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Tutto questo tempo di Nicola Ravera Rafele

Ciao a tutti lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un libro devastante; un libro che sicuramente non lascia indifferenti. Sto parlando di Tutto questo tempo di Nicola Ravera Rafele edito Fandango.

Ho avuto il piacere di condividere questa lettura con altre otto persone belle belle. È stata un’esperienza molto costruttiva per me e per questo li ringrazio ad uno ad uno!

Adesso, però, bando alle ciance e parliamo del romanzo.

Tutto questo tempo racconta la storia di una famiglia composta da Giovanni Luna, la moglie Elisa e dai figli Clara e Dario. In un lasso di tempo che va da metà degli anni Ottanta ai giorni nostri, l’autore descrive l’evoluzione dei meccanismi interni a questo nucleo; un nucleo disgregato, un nucleo che forse non si riconosce come parte di un tutto.

[…] Eppure, anche se le conseguenze indubbiamente ci furono, e cariche di dramma, non sarebbe corretto definirle come qualcosa di più specifico e più consistente del destino stesso, quella intricata composizione di linee che, per paradosso o presbiopia, è perfettamente visibile da lontano, e sfocata da vicino.

Il romanzo è diviso in tre parti. Nella prima parte sono esaminati i rapporti tra i due capostipiti della famiglia, Giovanni ed Elisa, che si muovono come in una danza tra il lasciarsi e il ritrovarsi. Nella seconda parte, invece, viene data voce a Clara, la figlia, che inevitabilmente continua a percorrere il sentiero psicologico tracciato dai genitori; questo la porta ad essere una persona affettivamente insicura ma non solo. Nella terza parte, infine, sentiamo la voce di Dario, il figlio minore, che fino ad ora è stato quasi di sfondo alla storia; lui riuscirà a collegare tutti i pezzi di questo puzzle un po’ sgangherato in una parvenza di armonia.

Prima di parlarvi delle sensazioni che ho provato leggendo questo libro, credo sia interessante analizzare i singoli personaggi.

Partiamo da Giovanni ed Elisa; li analizzo volutamente insieme perché si possono benissimo descrivere uno come il completamento dell’altra. Questa caratteristica li accompagnerà sempre, sino alla fine della storia, anche quando avranno periodi di “burrasca”. Giovanni è un uomo cinico, per niente convenzionale, che affronta la realtà che lo riguarda come da spettatore, senza mai affrontare direttamente la questione se non aggirando il problema. Elisa, invece, è una donna passiva, con un carattere debole e, se vogliamo, incapace di far emergere i propri sentimenti reali, prendendo una posizione.

Clara e Dario, subiscono le conseguenze inevitabili di questo “vortice” creato dai genitori. Clara è una ragazza prima, ed una donna dopo, emotivamente instabile che cerca costantemente di colmare, attraverso relazioni non proprio salutati, il vuoto creato dai genitori troppo impegnati a fare i conti con i loro fantasmi. Dario, infine, è forse il personaggio più razionale della famiglia; lui ha la capacità di esaminare in maniera più razionale e critica le dinamiche relazionali della sua famiglia e di adottare tecniche di autodifesa e (perché no) di salvezza.

Ci sono, poi, tanti altri personaggi che si andranno ad incastrare nella vita di questa famiglia creando risvolti del tutto inaspettato.

Tutto questo tempo è un libro che ho amato molto! La prima parte, per me, è stata sensazionale; è presente una così forte intensità emotiva da riuscire a darti uno schiaffo dritto in faccia. Il dolore, il dramma sono preponderanti. L’angoscia traspare in ogni singola riga. Il forte impatto emotivo è assicurato. Nella seconda parte, invece, i toni di placando ed emerge una grande tristezza consapevole, come se l’evoluzione non sarebbe potuta essere altrimenti; perdiamo quindi quel forte pathos, per trovare quel sentimento definitivo che definirà la natura stessa dei protagonisti.

Questo è un romanzo che consiglio assolutamente a tutti coloro che vogliono leggere (e vivere) una storia profonda e carica di emotività. Le vite di Giovanni, Elisa, Clara e tutti gli altri sapranno scuotervi, arrabbiare, ma anche emozionare.

Per finire ci tengo a dirvi di seguire gli altri miei compagni di viaggio, che hanno tanto da darvi!!

