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L’arte di essere nessuno di Federica Pace

Ciao a tutti cari lettori e lettrici per passione. Torno su questi schermi per parlarvi di un libro che mi ha colpito particolarmente.

Oggi vi presento “L’arte di essere nessuno” di Federica Pace edito Robin Edizioni.

F. Pace, L’arte di essere nessuno, Robin Edizioni

L’arte di esser nessuno rappresenta il viaggio interiore di Sophia. La protagonista è una ragazza sensibile, altruista e con una gran voglia di essere amata. Sophia aveva una cara amica, Asia, che un maledetto giorno decise di porre fine alla propria vita. Inizia così il lungo percorso di Sofia, che da anni ha scoperto di essere affetta da una rara patologia, fatto di cadute e rialzate, di sensi di colpa ed accettazione, di dolore e di amore.

Il romanzo è suddiviso in tre parti, prevalentemente scritte sotto forma di diario, quindi in prima persona. Il linguaggio è colloquiale e profondo, soprattutto quando va a toccare le corde intime dell’anima di Sophia.

[…] perché tutti i coraggiosi hanno paura.

F. Pace, L’arte di essere nessuno, Robin Edizioni, pag. 100

L’arte di essere nessuno è un libro tosto, potente ed, in alcuni tratti, persino doloroso. La protagonista sta affrontando un vera e propria lotta con se stessa, in cui è sia vittima che carnefice. È uno scontro continuo tra il cercare di essere quello che gli altri vogliono, e l’accettarsi per quello che veramente è: un essere umano con paure fragilità. È il continuo conflitto tra il senso di colpa per non essere riuscita a salvare l’amica da quel terribile gesto e la rassegnazione davanti all’imprevedibilità del gesto stesso.

L’arte di essere nessuno, però, non è solo questo: è anche riscoperta, rinascita e speranza. È la presa di coscienza dal bruco nasce la farfalla; che le fragilità, se guardate da un altro punto di vista, possono diventare punti di forza e di bellezza.

Lettura assolutamente consigliata!

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’arte di essere nessuno

AUTORE: Federica Pace

EDITORE: Robin Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2018

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 216 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

La maggior parte delle volte in cui un bicchiere di vetro ricolmo di acqua cade per terra, la colpa è della distrazione. Tornando indietro, in fondo, avremmo potuto evitarlo. Se non l’avessimo posizionato così vicino al bordo del tavolo, oppure se l’avessimo spostato in tempo, prima che il nostro gomito lo colpisse, non sarebbe mai caduto e noi non avremmo rischiato di ferirci camminando su dei pezzi di vetro a piedi scalzi. Sophia lo guarda cadere, il bicchiere. Sente il tonfo, lo vede infrangersi sul pavimento e, nello stesso istante, lei fa la medesima fine. Per tutto il romanzo, con il suo strano modo di camminare, Sophia vede esplicarsi al di fuori di sé la malattia genetica che porta dentro. Tutto è una perdita di equilibrio, in tutto c’è odore di arance rosse e succose che scivolano via dalle mani di un giocoliere e si infrangono sui pezzi di vetro. Ma chi è il giocoliere? È davvero chi crede Sophia?
Attraverso flussi di pensiero, flashback, cambi di persona, decostruzioni e ricostruzioni, Sophia si rende conto che nulla era come credeva, che la ricerca di qualcuno implica sempre la ricerca di se stessi e che, forse, è proprio vero che si comincia dalla fine.

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narrativa italiana Recensioni

Layla di Massimo Piccolo

Cari lettori e lettrici per passione, oggi torno per parlarvi di un libro che ho iniziato a leggere con un po’ timore e l’ho finito con tanto amore.

Il romanzo in questione è “Layla” di Massimo Piccolo edito Cuzzolin Editore.

La trama della storia è tutta da scoprire pagina dopo pagina. Cosa che conferisce quell’alone di mistero che suscita non poca curiosità. Io comunque ve la spiego per sommi capi, giusto per farvi capire meglio il mio parere riguardante il libro in questione.

Layla è una ragazzina diciassettenne trasferitasi, insieme al padre, a Napoli. Layla è molto timida, misteriosa, introversa e facile preda di crisi d’ansia, motivo per cui a volte ricorre alla medicina per essere aiutata. Trovandosi sola in una città nuova, non ha nessun amico, finché non lega con Sara, la sua nuova compagna di banco che la inserisce nella sua comitiva di amici in cui c’è Gabriel (fidanzato di Sara) e Tommaso detto Pisto (migliore amico e compagno di avventure di Gabriel).

In questo trasferimento a Napoli entra in scena pure Anna, una donna che aiuta il padre di Layla, il notaio D’Ambrosio, nella gestione della casa e nel rapporto con la figlia. Infine assistiamo, in una storia apparentemente parallela alle vicende della Sposa Vergine, una donna avvolta nel mistero che si occupa di magia e pratiche esoteriche.

Le vite di tutti questi personaggi verranno catapultate in una serie di avvenimenti al limite del reale, in un crescendo di tensione e mistero.

Ho conosciuto Piccolo e la sua scrittura con Estelle ed anche se la tematica, stavolta, è totalmente diversa, la sua grande potenza comunicativa rimane immutata. Nell’accettare la proposta di recensire questo suo nuovo libro, mi sono fatta guidare da questo.

Chi mi segue su Instagram, sa bene che Layla non rientrava pienamente nei miei gusti letterari e ad essere sincera ho iniziato la lettura con non pochi dubbi e perplessità, oltre che con una nota di scetticismo.

Il tema principale è l’esoterismo, affrontato in maniera ottima ed esaustiva, in quanto attraverso i personaggi viene avvalorato da una parte e confutato dall’altra. Mi spiego meglio. Mentre se da un lato l’esoterismo viene visto come realtà possibile con storie e leggende a dimostrazione di ciò, dall’altro si cerca di spiegarlo attraverso argomentazioni scientifiche.

Curious fact: lo sapevi che Napoli è tra i cinque siti esoterici più importanti al mondo?

Piccolo è molto attento nella descrizione geografica di Napoli. Sono infatti citate spesso strade, vicoli e chiese antiche proprio per dare valore alla tesi che è sempre presente in Layla.

I personaggi principali, oltre alla ragazzina diciassettenne, a mio parere, sono utilizzati dall’autore per dar voce a diversi punti di vista. Ciascuno di loro, infatti, con propri vissuti e pensieri, da un significato diverso alla situazione che gli si presenta davanti. Nessuno però si immagina (me compresa!) quello che sarà l’epilogo di tutta la storia. Layla, Sara, Tommaso e Pisto, infatti, vedono confluire le loro vite in un finale del tutto inaspettato, sconvolgente ed inevitabile che metterà tutto in discussione, persino le opinioni più ferme e consolidate.

