Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel

Poco tempo fa, ho avuto la fortuna di conoscere, grazie all’ufficio stampa di Atlantide Edizioni, la scrittura di Tiffany McDaniel. L’estate che sciolse ogni cosa è il suo romanzo di esordio.

Di cosa parla.

Ci troviamo a Breathed, in Ohio. È l’anno 1984. È un’estate infuocata, il caldo è soffocante. È anche il momento in cui, al protagonista, Fielding Bliss, cambierà per sempre l’esistenza. Il padre, infatti, un affermato avvocato, decide di scrivere una lettera al diavolo, invitandolo a soggiornare in questa piccola cittadina. Nessuno, però, immagina che il diavolo risponderà alla lettera e si mostrerà ai cittadini, nelle sembianze di un ragazzino con la pelle nera e con gli occhi verde acceso, che si farà chiamare Sal. Da quel momento in poi, una serie di avvenimenti segneranno per sempre il destino di tutte le persone che avranno avuto contatti col ragazzino venuto da chissà dove…

Non si possono amare i propri giorni se li lasci passare urlando come un idiota contro un’esistenza che detesti.

T. McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa, Atlantide Edizioni, pag. 238

I protagonisti.

Attorno alle vicende dell’estate 1984 si muovono diversi personaggi, che per caso, o per conseguenza, hanno incrociato le strade di quelli che sono i protagonisti, e che, per questo, hanno visto le loro vite segnate dagli eventi accaduti.

La vicenda è narrata dalla voce di Fielding Bliss, un signore giunto quasi alla fine della sua vita che ricorda tutto quello che successe quella fatidica estate dell’84. Fielding ricorda di essere stato un ragazzino ingenuo, spontaneo, che viveva una vita apparentemente normale. Fino all’arrivo di Sal; l’incontro con questo ragazzino, infatti, segna lo spartiacque tra il passato ed il futuro, tra quello che poteva essere se, ma che invece non è stato. Fielding diventa un adulto segnato dalla sofferenza, dalla diffidenza, ma anche da una grande voglia di rimediare, di capire, di essere amato.

Sal, è un ragazzino che dice di essere il diavolo, che arriva contemporaneamente al caldo soffocante, che porta con sé una serie di conoscenze, di storie, di esperienze che suscitano diffidenza, timore e pettegolezzi.

Oltre la storia: i temi trattati.

Quello che mi ha piacevolmente colpito durante la lettura de L’estate che sciolse ogni cosa è che, oltre alla storia in sé, vengono trattate tematiche e problematiche, ancor oggi, molto attuali, quali ad esempio, l’omofobia, il razzismo. Tiffany McDaniel, infatti, riesce ad esporre mediante la narrazione, punti di vista, preconcetti e pregiudizi che sono radicati nella collettività; ieri come oggi. Questo romanzo è riuscito ad offrirmi diversi ed ottimi spunti di riflessione.

T. McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa, Atlantide Edizioni.

Considerazioni finali.

Mi sento di affermare, con sicurezza, che L’estate che sciolse ogni cosa, rientra tra le letture più belle di quest’anno; è un romanzo doloroso, struggente, che ci fa interrogare su quanto la vita sia imprevedibile, ma anche precaria. La potenza narrativa dell’autrice, riesce a tenere incollati dalla prima all’ultima pagina.

È un romanzo che dovrebbero tutti leggere perché prescinde i generi letterari e si fa amare.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’estate che sciolse ogni cosa

Titolo originale: The summer that melted everything

AUTORE: Tiffany McDaniel

Traduzione italiana a cura di Lucia Olivieri

EDITORE: Atlantide Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2020

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 380 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding. Nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. A incontrarlo per primo è Fielding, che lo porta con sé a casa. I suoi genitori subito pensano che il giovane, che sceglierà di farsi chiamare Sal, sia scappato dalla propria famiglia, eppure le ricerche non portano a nulla, e in lui sembra esserci veramente qualcosa di impenetrabile e misterioso. Qualcosa che gli abitanti di Breathed non capiscono e li farà persuadere che quel ragazzo dalle lunghe cicatrici sulle spalle sia realmente quello che dice di essere: il diavolo. Intanto, un’afa incredibile scioglie i gelati e i pensieri e confonde i rapporti e le certezze, il senso del bene e del male, dell’amore e della sofferenza, della fiducia reciproca e della paura. Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria.

Pubblicato in: narrativa italiana, Ragazzi tra le pagine

Sirley di Elisa Amoruso

Nel mese di Agosto, col progetto Ragazzi tra le pagine, ho letto “Sirley” di Elisa Amoruso edito Fandango.

La storia.

Ci troviamo intorno agli anni Ottanta e la protagonista è una ragazzina di undici anni di nome Nina.

Nina vive in una famiglia incasinata: il padre e la madre litigano sempre, il fratellino più piccolo è una peste e lei deve accudirlo.

La vita di Nina, però, sarà stravolta dall’arrivo di Sirley, una ragazza più grande di lei, con la pelle mulatta e gli occhi nerissimi. Sirley e Nina diventeranno molto amiche, vivranno un rapporto che riuscirà a cambiare il corso delle loro storie.

Le protagoniste.

Il lettore conosce la storia attraverso gli occhi di una bambina, Nina, che ancora non conosce bene come gira il mondo, che si approccia alla vita con curiosità ed innocenza; una bambina che ancora non sa dare un nome preciso alle cose che vede e sente. Il racconto viene, quindi, filtrato dall’esperienza infantile della “quasi” ragazza.

Nina vuole scoprire, vuole conoscersi, vuole trovare qualcosa di nuovo in cui identificarsi, in modo tale da darsi un posto nel mondo. Questo “nuovo” arriva all’improvviso con Sirley. È nuovo il colore della pelle, è nuova la forma del corpo, è ancora più nuovo l’approccio alla vita.

Sirley, per Nina, rappresenta un salto nel vuoto, una presa di posizione, una finestra aperta per conoscere se stessa.

La paura va condivisa per alleggerirne il peso.

E. Amoruso, Sirley, Fandango

Odori e sapori di un tempo.

Le atmosfere che fanno da sfondo alla storia sanno di passato, di semplicità, di vita vissuta. Come ho già detto, siamo alla fine degli anni Ottanta e l’autrice è riuscita a ricreare alla perfezione tutte le sfumature di quel periodo. Se si chiudono gli occhi, si riescono a sentire di nuovo gli odori che provenivano dalla cucina della nonna, ma anche vedere la cantina dove il nonno faceva il vino. Questo a me, personalmente, ha dato tanto calore al cuore.

Lo stile e la scrittura.

La scrittura di Elisa Amoruso è magnetica; con un linguaggio semplice e lineare riesce a catturare, fin dalle prime pagine, l’attenzione del lettore. Non sono presenti capitoli, ma soltanto paragrafi.

Considerazioni finali.

