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Il museo delle promesse infrante di Elizabeth Buchan

Ciao a tutti, il romanzo di cui vi parlerò oggi è “Il museo delle promesse infrante” di Elizabeth Buchan edito Casa Editrice Nord.

Il libro racconta la storia di Laure, proprietaria di un particolare museo parigino delle promesse infrante, appunto. Qual è la peculiarità di questo museo? All’interno possiamo trovare conservati tutti quelli oggetti che le persone considerano l’emblema di una loro speranza infranta, di una promessa disillusa, insomma di tutte quelle aspettative che la realtà non ha visto realizzare. La stessa Laure ha degli oggetti all’interno, simboli di qualcosa che, in un modo nell’altro, l’hanno cambiata per sempre.

La vicenda si snoda in due dimensioni spaziotemporali differenti: da una parte la Parigi dei giorni nostri con il suo museo delle promesse infrante, dall’altra parte, la Praga comunista, quella degli anni Ottanta.

Al contrario di come si pensa, infatti, il romanzo è incentrato quasi completamente sulla parte storica praghese; se dovessi azzardare direi che questo libro è una critica al regime comunista; primo elemento che mi ha messo in continuazione.

Ci si aspetterebbe, infatti, come suggerisce il titolo, che il lettore si debba trovare immerso nella vita di questo museo originale, ascoltando le storie dei vari clienti e riflettendo su di esse; invece, togliendo l’alternanza della prima parte, il romanzo si concentra sul periodo buio della Praga degli anni Ottanta, dov’era il comunismo a decidere le azioni, i pensieri e gli atteggiamenti delle persone.

Devo, però, ammettere che tutta la parte storica è sviluppata con partecipazione, profondità ed anche meticolosità. Si percepisce chiaramente che l’autrice sente molto questo particolare il capitolo della storia umana. L’unico problema è che presenta il libro focalizzando l’attenzione su un aspetto, secondo me, poco approfondito.

Un discorso a sé va fatto per la scrittura di ritmo. Io trovo che la Buchan abbia uno stile molto delicato ed armonico che però, secondo la mia personale impressione, manca di quel pathos che rende la narrazione accattivante e coinvolgente. Questo ha reso il ritmo della storia un po’ lento da un lato ma ha dato più spazio, così facendo, alla drammaticità degli eventi e al dolore sordo della protagonista, dall’altro lato.

Concludendo posso dire che è un libro che mi sento di consigliare, ma con riserva; adatto a tutti coloro che vogliono trovare un contenuto che prescinda dall’apparente presentazione del romanzo. Inoltre, se siete amanti dei romanzi con una forte connotazione storica, questo può fare per voi.

Voto: 3-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Il museo delle promesse infrante

Titolo originale: The museum of Broken Promises

AUTORE: Elizabeth Buchan

Traduzione italiana a cura di Valentina Zaffagnini

EDITORE: Casa Editrice Nord

GENERE: Narrativa straniera

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2020

PAGINE: 396 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,60

Esiste un museo, a Parigi, dove non sono custoditi né quadri né statue. In questo museo si conservano emozioni: ogni oggetto – un vecchio telefono, una scarpetta bianca, un biglietto del treno – è infatti il segno concreto di un amore perduto, di una fiducia svanita, di una perdita. Cimeli donati da chi vorrebbe liberarsi dei rimorsi e andare avanti. Come la curatrice, Laure, che ha creato il Museo delle Promesse Infrante per conservare il suo ricordo più doloroso: quello della notte in cui ha dovuto dire addio al suo vero amore.
 
Quando Laure lascia la Francia e arriva a Praga, nell’estate del 1986, ha l’impressione di essere stata catapultata in un mondo in cui i colori sono meno vivaci, le voci meno squillanti, le risate meno sincere. Poi capisce: lì, la gente è stata costretta a dimenticare cosa sia la libertà. Eppure qualcuno non si rassegna. Come l’affascinante Tomas, incontrato per caso a uno spettacolo di marionette. Per lui, Laure è pronta a mentire, lottare, tradire. Ma ancora non sa di cosa è capace il regime, né fin dove lei dovrà spingersi per salvarsi la vita.
 
Laure si è pentita amaramente della scelta che ha dovuto compiere tanti anni prima ed è convinta che non avrà mai l’occasione per sistemare le cose. Eppure ben presto scoprirà che il Museo delle Promesse Infrante è un luogo in cui le storie prendono nuovo slancio, spiccano il volo verso mete inaspettate. E magari ricuciono i fili strappati dal destino. Come quelli che la legano a un uomo che aspetta solo un cenno per mantenere la sua promessa…

https://www.editricenord.it/libro/elizabeth-buchan-il-museo-delle-promesse-infrante-9788842932529.html

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Il passato incontra il presente in Volo di paglia

Buongiorno lettori e lettrici per passione! Oggi vi presento un libro di esordio che ho trovato ottimo. Sto parlando di “Volo di Paglia” di Laura Fusconi, edito Fazi Editore.

Scheda.

TITOLO: Volo di paglia

AUTORE: Laura Fusconi

EDITORE: Fazi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (240 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,50

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VOTO: 4/5

La storia di Volo di paglia inizia nella prima metà del Novecento. I protagonisti sono un gruppo di bambini, in particolare Camillo, Tommaso e Lia, e la Villa, la tenuta del “boss” del paesino, Gerardo Draghi (di cui Lia è figlia). Tra le mura di questa villa e il bosco che la collega al paese succederanno cose drammatiche e misteriose. Una seconda parte del libro, invece, è ambientata nei giorni nostri. I posti sono sempre gli stessi e i protagonisti principali (tra cui la giovane Mara) si scopriranno legati alla famiglia Draghi ed ai tre bambini ma soprattutto scopriranno sulla loro pelle che in fin dei conti il passato torna sempre a bussare alla porta del presente.

Nel fienile i balloni c’erano ancora: lei e Luca avrebbero potuto giocare come sempre a Volo di paglia. L’avevano inventato insieme, quel gioco: Luca era stato il primo ad arrampicarsi sui balloni di fieno e a lanciarsi nel mucchio di paglia che c’era sotto. E poi aveva riso, dicendo che era la cosa più bella che avesse mai fatto.