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Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Tutto questo tempo

AUTORE: Nicola Ravera Rafele

EDITORE: Fandango

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

PAGINE: 298 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Giovanni ed Elisa si conoscono a un punto di svolta delle loro vite, lei ha superato i trent’anni, lui ha scritto molto tempo prima un unico libro di successo e si trascina per festival letterari. Ma il loro amore, improvviso, totalizzante, sembra rimettere in moto il tempo. Tutto sembra funzionare, la loro felicità li illumina. Finché un giorno Giovanni, in viaggio per lavoro, decide di non prendere l’aereo per tornare a casa, incapace di affrontare le responsabilità che la vita con Elisa e la nascita della loro primogenita Clara comportano. Dopo cinque giorni ricompare ma, nonostante ogni cosa sembri tornare al proprio posto, sottili crepe si aprono tra loro, fratture che diventano sempre più profonde e li allontanano. Un susseguirsi di tradimenti, distacchi e ripicche segna la loro storia, quella dei loro figli e dei loro amici. Sullo sfondo dell’Italia nel passaggio dalla Prima alla Terza Repubblica, Nicola Ravera Rafele racconta la crisi di una generazione e della sua idea di futuro, confermandosi uno scrittore in grado di legare la storia individuale a quella collettiva del nostro paese. Un romanzo corale che ricorda la grande narrativa americana, attraversa due generazioni e tratteggia con un linguaggio netto e mai scontato le incrinature che come vene sotterranee arrivano al cuore di ognuno di noi.

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L’istinto materno nuoce gravemente alla salute

Chi lo ha detto che di mamma ce n’è solo una?

Buonasera cari lettori e lettrici per passione! Oggi torno per parlarvi di un libro per certi aspetti “controcorrente”; un libro che non dice quello che ci aspetteremmo di sentire. Ma andiamo con ordine. Il libro in questione è “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute: cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire” di Debora Porfiri edito Pellegrini Editore.

Questo libro rappresenta un viaggio alla scoperta della maternità dal momento successivo alla nascita, fino ad un anno di vita della bambina. 52 settimane esaminate senza filtri, mostrando tutti i dubbi e le perplessità di una neo-mamma che si affaccia in un mondo del tutto nuovo che non sempre è tutto rose e fiori come la società fa credere. Vengono, quindi, esaminati vari aspetti, dall’allattamento, all’organizzazione quotidiana degli spazi, da un mondo del lavoro non ancora pronto del tutto alle lavoratrici mamme ai problemi di spostamento.

Ecco, per me la maternità è un blockbuster, il più grande di tutti i tempi: tutti ne parlano, hanno un’idea precisa in proposito, di solito la raccomandano, ma soprattutto ti dicono come sentirti al riguardo, precludendo così ogni velleità interpretativa. Risultato: ora che mi ci ritrovo in questa superproduzione hollywoodiana, so esattamente quello che dovrei provare, quando dovrei ridere, quando piangere, conosco la mia parte alla perfezione e non sono neanche tanto male come attrice, ma resta il fatto che non sento.

D. Porfiri, L’istinto materno nuoce gravemente la salute, pag.53

E’ un racconto in prima persona, strutturato come se fosse un diario. Ogni capitolo inizia e finisce allo stesso modo (anche se alla fine di ogni capitolo c’è un tratto singolare, a tratti ironico, a tratti riflessivo, sempre diverso. Questa caratteristica, però, mi lascia combattuta:se da una parte conferisce un’impronta decisa alla struttura del libro, quasi a marcare un senso di appartenenza che l’autrice ha voluto dare alla sua opera, dall’altra parte, invece, ho avuto come l’impressione che questo ripetersi abbia rallentato il ritmo della narrazione.

Consiglio questo libro a tutti quei neo-genitori che hanno paure, dubbi o che non riescono a “provare” quell’entusiasmo che il luogo comune ci inculca, non perché non amino i propri figli, ma perché cercano, con i propri tempi, a modellare la propria vita, in funzione di quella nuova totalmente diversa.

Scheda tecnica e descrizione.

Attraverso 52 cronache e altrettante settimane, l’io narrante racconta la propria nascita: dal parto al primo compleanno della figlia, in un tortuoso percorso che la vede nascere ogni settimana in una nuova versione di sé. La protagonista si ridefinisce man mano che si confronta con sua figlia, con il mondo esterno, ma – soprattutto – con se stessa, in un doloroso eppure divertente faccia a faccia. Il libro spazia da una dolorosa comicità a uno sguardo disincantato e polemico sulla società; da una nostalgia per un ideale irrealizzabile a un consapevole ma sofferto bisogno di far esplodere gli stereotipi. Superando la consueta dicotomia della maternità come benedizione o malaugurata sorte, questa raccolta di cronache dolce-amare descrive con ironia e schiettezza la costruzione di una nuova identità multivalente: quella di una M.A.M.M.A.

