo fa ripercorrendo tutta la sua carriera ed il suo successo improvviso col primo bestseller. E’ davvero qualcosa di molto commovente.

Considerazioni finali.

L’enigma della camera 622 è un librone di 632 pagine che affascina, travolge e conquista. Un thriller ben strutturato con un finale del tutto inaspettato.

Classificazione: 4.5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’enigma della camera 622

Titolo originale: L’énigme de la chambre 622

AUTORE: Joel Dicker

Traduzione italiana a cura di Milena Zemira Ciccimarra

EDITORE: La Nave di Teseo

GENERE: Narrativa Straniera/Thriller

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2020

PAGINE: 632 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 22,00

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella camera 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nell’hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella camera 622 del Palace de Verbier.

Joël Dicker, autore dei successi mondiali La verità sul caso Harry QuebertIl libro dei BaltimoreLa scomparsa di Stephanie Mailer, ritorna con un romanzo straripante, pieno di colpi di scena, di personaggi dalla doppia o tripla verità, sullo sfondo di giochi di potere, segreti di famiglia, inganni, tradimenti e gelosie.
Un romanzo congegnato con diabolica perfezione, in cui nulla e nessuno sono veramente come appaiono.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel

Poco tempo fa, ho avuto la fortuna di conoscere, grazie all’ufficio stampa di Atlantide Edizioni, la scrittura di Tiffany McDaniel. L’estate che sciolse ogni cosa è il suo romanzo di esordio.

Di cosa parla.

Ci troviamo a Breathed, in Ohio. È l’anno 1984. È un’estate infuocata, il caldo è soffocante. È anche il momento in cui, al protagonista, Fielding Bliss, cambierà per sempre l’esistenza. Il padre, infatti, un affermato avvocato, decide di scrivere una lettera al diavolo, invitandolo a soggiornare in questa piccola cittadina. Nessuno, però, immagina che il diavolo risponderà alla lettera e si mostrerà ai cittadini, nelle sembianze di un ragazzino con la pelle nera e con gli occhi verde acceso, che si farà chiamare Sal. Da quel momento in poi, una serie di avvenimenti segneranno per sempre il destino di tutte le persone che avranno avuto contatti col ragazzino venuto da chissà dove…

Non si possono amare i propri giorni se li lasci passare urlando come un idiota contro un’esistenza che detesti.

T. McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa, Atlantide Edizioni, pag. 238

I protagonisti.

Attorno alle vicende dell’estate 1984 si muovono diversi personaggi, che per caso, o per conseguenza, hanno incrociato le strade di quelli che sono i protagonisti, e che, per questo, hanno visto le loro vite segnate dagli eventi accaduti.

La vicenda è narrata dalla voce di Fielding Bliss, un signore giunto quasi alla fine della sua vita che ricorda tutto quello che successe quella fatidica estate dell’84. Fielding ricorda di essere stato un ragazzino ingenuo, spontaneo, che viveva una vita apparentemente normale. Fino all’arrivo di Sal; l’incontro con questo ragazzino, infatti, segna lo spartiacque tra il passato ed il futuro, tra quello che poteva essere se, ma che invece non è stato. Fielding diventa un adulto segnato dalla sofferenza, dalla diffidenza, ma anche da una grande voglia di rimediare, di capire, di essere amato.

Sal, è un ragazzino che dice di essere il diavolo, che arriva contemporaneamente al caldo soffocante, che porta con sé una serie di conoscenze, di storie, di esperienze che suscitano diffidenza, timore e pettegolezzi.

Oltre la storia: i temi trattati.

Quello che mi ha piacevolmente colpito durante la lettura de L’estate che sciolse ogni cosa è che, oltre alla storia in sé, vengono trattate tematiche e problematiche, ancor oggi, molto attuali, quali ad esempio, l’omofobia, il razzismo. Tiffany McDaniel, infatti, riesce ad esporre mediante la narrazione, punti di vista, preconcetti e pregiudizi che sono radicati nella collettività; ieri come oggi. Questo romanzo è riuscito ad offrirmi diversi ed ottimi spunti di riflessione.

T. McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa, Atlantide Edizioni.

Considerazioni finali.

Mi sento di affermare, con sicurezza, che L’estate che sciolse ogni cosa, rientra tra le letture più belle di quest’anno; è un romanzo doloroso, struggente, che ci fa interrogare su quanto la vita sia imprevedibile, ma anche precaria. La potenza narrativa dell’autrice, riesce a tenere incollati dalla prima all’ultima pagina.

