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Dove cade la luce di Alison ed Owen Pataki

Che rapporto avete con la storia? Io l’ho sempre amata, fin dai primi anni della scuola elementare. Perché vi faccio questa domanda? Perché nel libro di cui vi parlerò oggi, la storia fa da prima donna. Il romanzo in questione è “Dove cade la luce” di Allison ed Owen Pataki edito BEAT Edizioni.

A. Pataki, O. Pataki, Dove cade la luce, BEAT Edizioni

Dove cade la luce è un romanzo ambientato negli anni successivi alla rivoluzione francese, fino ad arrivare alla salita al trono di Napoleone Bonaparte. Seguiamo l’evoluzione di due storie in parallelo. Da una parte assistiamo alle vicende di Andrè Valiere, nato in una famiglia nobile, che decide di rinunciare ai propri titoli nobiliari per servire la nazione. Dall’altra parte, invece, vediamo muovere Jean-Luc Saint-Claire, giovane avvocato, marito e padre di famiglia, con fervidi ideali di uguaglianza e fraternità, che crede veramente nel potere della rivoluzione. Le vite di questi due personaggi si intrecciano in circostanze tragiche e dolorose. Ma davvero un popolo abituato per decenni alla monarchia riuscirà a governarsi da solo? E ancora, qual è stato il prezzo da pagare?

Inizio col dire che Dove cade la luce è un romanzo storico abbastanza impegnativo. Può risultare pesante per chi non è particolarmente propenso al genere. Più che le vicende narrate, assume una posizione importante la storia francese. La rivoluzione viene descritta attraverso un punto di vista originale, diverso dal solito. Quello che descrive è un periodo particolarmente violento e drammatico. Mostra come gli anni della ragione, in cui Chiesa e Monarchia erano messe al bando, non siano poi stati veramente senza macchia; sono anni, infatti, che celano soprusi, sangue e violenze.

“Lo sapete con me hanno preso a chiamare Robespierre?” Merignac inclinò la testa. “L’incorruttibile. Ma io non ne sono così sicuro. Il mio datore di lavoro crede che nessuna virtù umana, sia a prova di corruzione. Si tratta semplicemente di individuare la debolezza di ciascuno.”

A. Pataki, O. Pataki, Dove cade la luce, BEAT Edizioni, pag. 110

La vicenda narrata è abbastanza carina. Il punto di forza del romanzo è l’intreccio delle vite dei vari personaggi che si incontrano e si separano in un gioco armonico.

Dove cade la luce è un libro che approfondisce in maniera esaustiva quegli anni particolari della storia francese, ma che mi sento di consigliare esclusivamente agli amanti del genere.

Voto: 3/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Dove cade la luce.

Titolo originale: Where the light falls

AUTORE: Allison ed Owen Pataki

Traduzione italiana a cura di Chiara Ujka

EDITORE: Beat edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo storico

PAGINE: 395 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Tre anni dopo la caduta della Bastiglia, le strade di Parigi sono ancora in fermento per la Rivoluzione. I cittadini di Francia sono animati dagli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità. La monarchia di Luigi XVI e Maria Antonietta è stata smantellata – con l’aiuto della ghigliottina – e al suo posto sta sorgendo una nuova nazione. Jean-Luc, un giovane avvocato idealista, si trasferisce con la moglie e il figlio da Marsiglia a Parigi, nella speranza di unirsi alla causa. André, figlio di un nobile denunciato, è sfuggito all’esecuzione unendosi al nuovo esercito francese. Sophie, una giovane vedova aristocratica, intraprende la sua lotta per l’indipendenza contro il suo potente e vendicativo zio. Mentre il caos minaccia di annullare i progressi della Rivoluzione e la richiesta di giustizia genera instabilità e paranoie, le vite di questi personaggi si incrociano. Jean-Luc, André e Sophie si troveranno a dover unire le forze in un mondo in cui la sopravvivenza sembra molto difficile, la loro e quella della Nazione stessa.

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La storia degli ultimi Medici: tra scandali e sregolatezze. L’Ultima Regina di Firenze

Ciao a tutti cari lettori. Oggi vi do il buongiorno con un romanzo storico sarcastico e divertente: L’ultima Regina di Firenze di Luca Scarlini edito Bompiani.

Scheda.