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Il complicato (quanto magico) legame tra madre e figlia… in Andiamo a vedere il giorno

Buonasera cari lettori e lettrici per passione, torno a farmi sentire (anche se sarebbe più appropriato dire “farmi leggere”), dopo un bel po’ di tempo.

Nella mia vita, in quest’ultimo mese, sono successe una serie di cose che mi hanno portato a prendere una pausa perché dovevo un attimo ricomporre (o almeno ci sto provando) i vari pezzi della mia vita.

Ma ora sono qui e non voglio tediarvi con i miei problemi e ho voglia soltanto di pensare a cose belle e parlarvene.

Bella è stata infatti la lettura di “Andiamo a vedere il giorno” di Sara Rattaro edito Sperling & Kupfer. Ed è di questo libro che vi parlerò oggi.

Andiamo a vedere il giorno è il seguito di “Non volare via”, un romanzo, che mi è capitato di dire spesso, mi ha toccato nel profondo e lo porto sempre dentro di me. In questo “secondo episodio” Sara Rattaro racconta la storia di Alice, diventata ormai una giovane donna, sposata da due anni con Andrea e che frequenta l’università; ed è proprio in questo contesto accademico che incontra Robert, enigmatico professore di statistica, che entrerà nella sua vita con la forza di un uragano mettendo tutto quanto in discussione.

Alice, accompagnata dalla madre Sandra, con la quale ha sempre avuto un rapporto particolare, con qualche incomprensione dovuta a cose non dette, intraprenderà un viaggio sia fisico, ma soprattutto interiore, che metterà finalmente un punto alle tante questioni rimaste sospese e che porterà alla scoperta di una nuova figlia ma anche di una nuova madre.

Puoi girare il mondo, accedere a qualsiasi mezzo di trasporto, stringere mani di ogni colore, ma l’unico viaggio che conta davvero sarà quello che farai con te stesso.

S. Rattaro, Andiamo a vedere il giorno, pag. 126.

Sara Rattaro, come sempre, è riuscita a toccare le corde giuste. La storia che racconta è piena di sentimenti. Sentimenti che vanno dall’amore incondizionato, come può esserlo tra genitore e figlio, alla rabbia e delusione. Quello che, però, mi ha più colpito è stata la forte passione che si evince nella lettura. Quella passione indomabile, mi spingo a dire anche viscerale che spesso predomina su tutto; ma è anche quella passione che genera inadeguatezza, insicurezza. Lo scontro, infatti, tra il cuore e la mente, tra l’irrazionale e il razionale, tra ciò che è giusto per gli altri e ciò che è giusto per se stessi, si percepisce in maniera forte, e il malessere generato da questa situazione è inevitabile.

In fondo, cosa è giusto far prevalere, l’istinto o la ragione? Chi può dirlo! (forse è più facile risolvere il dilemma “se è nato prima l’uovo o la gallina”).

Quindi, mi sembra superfluo dire che la Rattaro ha una scrittura travolgente, che riesce a fare immedesimare il lettore nel racconto talmente tanto da fargli provare le stesse emozioni e sensazioni dei vari personaggi (o perlomeno è stato così per me).

Si può leggere autonomamente o si deve prima leggere Non volare via?

Ni, e vi spiego il perchè.

Io ho interpretato Andiamo a vedere il giorno come un lavoro necessario, nel senso che viene raccontata una storia che fa da conclusione, in cui vengono spiegate molte cose rimaste irrisolte nel primo libro; l’ho visto, insomma, come quell’elemento essenziale per chiudere il cerchio.

Però, l’autrice ha pensato bene di risolvere questo problema inserendo nella narrazione dei pezzi che raccontano gli avvenimenti fondamentali della storia precedente. Quindi, penso che si può benissimo leggere da solo, ma se volete buttarvi a capofitto in questa famiglia un po’ complessa e con qualche crepa qua e là, allora dovete assolutamente leggere anche Non volare via.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Andiamo a vedere il giorno

