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La forma del silenzio di Stefano Corbetta

Se cercate un romanzo delicato, ma allo stesso tempo emozionante e profondo, allora dovete leggere La forma del silenzio di Stefano Corbetta, edito Ponte alle Grazie; un romanzo pieno di sentimento che offre notevoli spunti di riflessione.

La storia.

In provincia di Milano, in una fredda notte di dicembre di fine anni Sessanta, un bambino scompare dal cortile di una nota scuola. Il bambino è Leo, affetto da sordità bilaterale, la scuola è il Tarra, rinomato istituto che si occupa della formazione di bambini e ragazzi sordi. Leo nasce e cresce in una famiglia come tante, circondato da affetto. Una famiglia che, però, non ha fatto i conti con la tragedia. Passano vent’anni, la vita continua, ma c’è una giovane donna che tenta di sopravvivere alla scomparsa del fratellino. Questa donna è Anna. Anna ha scelto di essere psicologa e nel suo studio un giorno arriverà un ragazzo sordo, Michele, che le riferirà di sapere chi ha fatto sparire Leo…

Diversità.

Il tema principale o, per meglio dire, più evidente è la diversità, il bambino infatti è sordo ed ha un approccio diverso alla realtà. La diversità spesso si associa a carenza, “difetto“; si tende pensare al diverso come se non fosse al pari di tutti gli altri. Stefano Corbetta, col suo romanzo, vuole dare il suo contributo affinché ci sia un “cambio di rotta” nel modo di pensare. Corbetta sottolinea il fatto che il diversamente abile (come oggi si usa dire) non è colui che è meno di un altro, ma colui che arriva alle stesse consapevolezze e potenzialità per altre vie. Con La forma del silenzio i concetti di normalità e diversità perdono i propri confini. Non manca, però, la descrizione emotivamente forte, della sofferenza un bambino che si trova costretto ad uniformarsi ad un mondo che non accetta altre vie di espressione e conoscenza.

Aveva sempre pensato che ci dovesse essere una proporzione tra la portata della perdita e il dolore che ne conseguiva, come se la sofferenza fosse legittimata soltanto dalla sua esternazione.

S. Corbetta, La forma del silenzio, Ponte alle Grazie, pag. 225

Altri spunti di riflessione.

Oltre al tema della diversità, La forma del silenzio pone domande, incoraggia la riflessione. Indaga sui rapporti umani, tanto complicati, quanto misteriosi. Nel romanzo vengono affrontati i legami familiari, i rapporti spesso poco trasparenti, le parole non dette tra marito e moglie, tra genitori e figli. Viene posta, inoltre, particolare attenzione all’amore, nella sua accezione più pura. Quello che mi sono chiesta, leggendo questo libro, è stato: a quanto si può rinunciare per amore di un’altra persona? Si può arrivare mentire o allontanare lui/lei da noi?

Concludo dicendo che La forma del silenzio è un romanzo che tutti dovrebbero leggere; è un libro che riesce a parlare contemporaneamente al cuore ed alla mente. Fatevi un regalo: leggetelo!

Classificazione: 4 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La forma del silenzio

EDITORE: Ponte alle Grazie

GENERE: Narrativa italiana

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

AUTORE: Stefano Corbetta

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2020

PAGINE: 240 (cartaceo)

Leo ha sei anni. È nato sordo, ma la sua infanzia scorre serenamente. Con la sua famiglia, Leo parla la Lingua dei Segni, e quella degli affetti, che assumono forme inesplorate nei movimenti delle mani dei genitori e della sorella Anna. Ma è giunto il tempo della scuola e Leo viene mandato lontano da casa, a Milano, in un istituto che accoglie bambini come lui. Siamo ai tempi in cui nelle scuole è vietato usare la Lingua dei Segni. All’improvviso per Leo la vita diventa incomprensibile, dentro un silenzio ancora più grande di quello che ha vissuto fino a quel momento. Poi, in una notte d’inverno del 1964, Leo scompare. A nulla servono le ricerche della polizia: di Leo non si ha più notizia. Diciannove anni dopo, nello studio della sorella Anna, si presenta Michele, un compagno di Leo ai tempi della scuola. E inizia a raccontare la sua storia, partendo da quella notte d’inverno.


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L’isola di Claudio Fava e Michele Gambino

Avete presente quei libri che non riuscite ad abbandonare una volta girata l’ultima pagina? L’isola, il nuovo romanzo scritto a quattro mani da Claudio Fava e Michele Gambino, che esce oggi – in tutte le librerie ed in tutti gli store online – per Fandango, è proprio uno di questi.

La storia.

Fava e Gambino raccontano le conseguenze che avrebbero sull’Italia e sul Mondo, un ipotetico attacco terroristico.
Centinaia di terroristi islamici, chiamati i Leoni del Jihad, sbarcano sulle coste di Lampedusa. Hanno intenzione di rivendicare il territorio saccheggiando le case, uccidendo chiunque provi a resistere e prendendo in ostaggio gli altri isolani.
Tutte le maggiori potenze mondiali si riuniscono per dar man forte allo Stato italiano; allo stesso tempo, nell’isola, un gruppo di persone riuscite a sfuggire al controllo dei miliziani, cerca di ideare e mettere in pratica un piano di contrattacco; cosa, questa, non facile perché, i mujaheddin, come loro protezione, hanno preso in ostaggio tutti i bambini, separati dai genitori e rinchiusi in una scuola imbottita di esplosivo.
E’ una lotta alla resistenza, ma anche contro il tempo. In un crescendo di tensione e disperazione, si giocheranno le carte di una storia che cambierà tutto per sempre.

Qual è davvero la nostra casa?
Quanti confini ognuno di noi attraversa nella propria vita?
Dove inizia il limite tra viaggiatore e rifugiato?

C. Fava, M. Gambino, L’isola, Fandango Libri, pag. 288

Tutto in una notte…

Era una sera di ottobre come tante altre, sull’isola di Lampedusa, terra di accoglienza e speranza; ogni abitante svolgeva la propria vita tranquillamente e come di norma: chi lavorava in gelateria, chi serviva al bar, chi guardava la televisione sdraiato sul proprio divano, chi ancora mangiava la pizza con gli amici. Nessuno sapeva, però, che da lì a poche ore, la loro vita sarebbe cambiata per sempre. E’ quella notte, infatti, che i jihadisti hanno deciso di attaccare l’isola, in nome del loro Dio, Allah.

Parlare de L’isola non è semplice; ho paura di non riuscire a dargli il giusto valore che merita. Cercherò di scrivere di getto e far parlare la pancia. Questo è un romanzo che è riuscito a farmi provare tante emozioni contemporaneamente. Nel leggere il romanzo di Fava e Gambino, ho sentito rabbia, dolore, preoccupazione, ansia, paura ma anche speranza e – in certi punti – esultanza.

E’ una storia che si fa fatica a dimenticare; resta impressa nella mente ed incastrata fra le ossa. Ho finito di leggerlo ieri, ma ancora penso e ripenso a quello che è successo, cosa e per quale motivo. E’ rimasta anche una sensazione di angoscia e paura, continuo a pensare: cosa succederebbe se accadesse davvero?

Leggere questo romanzo mi ha anche fatto riflettere su un’altra questione: la situazione che vivono molti Paesi orientali, tutt’oggi. Luoghi in cui ancora si combatte e la gente non è libera di credere, dire o pensare quello che vuole. Percepisco, anzi immagino, la disperazione ed il terrore che possono provare le popolazioni coinvolte.

Un altro punto di forza de L’isola, è la struttura. La storia, infatti, è raccontata attraverso gli occhi di tutti i personaggi coinvolti. Si ha, quindi, la visione a 360° dell’intera vicenda. Il tutto è collegato in maniera armonica e chiara.