TITOLO: L’Ultima Regina di Firenze

AUTORE: Luca Scarlini

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 Agosto 2018

GENERE: Romanzo Storico

FORMATO: Cartaceo (311 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 4/5

Però, che amarezza, se fare il Granduca fosse toccato a lei, se avesse avuto gli attributi; rimugina, dispiaciuta, ed è come se sapesse che tra qualche anno ci sarà uno storico prezzolato dai Lorena, Jacopo Riguccio Galluzzi, che scriverà centinaia di pagine per dire che da Ferdinando II in poi era stato uno spettacolo di follia, un panopticon di demenza e presunzione, un penoso defilé di ambizioni sbagliate, di sogni storti e ridicole chimere. Le verrebbe da piangere, ma lo sa qual è il suo ruolo: schiena dritta e aspetto regale: in fondo è lì a commemorare l’ultima regina di Firenze, e poco conta se sia Gian Gastone o lei stessa. Requiem aeternam.

Finisce così il romanzo di Luca Scarlini. Ho deciso di riportare questo estratto proprio per darvi un’idea del contenuto de “l’Ultima Regina di Firenze”.

E’ un libro che racconta i vissuti delle ultime generazioni dei Medici; si sofferma in particolare sui vizi che hanno caratterizzato questa nobile, quanto famosa, famiglia.

L’Ultima Regina di Firenze è un romanzo che fa luce sulla vita intima, privata, nascosta dell’ultima dinastia medicea. Una vita fatta di eccessi, godimenti carnali, accumulo smodato di danari; il tutto tenuto segreto all’interno delle mura di Palazzo Pitti. O forse no?

Luca Scarlini ha fatto un ottimo lavoro nella ricerca dei documenti, ma soprattutto nella riformulazione. E’ vero che ci sono molti scritti che testimoniano questa tendenza ad esagerare da parte di Federico II, Cosimo III, Gian Gastone, Francesco Maria.. ma riuscirli ad elaborare, collegare e dare agli eventi un filo conduttore logico e lineare, beh, questa è bravura.

Il linguaggio utilizzato è elaborato, coerente al tema trattato. Non manca, però, sarcasmo, in modo da rendere più leggero il racconto ma anche per sottolineare quella vena frivola che ha caratterizzato l’ultima dinastia medicea.

Nel romanzo sono menzionati molti personaggi, tra paggi, studiosi, scienziati, granduca e consorti. Questo, a mio avviso, rallenta un poco la narrazione. E’ quasi impossibile ricordarli tutti. C’è da dire, però, che in appendice è riportato l’albero genealogico dell’intera famiglia. Non c’è, quindi, il rischio di confondersi.

In una visione di insieme, posso dire che, L’Ultima Regina di Firenze, è un ottimo libro, indispensabile per chi, come me, ama i romanzi storici. E’ adatto, però, anche ad un pubblico più vasto, in quanto diverte e incuriosisce; d’altronde chi non vorrebbe fare del gossip sui signori che per secoli hanno dominato Firenze?

Descrizione.

Scienziati e artisti strepitosi, cospiratori, paggi, bardasse, cardinali, collezionisti maniaci, musici, mercanti. Erotomani, devotissimi, folli: sul proscenio di Palazzo Pitti con i suoi segreti e delle infinite ville della dinastia, in una Toscana che grazie al porto di Livorno è ancora crogiuolo di genti e di idee, tra il ‘600 e i primi anni del ‘700 assistiamo alle vicende di personaggi memorabili, tra cui spicca la grandiosità decadente di Gian Gastone. Anarchico incoronato, toscano Eliogabalo, criticato dalla Storia e amatissimo dal popolo, depresso e geniale, regina strepitosa di una corte di performer sessuali, i “ruspanti”, dominati dalla sua anima nera Giuliano Dami, poco prima di morire volle che le spoglie mortali di Galileo fossero trasferite in Santa Croce. Il suo gesto lucidissimo annunciava il tempo nuovo dell’Illuminismo, mentre la città apriva le prime logge massoniche. Il fulgore rinascimentale della Firenze medicea è stato raccontato in ogni sua piega. Assai meno si sa degli ultimi signori della città, le cui storie – narrate in queste pagine come in una serie televisiva di assoluta bizzarria – sembrano inventate: invece sono tutte rigorosamente documentate. Spesso i dettagli arrivano da un quadro, una cantata, una glossa a un trattato scientifico, un brandello di conversazione carpito a un diarista. Al crocevia del destino, mentre l’Europa abbandonava con fatica le spoglie dell’antico regime, Firenze fu il laboratorio di un’epoca di lancinanti contraddizioni e ininterrotti splendori d’arte. Dopo anni di ricerche e grazie a una scrittura capace di scavare nelle pieghe del tempo con spietatissima pietas, questo libro di Luca Scarlini è un pirotecnico omaggio letterario alla grandiosità e al disastro, alle meschinità e alle grandi passioni di un momento storico irripetibile.