EDITORE: Sperling & Kupfer

FORMATO: Carteceo

PREZZO DI COPERTINA: € 16,90

AUTORE: Sara Rattaro

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 196

Alice è stata una figlia modello e una perfetta sorella maggiore, quella che in famiglia cercava di tenere insieme tutti i pezzi mentre il padre stava per abbandonarli, quella che per prima ha trovato il modo di comunicare con il fratellino, nato privo di udito, e di farlo sentire «normale». Ha pensato agli altri prima che a se stessa, ha seguito le regole prima che il cuore e adesso, di fronte a una passione che ha scardinato tutti i suoi schemi e le sue certezze, si ritrova a mentire, tradire, fuggire. Ma sua madre, Sandra, non ha alcuna intenzione di lasciarla sola. Su quel volo per Parigi c’è anche lei, e insieme iniziano un viaggio che è un guardarsi negli occhi e affrontare tutti i non detti, a partire da quel vuoto che ha rischiato di inghiottire la loro famiglia tanti anni prima. Alice si illude che, ritrovando la persona che si era insinuata nelle crepe della loro fragilità, possa dare una risposta a tutti i perché che si porta dentro, magari capire ciò che sta accadendo a lei ora, vendicare il passato e punire se stessa. Le occorreranno chilometri e scoperte inattese, tuttavia, per comprendere che non è da quella ricerca che può trovare conforto. Perché una sola è la verità: la perfezione non esiste, solo l’amore conta, solo l’amore resta. E la sua famiglia, così complicata, così imperfetta, saprà dimostrarle ancora una volta il suo senso più profondo: essere presente, sempre e a ogni costo. Per continuare insieme il cammino, qualunque sia la destinazione.

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Una favola per adulti e bambini: Estelle

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un libro così delicato che è riuscito a emozionarmi parecchio e a farmi sognare.

Sto parlando di “Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion” di Massimo Piccolo, edito Cuzzolin Editore.

TITOLO: Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion

AUTORE: Massimo Piccolo

EDITORE: Cuzzolin Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: cartaceo

PAGINE: 86

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

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Voto: 4-/5

Vedi ragazzo, i demoni della nostra testa sono molto pigri. Fissato un ricordo, lo lasciano lì, senza che prenda polvere, ragnatele o che la pittura svanisca. Almeno fino a quando non dovranno fare i conti con la realtà.

  • M. Piccolo, Estelle, pag. 60

La mia opinione.

Estelle è un romanzo delicato, che racconta la storia di una principessa, Estelle appunto, dalla carnagione chiarissima e dai capelli color del ghiaccio, di un principe, Ileardo di Handangerfjord e di un umile suonatore di accordion, Juan.

Estelle, figlia della regina Alessajia e del re Gustav IV, è una ragazza dalla salute cagionevole, motivo per cui, il padre ha deciso di non farla più uscire dal castello, ma soprattutto non farla entrare in contatto direttamente con i raggi del sole.

All’età di sedici anni, è giunto, per lei, il momento di convolare a nozze e poiché impossibilitata ad uscire dal castello, il re Gustav IV, organizza una festa, a cui parteciperanno i nobili più prestigiosi provenienti da ogni parte del mondo. Sarà in questa occasione che Estelle incontrerà sia Ileardo che Juan, chiamato a suonare l’accordion assieme all’orchestra.

La cosa che più colpisce leggendo questo libro, è il linguaggio delicato, mai eccessivo e per niente infantile. L’autore è riuscito a rappresentare una favola moderna, che riesce a catturare anche il più realista lettore adulto.

In poco più di ottanta pagine, si riescono a trovare espressi in maniera ottima, i sentimenti dei protagonisti; passione, amore, ma anche rassegnazione, tristezza sono i veri protagonisti di questo romanzo breve.

Un altro aspetto interessante è il finale del tutto inaspettato, un finale che lascerà il lettore sorpreso, in quanto, proprio come nella vita, non si può dare nulla per scontato.

Concludo dicendo che Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion, è una lettura molto piacevole che saprà distoglierci, per un paio d’ore, dalla frenesia e dalla pesantezza della quotidianità.

Descrizione del libro.

Una trama intrisa di suggestioni classiche per poi ammantarsi, man mano, di atmosfere sempre più contemporanee, quasi fosse un film della Pixar o una serie della FOX, dove la magia e il fantastico diventano il modo migliore per poter raccontare, con stile seducente e ironico, le paure archetipe di un padre che, per il troppo amore, fa germogliare il male oscuro in sua figlia, fino alla forza dirompente e incontenibile della prima vera passione amorosa della ragazza che finirà, nel bene o nel male, col sovvertire ogni ordine precostituito. La principessa e futura regina Estelle, figlia del re Gustav IV e Alessaija, sembra aver ereditato dalla madre non solo la straordinaria grazia e bellezza, ma anche una terribile e, forse letale, avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per l’amore incondizionato che prova per lei, il Re padre trasforma il castello, e l’immenso giardino, in un posto dove il sole non potrà affacciarsi in nessun modo, e, se la figlia sarà costretta a vivere tutta la vita esclusa dal mondo, farà in modo che tutto il mondo possa passare nel suo castello per allietare le continue feste organizzate per la sua bambina. E tutto sembra procedere secondo i suoi piani, fino a quando al castello, in occasione della giostra indetta per dare uno sposo alla sua unica figlia, non capiteranno il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan, un suonatore di accordìon.