In conclusione, Sirley è un romanzo di formazione molto piacevole ed interessante; un romanzo in cui vecchio e nuovo. È un libro che si gusta, si sente, si odora; insomma, si vive.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Sirley

AUTRICE: Elisa Amoruso

EDITORE: Fandango

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2020

GENERE: Narrativa italiana/ romanzo di formazione

PAGINE: 159 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: €15,00

È il 1989. Nina ha undici anni e una famiglia incasinata, il padre e la madre litigano sempre, Lorenzo – suo fratello minore –, quando si arrabbia, diventa un pericolo.

Dal centro di Roma si ritrova catapultata in un quartiere di periferia, fatto di palazzoni, ragazzi sui motorini e prati bruciati.

Anche la scuola è diversa, non ci sono le maestre ma le suore, non ha neanche un amico. Ma un incontro improvviso stravolge tutto, come una tempesta: ha tredici anni, abita nel palazzo di fronte, è mulatta e balla la lambada.

Il suo nome è Sirley, viene dalla Guyana francese, in Sud America, e ha un sogno ambizioso: interpretare la Madonna nella processione di quartiere.

Tra le due nasce un legame intenso, fortissimo, che porterà Nina a perdere finalmente il controllo, e a scoprire il suo posto non solo nel mondo, ma nel cuore della sua famiglia. Un romanzo di formazione tenero e avvincente, due protagoniste irresistibili, il racconto di come il desiderio plasma e trasforma l’infanzia in adolescenza.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

La linea del colore di Igiaba Scego

Entrando settembre, si ritorna (in parte) alla normalità. Anche il mio blog, quindi, riparte!

Voglio cominciare proprio parlandovi di La linea del colore di Igiaba Scego edito Bompiani: un libro che ho sentito fin dentro le ossa, per una serie di motivi.

Di cosa parla.

La linea del colore racconta la storia di Lafanu Brawn, una donna di colore che aveva da sempre due sogni nel cassetto: viaggiare e visitare tanti nuovi posti nel mondo e diventare artista. Lafanu ci è riuscita; ma a che prezzo? A causa del colore della sua pelle, infatti, ha subito tante ingiustizie, tanti falsi sorrisi, tante violenza. Parallelamente, conosciamo anche un’altra donna di colore, Leyla, che vive parecchi anni dopo Lafanu, ma che con lei si sente affine.

Le protagoniste.

Lafanu è una donna nata in una comunità povera indiana, chiamata Chippewa. Ha da sempre avuto un’indole ribelle che, però, dal principio, non ha potuto esternare nel posto natio, a causa delle condizioni di vita precarie ed una aspirazione ad un futuro migliore quasi del tutto assente. Grazie ad una serie di circostanze, Lafanu riesce ad arrivare negli Stati Uniti.

Lafanu è una donna che decide di non farsi abbattere dalle porte chiuse, dagli sguardi schifati, dalle violenze verbali e fisiche; è una donna che decide di portare avanti la sua passione, la pittura, e vedere riconosciuto il proprio lavoro al pari dei cittadini “bianchi”.

Leyla, vissuta in una dimensione temporale (ed in parte spaziale) diversa da quella di Lafanu, è anch’essa una donna di colore, che percepisce sulla propria pelle che c’è ancora qualcosa che non va nel lavoro di riconoscimento di pari diritti tra “popoli” diversi; motivo per cui si interessa all’affascinante e tormentata vita di Lafanu Brown.

Tre sorelle nere, estranei l’uno all’altra, divise dei secoli, ma così vicine nella sofferenza. Perché essere neri significava ancora una volta avere a che fare con le catene che laceravano la nostra carne.

I. Scego, La linea del colore, Bompiani, pag. 60.

Periodo storico e contestualizzazione.

Come ho detto prima, la narrazione si divide in due linee temporali differenti; la storia di Lafanu nel passato e quella di Leyla nel presente.

L’epoca che vive Lafanu è la seconda metà dell’Ottocento. È facile pensare, dunque, come le mentalità di quegli anni erano ristrette e la schiavitù era una realtà ancora attuale. I bianchi si sentivano più potenti e più “civili” dei neri.

La linea del colore, però, vuole far vedere come il presente non sia poi così diverso dal passato. Oggi più che mai, mi sento di dire. La superiorità dei cittadini bianchi si sente ancora in maniera prepotente. Come dietro una facciata di accettazione, in realtà ci sia ancora tanto da lavorare. Nella vita di Leyla, infatti, succederà un episodio che farà capire quanto ancora oggi sia fondamentale nascere “dalla parte giusta del mondo”.

Io, personalmente, ho amato tanto questo aspetto. È una cosa che mi ha spinto a riflettere molto su aspetti che magari davo per scontati; su come il mondo va veramente.

Una riflessione personale.

La linea del colore è un romanzo esplosivo fin dalle prime pagine. Inizia infatti con una forte critica all’Italia dell’Ottocento. Già dal primo capitolo si intuisce che quello che ci apprestiamo a leggere sarà un libro che lascerà tanto.

Quello che mi ha maggiormente colpito è stato l’armonico equilibrio tra delicatezza e crudezza. L’autrice sa essere abbasta pungente, ma anche soffice come una nuvola nel descrivere cose che non sono tanto piacevoli; utilizza infatti importanti metafore con i colori (come dimostra anche il titolo).

Per concludere, parlare de La linea del colore non è affatto semplice. Ci sono così tante cose da dire che si rischia di dimenticare qualcosa. Credo però che questo sia un romanzo assolutamente da leggere e da crearsi un proprio pensiero.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La linea del colore

AUTORE: Igiaba Scego

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: febbraio 2020

GENERE: Narrativa

PAGINE: 384 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

VOTO: 4,5/5

Quanti di noi scendendo oggi da un treno a Roma Termini ricordano i Cinquecento cui è dedicata la piazza antistante la stazione? È il febbraio del 1887 quando in Italia giunge la notizia: a Dògali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono stati uccisi dalle truppe etiopi che cercano di contrastarne le mire coloniali. Un’ondata di sdegno invade la città. In quel momento Lafanu Brown sta rientrando dalla sua passeggiata: è una pittrice americana da anni cittadina di Roma e la sua pelle è nera. Su di lei si riversa la rabbia della folla, finché un uomo la porta in salvo. È a lui che Lafanu decide di raccontarsi: la nascita in una tribù indiana Chippewa, lo straniero dalla pelle scurissima che amò sua madre e scomparve, la donna che le permise di studiare ma la considerò un’ingrata, l’abolizionismo e la violenza, l’incontro con la sua mentore Lizzie Manson, fino alla grande scelta di salire su un piroscafo diretta verso l’Europa, in un Grand Tour alla ricerca della bellezza e dell’indipendenza. Nella figura di Lafanu si uniscono le vite di due donne afrodiscendenti realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e l’ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli Stati Uniti dove fino alla guerra civile i neri non erano nemmeno considerati cittadini. A Lafanu si affianca Leila, ragazza di oggi, che tesse fili tra il passato e il destino suo e delle cugine rimaste in Africa e studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d’arte. Igiaba Scego scrive in queste pagine un romanzo di formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di testimonianza sul presente, e ci racconta di un mondo nel quale almeno sulla carta tutti erano liberi di viaggiare: perché fare memoria della storia è sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo costruire.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

Attraverso le tendine di Carmen Martín Gaite

Buongiorno a tutti, oggi torno a parlare di libri, finalmente! Rompo il ghiaccio con Attraverso le tendine di Carmen Martín Gaite edito Voland Edizioni: un romanzo dalla narrazione inusuale, che non si legge spesso.

