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L’istinto materno nuoce gravemente alla salute

Chi lo ha detto che di mamma ce n’è solo una?

Buonasera cari lettori e lettrici per passione! Oggi torno per parlarvi di un libro per certi aspetti “controcorrente”; un libro che non dice quello che ci aspetteremmo di sentire. Ma andiamo con ordine. Il libro in questione è “L’istinto materno nuoce gravemente alla salute: cronache estemporanee di una M.A.M.M.A. in divenire” di Debora Porfiri edito Pellegrini Editore.

Questo libro rappresenta un viaggio alla scoperta della maternità dal momento successivo alla nascita, fino ad un anno di vita della bambina. 52 settimane esaminate senza filtri, mostrando tutti i dubbi e le perplessità di una neo-mamma che si affaccia in un mondo del tutto nuovo che non sempre è tutto rose e fiori come la società fa credere. Vengono, quindi, esaminati vari aspetti, dall’allattamento, all’organizzazione quotidiana degli spazi, da un mondo del lavoro non ancora pronto del tutto alle lavoratrici mamme ai problemi di spostamento.

Ecco, per me la maternità è un blockbuster, il più grande di tutti i tempi: tutti ne parlano, hanno un’idea precisa in proposito, di solito la raccomandano, ma soprattutto ti dicono come sentirti al riguardo, precludendo così ogni velleità interpretativa. Risultato: ora che mi ci ritrovo in questa superproduzione hollywoodiana, so esattamente quello che dovrei provare, quando dovrei ridere, quando piangere, conosco la mia parte alla perfezione e non sono neanche tanto male come attrice, ma resta il fatto che non sento.

D. Porfiri, L’istinto materno nuoce gravemente la salute, pag.53

E’ un racconto in prima persona, strutturato come se fosse un diario. Ogni capitolo inizia e finisce allo stesso modo (anche se alla fine di ogni capitolo c’è un tratto singolare, a tratti ironico, a tratti riflessivo, sempre diverso. Questa caratteristica, però, mi lascia combattuta:se da una parte conferisce un’impronta decisa alla struttura del libro, quasi a marcare un senso di appartenenza che l’autrice ha voluto dare alla sua opera, dall’altra parte, invece, ho avuto come l’impressione che questo ripetersi abbia rallentato il ritmo della narrazione.

Consiglio questo libro a tutti quei neo-genitori che hanno paure, dubbi o che non riescono a “provare” quell’entusiasmo che il luogo comune ci inculca, non perché non amino i propri figli, ma perché cercano, con i propri tempi, a modellare la propria vita, in funzione di quella nuova totalmente diversa.

Scheda tecnica e descrizione.

Attraverso 52 cronache e altrettante settimane, l’io narrante racconta la propria nascita: dal parto al primo compleanno della figlia, in un tortuoso percorso che la vede nascere ogni settimana in una nuova versione di sé. La protagonista si ridefinisce man mano che si confronta con sua figlia, con il mondo esterno, ma – soprattutto – con se stessa, in un doloroso eppure divertente faccia a faccia. Il libro spazia da una dolorosa comicità a uno sguardo disincantato e polemico sulla società; da una nostalgia per un ideale irrealizzabile a un consapevole ma sofferto bisogno di far esplodere gli stereotipi. Superando la consueta dicotomia della maternità come benedizione o malaugurata sorte, questa raccolta di cronache dolce-amare descrive con ironia e schiettezza la costruzione di una nuova identità multivalente: quella di una M.A.M.M.A.

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Morte di un antiquario: un mistero a “regola d’arte”!

Buonasera miei affezionati lettori! Continuo a recuperare le varie letture fatte in questo periodo “fantasma”. Qualche settimana fa ho finito di leggere “Morte di un antiquario” di Paolo Regina edito SEM. Colgo l’occasione per ringraziare l’autore che gentilmente mi ha mandato la copia.

Morte di un antiquario racconta la prima indagine di Gaetano De Nittis, un capitano della Finanza, pugliese d’origine, ma trasferitosi a Ferrara per lavoro. Il caso, o il destino (scegliete voi!), lo porta ad avere contatti con colui che verrà trovato morto, Uber Montanari, un vecchio e scorbutico antiquario. Sarà proprio il capitano De Nittis a scoprire il cadavere. Apparentemente tutto rimanda ad un suicidio, anche se il nostro Gaetano capisce che qualcosa non quadra…

In questo romanzo Regina racconta la vicenda con un’ironia che non disturba, anzi fa da complemento alla riuscita del lavoro. Il protagonista principale, impersonato da De Nittis, è curioso, non crede alle cose date per scontate, dote principale di un investigatore, ha un’indole da playboy (o se vogliamo dire da colui che ha paura dei legami stabili), ironico ed auto-ironico. Caratteristiche queste che fanno affezionare, man mano che si procede con la lettura, il personaggio al lettore.

Come scrivevo sopra, la vicenda si svolge a Ferrara, dettaglio molto rilevante ai fini della risoluzione del caso. Regina mostra un quadro molto dettagliato della città, non solo a livello, per così dire, fisico, ma anche, e soprattutto descrive bene quei giochi di potere e quei patti segreti, stretti tra i rappresentanti più abbienti del posto, che spesso tessono le trame del “quieto vivere” cittadino.

I personaggi presenti nella storia rappresentano la parte benestante della società, ma anche i vizi in cui spesso si può inciampare. Uno fra tutti, l’avidità: quella bramosia di soldi e potere che spesso fa compiere azioni non proprio ragionevoli o moralmente corrette.

La caratteristica che più ho amato in Morte di un antiquario è l’imprevedibilità; ossia il fatto che quando credevo fosse tutto concluso e risolto (oltretutto dopo un’indagine ricca di colpi di scena), proprio nelle ultimissime pagine, scopro un finale alquanto scioccante che mi ha fatto pensare: “ah però, questa si che è stata una bella lettura!”.

L’episodio viene raccontato in maniera sciolta e con un ritmo calzante. E’ un libro che si legge bene e che lascia quel desiderio di scoprire cos’altro combinerà il nostro (ebbene sì, lo sento quasi mio :D) De Nittis.

Scheda tecnica e descrizione.

TITOLO: Morte di un antiquario

EDITORE: SEM

GENERE: Romanzo Giallo

PREZZO DI COPERTINA: € 16,00

AUTORE: Paolo Regina

DATA DI PUBBLICAZIONE: Maggio 2018

FORMATO: Cartaceo (240 pag.)