Per concludere, posso dire che L’isola, è uno dei romanzi più tosti, ma anche più belli che abbia quest’anno. Assolutamente consigliato e da cinque stelle!

Classificazione: 5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’isola

EDITORE: Fandango

GENERE: Narrativa straniera

PREZZO DI COPERTINA: € 20,00

AUTORI: Claudio Fava e Michele Gambino

DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 novembre 2020

PAGINE: 430 (cartaceo)

Sono gli inizi di ottobre, il giornalista Luca Banti è in arrivo a Lampedusa per seguire una pista: è convinto che la strage di 366 migranti avvenuta un anno prima davanti all’isola sia da imputare a un errore del comandante della Guardia costiera, il tenente Camarda.

In quelle stesse ore, sulle coste della Libia, centinaia di uomini vestiti di nero e armati come un esercito si stanno imbarcando su dei pescherecci diretti verso Lampedusa. Sono i Leoni del Jihad, un gruppo terroristico pronto a invadere l’isola nel nome di Allah.

A guidarli è l’Emiro Yussuf al-Mutlak: in una manciata di ore i suoi uomini sgominano le difese dell’isola, impongono la shari‘a, dividono gli uomini dalle donne, compiono esecuzioni di massa riprese e subito caricate in rete. Sotto gli occhi atterriti dell’Occidente l’isola diventa il primo territorio europeo sottomesso al fondamentalismo islamico.

Appena le immagini di quello che sta succedendo a Lampedusa rimbalzano in rete, il governo italiano si prepara allo sbarco spalleggiato dai governi del g8, ma non tutto andrà come previsto.

In un susseguirsi di crudi eventi mozzafiato Claudio Fava e Michele Gambino mettono in scena una galleria di personaggi indimenticabili, e raccontano la guerra santa che potrebbe scatenarsi sulle nostre coste, la fragilità della politica, la rassegnazione e il coraggio di chi si trova su quell’isola. E vuole disperatamente salvarsi la vita


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Io sono l’abisso di Donato Carrisi

Esce oggi, in tutte le librerie e gli store online, il nuovo romanzo di Donato Carrisi, edito Longanesi Editore: Io sono l’abisso. E’ un thriller atteso da molti, in cui Carrisi, si conferma – per l’ennesima volta – un maestro della manipolazione e dei colpi di scena.

La storia.

I protagonisti assoluti dell’intera vicenda sono tre: l’uomo che puliva, la ragazza col ciuffo viola e la cacciatrice di mosche. Sono tre persone che non si conoscono, che conducono una vita come quella di tanti e che si portano dietro ciascuno la propria storia. Tutto sembra procedere come sempre, finché un giorno il destino non decide di mischiare le carte e legare irreparabilmente queste tre vite. Queste tre storie, piene di segreti e di dolori, si avvicineranno, si allontaneranno, si incastreranno, quasi come in una danza oscura, che non riusciranno più a controllare.

Ma il dubbio, a volte, è meglio della verità.

D. Carrisi, Io sono l’abisso, Longanesi Editore, pag. 278

L’abisso.

Credo che l’intera vicenda, tutto quell’insieme di azioni e pensieri che muovono i personaggi, abbia come punto focale, l’abisso. Abisso inteso come profondità, parte più oscura ed intima dell’essere umano; forza centrifuga che tutto risucchia.
L’uomo che puliva, la cacciatrice di mosche e la ragazza con il ciuffo viola, ciascuno a modo proprio, sono attratti da una mano tanto invisibile quanto potente che li tira verso di sé, verso il baratro.

Carrisi, come ormai noto, riesce ad entrare nella mente del lettore, indirizzandolo verso percorsi da lui prestabiliti. Una delle cose che più mi piace di Carrisi è, infatti, l’abilità nel manipolare, riuscendo così, nelle battute finali, a sorprendere chi legge spostando ed unendo pezzi come un puzzle.
Nello specifico, in Io sono l’abisso, questa qualità viene manifestata ancora di più (chi lo leggerà se ne accorgerà sicuramente).

Colpi di scena, ritmo calzante man mano più serrato, adrenalina: questi sono gli elementi calzanti del romanzo. Se proprio dovessi essere pignola e fare un appunto, riguarderebbe il finale, che si svolge, forse, un tantino velocemente.

Concludendo posso dire che, Io sono l’abisso è un libro che vale la pena leggere e, visto il periodo, potrebbe essere una valida occasione per sgombrare – qualche ora – la mente dai pensieri che opprimono.

Classificazione: 4 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Io sono l’abisso

EDITORE: Longanesi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 23 novembre 2020

PREZZO DI COPERTINA: € 22,00

AUTORE: Donato Carrisi

GENERE: Thriller psicologico

PAGINE: 384 (cartaceo)

Sono le cinque meno dieci esatte. Il lago s’intravede all’orizzonte: è una lunga linea di grafite, nera e argento. L’uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Non prova ribrezzo per il suo lavoro, anzi: sa che è necessario. E sa che è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti.
E lui sa interpretarli. E sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto.
L’uomo che pulisce vive seguendo abitudini e ritmi ormai consolidati, con l’eccezione di rare ma memorabili serate speciali.
Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall’incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui che ha scelto di essere invisibile, un’ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina. Il rischio non è solo quello che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente.
Il vero rischio è, ed è sempre stato, sin da quando era bambino, quello di contrariare l’uomo che si nasconde dietro la porta verde.
Ma c’è un’altra cosa che l’uomo che pulisce non può sapere: là fuori c’è già qualcuno che lo cerca. La cacciatrice di mosche si è data una missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l’oscura fama che la accompagna.
E quando il fondo del lago restituisce una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C’è soltanto una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l’ombra invisibile che si trova al centro dell’abisso.


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Quello che è Stato di Mimmo Rafele

Se dovessi descrivere con tre parole il nuovo romanzo di Mimmo Rafele edito Fandango Libri, Quello che è Stato, sarebbero queste: legame, astuzia e vendetta. Ma partiamo dall’inizio…


Questo è un romanzo, un’opera di fantasia, ma come ogni opera di fantasia nasce dalla realtà.
Ciò che è inventato non è mai accaduto, ma sarebbe potuto accadere.
Ciò che è reale è accaduto, ma, il più delle volte, non sarebbe dovuto accadere.

Mimmo Rafele

La storia.

Il protagonista di questa storia si chiama Lucio Cuccia ed è un ragazzino siciliano di quindici anni che, in occasione della festa dei lavoratori del 1947, perde entrambi i genitori (simpatizzanti comunisti) per mano della destra eversiva del secondo dopoguerra (coloro rimasti fedeli al regime fascista, per intenderci). A Lucio, ritrovatosi orfano, non resta che scappare; si imbarca dunque su una grossa nave diretta a Napoli, dove fa la conoscenza con gente ben vestita, che riconoscere essere gli artefici della morte della sua famiglia. Lucio, decide così, di farseli amici in modo da poter conoscere il loro potere dall’interno. Giunto a Napoli, Lucio, entra in contatto anche con i comunisti di Napolitano e Amendola. Lucio inizia così a fare la spia in entrambi i movimenti, tenendo per se le informazioni che gli serviranno per vendicare i propri genitori…

Il periodo storico.

La storia si sviluppa, quasi interamente, nel biennio compreso tra 1947 ed il 1948: anni particolarmente importanti per le sorti italiane. L’Italia diventata Repubblica, infatti, deve decidere quale orientamento dare al proprio governo; si dibattono dunque gli “ex partiti fascisti” (appoggiati, più o meno tacitamente, dagli Stati Uniti) ed il partito comunista, sostenuto dall’URSS, che va prendendo sempre più piede. E’ una lotta, dunque, alla rivalsa; sono tempi di complotti, corruzioni e spionaggi. La vicenda di Lucio può benissimo rappresentare le storie di molti ragazzi che si trovano a muoversi in scenari così tumultuosi; ragazzi, che mossi dai più vari motivi, non accettano pienamente lo “stai con me o contro di me“.