Di cosa parla?

Racconta la storia di una cittadina spagnola, ed in particolare delle sorelle Ruiz Guilarte: ragazze, cresciute in una famiglia un po’ chiusa, che sono dedite soltanto a trovare un ragazzo “di buon partito” da sposare e a comportarsi in modo da non far pettegolare i propri vicini. È, però, anche la storia di Pablo Klein, il nuovo professore di tedesco del liceo femminile, arrivato da poco, che attrae molte nuove pretendenti, ma che porta anche nuove idee e speranze.

Che argomenti tratta?

Il romanzo, attraverso le storie dei giovani (soprattutto ragazze), pone l’accento sulla mentalità, molto spesso stretta e chiusa, che c’è in molti piccoli paesini. Dove quello che conta è soltanto comportarsi come si aspetterebbe la gente, la famiglia, senza nemmeno riuscire a pensare a soddisfare i propri desideri e sentimenti. Nello specifico, le ragazze in questo paesino spagnolo, hanno il dovere di accasarsi con qualcuno che ha una buona posizione, e dedicarsi esclusivamente al marito ed hai figli; un paese in cui se a casa c’è un lutto anche le finestre devono stare chiuse.

È, però, anche un paese in cui qualcosa sta cambiando. Un paese in cui le ragazze stanno cominciando ad uscire dagli schemi precostituiti dalla tradizione. Questa trasformazione viene poi confermata dall’arrivo di un nuovo personaggio. Un uomo che viene dalla città e che porterà nuove idee e una nuova voglia di riscatto e di presa di coscienza.

In Attraverso le tendine quindi c’è un continuo avvicendarsi tra tradizione e rinnovamento. Tra modelli già stabiliti e voglia di rinnovamento. Tra quello che si deve fare e quello che si vuole fare.

Il periodo storico.

È importante, ai fini della comprensione e dell’apprezzamento, inquadrare bene il periodo storico. Ci troviamo nel dopoguerra civile spagnolo, anni Quaranta, si può, quindi, capire bene questa continua altalena tra il vecchio ed il nuovo. Tra la voglia di cambiare e la paura ad abbandonare schemi ormai consolidati e conosciuti.

Un viaggio ti può cambiare la vita, fartela vedere in un modo diverso e a lei quell’anno l’avrebbe potuta cambiare.

C. Martín Gaite, Attraverso le tendine, Voland Edizioni, pag. 54

La narrazione.

Arriviamo alla cosa che più mi ha colpito e che da subito mi è saltata agli occhi: la scelta narrativa usata dall’autrice. La particolarità del romanzo, è infatti la mancanza apparente di protagonisti. Mi spiego meglio. In Attraverso le tendine, il focus della narrazione cambia continuamente; nello stesso capitolo, la vicenda viene vista ora con gli occhi di uno, ora con gli occhi di un altro protagonista.

Per fare un esempio, possiamo paragonare l’occhio narrativo come uno spettatore che segue ora uno ora l’altro personaggio, lasciando perdere il primo per farsi attrarre dal secondo.

Questo aspetto, mentre da una parte incuriosisce ed invoglia alla lettura, dall’altra parte può disorientare chi legge.

Come disorientante può essere il gioco tra prima e terza persona del narratore. Tutti i capitoli sono, infatti, narrati in terza persona, tranne alcuni (pochi), in prima.

Conclusioni.

Nell’insieme posso dire che, Attraverso le tendine, è un romanzo che non mi è dispiaciuto leggere, che può rappresentare qualcosa di nuovo e che pone riflessioni su temi che spesso diamo per scontati o passati, ma che in realtà, se ci pensiamo bene, non lo sono.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Attraverso le tendine

Titolo originale: Entre visillios

AUTORE: Carmen Martín Gaite

Traduzione italiana a cura di Elisabetta Sarmati

EDITORE: Voland Edizioni

GENERE: Narrativa straniera

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2020

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

VOTO: 3,5/5

In una cittadina della Spagna franchista del dopoguerra civile, la vita di un gruppo di ragazze scorre tra futili conversazioni, passeggiate, balli e primi amori. Nell’attesa, e con l’unica aspirazione, di sposarsi, le sorelle Ruiz Guilarte e le loro giovani amiche conducono esistenze insignificanti e vuote. L’arrivo di Pablo Klein, il nuovo professore di tedesco del liceo femminile, offrirà uno sguardo inedito sui valori imperanti e vacui della provincia. E mentre per alcune Pablo rimarrà un nome da aggiungere all’elenco dei possibili pretendenti, per altre sarà occasione di una mutata presa di coscienza. Vincitore del Premio Nadal nel 1957, Attraverso le tendine già a partire dagli anni ’60 è stato tradotto nelle maggiori lingue europee e oggi finalmente esce anche in edizione italiana.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

Il segreto di Ippocrate di Isabella Bignozzi

Il romanzo di cui vi parlo oggi ci porta parecchio lontano nel tempo e nello spazio, e ci parla di una figura fondamentale nel campo della medicina, possiamo anche dire uno dei precursori della scienza medica: Ippocrate di Kōs.

Di cosa parla?

Ne Il segreto di Ippocrate, ci troviamo intorno al 400 a. C. in Grecia. Il protagonista, come facilmente intuibile, è Ippocrate che, arrivato all’ultima fase del ciclo di vita, la vecchiaia, si trova a raccontare al proprio discepolo, Pòlybos, aneddoti, memorie, riflessioni riguardanti la vita trascorsa fino a quel momento; assieme a Pòlybos, ripercorrerà l’infanzia, l’adolescenza, l’iniziazione come medico, la vita con l’unica donna che ha amato, le esperienze dell’età adulta.

Come lui impercettibilmente rallentava nelle gare di corsa, per non dispiacermi, così facevo io nei rompicapo; tardavo un pochino nella risposta, di modo che a volte vincevo io, a volte lui. E non saprei dire un altro modo di essere amici.

I. Bignozzi, Il segreto di Ippocrate, La Lepre Edizioni, pag. 93

Chi è Ippocrate?

Ippocrate era un medico che ha rivoluzionato la concezione stessa di medicina. Un tempo, infatti, l’arte medica era associata alla religione ed alla filosofia; veniva cioè curata attraverso riti religiosi, sacrifici a qualche particolare divinità, oppure collegata all’indole stessa dell’uomo predisposta ora all’una ora all’altra malattia. Ippocrate, invece, stabilisce la medicina come professione e la basa su parametri oggettivi e verificabili. Proprio per questo, al medico greco, si deve il giuramento di Ippocrate, la formula ripetuta ancora oggi dai neo medici, chirurghi ed odontoiatri prima di iniziare la professione.

Il periodo storico.