Che cosa distingue l’antiquario dal semplice collezionista? Il gusto della ricerca tra le cose dimenticate alla scoperta dell’oggetto unico e magari irripetibile, prezioso. Ma anche la suggestione per il mistero che avvolge gli oggetti perduti e poi ritrovati: da dove vengono, chi li ha posseduti, quanta passione o dolore hanno ‘visto’. Testimoni muti delle vite passate, gli oggetti antichi attraversano il corso del tempo con il loro carico di segreti. Uber Montanari, tra tutti gli antiquari, è il più solitario, il più geloso delle scoperte che ha fatto, il più misterioso. Quando viene ritrovato cadavere nella sua bottega, a Ferrara, in molti si domandano quali tesori siano all’inizio della sua sventura. Gaetano De Nittis è un brillante capitano del Corpo più ‘odiato’ d’Italia: la Guardia di Finanza. D’origine pugliese, da poco trasferito a Ferrara, ama la buona cucina, cioè solo quella della sua terra, e odia l’agrodolce estense. Ha poco tempo libero e lo dedica tutto alla sua vera passione: la chitarra e lo stile blues del grande B.B. King, il suo idolo. È lui a scoprire, durante un’indagine di routine, il corpo di Montanari, l’antiquario dalla personalità ambigua, protetto da esponenti dell’alta borghesia ferrarese con cui aveva rapporti d’affari non sempre limpidi. Tra i molti segreti di questa vicenda, raccontata con calibrata maestria da Paolo Regina, il primo sta proprio nella vita dell’antiquario, coltissimo e misantropo, e nel suo insaziabile desiderio di collezionare opere d’arte proibite.

Morte di un antiquario

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Il dramma della migrazione visto con altri occhi: La morte di Murat Idrissi

Buonasera cari lettori, devo svelarvi un segreto: ho un sacco di recensioni da scrivere e il mio ritmo di lettura è inversamente proporzionale all’uscita dell’articolo sul blog; purtroppo mi manca il tempo materiale per mettermi davanti al PC. Cercherò, però, in qualche modo, di parlarvi di tutte le letture fatte finora.

Uno dei libri in questione è proprio “La morte di Murat Idrissi” scritto da Tommy Wieringa ed edito da Iperborea. Questo romanzo breve affronta il dramma della migrazione e i pericoli che affrontano migliaia di persone nella “traversata”; ma racconta anche il viaggio interiore che fanno le due protagoniste, entrambe di origine islamica, che però hanno avuto la “fortuna” di essere cresciute in Europa.

Ma andiamo con ordine.

La morte di Murat Idrissi racconta la storia di Ilham e Thouraya, due ragazze olandesi che si ritrovano coinvolte in una situazione alquanto singolare: devono disfarsi del cadavere di Murat, ragazzo islamico morto nel bagagliaio della loro auto durante il viaggio nello stretto di Gibilterra. Le due ragazze si ritrovano così a riflettere sulla loro storia e sulla loro vita, soffermandosi su come sarebbe stato se i loro genitori avessero scelto di rimanere in Marocco invece di emigrare in Europa.

La primissima parte del libro è molto particolare, in quanto il racconto parte dall’origine del mondo, passando per una breve spiegazione delle colonne d’Ercole, per arrivare alla parte centrale del romanzo e cioè la storia di questi ragazzi.

Il tema trattato, come scritto sopra, riguarda la traversata dei migranti, quei viaggi disperati che molte persone affrontano nella speranza di trovare una terra più accogliente ed un futuro migliore; persone che sono disposte a tutto, persino ad intraprendere un lungo viaggio all’interno di un bagagliaio, consapevoli del fatto che il rischio è grosso. Murat Idrissi è una di queste persone, che però non ce l’ha fatta.

La storia è raccontata dal punto di vista delle due ragazze che si ritrovano un cadavere sulla macchina e che iniziano a riflettere su come liberarsene, ma anche sulla loro vita, su come siano diverse dalle altre ragazze nate da genitori olandesi (sì, perché Ilham e Thouraya anche se vivono in Europa, hanno origini marocchine) e soprattutto sul fatto di essere state delle “prescelte” che si sono risparmiate di vivere una vita di stenti e povertà.

Il libro si legge in maniera molto scorrevole e in poco tempo, anche se ho trovato che manca qualcosa; manca quel trasporto che è necessario per indurre il lettore a continuare la lettura. Se devo essere sincera, non è un libro che mi è rimasto dentro anche se comunque ben scritto.

C’è però da dire che la storia raccontata vale di essere letta. Ho trovato che sia un ottimo spunto di riflessione su temi purtroppo sempre più attuali.

Voto: 3/5

Scheda e descrizione.

TITOLO: La morte di Murat Idrissi

AUTORE: Tommy Wieringa

EDITORE: Iperborea

GENERE: Narrativa straniera

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

TITOLO ORIGINALE: De dood van Murat Idrissi

TRADUTTRICE: Elisabetta Svaluto Moreolo

DATA DI PUBBLICAZIONE: Ottobre 2018

FORMATO: Cartaceo (128 pag.)

Il traghetto da Tangeri attraversa lo Stretto di Gibilterra in una torrida mattina di fine estate. Non appena tocca il suolo europeo Ilham e Thouraya, due ragazze olandesi di origini marocchine, recuperano l’auto nella stiva e scoprono che il giovane clandestino che vi avevano nascosto è morto soffocato. Davanti a loro si stende rossa e sterminata la terra spagnola, che le due amiche devono attraversare con quel corpo nel bagagliaio, cercando il coraggio di disfarsene, in un disperato viaggio di ritorno a casa e dentro se stesse, i loro sentimenti, la loro storia personale. Era stato lui a supplicarle di aiutarlo a fuggire dalla misera baraccopoli dove lo avevano incontrato alla fine della loro vacanza in Marocco: come potevano negargli quell’unica possibilità di costruirsi una vita quando loro avevano avuto la fortuna di nascere in Olanda da una famiglia fuggita da quella stessa miseria? Affrontando con la sua profondità di sguardo e la poesia livida della sua scrittura un problema cruciale del nostro tempo, Tommy Wieringa ci cala nell’identità spezzata di due giovani donne immigrate di seconda generazione, straniere e incomprese tanto nel paese dove sono nate quanto in quello d’origine, divise tra la perenne lotta per un’integrazione autentica, la ribellione al mondo patriarcale dei genitori e un inguaribile senso di sradicamento. E racconta la storia di uno delle centinaia di morti anonimi che ogni anno vengono ritrovati lungo le strade spagnole, vittime di una fuga fallita attraverso quel piccolo Stretto che separa sempre più il continente africano dall’Occidente.

https://iperborea.com/titolo/497/

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L’essenza dell’uomo comune in “Al mondo”.