 

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Recensione: Il coraggio di una vita

La mia vita… lunga e piena di capitoli, proprio come un romanzo; ma, in fondo, la vita di ognuno è un romanzo e non è mai banale come alcuni vogliono far credere.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 14

Vi piacciono i romanzi dove tra le pagine scorre l’intera vita dei protagonisti? Vi piacciono quei libri dove è il ricordo a rivestire un ruolo principale?

Allora questo è il romanzo che fa per voi!

TITOLO: Il coraggio di una vita

AUTORE: Alessandra Angelo-Comneno

EDITORE: Edizioni Creativa

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2015

PAGINE: 279 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,90

VOTO: ♥♥♥♥♥

img_7153SINOSSI. Questa è la storia di Silvia, una donna di ottantotto anni che vive con la badante. Ha due figli che sono tutta la sua vita e da cui si sente amata profondamente. La salute della donna è fragile e improvvisamente è colta da un malore che sembra preannunciare la fine. Silvia, consapevole di vivere gli ultimi istanti della sua vita e temendo il momento del distacco, si lascia andare ai ricordi. Durante quest’unico giorno racconta a se stessa e ai propri figli i segreti del passato. I ricordi che riaffiorano non solo le daranno la possibilità di raccontare ai figli verità che erano state celate, ma le renderanno la certezza di aver vissuto appieno la sua esistenza. Silvia riesce così a trovare quella pace interiore necessaria per affrontare l’incognita della morte, riponendo nelle mani dei figli un segreto…

LA MIA OPINIONE. E’ un libro che ripercorre tutte le tappe significative dell’esistenza di una donna, ormai giunta alla conclusione del suo percorso di vita. Una donna che ricorda la sua infanzia, quando ancora bambina andava a scuola con Lucia, quando era la sua mamma che per risparmiare le cuciva i vestiti. Ma ricorda anche le atrocità della seconda guerra mondiale e delle ferite che ha lasciato, non solo nei luoghi fisici, ma anche nell’anima. Ricorda un terribile episodio che le ha cambiato la vita e che ha deciso di non raccontare a nessuno. Racconta degli uomini che ha amato, dei figli che ama sopra ogni cosa. E’ la storia di una donna che ha attraversato profondi dolori ma anche grandi gioie e che tirando le somme è soddisfatta di aver vissuto una vita piena.

Il protagonista. Silvia è una donna coraggiosa, nonostante la vita l’abbia messa fin da piccola alla prova, lei ha saputo reagire con quell’ostinazione e determinazione che le hanno permesso di andare avanti. Silvia è una donna che sa scegliere, che sa prendere le conseguenze delle proprie scelte. Silvia è una donna che ha sofferto, ma che ha saputo anche rialzarsi per amore delle persone che le stavano accanto. Silvia è una persona che sa amare, che ha amato tanto, che è stata amata allo stesso modo. Silvia potrebbe essere ognuno di noi che “gioca” all’altalena della vita.

La nostra esistenza è simile a un’altalena che si muove nello spazio: quando sale, viviamo i nostri momenti migliori, quando scende, sono quelli più difficili a predominare e quando è ferma, assomiglia ai momenti di pausa che ci concediamo per riprendere le forze.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 173

Quello che mi è più piaciuto di questo romanzo è, senza ombra di dubbio, il carico emotivo che accompagna tutto il corso della narrazione. Niente è lasciato al caso. Ogni parola, ogni immagine evocata, fa parte di un disegno più generale che l’autrice ha voluto creare, che è quello dell’emozione. La Angelo-Comneno è riuscita a creare un legame empatico tra lettore e protagonista. Non ci si può non affezionare a Silvia che vediamo crescere passo dopo passo, capitolo dopo capitolo.