È un romanzo che dovrebbero tutti leggere perché prescinde i generi letterari e si fa amare.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’estate che sciolse ogni cosa

Titolo originale: The summer that melted everything

AUTORE: Tiffany McDaniel

Traduzione italiana a cura di Lucia Olivieri

EDITORE: Atlantide Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2020

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 380 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding. Nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. A incontrarlo per primo è Fielding, che lo porta con sé a casa. I suoi genitori subito pensano che il giovane, che sceglierà di farsi chiamare Sal, sia scappato dalla propria famiglia, eppure le ricerche non portano a nulla, e in lui sembra esserci veramente qualcosa di impenetrabile e misterioso. Qualcosa che gli abitanti di Breathed non capiscono e li farà persuadere che quel ragazzo dalle lunghe cicatrici sulle spalle sia realmente quello che dice di essere: il diavolo. Intanto, un’afa incredibile scioglie i gelati e i pensieri e confonde i rapporti e le certezze, il senso del bene e del male, dell’amore e della sofferenza, della fiducia reciproca e della paura. Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria.

Pubblicato in: narrativa italiana, Ragazzi tra le pagine

Sirley di Elisa Amoruso

Nel mese di Agosto, col progetto Ragazzi tra le pagine, ho letto “Sirley” di Elisa Amoruso edito Fandango.

La storia.

Ci troviamo intorno agli anni Ottanta e la protagonista è una ragazzina di undici anni di nome Nina.

Nina vive in una famiglia incasinata: il padre e la madre litigano sempre, il fratellino più piccolo è una peste e lei deve accudirlo.

La vita di Nina, però, sarà stravolta dall’arrivo di Sirley, una ragazza più grande di lei, con la pelle mulatta e gli occhi nerissimi. Sirley e Nina diventeranno molto amiche, vivranno un rapporto che riuscirà a cambiare il corso delle loro storie.

Le protagoniste.

Il lettore conosce la storia attraverso gli occhi di una bambina, Nina, che ancora non conosce bene come gira il mondo, che si approccia alla vita con curiosità ed innocenza; una bambina che ancora non sa dare un nome preciso alle cose che vede e sente. Il racconto viene, quindi, filtrato dall’esperienza infantile della “quasi” ragazza.

Nina vuole scoprire, vuole conoscersi, vuole trovare qualcosa di nuovo in cui identificarsi, in modo tale da darsi un posto nel mondo. Questo “nuovo” arriva all’improvviso con Sirley. È nuovo il colore della pelle, è nuova la forma del corpo, è ancora più nuovo l’approccio alla vita.

Sirley, per Nina, rappresenta un salto nel vuoto, una presa di posizione, una finestra aperta per conoscere se stessa.

La paura va condivisa per alleggerirne il peso.

E. Amoruso, Sirley, Fandango

Odori e sapori di un tempo.

Le atmosfere che fanno da sfondo alla storia sanno di passato, di semplicità, di vita vissuta. Come ho già detto, siamo alla fine degli anni Ottanta e l’autrice è riuscita a ricreare alla perfezione tutte le sfumature di quel periodo. Se si chiudono gli occhi, si riescono a sentire di nuovo gli odori che provenivano dalla cucina della nonna, ma anche vedere la cantina dove il nonno faceva il vino. Questo a me, personalmente, ha dato tanto calore al cuore.

Lo stile e la scrittura.

La scrittura di Elisa Amoruso è magnetica; con un linguaggio semplice e lineare riesce a catturare, fin dalle prime pagine, l’attenzione del lettore. Non sono presenti capitoli, ma soltanto paragrafi.

Considerazioni finali.

In conclusione, Sirley è un romanzo di formazione molto piacevole ed interessante; un romanzo in cui vecchio e nuovo. È un libro che si gusta, si sente, si odora; insomma, si vive.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Sirley

AUTRICE: Elisa Amoruso

EDITORE: Fandango

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2020

GENERE: Narrativa italiana/ romanzo di formazione

PAGINE: 159 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: €15,00

È il 1989. Nina ha undici anni e una famiglia incasinata, il padre e la madre litigano sempre, Lorenzo – suo fratello minore –, quando si arrabbia, diventa un pericolo.