Buongiorno Lettori e Lettrici per Passione! Finalmente torno a farmi sentire con un libro che, nonostante la sua brevità, è riuscito a sorprendermi. Il libro in questione è “Al mondo” di Radclyffe Hall edito Fandango Libri.

Scheda.

TITOLO: Al mondo

AUTORE: Radclyffe Hall

EDITORE: Fandango Libri

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2018

FORMATO: Cartaceo (117 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

Titolo originale: The world

Traduttore: Claudio Marrucci

GENERE: Narrativa Straniera

VOTO: 4/5

Al mondo racconta la storia di un uomo come tanti, Stephen Winter; un uomo che non coincide appieno con l’immagine, che comunemente abbiamo, del protagonista di un romanzo. Stephen Winter, è infatti, un personaggio di statura esile, con un problema, non di poco conto, di asma; è dedito soltanto al proprio lavoro di banchiere e vive in un’angusta ed anonima pensione. Siamo negli anni della Grande Guerra e Winter decide di dare una svolta movimentata alla sua vita, chiedendo di arruolarsi nell’esercito (e quindi partecipare attivamente al conflitto). La richiesta verrà scartata a causa della cagionevole salute del protagonista. Questo sarà il motivo che lo spingerà ad intraprendere un lungo viaggio in una nave da crociera. E’ qui che incontrerà Elinor Lee, una donna abbastanza particolare anche lei ed inizierà una conoscenza dai tratti insoliti…

La bellezza di Al mondo, sta proprio nel fatto di descrivere le sensazioni di chi non spicca nella società, vuoi per doti fisiche, vuoi per condizioni sociali od economiche, non rispecchia, in altre parole, i canoni che la società impone. Stephen ed Elinor rientrano proprio in questa categoria. Hall riesce a rappresentare alla perfezione i sentimenti di oppressione, ma anche il costante sentirsi fuori posto. In questo romanzo, infatti, emerge con una forza notevole, l’angoscia e la disperazione per una situazione che non dipende dai protagonisti, ma anche (e soprattutto) la rabbia e la voglia di cambiare gli eventi, di prendersi il diritto di osare.

Trovo sia un romanzo spettacolare con una scrittura che taglia, ma che fa anche sperare e riesce a dar voce a chi sta dietro le quinte del teatro della vita, a chi si sente di non poter lasciare un segno del proprio passaggio.

Al mondo è un romanzo incompiuto; questo lascia un po’ di amaro in bocca proprio perché si interrompe nel momento in cui le dinamiche della storia iniziano a prendere forma.

Tutto sommato è, però, un romanzo che va letto. In poche pagine si rimane rapiti dalla scrittura della Hall e viene la voglia di recuperare tutti i suoi scritti. Consigliato!

Descrizione.

Due personaggi queer, strani, due esclusi, specchi di Stephen Gordon del “Pozzo della solitudine” e della sua impossibilità di andare in guerra. Un uomo e una donna in un viaggio in nave intorno al mondo. Un bancario di Londra e la segretaria di un uomo d’affari. Forse domani un avventuriero nelle colonie e un’imprenditrice. Stephen Winter e Elinor Lee al loro primo incontro sulla Hellas si guardano con sospetto. Lui è un impiegato di banca che soffre di non aver partecipato alla Grande Guerra per via di una brutta asma, lei ha lavorato per il Governo durante il conflitto, indipendente, moderna, assetata di affermazione. Stephen ha venduto il suo piccolo patrimonio per cercare di superare l’esclusione dall’esercito, ha comprato nuovi abiti e nuove scarpe, provando a inventarsi una vita più virile e meno fragile. Lei ha potuto solo rimanere nelle retrovie, alle donne non è permesso l’eroismo. Il presente, il passato e il futuro di Stephen Winter ed Elinor Lee, il crollo degli stereotipi e delle etichette sociali, la scoperta di sé alla luce del tramonto dell’Ottocento, con il sangue della Prima guerra moderna ancora da lavare, un sangue che Stephen e Elinor possono invidiare perché non l’hanno mai avuto sulle mani. Considerato opera sorella del “Pozzo della solitudine”, “Al mondo” è un brindisi alla vita che cambia, un motto, un invito a godere del momento per un’Europa convinta che, dopo la guerra, il peggio fosse passato.

https://www.fandangoeditore.it/shop/marchi-editoriali/fandango-libri-2/al-mondo/

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Il passato incontra il presente in Volo di paglia

Buongiorno lettori e lettrici per passione! Oggi vi presento un libro di esordio che ho trovato ottimo. Sto parlando di “Volo di Paglia” di Laura Fusconi, edito Fazi Editore.

Scheda.

TITOLO: Volo di paglia

AUTORE: Laura Fusconi

EDITORE: Fazi Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (240 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,50

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VOTO: 4/5

La storia di Volo di paglia inizia nella prima metà del Novecento. I protagonisti sono un gruppo di bambini, in particolare Camillo, Tommaso e Lia, e la Villa, la tenuta del “boss” del paesino, Gerardo Draghi (di cui Lia è figlia). Tra le mura di questa villa e il bosco che la collega al paese succederanno cose drammatiche e misteriose. Una seconda parte del libro, invece, è ambientata nei giorni nostri. I posti sono sempre gli stessi e i protagonisti principali (tra cui la giovane Mara) si scopriranno legati alla famiglia Draghi ed ai tre bambini ma soprattutto scopriranno sulla loro pelle che in fin dei conti il passato torna sempre a bussare alla porta del presente.

Nel fienile i balloni c’erano ancora: lei e Luca avrebbero potuto giocare come sempre a Volo di paglia. L’avevano inventato insieme, quel gioco: Luca era stato il primo ad arrampicarsi sui balloni di fieno e a lanciarsi nel mucchio di paglia che c’era sotto. E poi aveva riso, dicendo che era la cosa più bella che avesse mai fatto.

  • L. Fusconi, Volo di paglia, pag. 104

Bisogna leggere Volo di paglia, rapportandolo al periodo storico in cui la vicenda si svolge. Siamo, infatti, nei primi anni Quaranta del Novecento. In Italia, quindi, regna un clima di violenza, la ricca borghesia lotta contro la gente povera e gli operai. E’ in questo clima che la storia nasce e prende forma. Solo così si possono capire i giochi di potere ma anche le antipatie tra i vari protagonisti. Alcuni di voi mi potrebbero dire di non essere abbastanza ferrati nella conoscenza di questo periodo. Niente paura!! Una delle caratteristiche che ho apprezzato maggiormente, infatti, è stata la buonissima capacità dell’autrice di contestualizzare la narrazione col periodo storico di riferimento. La Fusconi riesce a trasportare il lettore nel pieno di quegli anni e farlo immedesimare in quello specifico clima fatto di violenza e di abuso di potere. Nella seconda parte della storia, infatti, i toni cambiano e diventano più distesi.