Layla di Massimo Piccolo è un romanzo che inquieta, sorprende e coinvolge a tal punto da non riuscire a capire cosa è reale da cosa non lo è. Assolutamente consigliato!

Voto: 4,5/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Layla

AUTORE: Massimo Piccolo

EDITORE: Cuzzolin Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa italiana

PAGINE: 392 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 14,90

In una Napoli vera e contemporanea (lontana dal folclore o dal racconto di Gomorra), nel normale scorrere delle giornate di cinque ragazzi, tra passioni, desideri e i naturali intoppi del diventare adulti, si insinua una realtà fatta di misteri e accadimenti inspiegabili e spaventosi. Chi è Layla e quali segreti nasconde? E chi si cela dietro il personaggio de la sposa, una sacerdotessa amorevole che ha saputo decifrare i mille indizi che la città conserva (ora in una cappella chiusa del Duomo, ora in un dipinto, ora nelle fattezze di una Madonna col Melograno) o una spietata dispensatrice di morte? E Gabriel, mente brillante e razionale immune anche al più piccolo tentennamento, che già a cinque anni ai cartoni animati preferiva i programmi di Piero e Alberto Angela (e socio del Cicap a dodici), riuscirà a interrompere quanto di drammatico e incomprensibilesembra destinato a succedere?

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Santa Rita di Tommy Wieringa

Lettori e lettrici per passione buona sera!! Oggi vi parlo del nuovo romanzo di un autore che avevo precedentemente apprezzato con “La morte di Murat Idrissi”: Tommy Wieringa.

Il libro in questione è “Santa Rita” edito Iperborea.

Curious fact: Tommy Wieringa finora si è cimentato in romanzi brevi. Santa Rita è il suo primo romanzo lungo.

Santa Rita racconta la storia di Paul Krüzen. Un uomo ormai cinquantenne che da ragazzino ha compreso cosa vuol dire essere abbandonato dalla madre. Quest’ultima, infatti, è scappata con un soldato russo che, in un tranquillo pomeriggio, avevano soccorso dopo uno schianto aereo. Paul è quindi cresciuto solo col padre e con una pressoché totale sfiducia verso il genere umano; uno scetticismo che lo porta ad avere solo due punti cardini: Rita, un’amante a pagamento ormai avanti con l’età ed Hedwiges, un bottegaio di un negozietto di famiglia ormai in rovina. Solo quando questi due pilastri portanti andranno via, in Paul esploderà tutta l’indignazione e la rabbia repressa fino a quel momento.

Di tutte le punizioni, il silenzio è la più pesante.

Comincio dicendo che, su questo romanzo, avevo alte aspettative, date sicuramente dal fatto che amai molto La morte di Murat Idrissi. Ho quindi iniziato questa lettura con grande entusiasmo e curiosità. Fin dalle prime pagine ho notato che qualcosa non quadrava; non mi arrivava quel trasporto che avevo sperato ed aspettavo. C’era qualcosa che frenava. A lungo andare ho avuto la conferma: non mi trasportava. Avevo perso ormai le speranze quando all’improvviso, nella parte finale, tutto cambia ed emerge quel qualcosa che cercavo dalla prima pagina: il pathos, che mi ha fatto rivalutare in parte il mio giudizio iniziale.

Ma andiamo con ordine!

Quello che mi ha lasciato perplessa principalmente è il fatto che non ho trovato particolare coerenza tra la sinossi del libro è l’effettiva storia principale; quindi tra quello che diceva di raccontare è quello che in realtà ha raccontato. Mi spiego meglio. Da quello che presentava il libro sembrava far concentrare l’attenzione sulla fuga della madre e di quello che aveva comportato nella vita del protagonista. Invece, questo episodio viene soltanto citato e non approfondito come si potrebbe credere. Questo a me ha disorientato un pochino. È ovvio che tutto quello che succede a Paul, le reazioni di fronte ad alcune determinate situazioni, ha radici nella sua infanzia e in particolare nell’evento traumatico dell’abbandono, ma mi sarei aspettata che ci si soffermasse maggiormente su questo aspetto.

Ho trovato la narrazione di Santa Rita un po’ sconnessa. Ho avuto difficoltà a seguire il filo logico del discorso. Arrivata a metà libro non riuscivo ancora bene a capire quale fosse la storia principale. I personaggi li ho trovati anonimi, non li riuscivo a far emergere nelle vicende e Rita, il personaggio dal quale prende il nome il romanzo, a parer mio, è molto marginale.

Le cose cambiano, però, nella parte finale. Riesco finalmente a trovare quel pathos, quell’emotività che ricordavo dal precedente romanzo dell’autore. Qui finalmente si fa tutto più chiaro, i pezzi del puzzle cominciano ad andare ognuno al loro posto. Riesco persino a commuovermi per le sorti di Paul Kruzen a cui la vita ha sferrato un altro colpo basso.

Posso dire, tirando le somme, che Santa Rita è un romanzo che mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca, nonostante Wieringa valga molto come autore. Infatti, se volete apprezzarlo appieno vi consiglio di leggere La morte di Murat Idrissi ed arrivare a questo magari in un secondo momento.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Santa Rita

Titolo originale: De Heilige Rita

AUTORE: Tommy Wieringa

Traduzione italiana a cura di Claudia Cozzi

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa straniera/ Olanda

PAGINE: 320 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,50

VOTO: 3-/5

Agosto 1975. Turbando la tranquilla, secolare vita rurale di un paesino della pianura olandese, un piccolo aereo si schianta su un campo di mais dietro la casa di Aloïs e Alice Krüzen. A bordo c’è un russo in fuga dall’Unione Sovietica. Agonizzante ma vivo, il pilota è accudito dai Krüzen, ma non appena si rimette in piedi se ne va con Alice per mano: Aloïs e il figlio Paul, di otto anni, restano soli. Passa il tempo ma Paul, ormai cinquantenne, è ancora tormentato dal ricordo di quel russo caduto dal cielo che gli ha portato via la madre. La sua esistenza si sta consumando tra la casa in cui vive con il padre, la stalla adibita a magazzino per il suo commercio di cimeli militari, il bar del posto di nuova gestione cinese e il bordello del sinistro Steggink appena oltre il confine tedesco. Qui, ad aspettarlo, ci sono sempre le consolazioni dell’amore a pagamento della «materna Rita», che come lui porta al collo una medaglietta della santa sua omonima, patrona delle cause perse. Unico vero amico di Paul è Hedwiges, un’altra anima grigia che per vivere manda avanti l’anacronistica drogheria di famiglia e che una volta all’anno lo accompagna in vacanza in un qualche paradiso della prostituzione. E quando Hedwiges e Rita, gli unici punti fermi di Paul, gli vengono tolti, il precario equilibrio si spezza e la rabbia esplode. Con la sensualità della sua prosa, e uno sguardo amaro ma capace di totale empatia, Tommy Wieringa ci sprofonda nella provincia degli ultimi, dove la modernità arriva sotto forma di nuovissimi smartphone e di cinesi senza radici che oggi gestiscono un bar e domani chissà, dove la forza dei desideri indotti è inversamente proporzionale alla possibilità di realizzarli. Il luogo dove cova il rancore del nostro vivere contemporaneo.

https://iperborea.com/titolo/535/

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narrativa straniera Ragazzi tra le pagine Recensioni

La terza inquilina di C. L. Pattison

Salve lettori e lettrici per passione! Oggi sono qui a parlarvi del primo libro letto per il progetto “Ragazzi tra le pagine“: La terza inquilina di C. L. Pattison edito Fabbri Editori.