Credo che contestualizzare Il segreto di Ippocrate col periodo storico in cui è ambientato, sia fondamentale. Infatti parliamo di un’epoca assai remota: addirittura il 400 avanti Cristo. Nella lettura del romanzo, quindi, alcuni aspetti, alcune spiegazioni, potrebbero risultare banali e scontate. Ma se si pensa che sono discorsi fatti in un’epoca così lontana dalle nostra, possiamo comprendere la genialità di certe affermazioni ed idee. Da questo si evince la bravura della Bignozzi nel cercare, argomentarsi, ma anche creare dettagli confacenti con quel preciso periodo storico. Il riuscire a pensare come se vivesse 450 anni prima della venuta di Cristo e parlarne in maniera curiosa ed interessante, è una grande abilità, a mio avviso.

I. Bignozzi, Il segreto di Ippocrate

I personaggi.

Il romanzo ruota attorno a molteplici personaggi, ma quelli principali sono due: Ippocrate ed il proprio discepolo, Pòlybos.

Ippocrate è un uomo colto, intelligente e di saldi principi morali. Arrivato quasi alla fine della sua vita, gli affiora quella tipica nostalgia di ciò che abbiamo fatto ed avuto, ma che fa parte del tempo andato. Affida pertanto le proprie memorie al proprio discepolo.

Pòlybos, discepolo e genero di Ippocrate, gioca in apparenza un ruolo marginale, ma in realtà la sua importanza è tanta. Pòlybos fa da moderatore ai molteplici stati d’animo che i ricordi possono creare nel maestro; è lui che sprona a raccontare, è lui che calma le emozioni troppo cariche, è lui a cui Ippocrate dona il suo sapere per essere tramandato.

Il significato oltre le parole.

Fino a qui si è potuto intendere che Il segreto di Ippocrate sia solo una biografia molto accurata e ben fatta della vita del famoso medico, cosa assolutamente vera; il romanzo però non è soltanto questo: Il segreto di Ippocrate è una guida, uno scrigno di tesori che l’autrice ci regala. Quello che le pagine de Il segreto di Ippocrate contengono è la magia che le emozioni generano; quell’insieme di sensazioni che le persone provano nell’arco della vita.

Considerazioni finali.

Posso assicurare che appena finita la lettura de Il segreto di Ippocrate, rimane dentro una sensazione di appagamento, come se nel cuore restasse un tassello in più che va a completare il puzzle delle emozioni lasciate dai bei libri. Ecco, il romanzo di Isabella Bignozzi è un bel libro. Se volete avere qualcosa in più da portare dentro al bagaglio delle emozioni, allora leggetelo!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il segreto di Ippocrate

AUTORE: Isabella Bignozzi

EDITORE: La Lepre Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2020

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 366 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 20,00

Ippocrate, giunto alla vecchiaia, racconta a Pòlybos, suo allievo prediletto, le sue memorie: la fanciullezza nell’isola di Kōs, l’adolescenza tra inquietudini e nuove consapevolezze, gli insegnamenti del padre, anch’egli medico e suo primo e più grande maestro; i suoi incontri con i personaggi illustri dell’epoca, le vicende drammatiche che lo hanno segnato nel profondo. Parla di malanni, interventi e terapie, espone tecniche dell’arte medica del V secolo a.C. Ippocrate apprendendo dai suoi maestri, diviene egli stesso un maestro; viaggia in tutte le terre conosciute, sfiora eventi storici grandiosi, impara a curare gli altri e ad amare il suo prossimo in un modo sofferto, innovando la sua arte con brillanti intuizioni.

Pubblicato in: narrativa italiana, Recensioni

Le imperfette di Federica De Paolis

È veramente tutto oro quello che luccica? Una madre, una moglie, un padre sono davvero esseri perfetti senza macchia e senza paura, come li idealizziamo?

Le imperfette di Federica De Paolis edito Dea Planeta fa luce proprio su questo aspetto dell’esistenza umana.

Di cosa parla?

Le imperfette racconta la storia di Anna, una donna con una vita apparentemente perfetta: un marito che è un importante primario in una clinica privata di famiglia, due bimbi piccoli che adora, una bella casa con una domestica; una vita, insomma, che molti riterrebbero invidiabile. Finché tutti questi aspetti iniziano man mano a sgretolarsi. Qui Anna si troverà, dunque, a fare i conti con se stessa, i propri sentimenti, ma soprattutto arriverà a domandarsi se tutto quello a cui ha creduto è vero ed immacolato, o umano con delle debolezze e crepe!

La vita non è bianca o nera, le persone non sono buone o cattive, le sensazioni non sono limpide, piuttosto imperfette.

F. De Paolis, Le imperfette, Dea Planeta, pag. 294

Il tema ricorrente.

Io credo che Le imperfette di Federica De Paolis dia uno spaccato fedele della realtà umana. Come si evince dal titolo, il tema principale e che fa da collante all’intera vicenda è l’imperfezione della natura dell’uomo. Spesso ci aspettiamo che una donna, una moglie o una madre debba assolvere a determinati compiti e che sia impossibile scalfire, debba cioè essere immune da debolezze o errori. Debba quindi seguire una condotta irreprensibile sotto tutti i punti di vista. Possiamo anche fare un esempio con un genitore; ognuno di noi idealizza il proprio padre o la propria madre come l’essere perfetto incapace di fare qualche passo falso o cedere a qualche debolezza. Ebbene, ci avete mai pensato a quanto corrisponde a verità? Federica De Paolis in questo romanzo illumina proprio la vita di questa famiglia che potrebbe benissimo essere la nostra.

I personaggi.

Nel romanzo sono presenti diversi personaggi, ma i protagonisti che saranno importanti svolte alla storia sono tre, quattro.

Innanzitutto la protagonista principale è Anna, questa donna perfetta, con la vita perfetta: un marito importante ed amorevole, un padre devoto, una famiglia unita. Quello che succederà nella storia metterà in discussione tutta questa vita ideale.

Guido è il marito, nonché chirurgo e primario della clinica privata della famiglia di Anna. Uomo enigmatico e tutto d’un pezzo, che ha il ruolo di rendere soddisfatte le “donne imperfette”.

Attilio invece è il padre di Anna ed il fondatore della clinica. Uomo autoritario e dedito alla figlia che ha avuto una vita impeccabile sotto ogni aspetto.

C’è, infine, un altro personaggio molto importante per l’esito della storia che darà filo da torcere e cambierà il destino delle persone a lui collegate in qualche modo.

Tutti i personaggi principali sono descritti in maniera minuziosa nel sentire e nell’agire. Ho trovato che alcuni sono stati presentati in maniera più precisa rispetto ad altri, ma nell’insieme è una piccolezza.

Stile e scrittura.

Le imperfette è un libro che si legge bene e velocemente. Lo stile della De Paolis è molto attuale e colloquiale. È un linguaggio che parla al lettore come se fosse un amico, un confidente. La cosa, infine, che colpisce è il perfetto equilibrio tra dialoghi e narrato; questo contribuisce a dare all’intero romanzo un aspetto armonico.

F. De Paolis, Le imperfette

Considerazioni finali.