Volo di paglia è un libro che emoziona, che fa arrabbiare, che fa piangere. In poche parole è un libro che non lascia indifferenti. Questo è uno di quei romanzi che appena si finisce di leggerlo, si ha il bisogno di prendersi una pausa per interiorizzarlo e metabolizzarlo, in modo tale da portarne un pezzo sempre con sé.

Lo consiglio, dunque, assolutamente. Volo di paglia: coinvolgente, emozionante e che scuote le coscienze. Volete altri motivi per leggerlo?

Alla prossima!

Descrizione.

Agosto 1942. Sono mesi che Tommaso attende il giorno della grande festa organizzata in paese per ammirare insieme a Camillo i prestigiatori, il mangiafuoco e le bancarelle di giocattoli nuovi. Ai due amici si unisce Lia, la bambina più bella della classe, con cui Camillo trascorre le giornate tuffandosi tra le balle di fieno e rincorrendosi per i campi. Ma Lia è la figlia di Gerardo Draghi, il ras fascista che con il suo manipolo di camicie nere spadroneggia nella zona e che esercita il suo fare prepotente anche tra le mura della Valle, la casa padronale della famiglia Draghi. La stessa in cui, cinquant’anni dopo, altri due bambini, Luca e Lidia, giocheranno tra le stanze ormai in rovina, confrontandosi con i mostri della loro fantasia e i fantasmi che ancora abitano quei luoghi. Sullo sfondo di una campagna piacentina dalle tinte delicate e dai contorni arcaici, si intrecciano le storie di un passato dimenticato e di un presente a cui spetta il compito di esorcizzarne la violenza.

Volo di paglia

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La vita familiare nella sua essenza: Eguali Amori

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un romanzo che ho amato tantissimo. Si tratta di Eguali Amori di David Leavitt edito SEM.

Scheda

TITOLO: Eguali Amori Titolo Originale: Equal Affections

AUTORE: David Leavitt Traduttrice: Delfina Vezzoli

EDITORE: SEM

DATA DI PUBBLICAZIONE: Agosto 2018

GENERE: Narrativa Straniera

FORMATO: Cartaceo (360 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 15,00

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VOTO: 5/5

Come dicevo sopra, Eguali Amori, è un romanzo che ho apprezzato moltissimo. In genere, per i romanzi familiari, ho un occhio di riguardo, ma questo ha superato di parecchio le mie aspettative.

Eguali Amori racconta la vita di una famiglia disfunzionale, in cui si scontrano generazioni e modi di pensare differenti; una famiglia con limiti e mancanze. In questa famiglia troviamo: Nat, marito e padre, professore universitario con una grande passione per i computer; Lousie, la moglie e la madre, malata di cancro da diversi anni, che ha fatto della stessa malattia la sua gabbia, ma soprattutto un’assicurazione “sulla vita” per tenere legati a sé gli altri familiari; April, figlia e sorella maggiore, una cantante di protesta affermata che ha fatto della propria omosessualità un punto di forze; infine Danny, il figlio e il fratello più piccolo, un avvocato che convive col suo compagno, Walter, nella bella città di New York.

La malattia si trasferì in casa loro come una vecchia zia in una camera sul retro. Visse con loro; sedette con loro al tavolo di cucina; divenne ordinaria.

  • D. Leavitt, Eguali Amori, pag. 10

Ed è proprio la malattia a giocare un ruolo importante all’interno della storia. Una malattia vista quasi come una certezza, un punto fermo. La malattia si annida così tanto nella famiglia Cooper, da essere quell’elemento che contraddistingue e che mantiene gli equilibri di tutti; in primis quello di Nat, che segue la moglie ormai più per dovere che per amore, ma anche la stabilità dei figli, che vivono all’ombra ingombrante di questa brutta malattia, abituati alle molte visite mediche e all’umore altalenante della madre.

[…] intendeva qualcosa di lievemente diverso: intendeva chiedergli come facesse ad avere il coraggio di andare contro una corrente tanto forte come quella della convenzione semplicemente per soddisfare un desiderio, quando soddisfarlo significava capovolgere il mondo, significava capovolgere tutto. Sembrava folle, e anche terribilmente coraggioso. Una bomba che pendeva sul vicinato, pronta a cadere a causa di questo minuscolo pezzo, suo figlio, che si era staccato dal resto. Infatti lei era cresciuta convinta che la stabilità del pianeta, la sua orbita regolare, esigesse che ciascuno mantenesse la propria stabilità, la propria orbita, la propria silenziosa e ferma osservanza delle regole.

  • D. Leavitt, Eguali Amori, pag. 50

Il romanzo è ambientato nei primi anni novanta. Questo aspetto è fondamentale per comprendere la difficoltà e lo scalpore che temi, oggi più riconosciuti e compresi, come l’adulterio e l’omosessualità, potevano creare. Ho trovato infatti meravigliosa l’apertura mentale che traspare in queste pagine; rapportata sempre, ricordiamocelo, alla società di quasi trent’anni fa.

Leavitt utilizza una scrittura magnetica; egli riesce ad evocare nella mente del lettore i vari stati d’animo e le varie sensazioni provate da ogni singolo personaggio. Il ritmo della narrazione è calzante. La storia viene raccontata da un narratore esterno e onnisciente. L’autore ha un’ottima abilità nel legare il vissuto dei diversi personaggi e la loro storia. A titolo di esempio: un capitolo parte descrivendo la vita di uno dei protagonisti, e ci si ritrova a parlare di un altro personaggio senza neanche accorgersi del momento in cui questo passaggio è avvenuto. Considero Leavitt un maestro della scrittura e della narrazione.

Ci tengo, inoltre, ad aprire una piccola parentesi sulla traduzione. Come ben sappiamo, tradurre un testo straniero, rievocando tutta l’enfasi e il carico emotivo che l’autore ha dato al suo scritto, è opera assai difficile. In questo libro, Delfina Vezzoli, ha fatto un ottimo lavoro. E’ riuscita a farmi innamorare di Leavitt ed a farmi carezzare e coccolare dal suo modo di scrivere.

In conclusione posso dire che Eguali amori va assolutamente letto. E’, secondo me, uno di quei libri da avere in libreria. Un romanzo che spiega alla perfezione le dinamiche che spesso si creano all’interno della famiglia. Una famiglia in cui non sempre è tutto rose e fiori, ma una lotta continua per rimanere unita nonostante tutto.