L’intero racconto è contornato da moltissimi personaggi realmente esistiti che, nel bene ma anche – purtroppo – nel male, hanno lasciato un segno nella storia del nostro Paese. A titolo esemplificativo, troviamo Lucky Luciano, Giorgio Napolitano, Giulio Andreotti, il “Bandito” Giuliano…

Legame, astuzia e vendetta.

Ho iniziato questa recensione scrivendo i tre termini che, a parer mio, descrivono perfettamente questo romanzo, e cioè: legame, astuzia e vendetta.
La prima cosa che si nota, leggendo Quello che è Stato, è il forte legame che c’è tra il protagonista ed i propri genitori; anche se, a voler guardare meglio tra le righe, questo forte senso di appartenenza si può allargare alle origini ed alle ideologie della famiglia. Sarà proprio questo attaccamento che lo spingerà ad agire e così cominciare la storia.
Lucio Cuccia ha un’astuzia molto raffinata; riesce da solo, a comprendere quale sia la mossa giusta da fare per arrivare al compimento della sua missione. Questa sua astuzia lo porterà ad avvicinarsi sempre più all’obiettivo prefissatosi: la vendetta. Quest’ultima, assieme al forte legame con le origini, rappresenta il motore, la fiamma viva di tutto il romanzo.

Considerazioni finali.

Mimmo Rafele possiede un linguaggio che fulmina, che riesce a far centro nella mente e nel cuore del lettore; è semplice ma non scontato, diretto ma non doloroso. Quello che è Stato è un romanzo che mi sento di consigliare, in particolar modo agli amanti del genere storico, ma anche a tutti coloro che vogliono leggere una bella storia, per nulla ovvia.

Sapete qual è l’unica pecca? Che finisce!

Classificazione: 4.5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Quello che è Stato

EDITORE: Fandango

GENERE: Narrativa italiana

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

AUTORE: Mimmo Rafele

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2020

PAGINE: 315 (cartaceo)

1 maggio 1947, Portella della Ginestra. Lucio ha 15 anni e con i genitori sta celebrando la festa del lavoro. In un attimo la folla viene crivellata di colpi, Lucio si ritrova coperto dal sangue della madre, accanto a lui anche il padre muore sotto i suoi occhi, tenendo ancora stretta la bandiera rossa.

Lucio rapido la raccoglie e scappa. A compiere la strage, scoprirà subito dopo, è stato il bandito Giuliano, d’accordo con dei signori ben vestiti che il ragazzo non conosce.

Ormai orfano, Lucio si imbarca clandestino su una nave, dove conoscerà Calogero Frangipane, ambiguo avvocato palermitano che lo prende sotto la sua protezione. Ed è a Napoli che, grazie a Frangipane, Lucio entra in strani giri, quello dei femminielli e dei piccoli delinquenti che cercano di sopravvivere, quello dei ricchi e dei malavitosi, di Lucky Luciano, degli americani e della destra eversiva del secondo dopoguerra.

Ma è sempre a Napoli che Lucio si avvicina ai comunisti di Napolitano e Amendola, è a Napoli che scopre l’amore e compie la sua prima spedizione punitiva, tessendo un pericoloso doppio gioco tra le due parti – i neri e i rossi – impegnate in una sotterranea e violentissima guerra civile.

A guidarlo il desiderio di vendetta contro tutti coloro che hanno causato la morte dei suoi genitori. Mimmo Rafele tesse il romanzo di formazione di una spia nell’Italia delle macerie postbelliche, ripercorrendo le tappe di un conflitto armato in cui il nostro Paese è stato una pedina in quella sanguinosa partita a scacchi che sarebbe diventata la Guerra Fredda.

Un libro magnetico, avventuroso, una lettura indispensabile per chi ama le storie di spie e gli intrighi.

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Quel prodigio di Harriet Hume di Rebecca West

Esce oggi, per Fazi Editore, un romanzo – che non era stato ancora pubblicato – dell’autrice inglese Rebecca West (meglio nota per aver scritto la trilogia de La famiglia Aubrey), dal titolo: Quel prodigio di Harriet Hume.

La storia.

I protagonisti assoluti di questa storia sono Harriet Hume e Arnold Condorex; donna umile, semplice ma con una grande sensibilità la prima, uomo determinato, arrivista e disposto a tutto per i propri fini il secondo. I due vengono travolti da un sentimento di amore – odio reciproco; sono eternamente combattuti tra l’attrazione e la repulsione. Questa triste situazione è avvantaggiata da un particolare dono di lei, ossia quello di leggere nella mente di lui, scoprendo così tutti i meschini imbrogli messi in atto da quest’ultimo per arrivare ad ottenere una posizione di privilegio nella gerarchia sociale e politica.

I personaggi.

La storia è interamente dedicata al rapporto strano (e per certi versi, ossessivo) tra Harriet Hume e Arnold Condorex.

Harriet è una donna semplice, a cui piace fantasticare, che potremmo definire quasi eterea. Possiede, infatti, il dono di leggere nella mente della persona a cui è legata, Arnold appunto. In un certo qual modo, può rappresentare il fulcro dell’intera vicenda; volente o nolente rappresenta la “portatrice” degli esiti dell’intera vicenda.

Arnold Condorex, invece, rappresenta l’esatto opposto della sua “metà”. Cinico, razionale ed arrivista, concentra tutta la sua attenzione sull’accumulo dei beni materiali e sull’ottenimento di una posizione sociale agiata. Lui crede fermamente che se non si ha avuto la fortuna di nascere ricco e potente allora si è legittimati ad usare qualunque mezzo per accaparrarsi una posizione di tutto rispetto. I suoi piani, però, verranno fatti saltare dal dono prodigioso di Harriet Hume.

Si potrebbero pensare, entrambi i personaggi, come le due facce della stessa medaglia. Cercando di leggere tra le righe, si potrebbe ipotizzare che Harriet sia la parte più intima di Condorex; la coscienza che va a scontrarsi con la parte più razionale ed avida.

Lo stile.

Il punto forte del romanzo è lo stile utilizzato dall’autrice. Rebecca West usa, nel descrivere le situazioni, un linguaggio musicale, ricercato ed, anche, quasi onirico; è un po’ difficoltoso prendere il ritmo, ma non appena si familiarizza con la scrittura “danzante” dell’autrice, si viene trascinati pienamente dentro la storia. Per me, il linguaggio, all’inizio è stato fonte di incertezza; con lo scorrere della lettura, invece, mi sono innamorata proprio di questo ritmo affascinante.

Conclusione.

Quel prodigio di Harriet Hume è un romanzo particolare ma profondo. Per me è stata una bella scoperta, lo consiglio quindi a voi.

Classificazione: 3.5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Quel prodigio di Harriet Hume

AUTORE: Rebecca West

EDITORE: Fazi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 12 novembre 2020

PREZZO DI COPERTINA: € 18,OO

Titolo originale: Harriet Hume. A London fantasy

Traduzione a cura di Francesca Frigerio

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 259 (cartaceo)

Harriet Hume, affascinante pianista squattrinata, mistica e stravagante, è l’essenza della femminilità; Arnold Condorex, spregiudicato uomo politico imbrigliato in un matrimonio di convenienza con la figlia di un membro del Parlamento, è un ambizioso calcolatore senza scrupoli. I due si amano: sono opposti che si attraggono, e nel corso degli anni si incontrano e si respingono, in varie stagioni e in vari luoghi di Londra, come legati da un filo sottile che non si spezza mai. La loro relazione si dipana tra il realismo dell’ambientazione cittadina e l’incanto magico della fiaba: le doti musicali di Harriet sconfinano in una stregoneria allegra e un po’ pasticciona, che le permette di leggere nel pensiero dell’amato. Quando Arnold se ne rende conto, diventa ostaggio di questo dono sovrannaturale, grazie al quale Harriet può svelare le macchinazioni politiche alle quali lui è ricorso per anni – e che ancora continuerebbe volentieri a imbastire – per fare carriera. La donna costringe l’amante a fare i conti con se stesso: Harriet è la coscienza di Arnold, la sua parte migliore; è l’integrità, il rifiuto di ogni compromesso, è tutto ciò che Arnold non può manipolare, come ha fatto con la politica e con il matrimonio.
Quel prodigio di Harriet Hume racconta la vittoria dell’amore e della bellezza sull’eterna esigenza maschile di dominio, con uno stile tanto poetico quanto la Londra che celebra, e l’aggiunta di una componente fantastica che dona a queste pagine un tocco magico. La penna di Rebecca West al suo meglio: il brio, la finezza psicologica e il lirismo descrittivo dell’autrice concentrati in un romanzo delizioso.