Come penso che già sappiate, Ragazzi tra le pagine è un progetto che porto avanti con altri sette bookblogger ed ha lo scopo di diffondere la passione per la lettura. Ogni mese affronteremo insieme a voi un libro diverso esaminandolo a 360 gradi.

In particolare, questo mese abbiamo letto La terza inquilina, una novità della casa editrice Fabbri, nonché il romanzo di esordio di C. L. Pattison.

La terza inquilina è un thriller psicologico che racconta la storia di due migliori amiche, Megan e Chloe, che decidono di cercare una casa in affitto in cui andare a vivere insieme. Dopo vari tentativi, finalmente, trovano la casa dei loro sogni: spaziosa, confortevole e ben posizionata. C’è, però, un unico problema, costa troppo! Motivo per cui decidono di cercare una terza ragazza con cui dividere l’affitto. Entra così in scena Samantha, per gli amici Sammi, una ragazza riservata e misteriosa che sconvolgerà la vita di tutti i protagonisti.

“Non sapevi nulla di lei.

Ma l’hai fatta entrare.”

Il romanzo di C. L. Pattison è un thriller psicologico ambientato a Londra. È un libro che risente molto della struttura del tipico thriller inglese! La struttura e la dinamica è pressoché simile ad altri romanzi del genere. Questo comunque non significa che sia scontato e banale ma soltanto che si sente marcata l’appartenenza inglese.

La terza inquilina è però un romanzo che mi lascia perplessa. Cercherò di spiegarvi in maniera chiara il perché.

Innanzitutto c’è da dire che come ogni buon thriller che si rispetti, non manca il colpo di scena e il finale inaspettato. Soprattutto nelle ultime pagine tutto prende una diversa piega che fino a qualche pagina prima era del tutto impensabile.

Ho trovato il ritmo, invece, un po’ lento nella prima parte (si sofferma tanto su un arco di tempo relativamente breve), per poi prendere una rapita impennata negli ultimi capitoli. Ho avuto infatti la sensazione che, proprio quando la vicenda inizia a farsi interessante ed il ritmo accelera, la narrazione “perda dei pezzi”; cioè come se non prestasse attenzione ai vari dettagli e si limitasse a descrivere sommariamente la nuova situazione che si è delineata.

La terza inquilina è un romanzo che semina indizi qua e là durante lo svolgimento della storia. Ho però avuto la sensazione che, nonostante siano stati ben messi, cosa che ho molto apprezzato, poi non siano stati spiegati chiaramente quando ormai tutte le carte erano state scoperte. Mi sento di definirlo un thriller molto soft, nel senso che i toni non si caricano di elevato pathos.

In conclusione, La terza inquilina, è una lettura senz’altro piacevole ed adatta ad un pubblico di adolescenti ma anche a coloro che col genere non hanno molta confidenza!

Vi invito inoltre a leggere le recensioni degli altri miei compagni di avventura e farvi un’idea sempre più completa del romanzo!

https://instagram.com/a_tuttovolume_libri_con_gabrio?igshid=qft87305pjra

https://instagram.com/labibliotecadelcorsini?igshid=v2kjf1nr33l1

https://instagram.com/libridimarmo?igshid=1dr9a9sfredig

https://instagram.com/luca_massignani?igshid=pddhwshvfkr1

https://instagram.com/matteo_zanini?igshid=1ui9tlja1au1z

https://instagram.com/readeat_libridamangiare?igshid=ru5uu5xpyp73

https://instagram.com/viaggiletterari?igshid=1eepbx9nex48s

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La terza inquilina

Titolo originale: The Housemate

AUTORE: C. L. Pattison

Traduzione italiana a cura di Elena Cantoni

EDITORE: Fabbri Editori

GENERE: Thriller psicologico

DATA DI PUBBLICAZIONE: Novembre 2019

PAGINE: 288 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

All’apparenza disponibile e cordiale, Sammi inizia a manifestare inaspettati scatti d’ira e qualche segreto di troppo, chiuso gelosamente in una scatola di ritagli di giornali e vecchie fotografie…

Megan e la sua migliore amica Chloe hanno traslocato nella loro casa dei sogni, ma sono costrette a prendere una terza inquilina per riuscire a pagare l’affitto. Quando incontrano Samantha, gentile, affascinante, premurosa, si convincono che sia la persona perfetta per condividere l’appartamento e che tra loro potrebbe nascere una vera amicizia. Ma c’è qualcosa in lei che stona, e Megan è la prima ad accorgersene: all’apparenza disponibile e cordiale, Sammi inizia a manifestare inaspettati scatti d’ira e qualche segreto di troppo, chiuso gelosamente in una scatola di ritagli di giornali e vecchie fotografie. Chloe però è troppo presa dai suoi problemi di lavoro per rendersi conto che qualcosa non va: assorbita dall’allestimento di un importante spettacolo teatrale, ricomincia a essere tormentata dagli stessi problemi di ansia da cui Megan l’aveva salvata anni prima. E Megan, da parte sua, viene travolta da una passionale storia d’amore che non le lascia tempo ed energie per occuparsi dell’amica in difficoltà. È in questo spiraglio che lentamente si apre tra le due, fatto di incomprensioni e di attenzioni mancate, che Sammi inizia a insinuarsi, con un’abilità melliflua e inquietante. In fondo, né Chloe né Megan la conoscono davvero, ma ormai le hanno aperto la porta di casa, e l’hanno lasciata entrare. Non sanno cosa sta nascondendo. Non sanno cosa vuole davvero. Ma una cosa è certa: Sammi è lì per restare.

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Un altro tamburo di William Melvin Kelley

Un altro tamburo di William Melvin Kelley edito Enne Enne Editore, affronta una tematica delicata e, per molti versi, ancora attuale: il razzismo, e nello specifico, la lotta delle popolazioni afroamericane per aver riconosciuti i propri diritti al pari di ogni altro essere umano.

