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Avviso di burrasca di Maria Adolfsson

Salve a tutti! Oggi vi parlo dell’ultimo thriller che ho letto: “Avviso di burrasca” di Maria Adolfsson edito SEM.

Ci troviamo a Noorö, un’isola immaginaria dell’arcipelago doggerlandese, nel periodo natalizio. L’ispettrice Karen Eiken Hornby si trova ad indagare su una morte sospetta; un pensionato viene, infatti, trovato morto dalla sorella in un dirupo. Quello che inizialmente si pensa essere un tragico incidente, si rivela invece un efferato omicidio. Ma chi potrebbe mai avercela con un vecchietto, ex professore universitario? E soprattutto perché? Indagando su questo caso la Hornby scoprirà che sono coinvolte persone molto vicine a lei. Come si comporterà di fronte a questa nuova pista?

Questo romanzo è un thriller che sicuramente contiene tutti quegli elementi che devono essere presenti in questo genere narrativo. Ritmo incalzante (soprattutto alla fine!), colpi di scena, finale inaspettato. Manca però a mio avviso quell’elemento in più che riesce ad amalgamare il tutto. C’è tutto quello che in un thriller ci dovrebbe essere; tutti gli elementi, se presi singolarmente suonano alla perfezione, ma che, a parer mio, nella visione di insieme non contribuiscono a dare il giusto risalto ad un thriller poliziesco che potrebbe essere ottimo.

Ma andiamo con ordine.

In Avviso di burrasca il ritmo della narrazione, man mano diventa sempre più veloce. Parte in maniera lenta, ma accattivante, e diventa via via più incalzante fino ad arrivare all’ultima parte in cui sono stata proprio col fiato sospeso. Mi collego quindi al finale. È sicuramente un finale del tutto inaspettato, sia per quanto riguarda l’evolversi della vicenda, ma soprattutto per quanto riguarda le sorti della protagonista.

Non mancano certo i colpi di scena; questi sono presenti fin dai primi capitoli. L’aspetto che ho apprezzato di più è stato l’intreccio, il mescolarsi quindi, della vicenda narrata con la storia personale della protagonista; questo ha sicuramente contributo a cambiare le carte in tavola, capovolgendo quelle situazioni che, altrimenti, prenderebbero un altro corso.

Andiamo al tasto, per me, dolente! La mancata coesione. Come dicevo sopra, Avviso di burrasca, è un thriller in cui sono presenti (e sviluppati anche abbastanza bene) tutti gli elementi che caratterizzano il genere. Quello che manca però, secondo me, è l’armonia nel complesso; cioè quella musicalità che amalgama il tutto rendendolo perfetto. È, questo, il motivo per cui non do le cinque stelline.

Nell’insieme, comunque, è un romanzo molto valido e che sicuramente merita di essere letto ed apprezzato.

VOTO: 4-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Avviso di burrasca

Titolo originale: Stormwarning

AUTORE: Maria Adolfsson

Traduzione italiana a cura di Stefania Forlani

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Thriller/ poliziesco

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Doggerland, arcipelago immaginario nel Mare del Nord. Gertrud Stuub, un’anziana donna, cammina a passo svelto attraverso i boschi. È inquieta, alla messa natalizia non ha incontrato il fratello Fredrik, nonostante avessero appuntamento lì. Quando vede il cane di suo fratello che abbaia, muovendo- si lungo il bordo di un dirupo, capisce che è successo qualcosa di grave. Quella stessa sera l’ispettrice Karen Eiken Hornby invita a cena gli amici e la madre con il suo fidanzato per festeggiare il Natale. Mangiano, bevono e cantano canzoni tradizionali. Karen, ancora in congedo per le ferite riportate durante la sua ultima indagine, è in preda a sentimenti contrastanti. È felice della compagnia, ma allo stesso tempo desidera un po’ di pace e solitudine. All’improvviso le squilla il telefono, è il capo del dipartimento investigativo criminale, Jounas Smeed. Un vecchio professore è stato trovato morto dalla sorella in una cava abbandonata. La polizia locale sospetta si tratti di un assassinio ed è corto di personale. Jounas chiede a Karen di occuparsi del caso nonostante il congedo. Lei accetta, felice di sfuggire a ulteriori festeggiamenti. Il mattino successivo, insieme al coroner Kneought Brodal, arriva alla stazione di polizia dell’isola di Noorö. Karen scoprirà degli oscuri intrecci che legano gli OP, una banda di motociclisti, ad alcuni suoi parenti stretti che vivono lì, apparentemente insospettabili e onesti cittadini che sembrano però sapere qualcosa sull’omicidio. Costretta a destreggiarsi in una delicatissima situazione che mina l’equilibrio tra il suo lavoro e la sua vita privata, Karen è chiamata a risolvere in fretta il mistero. A fare da sfondo a questo adrenalinico thriller di Maria Adolfsson, nuova stella del giallo scandinavo, un gelido inverno, mari tumultuosi e panorami mozzafiato.