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La Biblioteca di Mezzanotte

Uscirà domani, per Edizioni E/O, il nuovo romanzo di Matt Haig: La Biblioteca di Mezzanotte; un romanzo che parla di rimpianti, di speranze, di nuove possibilità.

« Tra la vita e la morte c’è una biblioteca» disse. «E all’interno di questa biblioteca, scaffali e scaffali di libri che si rincorrono all’infinito. Ogni libro offre la possibilità di un’altra delle vite che avresti potuto vivere. Di vedere come le cose avrebbero potuto essere, se avessi fatto altre scelte… Avresti agito diversamente, se ti fosse stata concessa l’opportunità di gettarti alle spalle i rimpianti?».

M. Haig, La Biblioteca di Mezzanotte, Edizioni E/O pag. 45.

La storia.

La protagonista de La Biblioteca di Mezzanotte è Nora Seed, che arrivata ad un momento critico della sua vita, decide di farla finita. Proprio in questo momento si ritrova catapultata in una dimensione parallela, una terra di mezzo tra la vita e la morte, appunto. In questo luogo, in cui ci sono infiniti libri, stipati in altrettanti infiniti scaffali, Nora si troverà a riflettere, aiutata da una persona a lei molto cara, sui propri rimpianti e su come sarebbe stata la sua vita se avesse fatto scelte diverse…

M. Haig, La biblioteca di Mezzanotte, Edizioni E/O

Rimpianti e nuove opportunità.

Il tema principale del romanzo è il rimpianto e, nello specifico, quanto esso possa rendere difficile andare avanti nella vita. Nora, infatti, mediante La biblioteca della mezzanotte, ha la possibilità di vivere molte vite; provare come sarebbe andata la sua vita se avesse preso una decisione diversa. Sarà, infatti, – tra le altre cose – una famosa rockstar, una glaciologa, una campionessa olimpica di nuoto…

Tutti questi tentativi di vite alternative, le faranno capire cose importanti della propria vita, ma soprattutto conoscere meglio se stessa, i propri bisogni ed interessi essenziali. Un posto rilevante, all’interno del libro, lo occupano anche le eventuali nuove possibilità che possono crearsi nella vita di ciascuno; come cioè potremmo vivere tante diverse vite soltanto agendo e scegliendo diversamente.

Non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni.

M. Haig, La biblioteca di Mezzanotte, Edizioni E/O, pag. 23

Un grande viaggio introspettivo.

Io credo che il maggiore punto di forza de La Biblioteca di Mezzanotte, oltre la storia in sé, è il profondo significato che si cela tra le righe. Matt Haig è riuscito a condurmi in un intenso viaggio introspettivo; durante la lettura, mi sono trovata spesso a riflettere su cosa io stessa provi paragonandomi, immedesimandomi o distanziandoli dalle sensazioni e dalle convinzioni della protagonista.

Considerazioni finali.

Matt Haig con una scrittura semplice ma magnetica, ha creato un capolavoro. La Biblioteca di Mezzanotte emoziona e commuove, fa riflettere e fa sognare, rattrista e da speranza. Domani sarà disponibile in tutte le librerie e store online. Leggetelo, ne vale la pena.

Classificazione: 5 su 5.

TITOLO: La Biblioteca di Mezzanotte

AUTORE: Matt Haig

EDITORE: Edizioni E/O

DATA DI PUBBLICAZIONE: 4 Novembre 2020

PAGINE: 336 (cartaceo)

Titolo originale: The Midnight Library

Traduzione italiana a cura di Paola Novarese

GENERE: Narrativa Straniera

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Fra la vita e la morte esiste una biblioteca.
Quando Nora Seed fa il suo ingresso nella Biblioteca di mezzanotte, le viene offerta l’occasione di rimediare agli errori commessi. Fino a quel momento, la sua vita è stata un susseguirsi di infelicità e scelte sbagliate. Le sembra di aver deluso le aspettative di tutti, comprese le proprie. Ma le cose stanno per cambiare.
Come sarebbe andata la vita di Nora se avesse preso decisioni diverse? I libri sugli scaffali della Biblioteca di mezzanotte hanno il potere di mostrarglielo, proiettando Nora in una versione alternativa della realtà. Insieme all’aiuto di una vecchia amica, può finalmente cancellare ogni suo singolo rimpianto, nel tentativo di costruire la vita perfetta che ha sempre desiderato. Ma le cose non vanno sempre secondo i piani, e presto le sue nuove scelte metteranno in pericolo la sua incolumità e quella della biblioteca.
Prima che scada il tempo, Nora deve trovare una risposta alla domanda di tutte le domande: come si può vivere al meglio la propria vita?

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Perdersi di Elizabeth Jane Howard

Elizabeth Jane Howard torna, stavolta, raccontandoci – in forma romanzata – un episodio della sua vita alquanto spiacevole; nasce così Perdersi, edito Fazi.

La storia.

Daisy, una drammaturga di successo ultrasessantenne, stanca della frenesia e del caos di città, decide di trasferirsi in un cottage di una tranquilla campagna inglese, nella speranza di poter lavorare meglio. E’ in questi posti che incontrerà Henry, un anziano signore, fin troppo arzillo, che si presenterà come un preparato giardiniere. Henry, già dal primo incontro, cercherà di entrare sempre più nelle grazie di Daisy. Sarà, lui, l’uomo galante e romantico che vuol far credere?

I bugiardi sottraggono valore alle parole, perché nel momento in cui sappiamo che hanno mentito su qualcosa, non è più possibile sapere se ci sia mai stata verità, e se c’è stata a che punto sia finita.

E. J. Howard, Perdersi, Fazi Editore, pag. 69

Considerazioni personali

Devo fare una confessione, questo è stato il mio primo approccio alla Howard. Partire da un romanzo riguardante un episodio realmente accaduto nella vita dell’autrice, è più “rischioso”; temevo di non riuscire ad inquadrare bene la potenzialità della stessa.

Mi sono, però, subito innamorata della sua scrittura e del suo modo di raccontare. Ha una magnifica capacità di descrivere il non detto; di far vedere, cioè, al lettore quello che traspare tra le righe della narrazione.

Ho trovato magico il modo di tracciare le caratteristiche psicologiche di entrambi i protagonisti della vicenda, Daisy e Henry, e, visto che si tratta di un’esperienza vissuta in prima persona dalla stessa autrice, mi ha colpito positivamente l’abilità di auto analizzarsi, mettendo in evidenza sia i punti deboli, che quelli di forza del proprio carattere; cosa, questa, per niente facile.

Dalla storia, si evince, tutto il dolore che una scelta sentimentale sbagliata, può provocare; le speranze illuse, i ricordi belli che diventano carichi di dolore, le promesse infrante, vengono descritte alla perfezione. Il tutto viene trattato con una scrittura magnetica ed attraente. E’ difficile staccarsi dalle pagine!