La scrittura. L’autrice utilizza una scrittura abbastanza fluida e scorrevole, a tratti nostalgica. Una scrittura magnetica con un forte potenziale introspettivo. Il romanzo si legge molto bene e velocemente e riesce a catturare e mantenere l’attenzione del lettore.

Altre citazioni…

“Ancora oggi mi stupisco, come un bambino, ad ogni cambio di stagione e m’inchino muta i fronte alla natura, che incurante di tutto, continua indisturbata a fare il suo ciclo; noi uomini ci reputiamo superiori, ma siamo parte di essa e non ci rendiamo conto della nostra piccolezza, se non quando si manifesta con troppa violenza e non possiamo contrastarla o quando invece è dolce e ci rasserena, ma non siamo in grado di trattenerla”.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 157

“E’ curioso come, normalmente, parlando di malattie, soprattutto se terribili come il cancro, è sempre in relazione ad altre persone, come se, per qualche strana alchimia, noi ne fossimo immuni quando poi però, per caso, il male colpisce proprio noi, rimaniamo increduli e ci sentiamo come se stessimo subendo un terribile torto architettato, da chissà chi, nei nostri confronti”.

  • A. Angelo-Comneno, Il coraggio di una vita, pag. 269

Concludo dicendo che questo libro merita davvero tanto di essere letto. Storia e scrittura degni di nota.

Se vi va, lasciate un segno del vostro passaggio!

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Recensione: L’amante di Marguerite Duras

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un libro consigliatomi da molti e che, quando mi sono decisa a leggere, mi ha attratto come una calamita. Sto parlando di “L’amante” di Marguerite Duras edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore.

TITOLO: L’amante

AUTORE: Marguerite Duras Trad. ita: Leonella Prato Caruso

EDITORE: Giangiacomo Feltrinelli Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 1985 (prima edizione)

GENERE: Romanzo Autobiografico

PAGINE: 123 (cartaceo)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI. La storia d’amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell’Indocina degli anni trenta. Racconto-rivelazione di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza, L’amante trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia, e prodigiosamente intensa, il complice gioco che la memoria e l’oblio ricalcano sulla trama della vita.

LA MIA OPINIONE. Questo è uno di quei libri che mi girava attorno da un po’ di tempo, ma che non mi convinceva pienamente nonostante mi fosse stato consigliato da molti. Complice la promozione Feltrinelli, mi sono decisa a comprarlo e successivamente a leggerlo e, devo dire, che mi si è aperto un mondo. Sono rimasta del tutto affascinata; per dirla con i termine della battaglia navale: colpita e affondata!

Veniamo al dunque. Cosa mi è piaciuto?

Mi è piaciuta innanzitutto la scrittura della Duras; la trovo malinconica, grezza (nel senso letterale del termine), non artefatta. Tutto questo, secondo me, crea una sorta di magnetismo che non può lasciare indifferenti. E’ una scrittura che graffia ma arriva dritta al cuore.

In questo romanzo, Marguerite Duras, racconta la sua vita attraverso due aspetti: l’amore nei confronti di un giovane miliardario cinese e il rapporto particolare con la madre e i due fratelli.

La storia d’amore con il miliardario inizia così, quasi per caso. All’inizio solo attrazione fisica, ma pian piano si trasforma in amore, un amore controverso che, come la calamita, si attrae e si respinge. Un amore che il cinismo della Duras non definirà mai tale.

Il rapporto con la madre, anch’esso, è alquanto ambiguo. Una sorta di amore e odio che crea delle profonde ferite all’autrice. Da una parte è presente un sentimento profondo, l’amore che solo una figlia può dare ad un genitore, ma dall’altra parte si nota una rabbia così forte e determinata, tale da desiderare l’allontanamento definitivo dalla madre e dal nucleo familiare. La stessa rabbia e odio, oserei dire, che prova nei confronti del fratello maggiore, accusato dalla stessa scrittrice di essere l’elemento nocivo dell’intera famiglia. Diverso è il rapporto con il fratello minore, nei confronti del quale manifesta un atteggiamento ed un affetto quasi materno.

Io credo che la Duras sia una di quelle scrittrici che si amano o si odiano. Comprendo bene che il suo stile ad alcuni può risultare troppo pesante o di difficile comprensione. Io me ne sono innamorata e non posso non consigliarvelo.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta. Se vi va lasciate un commento per farmi sapere cosa ne pensate.