https://www.semlibri.com/book/avviso-di-burrasca-maria-adolfsson/

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Mar ghe gera: c’era il mare.

Mar ghe gera pensa Luana Bertelli e vorrebbe tanto che fosse l’etimologia del paese in cui vive e che ama tanto.

Le rotte degli aerei guarda ogni sera Stucky a Treviso, immaginando il loro itinerario.

Bertelli e Stucky sono due commissari che operano in due posti diversi e a due casi di omicidio diversi. La prima, ispettrice del commissariato di Marghera, investiga sulla morte di un ex sindacalista ucciso nella sua abitazione; il secondo, ispettore di Treviso, indaga sulla morte di un ex giornalista trovato morto in un banchina alle mura della città.

Due casi all’apparenza distinti e separati fino a quando un terzo omicidio non farà ricredere i due ispettori e i confini di tutte queste vicende non saranno più così delineati (ma proprio in tutti i sensi!).

C’era il mare è un tipico romanzo giallo. Leggendolo si ha la sensazione di star guardando una ben riuscita serie televisiva poliziesca. I commissari astuti ci sono, gli omicidi ci sono, le indagini ci sono. Tutto in regola dunque per un romanzo di tutto rispetto!

I due protagonisti principali, la Bertelli e Stucky, hanno due caratteri diversi ma che spiccano all’interno della narrazione.

L’ispettore trevigiano è un tipo pragmatico, con un’indole tendente all’ironia (a tratti satira). Dall’atteggiamento scanzonato ma dalla mente molto astuta. L’ispettrice Bertelli invece ha un animo più cinico, scettico, non si fa mettere i piedi in testa da nessuno ma dentro di se risiede un velo di tristezza che le permette di miscelare quel sempre presente cinismo con un affetto verso gli ultimi della società.

Il romanzo inizia in maniera molto lenta ed ho avuto la sensazione di doverlo tirare a forza. A partire dalla metà più o meno della vicenda il ritmo si incalza, le pagine iniziano a voltarsi più velocemente ed il racconto, quindi, diventa più fluido.

Il carico di adrenalina e suspense sale fino a convergere in un finale di tutto rispetto in cui il niente e il tutto si mescolano.

Lo stile e la struttura di C’era il mare sono molto pensati ed attenzionati. Il voto che mi sento di dare però è 3/5 proprio per l’inizio che non mi ha molto convinto. È comunque un romanzo che mi sento di consigliare a chiunque voglia investigare assieme ai due ispettori!

[…] il rancore è una calamita moschicida, attrae chiunque gli si avvicina e avvinghia soprattutto chi la usa.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: C’era il mare

AUTORE: Fulvio Ervas

EDITORE: Marcos y Marcos

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Romanzo giallo/ poliziesco

PAGINE: 366 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Il primo morto è a Treviso: unico indizio un foglio bianco.
Il secondo è a Marghera: qui invece campeggia una scritta rossa.
Le due indagini – e i due scenari – si alternano, incantandoci con immagini solari mentre realtà più oscure affiorano qua e là.
Stucky interroga banchieri con le scarpe troppo pulite; a casa, il profumo di zucca e zafferano annuncia un’ospite inattesa.
Luana Bertelli la sera va al poligono, insegna alle donne a sparare; davanti a un piatto di seppioline morbide, in piazza, pensa al mare da cui è sorto Porto Marghera.
Un terzo morto, a metà strada tra Treviso e Marghera, fa correre tutto più veloce.
Soprattutto, Stucky e la Bertelli adesso corrono insieme: unendo tasselli, arrivano al cuore del mistero, annidato nelle pieghe della nostra traballante civiltà.

http://www.marcosymarcos.com/libri/cera-il-mare/

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Recensione: L’ultimo alito dell’estate

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un libro che ho finito di leggere qualche giorno fa. Si tratta di “L’ultimo alito dell’estate” di Luca Rebecchi edito Book a Book.