[…] se ti lasci sopraffare da un’esperienza brutta o dolorosa e decidi di non esporti mai più alla possibilità che accada di nuovo, è come smettere di attraversare la strada per timore di essere investiti.

E. J. Howard, Perdersi, Fazi Editore, pag. 260

Per gli amanti dei libri.

Ho trovato il romanzo della Howard, uno scrigno di piccole grandi chicche letterarie. Nel corso della narrazione infatti, si avvicendano molti titoli di grandi classici inglesi, ma anche di opere liriche e teatrali. Offre, insomma, una spinta in più per approfondire il nostro bagaglio di conoscenze.

Classificazione: 4.5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Perdersi

AUTORE: Elizabetn Jane Howard

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2020

PAGINE: 418 (cartaceo)

Titolo originale: Falling

Traduzione italiana: S. Terziani, M. Francescon

PREZZO DI COPERTINA: € 20,00

GENERE: Narrativa straniera

Henry è un ultrasessantenne solo e piuttosto male in arnese, che vive sulla barca di una coppia di amici. La sua è stata un’esistenza sfortunata e apparentemente segnata dalla crudeltà delle donne. Lettore e pensatore, è un uomo privo di mezzi, ma non di fascino. Daisy è una drammaturga di successo, anche lei ha superato i sessant’anni e conduce una vita piuttosto solitaria in un piccolo cottage di campagna con giardino che ha da poco acquistato, dove contempla l’enorme vuoto affettivo che nessun uomo ormai riempirà più, nonostante una parte di lei continui a desiderare di essere amata ancora una volta. Quando Henry si offre come giardiniere, all’inizio Daisy è diffidente, ma poi gli consente di insinuarsi pian piano nella sua vita quotidiana: bisognosa com’è di affetto e attenzione, abbocca facilmente al suo amo. La tensione sessuale tra i due cresce in modo graduale, fino a che Daisy ne è obnubilata e non è più in grado di vedere Henry per quello che realmente è, nonostante i suoi amici e sua figlia, perplessi e sospettosi, continuino a metterla in guardia…
In questo nuovo romanzo l’autrice della saga dei Cazalet condivide, seppure in forma romanzata, un’esperienza tragica vissuta in prima persona; Elizabeth Jane Howard si mette a nudo e lo fa con una sincerità e un’umiltà davvero commoventi. Perdersi, ritratto magistrale di un plagio psicologico e scavo profondo dentro una mente malata, è una testimonianza preziosa e conferma, ancora una volta, il suo grande talento nel raccontare.


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Invisibili di Criado Perez e la lunga strada per la parità di genere.

Il mese scorso, ho letto un saggio molto interessante, Invisibili, di Caroline Criado Perez (edito Einaudi, che me lo ha gentilmente omaggiato), che tratta un tema a me molto caro: l’effettiva parità di genere; se veramente sia stata raggiunta oppure sia un luogo comune più o meno consapevole.

Invisibili è un saggio diviso in sei parti. L’autrice esamina in maniera dettagliata e non edulcorata la situazione delle donne nei vari Paesi del mondo, e lo fa con dati alla mano. Il tutto inizia con una semplice – ma fondamentale – domanda: ma le donne, nei vari ambiti di vita, sono prese in considerazione al pari degli uomini? O, ancora, i parametri di riferimento (sociali, comunitari, lavorativi, sanitari) rispondono alle esigenze di entrambi i sessi? Parte così il lavoro di ricerca di Caroline Criado Perez, che cerca di raccogliere quanti più dati, statistiche ed esperimenti sociali possibili, in modo da capire com’è, nella realtà dei fatti, la situazione de “l’altra metà del genere umano”.

Invisibili inizia con ambiti più leggeri, come il linguaggio comune, in cui si utilizza la parola “uomo” per indicare sia il genere maschile, che quello femminile:

La parola “uomo” è usata in modo talmente ambiguo che è impossibile stabilire se si riferisca ai maschi, oppure alla specie umana in generale.

C. Criado Perez, Invisibili, Einaudi, pag. 7

per arrivare al delicatissimo settore sanitario, in cui farmaci e prestazioni siano creati “a misura d’uomo”, prendendo come parametro di riferimento, le caratteristiche di genere maschile. La Criado Perez, ha scoperto che una grande parte di queste reali disparità arriva da una mancanza di dati specifici e dalla falsa credenza che, prendendo come campione un gruppo di uomini, i risultati ottenuti, corrispondano anche alle esigenze delle donne.

La verità è che le donne rispondono diversamente alle richieste della comunità, in quanto su di loro grava il lavoro domestico, di cura verso i figli e di assistenza verso le persone anziane. E’, quindi, ovvio che la ripartizione del loro tempo è diversa rispetto a quella maschile. Questo va a discapito, ad esempio, della realizzazione lavorativa della donna, in quanto difficilmente potrà dedicare lo stesso tempo che, invece, un uomo dedica al proprio impiego.

Invisibili è un saggio crudo, ma estremamente realistico che rappresenta quello che veramente vive una donna nelle nostre società; un libro che tutti dovrebbero leggere, magari a piccole dosi alla volta, in modo tale da avere una conoscenza più consapevole.

Il lungo percorso delle donne per la conquista dei propri diritti (dal 1946 ad oggi).

  • 1946: le donne possono finalmente votare;
  • 1948: le donne possono accedere, al pari degli uomini, a tutti gli uffici pubblici e alle cariche elettive;
  • 1959: nascita del Corpo di polizia femminile, che si occupava di donne e minori;
  • 1963: la donna può accedere a tutte le cariche, professioni o impieghi pubblici;
  • 1970: legge sul divorzio (confermata col referendum del ’74);
  • 1975: riforma del diritto di famiglia;
  • 1978: legge sull’interruzione spontanea della gravidanza;
  • 1981: abolizione del delitto d’onore.

La strada è ancora lunga, in quanto ancora, nel 2020 purtroppo, come è evidenziato nel saggio di Criado Perez, non possiamo dire di aver raggiunto uno status di parità tra sessi. Vero è che tanti traguardi sono stati raggiunti, ma molti sono ancora i sentieri da percorrere, soprattutto nella praticità della vita comune.

Altri libri sull’argomento.