Alla prossima, Daisy!

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Recensione: Ascoltami… di Simonetta Angelo-Comneno

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un libro che è riuscito fin dalle prime pagine a conquistarmi letteralmente e totalmente. Sto parlando di “Ascoltami…” di Simonetta Angelo-Comneno edito da Edizioni Eraclea.

TITOLO: Ascoltami

AUTORE: Simonetta Angelo Comneno

EDITORE: Edizioni Eraclea

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2015

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 233 (cartaceo)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI: “Ascoltami”, è il grido che sgorga dall’animo di Lea. È una giovane donna, Lea, che arriva per la prima volta in Libano per raggiungere il marito. La morte del padre, avvenuta quando era ancora una bambina, e la difficoltà di capire e farsi capire dalla madre, l’ha resa timida e vulnerabile e, proprio per mascherare la propria vulnerabilità, si trincera dietro al silenzio e all’osservazione, dialogando solo con se stessa. Ma la vita le riserva difficoltà e sofferenze, prima fra tutte la morte del marito, colpito da infarto, fra le braccia dell’amante; in seguito la guerra civile che scoppia in Libano le fa conoscere l’esilio a Parigi e a Milano, benché l’amore per il paese di adozione la riporti a Beirut nelle brevi tregue della guerra. Ma, benché Lea ne sia inconsapevole, sono proprio le delusioni e le sofferenze subite che la rendono tanto forte e coraggiosa da affrontare la vita e l’ultimo cocente lutto.

LA MIA OPINIONE: Come dicevo sopra, è un libro che mi ha conquistato da subito, fin dai primi capitoli. Racconta la storia di Lea, una donna che percorre tutti gli stadi della sua vita, incontrando ostacoli ma anche amori, gioie ma anche profondi dolori, fino ad arrivare alla propria realizzazione personale che però verrà stravolta nuovamente dalle mosse imprevedibili della vita.

[…] “il tempo è un grande maestro” aveva l’abitudine di ripeterle “e quando l’avrai lasciato scorrere anche la pena più grande si tramuterà in dolcissimi ricordi di momenti indimenticabili”.

  • S. Angelo-Comneno, Ascoltami…, pag. 82

E’ proprio il tempo il filo conduttore di tutto il romanzo; il tempo che scorre e combina le situazioni che ci troveremo ad affrontare. Il tempo che Lea percorre alla ricerca di sé stessa, di quell’io che non riesce a trovare. Il tempo che scandisce i ritmi, che programma gli incontri, ma che in un attimo può anche distruggere tutto quello che si è creato fin lì.

L’amore, la passione, sono elementi presenti in tutti i capitoli del libro. L’amore non quello dei classici romanzi rosa, no! L’amore viscerale, inteso come essenza che tutto muove e da cui tutto nasce. Il forte desiderio della protagonista di essere amata e di amarsi; di trovare un senso alla sua vita. Di superare, in ultima analisi, quel senso di solitudine che l’accompagna anche quando si trova in compagnia.

La mia solitudine oggi è più costruttiva, forse, perché sono consapevole che nessun altro al di fuori di me stessa potrà comprendermi veramente; io ho costruito il mio mondo, un mondo che appartiene a me sola.

  • S. Angelo-Comneno, Ascoltami…, pag. 6

Per quanto riguarda la scrittura, l’ho trovata magnetica e incisiva. L’autrice è riuscita in maniera egregia ad accattivarsi il lettore facendogli sviluppare un interesse sempre crescente all’evolversi della storia. Azzardando un paragone, posso affermare che lo stile dell’autrice mi ha riportato alla mente quello di Margaret Mazzantini; come in quello della Mazzantini, infatti, è sempre presente quella vena nostalgica e malinconica che influenza l’andamento stesso della narrazione.

Consiglio senza dubbi e senza remore questo libro che trovo sia di una bellezza e profondità disarmanti. Per me sarà uno di quei libri che porterò per sempre dentro me.

Alla prossima, Daisy.

Come sempre, se lasciate un cuoricino o un commentino, mi farete tanto felice!

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Recensione: Diario di scuola di Daniel Pennac

La scuola vista con gli occhi dei “somari”.

Salve a tutti cari lettori, oggi vi voglio parlare di un libro che mi ha conquistato fin dalle prime pagine. Avevo sentito parlare molto bene di questo autore ma non avevo ancora avuto modo di leggere qualcosa di suo; quindi ho deciso di iniziare da questo libro.