TITOLO: L’ultimo alito dell’estate

AUTORE: Luca Rebecchi

EDITORE: Book a book

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2018

GENERE: Narrativa Italiana

PAGINE: 296 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO: ♥♥♥♥

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DESCRIZIONE. Filippo è un giovane psicologo, attraente e sicuro di sé, ma basta un solo episodio in un mite pomeriggio di ottobre per mandare la sua vita in frantumi. Di colpo si rende conto di aver perso tutto: la donna che ama, la casa in cui vive, la professione che intendeva praticare… Dopo un tentativo di suicidio fallito, la madre – con la quale non aveva più rapporti da anni – gli fa promettere di vivere almeno fino al trentottesimo anno, l’esatta metà dell’aspettativa di vita di un uomo. Richiesta bizzarra che il figlio, nonostante l’avversione nei suoi riguardi, non sa rifiutarle. Così, le giornate di Filippo trascorrono solitarie una dopo l’altra, in una casa abbarbicata sulle dolomiti bellunesi. Finché, a un passo dalla fatidica data del suo trentottesimo compleanno, incrocia sul suo sentiero Chiara, una graziosa ragazza dall’animo innocente e alle prese con un doloroso passato dal quale sta fuggendo. A dispetto della loro relazione forzata contraddistinta da reciproca insofferenza, scopriranno che qualcosa di sconvolgente li accomuna. E che da soli è impossibile combattere i propri fantasmi.

LA MIA OPINIONE. Trovo che questo libro sia molto originale, sia a livello di contenuto che di stile. La maggior parte della narrazione si sviluppa in poche giornate. Il tempo all’interno del romanzo, sembra trascorrere lentamente; una lentezza che, però, non stanca, anzi, accompagna il lettore nella scoperta dei due personaggi principali, Chiara e Filippo. Essi, infatti, si svelano gradualmente, attraverso i loro gesti, ma soprattutto, il loro modo di pensare, modellato dai vissuti forti di entrambi i protagonisti.

I protagonisti del romanzo, come detto sopra, sono Filippo e Chiara.

Filippo, trentottenne, è un uomo burbero, scontroso e che ha deciso di vivere la sua vita in una baita sperduta in mezzo alla montagna. Ha deciso, insomma, di condurre un’esistenza priva di legami col mondo esterno e con tutte quelle sensazioni e rapporti sociali che riguardano l’essere umano. Quella di Filippo, però, è una corazza che ha indossato come autodifesa e come via più comoda per mettere in atto la propria scena finale. Non ha, però, tenuto conto dell’imprevedibilità della vita e del fatto che può cambiare tutto in un attimo…

Chiara è una ragazza poco più che ventenne, che, negli ultimi dieci anni, ha viaggiato molto. E’ proprio durante una delle sue escursioni in montagna, che incontrerà Filippo. Chiara è una ragazza che già alla sua giovane età ha sofferto molto ed è stata privata di qualcosa dal valore inestimabile. Confrontarsi con Filippo l’aiuterà a mettere a posto alcuni conti ancora in sospeso col proprio passato e, perché no, farle capire che può ancora ricominciare a vivere.

L’autore, attraverso una scrittura semplice e diretta, riesce a far entrare il lettore nella mente dei protagonisti, fargli vedere la storia attraverso i loro occhi. Rebecchi, riesce, inoltre a creare, una sorta di tensione emotiva sempre più intensa, da lasciare col “fiato sospeso” fino all’epilogo.

Il finale non è proprio scontato; anche se non del tutto definito e lascia soltanto intuire al lettore come potrebbe essere, lascia una sensazione piacevole ma soprattutto di leggerezza; sensazione quest’ultima che Chiara e Filippo non provano da un po’.

Concludo dicendo che questo romanzo mi è molto piaciuto e lo consiglio a tutti coloro che vogliono vivere una storia intensa dal punto di vista emotivo e riflettere su quanto determinate situazioni possono cambiare l’intero corso dell’esistenza di un individuo.

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Rcensione: Vendemmia rosso sangue

TITOLO: Vendemmia rosso sangue: lo strano caso del morto che parla

AUTORE: Maurizio Castellani

EDITORE: Self Publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2017

PAGINE: 155

VOTO: 4-/5

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DESCRIZIONE DEL LIBRO. Per chi ancora non avesse letto il romanzo giallo “La Ventiquattrore – Delitto in albergo”, mi presento: mi chiamo, anzi mi chiamano perché io non mi chiamo mai, Marco Vincenti e sono un normalissimo e tranquillo ex Geometra di provincia che, grazie alla zia Maria e pace all’anima sua, ha ereditato e gestisce un piccolo albergo nel Comune di Casciana Terme.