  • L. Fusconi, Volo di paglia, pag. 104

Bisogna leggere Volo di paglia, rapportandolo al periodo storico in cui la vicenda si svolge. Siamo, infatti, nei primi anni Quaranta del Novecento. In Italia, quindi, regna un clima di violenza, la ricca borghesia lotta contro la gente povera e gli operai. E’ in questo clima che la storia nasce e prende forma. Solo così si possono capire i giochi di potere ma anche le antipatie tra i vari protagonisti. Alcuni di voi mi potrebbero dire di non essere abbastanza ferrati nella conoscenza di questo periodo. Niente paura!! Una delle caratteristiche che ho apprezzato maggiormente, infatti, è stata la buonissima capacità dell’autrice di contestualizzare la narrazione col periodo storico di riferimento. La Fusconi riesce a trasportare il lettore nel pieno di quegli anni e farlo immedesimare in quello specifico clima fatto di violenza e di abuso di potere. Nella seconda parte della storia, infatti, i toni cambiano e diventano più distesi.

Volo di paglia è un libro che emoziona, che fa arrabbiare, che fa piangere. In poche parole è un libro che non lascia indifferenti. Questo è uno di quei romanzi che appena si finisce di leggerlo, si ha il bisogno di prendersi una pausa per interiorizzarlo e metabolizzarlo, in modo tale da portarne un pezzo sempre con sé.

Lo consiglio, dunque, assolutamente. Volo di paglia: coinvolgente, emozionante e che scuote le coscienze. Volete altri motivi per leggerlo?

Alla prossima!

Descrizione.

Agosto 1942. Sono mesi che Tommaso attende il giorno della grande festa organizzata in paese per ammirare insieme a Camillo i prestigiatori, il mangiafuoco e le bancarelle di giocattoli nuovi. Ai due amici si unisce Lia, la bambina più bella della classe, con cui Camillo trascorre le giornate tuffandosi tra le balle di fieno e rincorrendosi per i campi. Ma Lia è la figlia di Gerardo Draghi, il ras fascista che con il suo manipolo di camicie nere spadroneggia nella zona e che esercita il suo fare prepotente anche tra le mura della Valle, la casa padronale della famiglia Draghi. La stessa in cui, cinquant’anni dopo, altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra le stanze ormai in rovina, confrontandosi con i mostri della loro fantasia e i fantasmi che ancora abitano quei luoghi. Sullo sfondo di una campagna piacentina dalle tinte delicate e dai contorni arcaici, si intrecciano le storie di un passato dimenticato e di un presente a cui spetta il compito di esorcizzarne la violenza.

Volo di paglia

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Una storia d’amore 2.0… Lo scricchiolio del legno

Buongiorno lettori e lettrici con passione!! Oggi vi presento una lettura davvero piacevole, adatta per chi ha bisogno di staccare per un po’ la spina dai pensieri. Mi riferisco a “Lo scricchiolio del legno” di Federica Nardon edito LINEA Edizioni.

Scheda.

TITOLO: Lo scricchiolio del legno

AUTORE: Federica Nardon

EDITORE: LINEA Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (228 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

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VOTO: 3,5/5

Lo scricchiolio del legno è il sequel di Binario 6 (che ho recensito in precedenza). I protagonisti sono sempre loro, Alice e Leo. Mentre in Binario 6 la storia si sviluppava soltanto mediante scambio di e-mail, in Lo scricchiolio del legno, si assiste ad uno sviluppo della narrazione tipico, diviso in capitoli e intervallato da qualche SMS.

Dopo parecchio tempo che non si faceva “vivo”, Leo, ripiomba nella vita di Alice nello stesso modo in cui tutto ebbe inizio: in un binario. Dopo questo breve incontro, il protagonista maschile, scompare di nuovo dalla vita della ragazza. Alice, però, aiutata anche da alcuni amici, decide di non aspettare inerme, come era successo in passato, Leo, ma ricreare la propria vita e ricominciare a vivere. Quello che succederà dopo sarà del tutto sorprendente.

Ho trovato questo romanzo molto piacevole. La caratteristica principale che salta subito all’occhio è la semplicità. Semplicità che non è pochezza, ma è l’elemento in più che conferisce alla narrazione quella genuinità e quel fascino che permetterà al lettore di rimanere incollato alle pagine e passare qualche ora davvero piacevole.

La fine della storia d’amore, infatti, viene a affrontata in maniera ironica (e anche un po’ cinica), riuscendo ad evitare quella parte drammatica e inquieta che può far diventare la lettura pesante e perciò ridondante.

L’autrice, tramite un linguaggio scorrevole e quotidiano, all’apparenza superficiale, maschera dei concetti importanti che possono portare a riflessioni di spessore. Caratteristica ottima per chi, come me, ama leggere tra le righe e trovare i significati nascosti che gli scrittori vogliono dare ai propri testi.

Se dovessi fare un appunto, direi che mi è capitato più di una volta di perdere il filo del discorso nei vari dialoghi. Arrivata ad un certo punto della conversazione mi ritrovavo a non capire più chi diceva cosa. Questo mi ha costretto a dover ricominciare da capo il pezzo.

In conclusione, posso dire è un bel romanzo, ben scritto e strutturato. Lo consiglio, come dicevo sopra, a chi vuole prendersi un attimo di pausa dai pensieri e problemi quotidiani, nella possibilità che, magari, li possano vedere in un’ottica diversa.

Ps. Vi svelo un segreto! Io vi consiglio di leggere Lo scricchiolio del legno anche perché il finale sarà del tutto inaspettato e imprevedibile.

Descrizione.

Li avevamo lasciati al Binario 6 quei due, Alice e Leo incarnati nella figura di un iPhone che cercava di comunicare con un BlackBerry, e li ritroviamo in piena guerra tra sistemi operativi (Ios vs Android) in questo romanzo che non mira solo a essere il prosieguo ma anche una testimonianza di cosa accade a tutte quelle donne che non si arrendono all’idea che l’amore possa ridursi a quel che Alice chiama I.S.T. “io sto bene”. Ecco che le donne del passato: Arianna, Penelope e Calipso perdono il loro senso mitologico diventando vita vera, ecco che le riflessioni diventano deliri divertentissimi, ecco che il crack che a volte l’amore ti fa sentire può essere curato dall’affetto delle amiche tutte pronte a salire a bordo di una Mini per compiere una marachella da ricordare per sempre, ecco l’amico gay che diventa il pr per eccellenza dei nuovi incontri, fino a spingerla a comperare un volo aereo. Una cosa è certa: lei il bagaglio l’ha riempito utilizzando un sistema infallibile perché, si sa, Cupido è sempre ubriaco quando scaglia la freccia e se Leo ha il cuore bloccato c’è solo una cosa da fare: richiedere il codice puk!

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L’incontro di due culture: L’abbagliante luce del tramonto.

Buongiorno cari lettori, oggi voglio parlarvi di un libro molto interessante per l’argomento trattato. Mi riferisco a L’abbagliante luce del tramonto di Giada Menin.

Scheda.