La sensazione che ho percepito appena chiuso il libro è di verità, di realtà tangibile. Quello che Le imperfette rappresenta è la vera essenza di quello che siamo: esseri perfetti nella propria imperfezione; esseri suscettibili di errori, e fragilità che un po’ cozzano con il ruolo che rivestiamo, ma che fanno parte del gioco chiamato vita. Assolutamente consigliato.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Le imperfette

AUTORE: Federica De Paolis

EDITORE: Dea Planeta

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 giugno 2020

PAGINE: 320 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Anna sta recitando una parte, ma non lo sa. O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia. Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono. E allora, cos’è che non funziona?

I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare. Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.

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Un momento fa, forse di Giovanni Ardemagni

“Quando (e quanto!) godi del tuo tempo?” Credo che questa frase sia fondamentale per spiegare Un momento fa, forse di Giovanni Ardemagni edito Pegasus Edition. Un romanzo che racconta la storia di due uomini in una fase delicata della loro vita: trovarsi a cinquant’anni ed essere licenziati dal proprio capo.

Di cosa parla?

Un momento fa, forse è la storia di G., un cinquantenne che vive in Italia ma lavora a Zurigo presso un’importante azienda; è però anche la storia di Marcel, collega di G., nato e cresciuto in Svizzera. Ad un certo punto della loro carriera, un pezzo grosso francese, prende le redini dell’azienda e decide di licenziare i due uomini. G. e Marcel, all’età di cinquant’anni si trovano senza lavoro e con una vita da prendere in mano. Ecco, Un momento fa, forse è la storia di come questi due amici reagiscono a questo evento destabilizzante ed anche traumatico.

Penso solo che noi tutti cerchiamo di fare il possibile per allungarci la vita; Marcello, oggi, mi ha fatto capire come allargarla. E gliene sarò debitore.

G. Ardemagni, Un momento fa, forse, Pegasus Edition.

Il tema principale.

Il romanzo affronta una tematica oggi, purtroppo, molto attuale: il licenziamento e, nello specifico, di persone mature che non possono trovare facilmente un’altra occupazione. Succede quotidianamente, infatti, che i vertici di determinate aziende decidano di unirsi, vendere o acquistare per gonfiare il proprio portafoglio, a discapito della vita di molti lavoratori che diventano d’intralcio ai piani dei potenti. Dopo aver avuto il ben servito, i dipendenti mal capitati, si vedono tutte le certezze fino ad un momento fa, forse crollare; è qui che si mettono in atto diversi meccanismi psicologici: alcuni (dopo un momento di destabilizzazione) reagiscono con positività reinventandosi e rimettendosi in gioco, altri invece vedono andare in frantumi la propria autostima ed avvertono un senso di fallimento, non solo lavorativo, ma anche personale. In Un momento fa, forse questo aspetto viene affrontato molto bene.

I personaggi.

Come ho già scritto, il protagonista del romanzo è G. che una mattina è convocato dal capo per ricevere la comunicazione di licenziamento. G. è una persona colta, curiosa ed intraprendente; gli piace interrogarsi sulle questioni fondamentali della vita, mettersi in discussione su tutto. G. riuscirà in parte a colmare questa fame di curiosità grazie al proprio amico e collega, Marcel (o da lui chiamato, Marcello!).

Marcel, è anch’esso un personaggio fondamentale nell’evolversi della storia. Egli è un uomo solitario, che ha preferito restare nella casa materna anche “da grande”. Marcel si rivela fin da subito portatore sano di tante risposte alle domande sulle questioni fondamentali della vita. Anche lui, come G., viene licenziato dal capo e, sempre come G., cercherà di reagire a questa notizia come crede sia meglio.

Lo stile e la scrittura.

Un momento fa, forse è un romanzo breve che si legge molto velocemente. Segue una dimensione spazio temporale pressoché lineare. Non sono presenti flashback. La scrittura è di facile comprensione e, se vogliamo, molto interiore. Io, molte volte, mi sono trovata a riflettere su importanti questioni proprio grazie agli spunti presenti nel testo. I capitoli sono un po’ lunghetti ma nel complesso non dispiacciono!

Considerazioni finali.

Un momento fa, forse è senza dubbio un romanzo illuminante. Approfondisce un tema così delicato, descrivendo quei meccanismi che si mettono in atto nelle persone che lo subiscono. Credo sia giusto leggerlo per conoscere e per fare scendere anche una lacrimuccia. Assolutamente consigliato!

Scheda tecnica e descrizione

TITOLO: Un momento fa, forse

AUTORE: Giovanni Ardemagni

EDITORE: Pegasus Edition

DATA DI PUBBLICAZIONE: maggio 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 154 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 13,00

In una Zurigo frenetica, il tempo si ferma, un momento fa, forse. Due amici, Marcel e “G” Vengono licenziato dalla loro azienda. Essere licenziati a 50 anni non dovrebbe essere una condanna ma un’opportunità di proseguire il proprio cammino verso una realizzazione personale in crescendo, invece, il romanzo di gio-vanni ardemagni ci rimanda in modo implacabile alla fragilità di una società mediatizzata, convulsa e ste-rile di soluzioni appropriate alla grandezza dell’uomo, lasciando i due protagonisti al loro libero arbitrio.

Pubblicato in: narrativa italiana, Recensioni

Malalai di Ortensia Visconti

Scoprire ed approfondire la situazione delle donne islamiche mi ha sempre affascinato ed interessato. Motivo per cui, quando l’ufficio stampa della Rizzoli (che ringrazio) mi ha proposto questa novità editoriale, ho accettato subito.

Di cosa parla Malalai?

Malalai di Ortensia Visconti racconta la storia di una ragazza, Malalai appunto, che si trova costretta a fuggire dal proprio paese natio, l’Afghanistan, per salvarsi da un destino segnato. Approdata in Italia, viene ospitata da una persona di fiducia, chiamata il maestro, che la condurrà in un altro viaggio, diverso da quello che ha appena affrontato, ma pur sempre insidioso e necessario.

I bambini rasati coi pantaloncini marroni e le gambe come stecchini ci si affollavano intorno. Avevano visi smunti su cui era impressa la mappa di tutti gli orrori di cui siamo capaci. Era impossibile restarci davanti senza combattere le lacrime. Per loro eravamo estranei, ma ci toccavano come avrebbero fatto con i genitori perduti. Ci si attaccavano addosso, pesanti del vuoto che avevano dentro. Volevano che li portassimo via. Invece erano i talebani a farlo. Ma solo i bambini più carini, le bambine più belle. Quando sopravvivevano, li notavi perché alcuni smettevano di parlare, s’isolavano. Non ridevano, non piangevano. Si trascinavano, schiacciati dal lato nero del mondo, che portavano sulle spalle in silenzio.

O. Visconti, Malalai, Rizzoli, pag. 124

I temi trattati.

Come ho scritto sopra, il tema principale è la particolare condizione delle donne afghane nello specifico, e delle donne islamiche in generale. Tutti sappiamo che gli usi e i costumi di queste comunità sono parecchio distanti dai nostri, e questo aspetto l’autrice riesce ad evidenziarlo chiaramente. Troviamo, infatti, Malalai in una continua lotta interiore, tra quello che il proprio paese le ha inculcato è quello che trova in un paese, l’Italia, completamente diverso per usi, costumi, modi di fare, leggi…

Malalai è sempre combattuta tra ciò che la legge (e fede) islamica le impone, soprattutto la sottomissione agli uomini, e la voglia di libertà, di indipendenza, di poter fare le proprie scelte, di poter studiare; di vivere, insomma, come vuole.