Eguali amori è un libro che mostra come la famiglia perfetta non debba per forza essere quella della mulino bianco.

Descrizione.

Eguali amori è l’indimenticabile ritratto di una famiglia americana: Louise, la madre, nonostante una vita avara di gioie è una donna decisa e indipendente. Il padre, Nat, è un uomo sfinito dal matrimonio e dall’infelicità di fondo della moglie. I loro figli, Danny e April, avvocato di successo e cantante impegnata, sono testimoni passivi della lenta deriva del loro rapporto. Questa ordinaria vicenda familiare viene scossa dalla lunga malattia di Louise, che riporterà alla luce sentimenti profondi e nascosti, legami sfilacciati dal tempo ma ancora indissolubili. Leavitt sa raccontare con prodigioso realismo la tormentata storia di due genitori traditi dalla vita e la ricerca dei loro figli di altre forme d’amore e di famiglia. Eguali amori è un libro sullo straordinario che si nasconde nel quotidiano, sulle relazioni umane basate sul non detto, sul ciclo morte e rinascita che di continuo riaccende l’esistenza. Leavitt costruisce dei personaggi veri, gli stessi che tutti quanti noi interpretiamo nelle nostre vite familiari e di coppia.

Eguali amori

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Amicizie, paure, arti marziali. In una sola parola: Emozioni.

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Stamattina vi parlo di Emozioni: un libro intenso scritto da Christian Malvicini.

Scheda.

TITOLO: Emozioni

AUTORE: Christian Malvicini

EDITORE: Self publishing

DATA DI PUBBLICAZIONE: Settembre 2017

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: Cartaceo (334 pagine)

PREZZO ONLINE: € 4,03

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VOTO: 3,5/5

Emozioni racconta la storia di Dante Soldini, un ragazzo problematico, che si trasferisce in Giappone dopo essere stato espulso dalla scuola italiana. Figlio di madre giapponese e padre italiano, Dante, aveva già passato un periodo della sua infanzia nel Paese nipponico, anche perché una parte della sua famiglia abita ancora lì. La vita del protagonista si intreccerà con quella di altri ragazzi; da questo momento inizierà la storia di Emozioni. La forza dei legami, la determinazione nel voler aiutare, ma anche la frustrazione, le paure, i dolori saranno i veri protagonisti del romanzo.

Le arti marziali giocano un ruolo fondamentale all’interno del romanzo. Accompagnano l’intera narrazione dall’inizio alla fine; queste rappresentano la palestra di vita che tolgono i giovani dalla strada per trasmettere loro disciplina e determinazione.

La cosa che mi ha subito colpito di questo romanzo è sicuramente la scrittura. Malvicini utilizza un linguaggio magnetico e trascinante. Le pagine scorrono quasi senza accorgersene. La fine di ogni capitolo (o paragrafo) lascia quel pizzico di curiosità che fa andare avanti con la lettura anche solo per il gusto di conoscere “come va a finire“. L’autore con parole chiare, riesce ad esprimere i sentimenti, gli stati d’animo, ma anche i comportamenti, spesso articolati, dei vari personaggi con molta bravura.

Una caratteristica di Emozioni è, infatti, la buona e ben riuscita interiorizzazione dei personaggi. Sia Dante Soldini che gli amici, vengono descritti a 360 gradi, riuscendo in questo modo a dare un quadro completo della situazione rappresentata.

E’ un libro con tantissimi spunti di riflessione. Sfogliando le pagine ho trovato molte frasi ad effetto, che vanno assolutamente sottolineate e prese in esame. Emozioni, posso dire, mi ha cambiato il modo di vedere alcune cose.

La particolarità del romanzo sta nel finale. Un finale che dà speranza e che rappresenta una metafora della vita. Non vi dirò di cosa si tratta per non rovinarvi la sorpresa.

Ci sono alcune cose, però, che mi hanno un po’ rallentato la lettura. Innanzitutto, la presenza di moltissimi personaggi, che mi ha costretto più volte a tornare indietro di qualche pagina per riuscire a ricordare chi in realtà quel personaggio fosse.

Un’altra cosa che un po’ ha disturbato il ritmo incalzante della narrazione, è stata l’allungamento di alcuni pezzi della storia, in special modo quelli legati al combattimento.

Nel complesso, Emozioni risulta un romanzo ben fatto. Una piacevole lettura ed una buona storia che permetterà al lettore di affezionarsi a quel ragazzo un po’ problematico ma dal cuore grande di nome Dante Soldini.

Descrizione.

Dante Soldini è un diciassettenne problematico, che non esita ad utilizzare la forza e la violenza quando li reputa necessari. Per evitare che finisca al riformatorio, i genitori lo spediscono a vivere in Giappone a casa di sua zia. Tornato nei luoghi della sua infanzia, Dante è presto circondato da vecchie e nuove conoscenze: incontra nuovamente i suoi amici d’infanzia Haruto e Izumi, nonché sua cugina Suzue; e fa conoscenza con la coinquilina Mizuki, trasferitasi da Tokyo dopo aver subito un aggressione per strada.

Frequentando una scuola molto particolare, piena di gente strana e fatta di club scolastici, Dante si ritroverà ben presto a diventare il capo di uno di quelli e a fare da badante ad una banda di teppisti squinternati. Tra risse e duelli di arti marziali, i protagonisti si ritrovano sempre nei guai… ognuno con i suoi problemi, in un continuo turbinio di emozioni…

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La storia degli ultimi Medici: tra scandali e sregolatezze. L’Ultima Regina di Firenze

Ciao a tutti cari lettori. Oggi vi do il buongiorno con un romanzo storico sarcastico e divertente: L’ultima Regina di Firenze di Luca Scarlini edito Bompiani.

Scheda.

TITOLO: L’Ultima Regina di Firenze

AUTORE: Luca Scarlini

EDITORE: Bompiani

DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 Agosto 2018

GENERE: Romanzo Storico

FORMATO: Cartaceo (311 pagine)

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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VOTO: 4/5

Però, che amarezza, se fare il Granduca fosse toccato a lei, se avesse avuto gli attributi; rimugina, dispiaciuta, ed è come se sapesse che tra qualche anno ci sarà uno storico prezzolato dai Lorena, Jacopo Riguccio Galluzzi, che scriverà centinaia di pagine per dire che da Ferdinando II in poi era stato uno spettacolo di follia, un panopticon di demenza e presunzione, un penoso defilé di ambizioni sbagliate, di sogni storti e ridicole chimere. Le verrebbe da piangere, ma lo sa qual è il suo ruolo: schiena dritta e aspetto regale: in fondo è lì a commemorare l’ultima regina di Firenze, e poco conta se sia Gian Gastone o lei stessa. Requiem aeternam.