TITOLO: L’abbagliante luce del tramonto

AUTORE: Giada Menin

EDITORE: Self Publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (256 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

VOTO 3/5

La vita gli ha insegnato che per essere liberi, mentalmente e fisicamente, spesso si è costretti a pagare un prezzo piuttosto elevato.

  • G. Menin, L’abbagliante luce del tramonto, pag. 5

L’abbagliante luce del tramonto inizia con una scena che oggi, purtroppo, ci siamo abituati a conoscere e a trattarla, ahimé, il più delle volte, con indifferenza: la traversata dei migranti. Queste persone, che hanno avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato al momento sbagliato, sono disposte a dare tutto quello che hanno a persone senza scrupoli, per affrontare il loro viaggio della speranza. Un viaggio senza certezza di arrivo e affrontato in condizioni al limite dell’umano. E’ così che inizia la narrazione.

Tamara è una ragazza di Trieste, figlia di una famiglia benestante, determinata ed attiva. Tamara vuole una vita indipendente; per questo motivo di mattina lavora in un bar, mentre il pomeriggio è maestra in una scuola materna per bambini con delle problematiche di integrazione. E’ in questo asilo che la sua vita incrocerà quella di Karima, altra protagonista del romanzo, madre di Aida, una bimba di 5 anni che ha perso il padre (nonché il marito di Karima) in circostanze drammatiche. Quello che però lega entrambe le donne non è solo l’inserimento della piccola Aida, ma anche un fatto molto grave; un attentato alla stazione di Trieste. Nell’esplosione della bomba si è ritrovata coinvolta accidentalmente Tamara, ma ci si trovava anche Samir, il marito di Karima… in un continuo di intrecci e casualità, si svilupperà una storia molto intricata e dai risvolti inaspettati.

Ho trovato che la storia raccontata nel “L’abbagliante luce del tramonto” sia molto originale e di forte impatto emotivo. Mi ha piacevolmente stupito l’abilità nell’evocare stati d’animo, ma soprattutto atteggiamenti e modi di pensare di una cultura così distante dalla nostra. Tutto viene contestualizzato facendo risaltare quelli che sono gli usi e i costumi delle popolazioni islamiche, tenendo, però sempre a sottolineare il fatto che non si deve generalizzare etichettando gli islamici (o i migranti) come cattivi e gli italiani come buoni; anzi, i vari personaggi della storia sono molto eterogenei e nulla è come sembra.

Il linguaggio usato dalla Menin, è molto semplice e di facile interpretazione, con una buona potenza evocativa. Nonostante i vari capitoli siano strutturati in modo tale da esaminare la scena ogni volta da un protagonista diverso, l’autrice riesce a legare bene tutti i vari pezzi della narrazione non distraendo il lettore dal filo logico della storia.

C’è, però, da dire che, mentre leggevo il romanzo, ho trovato delle parti un po’ troppo lunghe. Mi spiego meglio. A mio parere, alcuni pezzi della narrazione mi sono sembrati eccessivi, troppo carichi di dettagli evitabili, oppure scene ripetute (viste con occhi diversi, questo sì, ma comunque sintetizzabili); questo mi ha dato l’impressione di un rallentamento eccessivo in alcune parti della storia, per poi tornare ad un ritmo sostenuto in altre.

In conclusione, posso dire che è un buon romanzo, ben scritto e strutturato; mette in luce le caratteristiche di due culture apparentemente distanti anni luce, ma che in fin dei conti sono più vicine di quanto possa sembrare perché entrambe hanno un minimo comune divisore: sono costituite da esseri umani.

Descrizione.

Cosa succederebbe se l’improvviso scoppio di un ordigno esplosivo sconvolgesse per sempre la tua vita? Tamara, ventottenne triestina, e Karima, giovane donna tunisina, sono due donne molto diverse tra loro. Due donne i cui destini, con tutta probabilità, non si sarebbero mai incrociati se, in un soleggiato pomeriggio di fine marzo, le loro vite non fossero sconvolte dallo scoppio di una bomba nella stazione centrale di Trieste. Una terribile tragedia che, da un istante all’altro, cambierà drasticamente il corso delle loro vite, catapultandole in un vortice di emozioni ed accadimenti che non sempre saranno in grado di gestire, o comprendere. Perché, spesso, anche ciò che sembra apparentemente lontano e irraggiungibile, in realtà, è molto più vicino di quanto immaginiamo.

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Un libro che rapisce il cuore: Storia di Ásta

Buongiorno mattinieri. Oggi vi parlo di un libro che ho amato alla follia fin dalle prime pagine. Storia di Ásta di Jón Kalman Stefánsson, edito Iperborea è entrato a far parte immediatamente e a pieno diritto nella top 3 dei miei libri preferiti.

Scheda.

TITOLO: Storia di Ásta Titolo Originale: Saga Ástu

AUTORE: Jón Kalman Stefánsson Traduttrice: Silvia Cosimini

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

GENERE: Narrativa Straniera

FORMATO: Cartaceo (480 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

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VOTO: 5/5

Dove fuggire se non c’è modo di uscire dal mondo?

La storia di Ásta è molto corposa e complessa. Figlia di Helga e Sigvaldi, Ásta, si ritrova fin dai primi anni e in seguito a degli avvenimenti che hanno costretto la madre ad allontanarsi da casa, a vivere con una balia. Questo evento segnerà profondamente tutta la vita della ragazza prima, e donna dopo. Ásta, infatti, svilupperà un comportamento ribelle e, per certi aspetti, potrei dire, fin troppo libertino; scoprirà anche cosa vuol dire amare, e soprattutto, perdere ciò che si ama.

Oltre ad Ásta, i protagonisti di questo romanzo sono Sigvaldi, il padre di Ásta, e l’autore, lo stesso Stefánsson.

Il romanzo è suddiviso in tre parti diverse che però sono strettamente collegate ed intrecciate tra di loro.

Una parte riguarda la Storia di Ásta nello specifico, tutti gli avvenimenti che faranno parte del suo vissuto personale, dall’adolescenza fino all’età adulta. In una seconda parte sono riportate le lettere che Ásta scrive al suo amore. Quello che, come dicevo sopra, è la vera essenza dell’amore: un amore puro, autentico e genuino. Un amore, però che ha perso e da cui desidera ricevere un qualsiasi segnale, che sia una risposta o meno. In una terza parte, invece, diventa Sigvaldi il protagonista della vicenda, che a seguito di un tragico evento, percorre a ritroso tutti gli episodi che, per qualche ragione, hanno condizionato la sua vita. Il tutto avviene in un gioco di feedback e pensieri. Queste tre parti vengono intervallate da momenti di vita dello scrittore stesso. Si giungerà così ad un finale del tutto inaspettato.