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Un libro potente: Di là dal muro di Mario Caruso

Buonasera cari lettori. Come state? A me sta venendo molto difficile riprendere il ritmo dopo queste vacanze.. ma ci proviamo!

Oggi voglio parlarvi di “Di là dal muro” di Mario Caruso edito Giuliano Ladolfi Editore.

SCHEDA

TITOLO: Di là dal muro

AUTORE: Mario Caruso

EDITORE: Giuliano Ladolfi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 154

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

VOTO: ♥♥♥♥

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DESCRIZIONE. Firenze, fine Anni Novanta, Moreno Alaimo, giovane pittore bolognese, vive in un mondo di sogni e di poche certezze. Assunto come operaio nel reparto di produzione di un colosso industriale fiorentino, comincia una dura lotta per l’indipendenza in una realtà lavorativa dura e alienante. Nel lavoro ripone tutte le sue forze e le sue speranze, in un disperato tentativo di riscatto da una situazione familiare dolorosa. Diventa testimone di intrighi, arrivismo e giochi di potere. Il prolungato contatto con ambienti grotteschi e ostili e l’incontro fatale con un’impiegata dei piani alti, Carla, aprono la sua mente a dubbi esistenziali mai prima scoperti: dall’angoscia delle interminabili otto ore alle sfrenate gelosie per un amore sfuggente e malato. È la storia di una grande vertigine, di una generazione che ha vissuto ai bordi del trampolino di lancio della moderna società piegata alle esigenze del consumismo.

LA MIA OPINIONE. Moreno Alaimo è un ragazzo diciannovenne come tanti, che si affaccia per la prima volta nel complesso mondo del lavoro. Moreno decide, infatti, che è arrivata l’ora di cercare un’occupazione, in modo da rendersi indipendente dal punto di vista economico e alzare definitivamente un muro tra lui e tutto quello che riguarda la sua famiglia. Moreno si porta il peso di una situazione familiare abbastanza ingombrante e dolorosa; vuole, perciò, andare a vivere in una nuova città, trovare un lavoro che gli permetta di portare lo stipendio a casa ogni fine mese e ricominciare una nuova vita lontano da tutto e tutti. Moreno, però, come tutti i ragazzi della sua età, ha anche bei sogni; uno di questi è la pittura che dovrà mettere da parte per “quello che conta davvero” nella vita e cioè lavorare. Si imbatte così nella Respiraflex, un’impresa produttrice di climatizzatori, e da questo momento la sua vita non sarà più la stessa…

Questo romanzo, a mio avviso, fornisce uno spaccato della situazione lavorativa degli ultimi decenni, in particolar modo di quella operaia. Mario Caruso riesce a descrivere in maniera esemplare, la condizione di migliaia di operai all’interno di una fabbrica, costretti a lavorare a ritmi impossibili e a ripetere sempre le stesse azioni come degli automi.

Di là dal muro è un libro potente perché fa luce anche su un aspetto spesso sottovalutato, ma che invece è fondamentale: una volta che si diventa operaio, lo si è anche fuori dall’orario di lavoro.

<< Questo numero, lo vedi?, questo numero, Moreno, mi sarebbe bruciato meno se me lo avessero marchiato a fuoco sul groppone, come fanno coi muli. Il brutto lo sai qual è? Lo sai?>>.

Moreno ascoltava in silenzio, mentre l’indice di Jonathan faceva sempre più pressione nel suo sterno magro.

<< Che cosa?>>.

<< Non lo sai, certo, come puoi saperlo>>. Quell’indice adesso picchiettava più veemente sullo sterno. << Pian piano ti senti un numero anche fuori da questo posto>>.

[…]

<<Beato te che non capisci una sega. Moreno, certo che pagano, hai voglia se pagano. Precisi, puntuali come la disgrazia. Ma dato che è di numeri che si ragiona, biondino, il dieci del mese ti buttano lì il bel milioncino e quattro, lira più, lira meno. La vera domanda è: li vali davvero quei soldi? Cioè ti rendi conto Moreno, noialtri valiamo dei soldi?>>.