Finisce così il romanzo di Luca Scarlini. Ho deciso di riportare questo estratto proprio per darvi un’idea del contenuto de “l’Ultima Regina di Firenze”.

E’ un libro che racconta i vissuti delle ultime generazioni dei Medici; si sofferma in particolare sui vizi che hanno caratterizzato questa nobile, quanto famosa, famiglia.

L’Ultima Regina di Firenze è un romanzo che fa luce sulla vita intima, privata, nascosta dell’ultima dinastia medicea. Una vita fatta di eccessi, godimenti carnali, accumulo smodato di danari; il tutto tenuto segreto all’interno delle mura di Palazzo Pitti. O forse no?

Luca Scarlini ha fatto un ottimo lavoro nella ricerca dei documenti, ma soprattutto nella riformulazione. E’ vero che ci sono molti scritti che testimoniano questa tendenza ad esagerare da parte di Federico II, Cosimo III, Gian Gastone, Francesco Maria.. ma riuscirli ad elaborare, collegare e dare agli eventi un filo conduttore logico e lineare, beh, questa è bravura.

Il linguaggio utilizzato è elaborato, coerente al tema trattato. Non manca, però, sarcasmo, in modo da rendere più leggero il racconto ma anche per sottolineare quella vena frivola che ha caratterizzato l’ultima dinastia medicea.

Nel romanzo sono menzionati molti personaggi, tra paggi, studiosi, scienziati, granduca e consorti. Questo, a mio avviso, rallenta un poco la narrazione. E’ quasi impossibile ricordarli tutti. C’è da dire, però, che in appendice è riportato l’albero genealogico dell’intera famiglia. Non c’è, quindi, il rischio di confondersi.

In una visione di insieme, posso dire che, L’Ultima Regina di Firenze, è un ottimo libro, indispensabile per chi, come me, ama i romanzi storici. E’ adatto, però, anche ad un pubblico più vasto, in quanto diverte e incuriosisce; d’altronde chi non vorrebbe fare del gossip sui signori che per secoli hanno dominato Firenze?

Descrizione.

Scienziati e artisti strepitosi, cospiratori, paggi, bardasse, cardinali, collezionisti maniaci, musici, mercanti. Erotomani, devotissimi, folli: sul proscenio di Palazzo Pitti con i suoi segreti e delle infinite ville della dinastia, in una Toscana che grazie al porto di Livorno è ancora crogiuolo di genti e di idee, tra il ‘600 e i primi anni del ‘700 assistiamo alle vicende di personaggi memorabili, tra cui spicca la grandiosità decadente di Gian Gastone. Anarchico incoronato, toscano Eliogabalo, criticato dalla Storia e amatissimo dal popolo, depresso e geniale, regina strepitosa di una corte di performer sessuali, i “ruspanti”, dominati dalla sua anima nera Giuliano Dami, poco prima di morire volle che le spoglie mortali di Galileo fossero trasferite in Santa Croce. Il suo gesto lucidissimo annunciava il tempo nuovo dell’Illuminismo, mentre la città apriva le prime logge massoniche. Il fulgore rinascimentale della Firenze medicea è stato raccontato in ogni sua piega. Assai meno si sa degli ultimi signori della città, le cui storie – narrate in queste pagine come in una serie televisiva di assoluta bizzarria – sembrano inventate: invece sono tutte rigorosamente documentate. Spesso i dettagli arrivano da un quadro, una cantata, una glossa a un trattato scientifico, un brandello di conversazione carpito a un diarista. Al crocevia del destino, mentre l’Europa abbandonava con fatica le spoglie dell’antico regime, Firenze fu il laboratorio di un’epoca di lancinanti contraddizioni e ininterrotti splendori d’arte. Dopo anni di ricerche e grazie a una scrittura capace di scavare nelle pieghe del tempo con spietatissima pietas, questo libro di Luca Scarlini è un pirotecnico omaggio letterario alla grandiosità e al disastro, alle meschinità e alle grandi passioni di un momento storico irripetibile.

 

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Una favola per adulti e bambini: Estelle

Buongiorno lettori e lettrici per passione. Oggi vi parlo di un libro così delicato che è riuscito a emozionarmi parecchio e a farmi sognare.

Sto parlando di “Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion” di Massimo Piccolo, edito Cuzzolin Editore.

TITOLO: Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion

AUTORE: Massimo Piccolo

EDITORE: Cuzzolin Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa Italiana

FORMATO: cartaceo

PAGINE: 86

PREZZO DI COPERTINA: € 12,00

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Voto: 4-/5

Vedi ragazzo, i demoni della nostra testa sono molto pigri. Fissato un ricordo, lo lasciano lì, senza che prenda polvere, ragnatele o che la pittura svanisca. Almeno fino a quando non dovranno fare i conti con la realtà.

  • M. Piccolo, Estelle, pag. 60

La mia opinione.

Estelle è un romanzo delicato, che racconta la storia di una principessa, Estelle appunto, dalla carnagione chiarissima e dai capelli color del ghiaccio, di un principe, Ileardo di Handangerfjord e di un umile suonatore di accordion, Juan.

Estelle, figlia della regina Alessajia e del re Gustav IV, è una ragazza dalla salute cagionevole, motivo per cui, il padre ha deciso di non farla più uscire dal castello, ma soprattutto non farla entrare in contatto direttamente con i raggi del sole.

All’età di sedici anni, è giunto, per lei, il momento di convolare a nozze e poiché impossibilitata ad uscire dal castello, il re Gustav IV, organizza una festa, a cui parteciperanno i nobili più prestigiosi provenienti da ogni parte del mondo. Sarà in questa occasione che Estelle incontrerà sia Ileardo che Juan, chiamato a suonare l’accordion assieme all’orchestra.

La cosa che più colpisce leggendo questo libro, è il linguaggio delicato, mai eccessivo e per niente infantile. L’autore è riuscito a rappresentare una favola moderna, che riesce a catturare anche il più realista lettore adulto.

In poco più di ottanta pagine, si riescono a trovare espressi in maniera ottima, i sentimenti dei protagonisti; passione, amore, ma anche rassegnazione, tristezza sono i veri protagonisti di questo romanzo breve.

Un altro aspetto interessante è il finale del tutto inaspettato, un finale che lascerà il lettore sorpreso, in quanto, proprio come nella vita, non si può dare nulla per scontato.