Ma ci sono poche cose giuste in questo mondo. Anzi, le verità del cuore non sempre si accordano con quelle del mondo. Per questo la vita è incomprensibile. E’ dolore. E’ tragedia. E’ la forza che ci fa risplendere.

  • J. K. Stefánsson, Storia di Ásta, pag. 472

Quello che più mi ha colpito in questo romanzo, oltre alla storia in sé per sé davvero meritevole (ma di questo ne parlerò più avanti) è l’eccellente capacità di amalgamare, intrecciare e far vivere, diverse storie tra loro, lontane nello spazio e nel tempo. riuscendo a creare un’atmosfera avvolgente. Leggendo questo libro ho avuto la sensazione di avere il cuore allo scoperto, più sensibile alle varie emozioni che traspaiono tra le righe di ogni singola pagina.

Stefánsson è riuscito a toccare le corde più profonde dei sentimenti umani e a farlo con un’immensa maestria. E’ un romanzo che entra nel profondo con una forza dirompente fin dalle prime pagine ed una volta entrato, sarà molto difficile toglierselo di dosso (e meno male!).

La storia in sé per sé, l’ho trovata molto originale. I personaggi vengono descritti in maniera ottima e il tutto procede ad un ritmo abbastanza sostenuto. Nonostante le molte pagine, si legge molto velocemente (quasi tutto d’un fiato).

Posso, senza alcun dubbio, affermare che Storia di Ásta è un inno alla vita a 360 gradi; a quelle cose che si danno per scontate, al cielo, alla terra, allo stare insieme, all’amore ma anche alla morte.

Concludo dicendo che è un romanzo che deve assolutamente essere letto da tutti. Un romanzo che parla al cuore, che scuote e fa emozionare dalla prima all’ultima pagina.

Descrizione.

Reykjavík, primi anni Cinquanta. In un piccolo appartamento seminterrato Sigvaldi e Helga toccano il cielo con un dito abbandonandosi alla loro giovane e travolgente passione e decidono di chiamare la figlia Ásta. Ásta come una grande eroina della letteratura nordica, Ásta perché ást in islandese vuol dire amore. Sedici anni dopo Ásta scopre il sentimento di cui porta il nome in una fattoria negli aspri Fiordi Occidentali dove trascorre l’estate. Lo impara a conoscere dalla storia tormentata tra un uomo e una donna uniti dalla solitudine e divisi dalla dura vita contadina; lo impara a capire dalla vecchia Kristín che ogni tanto, al mattino, si sveglia in un’altra epoca del suo passato e può così rimediare ai rimpianti che le ha lasciato la vita; lo vive sulla propria pelle insieme a Jósef, il ragazzo che le cambierà l’esistenza. Eppure sono tutte promesse di felicità non mantenute ad avvicendarsi in questa impetuosa storia famigliare, segnata per sempre dal giorno in cui Helga si rivela uno spirito troppo libero e assetato di emozioni per non ribellarsi alla soffocante routine domestica e abbandonare marito e figlie, lasciando Ásta con un’inquietudine, un’ansia di fuga, una paura di seguire fino in fondo i propri sogni. In un romanzo lirico, sensuale e corale, che si compone a puzzle seguendo i ricordi dei personaggi e le associazioni poetiche dei loro sentimenti, Stefánsson racconta l’urgenza e l’incapacità di amare, la ricerca di se stessi nell’eterna e insidiosa corsa alla felicità, e quel fiume di desideri e nostalgia che accompagna il destino di ognuno, sempre pronto a rompere gli argini e a scompaginare un’esistenza.

https://iperborea.com/titolo/501/

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Storie di fate, di streghe e un misterioso delitto: Penelope Poirot e l’ora blu

Buongiorno mattinieri, oggi vi parlo di un libro piccolo ma molto piacevole ed interessante.

Il romanzo in questione è: “Penelope Poirot e l’ora blu” di Becky Sharp edito Marcos y Marcos.

Scheda.

TITOLO: Penelope Poirot e l’ora blu

AUTORE: Becky Sharp

EDITORE: Marcos y Marcos

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Romanzo Giallo

FORMATO: Cartaceo (304 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 5/5

Devo ammettere che questo è il primo libro che leggo della serie di Penelope Poirot. Posso, però, assicurare che non è necessario aver letto i precedenti romanzi per godersi appieno l’avventura di questa “detective mancata” oserei dire.

Penelope Poirot è una donna di mezza età, nipote del più famoso e conosciuto Poirot, di cui, lei stessa ama dire, ha ereditato questa propensione nel risolvere misteri e delitti. Ha un carattere goffo, egocentrico, a tratti melodrammatico, ma ha anche un intuito molto sviluppato.

Ex critica gastronomica, ex giornalista di costume; autrice di pubblicazioni (di immeritato) successo; attualmente impegnata nella ricerca di una saggezza superiore.

  • B. Sharp, Penelope Poirot e l’ora blu, pag. 9

In questa vicenda, la co-protagonista, assieme alla nostra Penelope, è la sua fidata, ma anche sottovalutata assistente, Velma Hamilton; la storia, infatti, si svolge nel piccolo paese in cui Velma passava i mesi di vacanza durante l’infanzia, Corterossa.

A Corterossa Velma incontra molta gente di sua conoscenza e soprattutto Sveva, la sua migliore amica in quegli anni, e Edelweiss Gastaldi, ricca docente universitaria e datrice di lavoro della stessa Sveva; quest’ultima infatti, insieme alla figlia, Viviana, sono le domestiche della sfarzosa villa Gastaldi.

E’ in una serie di malintesi e supposizioni, tra personaggi abbastanza strambi e singolari, che prende forma la storia, in un crescendo di curiosità e suspense.

La caratteristica che ho amato di questo libro, è stata sicuramente la spiccata ironia presente in tutta la storia, dall’inizio alla fine, anche nei momenti più “drammatici“. Il tutto, infatti, assume i toni della commedia. L’autrice riesce a far divertire il lettore anche se si parla di omicidi, complotti e giochi di potere.

La Sharp ha una notevole abilità comunicativa; attraverso un linguaggio colloquiale e mai scontato, regala al suo pubblico, contenuti molto piacevoli e distensivi.

Concludo dicendo che Penelope Poirot e l’ora blu è un libro che merita davvero tanto di essere letto. Adatto sia per gli amanti del genere che per quelli che non lo preferiscono.

Con la Sharp e le storie della sua Penelope il divertimento è assicurato!

Descrizione.

La Signora di un borgo in bilico tra Liguria e Piemonte organizza un convegno sulle fiabe nella sua villa.

Per Penelope Poirot è un gradito diversivo dalle incombenze imposte da tanto cognome.