Questo pezzo per me è stato molto difficile da affrontare. Gli operai si iniziano a sentire di serie b anche fuori dalla fabbrica. Si sentono svuotati, privati di ogni forma di autonomia e di diritti. Si sentono alienati. Qui la riflessione nasce spontanea: la nostra vita, le nostre ore quotidiane, valgono quei mille euro al mese?

Il protagonista, all’interno del romanzo, subisce un’evoluzione; da ragazzo ingenuo che vuole soltanto portare a casa quanto basta per vivere accettando ogni condizione, diventa l’operaio, a cui gli sta stretto quel numero affibbiatogli, ma che comunque risulta alienato dal sistema stesso, per completare la sua evoluzione quando incontra Carla, l’impiegata di cui si innamora, decidendo così di agire e rivendicare i propri diritti una volta per tutte.

Quello che Moreno vede nei mesi in cui lavora nella fabbrica, è un mondo sporco, fatto si corruzione, di arrivismo, di egoismo e dove non ci si può ribellare altrimenti si rischia di essere fatto fuori.

L’epilogo del romanzo spiazza. E’ un finale che non ci si aspetta. Lascia al lettore la possibilità di arrivare ad una propria e personale conclusione. Una trovata molto originale!

Caruso utilizza una scrittura schietta e forte. Una scrittura che fa male, che fa pensare e riflettere. Il narratore è onnisciente e assiste alla vicenda dall’alto. E’ un narratore che però sa come si svolgeranno le cose e questo è un aspetto che mi è piaciuto molto.

Concludo dicendo che è un libro impegnativo, emotivamente forte, ma necessario. Sono aspetti che si devono sapere, per conoscere e, chissà, anche migliorare.

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Recensione: Dove c’è fumo

In seguito si sarebbe chiesta cosa sarebbe accaduto, se non avesse notato quella rivista.

Buonasera cari lettori, dopo una breve pausa estiva, ritorno a scrivere recensioni. Oggi, in particolare, vi parlo di un’uscita estiva Bompiani: “Dove c’è fumo” di Simon Beckett.

TITOLO: Dove c’è fumo (titolo originale: Where there’s smoke)

AUTORE: Simon Beckett (traduttore: Fabrizio Coppola

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2018

FORMATO: cartaceo (400 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

VOTO: ♥♥♥♥♥

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DESCRIZIONE. La stanza è immersa in un buio irreale, sembra di camminare nell’inchiostro. Kate cerca di farsi strada a tentoni tra mobili sconosciuti. Non c’è tempo per fuggire. Poi un lampo di dolore, e sangue. Kate Powell è una donna di successo sulla trentina, indipendente, poco incline ai compromessi. Eppure sente che il tempo scorre inesorabile e la vita le appare sempre più vuota, priva di significato. Vuole un figlio, ma è rimasta scottata troppe volte da relazioni inconcludenti e non riesce più a fidarsi. Così decide di ricorrere all’inseminazione artificiale e scegliere il donatore pubblicando un annuncio: a rispondere è Alex Turner, psicologo affascinante e riservato. Il candidato ideale. Se non fosse che l’apparenza inganna.

Alcuni momenti bruciano nella mente per sempre.

LA MIA OPINIONE. Kate Powell, imprenditrice di successo, ha superato da poco i 30 anni e sente il bisogno di dare una svolta alla sua vita, diventando madre. Di uomini, però, non vuole sentirne. Fa ancora male la cicatrice lasciata da Paul Sutherland, un uomo alcolista, prepotente e con la tendenza a non essere fedele. Kate non vuole innamorarsi di un uomo e mettere su famiglia; lei vuole metterlo al mondo (e crescerselo!) da sola il bambino. Kate decide di rivolgersi ad una clinica in cui si effettua l’inseminazione artificiale attraverso donatore conosciuto. E’ per questo motivo che le vite di Kate e Alex Turner, donatore scelto dalla stessa donna e affermato psicologo, si incrociano. Ma la domanda è d’obbligo: Kate avrà fatto la scelta giusta?

Dove c’è fumo è uno di quei libri che attraggono dalle primissime pagine. Io, personalmente, già dal terzo capitolo ero letteralmente stregata da questo thriller. Ero immersa nella narrazione e mi sentivo parte integrante della storia raccontata. E’ un romanzo che riesce bene ad inquadrare tutti i vari aspetti ed elementi, in modo tale da condurre il lettore verso una determinata risoluzione degli eventi, che però verrà poi scardinata del tutto nel capitolo finale.