Concludo dicendo che Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordion, è una lettura molto piacevole che saprà distoglierci, per un paio d’ore, dalla frenesia e dalla pesantezza della quotidianità.

Descrizione del libro.

Una trama intrisa di suggestioni classiche per poi ammantarsi, man mano, di atmosfere sempre più contemporanee, quasi fosse un film della Pixar o una serie della FOX, dove la magia e il fantastico diventano il modo migliore per poter raccontare, con stile seducente e ironico, le paure archetipe di un padre che, per il troppo amore, fa germogliare il male oscuro in sua figlia, fino alla forza dirompente e incontenibile della prima vera passione amorosa della ragazza che finirà, nel bene o nel male, col sovvertire ogni ordine precostituito. La principessa e futura regina Estelle, figlia del re Gustav IV e Alessaija, sembra aver ereditato dalla madre non solo la straordinaria grazia e bellezza, ma anche una terribile e, forse letale, avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, per l’amore incondizionato che prova per lei, il Re padre trasforma il castello, e l’immenso giardino, in un posto dove il sole non potrà affacciarsi in nessun modo, e, se la figlia sarà costretta a vivere tutta la vita esclusa dal mondo, farà in modo che tutto il mondo possa passare nel suo castello per allietare le continue feste organizzate per la sua bambina. E tutto sembra procedere secondo i suoi piani, fino a quando al castello, in occasione della giostra indetta per dare uno sposo alla sua unica figlia, non capiteranno il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan, un suonatore di accordìon.

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Leggere Ovidio a Miami: si può? Meglio sole che nuvole

Buongiorno lettori! Quale miglior modo per iniziare la giornata se non parlando di un bel libro?

Oggi vi voglio parlare di “Meglio sole che nuvole” di Jane Alison edito NNEditore. Devo dire che è stato un libro che mi ha piacevolmente sorpreso.

TITOLO: Meglio sole che nuvole (titolo originale: Nine Island)

AUTORE: Jane Alison (traduzione a cura di Laura Noulian)

EDITORE: NNEditore

DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2018

GENERE: Narrativa straniera

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 268

PREZZO DI COPERTINA: € 18,00

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Voto: 

Di cosa parla?

J, la protagonista di questo libro, nel mezzo del cammin della sua vita ha deciso di congedarsi dall’amore. Il suo matrimonio è fallito, non ha figli, e l’ultimo incontro con Sir Gold è stato un disastro, così come i tentativi di ritrovare le sue vecchie fiamme. J torna allora a Miami, ai cieli blu della città di vetro, agli orizzonti sfarzosi della baia dì Biscayne, e si prende cura di un gatto e di un’anatra malandati mentre osserva i bizzarri inquilini del suo grattacielo e traduce brani di Ovidio. Le eroine delle Metamorfosi, trasformate dall’amore in piante, pietre o mostri, la guidano alla scoperta dei suoi sentimenti e nella ricerca di uomini da amare solo con la fantasia. Finché un giorno, scrutando il balcone del ventiduesimo piano, vede una donna dalla chioma biondo platino che lascia cadere qualcosa nel vuoto… Con una scrittura poetica e sensuale, Jane Alison racconta di una donna delusa dagli uomini, che esplora le terre instabili del cambiamento e della solitudine per riprendere in mano la sua vita e accettare, finalmente, il suo desiderio di amare ed essere amata.

Anche correndo si può restare immobili.

O anche restando immobili si può correre.

  • J. Alison, Meglio sole che nuvole, pag. 163

Cosa penso io?

Il romanzo inizia con la protagonista che percorre le grandi autostrade americane per recarsi a Miami dove da anni vive in un condominio alquanto singolare (e anche un po’ bizzarro). Si porta con se Buster, un vecchio gatto malato e Ovidio, lo scrittore classico di cui deve tradurre le opere. J. infatti, è una traduttrice con un matrimonio fallito alle spalle e figure genitoriali problematiche.

Il personaggio di J. potremmo definirlo come un’accumulatrice seriale di uomini sbagliati. Dopo la fine del suo matrimonio ritorna a cercare le vecchie fiamme avute nel periodo della gioventù. Relazioni più che altro sbagliate che le fanno perdere sempre più l’autostima.

Be’ sì, è vero: sei partita sapendo di cosa eri fatta e sapendo che volevi continuare a essere così – di pietra – poi però un giorno di punto in bianco è arrivato qualcuno che ti ha squarciata e lì dove prima eri compatta adesso c’è un vuoto.

  • J. Alison, Meglio sole che nuvole, pag. 66

Nella protagonista troviamo quella paura di rimanere sola, ma soprattutto il timore di diventare come sua madre, una donna ormai ottantenne, con problemi di salute quasi invalidanti, rimasta sola in balia di sé stessa. J. è cresciuta in un clima familiare molto problematico. Oltre alla figura “particolare” della madre, ha avuto un padre biologico che l’ha subito abbandonata e un padre adottivo che, presumibilmente, ha abusato di lei.

E Ovidio?

J. mentre lavora alla traduzione degli scritti del poeta greco, scopre quanto in realtà siano attuali. Ma soprattutto, Ovidio diventa il suo confidente personale, colui che da consigli di vita e che le farà capire che non si deve per forza avere una relazione per star bene. Le insegnerà a fare pace con sé stessa.

La scrittura utilizzata dalla Alison è, a mio avviso, innovativa; utilizza un linguaggio ironico e semplice, quasi elementare. La particolarità di questo romanzo è la mancanza del dialogo. Non sono presenti discorsi diretti, ma l’autrice fa dialogare i vari personaggi usando espressioni del tipo “.. ha detto..”, “..mi ha chiesto..” ecc..

Il particolare stile narrativo rende il romanzo leggero e rilassante. E’ una lettura molto piacevole; una storia che lega il lettore in maniera sempre più forte, man mano che la storia si evolve, per arrivare al culmine nell’ultima parte, in cui è l’emozione a fare da padrona.

Concludo dicendo che Meglio sole che nuvole è un buon romanzo che non impegna moltissimo, ma riesce a regalare belle emozioni e riflessioni.

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Recensione: L’amante di Marguerite Duras

Buonasera cari lettori, oggi vi parlo di un libro consigliatomi da molti e che, quando mi sono decisa a leggere, mi ha attratto come una calamita. Sto parlando di “L’amante” di Marguerite Duras edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore.