Un altro tamburo è ambientato nella seconda metà degli anni 50 in una cittadina immaginaria dell’America. Il protagonista è Tucker Caliban, un nero da sempre al servizio di una famiglia di “bianchi” benestanti, i Wilson. Tucker ad un certo punto decide di comprare tre ettari di terra, proprietà del padrone, per trasferircisi con la famiglia. Tempo dopo, questo terreno sarà distrutto dallo stesso Tucker, che successivamente partirà per altre città più tolleranti. Questo gesto cambierà le sorti dell’intera cittadina. Tutti gli abitanti neri, infatti, seguiranno le orme di Tucker e lasceranno i bianchi a fare i conti con una vita che non sanno vivere.

Questo romanzo parte da un evento specifico (che è l’esodo dei neri) e da questo descrive l’origine di questa situazione paradossale ed originale. L’autore collega eventi, anche molto distanti tra loro, e li fa confluire tutti in un unico filo conduttore. Un altro tamburo descrive le vicende attraverso differenti punti di vista. Ogni capitolo, infatti, esamina diversi personaggio, con diverse emozioni, con un diverso bagaglio culturale ed appartenente ad un diverso ceto sociale; tutti elementi, questi, che inevitabilmente cambiano la visione di tutta la storia. Ogni personaggio, cioè descrive, secondo il proprio metodo di giudizio, la vicenda in maniera differente.

Un discorso a parte va fatto per il finale. La conclusione del romanzo è sicuramente inaspettata. L’ultima parte prende una svolta che fa quasi trasalire (leggendo ho pensato: aspetta, ho capito bene?), succede l’impensabile. È un finale che fa male, si verifica qualcosa che non avrei mai immaginato, che lascia l’amaro in bocca ed un senso di ingiustizia. È un finale, devo ammettere, che mi ha un po’ fatto storcere il naso; voltando l’ultima pagina ho avuto la sensazione che fosse rimasto qualcosa di incompiuto, che non ha nulla a che vedere con un finale aperto, ma è come se ancora si dovessero scoprire tutte le carte in tavola.

Ciononostante, è un libro che mi ha emozionato e fatto riflettere molto. Mi sento sicuramente di consigliarlo a tutti coloro che vogliono immergersi in una storia forte ed affrontare la tematica delicata del pregiudizio e del razzismo.

VOTO: 4-/5

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Un altro tamburo

Titolo originale: A different Drummer

AUTORE: William Melvin Kelley

Traduzione italiana a cura di Martina Testa

EDITORE: Enne Enne Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2019

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 256 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,00

Alla fine degli anni Cinquanta, in uno stato immaginario dell’America segregazionista, Tucker Caliban vive e lavora nella piantagione della famiglia Willson, come suo padre e i suoi antenati; ma, diversamente da loro, Tucker è riuscito a comprarne una parte.
Finché un giorno, davanti agli increduli abitanti della città vicina, sparge sale sul raccolto, uccide il bestiame e dà fuoco alla propria casa, partendo poi con la famiglia senza voltarsi indietro. Ben presto la popolazione bianca capisce che è solo l’inizio: tutti insieme, come in un corteo interminabile, i neri abbandonano le case e i lavori, prendono automobili e treni, si trasferiscono altrove, a nord. E i bianchi si ritrovano soli con il loro benessere improvvisamente interrotto, incapaci di capire e perfino di immaginare una vita futura che non sanno più come vivere.
William Melvin Kelley ha scritto Un altro tamburo più di cinquant’anni fa, nel momento più aspro della lotta per i diritti civili. E con le voci dei personaggi bianchi, ora dolorose e impotenti, ora attonite e rabbiose, racconta di ineguaglianza e ingiustizia, ma soprattutto di coraggio e amor proprio, consegnando ai lettori un indimenticabile inno alla libertà, a quell’aspirazione senza tempo che ha il potere di cambiare le vite personali e il corso della Storia.

https://www.nneditore.it/libri/un-altro-tamburo/

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L’estate dell’incanto di Francesco Carofiglio

Buongiorno lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di una tra le ultime novità di Piemme Edizioni. Mi riferisco a “L’estate dell’incanto” di Francesco Carofiglio.

È un romanzo ambientato nella campagna toscana, tra Firenze e Pistoia, e la protagonista è una vecchia signora ben messa che ricorda e racconta un’estate particolare della sua infanzia, un’estate che avrebbe segnato per sempre la sua vita..

“[…] Era bellissima in quel girotondo forsennato, un impasto felice di popoli aguzzi, di occhi celesti, di denti che luccicavano, di suoni che tintinnavano come posate e bicchieri, di profumi di menta e gelsomino”.

L’estate dell’incanto è raccontato in prima persona direttamente dalla protagonista, Miranda, e questo (come mi è capitato di dire spesso) è un aspetto che amo molto. Mi permette di avvicinarmi maggiormente alla storia narrata.

È forte il riferimento al passato. È vivida, infatti, l’immagine della vita nelle cascine di un tempo e appare come riprodotta attraverso una vecchia cinepresa. Quello che ho visto in queste pagine è qualcosa di bello: la gioia, la spensieratezza, i fiori, gli animali.. il tutto va a comporre un quadro armonico e sereno. Prima che tutto cambi…

Come mi è capitato più volte di dire, la prima cosa di cui mi sono innamorata, prima ancora di conoscere la storia, è il modo di scrivere e raccontare di Carofiglio. È una scrittura che trasporta, che catapulta nel tempo e nel luogo come un vortice da cui non vuoi uscire. Staccarmi dalle pagine mi è venuto molto difficile.

In conclusione posso dire che L’estate dell’incanto, nonostante sia stato un romanzo in cui mi aspettavo di trovare altro, è riuscito a sorprendermi in positivo facendomi perdere nei ricordi di Miranda, che poi sono un po’ quelli di ognuno di noi.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’estate dell’incanto

AUTORE: Francesco Carofiglio

EDITORE: Piemme Edizioni

GENERE: Narrazione Italiana

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2019

PAGINE: 272 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,50

È l’estate del 1939, Miranda ha dieci anni e il mondo è sull’orlo dell’abisso.
Ma lei non lo sa. Quell’estate sarà la più bella della sua vita.
Miranda parte con sua madre da Firenze per raggiungere Villa Ada, la casa del nonno paterno, il marchese Ugo Soderini, sulle colline pistoiesi. Suo padre è altrove.
La cascina del nonno e il bosco misterioso che la circonda sono il teatro perfetto per le avventure spericolate insieme con Lapo, il nipote del fattore, le scorribande in bicicletta, le scoperte pericolose, il primo, innocente bacio.
Ma il bosco è anche il luogo abitato dalle creature parlanti che l’anima di bambina vede o crede di vedere. E la foresta compare sempre, e misteriosamente, nei quadri del nonno, chiusi nel laboratorio che nessuno ha il permesso di visitare.
C’è come una luce magica che rischiara quella porzione di mondo. Miranda, ormai novantenne, ce la racconta, fendendo le nebbie della memoria. Tornare a quei giorni, a quella bambina ignara, che ancora non ha visto, vissuto, sofferto, perduto è più che una consolazione, è un antidoto.
È l’incantesimo di una giovinezza improvvisa.
Francesco Carofiglio ci conduce per mano all’ultima estate di innocenza. E lo fa con ciò che, più di ogni altra cosa, contraddistingue la sua poetica, la fragilità incorruttibile del ricordo e lo sguardo innocente di chi può ancora essere salvato.

http://www.edizpiemme.it/libri/lestate-dellincanto

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[Recensione] Le conseguenze di Černobyl’ ne “La vita invisibile di Ivan Isaenko” di Scott Stambach

Buongiorno cari lettori e lettrici per passione, oggi vi parlo di un libro che ho letto tempo fa, ma che per motivi vari ed eventuali, mi sono trovata costretta a recensire solo adesso.