Per Velma Hamilton, la sua segretaria, è un rischiosissimo tuffo nel passato: la villa è a Corterossa, paese dei suoi nonni italiani, meta di tutte le estati della sua infanzia. È pericoloso svegliare i ricordi.

Tornare sulle rive del lago dove Velma, un tempo, attendeva le fate.

Ora si festeggia sull’acqua, tra profumi di griglie, e spari dal bosco accolgono il crepuscolo.

Ma proprio sul più bello, quando si vorrebbe lasciarsi andare, c’è una testa che cade.

Con il sangue che le scorre nelle vene, Penelope Poirot scopre in fretta che erano in tanti a detestare la vittima.

Il cavalier servente, la dottoranda mascolina, il Cristo boscaiolo… insomma, tutti coloro che ruotano intorno alla villa; ma anche Velma?

Sì, anche Velma.

Sola contro tutti, Penelope Poirot segue accuratamente ogni pista, fino al disvelamento finale, in riva al lago, nell’ora blu.

http://www.marcosymarcos.com/libri/penelope-poirot-e-lora-blu/

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Amicizie, paure, arti marziali. In una sola parola: Emozioni.

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Stamattina vi parlo di Emozioni: un libro intenso scritto da Christian Malvicini.

Scheda.

TITOLO: Emozioni

AUTORE: Christian Malvicini

EDITORE: Self publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2017

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (334 pagine)

PREZZO ONLINE: € 4,03

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VOTO: 3,5/5

Emozioni racconta la storia di Dante Soldini, un ragazzo problematico, che si trasferisce in Giappone dopo essere stato espulso dalla scuola italiana. Figlio di madre giapponese e padre italiano, Dante, aveva già passato un periodo della sua infanzia nel Paese nipponico, anche perché una parte della sua famiglia abita ancora lì. La vita del protagonista si intreccerà con quella di altri ragazzi; da questo momento inizierà la storia di Emozioni. La forza dei legami, la determinazione nel voler aiutare, ma anche la frustrazione, le paure, i dolori saranno i veri protagonisti del romanzo.

Le arti marziali giocano un ruolo fondamentale all’interno del romanzo. Accompagnano l’intera narrazione dall’inizio alla fine; queste rappresentano la palestra di vita che tolgono i giovani dalla strada per trasmettere loro disciplina e determinazione.

La cosa che mi ha subito colpito di questo romanzo è sicuramente la scrittura. Malvicini utilizza un linguaggio magnetico e trascinante. Le pagine scorrono quasi senza accorgersene. La fine di ogni capitolo (o paragrafo) lascia quel pizzico di curiosità che fa andare avanti con la lettura anche solo per il gusto di conoscere “come va a finire“. L’autore con parole chiare, riesce ad esprimere i sentimenti, gli stati d’animo, ma anche i comportamenti, spesso articolati, dei vari personaggi con molta bravura.

Una caratteristica di Emozioni è, infatti, la buona e ben riuscita interiorizzazione dei personaggi. Sia Dante Soldini che gli amici, vengono descritti a 360 gradi, riuscendo in questo modo a dare un quadro completo della situazione rappresentata.

E’ un libro con tantissimi spunti di riflessione. Sfogliando le pagine ho trovato molte frasi ad effetto, che vanno assolutamente sottolineate e prese in esame. Emozioni, posso dire, mi ha cambiato il modo di vedere alcune cose.

La particolarità del romanzo sta nel finale. Un finale che dà speranza e che rappresenta una metafora della vita. Non vi dirò di cosa si tratta per non rovinarvi la sorpresa.

Ci sono alcune cose, però, che mi hanno un po’ rallentato la lettura. Innanzitutto, la presenza di moltissimi personaggi, che mi ha costretto più volte a tornare indietro di qualche pagina per riuscire a ricordare chi in realtà quel personaggio fosse.

Un’altra cosa che un po’ ha disturbato il ritmo incalzante della narrazione, è stata l’allungamento di alcuni pezzi della storia, in special modo quelli legati al combattimento.

Nel complesso, Emozioni risulta un romanzo ben fatto. Una piacevole lettura ed una buona storia che permetterà al lettore di affezionarsi a quel ragazzo un po’ problematico ma dal cuore grande di nome Dante Soldini.

Descrizione.

Dante Soldini è un diciassettenne problematico, che non esita ad utilizzare la forza e la violenza quando li reputa necessari. Per evitare che finisca al riformatorio, i genitori lo spediscono a vivere in Giappone a casa di sua zia. Tornato nei luoghi della sua infanzia, Dante è presto circondato da vecchie e nuove conoscenze: incontra nuovamente i suoi amici d’infanzia Haruto e Izumi, nonché sua cugina Suzue; e fa conoscenza con la coinquilina Mizuki, trasferitasi da Tokyo dopo aver subito un aggressione per strada.

Frequentando una scuola molto particolare, piena di gente strana e fatta di club scolastici, Dante si ritroverà ben presto a diventare il capo di uno di quelli e a fare da badante ad una banda di teppisti squinternati. Tra risse e duelli di arti marziali, i protagonisti si ritrovano sempre nei guai… ognuno con i suoi problemi, in un continuo turbinio di emozioni…

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La storia degli ultimi Medici: tra scandali e sregolatezze. L’Ultima Regina di Firenze

Ciao a tutti cari lettori. Oggi vi do il buongiorno con un romanzo storico sarcastico e divertente: L’ultima Regina di Firenze di Luca Scarlini edito Bompiani.

Scheda.

TITOLO: L’Ultima Regina di Firenze

AUTORE: Luca Scarlini

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 Agosto 2018

GENERE: Romanzo Storico

FORMATO: Cartaceo (311 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 4/5

Però, che amarezza, se fare il Granduca fosse toccato a lei, se avesse avuto gli attributi; rimugina, dispiaciuta, ed è come se sapesse che tra qualche anno ci sarà uno storico prezzolato dai Lorena, Jacopo Riguccio Galluzzi, che scriverà centinaia di pagine per dire che da Ferdinando II in poi era stato uno spettacolo di follia, un panopticon di demenza e presunzione, un penoso defilé di ambizioni sbagliate, di sogni storti e ridicole chimere. Le verrebbe da piangere, ma lo sa qual è il suo ruolo: schiena dritta e aspetto regale: in fondo è lì a commemorare l’ultima regina di Firenze, e poco conta se sia Gian Gastone o lei stessa. Requiem aeternam.

Finisce così il romanzo di Luca Scarlini. Ho deciso di riportare questo estratto proprio per darvi un’idea del contenuto de “l’Ultima Regina di Firenze”.