TITOLO: Diario di scuola

AUTORE: Daniel Pennac (Trad: Yasmina Melaouah)

EDITORE: Feltrinelli Editore

GENERE: Saggio

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2008

FORMATO: Cartaceo (243 pagine)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI: Diario di scuola affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo ‟alunni” si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli ‟sfaticati”, dei ‟fannulloni”, degli ‟scavezzacollo”, dei ‟cattivi soggetti”, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex somaro lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d’angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell’istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel ‟mal di scuola” che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d’imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima – secondo Pennac – i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l’autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.

LA MIA OPINIONE: Il libro in questione è un saggio ambientato in Francia; è autobiografico e vuole dare una visione d’insieme sulla scuola vista non solo come istituzione, ma anche come luogo in cui si sviluppa gran parte della vita di un bambino prima, e di un ragazzo poi. Pennac è un insegnate (ormai in pensione) di francese nelle cosiddette classi differenziali, cioè quelle classi in cui si trovavano quei ragazzi “difficili”: ragazzi con situazioni socio – familiari difficili, o che semplicemente non avevano la predilezione per lo studio; egli decide, quindi, di affrontare il tema tanto discusso, quanto controverso, della scuola e lo fa parlando di coloro che vengono considerati oggi, come ieri, gli ultimi: i somari.

Annuncio a Bernard che ho in mente di scrivere un libro sulla scuola: non sulla scuola che cambia nella società, come è cambiato questo fiume ma, nel cuore di questo incessante rivolgimento, su ciò che per l’appunto non cambia mai, su una costante di cui non sento mai parlare: la sofferenza condivisa del somaro, dei genitori e degli insegnanti, interazione di questi patemi scolastici.

  • D. Pennac, Diario di scuola, pag. 17

Il ragazzo somaro, viene visto da Pennac in maniera compassionevole; come individuo capace di realizzare qualcosa di importante nella propria vita, “di farsi strada”, di farlo emergere da quella posizione scomoda e appiccicosa che crea l’etichetta di somaro. L’autore riesce a dare un quadro molto completo della situazione che vive quotidianamente lo studente “che proprio non ce la fa“; riesce a scardinare quei tanti luoghi comuni, utilizzati da alunni e insegnanti, che troppo spesso costituiscono delle posizioni di comodità, delle fortezze sicure che evitano la fatica di vedere ed andare oltre.

Poiché, per quanto strano vi possa sembrare, o nostri allievi, voi siete impastati delle materie che vi insegniamo. Siete la materia stessa di tutte le nostre materie. Infelici a scuola? Forse. Scombussolati dalla vita? Alcuni, sì. Ma ai miei occhi siete fatti di parole, tutti quanti voi, intessuti di grammatica, tutti, pieni di discorsi, anche i più silenziosi o i meno attrezzati di vocabolario, abitati dalle vostre rappresentazioni del mondo, pieni di letteratura, insomma, ognuno di voi, ve lo assicuro.

  • D. Pennac, Diario di Scuola, pag. 98

In questo saggio vengono affrontati i temi più disparati: dal consumismo, al metodo, dall’apporto degli insegnanti, a quello dei genitori; il tutto scritto in maniera schietta e diretta che non lascia spazio ad ipocrisie e falsi buonismi.

La scrittura di Pennac travolge come un treno ad alta velocità, fa quasi dimenticare che si sta leggendo il libro; le pagine scorrono una dopo l’altra ad un ritmo sempre più incalzante. Questa è stata una delle caratteristiche che più ho amato di questo saggio: il soffermarsi quanto basta su un determinato argomento in modo da non farlo sembrare troppo ridondante o paternalistico.

La voce di Pennac, infatti, non è affatto paternalistica, anzi, è parte integrante dell’argomento principale stesso, in quanto conosce molto da vicino cosa vuol dire essere somaro.

Cos’altro dire? Sicuramente è un libro che va letto, per riflettere, per emozionarsi, per capire. Per andare oltre quegli schemi prefissati e imposti dalla nostra società: una società che accetta solo il 30 e lode.

Se questa recensione vi è piaciuta mettete un cuoricino, se invece volete esprimere il vostro punto di vista, lasciate un commentino.

Daisy!

http://www.feltrinellieditore.it/