Il finale lascia una piacevole sensazione. Vi spiego perché. Come dicevo sopra, mentre si segue il filo logico della narrazione e lo sviluppo della storia di Kate, si ha la sensazione di andare incontro ad un epilogo scontato, già scritto. Quello che si trova, invece, nell’ultimo capitolo è senza dubbio qualcosa di inaspettato. Una svolta improvvisa che mescola tutte le carte in tavola.

L’argomento trattato è di indubbia attualità. La fecondazione assistita, infatti, è una frontiera sempre in crescita e che aiuta moltissime coppie ad avverare il desiderio di avere una famiglia completa. In questo modo Dove c’è fumo diventa anche un mezzo per riflettere. Leggendo, nelle pagine del libro, di questa tematica, mi è venuto quasi automatico riflettere e prendere posizione rispetto a questo discorso. Un altro punto per questo romanzo!

Beckett utilizza una scrittura magnetica, carica di adrenalina. Non si trova una parola di troppo. Riesce a creare un ritmo serrato che regala al lettore una tensione sempre crescente (come un buon thriller psicologico che si rispetti!).

Concludo dicendo che è un romanzo che merita davvero tanto. Per gli amanti del genere è sicuramente un libro all’altezza delle aspettative. E’, però, adatto anche a coloro che preferiscono leggere altri generi, in quanto Beckett riesce a smorzare il panico grazie ad un punto di vista lucido e razionale.

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Recensione: L’ultimo alito dell’estate

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un libro che ho finito di leggere qualche giorno fa. Si tratta di “L’ultimo alito dell’estate” di Luca Rebecchi edito Book a Book.

TITOLO: L’ultimo alito dell’estate

AUTORE: Luca Rebecchi

EDITORE: Book a book

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2018

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 296 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO: ♥♥♥♥

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DESCRIZIONE. Filippo è un giovane psicologo, attraente e sicuro di sé, ma basta un solo episodio in un mite pomeriggio di ottobre per mandare la sua vita in frantumi. Di colpo si rende conto di aver perso tutto: la donna che ama, la casa in cui vive, la professione che intendeva praticare… Dopo un tentativo di suicidio fallito, la madre – con la quale non aveva più rapporti da anni – gli fa promettere di vivere almeno fino al trentottesimo anno, l’esatta metà dell’aspettativa di vita di un uomo. Richiesta bizzarra che il figlio, nonostante l’avversione nei suoi riguardi, non sa rifiutarle. Così, le giornate di Filippo trascorrono solitarie una dopo l’altra, in una casa abbarbicata sulle dolomiti bellunesi. Finché, a un passo dalla fatidica data del suo trentottesimo compleanno, incrocia sul suo sentiero Chiara, una graziosa ragazza dall’animo innocente e alle prese con un doloroso passato dal quale sta fuggendo. A dispetto della loro relazione forzata contraddistinta da reciproca insofferenza, scopriranno che qualcosa di sconvolgente li accomuna. E che da soli è impossibile combattere i propri fantasmi.

LA MIA OPINIONE. Trovo che questo libro sia molto originale, sia a livello di contenuto che di stile. La maggior parte della narrazione si sviluppa in poche giornate. Il tempo all’interno del romanzo, sembra trascorrere lentamente; una lentezza che, però, non stanca, anzi, accompagna il lettore nella scoperta dei due personaggi principali, Chiara e Filippo. Essi, infatti, si svelano gradualmente, attraverso i loro gesti, ma soprattutto, il loro modo di pensare, modellato dai vissuti forti di entrambi i protagonisti.

I protagonisti del romanzo, come detto sopra, sono Filippo e Chiara.

Filippo, trentottenne, è un uomo burbero, scontroso e che ha deciso di vivere la sua vita in una baita sperduta in mezzo alla montagna. Ha deciso, insomma, di condurre un’esistenza priva di legami col mondo esterno e con tutte quelle sensazioni e rapporti sociali che riguardano l’essere umano. Quella di Filippo, però, è una corazza che ha indossato come autodifesa e come via più comoda per mettere in atto la propria scena finale. Non ha, però, tenuto conto dell’imprevedibilità della vita e del fatto che può cambiare tutto in un attimo…

Chiara è una ragazza poco più che ventenne, che, negli ultimi dieci anni, ha viaggiato molto. E’ proprio durante una delle sue escursioni in montagna, che incontrerà Filippo. Chiara è una ragazza che già alla sua giovane età ha sofferto molto ed è stata privata di qualcosa dal valore inestimabile. Confrontarsi con Filippo l’aiuterà a mettere a posto alcuni conti ancora in sospeso col proprio passato e, perché no, farle capire che può ancora ricominciare a vivere.