Il romanzo della Visconti però non è solo questo. È un viaggio interiore, un percorso di scoperta di sé e delle proprie origini. Quello che fa, dunque, Malalai non è solo un viaggio fisico, ma anche un viaggio sulla conoscenza del suo essere autentico.

Gli altri personaggi principali.

Oltre Malalai, ci sono all’intero del romanzo, altri personaggi principali (e non) che determinano l’andamento della storia e il futuro stesso della ragazza.

Sicuramente un ruolo fondamentale lo riveste Nur, il padre di Malalai, in quanto è grazie a lui e alla madre Bibi (altra figura di spessore!), morta da diversi anni, che la protagonista riesce a fuggire dall’oppressione del suo paese, per inseguire quegli ideali di libertà ed autonomia che tanto sogna (ma di cui ha timore).

E poi c’è Ernesto Valli, detto il maestro. È un artista particolare, sopra le righe, che arrivato alla fase della vecchiaia, ha tanti rimpianti ed un grosso segreto che riguarda l’esistenza di tante persone.

Struttura e stile.

Malalai di Ortensia Visconti è diviso in tre parti che esaminano tre aspetti importanti della storia. È il passato che si intreccia al presente, in un vortice che, in particolar modo nel passaggio tra la prima e la seconda parte, tende a disorientare il lettore.

La lettura scorre veloce e la storia è raccontata, ad eccezione della terza parte, dal punto di vista di Malalai.

Considerazioni finali.

Malalai è sicuramente un romanzo importante, fa luce in maniera dettagliata sulla situazione delle donne arabe; ho, però, avvertito, una volta finita la lettura, un senso di incompiutezza, come se mi aspettassi di leggere dell’altro, come se la storia di Malalai fosse rimasta in sospeso. Come se l’autrice si fosse soffermata molto su alcuni aspetti e poco su altri.

Malalai di Ortensia Visconti è un romanzo che mi sento comunque di consigliare per conoscere questo aspetto della società umana tanto distante da noi eppure così vicino.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Malalai

AUTORE: Ortensia Visconti

EDITORE: Rizzoli

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2020

PAGINE: 352 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Al largo delle coste italiane, su uno dei barconi che provano ad approdare a vita migliore, c’è Malalai, una ragazza di diciassette anni. È coraggiosa, uno spirito libero. Il suo nome è quello di un’eroina leggendaria e, anche se è nata sotto la guerra civile, nel suo cuore è ancora vivo il ricordo di un Afghanistan diverso, un posto magico in cui il silenzio degli umani lascia spazio all’ombra allungata dei melograni in fiore, al canto degli uccelli nel mercato di Ka Faroshi, alle distese di pistacchi e di asfodeli gialli, alle cime innevate che si intravedono in lontananza. In quel Paese è cresciuta sua madre Bibi: una donna colta, femminista, intraprendente, che girava col volto scoperto e il cranio rasato. Malalai non l’ha mai conosciuta, ma è a lei che pensa ogni volta che ha bisogno di farsi coraggio. Adesso che a Kabul le strade sono piene di cenere e di uomini armati vestiti come corvi, “cattivi come solo in Afghanistan e nelle favole”, di coraggio ne serve tanto. Bisogna fuggire, sottrarsi a un destino segnato. È suo padre a procurarle un nome e un indirizzo: a Roma c’è un vecchio amico, tutti lo chiamano “il maestro”. È l’ultimo legame con il passato, l’ultimo custode della memoria di Bibi. E Malalai deve andare, per sopravvivere.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

Casa Tyneford di Natasha Solomons

Avete presente quando un libro vi entra nel cuore e li vi resta?

Ecco è il caso di “Casa Tyneford” di Natasha Solomons edito Neri Pozza.

Di cosa parla?

Siamo agli inizi degli anni Quaranta e la seconda guerra mondiale è alle porte. Ci troviamo in Austria; stato in cui conosciamo la protagonista della storia: Elise Landau, una ragazza appartenente ad una famiglia ricca borghese, con un’unica colpa, essere ebrea. Questo, infatti, è il motivo che la porterà ad abbandonare la sua terra per trasferirsi in Inghilterra; i genitori le hanno trovato un lavoro come governante nella casa di una famiglia possidente della campagna inglese: Tyneford, appunto. Qui conoscerà i signori Rivers, padre e figlio, che cambieranno per sempre la sua vita.

Le fotografie sono strane; sono sempre al presente e ciascuno vi è catturato in un momento che non si riprenderà più. Le facciamo per i posteri e, allo scatto dell’otturatore, pensiamo a come le future versioni di noi stessi rivedranno questo evento.

N. Solomons, Casa Tyneford, Neri Pozza, pag. 38

Il periodo storico.

Come ho scritto sopra, siamo negli anni Quaranta, anni focosi per la situazione mondiale. Anni in cui si cominciano a delineare le alleanze politiche. Anni in cui delle figure carismatiche (non c’è dubbio!), riescono a soggiogare intere popolazioni; in cui l’essere umano deve possedere soltanto alcune caratteristiche stabilite da un individuo che crede di avere diritto di vita e di morte su altri individui come lui. Questi sono i motivi per cui è importante inquadrare questo particolare periodo storico per comprendere meglio l’evoluzione delle vicende narrate.

Elise Landau

I personaggi.

In Casa Tyneford troviamo una moltitudine di personaggi con altrettanti diversi caratteri ed atteggiamenti.

La protagonista, Elise, è un personaggio che subisce un grande cambiamento, una profonda evoluzione. La ragazzina timida, impacciata, quasi goffa (e viziata!) delle prime pagine, diventa donna matura e forgiata da tutte le esperienze vissute nella vita. Troviamo una persona consapevole di cosa la vita può dare, ma che anche può riprendersi.

Kit Rivers è il padroncino della tenuta, un ragazzo un po’ strafottente, ma molto animato da passione e coraggio. Segnerà una parte fondamentale della vicenda.

Christopher Rivers, padre di Kit, fa parte di quei personaggi un po’ ai margini della storia ma sempre presente come occhio vigile, che contribuirà a determinare la sorte stessa di Elise.

Sono, poi, presenti molti altri personaggi secondari, che a modo loro si presteranno nel rendere armonico tutto il narrato.

Incipit Casa Tyneford

Stile e scrittura.

Casa Tyneford è interamente scritto in prima persona. È la protagonista stessa a raccontare le sue esperienze, i suoi trionfi e i suoi drammi; e lo fa attraverso il ricordo, la memoria di quel che è stato e che l’ha portata ad essere la donna che è.

La lettura scorre veloce e il tutto è amalgamato in una miscela armonica che riesce a far scaturire le stesse emozioni raccontate; scritte nero su bianco nelle varie pagine.

Perché leggerlo?

Io credo che Natasha Solomons abbia una grande capacità comunicativa; in Casa Tyneford riesce ad evocare immagini, sapori ed odori. I personaggi diventano amici, figli, fratelli di noi lettori. Il dramma si sente tanto, così come la gioia è genuina.