E’ un libro che racconta i vissuti delle ultime generazioni dei Medici; si sofferma in particolare sui vizi che hanno caratterizzato questa nobile, quanto famosa, famiglia.

L’Ultima Regina di Firenze è un romanzo che fa luce sulla vita intima, privata, nascosta dell’ultima dinastia medicea. Una vita fatta di eccessi, godimenti carnali, accumulo smodato di danari; il tutto tenuto segreto all’interno delle mura di Palazzo Pitti. O forse no?

Luca Scarlini ha fatto un ottimo lavoro nella ricerca dei documenti, ma soprattutto nella riformulazione. E’ vero che ci sono molti scritti che testimoniano questa tendenza ad esagerare da parte di Federico II, Cosimo III, Gian Gastone, Francesco Maria.. ma riuscirli ad elaborare, collegare e dare agli eventi un filo conduttore logico e lineare, beh, questa è bravura.

Il linguaggio utilizzato è elaborato, coerente al tema trattato. Non manca, però, sarcasmo, in modo da rendere più leggero il racconto ma anche per sottolineare quella vena frivola che ha caratterizzato l’ultima dinastia medicea.

Nel romanzo sono menzionati molti personaggi, tra paggi, studiosi, scienziati, granduca e consorti. Questo, a mio avviso, rallenta un poco la narrazione. E’ quasi impossibile ricordarli tutti. C’è da dire, però, che in appendice è riportato l’albero genealogico dell’intera famiglia. Non c’è, quindi, il rischio di confondersi.

In una visione di insieme, posso dire che, L’Ultima Regina di Firenze, è un ottimo libro, indispensabile per chi, come me, ama i romanzi storici. E’ adatto, però, anche ad un pubblico più vasto, in quanto diverte e incuriosisce; d’altronde chi non vorrebbe fare del gossip sui signori che per secoli hanno dominato Firenze?

Descrizione.

Scienziati e artisti strepitosi, cospiratori, paggi, bardasse, cardinali, collezionisti maniaci, musici, mercanti. Erotomani, devotissimi, folli: sul proscenio di Palazzo Pitti con i suoi segreti e delle infinite ville della dinastia, in una Toscana che grazie al porto di Livorno è ancora crogiuolo di genti e di idee, tra il ‘600 e i primi anni del ‘700 assistiamo alle vicende di personaggi memorabili, tra cui spicca la grandiosità decadente di Gian Gastone. Anarchico incoronato, toscano Eliogabalo, criticato dalla Storia e amatissimo dal popolo, depresso e geniale, regina strepitosa di una corte di performer sessuali, i “ruspanti”, dominati dalla sua anima nera Giuliano Dami, poco prima di morire volle che le spoglie mortali di Galileo fossero trasferite in Santa Croce. Il suo gesto lucidissimo annunciava il tempo nuovo dell’Illuminismo, mentre la città apriva le prime logge massoniche. Il fulgore rinascimentale della Firenze medicea è stato raccontato in ogni sua piega. Assai meno si sa degli ultimi signori della città, le cui storie – narrate in queste pagine come in una serie televisiva di assoluta bizzarria – sembrano inventate: invece sono tutte rigorosamente documentate. Spesso i dettagli arrivano da un quadro, una cantata, una glossa a un trattato scientifico, un brandello di conversazione carpito a un diarista. Al crocevia del destino, mentre l’Europa abbandonava con fatica le spoglie dell’antico regime, Firenze fu il laboratorio di un’epoca di lancinanti contraddizioni e ininterrotti splendori d’arte. Dopo anni di ricerche e grazie a una scrittura capace di scavare nelle pieghe del tempo con spietatissima pietas, questo libro di Luca Scarlini è un pirotecnico omaggio letterario alla grandiosità e al disastro, alle meschinità e alle grandi passioni di un momento storico irripetibile.

 

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Recensioni

Leggere Ovidio a Miami: si può? Meglio sole che nuvole

Buongiorno lettori! Quale miglior modo per iniziare la giornata se non parlando di un bel libro?

Oggi vi voglio parlare di “Meglio sole che nuvole” di Jane Alison edito NNEditore. Devo dire che è stato un libro che mi ha piacevolmente sorpreso.

TITOLO: Meglio sole che nuvole (titolo originale: Nine Island)

AUTORE: Jane Alison (traduzione a cura di Laura Noulian)

EDITORE: NNEditore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa straniera

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 268

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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Voto: 

Di cosa parla?

J, la protagonista di questo libro, nel mezzo del cammin della sua vita ha deciso di congedarsi dall’amore. Il suo matrimonio è fallito, non ha figli, e l’ultimo incontro con Sir Gold è stato un disastro, così come i tentativi di ritrovare le sue vecchie fiamme. J torna allora a Miami, ai cieli blu della città di vetro, agli orizzonti sfarzosi della baia dì Biscayne, e si prende cura di un gatto e di un’anatra malandati mentre osserva i bizzarri inquilini del suo grattacielo e traduce brani di Ovidio. Le eroine delle Metamorfosi, trasformate dall’amore in piante, pietre o mostri, la guidano alla scoperta dei suoi sentimenti e nella ricerca di uomini da amare solo con la fantasia. Finché un giorno, scrutando il balcone del ventiduesimo piano, vede una donna dalla chioma biondo platino che lascia cadere qualcosa nel vuoto… Con una scrittura poetica e sensuale, Jane Alison racconta di una donna delusa dagli uomini, che esplora le terre instabili del cambiamento e della solitudine per riprendere in mano la sua vita e accettare, finalmente, il suo desiderio di amare ed essere amata.

Anche correndo si può restare immobili.

O anche restando immobili si può correre.

  • J. Alison, Meglio sole che nuvole, pag. 163

Cosa penso io?

Il romanzo inizia con la protagonista che percorre le grandi autostrade americane per recarsi a Miami dove da anni vive in un condominio alquanto singolare (e anche un po’ bizzarro). Si porta con se Buster, un vecchio gatto malato e Ovidio, lo scrittore classico di cui deve tradurre le opere. J. infatti, è una traduttrice con un matrimonio fallito alle spalle e figure genitoriali problematiche.

Il personaggio di J. potremmo definirlo come un’accumulatrice seriale di uomini sbagliati. Dopo la fine del suo matrimonio ritorna a cercare le vecchie fiamme avute nel periodo della gioventù. Relazioni più che altro sbagliate che le fanno perdere sempre più l’autostima.

Be’ sì, è vero: sei partita sapendo di cosa eri fatta e sapendo che volevi continuare a essere così – di pietra – poi però un giorno di punto in bianco è arrivato qualcuno che ti ha squarciata e lì dove prima eri compatta adesso c’è un vuoto.