Sto parlando de “La vita invisibile di Ivan Isaenko” di Scott Stambach edito Marsilio Editori.

Racconta la storia di quei ragazzi, vittime del disastro di Černobyl’ anche a distanza di tempo; ragazzi speciali, nati con una o più malformazioni e per questo motivo internati in orfanotrofi specifici.

In particolare, in questo libro, è uno di questi ragazzi a parlare, Ivan, che, parlando in prima persona descrive tutto quello che vede e sente intorno a lui, ma soprattutto quello che vede e sente dentro di lui. Tutte le passioni, i desideri, le paure ed i sentimenti comuni ad ogni ragazzo che affronta l’adolescenza. In questo Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, Ivan incontrerà Polina, una ragazza anch’essa molto sfortunata e sofferente. I due giovani a modo loro scopriranno un nuovo mondo, in cui non solo si sopravvive ma si può anche provare a vivere.

La vita invisibile di Ivan Isaenko è un libro molto forte, mette davanti alla sofferenza di bambini, molto spesso destinati a sorte certa, senza nessuna colpa se non quella di nascere nel posto sbagliato.

Racconta, però, anche una storia di rivincita per la situazione che vivono, si determinazione ad andare avanti nonostante tutto e di amore. Sì, perché di amore parla questo libro. Amore non inteso nel senso più comune del termine, ma un tipo di sentimento ancora più profondo; quello che spinge a non perdere la speranza, ma anche quello che porta ad amare incondizionatamente l’altro senza ricevere nulla in cambio, e nemmeno pretenderlo.

Ragazzi che il caso, (o il destino, fate voi!) ha reso invisibili, come viene suggerito nel titolo. Ragazzi internati in posti prestabiliti dove possono essere dimenticati tranquillamente da tutti gli altri più fortunati. (non vi rimanda un po’ alle classi speciali?)

La vita invisibile di Ivan Isaenko è scritto sotto forma di diario. Ogni pagina di diario descrive un determinato aspetto della vita in questi centri speciali ma anche le scoperte di Ivan fatte grazie e con Polina.

È un libro tosto, ma che si legge molto bene. Durante tutta la lettura non ho trovato nulla che mi abbia fatto storcere il naso! Quindi promosso a pieni voti per tema, struttura e scrittura. Complimenti Stambach.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La vita invisibile di Ivan Isaenko

Titolo originale: The invisible life of Ivan Isaenko.

AUTORE: Scott Stambach

Traduzione italiana a cura di Ada Arduini

EDITORE: Marsilio Editori

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

GENERE: Narrativa Straniera

PAGINE: 302 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 17,50

Ivan ha diciassette anni ed è uno degli ospiti dell’Ospedale per i bambini gravemente ammalati di Mazyr, in Bielorussia. Le radiazioni liberate nell’atmosfera dall’esplosione di uno dei reattori nucleari della centrale di Cˇernobyl’ il 26 aprile 1986 gli hanno provocato gravi malformazioni, ma non ne hanno intaccato lo spirito acuto, l’intelletto straordinario e il vorace appetito per i libri. Ogni giorno sarebbe uguale all’altro, nella vita di Ivan, ma il ragazzo riesce a trasformare tutto in un gioco, al servizio del proprio divertimento. A scuotere la sua routine arriva, però, una nuova residente dell’ospedale, Polina. Ivan all’inizio non la sopporta. La ragazzina gli ruba i libri, sfida le regole del suo universo magico, si fa amare da tutte le infermiere. Ma in breve anche Ivan ne è attratto in modo irresistibile. Comincia così una storia d’amore tenera e coraggiosa, che consente ai due ragazzi di scoprire il mondo come mai avevano fatto prima. Fino all’incontro con Polina, Ivan si limitava a sopravvivere, in uno stato di orgogliosa distanza dalle cose e dalle persone. Ora vuole qualcosa di più: vuole che Polina resti viva.

http://www.marsilioeditori.it/lista-autori/scheda-libro/2970026/la-vita-invisibile-di-ivan-isaenko

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Una storia d’amore 2.0… Lo scricchiolio del legno

Buongiorno lettori e lettrici con passione!! Oggi vi presento una lettura davvero piacevole, adatta per chi ha bisogno di staccare per un po’ la spina dai pensieri. Mi riferisco a “Lo scricchiolio del legno” di Federica Nardon edito LINEA Edizioni.

Scheda.

TITOLO: Lo scricchiolio del legno

AUTORE: Federica Nardon

EDITORE: LINEA Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (228 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

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VOTO: 3,5/5

Lo scricchiolio del legno è il sequel di Binario 6 (che ho recensito in precedenza). I protagonisti sono sempre loro, Alice e Leo. Mentre in Binario 6 la storia si sviluppava soltanto mediante scambio di e-mail, in Lo scricchiolio del legno, si assiste ad uno sviluppo della narrazione tipico, diviso in capitoli e intervallato da qualche SMS.

Dopo parecchio tempo che non si faceva “vivo”, Leo, ripiomba nella vita di Alice nello stesso modo in cui tutto ebbe inizio: in un binario. Dopo questo breve incontro, il protagonista maschile, scompare di nuovo dalla vita della ragazza. Alice, però, aiutata anche da alcuni amici, decide di non aspettare inerme, come era successo in passato, Leo, ma ricreare la propria vita e ricominciare a vivere. Quello che succederà dopo sarà del tutto sorprendente.

Ho trovato questo romanzo molto piacevole. La caratteristica principale che salta subito all’occhio è la semplicità. Semplicità che non è pochezza, ma è l’elemento in più che conferisce alla narrazione quella genuinità e quel fascino che permetterà al lettore di rimanere incollato alle pagine e passare qualche ora davvero piacevole.

La fine della storia d’amore, infatti, viene a affrontata in maniera ironica (e anche un po’ cinica), riuscendo ad evitare quella parte drammatica e inquieta che può far diventare la lettura pesante e perciò ridondante.