Dal centro di Roma si ritrova catapultata in un quartiere di periferia, fatto di palazzoni, ragazzi sui motorini e prati bruciati.

Anche la scuola è diversa, non ci sono le maestre ma le suore, non ha neanche un amico. Ma un incontro improvviso stravolge tutto, come una tempesta: ha tredici anni, abita nel palazzo di fronte, è mulatta e balla la lambada.

Il suo nome è Sirley, viene dalla Guyana francese, in Sud America, e ha un sogno ambizioso: interpretare la Madonna nella processione di quartiere.

Tra le due nasce un legame intenso, fortissimo, che porterà Nina a perdere finalmente il controllo, e a scoprire il suo posto non solo nel mondo, ma nel cuore della sua famiglia. Un romanzo di formazione tenero e avvincente, due protagoniste irresistibili, il racconto di come il desiderio plasma e trasforma l’infanzia in adolescenza.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

La linea del colore di Igiaba Scego

Entrando settembre, si ritorna (in parte) alla normalità. Anche il mio blog, quindi, riparte!

Voglio cominciare proprio parlandovi di La linea del colore di Igiaba Scego edito Bompiani: un libro che ho sentito fin dentro le ossa, per una serie di motivi.

Di cosa parla.

La linea del colore racconta la storia di Lafanu Brawn, una donna di colore che aveva da sempre due sogni nel cassetto: viaggiare e visitare tanti nuovi posti nel mondo e diventare artista. Lafanu ci è riuscita; ma a che prezzo? A causa del colore della sua pelle, infatti, ha subito tante ingiustizie, tanti falsi sorrisi, tante violenza. Parallelamente, conosciamo anche un’altra donna di colore, Leyla, che vive parecchi anni dopo Lafanu, ma che con lei si sente affine.

Le protagoniste.

Lafanu è una donna nata in una comunità povera indiana, chiamata Chippewa. Ha da sempre avuto un’indole ribelle che, però, dal principio, non ha potuto esternare nel posto natio, a causa delle condizioni di vita precarie ed una aspirazione ad un futuro migliore quasi del tutto assente. Grazie ad una serie di circostanze, Lafanu riesce ad arrivare negli Stati Uniti.

Lafanu è una donna che decide di non farsi abbattere dalle porte chiuse, dagli sguardi schifati, dalle violenze verbali e fisiche; è una donna che decide di portare avanti la sua passione, la pittura, e vedere riconosciuto il proprio lavoro al pari dei cittadini “bianchi”.

Leyla, vissuta in una dimensione temporale (ed in parte spaziale) diversa da quella di Lafanu, è anch’essa una donna di colore, che percepisce sulla propria pelle che c’è ancora qualcosa che non va nel lavoro di riconoscimento di pari diritti tra “popoli” diversi; motivo per cui si interessa all’affascinante e tormentata vita di Lafanu Brown.

Tre sorelle nere, estranei l’uno all’altra, divise dei secoli, ma così vicine nella sofferenza. Perché essere neri significava ancora una volta avere a che fare con le catene che laceravano la nostra carne.

I. Scego, La linea del colore, Bompiani, pag. 60.

Periodo storico e contestualizzazione.

Come ho detto prima, la narrazione si divide in due linee temporali differenti; la storia di Lafanu nel passato e quella di Leyla nel presente.

L’epoca che vive Lafanu è la seconda metà dell’Ottocento. È facile pensare, dunque, come le mentalità di quegli anni erano ristrette e la schiavitù era una realtà ancora attuale. I bianchi si sentivano più potenti e più “civili” dei neri.

La linea del colore, però, vuole far vedere come il presente non sia poi così diverso dal passato. Oggi più che mai, mi sento di dire. La superiorità dei cittadini bianchi si sente ancora in maniera prepotente. Come dietro una facciata di accettazione, in realtà ci sia ancora tanto da lavorare. Nella vita di Leyla, infatti, succederà un episodio che farà capire quanto ancora oggi sia fondamentale nascere “dalla parte giusta del mondo”.

Io, personalmente, ho amato tanto questo aspetto. È una cosa che mi ha spinto a riflettere molto su aspetti che magari davo per scontati; su come il mondo va veramente.

Una riflessione personale.

La linea del colore è un romanzo esplosivo fin dalle prime pagine. Inizia infatti con una forte critica all’Italia dell’Ottocento. Già dal primo capitolo si intuisce che quello che ci apprestiamo a leggere sarà un libro che lascerà tanto.