  • J. Alison, Meglio sole che nuvole, pag. 66

Nella protagonista troviamo quella paura di rimanere sola, ma soprattutto il timore di diventare come sua madre, una donna ormai ottantenne, con problemi di salute quasi invalidanti, rimasta sola in balia di sé stessa. J. è cresciuta in un clima familiare molto problematico. Oltre alla figura “particolare” della madre, ha avuto un padre biologico che l’ha subito abbandonata e un padre adottivo che, presumibilmente, ha abusato di lei.

E Ovidio?

J. mentre lavora alla traduzione degli scritti del poeta greco, scopre quanto in realtà siano attuali. Ma soprattutto, Ovidio diventa il suo confidente personale, colui che da consigli di vita e che le farà capire che non si deve per forza avere una relazione per star bene. Le insegnerà a fare pace con sé stessa.

La scrittura utilizzata dalla Alison è, a mio avviso, innovativa; utilizza un linguaggio ironico e semplice, quasi elementare. La particolarità di questo romanzo è la mancanza del dialogo. Non sono presenti discorsi diretti, ma l’autrice fa dialogare i vari personaggi usando espressioni del tipo “.. ha detto..”, “..mi ha chiesto..” ecc..

Il particolare stile narrativo rende il romanzo leggero e rilassante. E’ una lettura molto piacevole; una storia che lega il lettore in maniera sempre più forte, man mano che la storia si evolve, per arrivare al culmine nell’ultima parte, in cui è l’emozione a fare da padrona.

Concludo dicendo che Meglio sole che nuvole è un buon romanzo che non impegna moltissimo, ma riesce a regalare belle emozioni e riflessioni.

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Recensioni

Un libro potente: Di là dal muro di Mario Caruso

Buonasera cari lettori. Come state? A me sta venendo molto difficile riprendere il ritmo dopo queste vacanze.. ma ci proviamo!

Oggi voglio parlarvi di “Di là dal muro” di Mario Caruso edito Giuliano Ladolfi Editore.

SCHEDA

TITOLO: Di là dal muro

AUTORE: Mario Caruso

EDITORE: Giuliano Ladolfi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 154

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

VOTO: ♥♥♥♥

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DESCRIZIONE. Firenze, fine Anni Novanta, Moreno Alaimo, giovane pittore bolognese, vive in un mondo di sogni e di poche certezze. Assunto come operaio nel reparto di produzione di un colosso industriale fiorentino, comincia una dura lotta per l’indipendenza in una realtà lavorativa dura e alienante. Nel lavoro ripone tutte le sue forze e le sue speranze, in un disperato tentativo di riscatto da una situazione familiare dolorosa. Diventa testimone di intrighi, arrivismo e giochi di potere. Il prolungato contatto con ambienti grotteschi e ostili e l’incontro fatale con un’impiegata dei piani alti, Carla, aprono la sua mente a dubbi esistenziali mai prima scoperti: dall’angoscia delle interminabili otto ore alle sfrenate gelosie per un amore sfuggente e malato. È la storia di una grande vertigine, di una generazione che ha vissuto ai bordi del trampolino di lancio della moderna società piegata alle esigenze del consumismo.

LA MIA OPINIONE. Moreno Alaimo è un ragazzo diciannovenne come tanti, che si affaccia per la prima volta nel complesso mondo del lavoro. Moreno decide, infatti, che è arrivata l’ora di cercare un’occupazione, in modo da rendersi indipendente dal punto di vista economico e alzare definitivamente un muro tra lui e tutto quello che riguarda la sua famiglia. Moreno si porta il peso di una situazione familiare abbastanza ingombrante e dolorosa; vuole, perciò, andare a vivere in una nuova città, trovare un lavoro che gli permetta di portare lo stipendio a casa ogni fine mese e ricominciare una nuova vita lontano da tutto e tutti. Moreno, però, come tutti i ragazzi della sua età, ha anche bei sogni; uno di questi è la pittura che dovrà mettere da parte per “quello che conta davvero” nella vita e cioè lavorare. Si imbatte così nella Respiraflex, un’impresa produttrice di climatizzatori, e da questo momento la sua vita non sarà più la stessa…

Questo romanzo, a mio avviso, fornisce uno spaccato della situazione lavorativa degli ultimi decenni, in particolar modo di quella operaia. Mario Caruso riesce a descrivere in maniera esemplare, la condizione di migliaia di operai all’interno di una fabbrica, costretti a lavorare a ritmi impossibili e a ripetere sempre le stesse azioni come degli automi.

Di là dal muro è un libro potente perché fa luce anche su un aspetto spesso sottovalutato, ma che invece è fondamentale: una volta che si diventa operaio, lo si è anche fuori dall’orario di lavoro.

<< Questo numero, lo vedi?, questo numero, Moreno, mi sarebbe bruciato meno se me lo avessero marchiato a fuoco sul groppone, come fanno coi muli. Il brutto lo sai qual è? Lo sai?>>.

Moreno ascoltava in silenzio, mentre l’indice di Jonathan faceva sempre più pressione nel suo sterno magro.

<< Che cosa?>>.

<< Non lo sai, certo, come puoi saperlo>>. Quell’indice adesso picchiettava più veemente sullo sterno. << Pian piano ti senti un numero anche fuori da questo posto>>.

[…]

<<Beato te che non capisci una sega. Moreno, certo che pagano, hai voglia se pagano. Precisi, puntuali come la disgrazia. Ma dato che è di numeri che si ragiona, biondino, il dieci del mese ti buttano lì il bel milioncino e quattro, lira più, lira meno. La vera domanda è: li vali davvero quei soldi? Cioè ti rendi conto Moreno, noialtri valiamo dei soldi?>>.

Questo pezzo per me è stato molto difficile da affrontare. Gli operai si iniziano a sentire di serie b anche fuori dalla fabbrica. Si sentono svuotati, privati di ogni forma di autonomia e di diritti. Si sentono alienati. Qui la riflessione nasce spontanea: la nostra vita, le nostre ore quotidiane, valgono quei mille euro al mese?

Il protagonista, all’interno del romanzo, subisce un’evoluzione; da ragazzo ingenuo che vuole soltanto portare a casa quanto basta per vivere accettando ogni condizione, diventa l’operaio, a cui gli sta stretto quel numero affibbiatogli, ma che comunque risulta alienato dal sistema stesso, per completare la sua evoluzione quando incontra Carla, l’impiegata di cui si innamora, decidendo così di agire e rivendicare i propri diritti una volta per tutte.

Quello che Moreno vede nei mesi in cui lavora nella fabbrica, è un mondo sporco, fatto si corruzione, di arrivismo, di egoismo e dove non ci si può ribellare altrimenti si rischia di essere fatto fuori.