Casa Tyneford è un romanzo che riscalda il cuore. Leggetelo e fatemi sapere!

Scheda tecnica e descrizione

TITOLO: Casa Tyneford

AUTORE: Natasha Solomons

Traduzione italiana a cura di Stefano Bortolussi

EDITORE: Neri Pozza

GENERE: Narrativa straniera

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2020

PAGINE: 400 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: €18,00

Vienna, 1938. Quando riceve la lettera che la porterà a Tyneford House, sulle coste del Dorset, la diciannovenne Elise Landau non sa nulla dell’Inghilterra. Cresciuta negli agi di una famiglia borghese ebraica – la madre, Anna, è una stella dell’Opera di Vienna; il padre, Julian, un noto scrittore – Elise, in fuga dal nazismo, si trova costretta ad abbandonare l’Austria e ad accettare un visto per lavorare come cameriera alle dipendenze di Mr Rivers.
Una volta giunta a Tyneford House, una magnifica residenza signorile con il prato che digrada verso il mare e una facciata di arenaria su cui campeggia lo stemma dei Rivers, la giovane donna non può fare a meno di sentirsi sola e sperduta. Lontana dalla sua famiglia e dalla scintillante Vienna, soltanto un filo di perle donatole dalla madre e una viola di palissandro, in cui è gelosamente custodito l’ultimo romanzo di suo padre, le ricordano chi è e da dove viene.
In difficoltà con una lingua che non comprende e con cui fatica a esprimersi e a disagio sia con la servitù sia con il padrone, l’affascinante vedovo Christopher Rivers, Elise tenta, giorno dopo giorno, di non abbandonarsi alla nostalgia e alla preoccupazione per i suoi familiari, bloccati in Austria in attesa del visto per fuggire in America. Finché l’arrivo a Tyneford House di Kit, il figlio di Mr Rivers, non le restituisce la speranza di una rinnovata felicità.
La guerra, tuttavia, sta per raggiungere l’Inghilterra, pronta a chiedere il suo tributo di sangue e a spazzare via ogni certezza. Il mondo che Elise ha conosciuto è sull’orlo di un epocale cambiamento e lei dovrà decidere se soccombere alle circostanze o abbracciare un’altra vita e un altro destino.

Casa Tyneford

Pubblicato in: narrativa italiana, Recensioni

L’arte di essere nessuno di Federica Pace

Ciao a tutti cari lettori e lettrici per passione. Torno su questi schermi per parlarvi di un libro che mi ha colpito particolarmente.

Oggi vi presento “L’arte di essere nessuno” di Federica Pace edito Robin Edizioni.

F. Pace, L’arte di essere nessuno, Robin Edizioni

L’arte di esser nessuno rappresenta il viaggio interiore di Sophia. La protagonista è una ragazza sensibile, altruista e con una gran voglia di essere amata. Sophia aveva una cara amica, Asia, che un maledetto giorno decise di porre fine alla propria vita. Inizia così il lungo percorso di Sofia, che da anni ha scoperto di essere affetta da una rara patologia, fatto di cadute e rialzate, di sensi di colpa ed accettazione, di dolore e di amore.

Il romanzo è suddiviso in tre parti, prevalentemente scritte sotto forma di diario, quindi in prima persona. Il linguaggio è colloquiale e profondo, soprattutto quando va a toccare le corde intime dell’anima di Sophia.

[…] perché tutti i coraggiosi hanno paura.

F. Pace, L’arte di essere nessuno, Robin Edizioni, pag. 100

L’arte di essere nessuno è un libro tosto, potente ed, in alcuni tratti, persino doloroso. La protagonista sta affrontando un vera e propria lotta con se stessa, in cui è sia vittima che carnefice. È uno scontro continuo tra il cercare di essere quello che gli altri vogliono, e l’accettarsi per quello che veramente è: un essere umano con paure fragilità. È il continuo conflitto tra il senso di colpa per non essere riuscita a salvare l’amica da quel terribile gesto e la rassegnazione davanti all’imprevedibilità del gesto stesso.

L’arte di essere nessuno, però, non è solo questo: è anche riscoperta, rinascita e speranza. È la presa di coscienza dal bruco nasce la farfalla; che le fragilità, se guardate da un altro punto di vista, possono diventare punti di forza e di bellezza.

Lettura assolutamente consigliata!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’arte di essere nessuno

AUTORE: Federica Pace

EDITORE: Robin Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2018

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 216 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

La maggior parte delle volte in cui un bicchiere di vetro ricolmo di acqua cade per terra, la colpa è della distrazione. Tornando indietro, in fondo, avremmo potuto evitarlo. Se non l’avessimo posizionato così vicino al bordo del tavolo, oppure se l’avessimo spostato in tempo, prima che il nostro gomito lo colpisse, non sarebbe mai caduto e noi non avremmo rischiato di ferirci camminando su dei pezzi di vetro a piedi scalzi. Sophia lo guarda cadere, il bicchiere. Sente il tonfo, lo vede infrangersi sul pavimento e, nello stesso istante, lei fa la medesima fine. Per tutto il romanzo, con il suo strano modo di camminare, Sophia vede esplicarsi al di fuori di sé la malattia genetica che porta dentro. Tutto è una perdita di equilibrio, in tutto c’è odore di arance rosse e succose che scivolano via dalle mani di un giocoliere e si infrangono sui pezzi di vetro. Ma chi è il giocoliere? È davvero chi crede Sophia?
Attraverso flussi di pensiero, flashback, cambi di persona, decostruzioni e ricostruzioni, Sophia si rende conto che nulla era come credeva, che la ricerca di qualcuno implica sempre la ricerca di se stessi e che, forse, è proprio vero che si comincia dalla fine.

Pubblicato in: narrativa italiana, Ragazzi tra le pagine, Recensioni

Tre vivi, tre morti di Ruska Jorjoliani

Cari lettori e care lettrici per passione, come state? Oggi vi parlo dell’ultima lettura condivisa assieme ai Ragazzi tra le pagine.

Si tratta di “Tre vivi, tre morti” di Ruska Jorjoliani edito Voland Edizioni.

Il romanzo racconta la storia di Aurora e Modesto, una coppia di sposi, ciascuno con una relazione extraconiugale, che conducono un’esistenza segnata dalla monotonia e dalla metodica routine. Questa vita piatta, fatta di tradimenti, ma comunque accettata e condivisa, perché parte anch’essa delle abitudini quotidiane, viene sconvolta dall’arrivo di una lettera anonima ed enigmatica.

La storia è divisa in due dimensioni spazio temporali diverse. Se da un lato, infatti, ci troviamo ad assistere alle vicende di questa famiglia degli anni Cinquanta, dall’altro lato, invece, viviamo gli anni Trenta e Quaranta con la storia di Guerino, un partigiano che ha combattuto al fronte e che, a modo suo, cerca di riprendere in mano la propria vita.

Inizio subito col dire, con dispiacere, che Tre vivi, tre morti è un libro con cui non sono riuscita ad entrare in empatia; motivo per cui, ho trovato parecchia difficoltà nel leggerlo e nel portarlo a termine.