Quello che mi ha maggiormente colpito è stato l’armonico equilibrio tra delicatezza e crudezza. L’autrice sa essere abbasta pungente, ma anche soffice come una nuvola nel descrivere cose che non sono tanto piacevoli; utilizza infatti importanti metafore con i colori (come dimostra anche il titolo).

Per concludere, parlare de La linea del colore non è affatto semplice. Ci sono così tante cose da dire che si rischia di dimenticare qualcosa. Credo però che questo sia un romanzo assolutamente da leggere e da crearsi un proprio pensiero.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La linea del colore

AUTORE: Igiaba Scego

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: febbraio 2020

GENERE: Narrativa

PAGINE: 384 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

VOTO: 4,5/5

Quanti di noi scendendo oggi da un treno a Roma Termini ricordano i Cinquecento cui è dedicata la piazza antistante la stazione? È il febbraio del 1887 quando in Italia giunge la notizia: a Dògali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono stati uccisi dalle truppe etiopi che cercano di contrastarne le mire coloniali. Un’ondata di sdegno invade la città. In quel momento Lafanu Brown sta rientrando dalla sua passeggiata: è una pittrice americana da anni cittadina di Roma e la sua pelle è nera. Su di lei si riversa la rabbia della folla, finché un uomo la porta in salvo. È a lui che Lafanu decide di raccontarsi: la nascita in una tribù indiana Chippewa, lo straniero dalla pelle scurissima che amò sua madre e scomparve, la donna che le permise di studiare ma la considerò un’ingrata, l’abolizionismo e la violenza, l’incontro con la sua mentore Lizzie Manson, fino alla grande scelta di salire su un piroscafo diretta verso l’Europa, in un Grand Tour alla ricerca della bellezza e dell’indipendenza. Nella figura di Lafanu si uniscono le vite di due donne afrodiscendenti realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e l’ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli Stati Uniti dove fino alla guerra civile i neri non erano nemmeno considerati cittadini. A Lafanu si affianca Leila, ragazza di oggi, che tesse fili tra il passato e il destino suo e delle cugine rimaste in Africa e studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d’arte. Igiaba Scego scrive in queste pagine un romanzo di formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale almeno sulla carta tutti erano liberi di viaggiare: perché fare memoria della storia è sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo costruire.

Pubblicato in: narrativa italiana, Ragazzi tra le pagine

Maregrigio di Vincenzo Restivo

Parlare di Maregrigio di Vincenzo Restivo (edito Milena Edizioni) non è affatto semplice. È un romanzo potente, forte, tagliente quasi fino all’eccesso.

Di cosa parla.

Ne Maregrigio conosciamo tante persone diverse: troviamo Ezio, un ragazzo costretto a nascondere la propria omosessualità a causa di una comunità ed una famiglia che non è ancora pronta ad accettarla; c’è Teresa da anni abusata dal (e per conto del) padre; c’è Marisa che si innamora, ma di una persona “sbagliata” per lei; ci sono due fratellini sempre insieme… tutti questi personaggi sono accomunati dal luogo in cui vivono, un piccolo paese, Dragona, che riserva le proprie sorti e le proprie fortune alla Madonna sull’acqua.

Certi dolori hanno la capacità di succhiarti via la vita.

V. Restivo, Maregrigio, Milena Edizioni, pag. 99

I temi trattati

Come scrivevo sopra, parlare di questo romanzo non è affatto semplice, principalmente per i temi trattati. L’autore, infatti, nel suo romanzo affronta tematiche come l’omosessualità, la violenza, l’abuso, persino l’incesto. Sono argomenti per i quali viene una fitta allo stomaco, che fanno indignare, ma che portano, a mente lucida, a riflettere su quanto anche tutto questo faccia parte della vita; costituisca una delle tante pieghe che la realtà può prendere.

Lo stile.

Un punto focale del romanzo è proprio lo stile. Restivo racconta i fatti e le vicende con estrema durezza. Descrive gli accadimenti in maniera cruda, che arriva dritta allo stomaco. Non utilizza edulcoranti, ma parla di queste tematiche in maniera del tutto diretta e quasi squarciante. Non utilizza remore nel narrare di abusi, di violenze o di tutto il margine che la società possiede.