Ed è proprio in questo albergo che iniziò, con l’aiuto di due amici e circondato, si fa per dire, da diverse donne, la mia attività di investigatore.

L’autore, forse stuzzicato dal fatto che la Toscana è terra di grande letteratura ma anche di ispirazione per best-seller internazionali a tinte forti, un giorno si svegliò con l’idea di mettersi a scrivere un racconto giallo, e fra i tanti aspiranti ha scelto proprio il sottoscritto per interpretare il suo personaggio principale.

Ne “La ventiquattrore – Delitto in albergo”, insieme a due amici inseparabili, a un Maresciallo dei Carabinieri e alla bellissima Grazia, riesco a fare luce sul primo di una serie di fatti criminali che avverranno nella località.

Dal primo delitto sono trascorsi alcuni mesi, periodo in cui l’albergo ha lavorato a pieno ritmo. Il paese, senza più giornalisti, fotografi e curiosi “della peggio specie”, stava tornando piano piano alla sua normalità e le giornate si susseguivano una all’altra nella tranquillità più assoluta.

Con la Grazia c’era stato un “contatto”, ma poi non si era mosso più niente e io mi ero sempre di più dedicato all’albergo e alle cene del venerdì sera con gli amici.
Tutto fino a questa mattina, quando con la scusa: “Ciao Marco è un po’ che non ci si vede…”, l’autore entra in albergo, e chiedendomi un caffè si sistema in saletta, proprio nell’angolo riservato ai “tre detectives”.

Questa volta il caso da risolvere è più arduo, più complicato… l’autore vuole metterci alla prova, vuole capire fino a che punto possono spingersi le nostre menti, e alla fine si riterrà soddisfatto. Era plausibile, inevitabile, che finisse così, del resto nulla si può contro “il club dei detective”.

Piero e Andrea dimostreranno doti investigative più raffinate rispetto al passato, anche se prediligeranno l’azione al pensiero; il Maresciallo, fidandosi sempre più del trio, stringerà con noi un patto segreto, mentre io costretto a non muovermi dall’albergo per l’assenza di Grazia, arriverò alla soluzione del caso solo per osservazione e rigorosa deduzione logica.

LA MIA OPINIONE: Comincio subito col dire che questo è un bel romanzo giallo con delle caratteristiche che lo rendono molto particolare rispetto al genere.

Innanzitutto, già dalla descrizione del romanzo si può capire bene lo stampo con cui viene scritto e come l’autore vuole comunicare col proprio lettore. Il linguaggio si presenta, lungo tutta la durata della narrazione, per lo più ironico, intervallato da tratti in cui spiccano espressioni tipiche del dialetto toscano. Nella descrizione e nel modo di agire del protagonista, Marco Vincenti, e degli altri personaggi (i partecipanti al club dei detectives) si sente molto la loro appartenenza regionale; questo contribuisce a far appassionare ancora di più il lettore alle vicende che si susseguono nel corso della storia, abbattendo del tutto quella distanza lettore/narratore che talvolta si crea. La narrazione procede abbastanza veloce ed in maniera scorrevole. Non sono presenti dispersioni e l’autore mostra la capacità di accompagnare chi legge alla risoluzione degli enigmi assieme al protagonista.

La storia inizia col nostro protagonista che una mattina, mentre si reca in albergo, trova un uomo che in punto di morte gli sussurra delle parole nella sua lingua di origine. Da qui prenderà corpo tutta la vicenda che porterà il nostro astuto Vincenti a venire a capo dell’intera faccenda.

Un aspetto che mi è piaciuto molto e che ho trovato abbastanza originale, è la presenza di ricette culinarie durante tutto il racconto. Questo modo è utile per consentire al lettore di assimilare gli ultimi avvenimenti in modo da non creare confusione. Non mancano i momenti di suspense, soprattutto nei capitoli finali.

Consiglio questo libro a tutti; anche a coloro che non amano tantissimo questo genere perché questo linguaggio ironico contribuisce a smorzare la tensione e alleggerire quei tratti del genere che possono risultare pesanti ad alcuni.

Potete acquistare questo libro nei maggiori stores online, sia in versione digitale che in copia cartacea.