L’autrice, tramite un linguaggio scorrevole e quotidiano, all’apparenza superficiale, maschera dei concetti importanti che possono portare a riflessioni di spessore. Caratteristica ottima per chi, come me, ama leggere tra le righe e trovare i significati nascosti che gli scrittori vogliono dare ai propri testi.

Se dovessi fare un appunto, direi che mi è capitato più di una volta di perdere il filo del discorso nei vari dialoghi. Arrivata ad un certo punto della conversazione mi ritrovavo a non capire più chi diceva cosa. Questo mi ha costretto a dover ricominciare da capo il pezzo.

In conclusione, posso dire è un bel romanzo, ben scritto e strutturato. Lo consiglio, come dicevo sopra, a chi vuole prendersi un attimo di pausa dai pensieri e problemi quotidiani, nella possibilità che, magari, li possano vedere in un’ottica diversa.

Ps. Vi svelo un segreto! Io vi consiglio di leggere Lo scricchiolio del legno anche perché il finale sarà del tutto inaspettato e imprevedibile.

Descrizione.

Li avevamo lasciati al Binario 6 quei due, Alice e Leo incarnati nella figura di un iPhone che cercava di comunicare con un BlackBerry, e li ritroviamo in piena guerra tra sistemi operativi (Ios vs Android) in questo romanzo che non mira solo a essere il prosieguo ma anche una testimonianza di cosa accade a tutte quelle donne che non si arrendono all’idea che l’amore possa ridursi a quel che Alice chiama I.S.T. “io sto bene”. Ecco che le donne del passato: Arianna, Penelope e Calipso perdono il loro senso mitologico diventando vita vera, ecco che le riflessioni diventano deliri divertentissimi, ecco che il crack che a volte l’amore ti fa sentire può essere curato dall’affetto delle amiche tutte pronte a salire a bordo di una Mini per compiere una marachella da ricordare per sempre, ecco l’amico gay che diventa il pr per eccellenza dei nuovi incontri, fino a spingerla a comperare un volo aereo. Una cosa è certa: lei il bagaglio l’ha riempito utilizzando un sistema infallibile perché, si sa, Cupido è sempre ubriaco quando scaglia la freccia e se Leo ha il cuore bloccato c’è solo una cosa da fare: richiedere il codice puk!

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narrativa straniera Recensioni

Un libro che rapisce il cuore: Storia di Ásta

Buongiorno mattinieri. Oggi vi parlo di un libro che ho amato alla follia fin dalle prime pagine. Storia di Ásta di Jón Kalman Stefánsson, edito Iperborea è entrato a far parte immediatamente e a pieno diritto nella top 3 dei miei libri preferiti.

Scheda.

TITOLO: Storia di Ásta Titolo Originale: Saga Ástu

AUTORE: Jón Kalman Stefánsson Traduttrice: Silvia Cosimini

EDITORE: Iperborea

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2018

GENERE: Narrativa Straniera

FORMATO: Cartaceo (480 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 19,50

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VOTO: 5/5

Dove fuggire se non c’è modo di uscire dal mondo?

La storia di Ásta è molto corposa e complessa. Figlia di Helga e Sigvaldi, Ásta, si ritrova fin dai primi anni e in seguito a degli avvenimenti che hanno costretto la madre ad allontanarsi da casa, a vivere con una balia. Questo evento segnerà profondamente tutta la vita della ragazza prima, e donna dopo. Ásta, infatti, svilupperà un comportamento ribelle e, per certi aspetti, potrei dire, fin troppo libertino; scoprirà anche cosa vuol dire amare, e soprattutto, perdere ciò che si ama.

Oltre ad Ásta, i protagonisti di questo romanzo sono Sigvaldi, il padre di Ásta, e l’autore, lo stesso Stefánsson.

Il romanzo è suddiviso in tre parti diverse che però sono strettamente collegate ed intrecciate tra di loro.

Una parte riguarda la Storia di Ásta nello specifico, tutti gli avvenimenti che faranno parte del suo vissuto personale, dall’adolescenza fino all’età adulta. In una seconda parte sono riportate le lettere che Ásta scrive al suo amore. Quello che, come dicevo sopra, è la vera essenza dell’amore: un amore puro, autentico e genuino. Un amore, però che ha perso e da cui desidera ricevere un qualsiasi segnale, che sia una risposta o meno. In una terza parte, invece, diventa Sigvaldi il protagonista della vicenda, che a seguito di un tragico evento, percorre a ritroso tutti gli episodi che, per qualche ragione, hanno condizionato la sua vita. Il tutto avviene in un gioco di feedback e pensieri. Queste tre parti vengono intervallate da momenti di vita dello scrittore stesso. Si giungerà così ad un finale del tutto inaspettato.

Ma ci sono poche cose giuste in questo mondo. Anzi, le verità del cuore non sempre si accordano con quelle del mondo. Per questo la vita è incomprensibile. E’ dolore. E’ tragedia. E’ la forza che ci fa risplendere.

  • J. K. Stefánsson, Storia di Ásta, pag. 472

Quello che più mi ha colpito in questo romanzo, oltre alla storia in sé per sé davvero meritevole (ma di questo ne parlerò più avanti) è l’eccellente capacità di amalgamare, intrecciare e far vivere, diverse storie tra loro, lontane nello spazio e nel tempo. riuscendo a creare un’atmosfera avvolgente. Leggendo questo libro ho avuto la sensazione di avere il cuore allo scoperto, più sensibile alle varie emozioni che traspaiono tra le righe di ogni singola pagina.

Stefánsson è riuscito a toccare le corde più profonde dei sentimenti umani e a farlo con un’immensa maestria. E’ un romanzo che entra nel profondo con una forza dirompente fin dalle prime pagine ed una volta entrato, sarà molto difficile toglierselo di dosso (e meno male!).

La storia in sé per sé, l’ho trovata molto originale. I personaggi vengono descritti in maniera ottima e il tutto procede ad un ritmo abbastanza sostenuto. Nonostante le molte pagine, si legge molto velocemente (quasi tutto d’un fiato).

Posso, senza alcun dubbio, affermare che Storia di Ásta è un inno alla vita a 360 gradi; a quelle cose che si danno per scontate, al cielo, alla terra, allo stare insieme, all’amore ma anche alla morte.

Concludo dicendo che è un romanzo che deve assolutamente essere letto da tutti. Un romanzo che parla al cuore, che scuote e fa emozionare dalla prima all’ultima pagina.

Descrizione.