L’autore, attraverso una scrittura semplice e diretta, riesce a far entrare il lettore nella mente dei protagonisti, fargli vedere la storia attraverso i loro occhi. Rebecchi, riesce, inoltre a creare, una sorta di tensione emotiva sempre più intensa, da lasciare col “fiato sospeso” fino all’epilogo.

Il finale non è proprio scontato; anche se non del tutto definito e lascia soltanto intuire al lettore come potrebbe essere, lascia una sensazione piacevole ma soprattutto di leggerezza; sensazione quest’ultima che Chiara e Filippo non provano da un po’.

Concludo dicendo che questo romanzo mi è molto piaciuto e lo consiglio a tutti coloro che vogliono vivere una storia intensa dal punto di vista emotivo e riflettere su quanto determinate situazioni possono cambiare l’intero corso dell’esistenza di un individuo.

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Recensione: Vite di Madri

Buonasera cari lettori. Oggi vi parlo di un libro che per me è stato una fonte di riflessione dalla prima all’ultima pagina.

Ve lo presento. Si intitola “Vite di Madri” di Emma Fenu edito Milena Edizioni.

TITOLO: Vite di Madri

AUTORE: Emma Fenu

EDITORE: Milena Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2017

PAGINE: 148 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 8,90

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI. “Vite di madri” è un romanzo che si snoda attraverso storie di donne legate fra loro, apparentemente, solo da un percorso di infertilità. L’incipit e la conclusione, entrambe affidate a un io narrante che si rivolge direttamente al lettore, illustrano il progetto che l’autrice, anch’essa infertile, ha deciso di condividere creando una raccolta di centocinquanta testimonianze vere, rielaborate, che gettano luce sul lato oscuro della maternità negata o infertile nell’utero e nel cuore. Sono tredici storie. Storie di donne mortificate nella femminilità, da abusi o da malattie o da eventi imponderabili. Storie di nonne e madri, che hanno generato creature infertili nell’utero e nel cuore. Storie di bambine, ora cresciute, ma ancora bramose di una carezza. Storie di figlie desiderate, con amore indomito. Storie di guerriere vittoriose, non di vittime, che hanno saputo rialzarsi e sorridere alla vita. In verità, sono tutte storie di Madri. Madri di idee, di progetti, di sogni. Seni turgidi di Dee che accolgono amiche, sorelle, mariti, amanti. Madri delle proprie madri e perfino di se stesse, capaci di far germogliare speranza e abortire fantasie, di creare dal nulla e di nutrire di sé.

LA MIA OPINIONE. Questo romanzo è costituito dall’insieme di tredici racconti, tredici storie di donne, tredici storie di madri, legate tra loro da un filo conduttore che crea un’unica storia.

Questo filo conduttore parte proprio dalla storia personale dell’autrice stessa, che decide di dar voce a tutte quelle donne, che come lei, hanno vissuto il doloroso momento della mancata maternità.

Maternità che non viene intesa soltanto nel senso fisiologico del termine, ma anche come maternità di idee, di sensazioni. Maternità intesa come qualcosa di innato presente in ogni donna.

Ciascuna delle tredici protagoniste, sono Madri e sono a loro volta Figlie. Figlie di madri assenti, di madri che pretendono troppo, ma anche figlie di un’ideologia che accetta la donna solo come procreatrice.

Sono donne che soffrono, alcune sono riuscite ad accettarsi, altre stanno ancora percorrendo questo faticoso cammino, ma tutte hanno qualcosa che li lega: sono tutte MADRI.

La Fenu utilizza una scrittura molto semplice che mira ad arrivare dritta al cuore, che a volte emoziona, ma che altre volte indispone, irrita… Quello che, però,  si evince è che dietro queste frasi si nasconde tanta forza, tanto coraggio, ma soprattutto tanta sensibilità, quell’insieme di affetto e predisposizione all’ascolto, insita in una madre.

Leggendo questo libro ho provato tante emozioni. Sono stata invasa da tristezza, rabbia, ma anche tenerezza, gioia e soddisfazione. Proprio così. Soddisfazione nel comprendere quanto le donne possono sopportare, ma soprattutto quanto possono cadere e rialzarsi più forti di prima.

Concludo dicendo che è un libro scritto molto bene. Scorrevole ed un’ottima lettura per ampliare le vedute e conoscere.