È arrivato il momento di risalire alle origini delle disuguaglianze tra le donne e gli uomini, per mostrarne tutta l’assurdità.
In questo libro divertente e indispensabile le vignette di Soledad Bravi e i testi di Dorothée Werner ci dicono le cose come stanno. Per crescere tutti insieme, ragazze e ragazzi, con le idee chiare e per vivere in armonia.
Il successo della partecipazione delle donne al voto per le prime elezioni dell’Italia repubblicana non sarebbe stato possibile senza quel risveglio femminile determinato dalla lotta di Liberazione, dall’organizzazione in partiti politici e dall’associazionismo. Un gruppetto sparuto, quello delle ventuno costituenti, che, pur appartenendo a schieramenti politici diversi, seppe applicare un gioco di squadra su temi come l’uguaglianza, la famiglia, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la parità salariale, l’accesso delle donne alle professioni. Furono le nostre madri costituenti a costituzionalizzare i diritti, a porre la prima pietra di leggi fondamentali per la vita quotidiana della nazione e per la sua modernità. Esse furono nutrici della pace e del sogno, ancora da realizzare, di un’Europa di popoli e di istituzioni garanti dei diritti delle donne. I saggi raccolti in questo volume, che vedono il contributo di studiose e protagoniste della politica italiana, ripercorrono le tappe principali del difficile cammino delle donne verso la partecipazione politica e l’acquisizione di una piena cittadinanza, mettendo in risalto il valore delle protagoniste di quelle battaglie civili e stimolando una riflessione sui compiti lasciati in eredità alla buona politica.
Se è vero che «una determinazione invincibile può ottenere qualsiasi cosa», come disse Thomas Fuller, è vero anche che nessuno, più di Matilda Simpkin, detta Mattie, incarna alla perfezione queste parole: ex indomita suffragetta, ha sempre lottato per il diritto delle donne a essere trattate da cittadine alla pari degli altri, non esitando mai a gettarsi nella mischia, quando necessario. Ora, però, le cose sono cambiate. È il 1928 e Mattie sente di assomigliare ogni giorno di più al veterano di una guerra che nessuno più ricorda. Certo, è membro della Lega per la Libertà delle Donne, l’ultima coda delle suffragette, e presta le sue capacità oratorie in una serie di conferenze che dovrebbero chiamare a raccolta le donne. Tuttavia, anziché essere uno squillo di tromba, i suoi discorsi si risolvono in un’occasione di divertimento per il pubblico accorso. Un giorno, però, a una di queste conferenze, si presenta Jacqueline Fletcher. Anni prima Jacko si era battuta al suo fianco nella lotta per l’emancipazione femminile, ma ora, i capelli ingegnosamente ondulati e una stola drappeggiata con cura sull’abito, rivela all’amica che, assieme al marito, sta provvedendo a reclutare giovani donne da unire all’organizzazione dei Fascisti dell’Impero. Mattie si rende conto che è tempo di ritornare alla guerra. Disgustata dalle parole di Jacko, ridiventa un’indomita suffragetta. Forma le «Amazzoni», un gruppo in cui cerca di trasmettere alle giovani donne qualcosa della storia e dei metodi del movimento delle suffragette militanti.
Con un meticoloso lavoro di ricerca e analisi, Joni Seager, geografa e docente di Global Studies alla Bentley University, racconta il mondo femminile in tutti i suoi aspetti: lavoro, salute, educazione, disuguaglianze, maternità, sessualità, contraccezione, aborto, alfabetizzazione, ricchezza, povertà, potere, diritti, femminismo… Infografiche colorate, cartine e schede sono la chiave per entrare in universo in cui, ancora oggi, le donne devono chiedere permesso a un uomo per uscire di casa, o sono costrette a interrompere gli studi per mancanza di politiche che le tutelino, in cui subiscono le violenze, spesso da parte del partner, o in cui non possono praticare alcuni sport perché a loro vietati.
Nel 1998 Eve Ensler ha portato in scena I monologhi della vagina, uno spettacolo tratto dalle numerose interviste con donne di ogni età, razza, religione e classe sociale. Questo spettacolo è diventato un libro che ha rivoluzionato il mondo femminile. Con humour trasgressivo, in queste pagine è la vagina a prendere la parola per raccontare e raccontarsi attraverso monologhi seri, divertiti, fantasiosi o drammatici: dall’anziana signora che a settant’anni scopre l’orgasmo multiplo in una vasca da bagno, passando per ragazze curiose, professioniste del piacere e severe manager in tailleur.
In questo saggio molto personale, scritto con grande eloquenza – frutto dell’adattamento di una conferenza TEDx dal medesimo titolo di straordinario successo – Chimamanda Ngozi Adichie offre ai lettori una definizione originale del femminismo per il XXI secolo. Attingendo in grande misura dalle proprie esperienze e riflessioni sull’attualità, Adichie presenta qui un’eccezionale indagine d’autore su ciò che significa essere una donna oggi, un appello di grande attualità sulle ragioni per cui dovremmo essere tutti femministi. In un contesto in cui il femminismo era considerato un ingombrante retaggio del secolo scorso, la posizione di Adichie ha cambiato i termini della questione. Alcuni brani della sua conferenza sono stati campionati da Beyoncé nel brano Flawless e hanno fatto il giro del mondo. La scritta FEMINIST a caratteri cubitali come sfondo della performance dell’artista agli Mtv Video Music Awards e il famoso discorso dell’attrice Emma Watson alle Nazioni Unite in cui si dichiara femminista sono segni evidenti del fatto che c’è un prima e un dopo “Dovremmo essere tutti femministi”.
Un testo cruciale per molti aspetti, il primo saggio pubblicato da Virginie Despentes è un moderno manifesto femminista che devasta l’ordine sociale contemporaneo nel quale i corpi delle donne sono a disposizione degli uomini. Muovendo dalla sua esperienza personale – una giovinezza che descrive come “virile” nei circoli punk, uno stupro a 17 anni, un periodo di prostituzione, prima del successo come romanziera –, la scrittrice e regista di Nancy, traccia in poco più di cento provocanti pagine una figura femminile eccentrica, ribelle, refrattaria a conformarsi alle norme di genere. Un libro che è tutt’ora un manifesto di liberazione per tutte quelle donne che non si sentono rappresentate, “le brutte, le vecchie, le camioniste, le frigide, le malscopate, le inscopabili, le isteriche, le tarate, tutte le escluse dal mercato della gnocca”.

Questi sono solo alcuni titoli che ho letto o scovato sull’argomento. Se vi va, scrivetemi quale, secondo voi, dovrebbe essere aggiunto alla lista.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

La guerra di Mattie di Lissa Evans

Conoscete il movimento delle suffragette? Questo romanzo di Lissa Evans (La guerra di Mattie, edito Neri Pozza) approfondisce, attraverso la figura di Matilda Simpkin, detta Mattie, proprio le azioni e le ideologie di queste coraggiose donne, a cui dobbiamo davvero tanto.

La storia.

La guerra di Mattie, racconta la storia di Matilda (Mattie) Simpkin, una ex suffragetta che in passato è stata in prima linea nella lotta per il riconoscimento del diritto al voto per le donne, ma che ora vive in maniera passiva la propria ideologia, limitandosi ad organizzare eventi e seminari meramente esplicativi. Tutto sembra in stallo, finché non incontra una sua ex compagna di movimento, che ha apertamente preso le parti del nuovo movimento fascista dell’Impero, e cerca ragazzi per creare la nuova leva (soggiogata ed obbediente). Questo episodio, smuoverà qualcosa in Mattie che le farà prendere la decisione di tornare sul campo per rivendicare quei diritti che ancora, a quel tempo, le donne non avevano.

Un pregiudizio implica un concetto ingiusto.

L. Evans, La guerra di Mattie, Neri Pozza.

Il periodo storico.

La vicenda prende inizio nella seconda metà degli anni Venti, e precisamente nel 1928. Già da qualche tempo, hanno iniziato a prendere vita i movimenti nazifascisti, che riguardavano, principalmente Germania e Francia, ma la cui ideologia aveva conquistato parecchi altri Stati. Il primo obiettivo, quindi, di queste fazioni, era quello di reclutare giovani ragazzi e ragazze, addestrarli e farli diventare uno specchio del credo “dittatoriale”. Erano, però, anche gli anni in cui le donne rivestivano un ruolo marginale nelle decisioni pubbliche e politiche del Paese, in quanto non avevano ancora il diritto al voto.

Questo è il periodo storico in cui Mattie, si trova a dover lottare per far diventare il proprio Paese (l’Inghilterra) “a misura di donna“.

Matilda (Mattie) Simpkin.

Mattie Simpkin è una arzilla vecchietta che ha conosciuto la lotta e la guerra fin dalla giovinezza. Cresce, infatti, negli anni della Grande Guerra, periodo in cui perde i suoi due fratelli. Sa, quindi, bene cosa significhi essere in prima linea; essere protagonisti nei conflitti. Mattie è dunque una donna combattiva che si è da subito schierata apertamente dalla parte delle donne, facendosi portavoce del movimento delle suffragette; è, inoltre, una persona estremamente sincera e schietta (a volte, persino, sopra le righe!), dote, questa, che le creerà non pochi problemi.

Riflessione personale.