La mia opinione.

Inizio subito facendo delle mie considerazioni sullo stile. Secondo i miei gusti personali, i toni con cui sono descritti i fatti, sono troppo duri per essere digeriti da tutti. Gli argomenti trattati (già forti di suo) sono stati ancor di più resi taglienti dall’utilizzo di un linguaggio crudo e spigoloso. Io, in certe parti, ho avuto difficoltà a continuare la lettura. Era troppo.

Capisco bene però che l’intento di Maregrigio probabilmente sia proprio questo. Aprire una finestra su qualcosa che si tende a tenere nascosto; qualcosa di cui non si parla, considerandolo quasi un tabù.

Mi è piaciuta molto la scelta del titolo, che ho interpretato come la metafora stessa della vita: il mare non è sempre azzurro e cristallino, ma assume anche toni sul grigio; così come la vita non sempre è bella come viene mostrata, ma ci sono delle crepe che purtroppo fanno parte della vita stessa.

Considerazioni finali.

In conclusione, posso dire che Maregrigio è un libro importante, persino necessario perché scomodo; mi sento però di consigliarlo con riserva proprio per il forte effetto che, inevitabilmente, ha sul lettore, non sempre facile da metabolizzare.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Maregrigio

AUTORE: Vincenzo Restivo

EDITORE: Milena Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2020

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 165 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 13,00

Un sedicenne vittima di vessazioni omobofe, una ragazza in lotta con le imposizioni di genere e costretta dal padre a prostituirsi; due ragazzini che cercano riparo da una realtà marcia e brutale nei loro giochi da adulti; una madre che, per sfuggire alla monotonia della sua vita, inizia una relazione segreta con un coetaneo dei suoi figli adolescenti e deve fare i conti con il senso di colpa. Tutti, a Dragona, sono in attesa del miracolo della Madonna sull’Acqua che possa dare loro una nuova speranza di sopravvivenza. Un mare grigio, infermo e infetto fa da cornice a questo intreccio di vite sfiduciate, disilluse e alla deriva, che annaspano, in un crescendo di disperazione, alla ricerca di uno spiraglio di luce.

Pubblicato in: Ragazzi tra le pagine, Recensioni

Le origini del potere di Alessandra Selmi

Avete presente i romanzi storici che non sono solo storia, ma anche molto altro? Ecco, uno di questi è sicuramente “Le origini del potere” di Alessandra Selmi edito Casa Editrice Nord.

Di cosa parla?

Le origini del potere fa parte di una trilogia e racconta la storia di Giuliano Della Rovere, un frate francescano che decide di lasciare il convento per recarsi a Roma al servizio del neo eletto Papa, suo zio. Giuliano, giunto a Roma, vivrà una serie di avventure che lo faranno cambiare ed aspirare sempre più alla sorte capitata allo zio: diventare a sua volta papa. Ci riuscirà?

Il periodo storico.

Ci troviamo nel periodo a cavallo tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. In una Roma in cui è lo stato pontificio ad avere più potere sul territorio. Possiamo, quindi bene capire come le situazioni di allora, storicamente parlando, siano diverse da quelle dei nostri giorni. In quegli anni erano forti i giochi di potere, il cercare a tutti i costi di conquistare più terre possibili. In questo clima la Chiesa aveva un ruolo fondamentale.

Sai bene che non esistono vincitori per nascita, ma è degno della vittoria solo colui che non si rassegna alla sconfitta.

A. Selmi, Le origini del potere, Casa Editrice Nord, pag. 191

L’argomento principale.

Come si può facilmente intuire, anche dal titolo, tutto ruota attorno al potere. Quella smania di avere, di comandare, di sottomettere. E Giuliano, il protagonista, un ragazzo con un carattere particolare, ma con sani principi, sarà folgorato da questa bramosia, man mano che camminerà sui ciottoli di Roma, e mentre frequenterà le ricche sale pontificie.

Il potere, la corruzione, l’essere pronti a tutto pur di ottenere un posticino nelle dinamiche dei potenti, sono temi presenti in maniera forte all’interno del romanzo. Vengono raccontati in maniera fedele e documentata. Il potere viene visto quasi come un’aspirazione presente nella natura stessa dell’uomo; come qualcosa di imprescindibile.

La figura di Giuliano.