TITOLO: L’amante

AUTORE: Marguerite Duras Trad. ita: Leonella Prato Caruso

EDITORE: Giangiacomo Feltrinelli Editore

DATA DI PUBBLICAZIONE: 1985 (prima edizione)

GENERE: Romanzo Autobiografico

PAGINE: 123 (cartaceo)

VOTO: ♥♥♥♥♥

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SINOSSI. La storia d’amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell’Indocina degli anni trenta. Racconto-rivelazione di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza, L’amante trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia, e prodigiosamente intensa, il complice gioco che la memoria e l’oblio ricalcano sulla trama della vita.

LA MIA OPINIONE. Questo è uno di quei libri che mi girava attorno da un po’ di tempo, ma che non mi convinceva pienamente nonostante mi fosse stato consigliato da molti. Complice la promozione Feltrinelli, mi sono decisa a comprarlo e successivamente a leggerlo e, devo dire, che mi si è aperto un mondo. Sono rimasta del tutto affascinata; per dirla con i termine della battaglia navale: colpita e affondata!

Veniamo al dunque. Cosa mi è piaciuto?

Mi è piaciuta innanzitutto la scrittura della Duras; la trovo malinconica, grezza (nel senso letterale del termine), non artefatta. Tutto questo, secondo me, crea una sorta di magnetismo che non può lasciare indifferenti. E’ una scrittura che graffia ma arriva dritta al cuore.

In questo romanzo, Marguerite Duras, racconta la sua vita attraverso due aspetti: l’amore nei confronti di un giovane miliardario cinese e il rapporto particolare con la madre e i due fratelli.

La storia d’amore con il miliardario inizia così, quasi per caso. All’inizio solo attrazione fisica, ma pian piano si trasforma in amore, un amore controverso che, come la calamita, si attrae e si respinge. Un amore che il cinismo della Duras non definirà mai tale.

Il rapporto con la madre, anch’esso, è alquanto ambiguo. Una sorta di amore e odio che crea delle profonde ferite all’autrice. Da una parte è presente un sentimento profondo, l’amore che solo una figlia può dare ad un genitore, ma dall’altra parte si nota una rabbia così forte e determinata, tale da desiderare l’allontanamento definitivo dalla madre e dal nucleo familiare. La stessa rabbia e odio, oserei dire, che prova nei confronti del fratello maggiore, accusato dalla stessa scrittrice di essere l’elemento nocivo dell’intera famiglia. Diverso è il rapporto con il fratello minore, nei confronti del quale manifesta un atteggiamento ed un affetto quasi materno.

Io credo che la Duras sia una di quelle scrittrici che si amano o si odiano. Comprendo bene che il suo stile ad alcuni può risultare troppo pesante o di difficile comprensione. Io me ne sono innamorata e non posso non consigliarvelo.

Spero che questa recensione vi sia piaciuta. Se vi va lasciate un commento per farmi sapere cosa ne pensate.

Alla prossima, Daisy!

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Recensione: Love was not in my plans

Buonasera cari lettori. Oggi vi parlo del libro che mi ha accompagnato nell’ultimo periodo. Una lettura molto piacevole che mi è servita a levarmi un po’ di pesantezza di dosso.

TITOLO: Love was not in my plas

AUTORE: Serena Agrusa

EDITORE: Europa Edizioni

DATA DI PUBBLICAZIONE: Febbraio 2018

PAGINE: 228 (carteceo)

GENERE: Young Adult

VOTO: ♥♥♥♥

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DI COSA PARLA? Se state tergiversando, incerti se portarvi a casa questo libro oppure no, se state cercando di capirne qualcosa leggendo la quarta di copertina, se vi serve un incentivo… sappiate solo che innamorarsi sarà inevitabile. Potreste innamorarvi perdutamente di Nastia, oppure di sua sorella Cleo, potreste innamorarvi di Brian e quindi capire il motivo per cui Tess non riesce a lasciarlo andare, potreste innamorarvi della sensazione che si prova quando ci si trova in equilibrio perfetto sulla trave, mentre si prepara l’esercizio che può portare ai campionati mondiali di ginnastica, ecco… ci si può innamorare di una di queste cose, oppure di tutte insieme, molto più probabile. Per questo abbiamo ritenuto utile avvisarvi, nel caso in cui foste incerti sul significato del titolo, anche per darvi un’indicazione importante: se l’amore non è nei vostri piani, allora questo romanzo potrebbe essere inadatto a voi. Sempre ammesso che esista un momento sbagliato per innamorarsi…

E sono proprio le cose che non ti aspetti che ti rendono più felice, che ti colgono quando pensi che niente potrà sconvolgere la tua vita, ma con deliziosa sorpresa ti rendi conto  che ti sbagliavi.

Love was not in my plans, pag. 203

LA MIA OPINIONE: credo che questo libro sia uno di quei libri che mi piace definire “versatili”. Mi spiego meglio. Fa parte di quei libri che si adattano alla maggior parte dei lettori tipo; all’interno ci si può trovare di tutto: dalla leggerezza e spensieratezza di ragazzi nel pieno della loro adolescenza, alla determinazione per riuscire ad avverare i propri sogni, fino alla drammaticità di quei momenti di vita in cui si può perdere tutto in una frazione di secondo.

Racconta la storia di Nastia, una ginnasta che in pochi mesi vedrà la sua vita cambiata in tutti i sensi.

Man mano che si legge questo romanzo si viene trasportati con dolcezza nella storia travolgente di Nastia, ma anche Cleo, Brian, Benjamin.. Ed è proprio questa capacità di travolgere che mi porto dentro anche adesso che ho finito di leggere questo romanzo. Il lettore non viene lasciato solo in nessun momento. Dall’inizio alla fine, attraverso la scrittura e il modo di usare le parole dell’autrice. Ci si immedesima talmente tanto da rimanere folgorati anche dalla semplice descrizione di una stanza o di un vestito.

La storia si sviluppa attraverso il punto di vista di vari personaggi. Questo fa si che si possano esplorare e comprendere meglio le varie vicissitudini da diverse angolazioni.

E’ un romanzo molto piacevole, adatto per chi vuole un attimo mettere da parte i problemi quotidiani e farsi avvolgere da una atmosfera da sogno (si spazia dagli immensi grattacieli di New York alle spiagge paradisiache dell’Australia). Come anticipato sopra, però, non mancano tematiche importanti come ad esempio la determinazione nel raggiungere i propri traguardi (e sogni) nonostante la vita, a volte, metta il bastone tra le ruote. Ebbene sì, perché la vita è talmente imprevedibile che in un attimo può cambiare ogni cosa (se leggerete il libro, capirete il perché).

Se sono riuscita a convincervi, potrete acquistare questo romanzo nei maggiori stores online.

Ecco alcuni link utili:

https://lovewasnotinmyplans.blogspot.it

http://www.europaedizioni.it/

Alla prossima, Daisy!