I personaggi, di per sé, non sono riusciti a farmi entrare in sintonia con loro. Sarà la loro indole libertina, sarà il loro modo di essere ai limiti del reale, sta di fatto che ho subito provato una sorta di antipatia nei loro confronti.

Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è stata lo sviluppo non lineare e disorientante della storia. Mi dispiace davvero dirlo, ma, a tratti, ho avuto l’impressione di perdermi tra le parole; di non riuscire a capire chi fosse il protagonista e a che punto si trovasse la narrazione.

A causa di quanto ho appena detto, non sono riuscita a comprendere bene quello che l’autrice ha voluto dire, il messaggio che ha voluto trasmettere. Alla fine del libro mi sono ritrovata solo contanti perché.

Per tutti questi motivi, mi trovo costretta a dover bocciare Tre vivi, tre morti. Non escludo, comunque, che per qualcun altro, possa essere una piacevole lettura; io, purtroppo, non posso dirlo.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Tre vivi, tre morti

AUTORE: Ruska Jorjoliani

EDITORE: Voland Edizioni

GENERE: Narrativa italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2020

PAGINE: 196 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

Un romanzo familiare dalle venature noir, dove quella nascosta sotto il tappeto è polvere da sparo, dove tenersi stretta un’esistenza banale si rivela meno semplice che premere il grilletto. E dove storie e passati si intrecciano. Firenze, fine anni ’50. Modesto e Aurora sono sposati, fanno gli insegnanti, hanno entrambi l’amante. Si sono conosciuti in un giorno storico, quando Aurora assieme a molte altre italiane ha espresso il suo voto per la prima volta. Ora condividono una quotidianità fatta di cinema del lunedì, battute al vetriolo e perdite d’equilibrio. Finché una lettera non turba la loro placida routine: qualcuno sa di un “fattaccio” che riguarda Modesto, e che lui pensava sepolto nel passato… Fra Russia e Abruzzo, primi anni ’40. Guerino è un giovane soldato, ha un padre vedovo e infiacchito, uno zio spavaldo e fascista. Scampato all’assideramento nella steppa, al rientro in patria si unisce alle milizie repubblichine. Con gli alleati ormai alle porte di Roma, sembra finire per sempre dalla parte sbagliata della Storia…

Pubblicato in: narrativa italiana, Ragazzi tra le pagine, Recensioni

La parola magica di Anna Siccardi

Ciao lettori e lettrici per passione, un altro giorno di quarantena è passato. Adesso ansia, stress e tensione iniziano a farsi sentire per bene. Cercherò di distrarvi, parlando della lettura, fatta a marzo con il progetto Ragazzi tra le pagine, dal titolo La parola magica di Anna Siccardi edito NN Editore.

Anna Siccardi, La parola magica, NN Editore

Si tratta di una raccolta di racconti in cui si intrecciano, accavallano, incontrano le vite di sette personaggi diversi fra loro per età, sesso, ceto sociale, stile di vita ma accomunate da un elemento che farà da fil rouge per tutto il testo e cioè la fragilità umana e, nello specifico, la dipendenza. La parola magica, infatti, contiene dodici racconti che si rifanno ai Dodici Passi, ossia una guida che accompagna gli alcol dipendenti nel loro percorso di guarigione.

Scorrendo i Dodici passi sentì odore di comandamenti […]. Ne dedusse che i comandamenti erano preventivi, come un libretto di istruzioni da consultare prima di cominciare a giocare, mentre passi erano retrospettivi, come un manuale di riparazione per il giocattolo rotto. Se i comandamenti erano il navigatore, e Dodici Passi erano il carro attrezzi.

A. Siccardi, La parola magica, NN Editore, pagg. 176-177.

Ogni racconto presente ne La parola magica è lungo mediamente 12/10 pagine. L’autrice, però, in queste poche pagine riesce a trasmettere il messaggio forte e chiaro. Attraverso le storie di Irene, Leo, Chiara e degli altri quattro personaggi principali, la Siccardi, pone l’accento sulla natura dell’uomo, sull’essenza grezza (mi spingo a dire) che lo caratterizza. L’essere umano è, per sua natura o per suo bisogno, almeno una volta nel corso della vita, dipendente da qualcuno o da qualcosa. Quando ci sentiamo in mezzo ad una tempesta, tendiamo ad aggrapparci ad una persona, ad un oggetto o ad un gesto ripetuto che ci da conforto, ed è così che nascono le dipendenze.

L’autrice, però, da anche un messaggio di speranza: l’uomo, nella sua fragilità, trova la forza di reagire. Quella presente ne La parola magica sono, infatti, storie di rinascita, di consapevolezza e coraggio di ricominciare. La Siccardi crea un percorso che, partendo dalla prima storia attraverso una situazione di tensione e disperazione, arriva all’ultima storia in cui c’è un cambiamento, la presa di posizione nel voler rinascere.

Devo essere sincera, io di solito non leggo racconti; preferisco il romanzo. La parola magica, però, mi ha fatto ricredere. Sono rimasta colpita profondamente da questi dodici pezzi di vita, scritti in maniera semplice ed evocativa. La scrittura della Siccardi, infatti, riesce a toccare le corde più intime del lettore, facendolo rispecchiare nelle vicende personali di Irene, Chiara, Leo o Armen.

La parola magica è un libro che fa bene, leggetelo.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La parola magica

AUTORE: Anna Siccardi

EDITORE: NN Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2020

PAGINE: 192 (cartaceo)

GENERE: Racconti

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

In una Milano attuale e senza tempo sette personaggi attraversano le dodici storie di questo libro, affacciandosi ognuno alla vita dell’altro di corsa o in punta di piedi. Il passato li ha traditi in maniera sbadata e casuale, e ora tentano di riparare il giocattolo rotto che è la loro esistenza. I demoni con cui fanno i conti sono alcol, serie tv, droghe, relazioni sbagliate e illusioni. Dipendenze che sono diventate malattia e cura insieme, bolle in cui il tempo si ferma, li consola e li inganna. Come capita a Leo, che si risveglia dopo una nottata alcolica e scopre di dovere dei soldi a un malavitoso giapponese; ad Anna e Chiara, che non possono fare a meno di prendersi cura di un padre assente finito in carcere; e a Irene, che cerca nell’ultima seduta dalla psicologa la soluzione alla sua incapacità di amare.
Ispirato ai Dodici Passi degli Alcolisti Anonimi, La parola magica intreccia storie di uomini e donne che si inseguono e si perdono come i personaggi di America oggi. Con un tocco ironico e surreale, Anna Siccardi mette le relazioni sotto la lente dei desideri e delle passioni, e mostra come la felicità si nasconda nel saper accettare e perdonare le cose della vita, lasciandole finalmente andare.

Questo libro è per chi vede i suoi ricordi come un puzzle a cui manca una tessera, per chi preferisce i dialoghi immaginari a quelli reali, per chi crede nel potere magico di certe parole, e per chi cerca una guida per affrontare il buio e lanciarsi nel vuoto, come un trapezista sicuro di trovare una mano ad afferrarlo.

La parola magica