Giuliano Della Rovere è un personaggio emblematico; è molto complesso e dalle tante sfaccettature. Giuliano subisce un cambiamento non di poco conto nel corso della storia. Da piccolo personaggio, pieno di dubbi e paure, diventa un uomo carismatico con in mano sempre più potere e disposto a fare sempre di più per accrescere le sue ricchezze e la sua fama; è una persona intelligente, astuta. È uno stratega.

Giuliano è però anche un uomo che ama, che nonostante il suo caratteraccio è disposto ad aiutare e sostenere le persone a lui care, prima fra tutte Lucrezia Normanni. La donna che incontra uno dei primi giorni e che non abbandona per tutto il corso della storia.

La mia opinione.

Le origini del potere di Alessandra Selmi è un libro che ho amato molto. L’autrice ci racconta una avventura coinvolgente ed appassionate; è riuscita a creare una storia passata ma, in un certo qual modo, attuale. Io credo, infatti, che cambiano le situazioni, i luoghi, i periodi, ma quella aspirazione ad avere sempre più, ad ottenere una fetta sempre più ampia di ricchezza, di potere, di affermazione rimane immutata nel tempo. Alessandra Selmi riesce così a far luce su questo aspetto della società ed induce il lettore a porsi delle domande ed a darsi delle risposte.

Il tutto è scritto in maniera fluida, semplice ma magnetica. Cos’altro dire? Che non vedo l’ora di leggere il seguito!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Le origini del potere

AUTORE: Alessandra Selmi

EDITORE: Casa Editrice Nord

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2020

GENERE: Romanzo storico

PAGINE: 384 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 16,90

VOTO: 4-/5

Agosto 1471. Esausto dal lungo viaggio, un giovane frate attraversa le antiche mura che difendono la città, passa accanto alle vestigia diroccate di un passato ormai dimenticato, s’inoltra in un intrico di vicoli bui e puzzolenti. E infine sbuca in una piazza enorme, davanti alla basilica più importante della cristianità, dove si unisce al resto della popolazione. Ma lui non è una persona qualunque. Non più. È il nipote del nuovo papa, Sisto IV. È Giuliano della Rovere. E quello è il primo giorno della sua nuova vita, un giorno che segnerà il suo destino: dopo aver assistito alla solenne incoronazione dello zio, Giuliano viene coinvolto dai suoi cugini, Girolamo e Pietro Riario, in una folle girandola di festeggiamenti nelle bettole della città, per poi rischiare la morte in un agguato e ritrovarsi al sicuro tra le braccia di una fanciulla dal fascino irresistibile. È il benvenuto di Roma a quell’umile fraticello, che subito impara la lezione. Solo i più forti, i più determinati, i più smaliziati sopravvivono in quel pantano che è la curia romana. Inizia così la scalata di Giuliano, che scopre di avere dentro di sé un’ambizione bruciante, pari solo all’attrazione per Lucrezia Normanni, la donna che lo aveva salvato quel fatidico, primo giorno, e che rimarrà al suo fianco per gli anni successivi, dandogli pure una figlia. Anni passati a fronteggiare con ogni mezzo sia le oscure manovre del suo grande avversario, il cardinale Rodrigo Borgia, sia i tradimenti dei suoi stessi parenti, i Riario. Anni passati sui campi di battaglia, ad imparare l’arte della guerra, e a tramare in segreto contro i Medici di Firenze, nonostante il disastroso esito della congiura dei Pazzi. E tutto per prepararsi a un evento ineluttabile: la morte di suo zio, il papa, e l’apertura del conclave. Ecco la grande occasione di conquistare il potere assoluto. Ma Giuliano scoprirà che il destino, per il momento, ha altri piani per lui…

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

Attraverso le tendine di Carmen Martín Gaite

Buongiorno a tutti, oggi torno a parlare di libri, finalmente! Rompo il ghiaccio con Attraverso le tendine di Carmen Martín Gaite edito Voland Edizioni: un romanzo dalla narrazione inusuale, che non si legge spesso.

Di cosa parla?

Racconta la storia di una cittadina spagnola, ed in particolare delle sorelle Ruiz Guilarte: ragazze, cresciute in una famiglia un po’ chiusa, che sono dedite soltanto a trovare un ragazzo “di buon partito” da sposare e a comportarsi in modo da non far pettegolare i propri vicini. È, però, anche la storia di Pablo Klein, il nuovo professore di tedesco del liceo femminile, arrivato da poco, che attrae molte nuove pretendenti, ma che porta anche nuove idee e speranze.