Mi piace definire La guerra di Mattie, un romanzo storico “con riserva”. Spiego perché. Premetto che io amo tanto il genere storico, quindi tutti quei romanzi in cui si sente, si percepisce la storia, sono pane per i miei denti. Ne La guerra di Mattie, la risonanza storica si sente molto, però il tutto è raccontato in una maniera tale da far diventare il romanzo “accessibile” anche ai non amanti del genere.

La guerra di Mattie è stata una lettura che mi ha conquistato, ha ampliato il mio bagaglio di conoscenze. Mi ha fatto sorridere, ma anche commuovere.

La guerra di Mattie è un libro che mi sento di consigliare a tutti quelli che vogliono conoscere una bella storia.

Classificazione: 4.5 su 5.

Abbiamo tutti solo un paio di occhi ma se leggiamo, possiamo prendere a prestito la visione di una miriade di altre persone.

L. Evans, La guerra di Mattie, Neri Pozza.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: La guerra di Mattie

Titolo originale: Old Baggage

AUTORE: Lissa Evans

Traduzione italiana a cura di Serena Prina

EDITORE: Neri Pozza

DATA DI PUBBLICAZIONE: maggio 2020

GENERE: narrativa straniera – romanzo storico

PAGINE: 304 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Se è vero che «una determinazione invincibile può ottenere qualsiasi cosa», come disse Thomas Fuller, è vero anche che nessuno, più di Matilda Simpkin, detta Mattie, incarna alla perfezione queste parole: ex indomita suffragetta, ha sempre lottato per il diritto delle donne a essere trattate da cittadine alla pari degli altri, non esitando mai a gettarsi nella mischia, quando necessario. Ora, però, le cose sono cambiate. È il 1928 e Mattie sente di assomigliare ogni giorno di più al veterano di una guerra che nessuno più ricorda. Certo, è membro della Lega per la Libertà delle Donne, l’ultima coda delle suffragette, e presta le sue capacità oratorie in una serie di conferenze che dovrebbero chiamare a raccolta le donne. Tuttavia, anziché essere uno squillo di tromba, i suoi discorsi si risolvono in un’occasione di divertimento per il pubblico accorso. Un giorno, però, a una di queste conferenze, si presenta Jacqueline Fletcher. Anni prima Jacko si era battuta al suo fianco nella lotta per l’emancipazione femminile, ma ora, i capelli ingegnosamente ondulati e una stola drappeggiata con cura sull’abito, rivela all’amica che, assieme al marito, sta provvedendo a reclutare giovani donne da unire all’organizzazione dei Fascisti dell’Impero. Mattie si rende conto che è tempo di ritornare alla guerra. Disgustata dalle parole di Jacko, ridiventa un’indomita suffragetta. Forma le «Amazzoni», un gruppo in cui cerca di trasmettere alle giovani donne qualcosa della storia e dei metodi del movimento delle suffragette militanti.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

L’enigma della camera 622 di Joel Dicker

A settembre, col gruppo di lettura creato da Silvia di Leggere ti salva, #nellastanza622, ho letto l’ultimo lavoro di Dicker, L’enigma della camera 622, pubblicato in Italia da La Nave di Teseo.

Faccio una premessa doverosa: questo è il mio primo approccio con l’autore, quindi, quello di cui parlerò sarà rapportato al singolo romanzo e non al confronto con le altre sue opere.

Di cosa parla.

Il protagonista del romanzo è l’autore stesso, che in un momento delicato della sua vita, decide di trascorrere qualche giorno in montagna soggiornando presso il Palace de Verbier. Subito nota una stranezza: mentre sta andando nella sua camera, vede che le numerazioni delle stanze saltano un numero; si passa, infatti, dalla camera 621, alla 621bis, per poi continuare con la 623. Nella 621bis (all’epoca, 622), tanti anni prima, infatti, è successo un omicidio, ancora rimasto irrisolto. Questo evento tragico, ruota attorno ad una potente banca svizzera. Il protagonista, quindi, si interesserà così tanto alla vicenda, da portare alla luce tanti fattori interessanti e sorprendenti.

“Anastasia, tutto bene?” chiese di nuovo Macaire.

Lei si asciugò una lacrima che scorreva sulla guancia.

“Tutto a posto”, assicurò.

“Stai piangendo?”

“No, mi è solo finita un po’ di polvere nell’occhio.”

“E’ una risposta da romanzo” fece notare lui. “La polvere non ha mai fatto piangere nessuno.”

“La polvere dei ricordi, sì.”

J. Dicker, L’enigma della camera 622, La Nave di Teseo, pag. 216

I tempi.

La vicenda si svolge su due piani temporali differenti; si snoda, infatti, tra presente e passato. Da una parte troviamo lo scrittore che scopre questo mistero e decide di svelarlo, dall’altra parte viviamo gli avvenimenti nel momento stesso in cui sono successi. C’è, quindi, un continuo passaggio tra quello che è e quello che è stato. La cosa che però più sorprende, è la maestria nel gestire questo alternarsi: Dicker riesce a dare alla storia uno stretto filo logico, in cui è difficile perdersi.

Lo stile e la scrittura.

La prima cosa che mi ha colpito in questo romanzo, ancor prima di entrare nel vivo della storia, è stata la scrittura magnetica, affascinante, quasi intima, con cui l’autore sceglie di rivolgersi al lettore. Mi sono sentita trasportare da queste parole che subito mi suonavano familiari. Poi sono entrata nella vicenda vera e propria ed è lì che è iniziata la magia! Io credo che Dicker sia un genio nel mistero, nella suspense. Riesce a creare dei colpi di scena sbalorditivi e del tutto inaspettati; non appena si crede di aver capito qualcosa, ecco che subito viene tutto capovolto.

Cosa siamo capaci di fare per difendere le persone che amiamo? E’ da questo che si misura il senso della nostra vita.

J. dicker, l’enigma della camera 622, la nave di teseo, pag. 624

Una storia nella storia.

Dicker, col suo romanzo, ha voluto elogiare e ricordare il suo primo editore recentemente scomparso, la persona che ha creduto in lui fin dal primo momento. Lo fa ripercorrendo tutta la sua carriera ed il suo successo improvviso col primo bestseller. E’ davvero qualcosa di molto commovente.

Considerazioni finali.

L’enigma della camera 622 è un librone di 632 pagine che affascina, travolge e conquista. Un thriller ben strutturato con un finale del tutto inaspettato.

Classificazione: 4.5 su 5.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’enigma della camera 622

Titolo originale: L’énigme de la chambre 622

AUTORE: Joel Dicker

Traduzione italiana a cura di Milena Zemira Ciccimarra

EDITORE: La Nave di Teseo

GENERE: Narrativa Straniera/Thriller

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2020

PAGINE: 632 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 22,00

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella camera 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero. L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nell’hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella camera 622 del Palace de Verbier.

Joël Dicker, autore dei successi mondiali La verità sul caso Harry QuebertIl libro dei BaltimoreLa scomparsa di Stephanie Mailer, ritorna con un romanzo straripante, pieno di colpi di scena, di personaggi dalla doppia o tripla verità, sullo sfondo di giochi di potere, segreti di famiglia, inganni, tradimenti e gelosie.
Un romanzo congegnato con diabolica perfezione, in cui nulla e nessuno sono veramente come appaiono.

Pubblicato in: narrativa straniera, Recensioni

L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel

Poco tempo fa, ho avuto la fortuna di conoscere, grazie all’ufficio stampa di Atlantide Edizioni, la scrittura di Tiffany McDaniel. L’estate che sciolse ogni cosa è il suo romanzo di esordio.

Di cosa parla.