L’epilogo del romanzo spiazza. E’ un finale che non ci si aspetta. Lascia al lettore la possibilità di arrivare ad una propria e personale conclusione. Una trovata molto originale!

Caruso utilizza una scrittura schietta e forte. Una scrittura che fa male, che fa pensare e riflettere. Il narratore è onnisciente e assiste alla vicenda dall’alto. E’ un narratore che però sa come si svolgeranno le cose e questo è un aspetto che mi è piaciuto molto.

Concludo dicendo che è un libro impegnativo, emotivamente forte, ma necessario. Sono aspetti che si devono sapere, per conoscere e, chissà, anche migliorare.

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Recensioni

Recensione: L’invitato

Tre amici e un progetto da portare a termine.

Buonasera lettori per passione, stasera vi voglio portare a Vienna, a spiare la vita di tre amici alle prese con la Pop Art.

Voglio parlarvi di “L’invitato” di Massimiliano Alberti edito Infinito Edizioni.

TITOLO: L’invitato

AUTORE: Massimiliano Alberti

EDITORE: Infinito Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Gennaio 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 218 (brossura)

PREZZO DI COPERTINA: € 14,00

VOTO: ♥♥♥♥

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DESCRIZIONETre amici, quelli di sempre. Leo, Kevin e Tom. Dopo anni di scorribande nella sonnolenta Trieste, la loro città, si separano per poi ritrovarsi a Vienna. Qui è Tom a convocare Leo – vero protagonista del libro – e Kevin, per coinvolgerli nel progetto di una galleria dedicata alla Pop Art. Ma, in un susseguirsi di colpi di scena e di innamoramenti, tra alcol, eccessi e grame figure, sempre sul filo dell’autoironia, devono via via fare i conti con le loro differenze caratteriali e con una stridente diversità di aspettative. Un disilluso affresco della nostra società in una Vienna che fa da cornice classica a uno stile… del tutto Pop.

LA MIA OPINIONE. Come dicevo sopra, questo racconto narra le vicende di un gruppo di tre amici che cercano di farsi strada nell’alta società viennese, investendo su un artista emergente, Steve Kaufman, della pop art. Ma, in particolare, racconta le avventure (o disavventure?) del protagonista, Leo, che ama scrivere ed è incaricato di recensire le opere di Kaufman.

Il gruppo è formato da Leo, Tom e Kevin, triestini di origine, trasferitisi a Vienna, in seguito alla proposta di Tom, partito per primo, in cerca di fortuna. E’ da qui che iniziano a prendere vita i molteplici avvenimenti (tragicomici) che riguarderanno i tre ragazzi (Leo in particolare).

Leo è un ragazzo schietto, al punto tale da apparire arrogante. E’ una di quelle persone che potremmo definire, secondo un detto, “senza peli sulla lingua“. Ha una quasi innata presunzione e non si fa molti scrupoli nell’imbrogliare l’altro. Leo è però anche una persona sensibile, capace, seppur a modo suo, di amare.

La trama è molto originale. E’ una di quelle storie che non capita spesso di leggere, e questo la rende ancora più speciale. La voce narrante è rappresentata dal protagonista stesso che racconta gli avvenimenti accaduti durante il soggiorno a Vienna. La descrizione degli ambienti, è molto accurata, anche se la sensazione che ho avuto io è che sotto le righe si nasconda un leggero sarcasmo da parte dell’autore.

La scrittura è uno degli aspetti che mi è piaciuto maggiormente. E’ una scrittura che travolge, che non lascia spazio a tentennamenti, ma soprattutto che diverte. La bellezza di questo libro è che riesce a far passare delle ore molto piacevoli. Nonostante l’arroganza spiccata di Leo, si rimane quasi ipnotizzati dal suo modo di essere.

Concludo dicendo che “L’invitato” è un libro che mi ha lasciato una bella sensazione. Lo consiglio a tutti coloro che cercano una storia originale, che alle volte darà ai nervi, ma che saprà divertire e, cosa fondamentale, far riflettere.

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Segnalazioni

Crowdfunding: Favole Piccole e Foglie di Vernice

Buonasera cari lettori! Oggi voglio parlarvi di Crowdfunding. Ho presentato in passato alcuni libri aderenti a questo progetto, ma mi sono resa conto che non ne ho mai spiegato il significato.

Il crowdfunding è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. Nello specifico del nostro campo di interesse è la casa editrice Bookabook a utilizzare questo metodo innovativo per scegliere i libri da editare, dopo, ovviamente, un’accurata prima selezione da parte di esperti che leggono e valutano i manoscritti.

Perché vi ho fatto tutta questa premessa? Perché oggi vi parlo di un libro che, passata la prima fase, ha bisogno del nostro aiuto per veder pubblicato il suo (anzi loro) lavoro.

Sto parlando di “Favole Piccole e Foglie di Vernice” di Mario e Silvia Struglia.

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Si tratta di una raccolta di racconti, scritti sotto forma di favole, che raccontano diversi aspetti della vita e della società. Come nelle favole, a parlare sono gli animali, gli oggetti. Il messaggio che si può evincere da ciascuna storia è nascosto tra le righe e sta alla sensibilità e alla personalità del lettore individuarlo e farlo proprio.

Favole Piccole e Foglie di Vernice però non è solo questo. Una particolarità di questo scritto è che, tra una favola e l’altra, sono presenti spettacolari illustrazioni realizzate da Silvia Struglia (mentre i testi sono di Mario Struglia); queste sono accompagnate da brevi didascalie che servono solo di indirizzo al lettore, perché è l’immagine stessa a parlare da sé, a suggerire a chi l’osserva una vera e propria storia. Sono, infatti contraddistinte da un forte potere evocativo.

Ho avuto la fortuna di poter leggere il manoscritto e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa. Sembra di trovarsi in ogni storia attraverso mondi fantastici, anche se magari si sta parlando di situazioni e luoghi realistici, come può esserlo un ufficio. La scrittura utilizzata è molto chiara e dolce, che sembra accompagnare il lettore nel corso del racconto. E’, altresì, molto evocativa. E’ un libro che si legge piacevolmente. Le illustrazioni, ben realizzate, offrono quel cambio di prospettiva che armonizza il tutto e che serve a far gustare appieno ogni singola parte del lavoro.

Posso affermare con totale sicurezza che è un libro che merita di essere letto e diffuso.

Sotto vi lascio il link dove potrete pre-ordinare la vostra copia.

Favole piccole e foglie di vernice

Ps. vi invito a dare un’occhiata al link anche per leggere la descrizione data dall’autore sul proprio libro e la sua riflessione personale. Secondo e meritano molto.