Che argomenti tratta?

Il romanzo, attraverso le storie dei giovani (soprattutto ragazze), pone l’accento sulla mentalità, molto spesso stretta e chiusa, che c’è in molti piccoli paesini. Dove quello che conta è soltanto comportarsi come si aspetterebbe la gente, la famiglia, senza nemmeno riuscire a pensare a soddisfare i propri desideri e sentimenti. Nello specifico, le ragazze in questo paesino spagnolo, hanno il dovere di accasarsi con qualcuno che ha una buona posizione, e dedicarsi esclusivamente al marito ed hai figli; un paese in cui se a casa c’è un lutto anche le finestre devono stare chiuse.

È, però, anche un paese in cui qualcosa sta cambiando. Un paese in cui le ragazze stanno cominciando ad uscire dagli schemi precostituiti dalla tradizione. Questa trasformazione viene poi confermata dall’arrivo di un nuovo personaggio. Un uomo che viene dalla città e che porterà nuove idee e una nuova voglia di riscatto e di presa di coscienza.

In Attraverso le tendine quindi c’è un continuo avvicendarsi tra tradizione e rinnovamento. Tra modelli già stabiliti e voglia di rinnovamento. Tra quello che si deve fare e quello che si vuole fare.

Il periodo storico.

È importante, ai fini della comprensione e dell’apprezzamento, inquadrare bene il periodo storico. Ci troviamo nel dopoguerra civile spagnolo, anni Quaranta, si può, quindi, capire bene questa continua altalena tra il vecchio ed il nuovo. Tra la voglia di cambiare e la paura ad abbandonare schemi ormai consolidati e conosciuti.

Un viaggio ti può cambiare la vita, fartela vedere in un modo diverso e a lei quell’anno l’avrebbe potuta cambiare.

C. Martín Gaite, Attraverso le tendine, Voland Edizioni, pag. 54

La narrazione.

Arriviamo alla cosa che più mi ha colpito e che da subito mi è saltata agli occhi: la scelta narrativa usata dall’autrice. La particolarità del romanzo, è infatti la mancanza apparente di protagonisti. Mi spiego meglio. In Attraverso le tendine, il focus della narrazione cambia continuamente; nello stesso capitolo, la vicenda viene vista ora con gli occhi di uno, ora con gli occhi di un altro protagonista.

Per fare un esempio, possiamo paragonare l’occhio narrativo come uno spettatore che segue ora uno ora l’altro personaggio, lasciando perdere il primo per farsi attrarre dal secondo.

Questo aspetto, mentre da una parte incuriosisce ed invoglia alla lettura, dall’altra parte può disorientare chi legge.

Come disorientante può essere il gioco tra prima e terza persona del narratore. Tutti i capitoli sono, infatti, narrati in terza persona, tranne alcuni (pochi), in prima.

Conclusioni.

Nell’insieme posso dire che, Attraverso le tendine, è un romanzo che non mi è dispiaciuto leggere, che può rappresentare qualcosa di nuovo e che pone riflessioni su temi che spesso diamo per scontati o passati, ma che in realtà, se ci pensiamo bene, non lo sono.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Attraverso le tendine

Titolo originale: Entre visillios

AUTORE: Carmen Martín Gaite

Traduzione italiana a cura di Elisabetta Sarmati

EDITORE: Voland Edizioni

GENERE: Narrativa straniera

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2020

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

VOTO: 3,5/5

In una cittadina della Spagna franchista del dopoguerra civile, la vita di un gruppo di ragazze scorre tra futili conversazioni, passeggiate, balli e primi amori. Nell’attesa, e con l’unica aspirazione, di sposarsi, le sorelle Ruiz Guilarte e le loro giovani amiche conducono esistenze insignificanti e vuote. L’arrivo di Pablo Klein, il nuovo professore di tedesco del liceo femminile, offrirà uno sguardo inedito sui valori imperanti e vacui della provincia. E mentre per alcune Pablo rimarrà un nome da aggiungere all’elenco dei possibili pretendenti, per altre sarà occasione di una mutata presa di coscienza. Vincitore del Premio Nadal nel 1957, Attraverso le tendine già a partire dagli anni ’60 è stato tradotto nelle maggiori lingue europee e oggi finalmente esce anche in edizione italiana.