Ci troviamo a Breathed, in Ohio. È l’anno 1984. È un’estate infuocata, il caldo è soffocante. È anche il momento in cui, al protagonista, Fielding Bliss, cambierà per sempre l’esistenza. Il padre, infatti, un affermato avvocato, decide di scrivere una lettera al diavolo, invitandolo a soggiornare in questa piccola cittadina. Nessuno, però, immagina che il diavolo risponderà alla lettera e si mostrerà ai cittadini, nelle sembianze di un ragazzino con la pelle nera e con gli occhi verde acceso, che si farà chiamare Sal. Da quel momento in poi, una serie di avvenimenti segneranno per sempre il destino di tutte le persone che avranno avuto contatti col ragazzino venuto da chissà dove…

Non si possono amare i propri giorni se li lasci passare urlando come un idiota contro un’esistenza che detesti.

T. McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa, Atlantide Edizioni, pag. 238

I protagonisti.

Attorno alle vicende dell’estate 1984 si muovono diversi personaggi, che per caso, o per conseguenza, hanno incrociato le strade di quelli che sono i protagonisti, e che, per questo, hanno visto le loro vite segnate dagli eventi accaduti.

La vicenda è narrata dalla voce di Fielding Bliss, un signore giunto quasi alla fine della sua vita che ricorda tutto quello che successe quella fatidica estate dell’84. Fielding ricorda di essere stato un ragazzino ingenuo, spontaneo, che viveva una vita apparentemente normale. Fino all’arrivo di Sal; l’incontro con questo ragazzino, infatti, segna lo spartiacque tra il passato ed il futuro, tra quello che poteva essere se, ma che invece non è stato. Fielding diventa un adulto segnato dalla sofferenza, dalla diffidenza, ma anche da una grande voglia di rimediare, di capire, di essere amato.

Sal, è un ragazzino che dice di essere il diavolo, che arriva contemporaneamente al caldo soffocante, che porta con sé una serie di conoscenze, di storie, di esperienze che suscitano diffidenza, timore e pettegolezzi.

Oltre la storia: i temi trattati.

Quello che mi ha piacevolmente colpito durante la lettura de L’estate che sciolse ogni cosa è che, oltre alla storia in sé, vengono trattate tematiche e problematiche, ancor oggi, molto attuali, quali ad esempio, l’omofobia, il razzismo. Tiffany McDaniel, infatti, riesce ad esporre mediante la narrazione, punti di vista, preconcetti e pregiudizi che sono radicati nella collettività; ieri come oggi. Questo romanzo è riuscito ad offrirmi diversi ed ottimi spunti di riflessione.

T. McDaniel, L’estate che sciolse ogni cosa, Atlantide Edizioni.

Considerazioni finali.

Mi sento di affermare, con sicurezza, che L’estate che sciolse ogni cosa, rientra tra le letture più belle di quest’anno; è un romanzo doloroso, struggente, che ci fa interrogare su quanto la vita sia imprevedibile, ma anche precaria. La potenza narrativa dell’autrice, riesce a tenere incollati dalla prima all’ultima pagina.

È un romanzo che dovrebbero tutti leggere perché prescinde i generi letterari e si fa amare.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: L’estate che sciolse ogni cosa

Titolo originale: The summer that melted everything

AUTORE: Tiffany McDaniel

Traduzione italiana a cura di Lucia Olivieri

EDITORE: Atlantide Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Luglio 2020

GENERE: Narrativa straniera

PAGINE: 380 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding. Nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. A incontrarlo per primo è Fielding, che lo porta con sé a casa. I suoi genitori subito pensano che il giovane, che sceglierà di farsi chiamare Sal, sia scappato dalla propria famiglia, eppure le ricerche non portano a nulla, e in lui sembra esserci veramente qualcosa di impenetrabile e misterioso. Qualcosa che gli abitanti di Breathed non capiscono e li farà persuadere che quel ragazzo dalle lunghe cicatrici sulle spalle sia realmente quello che dice di essere: il diavolo. Intanto, un’afa incredibile scioglie i gelati e i pensieri e confonde i rapporti e le certezze, il senso del bene e del male, dell’amore e della sofferenza, della fiducia reciproca e della paura. Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria.

Pubblicato in: narrativa italiana, Ragazzi tra le pagine

Sirley di Elisa Amoruso

Nel mese di Agosto, col progetto Ragazzi tra le pagine, ho letto “Sirley” di Elisa Amoruso edito Fandango.

La storia.

Ci troviamo intorno agli anni Ottanta e la protagonista è una ragazzina di undici anni di nome Nina.

Nina vive in una famiglia incasinata: il padre e la madre litigano sempre, il fratellino più piccolo è una peste e lei deve accudirlo.

La vita di Nina, però, sarà stravolta dall’arrivo di Sirley, una ragazza più grande di lei, con la pelle mulatta e gli occhi nerissimi. Sirley e Nina diventeranno molto amiche, vivranno un rapporto che riuscirà a cambiare il corso delle loro storie.

Le protagoniste.

Il lettore conosce la storia attraverso gli occhi di una bambina, Nina, che ancora non conosce bene come gira il mondo, che si approccia alla vita con curiosità ed innocenza; una bambina che ancora non sa dare un nome preciso alle cose che vede e sente. Il racconto viene, quindi, filtrato dall’esperienza infantile della “quasi” ragazza.

Nina vuole scoprire, vuole conoscersi, vuole trovare qualcosa di nuovo in cui identificarsi, in modo tale da darsi un posto nel mondo. Questo “nuovo” arriva all’improvviso con Sirley. È nuovo il colore della pelle, è nuova la forma del corpo, è ancora più nuovo l’approccio alla vita.

Sirley, per Nina, rappresenta un salto nel vuoto, una presa di posizione, una finestra aperta per conoscere se stessa.

La paura va condivisa per alleggerirne il peso.

E. Amoruso, Sirley, Fandango

Odori e sapori di un tempo.

Le atmosfere che fanno da sfondo alla storia sanno di passato, di semplicità, di vita vissuta. Come ho già detto, siamo alla fine degli anni Ottanta e l’autrice è riuscita a ricreare alla perfezione tutte le sfumature di quel periodo. Se si chiudono gli occhi, si riescono a sentire di nuovo gli odori che provenivano dalla cucina della nonna, ma anche vedere la cantina dove il nonno faceva il vino. Questo a me, personalmente, ha dato tanto calore al cuore.

Lo stile e la scrittura.

La scrittura di Elisa Amoruso è magnetica; con un linguaggio semplice e lineare riesce a catturare, fin dalle prime pagine, l’attenzione del lettore. Non sono presenti capitoli, ma soltanto paragrafi.

Considerazioni finali.

In conclusione, Sirley è un romanzo di formazione molto piacevole ed interessante; un romanzo in cui vecchio e nuovo. È un libro che si gusta, si sente, si odora; insomma, si vive.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Sirley

AUTRICE: Elisa Amoruso

EDITORE: Fandango

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2020

GENERE: Narrativa italiana/ romanzo di formazione

PAGINE: 159 (cartaceo)

PREZZO DI COPERTINA: €15,00

È il 1989. Nina ha undici anni e una famiglia incasinata, il padre e la madre litigano sempre, Lorenzo – suo fratello minore –, quando si arrabbia, diventa un pericolo.

Dal centro di Roma si ritrova catapultata in un quartiere di periferia, fatto di palazzoni, ragazzi sui motorini e prati bruciati.

Anche la scuola è diversa, non ci sono le maestre ma le suore, non ha neanche un amico. Ma un incontro improvviso stravolge tutto, come una tempesta: ha tredici anni, abita nel palazzo di fronte, è mulatta e balla la lambada.

Il suo nome è Sirley, viene dalla Guyana francese, in Sud America, e ha un sogno ambizioso: interpretare la Madonna nella processione di quartiere.

Tra le due nasce un legame intenso, fortissimo, che porterà Nina a perdere finalmente il controllo, e a scoprire il suo posto non solo nel mondo, ma nel cuore della sua famiglia. Un romanzo di formazione tenero e avvincente, due protagoniste irresistibili, il racconto di come il desiderio plasma e trasforma l’infanzia in adolescenza.