Reykjavík, primi anni Cinquanta. In un piccolo appartamento seminterrato Sigvaldi e Helga toccano il cielo con un dito abbandonandosi alla loro giovane e travolgente passione e decidono di chiamare la figlia Ásta. Ásta come una grande eroina della letteratura nordica, Ásta perché ást in islandese vuol dire amore. Sedici anni dopo Ásta scopre il sentimento di cui porta il nome in una fattoria negli aspri Fiordi Occidentali dove trascorre l’estate. Lo impara a conoscere dalla storia tormentata tra un uomo e una donna uniti dalla solitudine e divisi dalla dura vita contadina; lo impara a capire dalla vecchia Kristín che ogni tanto, al mattino, si sveglia in un’altra epoca del suo passato e può così rimediare ai rimpianti che le ha lasciato la vita; lo vive sulla propria pelle insieme a Jósef, il ragazzo che le cambierà l’esistenza. Eppure sono tutte promesse di felicità non mantenute ad avvicendarsi in questa impetuosa storia famigliare, segnata per sempre dal giorno in cui Helga si rivela uno spirito troppo libero e assetato di emozioni per non ribellarsi alla soffocante routine domestica e abbandonare marito e figlie, lasciando Ásta con un’inquietudine, un’ansia di fuga, una paura di seguire fino in fondo i propri sogni. In un romanzo lirico, sensuale e corale, che si compone a puzzle seguendo i ricordi dei personaggi e le associazioni poetiche dei loro sentimenti, Stefánsson racconta l’urgenza e l’incapacità di amare, la ricerca di se stessi nell’eterna e insidiosa corsa alla felicità, e quel fiume di desideri e nostalgia che accompagna il destino di ognuno, sempre pronto a rompere gli argini e a scompaginare un’esistenza.

https://iperborea.com/titolo/501/

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Segnalazioni

Le lacrime di Halley: la leggenda

Buon pomeriggio lettrici e lettori per passione. Oggi voglio parlarvi di un libro che è uscito da poco in versione sia eBook che cartaceo. È una raccolta di racconti che sembra essere destinata ad avere grande successo.

In particolare vi voglio mostrare la bellissima leggenda che apre il lavoro di Maria Caparelli. Una leggenda romantica ed emozionante, anche se dal finale molto triste. Io credo che rappresenti l’emblema stesso dell’amore vero: quell’amore che prescinde dallo stare insieme e dal “possedersi” a vicenda.

“Un’antica leggenda narra di due ombre unite da un grande amore: Ya, l’ombra bianca che vive solo di notte e Yo, l’ombra nera che vive solo di giorno. Il tramonto e l’alba sono gli unici momenti in cui possono vivere il loro amore. Attimi fuggenti. Attimi in cui amarsi davvero. Un giorno la Grande Ombra si innamorò di Ya, che però non ricambiava i suoi sentimenti, così per punirli li trasformò in una cometa e in un pianeta, dividendoli per sempre. Ma quattro miliardi e seicento milioni di anni fa una cometa iniziò ad orbitare intorno al Sole, avvicinandosi negli anni sempre di più alla Terra. Era la cometa di Halley, l’ombra nera, che aveva viaggiato nell’Universo alla ricerca disperata dell’ombra bianca. Nel momento esatto in cui stava per perdere la speranza riuscì a trovarla. La cometa di Halley passa vicino alla Terra ogni 76 anni. Nel farlo lascia dietro di sé dei detriti che si trasformano in una polvere luminosa. Si dice che la cometa passando accanto alla Terra pianga. È l’ombra nera che piange perché non può più abbracciare l’ombra bianca. Ya e Yo continueranno ad amarsi per sempre sfiorandosi nell’eternità.”

Io vi consiglio di leggere, se potete, questo libro. Ne vale la pena!

Scheda.

TITOLO: Le lacrime di Halley

AUTORE: Maria Caparelli

GENERE: Racconti

PREZZO EBOOK: € 1,99

PREZZO CARTACEO: € 6,50

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Recensioni

Un libro che apre la mente: La battaglia contro il nulla

Siamo sicuri di avere un buon atteggiamento nei confronti di persone che vivono con un determinato handicap?

E’ questa la domanda che mi sono posta quando ho finito di leggere questo libro. Siamo sicuri di avere quell’atteggiamento che favorisca il disabile nella vita sociale, scolastica e lavorativa?

[…] I media, i politici e qualche pseudo esperto di disabilità dicono che comunque questa giornata sia utile a sensibilizzare l’opinione pubblica ma, in sostanza, se vi è ancora la necessità di fare giornate a tema nei nostri riguardi significa che tutta questa integrazione di cui si parla tanto non c’è, e che siamo ancora al punto di partenza.

  • A. Bes, La battaglia contro il nulla, pag. 66

1535902371039Cosa trovate all’interno del libro?

La battaglia contro il nulla di Andrea Bes, edito Echos Edizioni, è una raccolta di sensazioni, di immagini in parole che l’autore ha scritto nel corso di mesi. La vita di tutti i giorni, i ricordi d’infanzia, le difficoltà che la burocrazia impone sono alcuni dei temi che man mano affronta in questo zibaldone di pensieri. Con una scrittura ironica ci apre gradualmente le porte di un mondo che non si può conoscere, ma soltanto intravedere grazie alla sua guida. Talvolta sono percezioni improvvise, parole che scaturiscono inaspettate da un disagio o da una grande gioia. Altre volte sono frutto di lunghe riflessioni, di analisi accurate di ciò che il confronto con il mondo non può che provocare, in una mente sensibile e recettiva come la sua. In altri casi ancora, questi brevi scritti sono una sofferta ricostruzione di ciò che non sempre è facile delineare, finché non viene tradotto in parole, non viene messo nero su bianco.

Cosa penso io?

Come dicevo sopra, siamo sicuri di trattare le persone diversamente abili, come effettivamente vorrebbero essere trattate?

Il libro di Andrea Bes è prezioso. Mi spingo a definirlo persino una confessione. In poco più di 100 pagine è raccontata tutta la vita dell’autore; quello che è stata e quello che è tutt’ora.

L’aspetto che risalta maggiormente è la forza. La forza nel far fronte a quello che il destino gli ha riservato. Una forza che è pure accettazione, che gli serve a trasformare il negativo in positivo, la sofferenza in determinazione e la privazione in opportunità.

E’ un libro dove non è presente in alcun modo né vittimismo, né presunzione. In questa autobiografia sono rappresentati i dolori, le sofferenze ma anche le vittorie, i traguardi raggiunti e le rivincite di una persona etichettata dalla società come diversa.

Ed è proprio sul termine “diverso” che vorrei soffermarmi un attimo. Quanti di noi portano gli occhiali per poter vedere come gli altri? Quante persone sono mancine? Quante portano l’apparecchio? Potrei continuare per ore ad elencarvi le differenze che ci “accomunano”.. ebbene sì, perché l’unica cosa che accomuna tutti noi è che siamo tutti diversi. Non esiste al mondo una persona uguale ad un’altra. Che differenza c’è tra il portare gli occhiali e muoversi con una sedia a rotelle? Non vedo, quindi, perché ad alcuni viene attaccata un’etichetta addosso fin dalla nascite e ad altri no.

Provate a farci caso, di fronte avete una persona, poi che stia in piedi o seduto su una carrozzina questo è secondario

  • A. Bes, La battaglia contro il nulla, pag. 73

Andrea Bes ha un’ottima capacità narrativa, riesce a comunicare emozioni. La potenza evocativa delle sue parole è notevole. Mi piacerebbe molto leggere qualche racconto, o qualche romanzo, da lui scritto. A mio parere, ne verrebbe fuori un bel lavoro.

Concludo dicendo che La battaglia contro il nulla è un libro che apre la mente e il cuore; racconta una realtà che anche se può sembrare limitante agli occhi degli altri, è invece piena di determinazione, coraggio e voglia di vivere.

Un piccolo Hobbit, una bambina, un barbone, un disabile possono trasformarsi negli eroi di una storia, e leggendo le loro avventure tutti noi siamo disposti a credere che anche nella realtà possa capitare lo stesso. Per questo la lettura non può che aprirci la mente.

  • A. Bes, La battaglia contro il nulla, pag. 117
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Recensioni

Un libro potente: Di là dal muro di Mario Caruso

Buonasera cari lettori. Come state? A me sta venendo molto difficile riprendere il ritmo dopo queste vacanze.. ma ci proviamo!

Oggi voglio parlarvi di “Di là dal muro” di Mario Caruso edito Giuliano Ladolfi Editore.

SCHEDA

TITOLO: Di là dal muro

AUTORE: Mario Caruso

EDITORE: Giuliano Ladolfi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Marzo 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 154

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

VOTO: ♥♥♥♥

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DESCRIZIONE. Firenze, fine Anni Novanta, Moreno Alaimo, giovane pittore bolognese, vive in un mondo di sogni e di poche certezze. Assunto come operaio nel reparto di produzione di un colosso industriale fiorentino, comincia una dura lotta per l’indipendenza in una realtà lavorativa dura e alienante. Nel lavoro ripone tutte le sue forze e le sue speranze, in un disperato tentativo di riscatto da una situazione familiare dolorosa. Diventa testimone di intrighi, arrivismo e giochi di potere. Il prolungato contatto con ambienti grotteschi e ostili e l’incontro fatale con un’impiegata dei piani alti, Carla, aprono la sua mente a dubbi esistenziali mai prima scoperti: dall’angoscia delle interminabili otto ore alle sfrenate gelosie per un amore sfuggente e malato. È la storia di una grande vertigine, di una generazione che ha vissuto ai bordi del trampolino di lancio della moderna società piegata alle esigenze del consumismo.

LA MIA OPINIONE. Moreno Alaimo è un ragazzo diciannovenne come tanti, che si affaccia per la prima volta nel complesso mondo del lavoro. Moreno decide, infatti, che è arrivata l’ora di cercare un’occupazione, in modo da rendersi indipendente dal punto di vista economico e alzare definitivamente un muro tra lui e tutto quello che riguarda la sua famiglia. Moreno si porta il peso di una situazione familiare abbastanza ingombrante e dolorosa; vuole, perciò, andare a vivere in una nuova città, trovare un lavoro che gli permetta di portare lo stipendio a casa ogni fine mese e ricominciare una nuova vita lontano da tutto e tutti. Moreno, però, come tutti i ragazzi della sua età, ha anche bei sogni; uno di questi è la pittura che dovrà mettere da parte per “quello che conta davvero” nella vita e cioè lavorare. Si imbatte così nella Respiraflex, un’impresa produttrice di climatizzatori, e da questo momento la sua vita non sarà più la stessa…

Questo romanzo, a mio avviso, fornisce uno spaccato della situazione lavorativa degli ultimi decenni, in particolar modo di quella operaia. Mario Caruso riesce a descrivere in maniera esemplare, la condizione di migliaia di operai all’interno di una fabbrica, costretti a lavorare a ritmi impossibili e a ripetere sempre le stesse azioni come degli automi.

Di là dal muro è un libro potente perché fa luce anche su un aspetto spesso sottovalutato, ma che invece è fondamentale: una volta che si diventa operaio, lo si è anche fuori dall’orario di lavoro.

<< Questo numero, lo vedi?, questo numero, Moreno, mi sarebbe bruciato meno se me lo avessero marchiato a fuoco sul groppone, come fanno coi muli. Il brutto lo sai qual è? Lo sai?>>.

Moreno ascoltava in silenzio, mentre l’indice di Jonathan faceva sempre più pressione nel suo sterno magro.

<< Che cosa?>>.

<< Non lo sai, certo, come puoi saperlo>>. Quell’indice adesso picchiettava più veemente sullo sterno. << Pian piano ti senti un numero anche fuori da questo posto>>.

[…]

<<Beato te che non capisci una sega. Moreno, certo che pagano, hai voglia se pagano. Precisi, puntuali come la disgrazia. Ma dato che è di numeri che si ragiona, biondino, il dieci del mese ti buttano lì il bel milioncino e quattro, lira più, lira meno. La vera domanda è: li vali davvero quei soldi? Cioè ti rendi conto Moreno, noialtri valiamo dei soldi?>>.

Questo pezzo per me è stato molto difficile da affrontare. Gli operai si iniziano a sentire di serie b anche fuori dalla fabbrica. Si sentono svuotati, privati di ogni forma di autonomia e di diritti. Si sentono alienati. Qui la riflessione nasce spontanea: la nostra vita, le nostre ore quotidiane, valgono quei mille euro al mese?

Il protagonista, all’interno del romanzo, subisce un’evoluzione; da ragazzo ingenuo che vuole soltanto portare a casa quanto basta per vivere accettando ogni condizione, diventa l’operaio, a cui gli sta stretto quel numero affibbiatogli, ma che comunque risulta alienato dal sistema stesso, per completare la sua evoluzione quando incontra Carla, l’impiegata di cui si innamora, decidendo così di agire e rivendicare i propri diritti una volta per tutte.

Quello che Moreno vede nei mesi in cui lavora nella fabbrica, è un mondo sporco, fatto si corruzione, di arrivismo, di egoismo e dove non ci si può ribellare altrimenti si rischia di essere fatto fuori.

L’epilogo del romanzo spiazza. E’ un finale che non ci si aspetta. Lascia al lettore la possibilità di arrivare ad una propria e personale conclusione. Una trovata molto originale!

Caruso utilizza una scrittura schietta e forte. Una scrittura che fa male, che fa pensare e riflettere. Il narratore è onnisciente e assiste alla vicenda dall’alto. E’ un narratore che però sa come si svolgeranno le cose e questo è un aspetto che mi è piaciuto molto.

Concludo dicendo che è un libro impegnativo, emotivamente forte, ma necessario. Sono aspetti che si devono sapere, per conoscere e, chissà, anche migliorare.